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come la conoscenza tra loro, viene definita socialmente: sia il conoscere che il non conoscere sono riferiti a ciò

che viene chiamato realtà: il fatto che tu sia un certo tipo di persona in società vuol dire che tu hai certe

conoscenze sociali, non è il trasmetterle che fa vedere che le sai. La conoscenza inoltre può esser visibile

attraverso azioni simboliche o simboli veri e propri ma ci va coerenza logica che può portare a problemi per

quanto riguarda la legittimazione (conflitto per il personale amministrativo delle istituzioni) e la

socializzazione(difficoltà nell’interiorizzazione di significati istituzionali).

D. I ruoli

Le origini di ogni ordine istituzionale risiedono nella tipizzazione delle azioni proprie e altrui, e ciò richiede che

queste azioni abbiano un senso oggettivo che a sua volta richiede un’oggettivazione linguistica, quindi un’azione

e il suo senso possono essere percepiti indipendentemente dalle esecuzioni individuali dell’azione, si può

percepire tanto se stessi che gli altri come autori di azioni oggettive. Nel corso dell’azione c’è un’identificazione

dell’io con il senso oggettivo del’azione e l’azione continua determina l’autopercezione dell’attore. Diventa così

concepibile l’io come se fosse stato solo parzialmente coinvolto nell’azione.

Il soggetto agente si identifica con le tipizzazioni oggettivate della condotta in atto; così sia il proprio io che

agisce sia gli altri vengono percepiti non come individui unici ma come tipi; non possiamo parlare di ruoli

quando queste tipizzazioni si verniciano a livello di cultura di gruppo, in questo caso il ruolo sostituisce il sogg

agente. Le istituzioni sono incorporate nell’esperienza individuale per mezzo di ruoli che costituiscano un

ingrediente essenziale del mondo accessibile di ogni società. Ricoprendo dei ruoli l’individuo partecipa a un

mondo sociale. Nel bagaglio comune di conoscenze vi sono norme per lo svolgimento dei ruoli che sono

accessibili a tutti i membri della società perciò ogni persona che possa ricoprire il ruolo è tenuta a rispondere

della propria osservanza dalle norme usate per controllare le reali capacità degli individui.

I ruoli rappresentano l’ordine istituzionale su 2 livelli: ricoprire un ruolo rappresenta se stesso, e il ruolo

rappresenta un intero nesso di condotta, quindi solo con la rappresentazione in ruoli l’istituzione si manifesta

effettivamente; possono essere rappresentate anche in altri modi come l’oggettivazione linguistica che le ricrea

nell’esperienza, inoltre possono essere rappresentate da oggetti artificiali o naturali ma vanno sempre vivificate

nella condotta umana. Ogni concreto adempimento di una funzione si riferisce al senso oggettivo

dell’istituzione, così anche agli altri adempimenti di funzioni complementari. Tutti i ruoli rappresentano l’ordine

istituzionale ma alcuni di essi più di altri nella totalità: i ruoli politici e quelli religiosi.

Ogni ruolo dà acceso a uno specifico settore del bagaglio totale di conoscenze della società, perciò c’è una

distribuzione sociale della conoscenza che è divisa in ciò che è pertinente a tutti e ciò che riguarda solo alcuni

ruoli. La divisione del lavoro porta a ruoli che possono essere eseguiti con conoscenze standard facili da

apprendere, quindi si ci può specializzare. I ruoli rappresentano l’oggettivazione pratica della struttura della

società perché ogni ruolo porta con sé una parte di conoscenza sociale, infatti la società esiste in quanto gli

individui che la formano sono consapevoli di essa, quindi da una parte l’ordine istituzionale è reale solo se

realizzato dai ruoli, dall’altra i ruoli sono parte dell’ordine che caratterizza i sogg.

E. Portata e modi dell’istituzionalizzazione

La portata dell’istituzionalizzazione dipende dal grado di diffusione delle strutture, se più strutture sono

condivise da tutti la portata sarà ampia se poche sono condivise da tutti la portata è ristretta; c’è anche la

possibilità che l’ordine istituzionale sia fortemente frammentario.

