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potere dell’altro per paura. Per paura che si venga torturati o addirittura uccisi. Ci sono

tante maniere e tante ragioni per cui si obbedisce, ognuna di queste implica un percorso

inverso ma qualunque sia la forma, perché ci sia potere ci deve essere sempre una relazione

tra due o più persone e questa relazione deve essere una relazione asimmetrica. C’è uno

che ha il potere di farti fare ciò che non vorresti fare. Nell’uso del potere che cosa accade?

Partendo da Russel abbiamo detto che il POTERE è la capacità di realizzare degli effetti

desiderati. Ma è sempre così? In realtà un’azione di potere è sempre più complicata. Ci sono

degli effetti collaterali, basti pensare alle guerre e capita che vengono uccise persone non

interessate. Ci sono anche degli effetti indesiderati L’esercizio del potere è l’esercizio in

linea di principio razionale ma rispetto al quale l’azione non può essere calcolata nei suoi

effetti. E da ultimo restando su Russel, il potere oltre ad essere una risorsa è un processo,

un calcolo. Il potere di fatto esiste quando lo si esercita. Ma esiste anche come potenziale di

potere. L’esercizio del potere presuppone un’autoanalisi che si fa delle risorse di cui si

dispone, lo si fa a livello planetario e lo si fa nelle relazioni interpersonali. Che cos’è allora

il potere? Veniamo alla definizione di Weber.

Weber dice che il potere designa qualsiasi possibilità di far valere entro una relazione

sociale ed anche di fronte ad un’opposizione la propria volontà. Il potere è una

relazione sociale e la possibilità di vincere un’opposizione, imporre la propria volontà. Ma

ogni forma di potere ha la necessità di darsi una giustificazione. Dice Rousseau: “Il più

forte non sarebbe mai abbastanza forte per essere sempre il padrone se non trasformasse

la sua forza in diritto e l’obbedienza in dovere”. Ogni potere, anche il potere più tirannico,

cerca di darsi una legittimazione, una giustificazione. Il potere è la possibilità di imporre la

propria volontà anche di fronte ad un’opposizione. Concetto di autorità (potere legittimo

come lo chiama weber) si tratta sempre di una relazione di potere con una radice diversa.

In questo caso nell’autorità io ti autorizzo perché ritengo sia giusto farlo quindi non per

paura ma perché nella relazione che esiste tra me e te ritengo giusto obbedirti.

Questo potere si configura con una relazione fra due o più persone un cui c’è uno che dà

dei comandi e gli altri danno obbedienza perché pensano che sia giusto ubbidire a quei

comandi. Weber dice che ci sono tre forme attraverso cui il potere legittimo si può

presentare:

POTERE RAZIONAL-LEGALE è il potere all’interno del quale noi viviamo cioè è

una forma di potere in cui io do ubbidienza all’altro in nome della credenza nella

legittimità degli ordinamenti che hanno fatto si che quella determinata persona

occupi una posizione di potere.

Che cosa vuol dire credenza nella legittimità degli ordinamenti? Vuol dire che anche se c’è

dell’ingiustizia, anche se non è un ordinamento perfetto tuttavia si crede che quello sia un

ordinamento giusto. La Democrazia non è perfetta ma io credo che attraverso le elezioni si

decide chi andrà a governarmi e una volta che uno ha ottenuto la maggioranza credo sia

giusto che lui eserciti il potere e ci credo anche se il mio oppositore ha vinto perché è giusto

il procedimento. Il potere è nel processo o nella procedura che ha fatto si che alcuni

occupino posizioni di potere. Qui si comincia a capire perché è una relazione che lega le

persone fra di loro. Esso è un potere di tipo riformista.

POTERE TRADIZIONALE si basa sulla forza della tradizione, sulla forza del “così

è sempre stato”.

Anche in questo caso non vincola soltanto chi deve prestare obbedienza ma è una forza che

vincola anche il detentore del potere. Esso è un potere di tipo conservatore.

POTERE CARISMATICO in questo caso si dà obbedienza perché chi dà il

comando esercita un fascino, detiene un carisma rispetto al quale non si può non

obbedire.

Esso è un potere rivoluzionario. Il leader carismatico è uno che sconvolge le regole del

mondo le regole del potere, le regole dell’economia, le regole della vita quotidiana.

Obbedire al leader carismatico non è un peso bensì un piacere. Il potere carismatico ha una

durata breve perché in questo caso siamo di fronte ad un potere legato alla figura stessa del

detentore del carisma è che nella più lunga delle ipotesi cessa di esistere quando il detentore

del carisma muore. Il potere carismatico ha una natura breve per un’altra ragione: il carisma

deve essere sottoposto sempre a dura prova. Quando il detentore del carisma muore accade

che questo potere si trasforma o in un potere RAZIONAL-LEGALE oppure in un

POTERE TRADIZIONALE. Accade cioè che il carisma si istituzionalizza diventa regole,

diventa funzionari a far rispettare quel carisma.

Il potere allora è questa capacità di fare , di imporre la propria volontà e ha la necessità di

darsi una propria giustificazione.

Teoria élitista e pluralista

La teoria élitista dice che di fatto nasciamo diversi non è vero che tutti gli uomini sono

uguali, non è vero che si hanno le stesse capacità, non è vero che tutti quanti noi abbiamo

accesso e disponibilità delle medesime risorse. Allora il potere che sta dentro ad una società

è un potere in mano ad alcune élite che hanno accesso al potere in virtù del fatto che hanno

qualità superiori agli altri. Questo potere può derivare dalle maggiori disponibilità

economiche, dalle conoscenze, dalla capacità di relazione. Di fatto il potere secondo gli

élitisti non è distribuito dentro la società ma il potere si concentra nelle mani di pochi.

Perchè in tanti dovrebbero ubbidire a dei pochi? Perché pochi riescono ad essere più potenti

di tanti? Perché queste élite sviluppano una capacità organizzativa che consente a pochi di

avere il governo su tanti.

