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Metodologia della ricercaletteralmente

Letteralmente significa “discorso sul metodo”, quindi è una disciplina che ha lo scopo di studiare il metodo di ricerca scientifica nell’ambito delle scienze sociali (sociologia, antropologia, scienze politiche, ecc.). Il ragionamento metodologico bilancia mezzi e fini di ricerca, identificando pro e contro delle diverse opzioni. La tecnica è invece lo strumento che applichiamo sulla base di scelte di metodo.

Storia dell’uomo e modelli di conoscenza

Nella storia dell’uomo possiamo individuare diversi modelli di conoscenza oltre quella scientifica:

  • Modello mistico-religioso: Costruisce ipotesi esplicative del fenomeno sulla base di un atto di fede.
  • Modello di conoscenza filosofico: Costruisce ipotesi esplicative del fenomeno sulla base di un ragionamento logico. La differenza con il metodo scientifico è che quello filosofico non si basa necessariamente su prove empiriche, si affida quasi interamente al ragionamento speculativo, logico-formale. Invece la scienza corrisponde a una conoscenza empiricamente fondata.

Premessa (libro Stefanizzi)

Dibattito epistemologico sulla conoscenza scientifica. Dopo la venuta di Galileo, si ha una distinzione netta tra scienza e filosofia. In reazione alla filosofia aristotelica, Galileo asserisce che la scienza si fonda sull’osservazione sperimentale.

Il controllo empirico infatti significa “controllo con l’esperienza” e consiste nel ricreare le situazioni del mondo naturale in un ambiente controllato, in cui si introducono possibili fonti di variazione per capire quali sono le cause del fenomeno studiato. Galileo costruisce dei protocolli di osservazione sperimentale allo scopo di costruire una conoscenza basata sull’osservazione diretta del fenomeno, che sia controllata e generalizzabile a tutti i fenomeni simili. L’osservazione sperimentale codificata segue il metodo scientifico, l’insieme di regole ben precise per strutturare il sapere scientifico.

Le scienze umane e la complessità dei fenomeni sociali

Nelle scienze umane, non ci sono protocolli così rigidi come nelle scienze dure, perché i fenomeni sociali, cioè l’oggetto di studio, sono complessi e non si riproducono sempre alla stessa maniera. Al crescere dell’intenzionalità del comportamento, cioè della determinazione individuale a compiere azioni in maniera strategica, cresce anche la complessità dello studio di quel comportamento. Il soggetto per definizione non è mai lo stesso, ma in continuo divenire, e i soggetti sono tra loro unici, con profili di reazione solo in parte prevedibili. Le determinanti del comportamento umano sono difficili da stabilire.

Per capire questi comportamenti, è necessario adottare la logica sperimentale, che si fonda su tre aspetti fondamentali, codificati da Mill:

  • Covariazione fra una o più cause e uno o più effetti: Obiettivo del ricercatore è quello di osservare l’esistenza di una o più cause, le quali producono trasformazioni nella realtà che si manifestano tramite uno o più effetti diversi.
  • Controllo della direzione di causalità: Compito del ricercatore è capire cosa è causa e cosa è effetto, però nelle scienze sociali questo compito è complicato e spesso esiste una pluralità di cause.
  • Controllo delle possibili fonti di disturbo: Le fonti di disturbo nel mondo fisico possono essere ammortizzate con precise condizioni sperimentali in laboratorio. Nel mondo del comportamento umano invece, ci sono fonti di disturbo sia evidenti che latenti (ad esempio problemi di distrazione, pensieri pregressi, ecc.) difficili da isolare e classificare perché siano valide in modo generale.

Processi di ricerca scientifica

Qualsiasi processo di ricerca scientifica parte dall’osservazione strutturata dei fatti. Dopo molte osservazioni, si può rilevare se ci siano delle regolarità ricorrenti. Si formulano poi ipotesi attraverso i due metodi di indagine di ricerca scientifica: con il ragionamento o processo deduttivo dalla teoria si inferiscono ipotesi sui fatti specifici (si compie cioè una inferenza logica), mentre con il ragionamento o processo induttivo dall’osservazione dei fatti si formula la teoria generale (generalizzazione logica).