Immaginiamo una società con istituzionalizzazione totale dove tutti i problemi sono comuni, le soluzioni sono

oggettivate e tutte le azioni sono istituzionalizzate: l’ordine istituzionale abbraccia tutta la vita sociale e porta

partecipazione continua, non ci sono ruoli perché ognuno ha una sua parte nell’interesse di tutti. Possiamo

modificare questo modello dicendo che tutte le azioni sociali sono istituzionalizzate ma senza problemi comuni:

la vita sarebbe cmnq rigida, ma ci sarebbe una maggior presenza di ruoli e ciò è visibile nelle società primitive.

L’opposto sarebbe un solo problema comune e l’istituzionalizzazione solo per risolvere quel problema: non ci

sarebbe una cultura comune e i ruoli sarebbero l’essenziali per la società, ma non ci sono esempi di società del

genere (a parte gruppi minori che non sono nazioni ma per es spedizioni militari o le colonie).

Con questi esempi possiamo chiarire come si formano le società e possiamo vedere che la condizione

principale è la divisione del lavoro con concomitante differenziazione delle istituzioni: ogni società in cui c’è una

crescente divisione del lavoro si ci allontana dal primo tipo. Un’altra condizione è la disponibilità di un surplus

economico che permetta alla popolazione di dedicarsi ad attività non legate alla sussistenza e che portano a una

necessaria segmentazione della cultura per avere conoscenze staccate dal contesto sociale (vita teoretica).

Comunque l’istituzionalizzazione non è irreversibile anche se può durare a lungo, infatti la portata può diminuire

e la sfera privata è lasciata all’individuo.

Un altro problema è: qual è la relazione tra diverse istituzioni?

Le conoscenze sociali sono attualizzate in ogni individuo: ognuno sa e fa tutto, perciò il dare un significato alle

istituzioni è un problema soggettivo perché il senso oggettivo dell’istituzione è dato per scontato dal sogg

mentre interiorizzarlo è il problema per il sogg. I significati istituz si modificano con la segmentazione dell’ordine

istituzionale (ruoli) e con la distribuzione sociale della conoscenza, e qui si crea il problema dell’integrazione

globale dei significati entro l’intera società. Ora teniamo conto che processi istituz distinti possono vivere

insieme senza un’integrazione globale, infatti le istituzioni si associano riferendosi alla coscienza riflessiva di

individui che impongono una certa logica alla propria esperienza. Supponiamo: A (uomo) è scontento del

comportamento di B (donna) con C (lesbica) perché trascura il lavoro da fare con A, così per unire i rapporti trai

3 a formare un rapporto coerente A-B-C crea un mito che rispecchi la situazione umana di uomo e due donne

che creano il mondo e si relazionano come fanno i 3: dall’inizio A farà fatica a far accettare la storia alle altre due

ma poi una volta riuscito i 3 sapranno che la società si forma nel miglior modo solo se i 3 collaborano insieme e

questa “conoscenza” influenzerà il loro modo di essere. Così l’esempio può essere visto nella società reale: la

divisione di conoscenze solleverà il problema della creazione di significati della società e ci sarà anche il

problema di legittimare le attività istituzionali di un tipo di fronte agli altri.

Un’altra conseguenza della segmentazione istituzionale è la possibilità di sub-universi di significato socialmente

segregati che nascono dalla specializzazione: questi sub-universi di significato possono essere o no nascosti al

pubblico e possono essere strutturati da diversi criteri come età,sesso,religione,ecc… Come tutti gli edifici

sociali i sub-universi devono essere sorretti da una particolare collettività cioè dal gruppo che produce i

significati in questione e possono esservi rivalità trai gruppi come per es per la distribuzione di risorse; questi

conflitti si traducono in contrasti tra correnti di pensiero rivali. Coi sub-universi compare la varietà di punti di

vista sulla società e ciò rende più difficile creare un sistema di simboli che soddisfi l’intera società, infatti ogni

punto di vista sarà in relazione con gli interessi del gruppo che li possiede e dà autonomia alla propria base

sociale. Inoltre un corpo di conoscenze raggiunto il livello di sub-universo autonomo ha capacità di influire sulla

collettività che l’ha prodotto, infatti la conoscenza è un prodotto sociale e allo stesso tempo un fattore di

cambiamento sociale.