Le teorie pluraliste contestano gli élitisti sul fatto che il potere sia concentrato in un’unica

élite. Cosa di cono i pluralisti? Essi dicono che non è vero che esiste un unico centro di

potere, un’unica élite di potere ma che all’interno della società esistono tante élite di potere,

tanti gruppi di potere che sono l’una in competizione con l’altra; quindi il gruppo che

detiene nel sistema formativo non è lo stesso gruppo che detiene il potere nel sistema

economico e non è lo stesso gruppo che detiene il potere politico. Sono composti da

soggetti diversi e questi gruppi di potere competono fra di loro .

Teoria Marxista

In Marx la fonte del potere è all’interno di una classe sociale : la borghesia cioè di coloro

che detengono la proprietà dei mezzi di produzione. Il potere ha il suo fondamento nella

sfera economica. Gli eventi che abbiamo fatto prima sono per Marx eventi di persone di

potere o di tipi di potere che non hanno un potere proprio nella sostanza ma hanno un

potere che si fissa nella società civile che si fissa nei rapporti di potere di fatto che si

costruiscono all’interno della società civile fra borghesia e proletariato e questa distinzione

genera altri tipi di potere. Lo Stato nasce per difendere gli interessi della borghesia. Il potere

spirituale nasce, si struttura e si organizza in nome della difesa degli interessi di una classe

sociale sull’altra per mantenere lo status quo.

Par. 4 Il potere come gestione delle contraddizioni

Quando in una relazione c’è asimmetria questa relazione è una relazione necessariamente a

somma zero oppure può essere una relazione che porta al fatto che entrambi cresciamo nei

sistemi di attribuzione del potere? Ovviamente dipende a seconda dei casi e dipende dalla

maniera attraverso cui si interpreta e si gestisce il potere. Per esempio il potere esercitato da

un buon governo non vuol dire che diminuisce il potere dei governanti. Un buon governo

può accrescere il potere sia di coloro che lo esercitano sia di coloro che lo subiscono oppure

in altre forme di relazioni questo vuol dire quando si configura come relazione di dominio

che tanto più potere io acquisisco tanto più potere tu invece ti trovi a perdere. La variabile

discriminante è quella della cooperazione , nei sistemi cooperativi il potere accresce in

entrambe le parti di relazione. Fino ad ora abbiamo parlato di potere come la capacità di

fare , agire , come una possibilità di decidere e decidere anche per gli altri. Ma il potere può

essere anche il potere di non fare.

Ancora sul potere e nello specifico sulla dimensione culturale si parla di potere come una

struttura che ha le sue basi all’interno del sistema economico e che poi si struttura negli

altri campi dell’agire sociale è quanto dicono Marx ed Hengel il potere di controllo delle

idee, della cultura è il fatto di riuscire a far diventare le idee e la cultura della classe

dominante, di tutti.

Quand’è che si riesce ad esercitare un potere in maniera meravigliosa? Quando si riesce a

convincere l’altro che le mie idee sono buone,giuste per tutti quanti. Tutto questo è quello

che Gramsci chiama egemonia culturale: l’importante è presentare gli interessi della classe

dominante come se questi interessi coincidessero con gli interessi di tutta quanta la società.

Perché obbediamo? Obbediamo e obbediamo all’interno di una relazione, obbediamo

perché è nostro interesse obbedire.

Contributo specifico di Crespi sul tema del potere in particolare come gestione di

contraddizioni.

Noi viviamo in un mondo regolato dall’esistenza di istituzioni. Le istituzioni sono un

insieme di regole e di apparati preposti al controllo di queste regole. Come nasce

l’istituzione? Le istituzioni sono una sorta di concretizzazione storica dei valori formativi di

una società. I Valori di per se sono delle astrazioni (giustizia, amore). Questi Valori

diventano sperimentabili rispondendo alla domanda di come si realizzano questi valori. Le

società elaborano delle risposte a queste domande. Le Istituzioni hanno un peso

estremamente vincolante poiché diventano i modelli di comportamento attesi che dobbiamo

seguire per essere socialmente integrati. Ciò che capita è che il valore rimane come elemento

fondativo come valore simbolico che nel realizzarsi all’interno dell’istituzione si concretizza

storicamente in maniera imperfetta. Questo processo di storicizzazione avviene in un certo

periodo temporale ma la società cambia e si può dire che qualche tempo dopo quelle

istituzioni sono già vecchie e necessiterebbero di un riadeguamento continuo rispetto ai

cambiamenti che si verificano nella prassi, nella pratica della vita di tutti i giorni. Le forme

di mediazione simbolica che danno valore alle istituzioni svolgono il ruolo che assicurano la

determinatezza che fonda la convivenza sociale. Le istituzioni ,proprio perchè fissate

storicamente, sono riduttive della complessità e riduttive dell’esperienza che queste

istituzioni vorrebbero incanalare. Un’istituzione è forte e si riproduce quando è capace di

continuo riadattamento che è reso necessario dal poter elaborare gli elementi innovativi che

vengono dalle esperienze oppure da cambiamenti che intervengono nella struttura

ambientale o sociale. Le società da un lato funzionano sull’osservanza delle regole, sul fatto

che esiste un patto sociale, esistono delle regole condivise almeno dalla maggior parte della

popolazione ma esse funzionano anche sulla NON osservanza delle regole anzi la NON

osservanza delle regole in alcuni casi è ciò che consente alle società di funzionare meglio; è

ciò che consente alle istituzioni di uscire spesso da un vuoto formalismo e di poter

funzionare. In tante situazioni, condizioni, in tante istituzioni spesso il non rispetto delle

regole è un’opportunità proprio perché le istituzioni funzionano meglio e incamerano i

cambiamenti oppure riescono a risolvere in maniera informale le contraddizioni che si

creano. Nelle istituzioni (famiglie ecc.) non si agisce in base alla regola interiore, c’è lo

spazio dell’interpretazione della regola e soprattutto ci troviamo sempre di fronte a

situazioni di indeterminatezza, situazioni non previste in cui siamo chiamati a scegliere e

spesso a scegliere di infrangere la regola per salvaguardare la ragione per cui

quell’istituzione era stata costruita.

