RELAZIONI INTERNAZIONALI
Sommario
CAP 1: PERCHÉ STUDIARE LE RELAZIONI INTERNAZIONALI .......................................................................................... 2
CAP 2: LE RI COME DISCIPLINA ACCADEMICA .............................................................................................................. 8
CAP 3: IL REALISMO..................................................................................................................................................... 17
CAP 4: IL LIBERALISMO ................................................................................................................................................ 25
CAP 5: LA SOCIETà INTERNAZIONALE ......................................................................................................................... 32
CAP 6: ECONOMIA POLTICA INTERNAZIONALE – LE 3 TEORIE CLASSICHE ................................................................. 38
CAP 7: EPI - DIBATTITI CONTEMPORANEI ................................................................................................................... 43
CAP 8: IL COSTRUTTIVISMO SOCIALE .......................................................................................................................... 51
CAP 9: IL POST-POSITIVISOMO NELLE RI ..................................................................................................................... 59
CAP 10: LA POLITICA ESTERA ...................................................................................................................................... 64
CAP11: QUESTIONI CHIAVE NELLE RI CONTEMPORANEE ........................................................................................... 72
CAP 12: SFIDE ALLA SICUREZZA CONTEMPORANEA ................................................................................................... 80
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CAP 1: PERCHÉ STUDIARE LE RELAZIONI INTERNAZIONALI
Le RI studiano le relazioni e le interazioni tra Paesi, includendo le politiche le attività di governi nazionali,
organizzazioni intergovernative, organizzazioni non governative e compagnie multinazionali.
Procedono attraverso approcci sia teorici che empiricamente orientati e costituiscono una disciplina che è spesso
considerata una branca della scienza politica e in quanto tale fornisce un oggetto di studio interdisciplinare dal
momento che la scienza politica presenta una forte ibridazione con l'economia, la storia, gli studi giuridici e la
filosofia. Il principale motivo per cui studiare le relazioni internazionali consiste nel fatto che l'intera popolazione
mondiale è suddivisa in comunità politiche territoriali separate, dunque fa parte degli Stati Nazioni indipendenti che
influiscono profondamente sul modo in cui le persone pensano e vivono e plasma in modo significativo la loro realtà.
Le RI prestano molta attenzione alle attività degli Stati nazione e ai loro rapporti con l'esterno.
Uno Stato è definito come un’entità delimitata da frontiere, provvista di territorio, sovranità e popolo e
indipendente dai governi esteri: uno stato sovrano. Attualmente gli stati indipendenti nel mondo sono circa 200 e
formano nel loro insieme il sistema internazionale degli Stati. Tra di essi, si influenzano vicendevolmente, al punto
che l'isolamento completo di un qualunque stato è pressoché impossibile, anche quando uno stato si ritrova isolato
dal sistema per scelta propria oppure per la volontà di potenze straniere (in tal caso la gente che vive al suo interno
subisce un peggioramento significativo delle proprie condizioni di vita). La ragione alla base di ciò è che il sistema
degli Stati è un sistema di relazioni sociali, cioè di relazioni tra gruppi di esseri umani, che possono comportare
vantaggi o svantaggi. Perdipiù il sistema degli Stati è una modalità di organizzazione politica di un territorio abitato,
dunque la dimensione territoriale è molto qualificante (vi è un solo territorio di grande estensione che non è uno
stato in quanto non abitato ed è l'Antartide, amministrata da un consorzio di Stati che ne gestiscono le condizioni
ambientali e di ricerca scientifica).
Convenzionalmente il campo di indagine delle relazioni internazionali parte dall'età moderna, quando in Europa
cominciano a formarsi i primi stati sovrani territorialmente definiti. Uno dei concetti fondamentali di questa
disciplina, cioè l'equilibrio, a cui le relazioni internazionali tendono, è stato formulato per la prima volta da Lorenzo
de' Medici (signore di Firenze verso la fine del XV secolo). Invece l'espressione relazioni internazionali che designa i
rapporti tra gli stati indipendenti risale al XVIII secolo.
