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Teorie della modernizzazione

Cosa sono

Nel secondo dopoguerra, cresce l’interesse nella cultura e nei fattori istituzionali che alimentano lo sviluppo. Nasce quindi una sociologia dello sviluppo data anche dalla creazione di nuovi stati e attori politici dopo il processo di decolonizzazione. È qui che iniziano ad affrontare i problemi della crescita economica e la costruzione di strutture sociali. In generale, le scienze sociali tendono ad interessarsi del tema ponendo come ruolo fondamentale dello sviluppo i paesi occidentali già sviluppati. Nasce quindi il tema dello sviluppo indotto, con un focus sull’importanza dell’intervento statale e degli aiuti internazionali per l’inizio del processo di industrializzazione. Rilevanti sono soprattutto fattori culturali ed istituzionali che portano le società sulla strada dello sviluppo.

Le teorie della modernizzazione affrontano quindi il tema di come si trasformano i paesi ancora non affetti dallo sviluppo industriale. Si sviluppano quindi le tre diverse teorie della modernizzazione:

  • Anni ’50: Come inizia la modernizzazione. Vi è una visione ottimistica incentrata sull’importanza di fattori socioculturali e politici endogeni nello sviluppo.
  • Anni ’70: Teoria della dipendenza. Il ruolo fondamentale appartiene ai condizionamenti economici esercitati dai paesi più sviluppati.
  • Anni ’80: Political economy comparata. Il ruolo delle istituzioni politiche nel processo di modernizzazione viene analizzato confrontando diversi paesi.

Costruzione sociale del mercato

Il mercato in questo contesto non è inteso con la definizione neoclassica economia ma l’esito di un processo di costruzione. Esso viene costruito sia dagli agenti economici che da fattori extraeconomici; elementi politici, culturali, sociali. I fattori extraeconomici intervengono a definire il grado di accettazione del mercato e del sistema economico. Il mercato non si definisce solo sulla base dell’efficienza ed è quindi una costruzione sociale formata da:

  • Regole costitutive: Sono le norme, i valori e le risorse cognitive alla base delle istituzioni.
  • Regole regolative: Interventi legislativi, cioè come le leggi intervengono nel cambiare le regole costitutive.

La base teorica

L’idea di modernizzazione si basa sul principio che i paesi in via di sviluppo, per attivare un progresso positivo, devono lasciare alle spalle le società tradizionali che le caratterizzano per prendere le istituzioni moderne. L’ostacolo primario è quindi proprio la tradizione culturale della società.

Si avvia quindi un processo di emulazione delle economie moderne occidentali, processo innescato in maniera endogena al paese che deve trovare il modo di avviarsi per raggiungere l’esempio dei paesi occidentali.

Le sfide

L’attenzione degli studiosi è posta sugli orientamenti culturali dei paesi arretrati che sono tali in quanto rimangono nelle sfere tradizionali della società. Inoltre, un freno allo sviluppo è dato dalla prevalenza di norme ascrittive piuttosto che principi di merito (appartenenza ad un gruppo piuttosto che capacità). È questo che porta i ruoli nelle società ad essere particolari (diverse da soggetto a soggetto) piuttosto che universali. Importante è anche la mancata specializzazione che porta a limiti di crescita.

L’orientamento tradizionalistico porta quindi ad un perseverare della routine ed ad una mancanza di cambiamento dettata dall’orientamento razionalistico quindi mancanza di innovazione.

Avvio della modernizzazione

La modernizzazione può essere avviata da nuove elite intellettuali che portano innovazione o dall’imprenditorialità dal basso, o marginalità. Fondamentale è quindi il concetto di differenziazione strutturale con un focus sui problemi strutturali che condizionano l’azione degli individui. Deve quindi esserci un passaggio tra strutture che svolgono più funzioni a strutture specializzate per portare avanti una produzione più efficiente. Ad esempio, si afferma quindi la famiglia nucleare e crescono le mobilità sociali.

Tuttavia, più rapido è il processo di modernizzazione, maggiori saranno i conflitti con coloro che sono stati messi da parte. Lo stato ha quindi il ruolo di controllare i conflitti. Per la creazione di uno stato solido, si necessita però di uno sviluppo politico con una differenziazione delle strutture politiche. I problemi sono quindi:

  • Creazione di nuove strutture politiche e trovare le risorse.
  • Costruzione della nazione come dimensione culturale, cioè formare un’identità nazionale.
  • Legittimazione di identità politiche.
  • Distribuzione della ricchezza con uguaglianza sociale.

