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Riassunto esame Sociologia dei Processi Culturali, prof. Bechelloni, libro consigliato Contro l'Identità, Remotti Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Sociologia dei Processi Culturali, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Contro l'Identità, Remotti (cap 1-4). Gli argomenti trattati sono: decidere l'identità, la visione essenzialista e fissista dell’identità, la ricerca dell'identità attraverso due importanti operazioni:... Vedi di più

Esame di Sociologia dei processi culturali docente Prof. G. Bechelloni

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teoria appare impossibile considerare soltanto la figura a prescindere dello sfondo.

Ovviamente la figura è l’individuo e lo sfondo sono le relazioni sociali nel cui contesto esso

si forma. Secondo Geertz i luoghi di formazione del pensiero e delle emozioni sono i luoghi

sociali dove si scambiano parole, gesti, suoni… non i recinti chiusi e naturali della mente

degli individui.

Dall’incompiutezza biologica si passa direttamente alla particolarità culturale: l’uomo

diventa tale assumendo subito sembianze particolari forgiate in qualche luogo sociale in

qualche ambiente culturale. Nel momento in cui l’uomo esce dall’incompiutezza affronta il

problema dell’identità culturale. L’identità si presenta perciò come irrinunciabile.

Parliamo quindi di un’identità importante, che non è affatto garantita da una base solida

già determinata, ma che di volta in volta viene costruita per sopperire alle lacune che

segnano la biologia dell’essere umano; un’identità inoltre che, proprio perché costruita con

processi di ordine sociale e in ambienti culturali, è fornita soltanto da forme

inevitabilmente particolari di umanità.

Cap. 3→ Identità e purezza: il germe della pulizia.

Se è vero che l’identità si fonda sulla particolarità, allora vi è un paradosso perché la

particolarità è condizione dell’identità; ma difficilmente un’identità che intenda affermarsi

può ammettere senza esitazioni la propria particolarità. È possibile accettare e ammettere

esplicitamente la particolarità delle proprie forme identitarie, ma ciò si traduce in un

indebolimento della loro forza, del loro potere di convincimento. Ci sono società che non

avvertono l’esigenza di rivendicare la propria identità. Prima dell’arrivo di missionari, di

amministratori… l’Africa era piena di società senza nome. Per es. i Banade dello Zaire un

“bayira”

tempo non avevano un nome proprio, ma disponevano di un termine più generale

“bayira”

che designava soprattutto la condizione dei coltivatori. Il vecchio termine indicava

una condizione, non una società; oggi, il termine Banade è invece carico di identità: indica

una società con la sua storia. Poi vi sono società che, non troppo ossessionate dalla loro

identità, sono disposte a riconoscere la loro “particolarità”, e quindi i loro limiti: ad es. per

Amba

forgiare “veri uomini” (maschi adulti) i Bakonjo ricorrevano ai loro vicini per

’olusumba

praticare l (circoncisione); per avere donne con cui sposarsi e fare figli i Mae

Enga si rivolgono ai nemici che di solito combattono. Queste popolazioni per affermare la

propria dignità fanno ricorso all’alterità, è un’ammissione non solo di particolarità, ma

anche di incompiutezza. Un’identità che sopporta un’intrusione così intima dell’alterità non

può essere un’identità particolarmente ossessiva: è un’identità che accetta la propria

particolarità.

Ma non è sempre così. Pagare il prezzo della particolarità può risultare molto difficile per le

società che intendono affermare in modo più vigoroso la propria identità. Queste cercano

di “purificare” l’identità da tutto ciò che potrebbe ricondurla alla particolarità delle sue

condizioni. C’è un termine greco che indica bene questo processo: kàtharsis, “catarsi”,

che originariamente vuol dire purga. È con questo significato molto fisico che Platone

introduce il tema della “purificazione” intesa come separazione che trattenendo il migliore

butta via il peggiore. Platone parlava di purificazione del corpo, purificazione dell’anima e

purificazione relativa al pensiero. L’esercizio purificante non appartiene solo a noi

occidentali, ad es. i Tonga dello Zambia sono un esempio per la scarsa preoccupazione

per la propria identità. Essi non disponevano originariamente di un loro nome collettivo né

si consideravano un popolo unito, poiché si disperdevano un po’ in tutte le direzioni. In

tutto il fluire incessante della società tonga una dimensione si decide che permanga

inalterata: i 14 clan matrilineari in cui i tonga risultano suddivisi, pure forme dominanti. I

Tonga sono un es. di purificazione limitata perché a parte la conservazione dei 14 clan, i

Tonga erano liberi di mutare la loro vita.