Abbiamo valori quali: VERITA’ - AMORE - FEDE

La Verità noi non la conosciamo e abbiamo costruito un’istituzione che si pone come

obiettivo quello di giungere alla conoscenza della verità. L’istituzione è la scienza. Scopo

della scienza è di giungere alla verità dei fenomeni che si producono nella vita biologica e

sociale. Questa istituzione ha le sue metodologie, ha i suoi scienziati e ha un linguaggio solo

per gli addetti a questa istituzione.

L’Amore noi non lo vediamo ma si può osservare ad es. un fidanzamento e le regole che vi

sono all’interno del rapporto.

La Fede , noi osserviamo delle cose ma non siamo in grado misurare la fede delle persone.

Il potere come potere di gestione di contraddizioni viene definito da Crespi come la

capacità individuale e collettiva di gestire le contraddizioni che nascono dal rapporto

tra la necessità di determinatezza simbolico-normativa e l’indeterminatezza che

deriva dalla complessità dell’agire. Il vero potere è per Crespi sta nella capacità di

gestione delle contraddizioni fra il valore, l’istituzione in cui si incarna questo valore e le

pratiche della vita quotidiana, ciò che l’esperienza mi fa incontrare; e ciò che l’esperienza mi

fa incontrare può apparire in tante circostanze contraddittorie con l’istituzione simbolico-

normativa che rappresenta il valore.

4.1 Potere individuale

Dal punto di vista dell’individuo che cos’è che fa si che un individuo sviluppi un potere

intrinseco (Potere soggettivo)? Per capire questo partiamo dal processo di socializzazione,

un processo attraverso il quale la società si riproduce, dove i singoli individui imparano a

stare dentro la società, imparano a capire cosa gli altri si aspettano da te e che cosa tu ti vuoi

aspettare dagli altri; è quel processo attraverso il quale noi apprendiamo i ruoli sociali cioè

apprendiamo a comportarci in maniera adeguata all’interno dei differenti gruppi sociali dei

quali facciamo parte. E’ un processo di formazione della personalità che fa uscir fuori

dall’istinto e ti da quegli elementi che ti fanno stare in linea di principio bene vicino agli

altri. E’ un processo duro da subire ma senza il quale non si può stare dentro la società. Il

fallimento del processo di socializzazione crea dei devianti. E’ il processo attraverso cui la

società tramanda se stessa.

Nella I fase della socializzazione (primaria) ci viene trasmesso tutto ciò che ci rende

simili agli altri. In questa prima parte si devono dare tutti gli attributi necessari ad esser

simili agli altri: la stessa lingua, religione, tipo di educazione,valori.

Nella II fase della socializzazione (secondaria) ciò che viene insegnato sono quegli

elementi che ti rendono diverso dagli altri che ti formano in quanto individuo ed in quanto

individuo sarà chiamato a svolgere dei ruoli specifici. Qui sarà marcata la differenza rispetto

agli altri attraverso un percorso di traduzione di valori per cui tu diventerai qualcuno

( ingegnere, meccanico ecc.). L’individuo alla fine diventerà un individuo ben integrato ( se

il processo di socializzazione ha avuto effetti positivi) nella società perché ha capito i

contenuti che gli venivano trasmessi, aveva le facoltà per intendere i contenuti che gli

vengono trasmessi; aveva la disponibilità ad accettare i contenuti che gli venivano trasmessi;

aveva la volontà di adeguare il suo comportamento a queste aspettative sociali. Alla fine

l’individuo diventa un misto tra ciò che mi accomuna a te e ciò che mi rende differente da te.

La socializzazione crea un’identità idem cioè quella che valorizza gli elementi di similarità, e

un’identità ipse che è quella che invece valorizza le differenze, le mie specificità rispetto a

quelle degli altri.

Qual è l’individuo che sviluppa un maggiore potere intrinseco? Ci possiamo trovare di

fronte a due forme di eccesso: la prima è l’”Eccesso di singolarità”. Ci possiamo trovare

di fronte ad individuo particolarmente eccentrici che accentuano ciò che li differenzia dagli

altri in maniera pressoché assoluta ( es. il folle). Questa singolarità portata all’eccesso

comporta l’incomunicabilità, comporta l’incapacità di comunicare con gli altri e comporta

che gli altri non ti accettano. Porta quindi alla devianza o alla marginalità sociale. Non si

detiene potere perché si è eccessivamente diverso dagli altri ma nella stessa condizione ci si

trova quando c’è l’altro tipo di eccesso: “Eccesso di similarità”. Quando la I fase del

processo di socializzazione viene assimilata in maniera piatta, assimilata all’eccesso a ciò

che mi rende uguale al modello che mi è stato trasmesso che non mi differenzia come

individuo, questo fa si che io sia uno che è dato per scontato, che perde di potere.

Quando un individuo per Crespi sviluppa un potere intrinseco? Quando riesce a gestire le

contraddizioni tra la determinatezza della sua identità idem e l’indeterminatezza della sua

identità ipse; cioè quando riesce a mantenere una certa imprevedibilità, quando riesce ad

interpretare in maniera originale un ruolo. Il grado massimo di valore che si può giungere

in quanto potere intrinseco è il potere del genio innovatore cioè di colui che ti propone

cose radicalmente inaspettate, diverse, che accentuano la sua identità ipse ma che al tempo

stesso le sa comunicare in maniera tale da renderli accettabili. Quindi l’individuo che

gestisce queste contraddizioni tra identità idem e ipse è un individuo che esercita, che è

portatore di un potere intrinseco; questo potere nella relazione con l’altro può essere usato

per promuovere l’autonomia e per far crescere anche il potere dell’altro oppure può essere

usato in una pura logica di dominio e per Crespi l’uso che non rimandi alla logica del

dominio è un uso di questo potere che sia fondato sul senso di responsabilità verso l’altro

per colui che è soggetto al tuo potere.

