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Sunto per l'esame di Sociologia della conoscenza, prof. Borgna. Libro consigliato La realtà come costruzione sociale, di Berger , Luckmann

Sunto per l'esame di Sociologia della conoscenza, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del testo consigliato dal docente Borgna, La realtà come costruzione sociale di Berger, Luckmann dell'università degli Studi di Torino - Unito.

Esame di Sociologia della conoscenza docente Prof. P. Borgna

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LA REALTA’ COME COSTRUZIONE SOCIALE (BERGER – LUCKMANN)

Tesi che contrasta col senso comune dell’uomo x cui la realtà è un dato autoevidente, ciò che

appare scontato della conoscenza ordinaria che gli individui utilizzano nell’ambito della vita

quotidiana diventa un problema x lo scienziato sociale (ciò che è scontato x una società può non

esserlo in un’altra). La sociologia fin dagli albori ha fatto della variabilità empirica dei contenuti

conoscitivi (ossia il legame con specifici contesti storico-sociali) il principale ogg di studio.

La domanda alla base di questo testo: i processi attraverso cui qualsiasi complesso di conoscenze

viene a essere stabilito come realtà (si passa dalla genesi delle idee e rappresentazioni collettive

ai meccanismi di formazione e conservazione di quel senso della realtà che consente a ognuno di

orientarsi e agire nel mondo della vita quotidiana).

Riferimento teorico di questo approccio è la fenomenologia di Schutz (imprescindibilità della

coscienza e sua intrinseca capacità di muoversi attraverso ≠ sfere di realtà, di far esperienze

multiple). In particolare la vita quotidiana: è dominata dall’atteggiamento naturale (tipo di

pensiero capace di sospendere il dubbio di tale realtà è qualcosa di ≠ da ciò che appare). È una

conoscenza data x scontata (pre-teoretica); a ≠ dello scienziato, il sogg che agisce nella vita

quotidiana opera in modo a-problematico, secondo routines e schemi, utilizzati x classificare gli

eventi selezionando gli aspetti di volta in volta rilevanti x l’azione.

La conoscenza del senso comune è presente in ogni società quasi un’eredità culturale messa a

disposizione da generazioni precedenti. Tuttavia, l’atteggiamento naturale può esser sospeso, è

dato x scontato finchè non si presenta un problema nuovo che ci costringe a fermarci a

riflettere. Il sogg è costantemente impegnato a costruire/ricreare il suo mondo come trama di

significati condivisi intersoggettivamente.

La realtà sociale è costruita in un processo dialettico in base a cui risulta un prodotto

dell’attività dell’uomo che reagisce continuamente sul proprio produttore. L’essere umano nel

suo sviluppo interagisce non solo con l’ambiente naturale ma con un ordine culturale: xchè

emerge quest’ordine? L’uomo, come animale non definito e manchevole, presenta da 1 lato

un’organizzazione istintuale sottosviluppata rispetto ad altri mammiferi superiori, dall’altro è

dotato di un’apertura culturale peculiare. La costruzione di un ordine culturale-simbolico nasce

direttamente dalla necessità di compensazione, dal bisogno di fornire alla vita umana quelle

strutture stabili che biologicamente gli mancano.

Di conseguenza la stabilità della cultura è precaria, sottoposta al cambiamento. I meccanismi

che presiedono alla creazione dell’ordine delle cose sono essenzialmente sociali: si stabilisce in

base alla consuetudinarietà (azioni ripetute, cristallizzate in schemi), quadri di pensiero che

modellano l’esperienza umana, guidano il modo in cui percepiamo/interpretiamo il

comportamento altrui, orientano la condotta individuale e sono accompagnate da specifiche

aspettative =processo che si definisce istituzione (libera l’uomo da necessità di decidere su

tutto, funziona come sfondo di prevedibilità e stabilità).

I meccanismi di conservazione dell’ordine culturale si chiamano processi di legittimazione

(esistono strutture capaci di giustificare e interpretarne il significato rendendole

soggettivamente plausibili alle nuove generazioni).

