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Sociologia Politica - definizioni generali - Appunti Appunti scolastici Premium

Appunti di Sociologia politica con i seguenti argomenti trattati: partiti politici, il nome e la cosa, il partito come fenomeno storico specifico, a cosa servono i partiti, le prospettive classiche, la prospettiva sociostrutturale: partiti, cleavages e famiglie politiche, la prospettiva organizzativa, movimenti sociali, classe politica, reclutamento politico, cattolici e politica nell’Italia... Vedi di più

Esame di Sociologia politica docente Prof. P. Scienze Sociali

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ESTRATTO DOCUMENTO

CAP V

“PARTITI POLITICI”

1. Il nome e la cosa

1.1. Verso una definizione

I PARTITI POLITICI sono dei raggruppamenti di persone che si formano in funzione

di avere la forza per poter competere in vista del conseguimento di un potere. Da questo

punto di vista i partiti ci sono sempre stati nel corso della storia perché ci sono sempre

state alleanze tra le persone con lo scopo di giungere ad acquisire per se potere. Quando si

parla di partiti si intende una parte di qualcosa. Questo essere parte significa un

problema interno alla parte stessa ed indica l’esistenza si un’unità. Per poter parlare di una

parte si ha bisogno di avere come riferimento un sistema di tipo unitario, si ha bisogno di

poter tracciare dei confini precisi all’interno di un’unità. Vi è una determinata comunità

politica e per poter parlare di un partito all’interno di questa comunità si deve sezionare una

parte di soggetti che abbiano un’identità propria, in grado di definire un NOI che è diverso

dalle altri componenti che ci sono all’interno di questa comunità. Il problema che si pone

nella parte è un problema di natura interna cioè è il problema della definizione dell’identità

e delle specificità di questa parte rispetto al tutto. E’ un problema interno ed esterno.

Parlare di parte e di tutto implica anche un’altra considerazione: è che le parti possono

esserci in quanto esiste il tutto ed il tutto non guarda con sospetto alle singole parti ma

considera le singole parti come un elemento importante per il suo stesso funzionamento.

L’esperienza dell’azione politica è anche un’esperienza di solidarietà ma anche esperienza

di conflitto. E’ un’esperienza di cooperazione per governare, per attuare delle scelte si può

arrivare a dei compromessi che sono compromessi fra differenti parti di un determinato

sistema politico. Il concetto di partito è una connotazione di natura positiva che è distinta

dal concetto di fazione cioè di quelle aggregazioni che perseguono esclusivamente finalità

di parte, dei benefici che interessano una singola parte di una comunità politica. Quando

guardiamo ai partiti pensiamo ad un’aggregazione di persone con degli stereotipi quindi un

partito è un insieme di persone uguali tra di loro con uguali interessi, valori, con lo stesso

desiderio di mobilitazione ecc. In realtà i partiti non sono per nulla un soggetto omogeneo,

proprio in quanto devono formare un’identità collettiva questi devono mettere in atto delle

strategie, sistemi di riferimento dei singoli e dei valori che mettono assieme componenti

estremamente diversificate al loro interno. Dentro ciascun partito ci sono decine di

sottopartiti in quanto gruppi che competono per l’acquisizione del potere. Ci sono delle

aggregazioni che lavorano dentro il partito con la stessa logica con cui il partito lavora

dentro il sistema politico; quindi il partito come un tuttuno cerca il potere dentro il sistema

politico, dentro il partito ci sono dei gruppi che cercano il potere dentro il partito. Ogni

partito politico vi è una distribuzione più o meno di questo tipo: entro il partito ci sono

componenti più conservatrici, altri più innovatrici e una parte centrale che è quella che sta in

mezzo.

1.2. Il partito come fenomeno storico specifico

Come può nascere un partito?

