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Capitolo I

I fondamenti della conoscenza nella vita quotidiana

1. La realtà della vita quotidiana.

Il metodo, a parere degli autori, più idoneo a chiarire i fondamenti della conoscenza nella vita

quotidiana è quello dell’analisi fenomenologica, un metodo puramente descrittivo, empirico ma non

scientifico.

La coscienza è sempre intenzionale, tende sempre o è diretta verso oggetti.

Oggetti differenti si presentano alla coscienza come costitutivi di differenti sfere di realtà (le

persone con cui tratto ogni giorno sono di una realtà diversa rispetto a quelle che

compaiono nei miei sogni!). Questi due gruppi diversi introducono tensioni diverse nella

mia coscienza. In altre parole, io ho coscienza del mondo come costituito da realtà

molteplici.

Quando mi muovo da una realtà a un’altra, questo costituisce per me uno choc (causato dal

trasferimento di attenzione che esso comporta)

Una realtà per eccellenza fra le molteplici realtà quella della vita quotidiana appare la realtà

dominante. Essa, anche, è una realtà ordinata, oggettivata. E’ il linguaggio a segnare le

coordinate della mia vita nella società.

La realtà della vita quotidiana:

Crea una tensione molto alta nella nostra coscienza.

Appare oggettivata ovvero costituita da un ordine di oggetti che sono stati designati come

oggetti prima della mia comparsa sulla scena (vivo dentro un luogo che è geograficamente

designato e vivo dentro un tessuto di relazioni umane).

È organizzata hic et nunc (qui e ora)

Oltre al mondo alla portata delle mie possibilità (il mondo del lavoro, il mio lavoro) c’è

anche un mondo intersoggettivo, che io condivido con gli altri. Questo significa che vi è una

continua corrispondenza fra i miei e i loro significati in questo mondo, io non posso esistere

in un mondo oggettivo senza interagire e comunicare con gli altri.

La realtà della vita quotidiana è data per scontata per essere la realtà. Ma anche nella vita di

tutti i giorni, si sommano momenti non problematici a momenti che esulano dalla normale

routine. Supponiamo che io sia un meccanico di auto e che io sia informato su tutti i modelli

americani, qualsiasi cosa riguardi le macchine americane per me è routine. Sono costretto

ad entrare nel problematico quanto nella mia officina entra un modello Fiat ovvero mi

trovo ad affrontare problemi che non ho ancora trasformato in routine.

Il settore non problematico della realtà quotidiana è tale solo fino a nuovo avviso, cioè fino alla

comparsa di un nuovo problema. Quando questo avviene, la realtà della vita quotidiana cerca di

integrare il settore problematico in ciò che è già non problematico.

Paragonate alla realtà della vita quotidiana, altre realtà appaiono come sfere di significato

circoscritte:

Sono situate inevitabilmente all’interno della realtà dominante, verso le quali la coscienza

può muoversi come in una escursione, ma con la certezza di fare sempre ritorno a casa. Si

fa la spola in questo modo tra il mondo della vita quotidiana e quella del gioco. Il teatro

fornisce una spiegazione eccellente di questo modo di giocare da parte degli adulti.

Sipario che si solleva = lo spettatore viene portato in un altro mondo.

Sipario che cala =lo spettatore torna alla vita quotidiana alla realtà dominante, la

quotidiana. 3

Un esempio possono essere l’esperienza estetica e quella religiosa (sono produttrici

endemiche di sfere di significato circoscritte), i sogni, il gioco dei bambini, il teatro per gli

adulti.

Tutte le sfere di significato circoscritte: caratterizzate dalla capacità di distogliere dall’attenzione

della vita quotidiana.

Il linguaggio comune di cui dispongo per oggettivare le mie esperienze è fondato sulla vita

quotidiana ed a essa rinvia anche quando lo uso per descrivere esperienze che da questa esulano.

Pensiamo ad un artista…

Il mondo della vita quotidiana è strutturato

Spazialmente ovvero la dimensione sociale

Temporalmente: il mondo comune ha il suo proprio tempo standard, intersezione tra, da una

parte, il tempo cosmico e quello stabilito socialmente nel calendario, e dall’altra dal tempo

interiore, come dimostra l’esperienza dell’attesa. Sia il mio organismo che la società

impongono a me e al mio tempo interiore, certe sequenze di eventi che implicano l’attesa

per esempio se voglio prendere parte ad un evento sportivo devo prima attendere che il mio

ginocchio contuso guarisca.