Importanza degli universi simbolici = trascendono la realtà della vita quotidiana e integrano in

una tot’ significativa ≠ realtà (es. religione, mitologia, metafisica), attraverso esse l’identità

individuale, fondamentalmente precaria, riceve coerenza e stabilità.

Concetto di sé: riflette gli atteggiamenti degli altri nei suoi confronti entro un processo di

interazione sociale.

INTRODUZIONE

Tesi del libro: la realtà è costruita socialmente, compito della sociologia è analizzare i processi

attraverso cui questo avviene. Parole chiave:

Realtà: caratteristica propria di quei fenomeni che riconosciamo come indipendenti da

nostra volontà

Conoscenza: certezza che i fenomeni sono reali e possiedono caratteristiche precise

Il sociologo – a metà strada tra filosofo e uomo comune – ha la consapevolezza che gli uomini

possono dar x scontate realtà molto ≠ a seconda della società di appartenenza + è obbligato

professionalmente a non dar nulla x scontato e chiarire il + possibile il carattere fondamentale di

ciò che l’uomo comune crede essere realtà.

L’interesse sociologico x il problema della realtà e conoscenza è inizialmente giustificato dalla

loro relatività sociale: particolari raggruppamenti di realtà/conoscenze appartengono a

determinati contesti sociali; la sociologia della conoscenza si occupa delle ≠ osservabili tra le ≠

società nei termini di ciò che in ognuna di esse viene dato x scontato + anche dei processi x cui

qualsiasi complesso di conoscenze è socialmente stabilito come realtà. Deve occuparsi di tutto

ciò che passa x conoscenza in una società, indipendentemente da sua validità + deve capire i

processi che consentono che una realtà data x scontata si cristallizzi x l’uomo comune = la

sociologia della conoscenza si occupa dell’analisi della costruzione sociale della realtà.

Il termine sociologia della conoscenza è stato coniato da Max Sceler (1920), in un contesto di

storia culturale tedesca. Già nell’illuminismo era diventato un tema fondamentale del pensiero

moderno occidentale. Immediatamente precedenti alla sociologia della conoscenza ci sono 3

filoni:

1. Marxiano: da Marx deriva il principio basilare che la coscienza dell’uomo è determinata

da sua esistenza sociale. Concetti fondamentali come ideologia (idee che servono come

strumenti di costrizione nella realtà sociale), falsa coscienza (pensiero alienato dalla vera

condizione sociale dell’individuo), struttura (attività umana, lavoro), sovrastruttura (il

mondo prodotto dall’attività)

2. Nietzschiano: l’anti-idealismo fornisce nuovi punti di vista sul pensiero umano come

strumento nella lotta x sopravvivenza

3. Storicista: Dilthey, inevitabile storicità del pensiero umano (determinazione situazionale

= collocazione sociale del pensiero)

La sociologia della conoscenza di Scheler è un metodo negativo, analizza come la conoscenza

umana è ordinata dalle società; essa è data me un “a priori” rispetto all’esperienza individuale,

ma all’individuo sembra il modo naturale di vedere il mondo.

Mannheim: la società determina non solo l’aspetto ma anche il contenuto dell’ideazione umana

(metodo x studio di tutti gli aspetti del pensiero umano). Si riconosce che nessun pensiero

umano è immune dalle influenza ideologizzanti del proprio contesto sociale.

Il + importante sociologo USA del settore: Merton che si propone di integrare il punto di vista

della sociologia conoscenza con teoria strutturale-funzionale.

Il centro empirico dell’attenzione è stato posto quasi esclusivamente sulla sfera delle idee

(pensiero teoretico).

Nelle società solo 1 gruppo ristretto di persone è impegnato a teorizzare nel campo delle idee

ma tutti partecipano della sua conoscenza; pochi interessati all’interpretazione teoretica del

mondo ma tutti vivono un certo tipo di mondo = la sociologia della conoscenza deve occuparsi di

ciò che la gente conosce come realtà nella vita quotidiana a liv pre-teoretico. Il principale

interesse dev’essere la conoscenza del senso comune piuttosto che le idee (è il tessuto senza

cui nessuna società potrebbe esistere).