Un partito può nascere in quanto riesce a tenere insieme tutti quei soggetti differenti,

nasce in quanto riesce a mantenere insieme i più conservatori con i più progressisti; i

più conservatori sono i più radicali perché se non riesce in questa operazione accade che

questa parte se ne va e diventa un altro partito quindi la capacità aggregativi di un partito va

a diminuire. Se pensiamo al leader del partito politico è la persona che incarna in qualche

maniera i valori di un partito, diventa il simbolo stesso del partito. Il leader del partito in

realtà è un uomo che deve stare in mezzo (tra conservatori e progressisti) diventa leader del

partito colui che riesce a conciliare le parti estreme tenendole assieme. Quindi nell’idea di

partito teniamo l’immagine di soggetto collettivo ma anche le ragioni per cui si partecipa ad

un partito, le posizioni, i gruppi che si creano all’interno di un partito possono avere origine

e motivazione all’azione assai differenti fra di loro. E la capacità di un partito di esistere in

quanto tale sta proprio nella capacità di tenere assieme questi soggetti differenti. Questa

capacità significa creare un IO; come partito vuol dire creare un NOI, cioè affermare qual è

il volto, quali sono i valori, gli interessi e il progetto di società che si vuole costruire.

Come nasce la partecipazione politica?

Pizzorno di ce che la possibilità dell’azione politica è data dalla creazione dentro la società

di aree di uguaglianza. L’uguaglianza è l’esito di un processo grazie al quale tante persone

che erano diseguali tra loro, in nome di un principio astratto cominciano a riconoscersi

come uguali . La società è una società di diseguali. Questa disuguaglianza ha i suoi

fondamenti nel genere, nel livello di istruzione, nell’accesso alle risorse e alla ricchezza.

Tutti questi attributi ci rendono differenti l’uno dall’altro e ci collocano stratificandoci

all’interno della società. Principio generale che ci rende uguali è un qualcosa che interviene

in questo ordine sociale che crea la disuguaglianza e lo trasforma. In nome di questo

principio generale l’ordine che c’era prima diventa un disvalore; le gerarchie che c’erano

prima vengono svalutate e si cera un altro ordine e un’altra gerarchia. Questo sentirci uguali

rende possibile la partecipazione, è la spinta alla mobilitazione, è la spinta alla nascita di un

partito politico. Questa fase ha una durata estremamente limitata perché, quest’insieme di

persone che si mobilitano, per potersi mobilitare, per poter raggiungere gli obiettivi che si

sono posti devono darsi un’organizzazione poiché devono assumere delle decisioni in

tempo breve poiché le varie funzioni che sono chiamati a svolgere vengano svolte in

maniera più precisa, più puntuale. Devono darsi un’organizzazione perché per competere,

per conquistare il potere , questa nuova area di uguaglianza che è nata ha bisogno di essere

capace di agire. Ma l’organizzazione di fatto cosa fa? Reintroduce la disuguaglianza.

Perché si fa nascere un partito?

Per avere uno strumento per intervenire dentro delle decisioni di natura politica, uno

strumento che da la possibilità di competere sullo scenario politico. Oggettivamente quando

ci si da un’organizzazione vi si disegnano dei ruoli. E disegnando dei ruoli oggettivamente

dentro questo gruppo ci sono ruoli differenti, hanno più potere degli altri, più prestigio. Per

queste persone il partito diventa fonte di reddito, di prestigio quindi il partito stesso diventa

fonte di potere, ricchezza. Per queste persone il partito cambia di natura: il partito non è

più strumento per intervenire e raggiungere degli obiettivi ma diventa un fine in se;

ciò che soprattutto interessa è che il partito continui a vivere al di là che raggiunga gli

obiettivi per cui era nato.

Quando nascono i partiti?

I parti nascono dopo la “Rivoluzione Francese” cioè da quando delle aggregazioni di

uomini chiedono attraverso dei partiti che ottengano una rappresentanza in quei luoghi

laddove si assumono delle decisioni che sono vincolanti per una collettività.

Weber dice che per partiti si devono intendere le associazioni fondate su una adesione

formalmente libera costituite al fine di attribuire ai propri capi una posizione di

potenza all’interno di una comunità, e i propri militanti attivi possibilità ideale (ideali

e materiali) per il perseguimento di fini oggettivi o per il raggiungimento di vantaggi

personali, o per entrambi gli scopi.

