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Capitolo 2: La comunicazione non verbale

Tipicamente l'esperienza dell'altro ci arriva attraverso la comunicazione interpersonale. In questo caso era necessaria la compresenza degli individui coinvolti. Questa tipologia di comunicazione era caratterizzata da:

  • Feedback immediato
  • Interscambiabilità di ruolo tra mittente e destinatario

La comunicazione interpersonale verbale e non verbale

La comunicazione interpersonale si sviluppa in due modalità:

  1. Comunicazione verbale; in questo caso si procede con l'emissione di suoni istituzionalizzati e codificati che vanno a formare il linguaggio parlato. La lingua rappresenta un codice condiviso dagli interlocutori che stanno comunicando. La lingua varia a seconda della nazione e in alcuni casi si verificano situazioni di incomprensione per asimmetria informativa. Molto di un rapporto dicono anche il modo in cui ci si pone, il tono e la presa di parola ecc.
  2. Comunicazione non verbale (analogica); si definisce analogica perché presenta delle analogie con il contenuto che comunica. È analogico ogni tipo di comunicazione che non necessita l'utilizzo di parole. È una componente fondamentale delle relazioni tra persone di diverse culture ma anche in ogni tipo di comunicazione in generale. La comunicazione non verbale non sempre è intenzionale. Freud diceva infatti che proprio in questo ambito comunicativo si esprime il nostro inconscio culturale. L'inconscio culturale è appreso in maniera informale e dà forma alle nostre azioni. Ovviamente la comunicazione non verbale è anche intenzionale, per esempio è molto utile per dare una determinata immagine di noi stessi. La comunicazione non verbale comprende: cinesica, aptica, prossemica e cronemica, in sintesi occupa tutti i fenomeni paralinguistici.

Quadro 2.1, la comunicazione analogica e simbolica: nella comunicazione umana si hanno due modi di fare riferimento agli oggetti, ovvero dare un nome o rappresentarli graficamente. Queste due modalità sono equivalenti.

Il rapporto tra due livelli

La comunicazione verbale e non verbale hanno due canali di comunicazione separati, ma entrambi sono fondamentali per il trasferimento del messaggio e danno luogo ad un'innumerevole quantità di codici e canali. La relazione tra comunicazione non verbale e verbale può assumere diverse forme: si verifica una convergenza quando entrambe stanno comunicando lo stesso messaggio (sintonia, reciproco sostegno); divergenza quando una delle due forme di comunicazione contraddice l'altra; si ha sostituzione quando per asimmetria o non comprensione la comunicazione non verbale aiuta a far capire il messaggio; si ha regolazione quando la comunicazione non verbale serve a disciplinare quella verbale; si ha metacomunicazione quando una delle due forme serve per interpretare l'altra (comunicare un'istruzione implicita).

La comunicazione non verbale

Dal lavoro di Hall si evince che la comunicazione non verbale sia il punto di partenza ideale per andare a studiare la comunicazione interculturale: organizzazione dello spazio, percezione del tempo, modalità di movimento sono quegli elementi tipici della cultura che senza i quali non sarebbe possibile comprendere il messaggio. La concezione culturalista è stata spesso contrapposta a quella evoluzionista portata in auge da Darwin che sostiene l'universalità delle espressioni e l'adattamento automatico di queste.

L'importanza della comunicazione non verbale

L'ambito della comunicazione non verbale è estremamente ampio e diversificato, ci sono addirittura situazioni in cui acquista un valore di molto superiore a quella verbale. Secondo Rogers & Steinfatt si possono trovare diverse ragioni per giustificare l'importanza della comunicazione non verbale:

  • La comunicazione non verbale non può essere evitata; anche la stessa decisione di rimanere muti significa qualcosa.
  • La comunicazione non verbale di solito precede quella verbale; prima ancora di parlare abbiamo già comunicato qualcosa attraverso il nostro abbigliamento, la postura, e così via.
  • La comunicazione non verbale è generalmente ritenuta particolarmente affidabile; la non possibilità di controllare i messaggi non verbali in caso di divergenza si tende a dare maggiore credito a questa comunicazione.
  • La comunicazione non verbale può essere fonte di profonde incomprensioni, specie quando il messaggio verbale è insufficiente; in particolare quando si adotta una prospettiva interculturale, dato che gesti, colori, atteggiamenti possono avere significati diversi a seconda della cultura.
  • La comunicazione non verbale è particolarmente importante nelle situazioni di comunicazione interculturale; quando i limiti linguistici impediscono la comunicazione verbale, quella non verbale acquista un ruolo definitivo. Per questo risulta importante conoscere almeno le regole che valgono nei diversi sistemi culturali.

Universalità delle espressioni

Alcuni autori riconoscono la presenza di alcuni “universali transculturali” in riguardo alle espressioni e al loro significato più o meno volontario. A livello culturale non ci sono molte differenze nel modo di esprimere le emozioni, ma bensì nei momenti in cui vengono mostrate e in quale ambiente sociale.

I canali della comunicazione non verbale

La cinesica

La cinesica nasce come disciplina socio-antropologica che studia la comunicazione attraverso il movimento e la postura. Una prima modalità comunicativa studiata dalla cinesica ha a che fare con i movimenti del nostro corpo a partire dal volto fino a tutta la gamma delle nostre modalità di occupare lo spazio con il corpo.

Il potenziale comunicativo del volto: la fisiognomica

Il volto è il luogo del corpo al quale noi prestiamo più attenzione in ottica comunicativa. La nascita della fisiognomica si collega alla criminologia. In Italia è stata introdotta da Cesare Lombroso (la criminologia voleva attribuire una componente biologica alla natura dei comportamenti). Questo studio sarebbe anche alla base delle teorie razziste diffusesi nel corso del tempo.

La mimica facciale

Il determinismo fisiognomico è da tempo ormai considerato privo di ogni fondamento scientifico, ma non si può negare che la fisionomia a suo modo abbia una forte valenza comunicativa. Il volto possiede, se così possiamo dire, un doppio registro comunicativo: la fisionomia e le espressioni (fortemente vincolate alla fisionomia). Il volto può essere considerato scomponibile in tre diverse aree dalla diversa capacità espressiva:

  • Area frontale; comprende dalla fronte alle sopracciglia, è considerata la parte nobile del volto in quanto comprende l'area del cervello, sede dell'intelletto. È scarsamente mobile.

Il contatto oculare

Simmel si esprime sul contatto oculare definendolo come la prima e più immediata comunicazione tra gli individui. Lo sguardo sta ad indicare reciprocità perfetta. Questo è un rapporto di perfetto equilibrio ed è talmente forte che una semplice deviazione dallo sguardo porta alla deviazione di attenzione. Lo sguardo ci rende allo stesso tempo oggetto passivo e attivo. Osserviamo un oggetto e allo stesso tempo diveniamo oggetto di qualcuno. Lo sguardo può essere utilizzato come indicatore dell'intensità relazionale, dire attraverso lo sguardo, approvare e disapprovare; sintomo di una forte complicità. Data la sua reciprocità, attraverso lo sguardo vengono attuate anche strategie di relazione.

L'area inferiore

È l'area strumentale del nostro volto, fortemente espressiva, in particolare con la bocca che è fortemente esplicita nella sua capacità di esprimere emozioni diverse. (es. emoticon; nella maggior parte dei casi è la forma della bocca che indica quello che tu vuoi trasmettere con il disegnino)

Il sorriso

Segnale fondamentale della specie umana ha un forte richiamo con quello che è il linguaggio delle scimmie: mostrare i denti in silenzio. Viene usato per acquietare e rassicurare il partner. In ambito umano il sorriso ha una molteplicità di significati (Ekman e Friesen hanno individuato un totale di 19 diverse configurazioni di sorriso):

  • Sorriso spontaneo; coinvolge l'intero volto e consiste nel sollevare gli angoli della bocca verso l'alto, mostrare i denti e strizzare gli angoli degli occhi.
  • Sorriso simulato; consiste nell'attivare solamente i muscoli zigomatici senza il coinvolgimento della fascia oculare.
  • Sorriso miserabile; accetta una condizione di necessità spiacevole, provoca un prolungamento della zona inferiore del volto.

