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Cap V: Partiti politici

Il nome e la cosa

Verso una definizione

I partiti politici sono dei raggruppamenti di persone che si formano in funzione di avere la forza per poter competere in vista del conseguimento di un potere. Da questo punto di vista i partiti ci sono sempre stati nel corso della storia perché ci sono sempre state alleanze tra le persone con lo scopo di giungere ad acquisire per sé potere. Quando si parla di partiti si intende una parte di qualcosa. Questo essere parte significa un problema interno alla parte stessa ed indica l’esistenza di un'unità.

Per poter parlare di una parte si ha bisogno di avere come riferimento un sistema di tipo unitario, si ha bisogno di poter tracciare dei confini precisi all’interno di un’unità. Vi è una determinata comunità politica e per poter parlare di un partito all’interno di questa comunità si deve sezionare una parte di soggetti che abbiano un’identità propria, in grado di definire un NOI che è diverso dalle altre componenti che ci sono all’interno di questa comunità.

Il problema che si pone nella parte è un problema di natura interna cioè è il problema della definizione dell’identità e delle specificità di questa parte rispetto al tutto. È un problema interno ed esterno. Parlare di parte e di tutto implica anche un’altra considerazione: è che le parti possono esserci in quanto esiste il tutto ed il tutto non guarda con sospetto alle singole parti ma considera le singole parti come un elemento importante per il suo stesso funzionamento.

L’esperienza dell’azione politica è anche un’esperienza di solidarietà ma anche esperienza di conflitto. È un’esperienza di cooperazione per governare, per attuare delle scelte si può arrivare a dei compromessi che sono compromessi fra differenti parti di un determinato sistema politico. Il concetto di partito è una connotazione di natura positiva che è distinta dal concetto di fazione cioè di quelle aggregazioni che perseguono esclusivamente finalità di parte, dei benefici che interessano una singola parte di una comunità politica.

Quando guardiamo ai partiti pensiamo ad un’aggregazione di persone con degli stereotipi quindi un partito è un insieme di persone uguali tra di loro con uguali interessi, valori, con lo stesso desiderio di mobilitazione ecc. In realtà i partiti non sono per nulla un soggetto omogeneo, proprio in quanto devono formare un’identità collettiva questi devono mettere in atto delle strategie, sistemi di riferimento dei singoli e dei valori che mettono assieme componenti estremamente diversificate al loro interno.

Dentro ciascun partito ci sono decine di sottopartiti in quanto gruppi che competono per l’acquisizione del potere. Ci sono delle aggregazioni che lavorano dentro il partito con la stessa logica con cui il partito lavora dentro il sistema politico; quindi il partito come un tuttuno cerca il potere dentro il sistema politico, dentro il partito ci sono dei gruppi che cercano il potere dentro il partito. Ogni partito politico vi è una distribuzione più o meno di questo tipo: entro il partito ci sono componenti più conservatrici, altri più innovatrici e una parte centrale che è quella che sta in mezzo.

Il partito come fenomeno storico specifico

Come può nascere un partito?

Un partito può nascere in quanto riesce a tenere insieme tutti quei soggetti differenti, nasce in quanto riesce a mantenere insieme i più conservatori con i più progressisti; i più conservatori sono i più radicali perché se non riesce in questa operazione accade che questa parte se ne va e diventa un altro partito quindi la capacità aggregativa di un partito va a diminuire. Se pensiamo al leader del partito politico è la persona che incarna in qualche maniera i valori di un partito, diventa il simbolo stesso del partito. Il leader del partito in realtà è un uomo che deve stare in mezzo (tra conservatori e progressisti) diventa leader del partito colui che riesce a conciliare le parti estreme tenendole assieme.

Quindi nell’idea di partito teniamo l’immagine di soggetto collettivo ma anche le ragioni per cui si partecipa ad un partito, le posizioni, i gruppi che si creano all’interno di un partito possono avere origine e motivazione all’azione assai differenti fra di loro. E la capacità di un partito di esistere in quanto tale sta proprio nella capacità di tenere assieme questi soggetti differenti. Questa capacità significa creare un IO; come partito vuol dire creare un NOI, cioè affermare qual è il volto, quali sono i valori, gli interessi e il progetto di società che si vuole costruire.

