La realtà come costruzione sociale (Berger – Luckmann)
Tesi che contrasta col senso comune dell’uomo per cui la realtà è un dato autoevidente. Ciò che appare scontato della conoscenza ordinaria che gli individui utilizzano nell’ambito della vita quotidiana diventa un problema per lo scienziato sociale (ciò che è scontato per una società può non esserlo in un’altra). La sociologia fin dagli albori ha fatto della variabilità empirica dei contenuti conoscitivi (ossia il legame con specifici contesti storico-sociali) il principale oggetto di studio. La domanda alla base di questo testo: i processi attraverso cui qualsiasi complesso di conoscenze viene a essere stabilito come realtà (si passa dalla genesi delle idee e rappresentazioni collettive ai meccanismi di formazione e conservazione di quel senso della realtà che consente a ognuno di orientarsi e agire nel mondo della vita quotidiana).
Riferimento teorico e fenomenologia di Schutz
Riferimento teorico di questo approccio è la fenomenologia di Schutz (imprescindibilità della coscienza e sua intrinseca capacità di muoversi attraverso diverse sfere di realtà, di far esperienze multiple). In particolare la vita quotidiana: è dominata dall’atteggiamento naturale (tipo di pensiero capace di sospendere il dubbio di tale realtà è qualcosa di diverso da ciò che appare). È una conoscenza data per scontata (pre-teoretica); a differenza dello scienziato, il soggetto che agisce nella vita quotidiana opera in modo a-problematico, secondo routines e schemi, utilizzati per classificare gli eventi selezionando gli aspetti di volta in volta rilevanti per l’azione.
Conoscenza del senso comune e atteggiamento naturale
La conoscenza del senso comune è presente in ogni società quasi un’eredità culturale messa a disposizione da generazioni precedenti. Tuttavia, l’atteggiamento naturale può esser sospeso, è dato per scontato finché non si presenta un problema nuovo che ci costringe a fermarci a riflettere. Il soggetto è costantemente impegnato a costruire/ricreare il suo mondo come trama di significati condivisi intersoggettivamente.
Processo dialettico della costruzione sociale
La realtà sociale è costruita in un processo dialettico in base a cui risulta un prodotto dell’attività dell’uomo che reagisce continuamente sul proprio produttore. L’essere umano nel suo sviluppo interagisce non solo con l’ambiente naturale ma con un ordine culturale: perché emerge quest’ordine? L’uomo, come animale non definito e manchevole, presenta da un lato un’organizzazione istintuale sottosviluppata rispetto ad altri mammiferi superiori, dall’altro è dotato di un’apertura culturale peculiare. La costruzione di un ordine culturale-simbolico nasce direttamente dalla necessità di compensazione, dal bisogno di fornire alla vita umana quelle strutture stabili che biologicamente gli mancano.
Cultura e cambiamento
Di conseguenza la stabilità della cultura è precaria, sottoposta al cambiamento. I meccanismi che presiedono alla creazione dell’ordine delle cose sono essenzialmente sociali: si stabilisce in base alla consuetudinarietà (azioni ripetute, cristallizzate in schemi), quadri di pensiero che modellano l’esperienza umana, guidano il modo in cui percepiamo/interpretiamo il comportamento altrui, orientano la condotta individuale e sono accompagnate da specifiche aspettative, un processo che si definisce istituzione (libera l’uomo da necessità di decidere su tutto, funziona come sfondo di prevedibilità e stabilità).
Processi di legittimazione e universi simbolici
I meccanismi di conservazione dell’ordine culturale si chiamano processi di legittimazione (esistono strutture capaci di giustificare e interpretarne il significato rendendole soggettivamente plausibili alle nuove generazioni). Importanza degli universi simbolici: trascendono la realtà della vita quotidiana e integrano in una totalità significativa diverse realtà (es. religione, mitologia, metafisica), attraverso esse l’identità individuale, fondamentalmente precaria, riceve coerenza e stabilità.
Concetto di sé e introduzione
Concetto di sé: riflette gli atteggiamenti degli altri nei suoi confronti entro un processo di interazione sociale.
Introduzione
Tesi del libro: la realtà è costruita socialmente, compito della sociologia è analizzare i processi attraverso cui questo avviene.
Parole chiave
- Realtà: caratteristica propria di quei fenomeni che riconosciamo come indipendenti da nostra volontà
- Conoscenza: certezza che i fenomeni sono reali e possiedono caratteristiche precise
Il sociologo – a metà strada tra filosofo e uomo comune – ha la consapevolezza che gli uomini possono dar per scontate realtà molto diverse a seconda della società di appartenenza. È obbligato professionalmente a non dar nulla per scontato e chiarire il più possibile il carattere fondamentale di ciò che l’uomo comune crede essere realtà. L’interesse sociologico per il problema della realtà e conoscenza è inizialmente giustificato dalla loro relatività sociale: particolari raggruppamenti di realtà/conoscenze appartengono a determinati contesti sociali; la sociologia della conoscenza si occupa delle differenze osservabili tra le diverse società nei termini di ciò che in ognuna di esse viene dato per scontato, anche dei processi per cui qualsiasi complesso di conoscenze è socialmente stabilito come realtà.
