(capitolo I - IIi) OGGETTO, ORIGINI STORICHE, PARADIGMI E DILEMMI TEORICI DELA SOCIOLOGIA.
Il sapere sociologico comune è il patrimonio di conoscenza,legato all’esperienza diretta, che ognuno
utilizza per orientarsi nella vita sociale.
I limiti di questo sapere sono:
- È concentrato nel presente.
- Lo spazio sociale degli individui è circoscritto.
- È facile influenzabile e deformabile dal sentito dire.
La sociologia, come scienza sociale, attraverso i suoi strumenti, supera i limiti della sociologia ingenua di
senso comune, formulando interrogativi sulla base di una riflessione teorica sedimentata e cercando
risposte a questi interrogativi sulla base di informazioni raccolte sistematicamente.
Oggetto della sociologia -> è lo studio scientifico della società in particolare della realtà empirica.
La società viene definita come popolazione, collettività stabilmente insediata su un territorio delimitato, i
cui rapporti sono abbastanza durevoli da consentire la riproduzione dell’esistenza, la soddisfazione dei
bisogni vitali e la sedimentazione di una comune cultura da cui discendono le norme che regolano la vita
della collettività in esame.
I confini della sociologia sono:
- Soluzione gerarchica: ( Comte) La sociologia è la “regina delle scienze, in quanto ottima di un
processo evolutivo della conoscenza umana che partendo dall’astronomia e dalla fisica e passando
per la chimica e la biologia, arriva fino a essa che ha l’oggetto di studio più complesso.
- Soluzione residuale: (runciman) la sociologia deve occuparsi di tutto quanto non è o non ancora
oggetto di un’altra disciplina specializzata.
- Soluzione analitica o formale: (Simmel) la sociologia non studia un oggetto in particolare, la
sociologia si distingue per il modo in cui studia gli oggetti. Studia le forme di aggregazione della
società.
La sociologia può essere definita come l’insieme delle ricerche i coloro che si riconoscono e sono riconosciuti
da altri come sociologi. La sociologia può aiutarci a capire meglio il mondo in cui viviamo, ma non può darci
certezze assolute: può darci soltanto ragionevoli certezze.
LE ORIGINI:
La nascita della sociologia si inquadra in un processo di rapido mutamento sociale che ha portato
all’avvento della modernità: il mutamento sociale e la dinamicità della società è divenuto «palpabile» per
gli intellettuali del tempo a confronto con la caratteristica staticità delle epoche storiche precedenti
(società statica e società dinamica concetti relativi). Tra i secoli XVI e XIX le società occidentali sono oggetto
di un processo di trasformazione, accompagnato da tre grandi “rivoluzioni”, che ha investito la sfera:
1. Economica con la rivoluzione industriale che ci fu in Inghilterra, verso la fine del XVIII secolo,
prende avvio una trasformazione radicale dei processi produttivi che comporta profondi
cambiamenti a livello sociale, economico e tecnologico e che ridefinisce la società.
La sociologia nasce come necessità di comprendere quelle profonde e ambivalenti trasformazioni,
che delineavano quella che sarà la società moderna.
- Nascita capitalismo:
Karl Marx inserisce il problema della nascita del capitalismo nell’ambito di una concezione
materialistica della storia: per capire una società bisogna innanzitutto rendersi conto di come in
essa gli uomini provvedono a soddisfare i loro bisogni e quali rapporti si instaurano tra loro nella
sfera della produzione.
Ogni sistema economico (modo di produzione) è caratterizzato da una combinazione tra forme di
divisione del lavoro e competenze tecniche (forze produttive) da un lato, e forme di proprietà e
rapporti tra le classi (rapporti sociali di produzione) dall’altro.
Vi sono periodi in cui si generano conflitti tra classi portatrici di interessi antagonistici. In queste
fasi, un modo di produzione diviene instabile e si prepara la transizione al dominio del modo di
produzione successivo. Il capitalismo è nato dalle contraddizioni interne al modo di produzione
feudale.
Per capitalismo intendiamo un determinato sistema economico con le seguenti caratteristiche: è
un’organizzazione economica di scambio, in cui collaborano, uniti dal mercato, due diversi gruppi di
popolazione, i proprietari dei mezzi di produzione, che contemporaneamente hanno la direzione
[...], e i lavoratori nullatenenti e che è dominata dal principio del profitto e del razionalismo
economico (Werner Sombart, 1902)
➔ Economia monetaria di scambio;
➔ Mercato delle merci e delle prestazioni lavorative
➔ Orientamento all’accumulazione del profitto da reinvestire nell’impresa
➔ Organizzazione della produzione e della gestione d’impresa improntate a criteri di razionalità
economica.