La purificazione comporta una sottrazione rispetto al flusso (A) e alla molteplicità delle

alternative possibili (B). Per questo possiamo affermare che la purificazione è

indispensabile all’identità.

Cap. 4→ Uno/molti.

Abramo ha ormai 99 anni quando gli appare Dio per stabilire un patto. Dio profetizza una

grande discendenza ad Abramo, e gli promette che avrebbe concesso a lui e a tutta la sua

discendenza, la terra di Canaan in cambio della circoncisione di ogni maschio. Recidere la

carne del prepuzio sarà il segno dell’alleanza tra Dio e Abramo. Ciò che Dio sta offrendo

mediante il patto con Abramo è la possibilità per Israele di diventare “un popolo e una

nazione”, dotata di una sua terra e di una sua divinità esclusiva: ciò che Dio sta offrendo è

dunque una forma molto forte di identità. L’identità (un’identità fondata da Dio) qui si

combina con la particolarità (Israele è un popolo a parte), ma soprattutto si trascina con

sé l’idea di unicità (Israele è un popolo unico, “santo”, “eletto dal Signore”). Questa

elezione prende la forma di un “contratto”, di un ”patto”, di un’ “alleanza” (berith).

Molto spesso le società che hanno adottato degli espedienti di “segni-ficazione” dei propri

componenti hanno atteggiamenti di marginalizzazione nei confronti di coloro che non sono

“segnati”. Ad es. la popolazione Banade chiama l’incirconciso “ekitsule”, è paragonato a un

lebbroso che difficilmente troverà una donna disposta a sposarlo. Anche per Israele la

circoncisione è segno di appartenenza non soltanto ad un tipo di società, ma a una forma

particolarmente elevata di umanità: il popolo eletto (“scelto”) da Dio, il popolo “santo”.

Alle spalle della circoncisione di Israele c’è Dio, possente, unico; alle spalle delle

circoncisioni africane ci sono i confronti con i vicini: i Bapere per i Banade, gli Amba per i

Bakonjo. Ma c’è un’altra differenza importante: Jahvè impone l’incisione del prepuzio

all’ottavo giorno dopo la nascita di ogni maschio; presso invece i Banade e i Bakonjo e altri

gruppi ancora, la circoncisione coincide grosso modo con la pubertà. Non si tratta quindi

solo di apporre un “segno”, ma è un qualcosa che ha a che fare con il processo di

maturazione degli individui. Ad es. tra gli Ndembu non sono bene accetti, al momento

dell’iniziazione, gli uomini che hanno preferito farsi circoncidere all’ospedale della Missione,

evitando il lungo periodo di isolamento nella boscaglia. Questo è la prova evidente che non

si tratta soltanto di apporre “segni”, ma bensì di inserire la circoncisione, come fatto

chirurgico, in un processo formativo lungo, complesso, problematico. In queste

popolazioni si fanno uomini attraverso il “mukanda”, che non è solo la circoncisione in

quanto tale, ma è un problematico processo rituale (isolamento nella boscaglia..).

Seguendo quindi lo schema (cap.1-2) potremmo affermare che il mukanda dà luogo a

delle costruzioni di identità (C) attraverso la percezione di una molteplicità di connessioni,

di potenzialità, di alternative (B) (ad es. isolamento nella boscaglia), considerando

insomma B come condizione preliminare e indispensabile di C.

La scoperta della circoncisione, dalla versioni raccolte da Turner, risulta essere del tutto

casuale. Si tratta di bambini che vanno con la madre a raccogliere l’erba, e

accidentalmente uno speciale tipo di erba gli taglia il prepuzio; vengono portati al villaggio,

dove nessuno mai è stato circonciso,e qui la ferita guarisce: dati i buoni risultati di

cicatrizzazione rapida e acquisizione di forza da parte dei ragazzi, gli anziani decisero di

fare come l’erba, e circoncisero tutti i ragazzi con i rasoi. Tra gli Ndembu non è Dio ad

aver imposto la circoncisione; ma è stata l’erba ad aver suggerito il mukanda, il processo


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Sociologia dei Processi Culturali, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Contro l'Identità, Remotti (cap 1-4). Gli argomenti trattati sono: decidere l'identità, la visione essenzialista e fissista dell’identità, la ricerca dell'identità attraverso due importanti operazioni: l'operazione di separazione e l'operazione di assimilazione.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia e politiche sociali
SSD:
Università: Firenze - Unifi
A.A.: 2011-2012

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher melody_gio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei processi culturali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Firenze - Unifi o del prof Bechelloni Giovanni.

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