Introduzione
Quest’opera è mirata alla comprensione della società così come dovrebbe essere studiata dalla sociologia, cioè
un’indagine sul modo di costruzione della realtà, che comprenda la società come “realtà sui generis”, dunque
tener conto della particolarità del concetto di società analizzandola con due “ruolini di marcia”, due punti di
vista importanti, quello di Durkheim e quello di Weber: il primo vede la società come una “oggettiva fattualità”
(cioè un ogg) quindi azioni sociali da vedere come cose, il secondo la vede come insieme di attività che
esprimono “significati soggettivi” (un sogg); entrambe queste definizioni si legano tra loro ed è appunto compito
della sociologia, secondo Berger e Luckmann, capire come questo processo sociale combina gli aspetti oggettivo
e soggettivo.
Il processo dialettico della società nel libro segue 3 momenti: esteriorizzazione,oggettivazione e interiorizzazione
che sono i 3 argomenti principali dei 3 capitoli. L’esteriorizzazione si vede come la società sia un “prodotto
umano” cioè è costruita da membri che si uniscono e vivono insieme interagendo,dandosi regole e
condividendo conoscenze (si fa l’esempio di A e B su un’isola), nell’oggettivazione si vede come la realtà sia
dunque una “realtà oggettiva” da trattare come ogg estraneo creato dall’uomo, infine l’interiorizzazione mostra
il lato paradossale dell’uomo visto come “prodotto sociale” e dunque una società sogg che plasma l’uomo;
nonostante questa opposizione tra società ogg e sogg questa non è una contraddizione perché se la società si
sviluppa in un processo continuo può ess vista sia come ogg dell’attività umana che dunque si esteriorizza in una
realtà oggettiva, sia come sogg che produce l’uomo modificandolo, infatti nel testo [p 82] si presenta il
paradosso dell’uomo produttore di un mondo che si offre alla sua esperienza come una cosa “altra” dal
prodotto umano, perciò la realtà sociale è una costruzione umana in cui siamo immersi e che ci plasma secondo
il modello creato e modificato dagli uomini.
SINTESI: La società come realtà oggettiva
1.L’istituzionalizzazione
A. Organismo e attività
L’uomo non ha un ambiente suo come invece hanno altri animali, non c’è un mondo dell’uomo in cui lui si trova
bene e può stare solo lì, ma la relazione con l’ambiente è per l’uomo l’apertura di fronte al mondo, si adatta in
base alla sua costituzione biologica. La differenza con gli animali inoltre stà nell’apparato sensoriale che impone
limitazioni al suo ambito di possibilità, infatti l’istinto umano è limitato, ha impulsi che lo regolano ma non sono
specializzati.
Sotto il profilo dello sviluppo dell’organismo si può dire che la crescita del feto continua anche dopo la nascita
fino al primo anno di vita e in questo primo periodo il bambino si rapporta col mondo esterno in vari modi, così
l’organismo si sviluppa e si adatta al’ambiente sia naturale che sociale e culturale; l’organismo umano è infatti
molto duttile e i modi di divenire uomini sono numerosi come le culture umane, l’uomo dunque non ha una
natura ma costituisce la propria natura. Durante lo sviluppo dell’organismo si crea anche l’identità: l’organismo
dell’io è preordinato naturalmente, l’io culturale si forma con lo stesso procedimento dell’organismo
interagendo con l’ambiente sociale. Lo sviluppo dell’organismo e della personalità in un ambiente determinato è
connesso alla relazione tra organismo e io: da un lato l’uomo è un corpo, dall’altro ha un corpo cioè fa
esperienza di sé come entità che non si identifica con il corpo ma che ne ha uno.
Gli uomini insieme producono un ambiente umano con l’insieme delle sue formazioni socio-cultuali e
psicologiche e ciò avviene solo se in un gruppo di uomini non come esseri isolati come non può un uomo
svilupparsi in isolamento: l’homo sapiens è homo socius.
L’organismo umano manca dei mezzi biologici per essere stabile, se si basasse sulle sole risorse biologiche
sarebbe sempre nel caos; l’ordine sociale precede lo sviluppo dell’organismo e l’apertura di fronte al mondo che
diventa con questo ordine una chiusura che dà stabilità e direzione alla condotta umana. Dunque l’ordine
sociale è la realizzazione dell’uomo non è biologicamente dato, i rapporti sociali non sono parte della natura
delle cose ma sono solo prodotto dell’attività umana. L’esistenza umana deve sempre esteriorizzarsi.
