Importanza del processo di globalizzazione nello studio dei conflitti etnici
Capitolo I – Parte prima: Approccio economico alla globalizzazione Wallerstein
La teoria del sistema mondiale dell’economia è costituita sulla base di due criteri generali: quello geografico e quello gerarchico. Mediante questi criteri, Wallerstein ordina tra i sistemi economici, sociali e politici, una gerarchia per rilevare i rapporti di dominanza tra loro. La teoria del sistema mondiale dell’economia è una teoria sul cambiamento sociale prodotto dal capitalismo moderno. Essa ha infatti per oggetto l’Europa dalla fine della società feudale alla modernità e i cambiamenti sociali intervenuti in questo lasso di tempo.
Per cambiamento sociale, Wallerstein intende tutti quei fenomeni che generano mutamenti duraturi; sono le modifiche strutturali, che una volta intervenute, configurano l’oggetto in modo nuovo. Wallerstein assume come propria unità di analisi il sistema-mondo, che suddivide ulteriormente in: imperi-mondo ed economie-mondo. Sono queste le unità analitiche fondamentali della teoria del cambiamento sociale.
L’economia-mondo è caratterizzata da un’ampia divisione del lavoro, sia funzionale, sia geografica. Essa si distingue da un impero-mondo per il modo in cui sono connesse cultura e occupazione. Nell’impero-mondo la struttura politica tende a legare cultura e occupazione (es. antica Roma). Nell’economia-mondo invece, la struttura politica tende a legare la cultura nello spazio, nel senso della fissazione di un gruppo di una cultura su di un territorio.
Sulla base di questa trama concettuale, Wallerstein traccia una mappa delle aree del sistema mondiale dell’economia e dei rapporti tra loro. Egli distingue:
- Un’area centrale, nella quale sono collocati gli stati del centro. Le aree centrali non designano uno stato, ma diverse aree che in conflitto tra loro svolgono tutte insieme, con l’egemonia di una di loro, il ruolo di nucleo centrale del sistema. Sono le grandi potenze.
- Le aree periferiche: sono quelle che subiscono lo sfruttamento delle aree del nucleo centrale, alle quali forniscono soprattutto materie prime. Sono economie sottosviluppate o coloniali.
- Le aree semiperiferiche: sono aree dall’economia abbastanza sviluppata coinvolte nel sistema mondiale, sia perché nel passato hanno svolto il ruolo di leadership, sia perché coinvolte all’interno del sistema in modo più incisivo di quelle periferiche.
- Le aree esterne all’economia-mondo: sono le aree non coinvolte nell’economia mondiale, ma che possono entrarvi ad un certo punto (es. America Latina prima della scoperta).
Le dinamiche del capitalismo moderno non sono lineari ma sono costituite da cicli con una durata di circa 150 anni. In particolare, si distinguono una fase A e una fase B del ciclo del sistema mondiale dell’economia. Nella fase A, il sistema è in espansione, la domanda di beni supera l’offerta. La fase B è invece caratterizzata dalla contrazione della produzione. L’offerta di materie prime supera la domanda e a lungo andare si determina ristagno produttivo, conflitti di classe, conflitti tra aree centrali, periferiche, semiperiferiche.
Il ruolo dominante di un’area o di un’altra è ottenuto mediante il conflitto economico, politico e militare. Alla teoria del sistema mondiale dell’economia sono state rivolte molte critiche e per questo Wallerstein integra la sua teoria spostando l’accento su problemi di tipo culturale: universalismo, razzismo e sessismo. La cultura, secondo Wallerstein, costituisce un mezzo per sciogliere le contraddizioni. L’universalismo è l’ideologia del sistema mondiale, ovvero significa la giustificazione della uguaglianza e della mobilità nel mondo di cose e persone. La dichiarazione dei diritti dell’uomo e la creazione delle Nazioni Unite sono mezzi simbolici e politici che assicurano questa legittimazione. Ma nella realtà le disuguaglianze esistono sia all’interno di ogni singolo stato sia tra gli stati. In quest’ottica si inseriscono il razzismo e il sessismo.