4.2 Il potere attribuito

Potere estrinseco o potere attribuito è il potere che viene conferito a determinati soggetti

ai quali ciascuno di noi cede del potere. Perché ubbidiamo a questi soggetti?

Sostanzialmente si ubbidisce per due ragioni:

Paura, la paura per le sanzioni a cui io posso andare incontro se disubbidisci a coloro che

detengono il potere;

L’obbedienza per chi crede in quell’istituzione, perché si crede in quella norma.

In realtà stiamo ragionando su due elementi che spesso vanno di pari passo Questi due

elementi nella pratica quotidiana si accompagnano e si rinforzano a vicenda. Dare potere

agli altri riduce la complessità della nostra esistenza e in qualche modo assicura che nella

società ci sia la possibilità di arrivare ad un equilibrio del potere intrinseco cioè

l’oscillazione tra determinatezza delle istituzioni degli orientamenti simbolico-normativi e

l’indeterminatezza della prassi, della nostra vita quotidiana. Il potere estrinseco assolve ad

alcune funzioni; la prima funzione è quella di definire gli ordini normativi cioè un potere

legislativo che stabilisce le norme, regole della convivenza sociale. Ancora il potere

estrinseco ha potere di interpretare queste norme, di discrezionalità nell’applicazione di

queste norme e ovviamente deve svolgere una funzione di controllo relativamente

all’attuazione di questo ordinamento, è il potere amministrativo dove vi sono i funzionari che

sono preposti al controllo, mantenimento dell’ordine sociale, potere giudiziario. Atra

funzione del potere estrinseco è che questo potere deve essere in grado di produrre decisioni

e cioè un potere esecutivo e queste decisioni sono decisioni di attuazione degli ordinamenti

oppure sono delle decisioni per poter riassumere quando ci troviamo in situazioni in cui non

esistono delle regole precostituite, non esistono degli orientamenti o delle regole già fissate.

Se il potere è tale deve essere potere che sia in grado di operare anche rispetto alle eccezioni,

rispetto agli imprevisti. Così descritto il potere sembra questo soggetto che crea le norme, che

controlla la questione delle norme, che punisce laddove le norme non vengono rispettate.

Quindi il potere è garante delle norme ma in realtà se ci pensiamo bene il potere è anche la

possibilità di trasgressione delle norme. Coloro che detengono il potere possono cambiare le

norme. Esiste una distrazione di un certo tipo, arriva un nuovo governo e questi ha il

compito di mantenere gli ordinamenti e di cambiare le norme, di abolire certe norme e di

sostituirle con altre. Deve far questo in che modo? Ci sono due maniere attraverso cui questo

può accadere:

Una maniera è quando questi cambiamenti, queste possibilità di modificare le norme

avvengono all’interno di un quadro istituzionale di cui si garantisce la continuità;

Un’altra maniera può avvenire secondo una natura rivoluzionaria, la conquista del potere è

una conquista che mi può consentire di arrivare ad un mutamento radicale degli ordinamenti

in base ai quali si garantiva l’ordine sociale.

Per Crespi l’ideal-tipo di detentore del potere estrinseco è una specie di miscuglio fra le

VOLPI e i LEONI.

Le VOLPI sono quelli che arrivano al potere attraverso la furbizia, sono quelli che arrivano

al potere perché sono innovative, aperte al compromesso perché vogliono cambiare le cose,

perché sono disincantate non sono affezionate a ciò che c’era prima; non sono neanche in

grado di utilizzare la forza, sono persone furbe, molto pragmatiche. Se c’è da cambiare le

cose, le cambiano.

I LEONI invece sono uomini tutti d’un pezzo. Quelli che hanno una visione forte

dell’uomo e della società, quelli che, se necessario, usano la forza per arrivare al potere, per

difendere gli ordinamenti.

L’ideal-tipo del potere estrinseco rappresenta l’insieme di persone in grado di dare

certezze e stabilità all’assetto sociale assumendo su di se la responsabilità i dubbi e i

rischi che sono propri delle decisioni contingenti ovvero queste persone devono

essere in grado di consentire l’adattamento e la trasformazione dell’ordine sociale

pur garantendone la continuità.

IL detentore del potere estrinseco di che cosa deve essere capace? Cos’è che noi diamo a lui

in cambio del fatto che gli abbiamo conferito il potere? Deve assumersi le responsabilità,

quest’ultime sono delle responsabilità di decidere nelle situazioni di incertezza, in situazioni

di dubbio decidendo di assumere i rischi di questa decisione. Questi soggetti sono in grado

anche di gestire il potere in modo tale che le trasformazioni della società trovino un

riverbero nelle trasformazioni dell’ordine sociale. I cambiamenti possono portare all’evento

rivoluzionario o ci possiamo trovare di fronte a delle istituzioni che sono in grado di

accogliere, di leggere e governare il cambiamento, quindi in grado di adattarsi ai

cambiamenti presenti dentro la società. In questo senso il tipo ideale del potere estrinseco è

detenuto da colui che è capace di fronte alla trasformazione dell’ordine sociale; da un lato

trasformando l’istituzione; dall’altro evitando l’eccesso del movimento rivoluzionario con

un processo di natura riformista quindi garantendo continuità a quel percorso ma non di

riproporre l’istituzione o l’ordine sociale tale e quale per come è sempre stato ma

adattandolo ai cambiamenti che sono presenti dentro la società.