Che cosa caratterizza i partiti? L’elemento:

Organizzativo: i partiti sono delle associazioni; è un atto solitamente volontario di soggetti

che si mettono assieme attorno a dei capi con lo scopo di competere per l’acquisizione del

potere. Nascono per far si che i capi acquisiscano potere dentro una determinata comunità

politica. Perché gli altri dovrebbero partecipare? Chi partecipa lo fa in virtù del …. di

acquisizione di benefici che possono essere di natura ideale o materiale. Allora accanto

all’elemento organizzativo c’è l’elemento di definizione di interessi specifici e della capacità

di perseguire questi interessi specifici attraverso la competizione contro altri partiti politici.

Questo potere si traduce in potere istituzionale, il potere, per rimanere alla Weber, di dare

dei comandi che diventano di natura pubblica e che diventano vincolanti per una comunità.

Al tempo stesso i capi, una volta acquisito il potere, hanno la possibilità di distribuirlo ai

militanti e a coloro che sono stati i più attivi rispetto all’obiettivo di captare consenso e,

quindi potere per i capi;

Teleologico: i partiti sono orientati a realizzare obiettivi sia materiali, sia specifici che ideali;

Competitivo: il partito moderno si presenta come un’organizzazione costituita per la

raccolta dei suffragi e per la presentazione agli elettori di candidati e programmi che essi

devono scegliere e proprio attraverso i partiti la partecipazione dei cittadini mira ad

influenzare e controllare la direzione dello Stato;

Istituzionale: i partiti politici sono possibili solo all’interno di uno Stato liberal-

democratico che, attraverso procedure costituzionali e il riconoscimento dei diritti soggettivi,

limita il potere.

1.3. A cosa servono i partiti.

Quali funzioni svolgono i partiti politici?

Per parlare di queste funzioni utilizzeremo quelle che sono state delineate negli anni ’60 da

King:

Integrazione e mobilitazione dei cittadini, da questo punto di vista il partito politico serve

a rendere visibile la comunità politica alla quale si partecipa e serve per rendere possibile la

partecipazione a questa comunità politica. Come si fa parte di una comunità politica? Lo si

fa attraverso i partiti. Il partito può svolgere questa funzione in diverse maniere.

La strutturazione del voto. Per cominciare ad essere una comunità politica si devono dare

delle regole comuni e devono darsi una struttura burocratico-amministrativa preposta a

mantenere queste regole. I partiti sono delle istituzioni e come tutte le istituzioni servono a

creare un ordine, a semplificare la vita, a farci uscire da una situazione caotica.

L’aggregazione degli interessi ognuno è diverso dagli altri perché ogni uomo è diverso da

ogni altro uomo; ogni uomo ha degli interessi diversi dagli altri e qui i partiti politici

esemplificano e ci aiutano a vivere perché leggono degli interessi sociali che si strutturano e

trasformano questi in domanda politica e in progetto politico.

Il reclutamento dei leader e del personale politico. I partiti politici sono il percorso

formativo, l’unica attività che forma, seleziona e recluta i leader politici. Essi controllano in

maniera esclusiva la selezione del personale politico. E’ nelle sedi dei partiti che si fanno le

liste dei candidati, che si decide per chi noi potremmo votare. Sono questa sorta di

università perché il principio di fondo è che se tu sei capace di trovare consenso, di

governare bene il partito allora sarai capace di trovare consenso e di governare la comunità

politica in senso più ampio. Il candidato politico in realtà non deve convincere i suoi elettori

ma il suo partito a farlo diventare candidato, il resto è quasi una formalità.

L’organizzazione del potere di governo. I partiti organizzano il governo, gestiscono i

conflitti e li canalizzano dentro delle azioni che sono compatibili con un assetto sociale

esistente.

L’influenza delle politiche pubbliche cioè presentano un programma, chiedono consenso

sulla base di quel programma e questo programma deve diventare decisione, scelta politica,

legge.