Ci si aspetta che uno stato sia capace di promuovere almeno cinque valori sociali fondamentali:
VALORI IN CHE CONSISTONO APPROCCI
DISCIPLINARI CHE
LI VALORIZZANO
lo stato garantisce la protezione dei suoi cittadini, allo stesso tempo però 2
SICUREZZA quasi tutti gli stati sono armati anche se in misura differente. Ciò fa sì che gli Teorie realiste
stati difendano e al tempo stesso minaccino la sicurezza della gente secondo
un paradosso che è spesso indicato come “dilemma della sicurezza”.
Esattamente come ogni altra organizzazione umana, gli stati risolvono
problemi e ne creano al contempo.
Il problema della sicurezza internazionale consiste invece nel fatto che non
esiste un governo mondiale che costringa gli stati ostili a desistere dai loro
comportamenti sbagliati, perciò tutti gli stati si dotano di forze armate per
poter reagire a un'eventualità simile. In più molti stati stringono dei patti di
alleanza militare per rafforzare la propria sicurezza nazionale con altre
nazioni, un esempio è la NATO. Per evitare che una grande potenza riesca a
guadagnarsi l'egemonia sulle altre tramite intimidazione o coercizione può
essere necessario costruire e mantenere un equilibrio di potenza, secondo
un approccio tipico delle teorie realiste delle relazioni internazionali che si
basa sul presupposto secondo cui il modo più appropriato di definire le
relazioni internazionali e concepire il mondo come un'arena dove si
fronteggiano stati armati che periodicamente sfociano in guerre reciproche.
LIBERTà Sia personale sia in termini di libertà nazionale o indipendenza. La garanzia Teorie liberali
della libertà è uno dei motivi principali per cui i cittadini sopportano gli oneri
che derivano dall'appartenenza a uno stato. L'approccio di studio che
privilegia il valore della libertà è quello delle teorie liberali basate sul
presupposto che il miglior modo di definire le relazioni internazionali sia
inquadrarle nella visione di un mondo in cui gli stati cooperano tra loro per
mantenere pace e libertà e perseguire il progresso.
ORDINE E Soltanto attraverso questi due valori gli stati possono coesistere e interagire Teorie SI
GIUSTIZIA sulla base della stabilità, della certezza e della prevedibilità. Si ritiene che a
tale scopo essi sostengano il diritto internazionale, ci si aspetta che si
attengano alla prassi della diplomazia e che sostengano le organizzazioni
internazionali. Questa è la prospettiva delle teorie SI, secondo cui il miglior
modo per definire le relazioni internazionali è quello di inquadrarle in un
mondo in cui gli stati sono attori socialmente responsabili con un comune
interesse a preservare l'ordine internazionale e promuovere la giustizia
BENESSERE Ci si aspetta che gli stati promuovano l'aumento della ricchezza e del Teorie EPI
benessere socio-economico della popolazione, che siano capaci di affrontare 3
adeguatamente i mercati internazionali in una situazione di interdipendenza
economica (elevato grado di reciproca dipendenza economica tra differenti
paesi) in larga parte dovuta all'attuale globalizzazione. Questo approccio allo
studio della politica mondiale è tipico delle teorie dette “EPI” e si basa su
una visione delle relazioni internazionali intese come sistema di rapporti
socio-economici anziché politici e militari. Acquisiamo una maggiore consapevolezza
dell'importanza di questi valori e della
loro tutela nella nostra vita soprattutto
nel momento in cui vengono messi in
discussione, ad esempio nel caso di guerre
pandemie, situazioni di crisi. Il ventesimo
secolo è disseminato da numerosi
momenti di consapevolezza circa
l'importanza di questi valori: la Prima
Guerra mondiale rappresenta un esempio
emblematico in tal senso, da qui ci fu una grande presa di coscienza generale che condusse alle prime importanti
riflessioni sulle relazioni internazionali finalizzate a creare efficaci istituzioni giuridiche (come il patto istitutivo della
società delle Nazioni) per prevenire il ripetersi di guerre tra grandi potenze. Altri momenti importanti sono stati la
seconda Guerra mondiale, che ha rivelato l'inefficacia e la pericolosità delle politiche di appeasement, la crisi
missilistica di Cuba del 1962 e gli attentati di New York e Washington del 2001.
Se gli stati non riescono a salvaguardare i cinque valori fondamentali è facile che il sistema degli Stati venga visto
come un sistema che addirittura minaccia l'esistenza di questi stessi valori: così stanno le cose in molti paesi in via di
sviluppo specialmente nell'africa subsahariana e medioriente. Qui le condizioni di vita sono così critiche da spingere
gli individui a fuggire nei paesi confinanti per trovare sicurezza.