Il “potere sociale” è la capacità di mantenere questa equidistanza tra la

determinatezza del momento normativo, cioè la norma che fissa la società in un

determinato momento storico, e l’indeterminatezza che deriva dalla continua

esigenza di adattarci al mutamento sociale, all’agire. Se ci si fissa troppo sulla

determinatezza del momento normativo si cade in un ritualismo burocratico.

Lo stesso avviene se eccediamo sull’altro versante cioè l’indeterminatezza perché può

diventare un puro arbitrio, anomia.

4.3 Il potere come struttura

Il potere come struttura è quel potere conferito in quanto, non tanto legato alle caratteristiche

della persona, esito ed attuazione del funzionamento di una istituzione o una struttura

sociale. Le istituzioni creandosi dettano le loro norme, le loro regole di funzionamento e

dentro queste norme sono previsti anche i meccanismi di conferimento del potere e di

riproduzione del potere. In questo caso il potere è effetto dell’esistenza di una struttura

sociale, dello status che si ha per nascita, del percorso istituzionale a cui si è partecipato.

CAP III

POLITICA, STATO E CITTADINANZA

1. Lo Stato come cuore della politica in epoca moderna

Che cos’è lo Stato? Viviamo all’interno di un mondo che è fatto di Stati. La stragrande

maggioranza delle persone vive all’interno di uno Stato e vivere all’interno di questo non è

il frutto di una opzione. Ad uno Stato si appartiene per nascita, nasciamo in un determinato

territorio e già per il semplice fatto di essere nati su quel territorio entriamo a far parte di

uno Stato ed applichiamo i diritti e gli obblighi che derivano dal vivere i n quella

determinata parte di territorio. Ma nel mondo o ci sono solo gli Stati, ci sono anche organi

sopranazionali. Anche queste organizzazioni hanno influenza sulla nostra vita però sono

associazioni volontarie alle quali ciascuno Stato è libero di aderire oppure no. Questa libertà

non c’è nei confronti dello Stato. Nasciamo e facciamo parte dello Stato e non c’è alcun atto

volitivo in questo. Ma che cos’è questa istituzione? Incominciamo con una definizione di

Weber. Per Stato si deve intendere un’impresa istituzionale di carattere politico nella

quale e nella misura in cui l’apparato amministrativo avanza con successo una

pretesa di monopolio della coercizione fisica legittima, in vista dell’attuazione degli

ordinamenti. La caratteristica principale di questa istituzione sta proprio nel fatto che

diventa l’unica istituzione che può legittimamente usare la coercizione e l’uso della

coercizione e forza fisica è garantito dall’esistenza di funzionari di un apparato burocratico

amministrativo che è preposto all’attuazione degli ordinamenti statuali. Lo Stato è un

sistema di solidarietà o quanto meno aspira ad essere un sistema di solidarietà cioè un

sistema che in linea di principio abolisce le differenze che ci sono fra i singoli individui

rendendoci tutti uguali in quanto cittadini. La legge è uguale per tutti quelli che sono

sottoposti al potere dello Stato. L’aspetto coercitivo si concretizza nel fatto che in nome

dello Stato in nome del popolo italiano facciamo le leggi. E’ in nome dello Stato che si

applica la giustizia che si creano dei sistemi di tassazione che dovrebbero essere il principio

che conferma l’uguaglianza di opportunità per i cittadini e quindi che consente la

redistribuzione sociale delle risorse. E’ in nome dello Stato che si mettono le persone in

carcere, che si può arrivare al punto di chiedere la vita stessa per lo Stato. Quindi

l’accezione Weberiana, l’esistenza dello Stato, è fortemente connessa ad un criterio di

legittimità che in tanti casi può essere criterio disatteso. Sappiamo che ci sono Stati, dove

l’uso della forza e l’esercizio del potere non si regge su criteri di legittimità. Sappiamo che

ci sono Stati Totalitari, Stati Autoritari, Dittature. Usando queste categorie potremmo

interpretare ciò che è accaduto di recente nei paesi dell’est europeo col crollo del muro di

Berlino proprio come l’evidenziarsi di una crisi di legittimità di quei poteri. Lo Stato allora

si può accettare in quanto sistema di solidarietà e in quanto credenza nella legittimità degli

ordinamenti in cui si forma. Lo Stato si può accettare anche per altre ragioni: perché non si

vogliono pagare le conseguenze della disubbidienza alle leggi; si può obbedire anche per

apatia; per interesse; per cinismo. La legittimità, quindi, è una ma non è l’unica spiegazione

del perché uno Stato possa continuare ad esistere.

Come nasce uno Stato?

Inizialmente può nascere come un’associazione volontaria di individui o di gruppi politici

minori i quali possono decidere di convivere su un determinato territorio riconoscendo un

ordinamento unico e un potere garante di questo ordinamento unico per tutti. E’ il caso degli

Stati Uniti d’America. La nascita degli Stati Uniti è una volontà espressa da comunità

politiche di creare uno Stato unico fra stati che prima erano autonomi. E’ la maniera

attraverso cui nasce lo Stato polacco nel 900 quando tante comunità, tante tribù decidono di

sottomettersi ad un unico principe. Quindi lo Stato può nascere come azione volontaria. Se

questo è un percorso inclusivo l’altro percorso va nella direzione opposta.

Lo Stato può nascere come desiderio di separarsi da uno Stato preesistente. (Per esempio:

come nascono la Lettonia, Estonia, Lituania, Slovenia, Serbia o la Croazia? Prima c’era la

grande Unione Sovietica ed ora questi stati che si sono scissi da quel potere centrale e si

danno delle istituzioni autonome).

Ancora lo Stato può nascere come esito di una lotta per l’indipendenza. Proviamo a pensare

a tutti i movimenti di decolonizzazione presenti negli anni ’60.

