Triglia Volume: Che cos'è la sociologia economica?
La sociologia è la scienza che studia tutti i fenomeni di "restrutturazione e destrutturazione" della società in un contesto in cui si verificano le manifestazioni tipiche. Il mutamento è centrale nella società, dove per mutamento si intendono i cambiamenti reversibili della società che producono conseguenze a breve, medio e lungo termine. La sociologia nasce nel 1800 con Comte nel periodo della rivoluzione industriale e rivoluzione francese. Questi due fenomeni hanno condizionato il resto della storia contemporanea.
L’economia è il processo di produzione, distribuzione, scambio e consumo di beni e servizi. Quindi la sociologia economica si occupa delle interrelazioni tra la sfera economica e la sfera sociale. Questa definizione però presuppone l’esistenza di due mondi a sé stanti, separati, ma in realtà la sfera economica appartiene a quella sociale. Esiste una differenza tra economia e società. L’economia è una sfera più generale che riguarda diversi aspetti della società. Il mercato, invece, è una costruzione sociale, non è data dalla natura.
Polanyi e le forme di economia
Karl Polanyi (scienziato sociale) fa una differenza tra:
- Economia formale: incontro tra domanda e offerta.
- Economia sostanziale: gli individui nella loro vita materiale non hanno solo bisogno di beni materiali né di tante altre cose per il raggiungimento dei propri fini (arte, poesia, danza), ma hanno bisogno di un rapporto costante con tutto ciò che li circonda.
Nel primo significato, quello formale, economia è significato di economizzare, indica il processo razionale di allocazione di risorse scarse. Questa definizione, tipica dell’economia neoclassica, è considerata formale perché si riferisce alla logica formale del rapporto mezzi-fini, che può essere poi applicata a vari campi concreti. Il significato sostanziale di economia fa invece riferimento alla sussistenza umana; vuole sottolineare che l’uomo dipende per la sua sopravvivenza dalla natura e dagli altri uomini. Questo processo di interazione, governato da regole variabili, è l’oggetto dell’economia.
Polanyi è uno degli autori che hanno più insistito sul legame originario tra indagine economica e mercato. Polanyi individua, attraverso studi antropologici, che prima del baratto all’interno della società esistevano tre forme d’integrazione dell’economia: reciprocità, redistribuzione e scambio di mercato. Ciascuna di queste forme si differenzia dalle altre sia per l’organizzazione delle attività economiche che per i rapporti tra tali attività e le altre sfere della vita sociale (la famiglia, la politica, la religione).
Il dono della reciprocità
Come nelle economie primitive, beni e servizi vengono prodotti e scambiati sulla base di aspettative di ricevere altri beni o servizi secondo modalità e tempi fissati da norme sociali condivise. Tali norme di reciprocità si fondano su specifiche istituzioni che le sostengono e sanzionano in varie forme coloro che non le rispettano. Si tratta in particolare della famiglia e della parentela: è tra familiari o gruppi di parenti che si sviluppano rapporti economici di reciprocità. Gli scambi di beni e servizi non avvengono necessariamente tra gli stessi gruppi. Il gruppo A può produrre e dare a un gruppo B e ricevere da un altro C, che a sua volta ha ricevuto beni o servizi prodotti da B.
In questo senso Polanyi sottolinea che le istituzioni che sostengono i comportamenti di reciprocità come forme di integrazione stabile dell’economia sono strutture organizzate simmetricamente. Richiamando gli studi antropologici sulle economie primitive, Polanyi nota per esempio come nelle isole Trobriand un abitante maschio è responsabile verso la famiglia di sua sorella. Se è sposato, la sua famiglia non riceve però in cambio beni e servizi dal marito della sorella, ma da quella del fratello di sua moglie, la quale si trova a sua volta coinvolta in rapporti simili.