I popoli forti e le loro culture portano tratti maschili, al contrario dei deboli che portano quelli femminili. I forti sono marziali, strategici, razionali; i deboli, emotivi, artistici, sensitivi. Così, mentre l’universalismo giustifica l’inclusione di tutti i popoli e le culture all’interno del sistema, il razzismo e il sessismo giustificano la gerarchia economica, politica e culturale tra di loro.
Capitolo II: Le conseguenze della modernità Giddens
L’analisi di Wallerstein fornisce una spiegazione dei processi di globalizzazione del mondo moderno facendone risalire l’origine alle dinamiche del capitalismo. Una interpretazione più complessa della modernità e delle sue attuali tendenze viene proposta da Giddens. Egli propone infatti un modello multidimensionale dei processi della globalizzazione. Giddens appoggia l’analisi di Wallerstein affermando anch’egli che il capitalismo ha contribuito notevolmente alla globalizzazione proprio perché è un ordinamento economico anziché politico, ma nello stesso tempo l’analisi di Wallerstein è unidimensionale perché egli continua a vedere il capitalismo come unico nesso istituzionale dominante.
L’analisi di Giddens va invece a ricostruire le precondizioni della modernità e i tratti multidimensionali della globalizzazione. Egli lega in modo indissolubile il sistema sociale allo spazio. La modernità e i processi di globalizzazione sono pertanto in primo luogo processi di cambiamento del legame esistente tra sistema sociale e spazio-tempo.
Tre sono secondo Giddens i tratti costitutivi della modernità:
- La separazione del tempo e dello spazio e la loro ricombinazione in forme che permettono una precisa delimitazione in zone spazio-temporali della vita sociale.
- La disaggregazione e la riaggregazione dei sistemi sociali.
- L’ordinamento e il riordinamento riflessivo dei rapporti sociali alla luce dei continui input di sapere che interessano le azioni degli individui e dei gruppi.
Se a questi fattori aggiungiamo la coppia concettuale globale/locale e la logica delle relazioni umane possiamo introdurre la distinzione tra società pre-moderne e moderne. Le società premoderne sono caratterizzate da forte dipendenza dal contesto spazio-temporale, mentre le società moderne si dispongono in un contesto che include più contesti locali.
La dinamicità della modernità, secondo Giddens, deriva dall’opera congiunta dei tre fattori sopra indicati. La globalizzazione diventa quindi il risultato dell’intensificazione di relazioni sociali mondiali che collegano tra loro località distanti facendo sì che gli eventi locali vengano modellati dagli eventi che si verificano a migliaia di chilometri di distanza e viceversa.
Capitolo III
Alle prime due teorie viene rivolta la critica di trascurare la dimensione e il ruolo della cultura nei processi di globalizzazione. Giddens, infatti, trascura completamente il significato della cultura per Robertson, stessa critica rivolta a Wallerstein, in quanto anche se affrontato, l’atteggiamento di fondo non è cambiato. In ogni caso, la cultura, sia in Wallerstein, sia nei suoi seguaci, svolge un ruolo residuale, in impedimento ideologico.
Robertson comincia infatti, con il distinguere tra cultura e meta-cultura. Per cultura s’intendono le culture concrete; per meta-cultura si intendono i codici culturali che determinano le concezioni di cultura, generalmente in termini di profonde, implicite assunzioni concernenti le relazioni tra il tutto e le parti, individui e società. In altri termini, la cultura deve non solo variare il proprio status da una società all’altra; ci sono anche variazioni nel modo in cui può essere invocata, così come nel suo vero significato. La posizione di Robertson implica la relativa autonomia della sfera culturale.
È un approccio che può essere ricondotto alla teoria volontaristica dell’azione di Parsons. Si tratta di un approccio costruttivistico ai processi di globalizzazione al centro del quale si trova il concetto di mondo possibile, o di mondi possibili. Tali mondi sono delle possibilità contenute in un dato campo della realtà globale. A differenza degli altri autori, Robertson ritiene che un campo globale esista già prima della modernità.