In ogni caso questa volontà libera, queste intenzioni libere che consentono la nascita dello

Stato, una volta che lo Stato è nato trasformano questa associazione libera in

un’associazione non più volontaria ma i un’associazione coercitiva per coloro che fanno

parte dello Stato.

Dal punto di vista di concezione generale dello Stato potremmo distinguere due grandi

filoni:

Il primo filone è rappresentato dagli studi degli studiosi Non Marxisti per i quali lo Stato

rappresenta un’istituzione neutrale e necessaria per mantenere l’ordine, per controllare i

conflitti interni fra gli individui o fra i differenti gruppi sociali , per definire e perseguire gli

obiettivi economici e sociali di una determinata società;

Nella concezione Marxista invece lo Stato è lo strumento della classe economica più potente

che proprio grazie allo Stato, ai suoi ordinamenti e al suo potere coercitivo, questa classe

diventa oltre che economicamente più potente, diventa anche politicamente più potente cioè

una classe dominante. Lo Stato in questa concezione non è per niente un’istituzione neutrale

ma è strumento creato dalla borghesia per sottomettere e sfruttare la classe dominata.

Vediamo ora da un punto di vista storico, come si arriva alla nascita dello STATO

MODERNO. Cominciamo a farlo analizzando il “Sistema Feudale”.

Esso è un sistema che ha una lunga durata nel corso del tempo, che ha una articolazione ben

definita del potere politico. E’ un sistema in cui domina la dimensione localistica.

L’esercizio del potere è un esercizio diffuso all’interno di questo mondo e che caratterizza il

mondo feudale come un mondo di poteri locali. Il potere è esercitato a livello locale e il

soggetto che esercita questo potere è il feudatario che amministra concretamente la giustizia,

che riscuote la rendita, impone la tassazione o dei pedaggi a coloro che attraversano il

territorio del suo feudo. Egli ha degli obblighi di natura militare e fiscale nei confronti del

Re. Il “Sistema Feudale” è un sistema all’interno del quale le tendenze centralistiche del

potere sono deboli. C’è la figura dell’imperatore ma il suo potere è un potere mitigato dalla

incapacità che lui ha di attuare l’uso diretto della forza, del controllo sociale, dall’incapacità

che ha di avere un’amministrazione propria del territorio, dei funzionari, degli

amministratori che garantiscano il governo del territorio e l’attuazione degli ordinamenti. Il

mondo feudale è un mondo di guerre continue e di esaltazione delle virtù guerresche dove

c’era la figura del cavaliere. Questa forma di organizzazione del potere era alla mercè dei

feudatari in cambio dei servizi che i feudatari offrivano al Re, quest’ultimo concedeva loro

dei benefici e spesso non interferiva nell’arbitrarietà con cui i feudatari localmente

esercitavano il loro potere. Non lo poteva fare perché non aveva un esercito proprio.

Quali sono dunque le origini dello STATO MODERNO?

Lo STATO MODERNO è l’esito dei meccanismi che fanno si che il potere si

concentri, non sia più diffuso ma diventi un potere nelle mani di un unico soggetto.

Quindi arrivare allo STATO MODERNO è esito di un processo dove questo

accentramento può essere lecito dell’uso della forza quindi del sottomettere ad un unico

soggetto i poteri presenti su un determinato territorio. Può essere esito di azioni

diplomatiche, può essere esito di matrimoni. Attraverso guerre, diplomazie, matrimoni tra

potenti si arriva a definire quel monopolio della violenza legittima esercitato da un unico

sovrano e questo monopolio si regge su leggi dinastiche della successione, si trasmette da

padre in figlio. Si regge sulla forza della tradizione e la legittimità all’esercizio del potere è

da ritenere che chi governa ha il potere di farlo e che questo potere gli deriva dalla

tradizione.

2. L’evoluzione delle forme della politica “dal basso” e “dall’alto”:

cittadinanza e tipi di Stato

Com’è possibile che nasca questo Stato?

Comincia a nascere quando c’è la possibilità di creare grandi eserciti e quindi quando esiste

un potere che ha le risorse economiche per pagare direttamente dei soldati ovvero per

costringere dei contadini a lasciare le loro occupazioni per diventare militari. Si può parlare

di Stato quando nasce una moderna burocrazia cioè quando si arriva a trasformare le

cariche in uffici e quindi quando il conferimento di determinate funzioni non dipende più

da una volontà mutevole del detentore del potere ma è statuito all’interno di determinati

ordinamenti. Quando si creano dei percorsi per accedere all’interno di determinati

ordinamenti, quando si creano dei percorsi per accedere a determinate cariche e soprattutto

quando queste cariche non sono più proprietà di colui che le detiene, non sono più cariche o

funzioni che io posso trasmette ai miei figli; ma queste cariche e funzioni sono contemplate

all’interno di un sistema di regole dove tu non puoi trasferire la carica e dove tu utilizzi degli

strumenti, che occupi un ufficio di cui non sei proprietario e dove soprattutto le decisioni

che tu sei chiamato ad assumere non dipendono dalla tu volontà o dal tuo capriccio o dalle

tue simpatie ma sono l’esito dell’applicazione degli ordinamenti statuiti. Ma bisogna anche

accentrare il monopolio fiscale non devono essere più i singoli feudatari a riscuotere le

tasse, il Re si da una sua amministrazione che vada a riscuotere le tasse. Ci deve essere

un’unica moneta ed è il Re che conia queste monete e ci sono delle manifatture che

cominciano ad essere di tipo statale. E’ il Re che crea posti di lavoro, che crea imprese e si

può andare a lavorare lì. In fine la giustizia non è più lasciata all’arbitrio del singolo

feudatario su ciascun territorio ma il Re pretende per se il monopolio dell’amministrazione e

della giustizia. Si capisce che questo rappresenta una rivoluzione che tocca degli interessi

consolidati per secoli perché nel momento in cui si comincia a costruire un potere centrale