La struttura temporale della vita quotidiana:

si pone di fronte a me come un qualcosa con cui devo far i conti, con la quale devo

sincronizzare i miei progetti.

È coercitiva, io non posso rovesciare a piacimento le cose imposte da essa “ogni cosa al suo

tempo”.

Si rientra nella struttura temporale quando si sa che giorno è e vedere l’orologio. Questo ci

basta a rientrare nella realtà della vita quotidiana.

2. L’interazione sociale nella vita quotidiana.

La realtà della vita quotidiana è condivisa con altri e la più importante esperienza degli altri ha

luogo nelle situazioni faccia a faccia = prototipo dell’interazione sociale. Nell’incontro diretto

l’altro è pienamente reale. E tra i due soggetti il rispettivo hic et nunc si scontrano! Ne risulta un

continuo interscambio tra le due espressività (sorrisi…)

Le relazioni con gli altri sono molto flessibili, è difficile imporre rigidi modelli

all’interazione nell’incontro diretto (es. vedo l’altro ostile e agisco nei suoi confronti

secondo un modello di relazioni ostili, ma nella relazione posso vedere atteggiamenti che

contraddicono questo modello) = lo schema non può reggere il confronto con la massiccia

testimonianza della soggettività dell’altro.

L’altro si percepisce per schemi di tipizzazione (vedo l’altro un uomo un europeo…).

 Le tipizzazioni incidono continuamente sui miei rapporti perché se

decido di portarlo in giro per la città a divertirsi prima di proporgli il mio

prodotto, la nostra relazione diretta sarà modellata da queste tipizzazioni.

Il mio schema di tipizzazione potrà dovrà essere modificato poiché può

succedere che vengano messe in dubbio.

 La tipizzazione diventa anonima a mano a mano che si allontano

dall’incontro diretto.

 I due schemi di tipizzazione (il mio e quello dell’interlocutore) entrano

sempre in continuo “negoziato” nell’incontro diretto e in quest’ultimo ho

la prova diretta del mio interlocutore

Ogni classificazione implica naturalmente un’incipiente anonimia: se classifico il mio amico Henry

come un membro della categoria x (per esempio come inglese) interpreto certi aspetti della sua

condotta come risultanti di questa tipizzazione: i suo gusti in fatto di cibo sono tipicamente inglesi,

il gusto nell’abbigliamento…. Questo implica però che queste caratteristiche e azioni del mio

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amico Henry siano pertinenti a chiunque rientri nella categoria di inglese, io percepisco questi

aspetti del suo modo di essere in termini anonimi.

Un aspetto importante dell’esperienza che faccio nella v.q. è il carattere diretto o indiretto.

Incontro diretto = prova diretta del mio interlocutore

Incontro indiretto = aumenta l’anonimia e il grado di anonimia dipende dal grado di interesse

(cambia dal giornalaio a mio marito!)

La struttura sociale:

- è la somma delle tipizzazioni

- è l’elemento essenziale della realtà della vita quotidiana

3) Il linguaggio e la conoscenza nella vita quotidiana

OGGETTIVAZIONE:

l’espressività umana è in grado di oggettivarsi; essa si manifesta cioè in attività che sono

accessibili sia ai loro produttori che agli altri in quanto elementi di un mondo comune L’ira

può essere oggettivata per mezzo di un arma. Per esempio, io ho avuto un alterco con un

altro uomo che mi ha fornito in modo chiaro il suo odio contro di me. Quella la notte mi

sveglio con un coltello conficcato nel muro accanto al mio letto.. il coltello in quanto

oggetto esprime l’ira del mio avversario ed esso mi apre l’accesso alla sua soggettività. Se

lascio l’oggetto dov’è la mattina dopo quando lo guardo mi esprime nuovamente l’ira di

chi me lo ha lanciato.. inoltre altri uomini possono venire a guardarlo e giungere alla

stessa conclusione. Il coltello nel mio muro è diventato una componente oggettivamente

accessibile alla realtà che io condivido con il mio avversario e con altri uomini

Un caso importante di oggettivazione è la SIGNIFICAZIONE = l’umana capacità di

produrre segni. Il mio avversario invece di lanciarmi il coltello avrebbe potuto dipingere

una lettera X sulla mia porta, un segno che dimostra che siamo ora in uno stato di

inimicizia. Io riconosco il suo significato e così altri uomini, il segno vale per il suo

produttore come un oggettivo richiamo alla memoria dell’intenzione originaria con cui l’ha

fatto.