Questi sub-universi di significato sono chiusi agli estranei mentre gli iniziati vengono tenuti dentro. Particolari

problemi nascono quando c’è una differenza tra la velocità dello sviluppo delle istituzioni e quella dei settori

specifici.

La reificazione è la percezione dei prodotti dell’attività umana come se fossero qualcosa di diverso dai prodotti

umani per es istituzioni considerate come volontà divina. Nel mondo sociale oggettivo la reificazione c’è sempre

e la questione decisiva è se egli conserva o no la consapevolezza del fatto che il mondo è opera sua e quindi può

essere modificato da lui. Così la relazione tra l’uomo e il suo mondo viene invertita nella coscienza: l’uomo è

visto come prodotto del mondo anche se è il creatore; sarebbe un errore limitare il concetto di reificazione alle

costruzioni mentali degli intellettuali perché esiste come condizione dell’uomo e non è una caduta cognitiva. Sia

l’ordine istituz nel suo complesso che alcuni settori di esso possono essere percepiti come reificati; la ricetta di

base per la reificazione delle istituzioni consiste nel conferire loro una condizione ontologica indipendente

dall’attività e dalla comprensione umana, così con la reificazione il mondo delle istituzioni si confonde con quello

naturale e anche i ruoli possono essere reificati come le istituzioni: la formula è la dichiarazione” devo agire così

perchè ho questo ruolo” , così si riduce la distanza tra sé e l’attività e quindi l’individuo di identifica con le

tipizzazioni assegnategli dalla società (quello non è “nient’altro che” quel tipo).

2. La legittimazione

A. Origini degli universi simbolici

Si tratta qui l’oggettivazione di “secondo grado” del significato delle istituzioni. La legittimazione produce nuovi

significati che servono a integrare i significati già attribuiti ai diversi processi. La funzione della legittimazione è

di rendere oggettivamente accessibili le oggettivazioni di “primo grado” e anche l’integrazione è l’obiettivo

tipico dei legittimatori. L’integrazione e la plausibilità soggettiva si riferiscono a due livelli: il primo vede che la

totalità dell’ordine istituzionale dovrebbe avere un senso per i partecipanti dei diversi processi istituzionali

(questo dunque è un livello orizzontale perché lega l’ordine istituz ai membri), il secondo vede la necessità di

rendere significativa la totalità della vita dell’individuo (livello verticale). La legittimazione non è necessaria

quando è un fatto evidente ma qndo va tramandato ai posteri perchè è necessaria una spiegazione per

oggettivarla e questa è la “legittimazione” che spiega l’ordine istituz attribuendogli validità conoscitiva; dunque

non è solo il tramandare dei valori il compito della legittimazione delle istituzioni, ma anche la semplice

conoscenza di esse, dice che le cose stanno così non solo che dovrebbe compiere certe azioni e non altre.

Ci sono diversi livelli di legittimazione:

- la legittimazione incipiente è quella che segue alla trasmissione di oggettivazioni linguistiche (per es nel

momento in cui definisco un termine di parentela legittimo l’esistenza di quel gradi di parentela), ed è un livello

preteoretico fondamento della conoscenza su cui devono poggiare tutte le successive teorie

- il livello teoretico riguarda schemi esplicativi di gruppi di significato di carattere pragmatico e legati ad azioni

concrete (proverbi,massime morali)