L’economia delle società primitive si basa su complessi flussi di doni e contro doni, regolati da norme sociali condivise che sanciscono obblighi nei riguardi dei diversi gruppi parentali. In queste situazioni sarebbe fuorviante voler vedere nelle motivazioni delle azioni economiche la ricerca del guadagno individuale. D’altra parte, egli vuole ricordare come la reciprocità continui a regolare, attraverso la famiglia e la parentela, aree consistenti delle relazioni economiche anche nelle società più sviluppate, dove non è più la forma di integrazione prevalente. Si pensi, ad esempio, al sostegno economico dei genitori nei riguardi dei figli giovani, e dei figli nei riguardi dei genitori anziani, e più in generale agli scambi di aiuto tra familiari e parenti.
Polanyi dice che gli uomini hanno bisogno del contatto costante con gli altri uomini. Emerge dai suoi studi che l’elemento più importante non è l’aspetto economico ma è la socializzazione, cioè entrare in relazione con i propri simili. Esempio: un regalo ad un compleanno. Attraverso un bene materiale (lo scambio del regalo) noi stabiliamo un rapporto sociale.
Redistribuzione
Spesso, già nelle società primitive, alla reciprocità si affianca la redistribuzione: in questo caso i beni vengono prodotti e allocati sulla base di norme che stabiliscono le modalità delle prestazioni lavorative, l’entità delle risorse che devono essere trasferite a un capo politico il quale a sua volta le redistribuisce ai membri della società secondo determinate regole. Si possono quindi avere meccanismi di redistribuzione più egualitari e altri invece che comportano più forti diseguaglianze tra i gruppi sociali.
Dal punto di vista delle istituzioni che sostengono questa forma, è evidente come sia necessaria l’esistenza di un “centro” politico, più o meno sviluppato, che disponga del potere necessario per fare accettare le complesse modalità di trasferimento e allocazione dei beni. Esempi classici di economie in cui prevaleva la redistribuzione sono i grandi imperi dell’antichità, da quelli della Mesopotamia, all’Egitto dei faraoni, dall’impero romano al Perù precolombiano, ma anche il feudalesimo europeo era organizzato con complesse forme di redistribuzione. In questi casi, la redistribuzione su vasta scala si accompagna all’affermarsi di strutture politiche differenziate, di un “centro” da cui viene redistribuito tutto. Esempio: il sistema delle tasse oggi: noi paghiamo le tasse e attraverso questo pagamento lo stato, che sta al centro di tutto, ci garantisce ed eroga tutta una serie di servizi.
Scambio di mercato
Il mercato è una costruzione sociale, non è dato dalla natura. È una forma di integrazione dell’economia che appare solo di recente nella storia dell’umanità e raggiunge secondo Polanyi il suo culmine nel corso del XIX secolo. Dal punto di vista dell’organizzazione delle attività economiche questa forma implica non solo che lo scambio dei beni attraverso il commercio sia regolato da mercati nei quali si formano prezzi in base al libero incontro tra domanda e offerta, ma richiede che la produzione dei beni e servizi e la distribuzione dei redditi siano dipendenti da mercati regolatori dei prezzi.
Polanyi dice che non c’è una sequenzialità tra le tre forme di economia, ma una viene inglobata ad un’altra. Le forme di integrazione dell’economia non si succedono in modo cronologico. È possibile ipotizzare altre forme di economia. Secondo Karl Polanyi lo scambio di mercato avviene tra due punti dispersi all’interno del mercato.
Polanyi segna lo sviluppo della sociologia economica e lo fa attraverso la differenza che egli effettua tra l’economia formale e l’economia sostanziale. Abbiamo visto che per motivare l’idea che possa esistere nei sistemi economici non capitalistici dei mercati fa riferimento alle forme d’integrazione dell’economia: dono di reciprocità, redistribuzione e scambio di mercato.
Cos’è lo scambio di mercato per Polanyi? “Un’economia di mercato è un sistema economico controllato, regolato e diretto soltanto dai mercati. Sono essi stessi ad autoregolarsi. L’ordine nella produzione e distribuzione delle merci è affidata a questo meccanismo autoregolantesi. Un’economia di questo tipo deriva dall’aspettativa che gli esseri umani si comportino in modo tale da raggiungere un massimo guadagno monetario. Essa assume l’esistenza di mercati nei quali la fornitura di merci e di servizi disponibili ad un determinato prezzo sarà pari alla domanda a quel prezzo.”