Egli sostiene quindi che la globalizzazione sia un processo che mette insieme aspetti oggettivi, come la crescente interdipendenza di attori nella scena globale, e aspetti soggettivi che si riferiscono alla consapevolezza che tali attori hanno di vivere in un mondo inteso come un tutto. Gli elementi costitutivi del campo globale sono il sistema delle società, le società, gli individui e l’umanità e costituiscono gli elementi di base della condizione umana globale. Questi elementi che interagiscono gli uni sugli altri, non sono però sempre presenti allo stesso modo e ciò consente di distinguere diverse fasi nei processi di globalizzazione:
- Prima fase: germinale si svolge in Europa dall’inizio del XV fino alla metà del XVIII secolo. Sviluppo delle comunità nazionali, caduta del sistema transnazionale medievale.
- Seconda fase: incipiente dalla metà del XVIII secolo fino a circa il 1870 in Europa. Affermazione di uno stato unitario omogeneo, cittadinanza eguale per gli individui e una maggiore concezione dell’umanità.
- Terza fase: take off si volge dal 1870 alla metà degli anni venti del XX secolo. Questioni riguardanti le identità nazionali e personali, crescita molto forte di forme globali di comunicazione e sviluppo della competizione globale.
- Quarta fase: lotta per l’egemonia tra la metà degli anni venti e la metà degli anni sessanta del XX secolo. Dispute e guerre che hanno come posta in gioco l’equilibrio instabili della fase del take-off, olocausto e bomba atomica, Nazioni Unite.
- Quinta fase: dell’incertezza comincia negli anni sessanta e dispiega i suoi effetti di crisi fino ai primi anni novanta del XX secolo. Inclusione del terzo mondo nell’ambito della globalità e la crescita della coscienza globale negli ultimi anni sessanta. Valori post-materialisti, fine della guerra fredda, crescita delle istituzioni e dei movimenti globali. Le società si trovano sempre di più di fronte al problema della multiculturalità e della polietnicità.
Robertson riprende Weber riconoscendo apertamente che vi è un pluralismo delle immagini del mondo. Egli tenta di redigere una mappa delle diverse concezioni del mondo sulla base di due concetti fondamentali: quello della logica sociale contenuta nell’immagine del mondo, il secondo è relativo al grado di apertura o chiusura verso l’esterno. Mappa delle concezioni del mondo.
Capitolo IV
Le analisi di Parsons possono essere allacciate alla riflessione della cultura tedesca del XIX secolo e degli inizi del XX sul ruolo dell’occidente nella storia universale. In particolare, due sono i riferimenti da tenere presente: Hegel e Weber. Di Hegel, soprattutto si riprende l’idea forte secondo la quale il processo storico ha una direzione e questa culmina con l’affermazione dell’occidente. (regolarità dei mutamenti). Hegel afferma che sia la ragione a governare il mondo, e che quindi anche la storia universale debba essere svolta razionalmente. La storia, e il mondo sono dunque governati da leggi. Il compito della filosofia o del sociologo è di scoprirle e dar loro forma comprensibile.
Hegel ritiene che anche il mutamento sia il risultato delle leggi. Nella concezione occidentale della storia, la società, in ogni fase riappare ringiovanita, trasfigurata. Il divenire del mondo, implica quindi una rottura dei quadri sociali e il loro trascendimento, anche se per recuperarli ad un livello superiore. Come avviene il cambiamento? Si passa da una situazione all’altra per negazione e trascendimento dell’esistente. Hegel, considera le nazioni germaniche, dopo il mondo orientale e quello greco-romano, come le sole a giungere alla coscienza della libertà dell’uomo come tale, come forma più evoluta dell’umanità.
Il riferimento a Weber da parte di Parsons è più forte. Parsons, infatti riprende da lui la domanda posta ne l’etica protestante e lo spirito del capitalismo: quale concatenazione di circostanze ha fatto sì che proprio sul terreno dell’occidente, e soltanto qui, comparissero fenomeni di civiltà che tuttavia si svolgevano secondo una direzione di significato e validità universali? La ricerca di Weber può essere intesa come un gigantesco tentativo di rispondere a questa domanda. Nella sociologia delle religioni questo progetto trova la sua massima espressione. Weber infatti sostiene che solamente nell’occidente europeo si è verificato un processo di generalizzazione simbolica che ha reso possibile la trasformazione della società premoderna in tutte le sue sfere.