B. Origini dell’istituzionalizzazione
Ma l’attività umana è soggetta alla consuetudine che implica che l’azione ripetuta possa esser eseguita nello
stesso modo e con lo stesso sforzo; perfino l’uomo solitario ha la compagnia dei gesti abitudinari.
La routine è un vantaggio psicologico per l’individuo perché lo libera dal peso di prendere tutte le decisioni
come se partisse sempre da zero e può essere applicata anche all’uomo isolato. La cosa più importante
dell’abitualizzazione è l’istituzionalizzazione dell’attività umana cioè l’origine delle istituzioni: esse hanno
origine quando c’è una tipizzazione reciproca di azioni consuete tra due gruppi.
Le istituzioni devono sottostare a due condizioni: avere uno sviluppo storico (la storia comune deve formare
gradualmente le tipizzazioni) e fornire uno schema di condotta (fissando modelli prestabiliti); il controllo sociale
primario è dato dall’esistenza di un’istituzione, per es rubare viene punito dalle istituzioni, ma la gente evita di
rubare non perché rischia di essere punita, ma perché c’è un’istituzione che ha il ruolo di far rispettare la legge.
Le istituzioni si manifestano in collettività: se due individui A e B di diversi mondi sociali si incontrano su un’isola
deserta e vivendo insieme interagiscono così alcune tipizzazioni saranno evidenti ad entrambi; A osserva alcune
azioni di B e individua motivazioni che lo spingono ad agire in quel modo, stessa cosa per l’altro, così ognuno
comincerà a ricoprire un ruolo, così le loro azioni diventano prevedibili alleggerendo la tensioni trai due; la
routine fa sì che si crei uno sfondo in cui i due vivono così che si possa creare una sorta di società in cui c’è
divisione del lavoro e quindi innovazione. Se poi introduciamo nella società primitiva i figli di A e B possiamo
vedere come cambia l’istituzionalizzazione creata per chi è nato quando essa era già presente: le abitualizzazioni
diventano istituzioni storiche che esistono davvero e sono meno comprensibili rispetto a coloro che le avevano
fondate e che quindi potavano gestire come volevano, ora invece i figli di A e B vedono il mondo istituzionale più
opaco e rigido e per i genitori ora questo mondo è più serio (da “ecco che ricomincia” a “così si deve fare”)e non
si può più modificare, le istituzioni sono realtà oggettive che esistono oltre lui perciò non può farci niente; per
questo l’individuo per comprenderle deve uscire da esse.
L’oggettività del mondo istituzionale è prodotta e costruita dall’uomo, è attività umana oggettivata, relazione
dialettica tra l’uomo (il produttore) e il mondo sociale (il prodotto) che interagiscono reciprocamente. La società
è un prodotto umano ed è una realtà oggettiva, l’uomo è un prodotto sociale. Solo con la trasmissione del
mondo sociale a una nuova generazione la dialettica sociale appare nella sua totalità, infatti la realtà sociale
diventa più robusta tramandandola e diventa una tradizione agli occhi dei posteri non una memoria biografica:
A e B creano il mondo sociale e possono modificarlo e ricostruirlo, ma i figli la vedono come “sentita dire” e
devono interpretarlo. Con la storicizzazione e l’oggettivazione delle istituzioni lo sviluppo di meccanismi specifici
d controlli sociali diventa necessario, infatti bisogna non deviare dai programmi sociali perciò le istituzioni
devono rivendicare un’autorità sopra l’individuo perchè la condotta deve diventare prevedibile per esser
controllata. La logica delle istituzioni è parte del bagaglio di conoscenza sociale e viene data per scontata.
Al livello pre-teorico ogni istituzione ha un corpo di conoscenze trasmesse che danno regole di condotta
appropriate e queste conoscenze costituiscono la dinamica motivazionale della condotta istituzionalizzata,
controlla e prevede tutti i comportamenti. Chi non segue l’ordine istituzionale appare come distaccato da esso e
questa deviazione (che può essere depravazione,malattia mentale o ignoranza) è considerato di conoscenza
inferiore. La conoscenza della società dunque è realizzazione nel senso sia di percezione della realtà sia della
produzione di essa.