2. Le prospettive classiche

2.1. La prospettiva sociostrutturale: partiti, cleavages e famiglie politiche

Detto tutto questo ragioniamo attorno a che cos’è la funzione essenziale di un partito

politico che è il CONSENSO. Attorno a che cosa possono nascere i partiti politici?

Rokkan ragionando sulla nascita dei partiti politici europei dice che l’origine dei partiti è da

intravedere all’interno di fratture che si creano dentro la società e che diventano fratture

che hanno una rilevanza politica. I cleavages sono delle linee divisorie all’interno della

comunità politica che rappresentano situazioni di conflitto di interessi che hanno origine

dentro gli eventi storici. Ad esempio il conflitto che si crea fra Stato/Chiesa che da origine ai

partiti confessionali, cioè quei partiti che nascono prima come forma organizzativa che le

chiese si danno per difendere il proprio potere contro lo Stato. Questa forma difensiva

diventa una forma di organizzazione di presenza sociale che si può trasferire nell’ambito

politico diventando un partito politico confessionale (DC in Italia; CDU in Germania).

Anche la frattura Città/Campagna: ci sono degli interessi tipici della popolazione urbana e

interessi tipici della popolazione rurale. Questa frattura, che si è presentata a partire dalla

Rivoluzione Francese, trattasi della frattura Centro/Periferia: Parigi che è la Francia, la

periferia che ha interessi differenti che sono poco rappresentati. L’interesse della campagna,

l’interessa della città è differente. Ciascuno di questi, dentro questa frattura può diventare e

diventa un conflitto, ciascuno di queste due aree si da una rappresentanza politica. L’altra

frattura è Capitale/Lavoro attorno a cui nascono i partiti liberali o i partiti socialisti. Quindi

questo partito rappresenta la maniera attraverso cui si esce da una struttura sociale

diversificata con interessi forti contrapposti e ciascuno dei quali cerca una rappresentanza

politica.

2.3 La prospettiva organizzativa

Dal punto di vista organizzativo, come si evolve la figura dei partiti politici?

I primi partiti politici sono i , i cd partiti notabilari in quanto nascono

PARTITI DI ÉLITE

attorno alle figure dei notabili, cioè di coloro che dentro l’organizzazione sociale hanno un

ruolo che conferisce a questi soggetti, potere, prestigio o ricchezza. Da questo punto di

vista, il partito notabilare è un partito legato alla persona; sono partiti borghesi e il partito e

la sua organizzazione altro non è che una specie di seguito ……... Il leader, il notabile è un

dilettante della politica. Non entra in politica per acquisire ricchezza, prestigio o potere,

poiché ce l’ha già. L’operazione che tenta di fare è di trasferire il potere, il prestigio e la

ricchezza, di cui dispone già dentro la società civile, all’interno del sistema politico. Sono

grandi proprietari terrieri, grandi giornalisti, notai, avvocati, giudici, quindi persone che

contano. Il partito è esclusivamente una macchina elettorale il cui unico scopo è quello di

raccogliere voti per i notabili. A questi partiti non interessa integrare alla politica i cittadini;

essi non sono attivi tra una campagna elettorale e l’altra, si attivano solo nel momento in cui

c’è la scadenza elettorale e si mobilitano attorno al leader. Sono partiti ad “intermittenza”:

appaiono e poi spariscono. Sono partiti che non hanno bisogno di mobilitare, perché non

hanno bisogno di recuperare delle risorse in quanto già ne dispongono. Qui, ci si mobilità

perché conferire potere al notabile è utile in virtù dei benefici che poi coloro che si

mobilitano, otterranno. Allora, da questo punto di vista, la funzione preponderante che

questi partiti svolgono è quello della selezione dei rappresentanti che una volta eletti non

devono più rendere conto a nessuno; ciò che devono fare è distribuire dei benefici a coloro

che hanno partecipato alla loro macchina elettorale. Questa è la prima forma di partito

moderno che si avvia con le origini dello Stato Moderno e con le prime forme di suffragio

elettorale, ma ancora fermo ad alcune componenti della popolazione: suffragio elettorale per

censo.

L’allargamento del suffragio elettorale, quando progressivamente si arriverà al suffragio

universale, implicherà anche una trasformazione dell’organizzazione dei partiti politici.