Sociologia della conoscenza
Deve occuparsi di tutto ciò che passa per conoscenza in una società, indipendentemente da sua validità, e deve capire i processi che consentono che una realtà data per scontata si cristallizzi per l’uomo comune: la sociologia della conoscenza si occupa dell’analisi della costruzione sociale della realtà. Il termine sociologia della conoscenza è stato coniato da Max Scheler (1920) in un contesto di storia culturale tedesca. Già nell’illuminismo era diventato un tema fondamentale del pensiero moderno occidentale.
Filoni precedenti alla sociologia della conoscenza
- Marxiano: da Marx deriva il principio basilare che la coscienza dell’uomo è determinata da sua esistenza sociale. Concetti fondamentali come ideologia (idee che servono come strumenti di costrizione nella realtà sociale), falsa coscienza (pensiero alienato dalla vera condizione sociale dell’individuo), struttura (attività umana, lavoro), sovrastruttura (il mondo prodotto dall’attività).
- Nietzschiano: l’anti-idealismo fornisce nuovi punti di vista sul pensiero umano come strumento nella lotta per sopravvivenza.
- Storicista: Dilthey, inevitabile storicità del pensiero umano (determinazione situazionale = collocazione sociale del pensiero).
La sociologia della conoscenza di Scheler è un metodo negativo, analizza come la conoscenza umana è ordinata dalle società; essa è data come un "a priori" rispetto all’esperienza individuale, ma all’individuo sembra il modo naturale di vedere il mondo.
Mannheim e Merton
Mannheim: la società determina non solo l’aspetto ma anche il contenuto dell’ideazione umana (metodo per studio di tutti gli aspetti del pensiero umano). Si riconosce che nessun pensiero umano è immune dalle influenze ideologizzanti del proprio contesto sociale. Il più importante sociologo USA del settore: Merton, che si propone di integrare il punto di vista della sociologia della conoscenza con teoria strutturale-funzionale. Il centro empirico dell’attenzione è stato posto quasi esclusivamente sulla sfera delle idee (pensiero teoretico).
Nelle società solo un gruppo ristretto di persone è impegnato a teorizzare nel campo delle idee ma tutti partecipano della sua conoscenza; pochi interessati all’interpretazione teoretica del mondo ma tutti vivono un certo tipo di mondo = la sociologia della conoscenza deve occuparsi di ciò che la gente conosce come realtà nella vita quotidiana a livello pre-teoretico. Il principale interesse deve essere la conoscenza del senso comune piuttosto che le idee (è il tessuto senza cui nessuna società potrebbe esistere).
Duplice carattere della società
- Fattualità oggettiva
- Significato soggettivo
Com’è possibile che i significati soggettivi diventino fattualità oggettive?
C.1 I fondamenti della conoscenza nella vita quotidiana
La vita quotidiana si presenta come una realtà interpretata dagli uomini e soggettivamente significativa come un mondo coerente. Il metodo più idoneo di studio è l’analisi fenomenologica (metodo descrittivo e empirico). Il senso comune comprende innumerevoli interpretazioni pre e semi-scientifiche che accetta come ovvie.
La coscienza è sempre intenzionale: è diretta verso oggetti (possiamo aver coscienza solo di una cosa o dell’altra), questo vale sia per oggetti del mondo fisico esterno che di una realtà soggettiva interna. La coscienza è in grado di muoversi attraverso sfere diverse di realtà. Io ho coscienza del mondo come costituito da realtà molteplici.
Tra le molteplici realtà, una si presenta come realtà per eccellenza: vita quotidiana (s’impone alla coscienza in modo più intenso, massiccio, urgente). Il fatto di esistere in questa realtà è assunto come autoevidente. È percepita come ordinata: i suoi fenomeni sono predisposti in modelli che sembrano indipendenti dalla percezione di essi, appare già come oggettivata, cioè costituita da un ordine di oggetti designati come oggetti prima della mia comparsa sulla scena.
Il linguaggio segna le coordinate della mia vita (tutti i fenomeni della realtà sono designati attraverso un vocabolario della mia società). La realtà della vita quotidiana è organizzata intorno al qui e ora del mio corpo, tuttavia non si esaurisce in queste presenze immediate. È un mondo intersoggettivo che io condivido con gli altri. L’intersoggettività differenzia nettamente la vita quotidiana da altre realtà di cui ho coscienza.
Gli altri hanno nei confronti del mondo una prospettiva che non è identica alla mia ma nonostante ciò viviamo in un mondo comune perché c’è una corrispondenza tra i miei e loro significati e si condivide un senso comune rispetto a questa realtà.
La realtà della vita quotidiana è percepita in settori in forma di routine (aspetti non problematici), quando interagiamo con novità, incorporiamo nuove conoscenze: il settore non problematico della realtà quotidiana è tale finché la sua continuità è interrotta dalla comparsa di un problema.
Il mondo della vita quotidiana è strutturato sia spazialmente (dimensione sociale) che temporalmente (la coscienza è sempre ordinata temporalmente). La struttura temporale della vita quotidiana si pone come una fattualità con cui devo far i conti e tentare di sincronizzare i progetti, ed è una struttura temporale coercitiva (non posso rovesciare a piacimento le sequenze).
L’interazione sociale nella vita quotidiana
La realtà nella vita quotidiana è condivisa con altri, la più importante è nella situazione faccia a faccia.
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