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Sociologia politica – prof. Vezzoni

La politica viene definita come "l’attività o il processo attraverso cui determinati gruppi raggiungono e applicano decisioni vincolanti che incidono sulla collettività nel suo complesso" (Hague, Harrop, 2011). È un’attività relazionale nella quale si confrontano gruppi di persone per arrivare a una decisione che vincola il gruppo al quale si applica la decisione.

Elementi della politica in inglese

In inglese vengono distinti tre elementi della politica:

  • Politics: la gestione del potere e il conflitto tra i gruppi. Rimanda alla dimensione procedurale della politica, in particolare al potere e al conflitto tra gli attori politici (la lotta per il potere risente del declino delle ideologie tradizionali e dello sviluppo della personalizzazione della politica).
  • Polity: quella comunità organizzata politicamente che prende decisioni. Allude alle istituzioni ma anche alla questione dell'identità, della cultura politica che lega i cittadini alla comunità stessa in termini di sentimento di appartenenza e di identificazione con il territorio.
  • Policy: le decisioni, l’output del sistema politico e dei processi di decisione che avvengono a livello di governo.

Un elemento che accomuna le definizioni di politica è che in qualche modo è radicata all'interno di una comunità nella quale emergono i decisori e la comunità vincolata dalle decisioni dei politici. Da qui deriva la rilevanza di studiare sia la politica nella società che la società nella politica (come le dinamiche sociali influenzano le dinamiche della politica, del sistema politico).

Ci sono tanti modi per definire la politica, ma il punto fondamentale è che secondo una lettura strettamente legata allo studio della politica la società è sempre presente. Per esempio, la definizione di politica fornita da Weber "con il termine politica intendiamone La politica come professione recita che riferirci alla direzione o all’influenza esercitata sulla direzione di un gruppo politico, vale a dire - oggi - uno stato", "ma che cos’è, dal punto di vista sociologico, un gruppo politico? Che cos’è uno stato?"

I paradigmi

I concetti sono gli strumenti che ci permettono di comunicare e comprenderci reciprocamente; attraverso un concetto astratto si possono raccogliere e riconoscere molti oggetti concreti. Nella vita quotidiana, la definizione di concetti è intuitiva e implicita, ma in un ambito accademico, scientifico, professionale, più astratto, Thomas Khun è necessaria una definizione esplicita. Ne La struttura delle rivoluzioni scientifiche, 1962, definisce il paradigma come: una prospettiva che va oltre una semplice teoria e che prevede uno stretto legame tra approccio teorico e criteri di ricerca empirica. Il paradigma è quello che viene ritenuto scienza in un certo periodo storico.

La posizione dominante di un paradigma non è un puro fatto di verità ma è questione di dinamiche sociali, perché rappresenta gli interessi di un gruppo dominante. Questo tipo di lettura, importante dal punto di vista culturale, deve essere in un certo senso superato: bisogna essere flessibili perché è più utile pensare alla pluralità di approcci teorici, di metodi e di tecniche come vie che possono portare alla conoscenza su aspetti diversi della realtà.

Weber "una sezione finita dell'infinità priva di senso definisce la cultura come dell’accadere del mondo, alla quale viene attribuito senso e significato dal punto di vista dell’uomo" [la visione ontologica sul contenuto e la natura delle cose è che l’infinità è un’infinità sommatoria di cose che non ha un senso intrinseco]. Dobbiamo accettare il fatto che altri possono affrontare il problema in modo diverso, il che può arricchire la nostra conoscenza.

Le scienze sociali sono scienze multi-paradigmatiche, ma è comunque utile avere chiaro in mente quali questioni definiscono l’approccio conoscitivo che possiamo avere alla realtà (infinita priva di senso, come la definisce Weber). Corbetta definisce:

  • Questione ontologica: le caratteristiche della realtà sociale da studiare e quindi il modo in cui viene considerata, il "che cosa" si studia.
  • Questione epistemologica: il rapporto tra chi studia la realtà – l’osservatore, il ricercatore – e l’oggetto di studio, tra "chi" e il "che cosa".
  • Questione metodologica: le modalità attraverso cui studiare quella determinata realtà, quali criteri e quali tecniche di ricerca utilizzare, il "come".