- Trasformazione nell’agricoltura:
Fino al XVII secolo l’agricoltura è di tipo feudale, ossia è un’agricoltura estensiva, a basso livello di
produttività e dove sono scarse le innovazioni produttive.
Questo quadro di staticità si infrange allorquando si crea una crescente domanda di manufatti e
derrate che si genera su un mercato in formazione di dimensioni internazionali.
Parallelamente, per una serie di concause, comincia un processo di espulsione dei contadini dalla
terra a cui corrisponde la nascita di una nuova classe di capitalisti agrari che, a differenza dei
proprietari feudali, hanno tutto l’interesse a introdurre innovazioni nella coltivazione e
nell’allevamento per aumentare la produttività e quindi i profitti. Nasce così l’agricoltura moderna.
- Ruolo attività mercantili:
➔ Sul ruolo del commercio nella transizione dal feudalesimo al capitalismo si delineano tra gli
studiosi due posizioni:
▪ la formazione di un ricco ceto di grandi mercanti e la creazione di un mercato di dimensioni
mondiali sono stati il vero fattore di dissoluzione e disgregazione dei rapporti economici
feudali.
▪ le attività mercantili non sono incompatibili con un’economia feudale. Non si dà passaggio
al modo di produzione capitalistico, se non quando le trasformazioni avvengono nella sfera
della produzione.
➔ Intorno al XVII secolo si ha invece la penetrazione del capitale mercantile nelle attività
industriali nelle regioni dell’Inghilterra e dell’Europa settentrionale. Il sistema del lavoro a
domicilio (putting out in Inghilterra, Verlag in Germania) costituisce in proposito un’importante
forma di transizione all’impresa capitalistica.
➔ La manifattura nasce invece quando il mercante deciderà di radunare i lavoranti sparsi nei
villaggi sotto uno stesso tetto, pagando loro un salario. Decine e decine di imprese
capitalistiche sono nate così, dall’iniziativa di mercanti che si sono trasformati in imprenditori e
hanno rivoluzionato il modo di produrre.
- Trasformazione dell’artigianato:
➔ L’aumento della domanda di mercato di beni mette in crisi il sistema delle corporazioni.
➔ La stabilità di questo sistema richiedeva una condizione fondamentale: la domanda dei singoli
beni fosse limitata. Allorquando questa diviene più vivace e vi è una più elevata richiesta di
beni, di qualità più standardizzata, alcuni artigiani riescano ad accaparrarsi una quota maggiore
di altri di questa domanda aggiuntiva.
➔ Lo spirito del capitalismo, fondato sull’intraprendenza, sulla concorrenza, sull’innovazione,
comincia a fare breccia anche nel mondo tradizionale dell’artigianato.
- Formazione dell’imprenditoria:
La nascita del capitalismo è opera di “uomini nuovi”, gli imprenditori, provenienti da strati e ceti
diversi. Essi sono degli “innovatori” (Joseph Schumpeter, 1883-1950): nei prodotti, nelle tecniche di
lavorazione e di gestione, nella raccolta di capitali, nei metodi di commercializzazione, nella ricerca
di nuove materie prime e di nuovi mercati di sbocco.L’innovazione garantisce un vantaggio relativo
almeno temporaneo rispetto ai propri concorrenti, attraverso un processo continuo di «distruzione
creatrice» (Schumpeter, 1912, Teoria dello sviluppo economico). Il capitalismo speculativo dei
banchieri e dei mercanti medievali non è capitalistico in senso moderno, perché non produce un
orientamento sistematico e razionale verso l’attività economica.
L’imprenditore razionale non è orientato al consumo, all’ozio e ai piaceri della vita: il profitto
derivante dall’impresa capitalistica deve essere accumulato per essere reinvestito nell’impresa; egli
esprime una particolare etica economica.
Il capitalismo si identifica con l’aspirazione al guadagno nell’impresa capitalistica razionale,
continuativa e ad un guadagno sempre rinnovato, ossia alla redditività (Weber, 1904- 05, «L’etica
protestante e lo spirito del capitalismo»).