coloro che detenevano i mille poteri locali diffusi nella società feudale da un lato venivano

espropriati dall’esercizio del potere, non possono più loro andare a riscuotere le tasse,

amministrare la giustizia a loro piacimento ma ciò che provocherà grandi cambiamenti

rivoluzionari è il fatto che il feudatario perde il suo ruolo sociale, mentre prima si

riconosceva il fatto che adempisse a degli obblighi sociali, svolgevano una funzione sociale

forte. Nel momento in cui il feudatario è espropriato di queste sue prerogative restano

soltanto i privilegi di cui godeva. Allora la sua figura, la nobiltà, diventa una figura

socialmente insopportabile perchè ha privilegi ma non svolge più funzioni sociali, diventa

insopportabile “dal basso” in un desiderio di liberazione che si muove attraverso la spinta

popolare e diventa insopportabile “dall’alto” poiché il Re per accentrare il potere deve

schiacciare il potere della nobiltà. Per questo tale figura poi sparisce progressivamente e per

questo contro questa figura si produrranno anche gli esiti della Rivoluzione Francese. Lo

Stato Feudale è uno Stato gerarchicamente precostituito dove dai servi della gleba fino

all’imperatore c’è una gerarchia rigida, accanto o sopra l’imperatore c’è questa convivenza

con la figura del papato in quanto ciò che conferisce potere, ciò che conferisce autorità e

questa legittimazione di natura teocratica, c’è un Dio che ha stabilito tutte queste cose.

Le trasformazioni di questo sistema che hanno la loro base in cambiamenti che si verificano

all’interno della società ed in particolare dall’apparire di nuove professioni e nuovi classi

sociali, è l’apparire di una classe sempre più potente che è quella dei commerciati,

imprenditori che vivono all’interno delle città. Ovviamente per costoro l’economia feudale

va troppo stretta, è un’economia chiusa. Questi per i loro traffici, per le loro produzioni, per

i loro commerci hanno bisogno di poter andare lontano, hanno bisogno di un’economia

aperta e hanno bisogno di un tipo di potere che non sia un potere capriccioso che non sia un

potere cangiante, ma di un potere che abbia regole definite e durevoli nel corso del tempo.

Questo rappresenta una spinta propulsiva dal basso allo scardinamento dell’economia

basata sul feudo ed origina l’altro sistema economico che andrà a consolidarsi, il sistema

produttivo capitalista.

La seconda dinamica che da origine allo Stato è una dinamica di natura culturale ed ha a che

vedere con la fine del cattolicesimo in quanto religione generale professata dentro l’Europa.

La Riforma Protestante crea nel cuore dell’Europa la possibilità di scegliere ma che diventa

fonte di conflitto. Ci sono le guerre di religione e allora c’è bisogno di una autorità che

superi l’autorità che detengono le singole religioni che esso sia al di sopra di esse. E’ la

necessità di uno Stato Sovrano che faccia da garante alla coesistenza fra religioni differenti.

Lo Stato può nascere in quanto espropria e svuota i poteri preesistenti e accentra il potere

su di se. Svuota la feudalità, i feudatari dai ruoli che svolgevano; svuota la chiesa

dall’esercizio di determinati poteri. La stessa parola secolarizzazione ha origine in seguito

ai Patti di Varsavia quando le proprietà della chiesa diventano proprietà dello Stato. Quindi

lo Stato concentra su di se i poteri, si da una propria amministrazione.

Weber vede un’analogia tra origine dello Stato e origine del Capitalismo. Così come

l’origine dello Stato sta nell’espropriazione del potere detenuto da tanti singoli, l’economia

capitalista arriverà all’espropriazione del potere detenuto dai piccoli produttori autonomi. Lo

Stato crea una dimensione del NOI che vuol dire riconoscere come esterni, come altri

coloro che stanno ai confini di questo Stato; vuol dire quindi creare una comunità politica

dove vi è un unico monopolio nell’esercizio del potere; vuol dire anche una trasformazione

dentro i ruoli sociali, come si diceva prima lo Stato è un sistema di solidarietà, lo Stato ci

rende uguali è il processo per cui dentro lo STATO MODERNO che sta nascendo ci

rende tutti uguali la parola sudditi cioè tutti quanti siamo soggetti al potere di un unico

sovrano. Da questa dimensione che abbiamo , di uno che è al di sopra della legge e tutti gli

altri che sono uguali in quanto soggetti alla legge, si evolverà piano piano attraverso delle

tappe:

La prima tappa è la richiesta da parte dei sudditi ed il riconoscimento, da parte di coloro che

detengono il potere, dei diritti civili che si ottiene attraverso una relazione di scambio; da un

lato i sudditi riconoscono che l’uso legittimo della forza è interamente nelle mani del

sovrano e quindi rinunciano ad esempio a farsi giustizia da se, all’uso privato della forza

per risolvere le questioni che possono nascere all’interno del movimento sociale; dall’altra

parte però i sudditi riconoscendo questa autorità in cambio vogliono riconosciuti i diritti

civili (diritto all’integrità della persona, diritto alla scelta del domicilio ecc.). Questo è uno

scambio conveniente per entrambi le parti.

Il passaggio successivo è il passaggio relativo all’ottenimento dei diritti politici cioè il diritto

ad essere rappresentati laddove il potere crea le norme e gli ordinamenti. Questo diritto è

rivendicato da coloro che dentro la società sono in ascesa, che stanno crescendo da un

punto di vista economico e vogliono avere accesso e rappresentanza anche all’interno della

sfera politica. Non ci può essere un Re che ti chiede i soldi attraverso i suoi funzionari

senza che lui abbia una rappresentanza. E’ l’origine del suffragio elettorale di una società,

di uno Stato che prima trova delle rappresentanze di interessi fondata sui ceti che prima

comincia a riconoscere il diritto di voto fondato sulla capacità retributiva dei soggetti.