L’adozione di un paradigma presuppone la condivisione all’interno di una comunità scientifica della questione ontologica, della questione epistemologica e della questione metodologica. Nella ricerca sociale si possono riconoscere due principali paradigmi, che presentano due diversi orientamenti filosofici e che sono il riferimento per la ricerca empirica: il paradigma positivista (la prospettiva "quantitativa", la logica della spiegazione) e il paradigma costruttivista (la prospettiva "qualitativa", la logica della comprensione).

Assunti Approccio positivista Approccio costruttivista
La natura della realtà La realtà è obiettiva e unica. La realtà è oggettiva e molteplice.
La relazione tra ricercatore e oggetto di studio Il ricercatore è indipendente dalla realtà osservata. Il ricercatore interagisce con la realtà osservata.
Il ruolo dei valori Ricerca indipendente dai valori. Ricerca impregnata di valori.
Linguaggio di ricerca Formale, basato su insieme di definizioni, impersonale e con termini quantitativi. Informale, con definizioni che evolvono, personale e con termini qualitativi.
Processo di ricerca Deduttivo, causa ed effetto, indipendente dal contesto. Le categorie sono isolate prima dello studio. Generalizzazioni che conducono a spiegazioni e previsioni. Induttivo, con fattori in interazione molteplice. Le categorie di analisi emergono dalla ricerca. Teorie sviluppate attraverso la "comprensione" dei fenomeni.

In genere si attribuisce la nascita della corrente intellettuale del positivismo ad Auguste Comte, l’ideatore del neologismo "sociologia", il suo approccio più che scientifico è teologico, ma ha dato un contributo estremamente influente, tanto che il suo motto "ordine e progresso" si trova nella bandiera del Brasile. Per le scienze sociali, l’autore di riferimento relativamente al filone di ricerca positivista è invece Emile Durkheim; egli sostiene che l’oggetto delle scienze sociali non sono le azioni degli individui ma i fatti sociali, l’insieme di quello che avviene. Per cui nella sua opera suicidio egli non studia il suicidio in termini psicologici ma studia la sua variabile dipendente, il tasso di suicidi, che è una proprietà che si attribuisce ma al gruppo sociale e non all’individuo.

NB: la caratterizzazione del paradigma positivista illustrata nel manuale non era più accettata già all’inizio nel Novecento. Questa caratterizzazione è quindi una sorta di spaventapasseri, in inglese straw man, ovvero una caricatura degli approcci quantitativi, che i detrattori di approcci sistemici alla conoscenza della realtà sociale utilizzano a loro favore in diatribe che di scientifico hanno ben poco. È un bias nella costruzione degli argomenti.

L’impostazione positivista riportata nel libro è superata anche nelle scienze naturali, tanto che uno dei fondamenti che ha definito lo sviluppo delle scienze naturali e della fisica nel Novecento è una formalizzazione del principio di indeterminazione di Heisenberg ('27), con il quale si stabilisce che è impossibile misurare grandezze fisiche coniugate, in relazione tra di loro perché nel processo di definizione di un delle due si altera il sistema. Quando ci si approccia all’osservazione di un fenomeno in realtà si interagisce con il fenomeno e potenzialmente lo si può alterare. Bisogna quindi essere consapevoli dell’impatto della nostra azione su ciò che si vuole osservare.

Metodo e tecniche

Per studiare il rapporto tra società e politica vengono adottate diverse strategie di indagine; a seconda dell’approccio teorico e degli obiettivi dell’indagine verranno utilizzati uno o più percorsi di ricerca empirica (mixed methods design). Ci sono due principali ambiti di metodo:

Tecniche quantitative

  • Utilizzano procedure di misurazione che puntano alla quantificazione dei fenomeni. Tendono alla riduzione esplicita dei fenomeni in un numero limitato di dimensioni che vengono inserite all’interno di un modello, ovvero il modo con cui vediamo la realtà.
  • Il ricercatore confronta il modello con la realtà per vedere se la realtà segue ciò che prevede il modello, e se questo non accade allora il modello viene ritenuto falsificato.
  • Nel modello il linguaggio è quello delle variabili, e l’obiettivo è quello di ottenere risultati generali, la cosiddetta "validità esterna".
  • Si usano tanti casi e con un approccio estensivo, per cui si fanno per esempio questionari con un numero limitato di domande a molte persone.
  • L’inchiesta campionaria (o survey, sondaggio) è uno degli strumenti più utilizzati per rilevare l’opinione pubblica; si utilizza un campione probabilistico, l’unità di analisi è l’individuo, l’interrogazione avviene generalmente attraverso un questionario (che può essere cartaceo, somministrato tramite internet ecc.) e spesso viene utilizzata la tecnica del panel, ovvero interviste ripetute nel tempo a un campione composto dalle stesse persone con almeno una parte di questionario invariata per monitorare la variazione del comportamento.
  • Anche le fonti statistiche ufficiali sono una base informativa di grande utilità per la ricerca sociopolitica; l’unità di analisi è generalmente una porzione di territorio, i dati vengono analizzati mettendoli insieme ad altre informazioni relative allo stesso territorio (le analisi ecologiche però spesso cadono nelle cosiddette fallaci ecologiche) e spesso queste fonti vengono utilizzate per creare stime dei flussi elettorali.

Tecniche qualitative

  • Utilizzano procedure di misurazione che non producono quantificazione, ma anche in questo caso è fondamentale la definizione dei concetti e la loro osservazione empirica sistematica.
  • Acquisiscono un approccio ampio e a volte olistico dei fenomeni sociali.
  • Si utilizza un linguaggio narrativo e la conoscenza ottenuta ha una validità esterna sul numero di casi limitato con approccio intensivo (si chiede tanto a pochi).
  • La procedura logica per eccellenza è la comprensione e il riconoscimento della complessità, ma anche in questo caso il falsificazionismo vale.
  • L’intervista (strutturata, semi-strutturata o non-strutturata) rappresenta uno strumento di indagine che ha la potenzialità di rilevare informazioni in modo coerente con la prospettiva cognitiva del paradigma costruttivista: viene intervistato un numero limitato di persone (rispetto ai campioni probabilistici) con il ricorso (spesso) alla figura dell’osservatore privilegiato come soggetto da intervistare, e la realtà viene costruita nel processo di interazione tra gli attori sociali nella dimensione quotidiana.
  • Sono utilizzati anche i focus group, ovvero interviste di gruppo (di una decina di persone, estranee e piuttosto omogenee sotto il profilo socioculturale) che prevedono il coinvolgimento degli intervistati in una situazione particolare, come la condivisione di un’esperienza comune, sulla quale verterà l’intervista vera e propria.

Ci sono poi le tecniche miste, che prevedono per esempio l’uso di documenti (analisi di materiali generalmente in forma scritta che contengono informazioni sul fenomeno che si intende studiare, come i programmi elettorali, gli slogan ecc.) e la ricerca in internet (social media, utilizzo di big data).

Indagini campionarie – Survey

Eisenberg credeva che esistesse un livello macro ed un livello micro, nel quale le leggi del macro non funzionano, arrivando all’idea che da processi casuali in cui non sappiamo dire con certezza lo stato delle cose si arriva a risultati a livello macro che invece sono riconoscibili, come le esperienze che seguiamo. Einstein affermava invece che "Dio non gioca a dadi", affermazione di tipo ontologico, al di là di ciò che possiamo vedere il caso non esiste: è una questione che non si può affrontare fino in fondo, la natura delle cose e il senso delle cose.

I dati vengono raccolti a livello delle persone: per ignoranza o per altri processi, ma ontologicamente possiamo pensare che un insieme di particelle che prendono scelte che sembrano estremamente uniche (elemento di vischiosità: regolarità) poi producano effetti a livello dell’aggregato sociale che sono riconoscibili. Durkheim si interessava dei cosiddetti "patti sociali", come la percentuale di suicidi in un determinato gruppo sociale come un indicatore di aspetti più profondi della società (livello di anomia, di integrazione ecc.); egli mostrava come un fenomeno individuale imprevedibile e difficilmente studiabile, una proprietà dell’aggregato ovvero il tasso di suicidi all’interno dei gruppi potesse essere studiato e fosse tendenzialmente stabile attraverso il tempo. Da qui la relazione esistente tra società – politica – sviluppo della vita individuale.