- Tesi dell’origine religiosa dello spirito del capitalismo,
Weber formula l’ipotesi che l’origine dello spirito del capitalismo non abbia solo fondamenti
economici, ma anche etici. Esso trae origine dagli effetti prodotti, sul piano dell’agire economico,
dall’etica delle sette protestanti, influenzate dalle dottrine di Calvino e in particolare dal dogma
delle predestinazione. Di fronte all’angoscia derivante dall’incertezza in merito al proprio destino
eterno e all’imperscrutabilità dell’intenzione divina, ai credenti non resta che glorificare Dio
attraverso una condotta di vita ascetica che non fugge dalle cose terrene, ma opera attivamente
nel mondo per dominarlo e trasformarlo (ascesi mondana). Il successo terreno nell’impresa
capitalistica diviene per il credente un segnale della propria salvezza eterna dopo la morte.
2. Trasformazione nella sfera politica e giuridica con l rivoluzione inglese , francese e americana:
- Stato moderno nell’epoca dell’assolutismo.
Il passaggio dallo stato feudale (in cui dominava una dimensione localistica e uno stato perenne
di guerra) allo stato assoluto si realizza attraverso un processo di unificazione territoriale e di
pacificazione, che coincide con l’instaurazione del “monopolio della violenza legittima” nelle
mani del sovrano.
Il processo di unificazione/pacificazione di vaste aree territoriali fu accompagnato da una serie
di momenti decisivi che determinarono la creazione del:
➔ Monopolio militare : creazione di grandi eserciti formati da soldati e da un corpo di ufficiali
selezionati, reclutati, equipaggiati e stipendiati dallo stato (70% bilancio statale nel XVIII
secolo).
➔ Monopolio fiscale: il ruolo del funzionario cambia radicalmente (prima sistema di appalti): la
sua retribuzione è posta a carico dell’erario, il suo operato viene sottratto all’arbitrio dei
rapporti di natura personale e sottoposto alla regolamentazione di norme astratte che, almeno
in linea di principio, si applicano indifferentemente a tutti coloro che vivono sul territorio
stesso.
➔ Monopolio monetario: (prima signori feudali, città e corporazioni potevano battere moneta) =
lo Stato avoca a se il diritto di battere moneta e spesso esercita in proprio attività produttive
(es. attività minerarie, manifatture di lusso «manifatture reali», industria delle armi es.
Colbert 1619-1683 per Luigi XIV).
➔ Monopolio dell’amministrazione della giustizia: è lo Stato a garantire la protezione giuridica ed
è il potere giudiziario che distribuisce ragioni e torti, premi e punizioni.
Sovranità -> la prima forma di stato moderno si afferma nell’epoca dell’assolutismo: il sovrano
concentra nelle sue mani questi poteri e li esercita legittimamente nei confronti dei propri
sudditi in virtù del principio dinastico.
Il potere è legittimo quando chi ubbidisce lo fa perché ritiene che chi comanda abbia il titolo
per farlo.
Il fondamento di legittimità del potere esercitato in base al principio dinastico è la tradizione.
- Rivoluzione francese: In Francia, verso la fine del XVIII secolo, si assiste simbolicamente alla fine di
un’epoca e di un ordinamento politico fondato sul principio dinastico e il potere assoluto.
Lo scettro passa dalle mani del re a quelle del popolo e si affermano i valori di uguaglianza e libertà.
Con la Rivoluzione francese si delinea la distinzione tra due opposti concetti di Stato. Da un lato lo
Stato territoriale e patrimoniale, tipico dell’ancien régime, è fondato sulla proprietà personale di
una dinastia regnante: i suoi confini sono definiti dall’insieme dei territori posseduti per eredità
diretta o successione indiretta oppure attraverso la conquista bellica. Dall’altro lato il nuovo Stato
nazionale introdotto dalla Rivoluzione si fonda sul principio della sovranità popolare e identifica il
popolo con la nazione... L’unità nazionale sarà fondata sull’identità etnica, storica, linguistica e
culturale. In ogni caso, l’ambito territoriale dello Stato non è più lasciato a occasionali rapporti
dinastici, ma definito stabilmente dai confini naturali della nazione.
- Concetto di <<cittadinanza>> e la nascita dello stato di diritto:
Le grandi rivoluzioni del XVII e XVIII secolo (inglese, americana, francese) segnano l’avvento di una
nuova concezione dello Stato, che vede la fonte della sovranità non più nel monarca ma nel popolo
=> «sovranità popolare».