Come nasce la partecipazione politica?

Pizzorno dice che la possibilità dell’azione politica è data dalla creazione dentro la società di aree di uguaglianza. L’uguaglianza è l’esito di un processo grazie al quale tante persone che erano diseguali tra loro, in nome di un principio astratto cominciano a riconoscersi come uguali. La società è una società di diseguali. Questa disuguaglianza ha i suoi fondamenti nel genere, nel livello di istruzione, nell’accesso alle risorse e alla ricchezza. Tutti questi attributi ci rendono differenti l’uno dall’altro e ci collocano stratificandoci all’interno della società. Principio generale che ci rende uguali è un qualcosa che interviene in questo ordine sociale che crea la disuguaglianza e lo trasforma.

In nome di questo principio generale l’ordine che c’era prima diventa un disvalore; le gerarchie che c’erano prima vengono svalutate e si crea un altro ordine e un’altra gerarchia. Questo sentirci uguali rende possibile la partecipazione, è la spinta alla mobilitazione, è la spinta alla nascita di un partito politico. Questa fase ha una durata estremamente limitata perché, quest’insieme di persone che si mobilitano, per potersi mobilitare, per poter raggiungere gli obiettivi che si sono posti devono darsi un’organizzazione poiché devono assumere delle decisioni in tempo breve poiché le varie funzioni che sono chiamati a svolgere vengano svolte in maniera più precisa, più puntuale.

Devono darsi un’organizzazione perché per competere, per conquistare il potere, questa nuova area di uguaglianza che è nata ha bisogno di essere capace di agire. Ma l’organizzazione di fatto cosa fa? Reintroduce la disuguaglianza.

Perché si fa nascere un partito?

Per avere uno strumento per intervenire dentro delle decisioni di natura politica, uno strumento che dà la possibilità di competere sullo scenario politico. Oggettivamente quando ci si dà un’organizzazione vi si disegnano dei ruoli. E disegnando dei ruoli oggettivamente dentro questo gruppo ci sono ruoli differenti, hanno più potere degli altri, più prestigio. Per queste persone il partito diventa fonte di reddito, di prestigio quindi il partito stesso diventa fonte di potere, ricchezza. Per queste persone il partito cambia di natura: il partito non è più strumento per intervenire e raggiungere degli obiettivi ma diventa un fine in sé; ciò che soprattutto interessa è che il partito continui a vivere al di là che raggiunga gli obiettivi per cui era nato.

Quando nascono i partiti?

I partiti nascono dopo la Rivoluzione Francese cioè da quando delle aggregazioni di uomini chiedono attraverso dei partiti che ottengano una rappresentanza in quei luoghi laddove si assumono delle decisioni che sono vincolanti per una collettività.

Weber dice che per partiti si devono intendere le associazioni fondate su un’adesione formalmente libera costituite al fine di attribuire ai propri capi una posizione di potenza all’interno di una comunità, e i propri militanti attivi possibilità ideali (ideali e materiali) per il perseguimento di fini oggettivi o per il raggiungimento di vantaggi personali, o per entrambi gli scopi.

Che cosa caratterizza i partiti?

  • Organizzativo: i partiti sono delle associazioni; è un atto solitamente volontario di soggetti che si mettono assieme attorno a dei capi con lo scopo di competere per l’acquisizione del potere. Nascono per far sì che i capi acquisiscano potere dentro una determinata comunità politica. Perché gli altri dovrebbero partecipare? Chi partecipa lo fa in virtù del… di acquisizione di benefici che possono essere di natura ideale o materiale. Allora accanto all’elemento organizzativo c’è l’elemento di definizione di interessi specifici e della capacità di perseguire questi interessi specifici attraverso la competizione contro altri partiti politici. Questo potere si traduce in potere istituzionale, il potere, per rimanere alla Weber, di dare dei comandi che diventano di natura pubblica e che diventano vincolanti per una comunità. Al tempo stesso i capi, una volta acquisito il potere, hanno la possibilità di distribuirlo ai militanti e a coloro che sono stati i più attivi rispetto all’obiettivo di captare consenso e, quindi potere per i capi.
  • Teleologico: i partiti sono orientati a realizzare obiettivi sia materiali, sia specifici che ideali;
  • Competitivo: il partito moderno si presenta come un’organizzazione costituita per la raccolta dei suffragi e per la presentazione agli elettori di candidati e programmi che essi devono scegliere e proprio attraverso i partiti la partecipazione dei cittadini mira ad influenzare e controllare la direzione dello Stato;
  • Istituzionale: i partiti politici sono possibili solo all’interno di uno Stato liberal-democratico che, attraverso procedure costituzionali e il riconoscimento dei diritti soggettivi, limita il potere.