- le teorie esplicite riportano conoscenze differenziate e creano strutture di riferimento per i rispettivi settori e

spesso sono affidate a un personale specializzato che le trasmette (gli anziani tramandano conoscenze ai

giovani); con lo sviluppo di speciali teorie legittimanti si comincia ad andare aldilà dell’applicazione pragmatica e

diventa pura teoria così le legittimazioni diventano autonome e generano processi istituzionali propri

- il quarto livello di legittimazione sono gli universi simbolici, corpi di tradizione teoretica che integrano diverse

sfere di significato, perciò ora la legittimazione avviene per mezzo di totalità simboliche di cui non si può far

esperienza nella vita quotidiana, infatti tutti i settori dell’ordine istituz sono messi in una struttura di

riferimento, questo universo che comprende tutte le esperienze umane.

L’universo simbolico è la matrice di tutti i significati socialmente oggettivati e soggettivamente reali e anche le

situazioni marginali della vita dell’individuo sono comprese in questo universo e vengono spiegate in quanto

inserite in una totalità significativa; questo universo viene costruito con oggettivazioni sociali. Tutte le teorie

legittimanti minori sono intese come punti di vista particolari su fenomeni di questo mondo e i ruoli istituz

diventano modi di partecipazione a un universo che trascende ma anche include l’ordine istituz. Gli universi

simbolici sono prodotti sociali che hanno una storia e si presentano come totalità complete e inevitabili; crea un

ordine per la percezione soggettiva dell’esperienza, infatti queste esperienze di sfere diverse sono integrate

dall’incorporazione nello stesso universo di significato; perciò queste sfere di significato ordinate

gerarchicamente diventano intelligibili e meno terrificanti. Le situazioni marginali (faccia notturna) possono

provocare danni all’esistenza abitudinaria dell’uomo (faccia diurna)infatti minacciare l’abitudine vuol dire

minacciare la vita sociale dell’uomo .

Le realtà vengono disposte in modo da conservare il proprio carattere dominante e questa funzione ordinatrice

dell'universo simbolico verso l'esper individ può essere descritta dicendo che essa mette ogni cosa al posto

giusto e l’universo infatti permette di tornare alla realtà legittimando definitivamente l’ordine e conferendo a

questo il primato tra le esperienze umane. L’unive simb realizza il più alto livello di integrazione per i significati

della vita quotidiana e una integrazione simile non presuppone un univ simb dall’inizio ma si può attuare anche

senza; però una volta postulato i settori divergenti della vita quotidiana vengono integrati con un diretto

riferimento all’univ simbol. Così esso organizza e legittima i ruoli e i procedimenti della vita comune ponendoli

nel contesto della struttura di riferimento. L’univ simb permette anche di creare un ordine nelle diverse fasi

della biografia, ma questa periodizzazione della vita in rapporto ai significati umani non riguarda solo le società

primitive ma anche una moderna teoria psicologica sullo sviluppo può creare sicurezza e appartenenza, e in

entrambi i casi un individuo può accorgersi se la sua vita si stà svolgendo “correttamente” voltandosi a guardare

il suo passato e osservando le coordinate che lo aiuteranno per il futuro, così sia per la sua storia che per la sua

identità, entità precaria perché dipende dalle relazioni sociali con altri oltre che dalle esperienze solitarie nelle

situazioni marginali. La sana percezione di se come detentori di una identità socialmente riconosciuta è

continuamente minacciata dalle metamorfosi di sogni e fantasie e l’identità riceve la legittimazione definitiva

quando posta nel contesto dell’univ simb (per es il vero nome di un uomo è quello dato dal suo dio). Ma in

realtà la propria identità non va conosciuta per legittimarla ma basta che sia conoscibile e la legittimazione

integra tutte le trasformazioni immaginabili dell’identità sulla vita quotidiana. L’individuo può vivere nella

società con una certa sicurezza di essere quello che crede mentre svolge il suo ruolo.