L’approccio di Parsons riprende, dunque, questa domanda e la inserisce però in uno schema neo-evolutivo estraneo a Weber. L’analisi di Parsons assume che ciò che ha permesso il sorgere e l’affermarsi della società moderna occidentale va ricercato nella sua più alta capacità di generalizzazione simbolica e di differenziazione e specializzazione. Questa precondizione ha permesso alla società occidentale di porsi come società guida per le altre società. Il punto strategico dell’analisi di Parson è l’idea di una comunità societaria capace di includere tutti i membri della società in uno schema di solidarietà.
Modello multidimensionale della società: la comunità societaria è il livello più generale di integrazione delle relazioni tra gli attori sociali i quali articolano la loro esistenza in fasci di relazioni più specifiche che Parsons riunisce intorno a quattro fuochi principali: l’economia, la politica, l’integrazione, la cultura. Ognuno di questi sub-sistemi ha una sua logica particolare. La norma di ognuno segue specifici principi di razionalità.
L’analisi di Parsons mostra come il cristianesimo, a differenza dell’Islam o di Roma, riuscì a giungere al livello complesso della società moderna. Il ruolo svolto da questa religione, fu determinante perché attraverso una serie di modificazioni e adattamenti, riuscì a mantenere aperta una prospettiva universale di legittimazione che, coniugatasi con altri elementi creò le condizioni di possibilità per l’affermarsi della società capitalistica moderna. Dunque, nelle società intermedie non si è verificato il passaggio alla modernità per insufficienza del livello cibernetico di controllo. Alla società moderna si giunge quindi in Europa occidentale attraverso tre rivoluzioni:
- La rivoluzione industriale.
- La rivoluzione democratica (rivoluzione francese).
- La rivoluzione dell’istruzione.
Sono cambiamenti verificatisi nel corso di tre secoli. Insieme, essi hanno elaborato un modello che Parsons vede oggi all’opera negli Stati Uniti. Questi aspetti nuovi, sono infatti caratteristici di una modernità avanzata, visibile attualmente nella società americana degli ultimi decenni del XX secolo.
Capitolo V
Il destino della nazione americana costituisce pure il punto di partenza di Huntington. La sua riflessione sulla situazione mondiale parte dalla constatazione, che dopo la fine della guerra fredda, il conflitto per l’egemonia sul mondo non si svolge più tra Stati Uniti e Unione Sovietica, ma vede comparire nuovi attori: le civiltà. Per comprendere la fase che si apre egli adotta un modello analitico ispirato al paradigma delle civiltà elaborato da Toynbee, dal quale mutua pure la formula secondo la quale la storia è opera dei conflitti di civiltà. Per Huntington, l’unità elementare di analisi nello studio delle relazioni internazionali non è lo stato, né le relazioni tra stati, ma le civiltà. Le civiltà sono entità di lungo periodo e sono culture.
Le civiltà sono culture su larga scala e la religione è un elemento basilare caratterizzante. Se in effetti si pensa alla religione come un insieme di norme capaci di guidare i comportamenti e le azioni degli uomini, si capisce come le religioni, strutturando stili di vita, siano alla fine uno degli aspetti delle civiltà. Esse infatti accolgono l’immagine del mondo contenuta nella religione dalla quale derivano. Un tratto delle comunità o delle civiltà, secondo Huntington, è che la definizione di sé comporta la definizione negativa dell’altro. Alla fine, per essere, bisogna avere un nemico. Se per definire la propria identità ogni civiltà ha bisogno di un nemico, di denigrare le altre civiltà, i rapporti tra queste entità non possono non essere di tensione e di conflitto.
Il fulcro dell’identità occidentale, secondo Huntington, è costituito da:
- Eredità classica
- Cattolicesimo e protestantesimo
- Lingue europee
- Separazione tra spirituale e temporale
- Stato di diritto
- Pluralismo sociale
- Corpi rappresentativi
- Individualismo
Questa civiltà subisce oggi un processo di erosione dall’interno. Aumento dei fenomeni sociali quali violenza, droga, criminalità. Ma le vere minacce provengono dagli immigrati.
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