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Capitolo 1: Forme, senso e significati della cultura

La cultura come fatto sociale

Il problema centrale del testo è il rapporto tra azione e cultura. Castellis è uno degli studiosi che lo affronta nei suoi testi. La cultura viene analizzata attraverso due percorsi:

  • Rivisitazione dei modelli d’azione con analisi di entità simili e differenti rispetto alle tradizioni (aspetto autonomo) – riproduzione delle regole grammaticali (caratteristiche culturali attuali).
  • Approfondimento delle dimensioni culturali (aspetto soggettivo) – agire sul desiderio di approfondimento (cultura come fatto sociale).

Il libro sceglie specifiche aree tematiche attraverso le quali sviluppa la narrazione del tema (la cultura). Si ricostruisce l’essenza di specifici nuclei tematici di essa per rispondere al bisogno di:

  • Ri-esplorazione del concetto di cultura con il mondo sociale e ambiti disciplinari come biologia e neurologia che stanno rivoluzionando le conoscenze sulle determinanti naturali del comportamento.
  • Esplorazione il superamento dei dualismi.
  • Scandagliare un ambito dove la cultura entra in azione mostrando un legame tra teoria e prassi.

L’attualità dell’approccio culturale

Negli ultimi anni la cultura è diventata un tema centrale sia nella sociologia in quanto è costruzione collettiva di simboli e di significati. Tale attenzione è dovuta alla pluralità di questioni aperte sollevate dai fenomeni sociali, quali i new media, l’immigrazione ed i cambiamenti delle organizzazioni produttive che fanno rivalutare la collocazione del ruolo della cultura stessa nella società.

La cultura è quindi il legame tra soggetti e strutture socio-culturali e la mancata coincidenza tra questi due elementi, provoca, secondo Crespi, problematiche legate all’esigenza di avere delle risposte su misura e dal bisogno di riferimenti solidi.

Diversamente, i sistemi sociali odierni sono caratterizzati dalla liquidità, dalla frammentazione e dalla discontinuità e queste caratteristiche finiscono per contagiare e influenzare le esperienze biografiche, le quali si presentano anche loro con tratti della segmentazione, dell’individualismo e del relativismo.

L’individualità è il centro della scena sociale, libera, ma legata con la società per conciliare obiettivi particolari con quelli generali/societari. Tale individualismo è però staccato dalla tradizione e costituisce una forma di soggettività caratterizzata, secondo Maffesoli, dall’esaltazione degli aspetti narcisistici dell’esistenza e quindi non motivata a conciliarsi con la libertà responsabile.

Si definiscono, quindi, valori e norme di basso profilo che non supportano i legami sociali e non sono utilizzabili per l’interpretazione della realtà. Tale esaltazione del sé, innesca un meccanismo di ansia nel voler raggiungere i propri obiettivi personali e il mancato raggiungimento di tali obiettivi, porta a patologie quali l’ansia e la depressione. Quindi si può definire che tale atteggiamento, non è una forma di libertà nei confronti della globalizzazione, ma di una soggettività assoggettata.

Bauman attribuisce al nostro modo di vivere le spinte relativistiche che coinvolgono le identità personali e rendono problematica la convivenza, ormai difficile da perseguire.

Per migliorare tale situazione, si è giunti a differenti obiettivi da raggiungere:

  • Durkheim ritiene che occorre affidare all’educazione il compito di generare stati fisici e mentali, intellettuali e morali, come tratti comuni a tutti i suoi membri;
  • Parsons colloca l’individuo al centro della scena educativa, focalizzando l’obiettivo nell’educazione primaria con la collaborazione scuola-famiglia.
  • Giddens applica il disembedding, ovvero la disaggregazione dovuta alla separazione tra tempo e spazio e individua due modelli di disaggregazione coinvolti nello sviluppo delle istituzioni sociali moderne: la creazione di emblemi simbolici (esempio il denaro); l’istituzione di sistemi esperti. Egli ritiene che in seguito a questo fattore, l’individuo riesce a formare e ricreare una nuova organizzazione rimettendosi in gioco.

Amin e Thrift individuano cinque tipologie di interazione, ciascuna in grado di generare forme specifiche di comunità. Tra queste, sono interessanti le nuove forme di socialità umana e la comunità della vita di tutti i giorni.

Giddens, poi Durkheim e Parsons, rilevano un tipo di soggettività che sia in grado di integrarsi con la società: le soggettività collettive possono contare sui sistemi esperti comuni, mentre l’individualista può contare solo sulle proprie riflessioni ed esperienze.

La riflessività rileva un fattore di debolezza perché accompagnato dalla incertezza. Secondo la Archer occorre mettere in coesione individuo e società, quindi stili differenti di riflessività, ma strumento di gestione dei condizionamenti sociali. L’analisi della riflessione autobiografica (conversazione interiore), consente di evitare un’implosione del soggetto che si integra con l’ambiente e con l’interazione sociale, soggettività in grado quindi di reggere il dualismo soggetto-struttura. Ne consegue che con un’analisi autobiografica, si verifica un’opportunità in più nella vita. La riflessività per la Archer è quindi una qualità del soggetto socialmente integrato ed è strumento di mediazione tra individuo e società, perché attraverso la riflessività, il soggetto riflette sui suoi interessi personali considerando i condizionamenti esterni (richieste strutturali). Attraverso questa riflessione si inserisce la conversazione interiore come un tipo di riflessività.