La survey è lo strumento principale della ricerca sociale quantitativa; in italiano viene tradotta come inchiesta / indagine campionaria. Viene definita per descrivere un metodo di raccoglimento di informazioni da un campione di individui. Le sue caratteristiche principali sono:

  • Unità di analisi: studia le particelle sociali, gli individui.
  • Strumento di rilevazione: intervista (attraverso le interviste si estraggono le informazioni all’intervistato).
  • Tipologia di questionario: strutturato con domande a scelta vincolata (tendenzialmente).
  • Modalità di raccolta dei dati: CAPI (Computer Assisted Personal Interview, intervista faccia a faccia), CATI (Computer Assisted Telephone Interview, intervista telefonica), CAWI (Computer Assisted Web Interview, intervista online, in passato venivano chiamate auto-somministrate) ecc.
  • Popolazione di riferimento: non può essere definita a priori ma viene definita in funzione della domanda di ricerca (es. i cittadini italiani maggiorenni, laureati anno accademico 2018-2019 ecc.).

Il principale prodotto di una survey è un dataset, una matrice di dati generalmente organizzati in modo standard nelle righe (individuo) e nelle colonne (variabili, le risposte che gli individui hanno dato alle domande del questionario). Perché questa survey campionaria possa permetterci di conoscere la realtà è importante la qualità del dato raccolto, la documentazione della survey stessa, ovvero le informazioni della survey (per poter valutare la qualità dell’informazione che abbiamo bisogna riuscire a risalire a tutte le fasi della ricerca). Il questionario contiene le domande poste agli intervistati e il campionamento è tendenzialmente l’elemento fondamentale che ci permette di dire se con le informazioni che abbiamo preso dalla sottopopolazione della popolazione di riferimento possiamo trarre delle conclusioni che riguardano la popolazione in generale; questo processo si chiama processo di inferenza.

Le regole di campionamento sono quelle che definiscono come si potrà fare inferenza sulla popolazione. Tendenzialmente ci sono due mondi per produrre il proprio campione: i metodi probabilistici (conosco la probabilità che ogni individuo entri nel campione: posso avere regole di inferenza della popolazione) e metodi non probabilistici (non è conosciuta la probabilità di inclusione degli individui che rispondono, per cui tendenzialmente non posso fare inferenza nella popolazione).

L’European social survey utilizza campionamento di tipo probabilistico, ma tante ricerche hanno un campionamento che non può essere definito strettamente probabilistico.

Le survey comparative internazionali possono essere considerate come i telescopi delle scienze sociali: è importante che siano infrastrutture e non ricerche, parzialmente materiali e in gran parte immateriali (i team di ricerca). Esse fanno survey comparative, ovvero che comparano diversi contesti, e longitudinali, ovvero che danno la possibilità di studiare la società attraverso il tempo, permettendo di studiare il cambiamento sociale. Sono basate sulla collaborazione tra università e istituti di ricerca dal basso, ma hanno un elemento infrastrutturale per cui c’è la garanzia che questi network permangano nel tempo.

Per esempio, l’Eurobarometro è finanziato dall’UE, e l’European Social Survey ha preso lo status di infrastruttura europea riconosciuta dall’UE come istituzione che ha il compito di raccogliere informazioni sullo sviluppo della pubblica opinione nei paesi europei.

Le survey accademiche non sono i sondaggi che si trovano nei giornali, che sono generalmente di attualità. Il loro principale scopo è quello di consentire l’analisi dei mutamenti sociali nel nostro paese, in comparazione con altri paesi, europei e non, e soprattutto di produrre beni pubblici (vengono finanziate pubblicamente e restituiscono un bene pubblico). Esse mettono il paese nella condizione di essere presente negli studi che riguardano per esempio lo sviluppo dell’Europa.

L’European Social Survey vede il coinvolgimento di molti paesi nella gestione delle survey.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher carola2000x di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Vezzoni Cristiano.
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