ORIGINE STORICA DEL SISTEMA DEGLI STATI MODERNI
Il sistema degli Stati è un'invenzione storica nel senso che è stato creato in un determinato periodo storico da alcuni
popoli. Ciò significa che non è eterno né destinato a essere permanente. Le persone non hanno vissuto sempre in
stati sovrani, la vita politica è stata organizzata in modi diversi a seconda delle epoche (costituzione di bande, tribù, o
domini su piccola scala, oppure organizzazioni su grande scala come gli imperi). Non mancano teorici che affermano
che in futuro il mondo sarà privo di stati sovrani e assumerà una forma di organizzazione politica globale connessa
alla crescente interdipendenza. 4
Gli stati sovrani non si erano formati compiutamente prima del XVI secolo. Comparvero per la prima volta in Europa
occidentale, in seguito il sistema si diffuse all'intero Globo. L'età dello stato sovrano coincide con l'avvento dell'età
moderna, quando la demarcazione dei confini degli stati territoriali si affermò in Europa. Con la propagazione della
modernità in tutto il mondo, il sistema degli Stati si diffuse insieme a essa procedendo più lentamente in Africa
subsahariana, che divenne un sistema di stati regionali indipendenti soltanto nella seconda metà del ventesimo
secolo.
Le relazioni reciproche tra gli stati esistevano già molto tempo prima rispetto all’affermarsi del sistema di stati
sovrani, quando gli individui cominciarono a insediarsi sul territorio dando vita a comunità politiche separate
secondo un processo definito ingabbiamento, che tuttavia non creò stati moderni nel senso stretto del termine, in
quanto privi di istituzioni politiche e burocratiche. Si trattava di stati che secondo Charles Tilly erano minimalisti:
“organizzazioni che esercitano il potere coattivo, si distinguono dalle famiglie e dai gruppi parentali, hanno una
preminenza in determinati ambiti su tutte le altre organizzazioni esistenti all'interno di territori estesi”. I primi esempi
di questo genere si ritrovano in medio-oriente circa 5000 anni fa come mostrato dalla tabella.
In questa situazione, si forma una definizione preliminare di sistema degli Stati come complesso delle relazioni tra
raggruppamenti umani separati che occupano territori distinti.
Il primo sistema di stati nella storia occidentale è quello dell'antica Grecia (Ellade) tra il 500 AC e il 100 AC: si trattava
di un sistema di città stato intrattenevano relazioni prive di diplomazia. Questo sistema fu travolto da potenti imperi
e assoggettato dall'Impero Romano. I due successori dell'Impero Romano furono, nell'Europa occidentale, l'impero
di Carlo Magno e a seguire il sacro Romano impero, e nell'Europa orientale l'impero romano d'oriente con capitale
Costantinopoli o Bisanzio. Contestualmente nel Medio Oriente e nel Nord Africa sorgevano sistemi di stati e imperi
che costituirono il mondo della civiltà islamica. Altri imperi si trovavano in Iran e India, l'impero che è durato di più è
stato quello cinese dal 221 AC al ventesimo secolo. Al tempo degli imperi le loro relazioni erano intermittenti e
discontinue, segnate da comunicazioni lente e trasporti difficili. Si può dire che ciascun impero costituisse un mondo
a sé.
Il medioevo è contrassegnato da una mescolanza disordinata di giurisdizioni sovrapposte, caratterizzato dalla
presenza di "stati compositi", cioè sistemi di governo che comprendono diverse sub-unità. Il potere e le autorità
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erano organizzati sia su basi religiose che politiche, prevalevano il disordine, i conflitti e la violenza per via della
mancata definizione dell'organizzazione politica e territoriale. Non c'era una distinzione chiara tra guerra civile e
guerra internazionale, in un'epoca in cui le guerre venivano combattute in nome dell'onore, del bene o del male
giacchè non esistevano territori a controllo esclusivo, nè si era affermato ancora il concetto di nazione o interesse
nazionale. L'amministrazione della giustizia era estremamente diseguale con tribunali differenti per le diverse classi
sociali e diritti che assomigliano di più a privilegi. Non esistendo alcuna forma di polizia, gli individui si facevano
spesso giustizia da sé attraverso la vendetta o la rappresaglia.