Passaggio successivo è al suffragio universale maschile, diritto di rappresentanza è un

diritto per tutti cioè per tutta la popolazione maschile. Dopo ciò vi è il passaggio al suffragio

universale maschile e femminile e questo ampliamento della possibilità di partecipazione

proseguirà nella storia con un altro elemento: con l’abbassamento dell’età in cui si può

votare; quindi un ulteriore processo di inclusione rispetto alla possibilità di rappresentare

fino ad arrivare da ultimo, dibattito attuale, all’inclusione di una nuova categoria cioè di

coloro che non hanno la cittadinanza ma per ragioni di lavoro stanno all’interno di un’altra

nazione.

Come si arriva al terzo stadio di riconoscimento dei diritti sociali? Il ragionamento gira

attorno al fatto se c’è veramente partecipazione, libertà di espressione di consenso o di

dissenso e se possibile diventare veramente cittadini ed esserlo a tutti gli effetti. Perché

questo accade è necessario che tutti quanti noi abbiamo riconosciuti tutta una serie di diritti

che ci rendono veramente liberi, in grado di esprimere consenso o dissenso, cioè i diritti

sociali (diritto alla salute, all’istruzione ecc.). Se veramente lo Stato è un sistema di

solidarietà, se è vero che di fronte a questo potere siamo tutti uguali, questa uguaglianza non

può essere solo formale bensì diventare sostanziale, reale. Allora lo Stato Sociale nasce

attorno a questa scommessa, alla promozione di iniziative di diritti che garantiscano la libera

circolazione di idee, che garantiscano una separazione tra i differenti poteri.

I grandi cambiamenti di natura rivoluzionaria, istituzionale, provengono costantemente da

spinte che sono da parete di coloro che non detengono il potere ma che non occupano una

posizione marginale bensì che devono migliorare le loro condizioni e migliorando le proprie

condizioni rivendica spazi di rappresentanza.

3. Lo Stato autoritario e lo Stato totalitario

Abbiamo visto la nascita dello Stato Liberale, Democratico e sociale. Il percorso che

abbiamo osservato parte dalle forme dello Stato Assolutista fino ad arrivare alle forme dello

Stato liberal-democratico. In realtà sappiamo che all’interno del mondo gli Stati non sono

Stati in cui vige una Democrazia, ci sono altre forme di governo che sono caratterizzate per

regimi Totalitari o Autoritari. Con che cosa abbiamo a che vedere?

Con forme di governo dettati da REGIMI AUTORITARI all’interno dei quali l’esercizio

del potere non è legittimato da consenso generale. Siamo di fronte a potere dispotico,

dittatoriale che possono in alcuni casi derivare dall’uso della forza es. regimi militari, o che

possono derivare dall’uso della forza che può essere acquisita attraverso la disponibilità di

ingenti patrimoni.

I REGIMI TOTALITARI. Che cosa hanno in comune con un Regime Democratico? E

che cosa differenzia un Regime Totalitario da un Regime Autoritario?

In entrambi i regimi non vi è Democrazia e non vi è democrazia pur se ci sono delle

elezioni, e queste elezioni si ripetono nel corso del tempo ma non sono elezioni libere, il che

non vuol dire che vi sia un unico partito, però, anche laddove sono previsti più partiti in

formale competizione tra di loro, c’è il fatto del predominio indiscusso di uno su tutti gli

altri; e gli altri anche laddove vengono fatti continuare ad esistere, non hanno alcun potere di

espressione del dissenso. Quindi siamo di fronte a quel regime completamente diverso, da

una parte c’è la Democrazia c’è il voto libero, dall’altra parte non c’è alcun voto libero non

c’è alcuna democrazia. Tuttavia i Regimi Totalitari e le Democrazie hanno un elemento in

comune: entrambe queste forme di governo puntano l’attenzione e richiedono la

partecipazione dei cittadini. Nella Democrazia è richiesta la partecipazione dei cittadini

perchè è grazie a questa partecipazione popolare e all’espressione del voto che si arriva a

delle forme di governo che godono di una legittimità; si governa nel nome del popolo che

ha eletto. Ma anche i Regimi Totalitari sono regimi che richiedono la mobilitazione

popolare. Per quale ragione dovrebbero farlo? Per quale ragione se poi in realtà non c’è una

Democrazia sostanziale? Per quale ragione se poi alla fine dobbiamo votare per un partito

unico? La ragione è che i Regimi Totalitari differentemente da quelli Autoritari non si

accontentano di avere ubbidienza, non si accontentano di tenere potere con l’uso della forza,

ma richiedono l’adesione all’ideologia del partito unico come una adesione entusiastica.

Non basta a quei regimi che tu obbedisca; devi anche scendere in piazza per osannare il

leader di quel partito, devi iscriverti al partito, devi partecipare alle manifestazioni e

organizzazioni che il partito crea all’interno della società. Non basta l’obbedienza ma ci

vuole un atto di fede: credere nel partito, credere nel leader e credere che il partito e il leader

stanno lavorando per costruire una società migliore. Da un certo punto di vista i Regimi

Totalitari e Governo democratico si muovono nella stessa direzione , si muovono

chiedendo la mobilitazione delle masse. Sia il primo che il secondo, sono degli ideal-tipi.

Che cosa vuol dire la parola Democrazia? Governo del popolo. Ma sappiamo che una

democrazia perfetta non esiste. Non esiste che tutti abbiamo medesime opportunità e risorse

da mobilitare per la partecipazione. Così come non esiste un regime totalitario in forma

ideale. Totalitario vuol dire che queste forme di regime vogliono arrivare ad orientare e a

organizzare l’intera vita sociale, tutti gli aspetti della vita sociale. Perché dovrebbero avere

questa ambizione? Perché non basta mettere in atto dei meccanismi dei meccanismi che ti


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Exxodus

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze Sociali Prof.

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