Il sorriso è strettamente legato all'interazione sociale, non è definitivamente legato a un'emozione in particolare. Il sorriso può intendersi come promotore delle affinità relazionali. Infine, può definirsi come un potente regolatore dei rapporti sociali in quanto la sua frequenza e intensità sono governate dal potere sociale. In sintesi possiamo definire il sorriso come un comportamento espressivo che segnala sentimenti positivi.

Gestualità

I gesti si definiscono come azioni motorie coordinate volte a generare uno specifico significato, al fine di raggiungere uno scopo. I gesti sono sia legati alla componente individuale, caratteristiche istituzionali ed elementi culturali. Lo studio della gestualità riguarda tutto il corpo. La gestualità è profondamente legata alla definizione della situazione. I gesti possono essere descritti in base alla loro velocità e alla loro ampiezza e possono essere classificati nelle seguenti categorie:

  • Emblemi: segni con significato verbale traducibile.
  • Illustratori (o iconici): segni che sottolineano il discorso verbale e possono essere: Bacchette; movimenti che enfatizzano una determinata parola.
  • Ideografi; indicano una direzione di pensiero.
  • Deittici; presentano un qualcosa a distanza.
  • Mimetici; imitano un'azione.
  • Regolatori; gesti intesi a funzione fatica che mantengono il flusso della comunicazione.
  • Ostentatori di affetti; sono i movimenti facciali che mostrano i sentimenti.
  • Adattatori; movimenti di autoregolazione di posizione corporale.

I linguaggi dei gesti

La gestualità, come la lingua, può essere codificata e quindi variare da cultura in cultura fino anche ad arrivare a gesti tipici di un individuo, detti idiolettali. Esistono comunque alcuni gesti di valenza universale. Come il linguaggio verbale anche quello dei gesti ha dei propri dialetti e forme specialistiche che valgono solamente in ambienti ristretti. Secondo Goffman la cultura rappresenta un territorio di “iperritualizzazione” dei gesti, questi risultano immediatamente riconoscibili dal gruppo e sono indispensabili per cogliere la definizione della situazione. In poche parole, la gestualità indica una delle caratteristiche distintive di un gruppo ed è molto utile anche nel semplificare la realtà sociale.

Postura

Con postura si indica il modo in cui gli individui controllano il proprio corpo e si dispongono nello spazio. Sulla postura influiscono diverse variabili come: patrimonio genetico, stato di salute, l'uso del corpo e gli atteggiamenti psichici. La postura può essere anche fissata da criteri in relazione alla situazione. Come dice Argyle; all'interno di ogni cultura ci sono posture approvate e adatte in momenti specifici. Persone che omettono una corretta postura possono essere oggetto di violenta disapprovazione.

I tratti paralinguistici

Il termine “paralinguistica” è stato coniato da Trager per indicare tutte le componenti vocali e non verbali presenti nel parlato (tono, velocità, intensità). Nell'atto di pronunciare una parola infatti gli elementi linguistici sono da associare ad altre variabili. Come tutti gli altri caratteri comunicativi anche i tratti paralinguistici hanno una dimensione culturale. Questi elementi svolgono una doppia funzione: danno forma all'eloquio, dandogli una forma e specificando il contenuto, e dall'altra parte costituiscono un atto comunicativo a sé stante che si rivela a suo modo comunicativo in sé e anche informativo. Le variazioni dell'eloquio possono dipendere da molti fattori che vanno dall'età al sesso alla provenienza geografica.

Il silenzio

È riduttivo definire il silenzio come assenza di comunicazione, poiché di norma anche questo ha un significato. Costituisce infatti un m

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chiara.cattarulla di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e Antropologia dei media e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Giaccardi Chiara.
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