Una funzione importante degli universi simbolici è la collocazione della morte, cioè come considerarla

nell’ambito individuale; essa costituisce la minaccia più terrificante alle realtà quotidiane, perciò anche la morte

va legittimata per permettere all’individuo di credere di poter vivere anche dopo la vita così da fargli seguire le

normali routines; con la legittimazione della morte si può arrivare a concepire la morte come “corretta” e qui gli

universi simbolici si mostrano più chiaramente lenendo la paura, quindi l’ordine istituz può essere uno scudo

contro la paura della morte dunque chi è fuori dalle convenzioni non ha questo scudo. Gli universi simbolici sono

protezioni sull’ordine istituz che fissano i limiti della società mettendo in ordine gerarchico ogni fenomeno ma

anche ogni rango umano. Si crea anche un ordine storico su passato (memoria condivisa dagli individui),

presente e futuro (stabilisce una struttura di riferimento per relazioni ), così i predecessori vengono legati ai

successori.

Con la legittimazione istituz ora l’intera società ha un senso ed è minacciata da realtà prive di significato: tutta la

realtà sociale è precaria, tutte le società sono costruite a dispetto del caos (infatti se muore un sovrano si ci

dispera in alcune circostanze per la paura del caos), così l’universo simbol si basa sula costituzione dell’uomo e

se l’uomo è un costruttore di mondi è possibile grazie alla sua apertura al mondo il che implica un conflitto tra

caos e ordine nel proiettare sé nella realtà, il limite del proiettamento sono gli universi simbolici.

B. Meccanismi concettuali di conservazione degli universi

L’univ simb è teoretico infatti nasce da processi di riflessione soggettiva che provocano legami tra temi

significativi che affondano le loro radici nelle istituzioni; anche se la creazione di un universo simbolico

presuppone una riflessione da parte di qualcuno tutti possono abitarlo e accettarlo come ovvio e se si vuole che

l’ordine venga dato per scontato occorre che sia legittimato da un collocazione in un univ simb il quale però no

ha bisogno di ess legittimato. Solo dopo che l’univ simb è stato oggettivato si presenta la possibilità di una

riflessione sistematica sulla natura di esso. Tutte le giustificazioni possono essere descritte a loro volta nei

meccanismi di conservazione degli universi.

Sorge il problema di quali siano le circostanze in cui diventa necessario legittimare gli universi simb con

meccanismi di mantenimento: procedimenti specifici diventano necessari quando l’univ è diventato un

problema, sennò si preserva da sé. Nessuna società viene data per scontata siccome sono costruite dall’uomo; il

problema intrinseco si presenta con il processo di trasmissione dell’universo simbolico da una generazione

all’altra, infatti siccome non può entrare nell’esperienza della vita di tutti i giorni non si può insegnare il suo

significato semplicemente come i contenuti quotidiani e questo problema intrinseco è più grave se versioni

divergenti dell’univ vengono ad essere condivise da alcuni abitanti: diventa così realtà autonoma e avviene una

definizione alternativa della realtà. Questi gruppi eretici non sono solo una minaccia per l’univ ma anche per

l’ordine isituz: l’univ non è solo legittimato ma anche modificato dai meccanismi concettuali fatti per respingere

i gruppi eretici.

Un’occasione impo infatti per sviluppare l’univ simb è il confronto con un’altra società diversa per storia e

cultura: qui c’è un univ simb che si crede migliore rispetto al nostro come noi pensiamo sia il nostro rispetto agli

altri ed è peggio che affrontare alcuni eretici che si staccano dalle nostre legittimazioni infatti le regole sono

completamente estranee all’altra società. Bisogna affrontare l’univ alternativa con i migliori argomenti possibili

per affermare la nostra superiorità ed eliminare la minaccia che costituisce l’altro univ alla stabilità del nostro

che ora non è più l’unico possibile e alcuni potrebbero essere tentati di emigrare da una società all’altra. Bisogna

dunque cercare di mostrare come la propria società può rimanere in piedi superando l’altra, perciò si creeranno

dei meccanismi concettuali miranti a difendere i loro rispettivi universi. La vittoria dell’una o dell’altra

dipenderà più dalla potenza (confronto di durata) che dalle definizioni delle legittimazioni (gli dèi vincevano se

avevano le armi migliori non le migliori ragioni). I meccanismi che difendono gli universi simb comportano

sistematizz delle legittimaz normative già presenti in società in una forma più ingenua ( cioè si perfezionano delle