Duplice carattere della società:

- Fattualità oggettiva

- Significato soggettivo

Com’è possibile che i significati soggettivi diventino fattualità oggettive?

C.1 I FONDAMENTI DELLA CONOSCENZA NELLA VITA QUOTIDIANA

La vita quotidiana si presenta come una realtà interpretata dagli uomini e soggettivamente

significativa come un mondo coerente. Il metodo + idoneo di studio è l’analisi fenomenologica

(metodo descrittivo e empirico). Il senso comune comprende innumerevoli interpretazioni pre e

semi –scientifiche che accetta come ovvie.

La coscienza è sempre intenzionale: è diretta verso ogg (possiamo aver coscienza solo di 1 cosa

o dell’altra), questo vale sia x ogg del mondo fisico ext che di una realtà soggettiva int.

La coscienza è in grado di muoversi attraverso sfere ≠ di realtà, io ho coscienza del mondo come

costituito da realtà molteplici.

Tra le molteplicità realtà una si presenta come realtà x eccellenza: vita quotidiana (s’impone

alla coscienza in modo + intenso, massiccio, urgente). Il fatto di esistere in questa realtà è

assunto come autoevidente. È percepita come ordinata: i suoi fenomeni sono predisposti in

modelli che sembrano indipendenti dalla percezione di essi, appare già come oggettivata, cioè

costituita da un ordine di ogg designati come ogg prima della mia comparsa sulla scena.

Il linguaggio segna le coordinate della mia vita (tutti i fenomeni della realtà sono designati

attraverso un vocabolario della mia società). La realtà della vita quotidiana è organizzata

intorno al qui e ora del mio corpo tuttavia non si esaurisce in queste presenze immediate. È un

mondo intersoggettive che io condivido con gli altri. L’intersoggettività differenzia nettamente

la vita quotidiana da altre realtà di cui ho coscienza.

Gli altri hanno nei confronti del mondo una prospettiva che non è identica alla mia ma

nonostante ciò viviamo in un mondo comune xchè c’è una corrispondenza tra i miei e loro

significati e si condivide un senso comune rispetto a questa realtà.

La realtà della vita quotidiana è percepita in settori in forma di routine (aspetti non

problematici), quando interagiamo con novità, incorporiamo nuove conoscenze: il settore non

problematico della realtà quotidiana è tale finchè la sua continuità è interrotta dalla comparsa

di un problema.

Il mondo della vita quotidiana è strutturato sia spazialmente (dimensione sociale) che

temporalmente (la coscienza è sempre ordinata temporalmente). La struttura temporale della

vita quotidiana si pone come una fattualità con cui devo far i conti e tentare di sincronizzare i

progetti + è una struttura temporale coercitiva (non posso rovesciare a piacimento le sequenze).

L’interazione sociale nella vita quotidiana

La realtà nella vita quotidiana è condivisa con altri, la + importante è nella situazione faccia a

faccia (tutti gli altri derivano da questo): il mio e il suo qui/ora si scontrano finchè perdura la

situazione dell’incontro diretto (continuo interscambio di reciproche espressività). In questa

situazione la soggettività dell’altro mi è accessibile direttamente; nell’incontro diretto l’altro è

pienamente reale. Lo schema d’interazione è ampiamente flessibile, tuttavia io percepisco

l’altro x mezzo di schemi di tipizzazione anche nell’incontro diretto (è modellato fin dall’inizio

se avviene nelle routines della vita quotidiana).

La realtà della vita quotidiana contiene schemi di tipizzazione nei cui termini gli altri sono

percepiti e trattati negli incontri diretti.

Tali schemi sono reciproci: anche l’altro mi percepisce in un modo classificato. Le tipizzazioni

dell’interazione sociale diventano progressivamente anonime via via che si allontanano

dall’incontro diretto.

La realtà sociale della vita quotidiana è percepita in una serie ininterrotta di tipizzazioni che si

fanno progressivamente + anonime via via che si allontanano dal qui/ora della situazione

dell’incontro diretto. La struttura sociale è la somma di queste tipizzazioni e dei modelli

ricorrenti di interazioni stabiliti x il loro tramite.