A cosa servono i partiti

Quali funzioni svolgono i partiti politici?

Per parlare di queste funzioni utilizzeremo quelle che sono state delineate negli anni ’60 da King:

  • Integrazione e mobilitazione dei cittadini: da questo punto di vista il partito politico serve a rendere visibile la comunità politica alla quale si partecipa e serve per rendere possibile la partecipazione a questa comunità politica. Come si fa parte di una comunità politica? Lo si fa attraverso i partiti. Il partito può svolgere questa funzione in diverse maniere.
  • La strutturazione del voto: per cominciare ad essere una comunità politica si devono dare delle regole comuni e devono darsi una struttura burocratico-amministrativa preposta a mantenere queste regole. I partiti sono delle istituzioni e come tutte le istituzioni servono a creare un ordine, a semplificare la vita, a farci uscire da una situazione caotica.
  • L’aggregazione degli interessi: ognuno è diverso dagli altri perché ogni uomo è diverso da ogni altro uomo; ogni uomo ha degli interessi diversi dagli altri e qui i partiti politici esemplificano e ci aiutano a vivere perché leggono degli interessi sociali che si strutturano e trasformano questi in domanda politica e in progetto politico.
  • Il reclutamento dei leader e del personale politico: i partiti politici sono il percorso formativo, l’unica attività che forma, seleziona e recluta i leader politici. Essi controllano in maniera esclusiva la selezione del personale politico. È nelle sedi dei partiti che si fanno le liste dei candidati, che si decide per chi noi potremmo votare. Sono questa sorta di università perché il principio di fondo è che se tu sei capace di trovare consenso, di governare bene il partito allora sarai capace di trovare consenso e di governare la comunità politica in senso più ampio. Il candidato politico in realtà non deve convincere i suoi elettori ma il suo partito a farlo diventare candidato, il resto è quasi una formalità.
  • L’organizzazione del potere di governo: i partiti organizzano il governo, gestiscono i conflitti e li canalizzano dentro delle azioni che sono compatibili con un assetto sociale esistente.
  • L’influenza delle politiche pubbliche: presentano un programma, chiedono consenso sulla base di quel programma e questo programma deve diventare decisione, scelta politica, legge.

Le prospettive classiche

La prospettiva sociostrutturale: partiti, cleavages e famiglie politiche

Detto tutto questo ragioniamo attorno a che cos’è la funzione essenziale di un partito politico che è il consenso. Attorno a che cosa possono nascere i partiti politici? Rokkan ragionando sulla nascita dei partiti politici europei dice che l’origine dei partiti è da intravedere all’interno di fratture che si creano dentro la società e che diventano fratture che hanno una rilevanza politica. I cleavages sono delle linee divisorie all’interno della comunità politica che rappresentano situazioni di conflitto di interessi che hanno origine dentro gli eventi storici.

Ad esempio il conflitto che si crea fra Stato/Chiesa che dà origine ai partiti confessionali, cioè quei partiti che nascono prima come forma organizzativa che le chiese si danno per difendere il proprio potere contro lo Stato. Questa forma difensiva diventa una forma di organizzazione di presenza sociale che si può trasferire nell’ambito politico diventando un partito politico confessionale (DC in Italia; CDU in Germania).