I segni sono riuniti in una quantità di sistemi (gesticolazioni, di movimenti corporei tipici).

Il linguaggio è un sistema di segni vocali, è il più importante sistema di segni della società umana.

Una comprensione del l. è quindi essenziale per ogni comprensione della realtà della vita

quotidiana.

Il l. ha origine della situazione dell’incontro diretto, ma può anche essere separato da esso

(la scrittura per esempio…).

Il l. è capace di diventare realmente il magazzino di vasti cumuli di significato e di

esperienza che può poi preservare nel tempo e trasmettere alle generazioni successive.

Il l. nell’incontro diretto possiede un intrinseco carattere di reciprocità che lo distingue da

ogni altro sistema di segni. La continua produzione di segni vocali nella conversazione può

essere adattata con grande precisione a ogni mutamento delle intenzioni soggettive dei

conversanti. Io parlo mentre penso: lo stesso fa il mio interlocutore.

Il l. mi costringe a dei modelli. Io non posso usare le regole della sintassi tedesca quando

parlo inglese… devo tenere conto degli standards prevalenti del linguaggio appropriato per

le varie occasioni.

La cultura sociale distingue nella realtà vari gradi di familiarità e fornisce un’informazione

complessa e dettagliata dei settori della vita con cui ho frequentemente a che fare. La conoscenza

che ho io della mia occupazione e del suo mondo è molto ricca e particolare, mentre ho solo una

conoscenza appena abbozzata del mondo delle occupazioni altrui.

Il bagaglio sociale delle conoscenze mi mette a disposizione gli schemi di tipizzazione richiesti per

le principali routine della vita quotidiana. Il mio mondo è strutturato di routine: io so cosa fare.

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La mia conoscenza della vita quotidiana si limita a ciò a cui io do importanza.

I miei campi d’interesse, tuttavia, si intersecano con quelli degli altri in molti punti e ne risulta che

noi abbiamo molte cose interessanti da dirci.

La mia conoscenza della vita quotidiana è la conoscenza dei campi d’interesse degli altri. (non

parlo al mio medico dei miei problemi finanziari o della mia ulcera al banchiere…)

La distribuzione sociale della conoscenza:

la conoscenza con cui vengo a contatto nel quotidiano è socialmente distribuita, cioè è

posseduta in modo diverso da diversi individuare tipi di individui. Condivido la mia

competenza professionale con i miei colleghi non con la mia famiglia.

Io non conosco tutto ciò che conoscono i miei simili.

Nel quotidiano io so cosa posso nascondere e a chi, a chi posso rivolgermi per informarmi su

ciò che non so! 6

Capitolo secondo

La società come realtà oggettiva

1) L’ISTITUZIONALIZZAZIONE

A.Organismo e attività

La relazione dell’uomo con il suo ambiente è caratterizzata dall’apertura di fronte al mondo.

L’organizzazione istintuale dell’uomo può dirsi molto sottosviluppata in rapporto a quella di altri

mammiferi superiori.

L’uomo è in grado di applicare il suo bagaglio, costituzionalmente dato, in un ambito di attività

ampio, variabile e variante.

L’essere umano che si sviluppa non interagisce cioè solo con un particolare ambiente naturale, ma

anche con uno specifico ordine culturale e sociale, che gli è mediato dalle persone per lui

importanti, che lo condizionano.

Dal momento della nascita, lo sviluppo dell’organismo dell’uomo sono soggetti a continua

interferenza socialmente determinata.

L’essere uomo è socio-culturalmente variabile, non vi è alcuna natura umana nel senso di un

substrato biologicamente fissato che determini la variabilità delle formazioni socio –culturali.