Le interazioni non si limitano ai contemporanei: io sono in relazione anche con

predecessori/successori.

Il linguaggio e la conoscenza nella vita quotidiana

L’espressività umana è in grado di oggettivarsi (si manifesta in attività accessibili ai loro

produttori e agli altri in quanto elementi di un mondo comune); consentono alla loro

utilizzabilità di estendersi aldilà dell’incontro diretto in cui possono esser percepiti

direttamente.

Un caso di oggettivazione speciale di cruciale importanza è la significazione = produzione

umana di segni (esplicita intenzione di servire come indice di significati soggettivi). Il segno è

oggettivamente accessibile nella realtà comune e vale x il suo produttore come un oggettivo

richiamo alla memoria dell’intenzione originaria.

I segni sono riuniti in sistemi, accessibili aldilà dell’espressione delle intenzioni soggettive

qui/ora. Segni e sistemi di segno sono tutti caratterizzati dalla capacità di distacco. Il linguaggio

è il + importante sistema di segni della società umana (intrinseca capacità di espressività vocale

dell’uomo, ma si può parlare di linguaggio solo quando l’espressione vocale è capace di distacco

dall’immediato qui/ora degli stati soggettivi). Il linguaggio ha origine nella situazione

dell’incontro diretto ma può esser agevolmente separato da essa. Nell’incontro diretto possiede

un carattere intrinseco di reciprocità: la continua produzione di segni vocali nella conversazione

può essere adattata con precisione a ogni mutamento delle intenzioni soggettive dei

conversanti. La conversazione diretta rende possibile un accesso continuo, sincronizzato e

reciproco delle 2 soggettività.

Il linguaggio ha origine nella vita quotidiana ed è dominato dal movente pragmatico (mantiene le

sue radici nella realtà del senso comune). Caratteristiche del linguaggio:

- Oggettività (fattualità ext a me)

- Coercitivo (non si possono cambiare le regole della sintassi)

- Ampiezza/elasticità

Grazie alla sua capacità di trascendere il qui/ora, il linguaggio collega ≠ zone all’int della realtà

della vita quotidiana e le integra in un tutto significativo. Ogni tema significativo che getta un

ponte tra ≠ sfere di realtà può esser definito un simbolo; il modo linguistico con cui è compiuto

tale trascendimento è detto linguaggio simbolico (consente di costruire simboli altamente

astratti dall’esperienza quotidiana).

Il linguaggio costruisce campi semantici linguisticamente circoscritti (vocabolario, grammatica,

sintassi organizzano questi campi semantici). Il linguaggio costruisce schemi di classificazione x

differenziare gli ogg; si costituisce un bagaglio sociale di conoscenze che si trasmette di

generazione in generazione ed è disponibile all’individuo nella vita quotidiana.

Nella cultura comune occupa un posto preminente la competenza pragmatica (riguarda ciò che

devo sapere x i miei scopi pratici).

La validità della mia conoscenza della vita quotidiana è data x scontata fino a nuovo avviso,

finchè non sorge un problema che non può esser risolto nei suoi termini; la realtà della vita

quotidiana appare sempre come una zona chiara, dietro cui c’è uno sfondo di oscurità (non posso

sapere tutto ciò che sarebbe utile conoscere). La mia conoscenza della vita quotidiana si limita a

ciò cui dò importanza (interessi pratici). I miei campi d’interesse s’intersecano con quelli altrui

= strutture di pertinenza.

La conoscenza con cui vengo a contatto nella vita quotidiana è socialmente distribuita

(posseduta in modo≠ dai ≠ tipi di individui).