Induzione e deduzione rispondono a due obiettivi di conoscenza diversi, si scelgono a seconda del fenomeno che si studia. Il metodo scientifico integra questi due ragionamenti, e consiste:

  • Nell’osservazione della realtà e la formulazione di ipotesi (tramite processo induttivo)
  • Nella sperimentazione scientifica, con cui si verificano le ipotesi
  • Se esse sono corroborate, diventano leggi universali generalizzabili ai casi particolari (deduzione).

I positivisti erano convinti che il metodo scientifico fosse infallibile, e pertanto potesse essere applicato a qualsiasi oggetto di studio (anche l’uomo). Invece alcuni pensatori a cavallo tra Ottocento e Novecento, hanno mosso alcune critiche al processo induttivo: la scienza possiede degli strumenti che consentono di indagare solo piccole parti di realtà, la quale non è però conoscibile nella sua interezza. Qualsiasi processo induttivo non può controllare la realtà nella sua interezza, ma solo la realtà di cui ha avuto esperienza.

In particolare, Rickenbach diceva che, poiché la realtà è in perenne mutamento, noi ne abbiamo solo una visione provvisoria. È sempre possibile che si manifesti qualcosa di non coerente con quanto osservato fino a quel momento.

Esempio del sacco di fagioli

Se dal primo fino al penultimo estraiamo fagioli bianchi, induttivamente potremmo credere che tutti i fagioli del sacco siano bianchi. L’ultimo fagiolo però è nero: è stata smentita l’ipotesi induttiva. Quindi la conoscenza scientifica non è assoluta ma probabilistica, consente all’uomo di minimizzare la sua quantità d’errore nello studio di un fenomeno, dandone una ricostruzione parziale.

Karl Popper e il principio di falsificazione

Popper fu un importante epistemologo del Novecento. A partire dalla critica al metodo induttivo, propose un modello di conoscenza opposto a quello galileiano. Il metodo proposto da Popper è deduttivo falsificabile, in cui dalla teoria generale si deducono ipotesi da falsificare. Questo perché la verifica empirica (induttiva) sarebbe logicamente impossibile, si dovrebbe controllare una quantità sovrumana di dati per essere certi che l’ipotesi si verifichi sempre; per falsificare un’ipotesi invece, basta trovare anche un solo caso in cui essa non si applichi alla realtà.

Le ipotesi vengono quindi corroborate dalle falsificazioni non riuscite, ed esse sono sempre soggette a revisioni e modifiche (nel caso la falsificazione sia totale, si rifiuta l’ipotesi); questo procedimento è detto “metodo per tentativi ed errori”. La teoria è più forte/robusta quanto meno si riesce a falsificarla. Da un punto di vista logico, una teoria non falsa è più forte di una teoria provvisoriamente vera (cioè verificata per induzione); inoltre essa è tanto più scientifica quanto più è alto il suo livello euristico, cioè quanto più contenuto empirico consente di studiare (è estendibile a una grande quantità di casi).

I processi di falsificazione devono seguire regole dettate dalla comunità scientifica, che stabilisce se il ricercatore ha svolto il processo di falsificazione correttamente. Ogni autore di ricerca è tenuto a sottoporsi al controllo della comunità scientifica, secondo il principio di ispezionabilità: bisogna esplicitare tecniche e strumenti utilizzati nella ricerca per far sì che essa venga legittimata. Quando il ricercatore pubblica i risultati della propria ricerca, ad esempio sotto forma di articolo, gli viene assegnato dalla comunità scientifica un referee, che ha il compito di cercarne i punti deboli, cercare di falsificarla, e notificare il ricercatore. Il referaggio, controllo della comunità scientifica, si fa double blind, cioè il ricercatore non sa chi sono i suoi referee, e viceversa.

Se un ricercatore decide di non utilizzare il corpus di regole sul quale si fonda la scienza, deve esplicitare perché lo fa e con quali modalità. Non tutte le innovazioni sono accettate dalla comunità scientifica, che ha molto potere (infatti su questo punto si basa la critica di Kuhn).

Infine Popper, nel saggio Congetture e confutazioni, dice che la conoscenza scientifica non è un sapere perfetto, ma è probabilistico e parziale. Però, per portare dell’acqua dal pozzo a casa, è preferibile usare un secchio che perde poco a un secchio che ha molti buchi. Metafora del secchio: il sapere scientifico, pur non assoluto e imperfetto, è il miglior modo per spiegare la realtà, per alcuni tipi di domande sottoponibili al processo di falsificazione basato sull’esperienza empirica.