Il problema dei paesi in via di sviluppo è che essi si trovano un sovrapporsi delle diverse sfide in un unico periodo a differenza dei paesi occidentali che hanno avuto maggior tempo per svilupparsi.

La personalità moderna

Si afferma lo studio della psicologia sociale; cioè lo studio dei meccanismi atti a formare una personalità moderna. I primi studi si concentrano sul Medio Oriente ed il loro contatto con le società occidentali che diventa lo stimolo del cambiamento e spinge le elite a modernizzarsi. Sarà questo che, in futuro, si ripresenterà in tutti i continenti indipendentemente dalle differenze culturali e stimolerà lo sviluppo (es. urbanizzazione porta ad alfabetizzazione, ai mass media). Si formerà quindi una personalità mobile con capacità di identificarsi con gli altri ed una maggiore partecipazione economica. Questo processo di formazione della personalità moderna si chiama processo di socializzazione secondario. Inoltre, lo sviluppo economico si può anche formare attraverso processi di socializzazione primari cioè a partire dall’infanzia con lo stimolo all’autonomia dei genitori. Ciò porterà ad un bisogno di realizzazione da parte dei ragazzi e quindi allo sviluppo economico.

Inoltre, altri studi includono:

  • Personalità autoritaria: La protezione da parte dei genitori e la loro autoritarietà successiva, porterà i bambini a percepire il mondo esterno come arbitrario.
  • Ansietà creativa: Si manifesta in contesti moderni dove vi è una spinta a controllare razionalmente la realtà.
  • Personalità moderna: Apertura all’innovazione e razionalizzazione del comportamento influenzata dall’educazione e l’occupazione.

Gli stadi di sviluppo

Secondo Rostow, gli stadi di sviluppo in sequenza sono 5:

  • La società tradizionale
  • Preparazione al decollo industriale: Di maggior interesse in quanto è fondamentale che le società sviluppate si interessino allo sviluppo degli altri paesi. Questa influenza permette alla nazione di entrare in stato di shock e reagire in maniera nazionalistica superando la società tradizionale. Da un lato vi è maggiore disponibilità di tecnologie o credito che avviano lo sviluppo ma dall’altro, vi è il peso di maggiore disoccupazione urbana e crescita di popolazione.
  • Il decollo economico
  • La spinta verso la maturità
  • Il consumo di massa

Importante è indicare che, secondo Rostow, questi sono passaggi obbligati per realizzare lo sviluppo. Importante è anche la logica dell’industrialismo di Kerr il quale teorizza che esista un’unica tecnologia in grado di assicurare risultati più efficaci grazie alla convergenza istituzionale. Quindi l’industrializzazione spingerebbe ad un pluralismo che diminuirebbe conflitti.

Critiche alla teoria della modernizzazione

A partire dalla fine degli anni ’60, la teoria della modernizzazione ha riscontrato delle critiche:

  • Avere una visione troppo ottimista. La teoria della modernizzazione prevede un modello a cui tendere ed una volta che lo si ha in mente, sarà facile innescare lo sviluppo seguendo il modello. Si danno per scontate certe convergenze istituzionali. Ciò implica una visione etnocentrica sui paesi occidentali. Si scoprono però i blocchi della modernizzazione, che non permettono al modello di svilupparsi. Una visione troppo ottimistica non fa vedere quindi come non ci sia linearità tra nuovo stato e possibilità di sviluppo economico. Infatti, da un punto di vista empirico, i paesi del Terzo mondo, dopo una fase di entusiasmo legato alla loro indipendenza, incontrano difficoltà economiche e tensioni sociali e politiche con fallimenti e blocchi allo sviluppo.
  • Ragionare per idealtipi contrapposti (idea della società tradizionale e moderna). Si sottintende l’idea che il passaggio tra società sia diretto e veloce. Si scopre quindi il concetto di modernità selettiva; cioè che i processi di modernizzazione possono essere avviati in determinati settori ma non può esserci un passaggio netto tra società. Importante è la varietà delle diverse società tradizionali che permettono diverse combinazioni di sviluppo. È infatti sia possibile che alcune istituzioni culturali ostacolino lo sviluppo e sia che lo aiutino.
  • I rapporti con l’esterno sono sempre positivi. Il contatto con l’esterno non promuove sviluppo ma al contrario mette in atto una dinamica negativa. Dinamica che consiste nello “scambio ineguale”, cioè che le materie che vengono esportate, hanno un prezzo inferiore a quelle dei paesi da cui vengono importate (paesi occidentali). Infatti, sarà difficile competere con un paese già sviluppato, mettendo in crisi le attività data la concorrenza. Crea anche una dipendenza dei paesi in via di sviluppo dal capitale esterno. Inoltre, la modernizzazione utilizzando scambi con l’esterno non porta allo sviluppo politico di nuove classi imprenditoriali. Solo un intervento dall’alto (Stato) riuscirebbe a favorire l’industrializzazione ma si uscirebbe dal quadro capitalistico per inserirsi in quello socialista. Importante è il fatto che non è possibile valutare le differenze specifiche che emergono nei vari paesi del Terzo Mondo ed è importante un’analisi integrata dello sviluppo che colleghi vincoli esterni a fattori istituzionali interni.
  • La scintilla dello sviluppo è endogena. Sono i vincoli esterni che dettano le condizioni dello sviluppo. Quindi il focus della teoria della dipendenza si sposta da fattori endogeni a fattori esogeni. Fattori endogeni possono essere influenzati da fattori esogeni; ciò vuol dire che la penetrazione di capitale straniero o la richiesta di prestiti internazionali porterà capitale a trasferirsi verso i paesi donatori, occidentali.

La sociologia storica

Il meccanismo chiave del modello di cambiamento è individuato nel processo di differenziazione strutturale cioè la spinta a costruire ruoli e strutture sociali differenziate data l’insoddisfazione delle strutture già presenti. Determina quindi una maggiore efficienza del sistema.

Ciò porta a diverse critiche:

  • La differenziazione non necessariamente porta ad un incremento dell’efficienza in quanto si può scontrare con problemi di integrazione.
  • Gli stadi di sviluppo hanno valenza relativa rispetto alle diverse caratteristiche sociali e culturali di ogni paese diverso. Vi è quindi la possibilità di un’evoluzione multilineare.
  • Importanti sono le relazioni con l’ambiente esterno (a differenza di ciò spiegato nella teoria) che però possono provocare reazioni interne alla società sempre diverse e non necessariamente seguono l’andamento delle società occidentali.
  • Fondamentale è lo studio delle reazioni dei diversi soggetti agli scambi esogeni interpretando le diverse strutture in essere.

Political economy comparata

Le basi

Si procede per un approccio induttivo, studiando i casi empirici, capendo le varie forme di sviluppo e portando a diverse indicazioni. Negli anni ’70, cresce un’instabilità economica nei paesi europei e politica nell’America latina mentre si registrano sviluppi nel sud-est asiatico. Si capiscono quindi i limiti delle teorie della modernizzazione, soprattutto riguardanti l’ottimismo posto sullo sviluppo.

Lo stato

Con la political economy comparata, cresce l’attenzione sulla dimensione statale quindi la capacità dello stato di intervenire ed essere fondamentale nell’avviamento dello sviluppo. Ciò in quanto il contatto con l’esterno viene visto più come opportunità che vincolo. Focus sulla capacità strategica di uno stato di attenuare un vincolo o sviluppare un’opportunità (trasformare le interazione con l’esterno a proprio vantaggio). Ciò è infatti stato fondamentale per lo sviluppo dei paesi asiatici.

Per sviluppare la capacità strategica di uno stato è fondamentale una macchina statale efficiente quindi autonoma dal potere politico. Anche le tradizioni culturali e l’attitudine religiosa di un paese influiscono sull’efficienza della macchina statale. Infatti, il comportamento dello Stato è variabile e storicamente contingente. Ad esempio, nel continente africano si nota che la debolezza degli stati è il maggior vincolo allo sviluppo. Anche la leadership politica è fondamentale in quanto deve essere orientata allo sviluppo ed isolata da interessi privati.