).

legittimazioni che possono sembrare contraddittorie per renderle più solide nel confronto con l’altra società

La forma più arcaica di mantenimento degli univ simb e quindi di legittimaz è la mitologia: è al livello più basso

trai sistemi concettuali in quanto si preoccupa relativamente di costruire giustificazioni teoretiche della realtà

empirica, perciò ci sono molte contraddizioni scoperte dagli “specialisti” della tradizione che sebbene non

abbiano più conoscenza degli altri riguardo ciò, vengono considerati i custodi di un sapere inaccessibile

istituzionalmente stabilito, un “segreto” esoterico viene istituzionalizzato e conservato nella conoscenza degli

specialisti; le mitologie più complesse eliminano le incoerenze e si avvicinano alla concettualizzazione teologica

vera e propria, più lontana dal livello ingenuo , infatti ora il cosmo è sempre considerato l’insieme di forze ed

esseri sacri che ci influenzano ma ora queste entità sono più lontane; il pensiero teologico media tra il mondo

umano e il mondo degli dèi. Il corpo della conoscenza teologica è più lontano quindi dal comune bagaglio di

conoscenze della società e anche quando non viene deliberatamente istituzionalizz come esoterico, rimane

segreto; la teologia costituisce un paradigma per le concettualizzazioni più tarde del cosmo e se da un parte la

teologia può essere vicina alla mitologia per la religione, dall’altra essa è più vicina alle concettualizzazioni dei

tempi posteriori per la collocazione sociale. A diff della mitologia le altre forme di meccanismo concettuale

diventarono proprietà di elites di specialisti le cui conoscenze si allontanarono sempre di più dalle nozioni degli

uomini. La vita di tutti i gironi ora viene privata sia della legittimazione sacra che dell’intelligibilità teoretica che

la legherebbe all’univ simb.

Restano da discutere 2 applicazioni del meccanismo di conservazione degli universi: la terapia e l’annichilazione.

La terapia comporta l’applicazione del meccanismo concettuale allo scopo di assicurare che i devianti

rimangano entro le definizioni istituz impedendo di emigrare e ciò viene fatto applicando l’apparato legittimante

ai casi individuali; la terapia deve spiegare queste deviazioni e difendere le realtà da esse, perciò serve una

conoscenza sulla deviazione : la condotta del deviante sfida la realtà sociale e ne mette in discussione i

procedimenti operativi e normativi, anzi il deviante è considerato anche un insulto agli dèi, quindi è utile una

teoria della deviazione che spieghi le cause di essa (come il possesso demoniaco) e va concettualizzato un

processo curativo. L’interiorizzazione della terapia avrà efficacia terapeutica, inoltre va interiorizzata per

concettualizzare tutti i dubbi che possono venire sia al terapeuta che al paziente. Con la terapia dunque si cerca

di usare un meccanismo concettuale per tenere tutti dentro l’univ risocializzando quindi i devianti.

L’annichilazione usa un meccanismo analogo per eliminare tutto ciò che si trova al di fuori di quell’univ, cioè una

“legittimazione negativa” che difende la realtà dell’universo sociale negando qualunque fenomeno che non

rientri in quell’universo: a tutte le definizioni esistenti viene assegnato uno stato ontologico inferiore, da non

prendere sul serio. Questa è una strategia politica che deve però tener conto di un fattore da non trascurare,

cioè la potenza del gruppo concettualmente liquidato, perciò a volte bisogna rimanere in contatto con gli

estranei. L’annichilazione vuole spiegare tutte le definizioni devianti della realtà in termini di concetti

appartenenti al proprio universo, cioè si analizzano punto per punto e si incorporano nel proprio universo per

poi eliminarle.