Thomas Kuhn e la struttura delle rivoluzioni scientifiche

Kuhn si schiera contro la concezione tradizionale della scienza, intesa come accumulazione lineare delle conoscenze, e critica Popper sul controllo della comunità scientifica. Per Kuhn la scienza è un’attività socialmente determinata: il modo in cui lo scienziato osserva il mondo è plasmato da ciò che la comunità scientifica a cui appartiene stabilisce come vero. Le regole della comunità scientifica però tendono a legittimare la visione della realtà conforme a quella dominante in quella società, quindi è difficile che venga accettata una teoria innovativa.

Esempio: il primo saggio di Einstein non accettato perché emendava fortemente la fisica newtoniana. Secondo Kuhn la scienza funziona per paradigmi, prospettive teoriche globali che guidano e organizzano l’elaborazione concettuale e l’attività di ricerca dello scienziato. Se l’insieme di regole, metodi e teorie, all’interno di un paradigma viene condiviso dalla maggioranza degli scienziati, si costituisce un periodo di scienza normale, nel quale la conservazione del paradigma è più forte.

Il processo di rivoluzione scientifica, l’affermazione di un nuovo paradigma, avviene per fasi diverse:

  • Un’anomalia viene rilevata più volte non spiegabile tramite paradigmi della scienza normale.
  • Iniziano ad essere formulate teorie alternative al paradigma normale, ed entrano in competizione per affermarsi come nuovo paradigma dominante.
  • Avviene la sostituzione del paradigma dominante precedente, si instaura una nuova visione del mondo e un nuovo paradigma. Questo passaggio comporta un mutamento radicale, una rottura totale con il vecchio paradigma, poiché tra loro i paradigmi non hanno adeguati termini di confronto, cioè non sono commensurabili, e non possono coesistere.

Se è vero che esistono discipline mono paradigmatiche, in cui c’è un solo paradigma dominante (es. in economia il paradigma neoclassico è stato sostituito da modelli di razionalità limitata), tuttavia Kuhn non considera l’esistenza di discipline multi paradigmatiche, come le scienze sociali.

Sociologia come scienza multiparadigmatica

In particolare la sociologia è una scienza multiparadigmatica perché in essa coesistono più paradigmi considerati validi per spiegare lo stesso fenomeno. Tra i due macro paradigmi sul comportamento umano c’è un rapporto dialettico:

  • Oggettivismo: La realtà sociale è un oggetto esterno e indipendente rispetto sia ai membri della società, sia all’osservatore. La realtà sociale esercita una forza coercitiva sull’agire dei membri (prospettiva deterministica). L’oggettivismo si propone di pervenire ad una conoscenza nomologico-deduttiva, basata su leggi causali universali, da cui derivare anche la spiegazione di casi particolari. La metodologia è di tipo per lo più quantitativo, e le analisi sono macro-strutturali.
  • Soggettivismo: La realtà sociale è un prodotto delle interpretazioni, azioni, interazioni degli attori sociali. Il soggettivismo è l’approccio funzionante per le analisi di micro-livello: il suo obiettivo è quello di comprendere, entrare in relazione e quindi interpretare il comportamento del singolo soggetto, e partire dalle sue motivazioni d’agire per formulare teorie generali. La conoscenza interpretativa e contingente genera una spiegazione induttivo-idiografica, dai casi particolari formula teorie generali.

La sociologia moderna tenta di superare la dicotomia oggettivismo-soggettivismo. La realtà sociale è infatti vista come un costrutto umano prodotto entro determinate condizioni, e poi oggettivato (una volta costruito viene percepito e rappresentato dai soggetti come esterno). Essendo però prodotto umano, la realtà sociale oggettivata può sempre venire cambiata dagli agenti. Esiste quindi una mutua costitutività tra azione e struttura, secondo una logica dialogica, che mira a interpolare i due approcci per pervenire a uno studio quanto più completo possibile. Per far ciò, occorre utilizzare una metodologia triangolata, costituita cioè da metodi quali-quantitativi.

In sintesi

La conoscenza scientifica deve quindi essere rigorosa ma non dogmatica, e aprirsi all'innovazione. La scienza, seppur imperfetta, deve evolvere, e prendere il meglio da tutti gli approcci possibili, scegliendo a seconda del caso il miglior metodo conoscitivo.