L’ampliamento della Democrazia, degli spazi alla partecipazione esige, innanzitutto,

un’operazione: il fatto che la politica non sia più una questione per pochi, ma che diventi

una questione che interessi tutti e a cui tutti possano partecipare. Per far questo c’è bisogno

di integrare le masse alla politica, di convincere le masse a fare la politica; per arrivare al

potere bisogna avere quanti più voti possibile e quando il numero dei potenziali elettori

diventa l’intera popolazione maggiorenne di una determinata comunità politica, il problema

centrale è convincere a partecipare, convincere a ciascuno di loro a riconoscere i suoi

interessi e a stare da qualche parte. L’allargamento del suffragio universale porta alla nascita

dei . Questi sono partiti chiedono consenso in

PARTITI DI INTEGRAZIONE DI MASSA

forza di una visione dell’uomo e della storia. Sono partiti caratterizzati ideologicamente ed è

attorno a questa caratterizzazione di natura ideologica che si chiede il consenso. Nel

contempo sono partiti che si danno l’ obiettivo di integrare le masse alla politica; agiscono

no soltanto nel momento elettorale, ma si danno una struttura organizzativa pesante, che

organizzano scientificamente la loro presenza sul territorio. Fanno le sezioni, cioè dei luoghi

di presenza del partito e la diffusione di queste sezioni deve essere quanto più possibile

capillare; sono dei partiti che si fondano sulla militanza che non è più intermittente, ma che è

costante. La mobilitazione è continua. Sono partiti che si pongono l’obiettivo di dare

un’educazione politica alle masse e traggono le risorse proprio dalla capacità di integrazione

e di mobilitazione delle masse: le risorse vengono dai militanti, la forza d’urto di questo

potere consiste nel numero degli iscritti, dei militanti, di coloro che si coinvolgono e si

mobilitano a favore dei partiti. Ci sono dei partiti che possono essere interclassisti, come lo

era la DC, o sono partiti espressione di una determinata classe sociale, come il PCI.

Nell’uno e nell’altro caso, vi era questo impegno pedagogico di mobilitare e di integrare, di

essere presente dentro tutti gli ambiti sociali, di spingere alla partecipazione in nome di una

missione, di un’immagine ideologica che deve essere la fonte originaria che mobilita e che

convince a partecipare.

Abbiamo detto che i partiti di integrazione di massa hanno svolto la funzione storica di

integrare le masse all’interno della partecipazione politica. Abbiamo detto che erano partiti

fortemente radicati all’interno del territorio attraverso le sezioni, erano partiti fortemente

burocratizzati, quindi, partiti all’interno dei quali vi era un passaggio dalla figura del politico

dilettante alla figura del politico di professione, e partiti con un forte apparato burocratico

quindi sono funzionari stipendiati proprio per mantenere l’apparato organizzativo del partito

stesso. Erano partiti fondati su legami di natura duratura, su un forte senso di appartenenza,

erano partiti che traevano le loro risorse dalla militanza. Ancora un altro elemento è che si

reggevano su un’ideologia forte su una visione dell’uomo e della storia. Come abbiamo

visto i partiti si adattano al sistema sociale all’interno del quale vivono, quindi nella prima

parte del processo di DEMOCRATIZZAZIONE quando la Democrazia è un qualcosa

che riguarda solamente i ceti la figura centrale è quella del notaio, quando il processo di

partecipazione si allarga, la figura centrale diventa quella del partito di integrazione di

massa con questi riferimenti ideologici forti.

A partire dagli anni ’60 si assiste in Occidente ad una perdita di ruolo da parte dei partiti a

favore di forme di partecipazione politica non convenzionale, non istituzionale. Forme di

partecipazione politica che si realizzano attraverso la nascita di movimenti sociali. Ma si

assiste anche ad un altro processo: da un lato dobbiamo tenere presente questi grandi

processi di mobilitazione; dall’altro lato ciò che si presenta è quello che potremmo chiamare

una sorta di laicizzazione della politica.