Con Polanyi parliamo di mercati autoregolati, perché è quel tipo di mercato che è frutto del libero incontro tra domanda e offerta. Significa che non c’è nessun intervento esterno. Stiamo parlando di tutto quello che hanno teorizzato i neoclassici. Il tutto avviene in modo assolutamente artificioso, perché è una teorizzazione che come dice Veblen nei fatti poi non è assolutamente così. Le scelte di consumo non sono sempre così lineari basate dall’incontro tra domanda e offerta, probabilmente esistono dei consumi ostentati che cambiano il corso delle cose. Esiste la pubblicità che cambia il corso delle cose. Guardando questo ragionamento neoclassico, dal punto di vista del mercato è un mercato autoregolato in cui l’incontro tra domanda e offerta determina i prezzi.
Polanyi dice che “non soltanto devono essere presi gli elementi dell’industria ma non deve essere presa anche nessuna iniziativa politica che influenzi l’azione di questi mercati. Né il prezzo, né l’offerta, né la domanda devono poter essere fissati dai mercati autoregolati”. L’intervento dello Stato nell’economia è assolutamente da evitare secondo l’approccio neoclassico, perché comunque in un modo o nell’altro si arriverà sempre in un punto di equilibrio. “Un mercato autoregolantesi richiede niente meno la separazione istituzionale della società di una sfera economica e di una politica”.
Fino alla nascita del mercato autoregolantesi i prezzi venivano fissati da un’autorità politica che stabiliva giornalmente il prezzo di ogni singolo bene. Invece, Polanyi dice che quando si arriva alla formazione di un mercato autoregolantesi si assiste ad una scissione tra quella che è la sfera politica da quella che è la sfera economica. Sono due cose che diventano come se fossero a sé stanti. Sebbene questo è una costruzione, nei fatti si arriva a un punto di equilibrio, si arriva a questa scissione tra politica e la sfera economica.
Ma come si arriva alla formazione di un mercato autoregolantesi? Come dalla redistribuzione si arriva allo scambio di mercato caratterizzato appunto da questo principio dell’autoregolazione? Fermo restando che per Polanyi non c’è un ordine cronologico tra queste forme di integrazione, coesistono sempre. Ci sarà una di queste forme di integrazione che prevarrà sulle altre ma comunque possono coesistere, quindi non c’è un criterio cronologico.
Questo elemento determinante è per Polanyi la trasformazione della terra, del lavoro e della moneta in merce. Che significa tutto questo? Polanyi dice che se prima non si assiste al passaggio, il lavoro non nasce come merce. Il lavoro possiamo chiamarlo come esenzione della personalità, strumento per la sopravvivenza, possiamo chiamarla come attività finalizzata al fabbisogno, ma non è una merce. Siamo stati noi uomini a trasformarla come merce. Lo stesso tipo di ragionamento vale anche per la natura e per la moneta.
La moneta nasce come strumento di scambio, nasce come strumento di potere d’acquisto ma non è una merce. A partire da un certo momento in poi si assiste alla formazione di un mercato di compravendita della moneta, quello che oggi conosciamo fondamentalmente come mercato finanziario, ma non è una merce. Siamo noi che lo abbiamo trasformato in merce.
Se prendiamo la natura, la terra, diciamo che la terra è la natura, ma la natura ci è data. Siamo noi che l’abbiamo trasformata in merce, ma all’origine non era una merce perché non c’era neanche la proprietà privata. Siamo stati noi a partire da un certo momento in poi a creare un mercato della terra e anche la mercificazione della natura, e trasformarla appunto in merce. Dice Polanyi, “abbiamo dovuto fare un atto di finzione, abbiamo dovuto creare delle merci fittizie (nel caso specifico sono la moneta, la terra e il lavoro) perché nessuno delle tre era merce”, pertanto risultano essere merci ma sono delle merci fittizie.