La plasticità dell’organismo umano e la sua suscettibilità all’interferenza socialmente determinata

sono molto ben illustrate dalla testimonianza fornita dall’etnologia a proposito della sessualità. La

sessualità umana è caratterizzata da un altissimo grado di elasticità.

La documentazione degli etnologi mostra che in campo sessuale l’uomo è capace pressoché di

qualsiasi cosa. Ogni cultura ha la sua configurazione sessuale.

Il periodo durante il quale l’organismo umano si sviluppa fino a completezza in relazione con

l’ambiente è anche il periodo durante il quale si forma l’identità umana.

I presupposti dell’io sono dati alla nascita.

Il carattere dell’io come prodotto sociale non si limita alla particolare configurazione che

l’individuo identifica come sé stesso, ma comprende anche tutto il bagaglio psicologico legato alla

sua particolare configurazione.

L’esperienza che l’uomo ha di sé, oscilla sempre in equilibrio tra l’essere e l’avere una corpo, e

questo equilibrio viene continuamente ristabilito.

I presupposti genetici dell’io sono dati alla nascita, ma l’identità soggettivamente e oggettivamente

riconosciuta sono un prodotto sociale.

Gli uomini insieme producono un ambiente umano con la totalità delle sue formazioni socio-

culturali e psicologiche.

È impossibile che l’uomo possa svilupparsi in una condizione d’isolamento ed è impossibile per

l’uomo isolato produrre un ambiente umano.

HOMO SAPIENS è nella stessa misura HOMO SOCIUS.

Ci si può chiedere come sorga l’ordine sociale… l’ordine sociale è un prodotto umano, esso è la

“realizzazione” dell’uomo.

Sebbene nessun ordine sociale esistente possa essere fatto derivare da dati biologici, la necessità di

un ordine sociale discende dalla natura biologica degli esseri umani.

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Ma quali sono le cause della permanenza e della trasmissione dell’ordine sociale?

B. Origini dell’istituzionalizzazione

(

Le istituzioni nascono dalle consuetudini con le quali cristallizziamo le nostre azioni, e precisamente quando dei

gruppi tipizzano reciprocamente delle azioni consuetudinarie. Perché si possa parlare di istituzione occorre inoltre che

queste tipizzazioni abbiano uno sviluppo storico e che forniscano dei modelli di comportamento, fungendo da controllo

della condotta individuale)

Tutta l’attività umana è soggetta alla consuetudine, ogni azione che venga ripetuta frequentemente

viene cristallizzata secondo uno schema fisso.

L’abitualizzazione implica inoltre che l’azione possa essere eseguita ancora in futuro con lo stesso

sforzo economico e allo stesso modo. Questo vale sia per l’attività sociale che per quella non

sociale. Anche l’individuo solitario sull’isola deserta abitualizza la propria attività, quando si alza

la mattina e riprende la costruzione della canoa con i fiammiferi mormora a se stesso “ora

ricomincio” mentre compie la prima fase di un procedimento operativo di 10 fasi ad esempio…

anche l’uomo solitario ha almeno la compagnia dei suoi procedimenti.

Le azioni abitualizzate conservano il loro carattere significativo per l’individuo anche se i significati

in esse implicati vengono immagazzinati come routine nel bagaglio generale delle conoscenze, dati

per scontati e tenuti in serbo per i suoi progetti futuri.

L’abitualizzazione:

Comporta un importante vantaggio psicologico quello che le scelte vengono ridotte in teoria

ci sono centinaia di modi in cui si può progettare una canoa con dei fiammiferi ma

l’abitualizzazione li riduce a uno.

Elimina la necessità di ridefinire da zero ogni situazione volta per volta.

Questi processi di consuetudinarietà precedono ogni istituzionalizzazione

La parte + importante dell’abitualizzazione dell’attività umana consiste con l’istituzionalizzazione

di quest’ultima.

L’istituzionalizzazione:

Ha luogo ovunque vi sia una tipizzazione reciproca di azioni consuetudinarie da parte di

gruppi di esecutori, o meglio, tale tipizzazione è un’istituzione.

Le tipizzazioni delle azioni istituzionalizzate che costituiscono le istituzioni:

Sono sempre condivise.

Sono accessibili a tutti i membri del particolare gruppo sociale in questione

Le istituzioni:

Devono sottostare a due condizioni: debbono avere un loro sviluppo storico e debbono

fornire una linea di condotta.

hanno sempre una storia, della quale sono il prodotto.