Società, cultura e conoscenza

Secondo Beck il rischio, che è un altro fattore del concetto di cultura, porta incertezza, la quale a sua volta, porta ambiguità e ciò determina dei cambiamenti, come i problemi che non vengono più percepiti come esterni alla società ma prodotti da essa.

I problemi assumono una natura riflessiva e l’uomo necessita di capacità nuove o potenziamento per affrontarli.

Beck sostiene che la conoscenza è lo strumento fondamentale per gestire la cangiabilità della condizione esistenziale, elemento costitutivo delle biografie.

L’attuale è un sapere induttivo debole, prodotto da una razionalità sempre dipendente dal bisogno di giustificazioni, interpretazioni, rivisitazioni.

L’incremento del sapere porta al centro la cognitività e la riflessività. La congnitività diviene elemento fondamentale per il controllo del proprio comportamento.

Per Goffman, la cognitività diviene fattore portante della biografia dell’attore sociale, elemento che colloca la conoscenza come fattore fondamentale dell’azione in quanto è un elemento di controllo sia del proprio comportamento, che delle situazioni. Ritiene che il confronto faccia a faccia è una pratica quotidiana che permette di eseguire una ricerca di informazioni sul proprio interlocutore, così da avere un buon andamento nella comunicazione.

Per Habermas il senso è un prodotto della conoscenza che si realizza dopo l’agire ed ha bisogno di seguire le regole della comunicazione. Il senso emerge o viene elaborato dalle e nelle interazioni. È nell’azione che ogni individuo può trovare, ricostruendo il passato, la motivazione dell’agire stesso, quindi capendo il passato, è facile agire nel presente. È la vita quotidiana, il luogo di costruzione del senso.

Tra le basi dell’agire troviamo il dialogo, strumento per raggiungere la verità sulla base di una corretta comunicazione. Tale costruzione aumenta l’analisi autobiografica, così da far svincolare il soggetto dalle gabbie strutturali della società e dover necessariamente immergersi in un’autoriflessione e auto monitoraggio della propria identità.

All’interno di questi processi, il sapere diventa strategico in quanto più moderna diviene una società, più sapere essa produce e più sapere essa ha di se stessa e più lo applica, quindi il sapere costringe a decidere e apre opportunità di agire.

Si afferma una forma socializzata in cui il soggetto è l’elemento fondamentale, perché è sia destinatario, che distributore di conoscenza, per cui tutto dipende dalle interazioni.

Il ciclo della conoscenza è caratterizzato dalla circolarità in quanto si chiude per aprirsi ad un nuovo processo di costruzione del sapere permettendo all’attore sociale di fare esperienza del mondo, di elaborare visioni del mondo che sostanziano schemi cognitivi sempre più elaborati e disponibili per ulteriori esperienze: è questa la risorsa strategica dell’uomo contemporaneo. Per il sociologo quindi, la visione del mondo è basata sull’esperienza vissuta del soggetto che diventa un filtro per le proposte della quotidianità, con le quali l’individuo si trova a confrontarsi.

Capitolo 2: Sociologia e cultura

Il rapporto tra cultura e azione

In questo capitolo si affronta il rapporto che intercorre tra cultura e azione, la prima vicina all’approccio del determinismo sociale, la seconda espressione del volontarismo del soggetto. Questi ambiti si trovano spesso in contrapposizione all’interno del dibattito. In altri casi l’uno prevale sull’altro. Recentemente si è studiato per arrivare ad una teoria che faccia coesistere i due approcci.

La letteratura sociologica cerca di superare la contrapposizione dei due ambiti (Giddens, Alexander e Archer).

Per rispondere al quesito riguardante il rapporto tra le strutture simboliche e l’agire, si prenderà in considerazione il concetto di cultura, cercando di spiegarne il mutamento.

La dinamica culturale:

  • Risente delle strutture simboliche (contenuti culturali condivisi) e di come si articolano in un determinato contesto culturale.
  • Determina le modalità di sviluppo di atteggiamenti nei confronti della tradizione, dell’innovazione e il modo in cui queste ultime vengono inserite nella matrice culturale pregressa, una volta accettate.

La pluralità della cultura, le diverse culture singolari non intaccano il concetto di cultura universale. La cultura, per rispondere a bisogni di ordine e stabilità sociale, necessita di riferimenti strutturali forti, ma questo non annulla il rimando alla soggettività, al periodo storico in cui si è organizzata, ai condizionamenti ambientali. Le culture, intese in forma plurale, rappresentano le diverse forme di vita codificate dall’uomo, le sue risposte ai problemi e alle incertezze dovute ai divergenti interessi che gli si presentano (esempio dell’arte).

La questione della cultura viene trattata a partire dal relativismo culturale. Esso sostiene che ogni cultura ha tratti, caratteristiche e valori non discutibili al di fuori della cultura stessa e che ogni elemento di ogni cultura ha pari dignità e voce in capitolo, in un sistema societario a-centrato culturalmente.

Norme e valori, presenti nel concetto di cultura, funzionano da criteri di orientamento per l’azione. La cultura viene quindi considerata come incentrata sulla trasmissione di conoscenze, valori, ecc. (approccio integrazionista) oppure come incardinata su un’azione di mediazione (approccio comunicativo).

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Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ferrisbueller di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei processi culturali e comunicativi e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bari o del prof Mongelli Augusto.
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