Tutto questo secondo Polanyi lo si colloca a partire dal XVIII secolo in Inghilterra, perché intanto a partire dal XVIII secolo i primi due ad assumere la trasformazione di merce sono il denaro e la terra. Quello su cui si sofferma Polanyi è il mercato del lavoro. Come si trasforma il lavoro in merce secondo Polanyi? Secondo Polanyi è un meccanismo abbastanza lungo che lui colloca in Inghilterra e che parte addirittura dal 1662 attraverso una legge in cui si vincolavano i lavoratori alla terra. I lavoratori non si potevano spostare liberamente ma erano vincolati alla propria terra (alla terra del signore presso cui lavoravano) e questo fenomeno, questa legge resta in vigore fino al 1795 che ostruisce la formazione del mercato del lavoro.
Nel 1795 viene abolita questa legge che in teoria avrebbe dovuto favorire la nascita di un mercato del lavoro, perché appunto si svincola il singolo lavoratore alla terra e dunque si dà la possibilità al lavoratore di spostarsi ovunque egli voglia e di conseguenza questo meccanismo avrebbe dovuto comportare la nascita di un mercato del lavoro, ma contemporaneamente proprio nel 1795 viene messa un’altra legge, la “Speenhamland Law”. È la legge sui sussidi per cui si sancisce il diritto alla vita. Ciascuna persona ha diritto ad avere un sussidio. La parte interessante di questa legge è che questo sussidio veniva calcolato in base al costo della vita terrena.
Alla fine questo meccanismo che nasce come sussidio finisce per ostruire la creazione di un mercato del lavoro, perché in qualche modo la gente o non lavora o lavora sa che raggiungerà il minimo vitale. Questo creerà un forte conflitto in Inghilterra e questo conflitto sfocerà poi nel 1832 con l’abolizione della Speenhamland Law. Si è passati del riconoscere un diritto alla vita al riconoscere che la gente può morire di fame. Contemporaneamente si passa all’introduzione delle work-house (definiti come luoghi atroci). La paura di finire nelle work-house ha fatto sì che gli individui si impegnassero quanto più possibile per contenere un lavoro, eventualmente spostandosi da una parte all’altra del paese, eventualmente anche in una condizione di reddito percepito inferiore. Questo tipo meccanismo creerà la nascita della formazione di un mercato del lavoro.
Soltanto a partire dalla formazione del mercato del lavoro è possibile parlare di mercato autoregolatesi. Per Polanyi la legge sui poveri fa sì che si elimini il sistema di protezione sociale. Il mercato si impone con grande virulenza. Le popolazioni si trovano abbandonate a se stesse in una condizione in cui non hanno nessuna tutela sociale. Polanyi dice che questo ha fatto sì che si innescassero dei meccanismi di autofesa della società che sono essenzialmente due: la nascita dei movimenti coloniali e l’introduzione delle protezioni delle tariffe soprattutto nel campo agricolo. Il sistema delle tariffe però ostruisce la libertà di mercato, quando parla di mercato autoregolantesi, in qualche modo diventa un impedimento.
Per lungo periodo intervengono gli scambi internazionali, gli scambi che concedono prestiti internazionali, ma a un certo punto esplode nella crisi del ’29. Quando Polanyi parla di grande trasformazione si riferisce proprio a questo meccanismo che in qualche modo l’economia cambi molto e diventi qualcos’altro rispetto a quello che era all’origine.
Cos'è il mercato?
Come nasce? Il mercato capitalistico non è economia, ma è una forma di economia della sfera economica. Il mercato è una costruzione artificiale, non esiste in natura ma lo costruiamo noi ogni giorno. Infatti il modello di economia attuale quasi sicuramente non sarà uguale a quella tra 10 anni. Il capitalismo considera la democrazia un impedimento perché paradossalmente nel momento in cui un privato decide di costruire una determinata infrastruttura in un determinato territorio e la popolazione di quel territorio si oppone, impedisce di fatto la realizzazione dell’opera.
Il mercato è un processo lunghissimo e risale alle società arcaiche. La presenza di moneta non è indicatore della nascita del mercato. Il concetto di mercato coincide con il luogo fisico. L’Agorà è il mercato per eccellenza: si trovavano beni di prima necessità (terrade) e per acquistarli si utilizzava una specifica moneta.
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