Si comprendono se si comprende il processo storico in cui sono state prodotte.

Controllano la condotta umana fissando modelli prestabiliti.

L’istituzionalizzazione è incipiente in ogni situazione sociale durevole. Anche se A e B, provenienti

da mondi diversi, s’incontrano in un’isola deserta, daranno inizio ad un processo di

istituzionalizzazione.

Infatti, mentre A e B interagiscono, in qualsiasi modo, ben presto verranno prodotte alcune

tipizzazioni.

Questo avverrà anche se ognuno continua ad eseguire azioni diverse da quelle dell’altro.

Ci si può domandare di quali siano i vantaggi derivanti dall’istituzionalizzazione. Eccoli:

Ciascuno sarà capace di prevedere le azioni dell’altro. Questo libera ambedue gli individui

da un notevole carico di tensione.

Risparmio di tempo e fatica

La loro vita insieme è ora definita da una crescente sfera di routine che vengono considerate

ovvie. 8

Gli individui stanno costruendo uno sfondo

= un mondo sociale è in via di costruzione.

IN GENERALE, tutte le azioni ripetute una o più volte tendono a diventare abituali, nello stesso

modo in cui tutte le azioni osservate da un altro implicano necessariamente qualche tipizzazione da

parte sua.

Perché il genere di tipizzazione reciproca appena descritta avvenga deve esserci una situazione

sociale duratura nella quale azioni abitualizzate di 2 o più individui si congiungano

Quali azioni sono suscettibili di essere reciprocamente tipizzate?

Quelle azioni che sono pertinenti sia di A che di B all’ interno della loro situazione comune.

ciò che in tutti i casi dovrà essere abitualizzato è il processo di comunicazione tra A e B.

Immaginiamo che A e B abbiano dei bambini, la situazione cambia qualitativamente perché una

terza persona cambia il carattere dell’interazione sociale tra A e B e cambierà di più se altri

individui continueranno ad aggiungersi.

Il mondo istituzionale, che esisteva in statu nascendi è ora trasmesso ad altri e in questo processo

l’istituzionalizzazione si perfeziona

Le abitualizzazioni diventano ora istituzioni storiche. Con l’acquisizione del carattere di storicità,

queste formazioni acquistano anche un'altra qualità cruciale: l’oggettività.

Ciò significa che ora sono state cristallizzate (per esempio l’istituzione della paternità che deve

essere accettata dai bambini) si presentano all’esperienza come esistenti al di sopra ed al di là degli

individui che “per caso” le incarnano in quel momento.

In altre parole, le istituzioni si presentano ora all’esperienza come dotate di una realtà loro propria.

Fintanto che le istituzioni nascenti sono costruite e mantenute solo nell’interazione tra A e B, la loro

oggettività resta fragile.

Tutto questo cambia nel processo di trasmissione alla nuova generazione. L’oggettività del mondo

istituzionale diventa opaca e più rigida, non solo per i bambini, ma per gli stessi genitori.

L’ecco che ricominciamo diventa “così vengono fatte queste cose”.

Per i bambini il mondo trasmesso dai genitori non è pienamente comprensibile poiché essi non

hanno avuto parte nella sua formazione esso si pone di fronte a loro come una realtà che è opaca

almeno in certe zone. A questo punto si parla di MONDO SOCIALE = una realtà completa e data di

fronte all’individuo

Un mondo istituzionale appare dunque all’esperienza come una realtà oggettiva. Esso ha una storia

che precede la nascita dell’individuo e non è accessibile alla sua memoria biografica.

Non bisogna dimenticare, però, che la relazione fra l’uomo, produttore, ed il mondo sociale, suo

prodotto, è una relazione dialettica.

L’uomo e il suo mondo sociale interagiscono reciprocamente

Sono tre i momenti di questa dialettica:

Esteriorizzazione: La società è un prodotto umano

Oggettivazione: La società è una realtà oggettiva

Interiorizzazione: L’uomo è un prodotto sociale.

LA SOCIETA’ E’ UN PRODOTTO UMANO. LA SOCIETA’ E’ UNA REALTA’ OGGETTIVA.