C. LA SOCIETA’ COME REALTA’ OGGETTIVA

L’istituzionalizzazione

L’uomo occupa una posizione peculiare nel regno animale, a ≠ degli altri mammiferi non ha

alcun ambiente proprio alla sua specie. Tutti gli animali non umani vivono in mondi chiusi le cui

strutture sono predeterminate dall’apparato biologico delle ≠ specie animali. Invece la relazione

dell’uomo con suo ambiente è caratterizzata dall’apertura di fronte al mondo, è riuscita a

stabilirsi sulla > del pianeta, la sua relazione con l’ambiente circostante dipende molto

relativamente dalla sua costituzione biologica. Ha un’organizzazione istintuale sottosviluppata

rispetto agli altri mammiferi, può quindi applicare il suo bagaglio costituzionale in attività molto

+ ampie e variabili = apertura culturale.

L’essere umano non interagisce solo con un dato ambiente naturale ma anche con uno specifico

ordine socioculturale che gli è mediato dalle persone x lui importanti. L’organismo umano

manifesta un’immensa plasticità, è socialmente variabile (determinato da specifiche formazioni

socioculturali) = i presupposti genetici dell’io sono dati fin dalla nascita ma la forma particolare

che assume è data dal processo sociale.

Da un lato l’uomo è un corpo, come ogni altro organismo animale, dall’altro ha un corpo (fa

esperienza di sé come entità che non si identifica col suo corpo, ma ha quel corpo a

disposizione).

Gli uomini insieme producono un ambiente umano come tot’ delle sue formazioni socioculturali

e psicologiche.

Empiricamente l’esistenza umana si svolge in un contesto di ordine, direzionalità, stabilità:

come sorge l’ordine sociale? È un prodotto umano, la realizzazione dell’uomo non è

biologicamente data, è una necessità antropologica.

L’esistenza umana è impossibile in una sfera chiusa di interiorità, deve necessariamente

esteriorizzarsi in prassi. L’immanente instabilità dell’organismo umano rende imperativo x

l’uomo provvedersi di un ambiente stabile x sua condotta.

Origini dell’istituzionalizzazione (condivisione intersoggettiva): tutta la vita umana è sogg alla

consuetudinarietà (ogni azione che è ripetuta frequentemente è cristallizzata secondo schemi

fissi). Vantaggio psicosociale è che le scelte sono ridotte (libera l’individuo dal fardello delle

infinite decisioni).

L’abitualizzazione provvede alla specializzazione e direzione delle attività che mancano nel

bagaglio biologico dell’uomo alleviando così l’accumulazione di tensioni risultante dagli impulsi

non guidati + fornisce uno sfondo stabile in cui l’attività umana può procedere con un min di

decisioni nella > dei casi = stabilità + prevedibilità.

I processi di consuetudinarietà precedono ogni istituzionalizzazione (nasce ovunque vi sia una

tipizzazione reciproca di azioni consuetudinarie). Le tipizzazioni di azioni sono sempre condivise,

ossia accessibili a tutti i membri del gruppo sociale.

Le istituzionalizzazioni devono sottostare a 2 condizioni:

- Avere uno sviluppo storico (hanno sempre una storia di cui sono il prodotto)

- Fornire uno schema di condotta a chi ne fa parte (controllano la condotta umana

fissandola in modelli prestabiliti)

Oggettività: le istituzioni cristallizzate si presentano all’esperienza come esistenti aldilà degli

individui che x caso le incarnano in quel momento. Solo a questo punto si può parlare di mondo

sociale = realtà completa e data che si trova di fronte all’individuo come il mondo naturale

(inalterabile e autoevidente).

Il mondo istituzionale appare all’esperienza come realtà oggettiva, ha una storia che precede la

nascita dell’individuo e non è accessibile alla sua memoria biografica (la biografia dell’individuo

è un episodio collocato all’int della storia oggettiva della società). Le istituzioni come entità

storiche/oggettive si pongono di fronte all’individuo come fatti innegabili, hanno su di lui un

potere coercitivo = l’oggettività delle istituzioni, x quanto massiccia possa apparire, è

umanamente prodotta e costruita (non acquista uno stato ontologico indipendente dall’attività

umana che l’ha prodotta).


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Ankh79

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in educazione degli adulti e della formazione continua
SSD:
Università: Torino - Unito
A.A.: 2006-2007

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Ankh79 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia della conoscenza e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Torino - Unito o del prof Borgna Paola.

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