Capitolo 1: Lo sguardo sociologico

Ogni ricercatore non riesce a dominare l’interezza della realtà studiata, dunque seleziona alcuni oggetti di studio che ritiene rilevanti per la propria ricerca, al fine di poter accedere a un dato livello di semplificazione. Il ricercatore è un essere umano, fa parte della società; dunque la selezione che compie, in merito all’oggetto di studio di cui occuparsi, si basa su tre criteri:

  • Relazione di valore contestuale: Il contesto culturale cui il ricercatore vive e svolge la propria attività, influenza gli interrogativi (socialmente rilevanti) che decide di porsi.
  • Relazione di valore costitutivo: La disciplina di riferimento identifica gli oggetti di studio rilevanti, per cui il ricercatore ha un interesse disciplinare determinato dalla sua comunità scientifica.
  • Relazione di valore ipotizzata da Weber: Lo scienziato sceglie il problema di ricerca sulla base di valori e interessi conoscitivi personali. Dunque i criteri delle scelte valutative pre-ricerca, non sono empiricamente dimostrabili perché sono frutto delle scelte personali del ricercatore.

Fino agli anni ’60 gli scienziati pensavano di aver eliminato il giudizio umano dalla conoscenza scientifica, poiché essa fa uso di tecniche esatte. Invece, la riflessione di Kuhn sulla scienza come attività socialmente determinata implica che ci sia sempre un’influenza sociale e personale, come dimostrato dal fatto che la relazione di valore tra scienziato e oggetto di studio è basata su criteri di scelta personali.

Dunque la scienza non è un sapere autonomo, ma condizionato dal contesto sociale in cui viene elaborato. In tal senso Kuhn definisce la ricerca scientifica come processo creativo, che però è comunque formalizzato da regole condivise, e produce risultati controllabili empiricamente. La creatività risiede nelle numerose scelte del ricercatore, che avvengono comunque all’interno di uno schema di regole dettato dalla comunità scientifica. Se il ricercatore viola regole o rivoluziona metodi, deve giustificare il perché della sua scelta, e documentare minuziosamente il suo lavoro pionieristico.

La ricerca scientifica è caratterizzata da due tensioni che tendono a combinarsi fra loro:

  • Approccio esplorativo: La ricerca cutting-edge, di frontiera, mira a conoscere qualcosa di mai scoperto prima, perciò ha una prospettiva più induttiva;
  • Approccio confermativo: La ricerca giustificativa valuta l’attendibilità delle intuizioni avute con il primo metodo, e quindi è più deduttiva.

Il confine tra creatività e regole, secondo Kuhn, non deve essere troppo rigido poiché ci sarebbe il rischio di non avere più innovazione. È un confine più sfumato, che affida alla comunità scientifica il compito di riconoscere quando una teoria è più credibile delle precedenti, esercitando la competenza metodologica. Il sapere sociologico in particolare, deve essere creativo sfatando il senso comune, cioè problematizzando il dato per scontato. Ciò avviene grazie all’immaginazione sociologica, la capacità di cogliere come gli sviluppi della società nel suo complesso si riflettono nella vita quotidiana dei soggetti.

Sociologia e senso comune

Il senso comune è contrapposto al sapere scientifico sociologico; infatti l’obiettivo della sociologia è quello di fornire chiavi di lettura della realtà sociale senza pregiudizi del senso comune. Esso è costituito da un insieme di regole di consuetudine, non regole di logica, con cui si danno spiegazioni vaghe, semplificate e spesso stereotipate. Il senso comune è un prodotto culturale che si basa su generalizzazioni non empiricamente controllabili. Il suo scopo è semplificare l’ambiente con cui ci relazioniamo, senza problematizzarlo troppo. Insomma, il senso comune è definibile come una conoscenza imprecisa e fortemente manipolabile, poiché non ha obbligo di prova.

La sociologia invece è una scienza, si basa su criteri rigorosi di osservazione e indaga il “Non ovvio”, cioè elementi latenti della società che non si colgono col senso comune. L’osservazione sociologica è caratterizzata da complessità, dovuta all’oggetto di studio, e da una costruzione circolare tra osservatore e fatti sociali (il sociologo è immerso nel suo oggetto di studio).

Capitolo 2: Sociologia come scienza multiparadigmatica

In generale, con il post-positivismo si afferma una visione della scienza come sapere probabilistico.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

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