L’UOMO E’ UN PRODOTTO SOCIALE

Il mondo istituzionale richiede una legittimazione, cioè degli strumenti attraverso cui possa essere

spiegato e giustificato.

Lo sviluppo di meccanismi specifici di controllo sociale diventa anch’esso necessario con la

storicizzazione e l’oggettivazione delle istituzioni.

Le istituzioni devono rivendicare un’autorità sull’individuo.

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I bambini devono “imparare a comportarsi bene” e una volt che l’hanno imparato devono “rigare

dritto”. Così devono fare anche gli adulti.

Quanto più la condotta è istituzionalizzata, tanto più prevedibile tanto più controllata diventa.

Non c’è alcuna ragione a priori per ritenere che questi processi si assoceranno in modo funzionale.

Ciò nonostante resta il fatto empirico che le istituzioni tendano ad associarsi, ma questo avviene

solo per i significati attribuiti a tali istituzioni.

L’integrazione di un ordine istituzionale può essere compresa solo nei termini della conoscenza che

i suoi membri ne hanno.

C. Sedimentazione e tradizione

Solo una piccola parte della totalità delle esperienze umane viene trattenuta dalla coscienza.

Le esperienze che sono così ritenute si sedimentano, cioè si coagulano nella memoria come entità

riconoscibili e ricordabili.

Se non avvenisse questa sedimentazione, l’individuo non potrebbe capire il significato della propria

biografia.

La sedimentazione si dice intersoggettiva quando numerosi individui condividono la stessa

biografia.

La sedimentazione intersoggettiva può essere definita veramente tale solo quando è stata oggettivata

in un sistema di simboli.

Normalmente, il sistema dei simboli usato è il linguaggio:

Esso diviene il deposito della tradizione comune.

Fornisce i mezzi per rendere comunicabili le nuove esperienze

Per esempio solo alcuni membri di una società fondata sulla caccia hanno fatto l’esperienza di

perdere le armi e di essere costretti ad affrontare la belva a mani nude. Questa esperienza è

indimenticabile per colore che l’hanno vissuta. Questa esperienza viene designata e trasmessa

linguisticamente, diviene accessibile per coloro che non l’hanno condivisa.

Il linguaggio diviene il deposito della tradizione comune.

Anche per coloro che non hanno alcuna prospettiva di avere un esperienza di questo genere in

futuro (ad esempio le donne a cui è proibito cacciare) in ogni caso entra a far parte del comune

bagaglio di esperienze.

La trasmissione del significato di un’istituzione è fondata sul riconoscimento sociale di quella

istituzione come soluzione permanente ad un problema permanente della collettività data. Questo

rende necessario un processo educativo.

I significati istituzionali devono essere impressi con forza e indelebilmente nella coscienza

dell’individuo.

Poiché gli esseri umani sono pigri e smemorati, devono esserci dei procedimenti per mezzo dei

quali questi processi possono essere impressi e re imparati a memoria

Ogni trasmissione ha bisogno di un apparato sociale: alcuni gruppi vengono designati come

trasmettitori altri come ricevitori della conoscenza tradizionale.

Vi saranno anche dei procedimenti tipizzati per il passaggio della tradizione dai conoscitori ai non

conoscitori. Ad esempio l’insieme delle nozioni tecniche magiche e morali legate alla caccia può

essere trasmesso dagli zii materni ai nipoti di una certa età, con un procedimento di iniziazione.

Ma gli zii materni non trasmettono questo bagaglio di conoscenza perché lo conoscono, ma lo

conoscono perché sono zii materni. Se uno zio materno istituzionalmente designato per ragioni

particolari, si rivela incapace di trasmettere la conoscenza in questione, egli non è più uno zio

materno nel senso pieno della parola… anzi il suo riconoscimento istituzionale può essere

revocato.

D. I ruoli 10


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Sociologia Generale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente La Realtà come Costruzione Sociale, Berger, Luckmann. Gli argomenti sono: creazione e mantenimento, l'oggetto di studio, il problema della sociologia della conoscenza, i fondamenti della conoscenza nella vita quotidiana, la realtà della vita quotidiana.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'amministrazione e dello sviluppo economico
SSD:
Università: Messina - Unime
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Messina - Unime o del prof Perna Antonio Maria.

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