Il passaggio dal medioevo alla modernità ha determinato un consolidamento graduale della salvaguardia dei 5 valori
fondamentali nell'ambito di un'unica organizzazione sociale indipendente, cioè lo stato sovrano.
A tal proposito è stata fondamentale la divisione tra potere secolare e potere religioso, cominciata quando Papa
Gregorio VII contestò il diritto dei monarchi e dei principi a conferire cariche ecclesiastiche (in riferimento
soprattutto alle investiture dei vescovi) in quella che fu definita rivoluzione papale del 1075 - 1122.
La chiesa riconobbe il principio secondo cui i re erano imperatori nei propri regni, i contadini iniziarono un lungo
percorso di affiancamento dalla dipendenza dei signori feudali che li avrebbe portati a trasformarsi in sudditi diretti
del re. Ben presto il potere si concentra in un unico punto, cioè il re e il suo governo. È questa la trasformazione
politica che sta alla base dell’inizio dell'era moderna. Il re mise ordine all'interno del paese, impedendo ai signori
locali di assumere eserciti privati e guadagnando una delle più importanti conquiste della nascita dello stato
moderno cioè il monopolio esclusivo dell'utilizzo degli strumenti di violenza da parte dello Stato.
I sovrani cominciarono poi a guardare al di là dei propri confini facendo nascere rivalità internazionali con
l'ambizione di espandere il proprio territorio e trasformando la guerra in un'istituzione fondamentale per la
risoluzione dei conflitti tra gli stati. Lo Stato si appropriò o del proprio territorio e degli individui presenti al suo
interno, divenuti prima sudditi e poi cittadini.
Convenzionalmente l'evento che segna la fine del medioevo e l'inizio del sistema internazionale moderno è la guerra
dei 30 anni che si conclude con la pace di Westfalia del 1648. Gli stati vennero considerati unici sistemi politici
legittimi esistenti in Europa, con il reciproco riconoscimento dell'indipendenza altrui.
Inizialmente il sistema degli Stati era europeo o eurocentrico, in quanto i sistemi politici non europei erano ritenuti
inferiori sotto il profilo politico. Il principio guida alla base delle relazioni tra gli stati era l'equilibrio di potenza, volto a
impedire che uno qualsiasi di essi tentasse di conseguire una posizione egemonica sugli altri. L'equilibrio di potenza
nella fase post-napoleonica si sostanzia nel sistema del concerto europeo, che regge per circa un secolo dal 1815 al
1914. Terminata la guerra fredda, si aprì un dibattito sull'eventualità che l'unica superpotenza rimasta (cioè gli USA)
diventasse egemone a livello globale; l'ascesa di Cina e Russia sembra invece dimostrare la nascita di un sistema
bipolare o multipolare di grandi potenze.
Recentemente la visione tradizionale o classica è stata messa in discussione da quella revisionista che sostiene che la
pace di westfalia sia solo un mito creato dagli accademici delle relazioni internazionali per dare i fondamenti storici
alle teorie realiste. Queste visioni sono basate su ipotesi e impostazioni metodologiche o filosofiche differenti. 6
• Gli autori tradizionalisti sono storicisti ed empirici, sostengono che il trattato di westfalia sia il momento
decisivo in cui situare la nascita dello Stato moderno
• i revisionisti, che si dividono in costruttivisti e teorici critici, sostengono invece che questa teoria non sia
confermata dalla realtà storica e che i seguaci delle teorie realiste continuino ad alimentarla per non perdere
la loro posizione predominante nella disciplina.
LA GLOBALIZZAZIONE E IL SISTEMA DEGLI STATI
Gli europei manifestarono la propria spinta al controllo mondiale all'inizio dell'età moderna nel XVI secolo e fino al
XX sec quando i popoli non occidentali si liberarono dal colonialismo. La supremazia storica del d'occidente è
fondamentale per comprendere la natura delle moderne relazioni internazionali.
Abbiamo detto che il sistema degli Stati nasce appunto in Europa e la sua prima globalizzazione avviene con il
trapianto degli Stati occidentali nelle Americhe. Anche se non tutti i paesi non occidentali caddero sotto il controllo
coloniale o Imperiale occidentale, anche quelli che sfuggirono alla colonizzazione furono obbligati ad accettare le
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