Negli stati orientati allo sviluppo, infatti, il focus è su investimenti pubblici nel capitale umano e nella tecnologia. Di contro, se vi sono rapporti collusivi tra elite privata e leadership politica, abbiamo degli stati predatori, cioè affetti da corruzione. Fondamentale è quindi la qualità della burocrazia, il reclutamento su basi meritocratiche e l’esistenza di prospettive stabili.

Rapporto stato-società

Dagli anni ’80, il rapporto tra Stato e fattori socioculturali nei processi di sviluppo è stato il fattore di maggior rilevanza. Le tendenze maggiori sono quindi state:

  • Rilevanza del capitale sociale: Il capitale sociale è la rete di relazioni sociali che un individuo, un’impresa o uno stato ha. Essa è una risorsa per lo sviluppo ed il raggiungimento di un fine. Risorse non sono sempre positive; Positive in quanto porta a comportamenti cooperativi. Non positive, nel momento in cui le risorse attivate portano a comportamenti conflittuali. Ciò può accadere sfruttando una rete preesistente o creando nuove relazioni. I soggetti hanno tutti una dotazione iniziale di capitale sociale. Il successo di vari paesi asiatici si trova nella relazione sinergica tra stato e società. Importante è quindi stata l’autonomia degli stati, cioè la loro resistenza ad interessi particolari ed al mantenimento dell’autonomia. Fondamentale è stata la costruzione di legami fiduciari atti a sviluppare reti di relazioni, cioè sinergie tra soggetti pubblici e privati come risorsa per lo sviluppo. La dotazione socioculturale originaria formatasi storicamente a livello locale è stata la chiave del successo trasformando legami sociali in modelli di organizzazione. Decisiva infine è stata la capacità dei governi di perseguire una strategia di sviluppo con burocrazia formulata per questo tipo di impresa. ES. Taiwan, Corea
  • L’imprenditorialità dal basso del capitalismo asiatico: Dal punto di vista teorico, in questo campo vi è stata una comparazione tra i modelli giapponesi e cinesi di sviluppo individuando caratteristiche specifiche delle loro forme di attività produttiva:
    • Giappone: Imprenditorialità dall’alto
    • Cina: Spinta dal basso
    • Gruppi di imprese integrate o grandi imprese
    • Crescita di imprese familiari in orizzontale, creando altre imprese
    • Potenziamento della capacità di produzione autonoma
    • Estensione della produzione manifatturiera
    Da notare l’emigrazione cinese che alimenta gli scambi commerciali con l’estero attraverso i legami con gli emigrati. Contraccolpo dovuto al regime comunista di Mao e la sua industria di stato. Ruolo di Hong Kong che entra in contatto con multinazionali occidentali creando i buyers. In ambedue i casi, l’attenzione è posta sui fattori socioculturali (famiglia…) ed al peso dei fattori di domanda esterni. Il modello dal basso, dopo Mao, si è attivato principalmente attraverso la domanda di multinazionali. Multinazionali che hanno scelto i paesi asiatici prevalentemente per le loro capacità di adattabilità alle variazioni della domanda ed alla qualità. Infine, è stata fondamentale l’integrazione tra ruolo dello stato, imprenditorialità dal basso e domanda esterna.
  • Transizioni dei paesi postcomunisti verso l’economia di mercato: Le trasformazioni avvenute dopo la caduta del muro di Berlino, portarono ad un’espansione dei diritti proprietari e di cittadinanza. Importante è quindi capire l’interazione tra l’eredità del passato, i caratteri della società e le nuove forme di interazione economica. Nei casi di questi paesi, le risorse generano network di imprese su relazioni fiduciarie. In Ungheria, il governo ha cercato di perseguire politiche di privatizzazione delle singole imprese, creando shock di mercato a cui si è cercato di porre rimedio attraverso salvataggi di banche ed aziende. Portando a problemi per la stabilità economica del paese. In Repubblica Ceca, le politiche economiche hanno cercato di sostenere le reti di imprese favorendo la nascita di nuove forme di integrazione. Lo Stato quindi rimaneva centrale con il ruolo di intermediario burocratico.
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Scienze politiche e sociali SPS/09 Sociologia dei processi economici e del lavoro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fabiocavaliere99 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Sartori Laura.
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