Progressivamente le grandi promesse di natura ideologica su cui si fondavano i partiti di

integrazione di massa, perdono il loro peso e il loro interesse all’interno della società.

Questo accade perché la stessa società si trasforma e nella stessa società così come si assiste

ad un processo di secolarizzazione per ciò che concerne le credenze di natura religiosa, si

assiste ad un processo di secolarizzazione per ciò che concerne le credenze di natura

politica. Le grandi fratture che avevano caratterizzato la nascita dei partiti politici ( Stato-

chiesa; Città-capagna; Capitale-lavoro) funzionano sempre di meno a partire da quegli anni.

I riferimenti ideologici all’interno delle quali si viveva il senso di appartenenza e la

militanza, perdono di valore . La Democrazia è la cassazione del consenso elettorale. I

partiti come abbiamo visto non sono associazioni che vogliono fare la testimonianza, ma

nascono per competere al fine di raggiungere il potere. Il potere lo raggiunge i Democrazia

chi ha il maggior numero di consensi. In questa società che si era trasformata, continuare a

puntare alla valorizzazione forte di un’ideologia, così come nei decenni precedenti, non

poteva più accadere. I partiti di integrazione di massa inseguono il consenso, per

competere e conquistare il potere diventano quelli che Kirchheimer chiamerà partiti

pigliatutto o partiti elettorali che è la terza forma evolutiva. In questo nuovo scenario

della società che si è trasformata, non può esserci più un partito con un’identità ideologica

forte, di classe, che abbia i suoi orientati fondati in maniera stretta su un riferimento di

natura religiosa. I partiti cosa devono fare?

La società è differenziata: non ci sono più queste grandi aggregazioni omogenee e lo stesso

devono fare i partiti per raccogliere quanto più consenso possibile devono accontentare

quanti più gruppi sociali, devono rappresentare quanti più interessi possibili. Per far questo

devono diminuire il peso che all’interno di questi partiti rappresentava l’orientamento

ideologico. Quindi l’ideologia viene meno. Anche oggi esistono alcun partiti (Lega Nord,

Rifondazione Comunista) con un’ideologia forte ma non hanno una maggioranza su scala

nazionale. Da un punto di vista storico il partito che ebbe una certa trasformazione è la

Democrazia Cristiana, cioè diventa quasi immediatamente da partito di integrazione di

massa a partito pigliatutto e lo diventa attraverso un meccanismo tipico proprio di questo

partito che è il meccanismo della nascita delle correnti: dentro questo grande partito ci sono

come tanti piccoli partiti e ciascun di essi intercetta una parte specifica dell’elettorato. Il

partito pigliatutto è un partito che deve raccogliere quanto più consenso possibile

all’interno dei più svariati gruppi sociali. Per dover far questo deve diminuire il peso

dell’identità e deve diventare un partito leggero, pragmatico che negozia che media fra

interessi di gruppi diversi. Diventa un partito elettorale con il principale interesse di

raccogliere i voti; diventa un partito ovviamente interclassista. Si passa da un partito

monolitico ad un partito social-democratico finché questo partito diventa contenitore in cui

c’è dentro un mix di tradizioni. Questi partiti hanno una struttura molto più leggera che non

si fondano più sulla militanza e captano il voto non più puntando sul senso di appartenenza

ma captano un voto di opinione che si forma in base alle immagini che ti sanno trasmettere

questi partiti, attraverso i loro candidati, i loro programmi. Questo consenso diventa

inevitabilmente un consenso più volatile che non ha più la rigidità e la forza che aveva in

passato in virtù dello svuotamento della ideologia conseguente alle trasformazioni che ci

sono dentro la società e in virtù del tentativo di raccogliere questo consenso dappertutto.

Questo partito lo abbiamo conosciuto in Italia a partire dagli anni ’70.