Anche la frattura Città/Campagna: ci sono degli interessi tipici della popolazione urbana e interessi tipici della popolazione rurale. Questa frattura, che si è presentata a partire dalla Rivoluzione Francese, trattasi della frattura Centro/Periferia: Parigi che è la Francia, la periferia che ha interessi differenti che sono poco rappresentati. L’interesse della campagna, l’interessa della città è differente. Ciascuno di questi, dentro questa frattura può diventare e diventa un conflitto, ciascuno di queste due aree si dà una rappresentanza politica. L’altra frattura è Capitale/Lavoro attorno a cui nascono i partiti liberali o i partiti socialisti. Quindi questo partito rappresenta la maniera attraverso cui si esce da una struttura sociale diversificata con interessi forti contrapposti e ciascuno dei quali cerca una rappresentanza politica.

La prospettiva organizzativa

Dal punto di vista organizzativo, come si evolve la figura dei partiti politici? I primi partiti politici sono i partiti di élite, i cd partiti notabilari in quanto nascono attorno alle figure dei notabili, cioè di coloro che dentro l’organizzazione sociale hanno un ruolo che conferisce a questi soggetti, potere, prestigio o ricchezza. Da questo punto di vista, il partito notabilare è un partito legato alla persona; sono partiti borghesi e il partito e la sua organizzazione altro non è che una specie di seguito.

Il leader, il notabile è un dilettante della politica. Non entra in politica per acquisire ricchezza, prestigio o potere, poiché ce l’ha già. L’operazione che tenta di fare è di trasferire il potere, il prestigio e la ricchezza, di cui dispone già dentro la società civile, all’interno del sistema politico. Sono grandi proprietari terrieri, grandi giornalisti, notai, avvocati, giudici, quindi persone che contano. Il partito è esclusivamente una macchina elettorale il cui unico scopo è quello di raccogliere voti per i notabili. A questi partiti non interessa integrare alla politica i cittadini; essi non sono attivi tra una campagna elettorale e l’altra, si attivano solo nel momento in cui c’è la scadenza elettorale e si mobilitano attorno al leader.

Sono partiti ad intermittenza: appaiono e poi spariscono. Sono partiti che non hanno bisogno di mobilitare, perché non hanno bisogno di recuperare delle risorse in quanto già ne dispongono. Qui, ci si mobilita perché conferire potere al notabile è utile in virtù dei benefici che poi coloro che si mobilitano, otterranno. Allora, da questo punto di vista, la funzione preponderante che questi partiti svolgono è quello della selezione dei rappresentanti che una volta eletti non devono più rendere conto a nessuno; ciò che devono fare è distribuire dei benefici a coloro che hanno partecipato alla loro macchina elettorale.

Questa è la prima forma di partito moderno che si avvia con le origini dello Stato Moderno e con le prime forme di suffragio elettorale, ma ancora fermo ad alcune componenti della popolazione: suffragio elettorale per censo. L’allargamento del suffragio elettorale, quando progressivamente si arriverà al suffragio universale, implicherà anche una trasformazione dell’organizzazione dei partiti politici. L’ampliamento della Democrazia, degli spazi alla partecipazione esige, innanzitutto, un’operazione: il fatto che la politica non sia più una questione per pochi, ma che diventi una questione che interessi tutti e a cui tutti possano partecipare.

Per far questo c’è bisogno di integrare le masse alla politica, di convincere le masse a fare la politica; per arrivare al potere bisogna avere quanti più voti possibile e quando il numero dei potenziali elettori diventa l’intera popolazione maggiorenne di una determinata comunità politica, il problema centrale è convincere a partecipare, convincere a ciascuno di loro a riconoscere i suoi interessi e a stare da qualche parte. L’allargamento del suffragio universale porta alla nascita dei partiti di integrazione di massa. Questi sono partiti che chiedono consenso in forza di una visione dell’uomo e della storia. Sono partiti caratterizzati ideologicamente ed è attorno a questa caratterizzazione di natura ideologica che si chiede il consenso.

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Scienze politiche e sociali SPS/11 Sociologia dei fenomeni politici

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher luca d. di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia politica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Scienze Sociali Prof.
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