C. Sedimentazione e tradizione
Solo una piccola parte della totalità di esperienze viene trattenuta dalla coscienza; esse si inseriscono nella
memoria e sedimentano; la sedimentazione intersoggettiva è veramente sociale solo quando è oggettivata in un
sistema di simboli di qualche genere così possono essere trasmesse da una generazione all’altra. Le conoscenze
divengono così facilmente trasmissibili. Normalmente il sistema di simboli usato è quello linguistico poiché la
lingua rende accessibile a tutti le esperienze comuni nella comunità linguistica, dunque l’oggettivazione
dell’esperienza nel linguaggio permette l’incorporazione di certe tradizioni attraverso l’istruzione morale. Il
linguaggio diviene il deposito della tradizione comune che può essere accetta acriticamente, ovvero come
insieme coerente. Questo processo è alla base di tutte le sedimentazioni oggettivate, non solo delle azioni
istituzionalizzate, riguarda anche la trasmissione di significati che incontrano la specificazione delle istituzioni,
perciò gli attori delle azioni istituzionalizzate devono essere sistematicamente messi al corrente di quei
significati, impressi con forza nelle loro coscienze. Per far ciò bisogna semplificare i significati con formule
perchè rimangano più facilmente impressi, così vengono concepiti come conoscenza e trasmessi come tali; il
carattere specifico di questo apparato varierà naturalmente da società a società. La tipologia dei conoscitori,
come la conoscenza tra loro, viene definita socialmente: sia il conoscere che il non conoscere sono riferiti a ciò
che viene chiamato realtà: il fatto che tu sia un certo tipo di persona in società vuol dire che tu hai certe
conoscenze sociali, non è il trasmetterle che fa vedere che le sai. La conoscenza inoltre può esser visibile
attraverso azioni simboliche o simboli veri e propri ma ci va coerenza logica che può portare a problemi per
quanto riguarda la legittimazione (conflitto per il personale amministrativo delle istituzioni) e la
socializzazione(difficoltà nell’interiorizzazione di significati istituzionali).
D. I ruoli
Le origini di ogni ordine istituzionale risiedono nella tipizzazione delle azioni proprie e altrui, e ciò richiede che
queste azioni abbiano un senso oggettivo che a sua volta richiede un’oggettivazione linguistica, quindi un’azione
e il suo senso possono essere percepiti indipendentemente dalle esecuzioni individuali dell’azione, si può
percepire tanto se stessi che gli altri come autori di azioni oggettive. Nel corso dell’azione c’è un’identificazione
dell’io con il senso oggettivo del’azione e l’azione continua determina l’autopercezione dell’attore. Diventa così
concepibile l’io come se fosse stato solo parzialmente coinvolto nell’azione.
Il soggetto agente si identifica con le tipizzazioni oggettivate della condotta in atto; così sia il proprio io che
agisce sia gli altri vengono percepiti non come individui unici ma come tipi; non possiamo parlare di ruoli
quando queste tipizzazioni si verniciano a livello di cultura di gruppo, in questo caso il ruolo sostituisce il sogg
agente. Le istituzioni sono incorporate nell’esperienza individuale per mezzo di ruoli che costituiscano un
ingrediente essenziale del mondo accessibile di ogni società. Ricoprendo dei ruoli l’individuo partecipa a un
mondo sociale. Nel bagaglio comune di conoscenze vi sono norme per lo svolgimento dei ruoli che sono
accessibili a tutti i membri della società perciò ogni persona che possa ricoprire il ruolo è tenuta a rispondere
della propria osservanza dalle norme usate per controllare le reali capacità degli individui.
I ruoli rappresentano l’ordine istituzionale su 2 livelli: ricoprire un ruolo rappresenta se stesso, e il ruolo
rappresenta un intero nesso di condotta, quindi solo con la rappresentazione in ruoli l’istituzione si manifesta
effettivamente; possono essere rappresentate anche in altri modi come l’oggettivazione linguistica che le ricrea
nell’esperienza, inoltre possono essere rappresentate da oggetti artificiali o naturali ma vanno sempre vivificate
nella condotta umana. Ogni concreto adempimento di una funzione si riferisce al senso oggettivo
dell’istituzione, così anche agli altri adempimenti di funzioni complementari. Tutti i ruoli rappresentano l’ordine
istituzionale ma alcuni di essi più di altri nella totalità: i ruoli politici e quelli religiosi.