Dunque le applicazioni terapeutiche e annichilanti sono inerenti all’univ simb in quanto tale ed esso deve

comprendere tutta la realtà non permettendo che niente rimanga al di fuori della sua portata concettuale.

C. L’organizzazione sociale per la conservazione degli universi

Tutti gli universi sociali subiscono dei cambiamenti provocati dalle azioni degli uomini, che siano individui o

gruppi, quindi le definizioni hanno sempre un corpo. Questi definitori con la specializzazione data dalla divisione

del lavoro diventano esperti della loro area e via via che compaiono forme più complesse crea un surplus

economico che fa dedicare gli esperti sempre più alla loro attività; ma questi rivendano conoscenze anche su

tutto il resto, si credono “esperti universali” pensando di sapere il significato ultimo di tutto quello che gli altri e

loro fanno, così compaiono delle conseguenze: compare la teoria pura che non sono in rapporto alla società ma

sono illusioni, si rafforza il tradizionalismo che legittima le istituzioni che quindi rimangono lì, fisse e più esse

sono astratte meno possono essere modificate per adattarle. Le istituzioni possono resistere anche se hanno

perso la loro originaria funzionalità, infatti certe cose sono fatte non perché funzionano ma perché sono

“giuste”. Nascono anche conflitti sociali tra esperti e professionisti o anche tra esperti rivali; dunque le

definizioni della realtà possono dipendere dalla forza, imposte e non accettate volontariamente.

Le simbolizzazioni astratte (lontane dall’esperienza quotidiana) vengono convalidate dall’appoggio sociale

piuttosto che da quello empirico, qui dunque si può dire che le teorie convincono in quanto “funzionano”nel

senso che sono conoscenze normali. Nei conflitti tra rivali ognuno ritraduce teoreticamente la propria posizione

per renderla la più giusta e non importa se si è sinceri, perché l’importante è che la teoria sia pragmaticamente

superiore in virtù delle sue qualità estrinseche quindi sociali; c’è inoltre la possibilità che gli esperti abbiano un

monopolio su tutte le definizioni supreme cosicché un’unica tradizione difende un universo, ma questo non vuol

dire che non ci siano degli scettici, ma che qsto scetticismo non è organizzato socialmente. Chi occupa posizioni

di potere le usa per imporre le definizioni tradizionali sulla popolazione. Finchè le definizioni rivali possono

venire separate come appropriate agli estranei si possono avere relazioni con essi, ma quando l’universo altro

viene visto come possibile habitat per i propri membri cominciano i guai.

Le situazioni monopolistiche portano alla stabilità delle tradizioni, eliminando i mutamenti sociali; le forze

politiche più conservatrici tendono ad appoggiare le rivendicazioni monopolistiche degli esperti (come i

religiosi); l’instaurazione o il mantenimento di una situazione può non riuscire per varie ragioni storiche, allora

potrebbe avvenire una lotta tra tradizioni rivali, in cui lo stesso universo viene interpretato in modi diversi.

Spesso un’ideologia viene assunta perché promuove gli interessi del gruppo (dottrine religiose che celebrano la

povertà per i gruppi poveri): così nel gruppo si sviluppa solidarietà, oppure assumere elementi che non hanno

un particolare rapporto con gli interessi del gruppo ma sostenerli solo per l’ideologia; le società moderne sono lì

pluralistiche perciò c’è necessità di eliminare i conflitti e diventare tolleranti modificando le definizioni e

accelerando l’evoluzione sociale.

Un esperto importante è l’intellettuale, esperto competente in aspetti non richiesti dalla società, infatti è una

figura che rifiuta di integrarsi, ma per sopravvivere ha bisogno di essere legittimato in un gruppo di intellettuali

che lo facciano sentire a suo agio mantenendo vivo il suo pensiero nella realtà: per es la rivoluzione per essere

realizzata nella società ha bisogno di altri che confermino la sua definizione deviante mantenendo per lui la


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze dell'educazione (SAVIGLIANO - TORINO)
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher eddyilgranata di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Borgna Paola.

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