Ultima evoluzione ha a che vedere ancora una volta con i processi di trasformazione

all’interno della società. I partiti politici si sono progressivamente svuotati del peso che

avevano all’interno della società dal punto di vista della militanza, dal punto di vista del

crederci in questi partiti ma non dal punto di vista del potere che mantengono questi partiti. I

partiti oggi sono più forti di quanto lo erano in passato. Da un lato c’è questa sfiducia

diffusa, da un lato c’è la fine della militanza; dall’altro lato c’è un processo attraverso il

quale i partiti sono diventati una specie di quello di cui parlavamo nei Regimi Totalitari. I

partiti hanno occupato lo Stato. Perché hanno occupato lo Stato?

Perché un partito per poter funzionare ha bisogno di risorse, di soldi, di sedi, ha bisogno di

poter fare una campagna elettorale. Questo come accadeva in passato? In passato le risorse

venivano dalla militanza, (diventavi consigliere comunale e parte dei soldi andavano al

partito; si faceva la festa dell’unità i soldi andavano al partito) quindi le erano: risorse

umane forti e risorse economiche che venivano fuori dagli esempi fatti prima.

Col tipo di evoluzione che abbiamo assistito da dove traggono le risorse? La

trasformazione è quella nella cartellizzazione dei partiti (cartel party). I partiti occupano lo

Stato, cominciano ad ottenere dei finanziamenti pubblici per la loro attività. Perché

cartellizzazione? Quando si parla di un cartello fra imprese? Un cartello è un gruppo di

imprese che si siedono a tavolino e decidono i prezzi. La cartellizzazione in cosa consiste?

In una cessione, non c’è più maggioranza o minoranza, su questo c’è un cartello di partito

sono tutti d’accordo.

Quindi cosa indica questo partito cartellizzato? Indica questo processo di catalizzazione

dei partiti, quest’ultimi diventano una specie di sportello dello Stato. Possono reclutare il

personale politico, decidere chi sono i candidati e traggono le loro risorse; sono risorse che

hanno a che vedere con i finanziamenti, hanno a che vedere col fatto che edifici pubblici

sono dati ai partiti per lo svolgimento delle loro attività. In una situazione del genere tutti i

partiti hanno un comune interesse a mantenere questo sistema, i partiti diventano una sorta

di apparato dello Stato, da questo punto di vista sono partiti più forti, sono partiti rispetto

ai quali l’espressione del consenso e della fiducia viene meno. Non ci si fida più dei partiti,

non c’è passione per la politica poiché l’azione e la passione politica cambiano di natura

attraverso due forme:

Forme di partecipazione politica e non istituzionale cioè I MOVIMENTI SOCIALI;

Il partito non diventa più lo strumento privilegiato per l’azione politica, l’impegno civico si

svolge all’interno di altri ambienti e questi ambienti sono ASSOCIAZIONISMO

SOCIALE. CAP VI

“MOVIMENTI SOCIALI”

1. Che cosa sono i movimenti sociali

Quale la funzione che svolgono questi soggetti? E’ la funzione di creare all’interno di una

determinata società un’innovazione sociale. I Movimenti Sociali sono dei soggetti di

cambiamento. Il loro apparire si muove lungo una linea ipotetica che porta ad una società

sempre più progredita. In realtà vedremo che non è così. I Movimenti Sociali possono

nascere per modificare i valori le norme e le istituzioni di una società; ma questa

mobilitazione può riportare al passato? Si può parlare di un movimento e lo si può

mobilitare in nome della costruzione di una società così come non c’è mai stata, si può far

nascere un movimento e mobilitarlo in nome del ritorno ad una tradizione che è stata

tradita. Cominciamo a parlare di questo soggetto dicendo che Movimento possono

diventare tante cose: può diventare Movimento una classe sociale, una categoria

professionale, una minoranza etnica, una generazione politica, una categoria sociale.

Abbiamo una pluralità di soggetti assai diversificati tra di loro quando si parla di

Movimenti. Nel linguaggio sociologico la parola Movimento ha un’accezione molto più

precisa. Per capire cos’è un Movimento cominciamo a partire dal concetto di gruppo

sociale. Tutta la nostra vita si svolge all’interno di gruppi sociali. “Gruppo sociale” è un

insieme di persone che sono in interazione tra di loro con continuità secondo schemi

relativamente stabili che si definiscono membri del gruppo che sono definiti dagli

altri come membri del gruppo. Perché ci sia un gruppo sociale è necessario che ci si veda

non in maniera occasionale ma stabilmente. E’ necessario che ci si diano delle regole ed è

necessario che questo gruppo sia visibile tra noi e all’esterno. Che cos’hanno di specifico i

gruppi sociali? Potremmo dire che è tutto organizzato, è tutto prevedibile, è tutto normato.