Nel momento in cui il popolo è il vero depositario della sovranità dello Stato, gli individui che vi
appartengono in quanto membri non sono più «sudditi» del sovrano ma «cittadini» e in quanto tali
titolari di diritti di cittadinanza che si affermano con queste rivoluzioni.
L’organo nel quale si esprime la sovranità popolare è il Parlamento (sistemi parlamentari) e il
fondamento del potere autonomo del parlamento è il principio della separazione dei poteri
(legislativo, esecutivo e giudiziario).
l rapporto tra governanti e cittadini è sottoposto all’imperio di una “legge suprema”, la
costituzione, che vincola i primi e i secondi a diritti e doveri prestabiliti. In questo modo i diritti dei
cittadini costituiscono un limite del potere dei governanti, i quali possono perseguire i loro fini solo
nelle forme e nei limiti della legge.
Nasce così l’idea dello “stato di diritto”, vale a dire una forma di organizzazione politica in cui tutti
gli organi dello Stato, e ogni loro atto, sono vincolati al rispetto della legge
Il fondamento di legittimità del potere esercitato in base alla costituzione è detto legale-razionale
(e non più tradizionale).
3. Sfera culturale con la rivoluzione scientifica e culturale della modernità :
A partire dal XVI secolo:
- sviluppo impetuoso delle scienze della natura
- numerose scoperte che gettano nuova luce sui “segreti” della natura
- applicazione del metodo sperimentale, fondato sull’osservazione dei “fatti”, ad ambiti di indagine
sempre più vasti
Verso la fine del XVIII secolo comincia a diffondersi la fiducia nella possibilità di estendere allo
studio dell’uomo, della società e della cultura, gli stessi principi del metodo scientifico che
mostravano così buoni risultati nello studio dei fenomeni naturali.
▪ Individualismo -> L’avvento della società moderna pone il riconoscimento della libertà
di autorealizzazione dell’individuo come valore dominante (massima diffusione del
genere del ritratto in pittura).
In passato la posizione che una persona occupava nella società (il suo status sociale)
era in modo prevalente determinata alla nascita dalla sua origine: lo status ascritto, lo
status derivante dalla posizione sociale di nascita, prevaleva sullo status acquisito, lo
status raggiunto in base ai meriti e alle capacità.
La Riforma protestante, l’avvento del capitalismo e le trasformazioni rivoluzionarie
nella sfera della politica sono tutti fattori che convergono, pur con diverse
accentuazioni, nell’esaltare l’autonomia e l’indipendenza dell’individuo di determinare
il suo destino.
o Campo religioso: religiosità individuale
o Campo economico: pieno riconoscimento del diritto di disporre della proprietà
individuale e che il mercato premi chi ha iniziativa
o Campo politico: riconoscimento del diritto di associarsi, di esprimere le proprie
opinioni e di partecipare attraverso i propri rappresentati all’esercizio del potere di
governo.
I valori di uguaglianza e libertà sono alla base dell’ affermarsi del valore dell’individuo:
o Uguaglianza: tutti gli uomini hanno alla nascita uguale dignità e uguali diritti, a
prescindere dalla famiglia, dal ceto, dalla classe, dalla confessione religiosa.
o Libertà: autonomia e indipendenza nel governare la propria esistenza, avendo
come unico vincolo il rispetto della libertà altrui.
o Diritto naturale : l'uomo viene al mondo come soggetto titolare di diritti che non
derivano dalla società, ma sono originari, cioè naturali attributi della specie umana.
Contratto sociale: patto stabilito tra uomini liberi, che consensualmente limitano la
o propria libertà per dar vita allo Stato.
▪ Razionalismo -> Con l’avvento della società moderna la ragione (e la razionalità)
diventano valori sociali dominanti.
L’uomo viene concepito come un essere dotato della facoltà di procedere alla scoperta
della verità e di trovare in se stesso il centro di orientamento del suo agire.
Alla fede, come fonte di una verità «rivelata», si sostituisce la ragione, cui gli esseri
umani possono fare affidamento per diventare padroni del proprio destino.
La ragione è una potenza rivoluzionaria che vince l’oscurantismo, su cui si reggevano i
poteri tradizionali dell’ancien r&eacu
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