Ogni ruolo dà acceso a uno specifico settore del bagaglio totale di conoscenze della società, perciò c’è una
distribuzione sociale della conoscenza che è divisa in ciò che è pertinente a tutti e ciò che riguarda solo alcuni
ruoli. La divisione del lavoro porta a ruoli che possono essere eseguiti con conoscenze standard facili da
apprendere, quindi si ci può specializzare. I ruoli rappresentano l’oggettivazione pratica della struttura della
società perché ogni ruolo porta con sé una parte di conoscenza sociale, infatti la società esiste in quanto gli
individui che la formano sono consapevoli di essa, quindi da una parte l’ordine istituzionale è reale solo se
realizzato dai ruoli, dall’altra i ruoli sono parte dell’ordine che caratterizza i sogg.
E. Portata e modi dell’istituzionalizzazione
La portata dell’istituzionalizzazione dipende dal grado di diffusione delle strutture, se più strutture sono
condivise da tutti la portata sarà ampia se poche sono condivise da tutti la portata è ristretta; c’è anche la
possibilità che l’ordine istituzionale sia fortemente frammentario.
Immaginiamo una società con istituzionalizzazione totale dove tutti i problemi sono comuni, le soluzioni sono
oggettivate e tutte le azioni sono istituzionalizzate: l’ordine istituzionale abbraccia tutta la vita sociale e porta
partecipazione continua, non ci sono ruoli perché ognuno ha una sua parte nell’interesse di tutti. Possiamo
modificare questo modello dicendo che tutte le azioni sociali sono istituzionalizzate ma senza problemi comuni:
la vita sarebbe cmnq rigida, ma ci sarebbe una maggior presenza di ruoli e ciò è visibile nelle società primitive.
L’opposto sarebbe un solo problema comune e l’istituzionalizzazione solo per risolvere quel problema: non ci
sarebbe una cultura comune e i ruoli sarebbero l’essenziali per la società, ma non ci sono esempi di società del
genere (a parte gruppi minori che non sono nazioni ma per es spedizioni militari o le colonie).
Con questi esempi possiamo chiarire come si formano le società e possiamo vedere che la condizione
principale è la divisione del lavoro con concomitante differenziazione delle istituzioni: ogni società in cui c’è una
crescente divisione del lavoro si ci allontana dal primo tipo. Un’altra condizione è la disponibilità di un surplus
economico che permetta alla popolazione di dedicarsi ad attività non legate alla sussistenza e che portano a una
necessaria segmentazione della cultura per avere conoscenze staccate dal contesto sociale (vita teoretica).
Comunque l’istituzionalizzazione non è irreversibile anche se può durare a lungo, infatti la portata può diminuire
e la sfera privata è lasciata all’individuo.
Un altro problema è: qual è la relazione tra diverse istituzioni?
Le conoscenze sociali sono attualizzate in ogni individuo: ognuno sa e fa tutto, perciò il dare un significato alle
istituzioni è un problema soggettivo perché il senso oggettivo dell’istituzione è dato per scontato dal sogg
mentre interiorizzarlo è il problema per il sogg. I significati istituz si modificano con la segmentazione dell’ordine
istituzionale (ruoli) e con la distribuzione sociale della conoscenza, e qui si crea il problema dell’integrazione
globale dei significati entro l’intera società. Ora teniamo conto che processi istituz distinti possono vivere
insieme senza un’integrazione globale, infatti le istituzioni si associano riferendosi alla coscienza riflessiva di
individui che impongono una certa logica alla propria esperienza. Supponiamo: A (uomo) è scontento del
comportamento di B (donna) con C (lesbica) perché trascura il lavoro da fare con A, così per unire i rapporti trai
3 a formare un rapporto coerente A-B-C crea un mito che rispecchi la situazione umana di uomo e due donne
che creano il mondo e si relazionano come fanno i 3: dall’inizio A farà fatica a far accettare la stori
-
Riassunto esame di sociologia generale, prof. Marzo, libro consigliato La realtà come costruzione sociale, Berger L…
-
Sunto per l'esame di Sociologia della conoscenza, prof. Borgna. Libro consigliato La realtà come costruzione social…
-
Riassunto esame Sociologia Generale, prof. Perna, libro consigliato La Realtà come Costruzione Sociale, Berger, Luc…
-
Riassunto esame Sociologia della Famiglia, prof. indefinito, libro consigliato La Realtà Come Costruzione Sociale, …