Dentro i gruppi sociali noi svolgiamo dei ruoli che sono delle aspettative reciproche. Ci si

può trovare anche di fronte a degli imprevisti e di fronte a ciò i gruppi sociali pretendono

delle norme di comportamento che sanzionano ciò che va contro le norme. La grande

maggioranza della nostra vita scorre in queste situazioni, non è in situazione di sorpresa, in

cui noi non sappiamo come comportarci poiché ci è stato insegnato nel processo di

socializzazione. Tuttavia accadono dei fatti rispetto ai quali ciò che abbiamo appreso ci è di

poco aiuto; accadono dei fatti in cui entrando in relazione con gli altri ci rapportiamo agli

altri senza che ci siano dei ruoli ben precisi, senza sapere con precisione cosa io mi posso

aspettare dall’altro e viceversa. Quando ci troviamo di fronte alla presenza di uno stimolo

esterno di fronte al quale tutti noi reagiamo nella stessa maniera, siamo di fronte ad un

comportamento collettivo, reagiamo tutti alla stessa maniera e la maniera con cui reagiamo

allo steso stimolo può essere una maniera strutturata e organizzata oppure possono saltare

completamente le regole di comportamento che avevamo appreso. Com’è stato guardato

storicamente e all’inizio il comportamento collettivo? Un esempio di comportamento

collettivo può essere la folla, il panico, boom speculativo. Le forme di comportamento

collettivo hanno o possono avere una rilevanza di natura politica in quanto forme di azione

collettiva istituzionalizzate oppure non istituzionali. Quindi l’azione collettiva è un’azione

plurale di tanti soggetti, solidale che può esprimere anche una forma di dissenso o di

protesta. Il primo che si occupa del comportamento di folla è Auguste Le Bon. Egli guarda

la folla come ad un evento di irrazionalità sociale. Le Bon elabora quella che è stata

chiamata la “Teoria del contagio”. Dentro la folla si crea un meccanismo di contagio, di

sovreccitazione reciproca . Nella folla si diffondono informazioni, slogan che possono

essere più o meno veritieri ma che svolgono queste funzioni sovreccitale, quindi di

trasformare la persona stessa. In questa realtà ciascuno dei componenti della folla diventa

agevolmente una sorta di manichino nelle mani di un leader fanatico: ciò che il leader dice di

fare ciascuno fa. In questa teorizzazione il comportamento collettivo è un elemento di

disordine e di irrazionalità, non bisogna prenderlo sul serio.

Dall’altra parte dell’oceano Smelser ragiona in termini differenti rispetto al

comportamento collettivo: egli dice che il comportamento collettivo non è un elemento di

irrazionalità ma è una risorsa a cui si ricorre quando i canali istituzionali risultano occlusi,

non percorribili. Rimane quindi una forma di partecipazione non istituzionale, la

partecipazione a esperienze di comportamento collettivo, fenomeni collettivi. I fenomeni

collettivi rappresentano uno strumento per far emergere una domanda e per ristabilire un

ordine sociale. Fino a questo momento stiamo ragionando sul grande calderone in cui

abbiamo dentro oggetti diversi: una manifestazione di panico, boom speculativo, flussi


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Appunti di Sociologia politica con i seguenti argomenti trattati: partiti politici, il nome e la cosa, il partito come fenomeno storico specifico, a cosa servono i partiti, le prospettive classiche, la prospettiva sociostrutturale: partiti, cleavages e famiglie politiche, la prospettiva organizzativa, movimenti sociali, classe politica, reclutamento politico, cattolici e politica nell’Italia che cambia.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca d. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze Sociali Prof.

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