Presentazione
La realtà per gli autori è una costruzione sociale e non qualcosa di scontato come, per l’uomo della strada. Il sociologo sa che ciò che è dato per scontato per un americano non lo è per un monaco tibetano. Gli autori si chiedono quali sono i processi attraverso cui qualsiasi complesso di conoscenze viene ad essere stabilito come realtà. Sono stati influenzati da Schutz. Berger e Luckmann cercano di superare la vaghezza di Schutz, affermando che la realtà sociale sarebbe costruita in un processo dialettico in base al quale essa risulta un prodotto dell’attività umana. I primi momenti della dialettica in cui l’essere umano si realizza in un mondo di oggetti è quello della esteriorizzazione e dell’oggettivazione, poi segue l’interiorizzazione.
- L’uomo è un animale non definito dotato però, di un’apertura culturale di fronte al mondo. L’uomo si deve oggettivare nel mondo, deve auto-porsi dei vincoli normativi per crearsi delle strutture stabili che biologicamente gli mancano.
- I meccanismi che presiedono alla creazione dell’ordine culturale sono essenzialmente sociali. L’ordine culturale si stabilisce in base alla consuetudinarietà, ossia azioni ripetute che si sono cristallizzate in schemi. Ovunque vi sia un’azione reciproca tipizzata siamo in presenza di un’istituzione. Le istituzioni liberano gli individui dal dover decidere su tutto. Processi di deistituzionalizzazione sono sempre possibili. La durata e la forza delle istituzioni dipende dalla loro legittimità ossia dal fatto che esistano strutture capaci di giustificarle.
- I processi di conservazione dell’ordine culturale, sono possibili tramite i processi di legittimazione tra cui rivestono particolare importanza gli universi simbolici. L’universo simbolico trascende la realtà della vita quotidiana e integra diverse realtà e segmenti istituzionali. Svolgono un ruolo protettivo, la religione è uno di essi. Solo nel contesto di questo universo, l’identità individuale, fondamentalmente precaria, riceve una certa coerenza e stabilità. Di grande importanza è l’identità e il suo carattere riflesso, il sé riflette gli atteggiamenti degli altri nei suoi confronti entro un processo di interazione sociale. L’identità è una collocazione in un certo mondo, derivante dal riconoscimento che il gruppo sociale accorda agli individui.
Prefazione
Il problema della sociologia della conoscenza
La realtà viene costruita socialmente e il compito della sociologia della conoscenza è quello di analizzare i processi attraverso cui questo avviene. La Realtà è una caratteristica propria di quei fenomeni che noi riconosciamo come indipendenti dalla nostra volontà. La Conoscenza è la certezza che i fenomeni sono reali e possiedono caratteristiche precise.
Mentre l’uomo della strada dà per scontata la realtà che vive, il sociologo non può evitare di domandarsi se le diverse realtà non possano essere spiegate in relazione alle differenze tra le varie società. L’interesse del sociologo per il problema della Realtà e della Conoscenza viene così inizialmente giustificato dalla loro relatività sociale (ciò che è dato per scontato per un americano non lo è per un monaco tibetano).
Il termine sociologia della conoscenza venne coniato da M.S. e il seguito che ebbe negli anni '20 è dovuto al particolare contesto storico (avvento del nazismo) e filosofico. I sociologi americani, proprio perché non furono assillati da tali problemi, diedero a questa disciplina un interesse marginale. Gli immediati antecedenti della sociologia della conoscenza sono: Marx – Nietzche – Pensiero storicista.
- Marx: Da lui deriva il pensiero basilare secondo il quale la coscienza dell’uomo è determinata dalla sua esistenza sociale. Derivano da lui, inoltre, i concetti di ideologia (idee che servono come strumenti di costrizione nella realtà sociale) e di falsa coscienza (pensiero che viene alienato dalla vera condizione sociale dell’individuo).
- Nietzsche: Sviluppò una sua propria teoria di falsa coscienza (analisi del significato sociale dell’inganno e dell’autoinganno e dell’illusione come condizione necessaria della vita). “L’arte della diffidenza”.
- Storicismo: Enorme senso della relatività e dell’inevitabile storicità del pensiero. Inevitabile storicità del pensiero umano.
Per Scheler (concezione moderata della sociologia della conoscenza) l’obiettivo era quello di creare un’anthropologia filosofica che trascendesse la relatività dei vari punti di vista. Per lui la sociologia della conoscenza è essenzialmente un metodo negativo: la società determina la presenza ma non la natura delle idee. In questo contesto Scheler analizzò il modo in cui la conoscenza umana viene ordinata dalla società. Per lui, la conoscenza umana è data nella società come un a priori rispetto all’esperienza individuale, fornendo a quest’ultima un ordine di significato che, benché relativo ad una situazione socio-storica particolare, è visto dall’individuo come il modo naturale di vedere il mondo. Scheler chiamò questo: “Il modo di vedere il mondo relativo naturale”.
In seguito all’invenzione da parte di Scheler della sociologia della conoscenza vi fu un dibattito ampio in Germania sulla validità di questa disciplina. Ad opera di Karl Mannheim (concezione radicale della sociologia della conoscenza) tale disciplina si sganciò dal contesto meramente filosofico e divenne un metodo positivo per lo studio del pensiero umano. Ideologia: parziale – totale – generale (sociologia della conoscenza). Relazionismo – Intelligentsia – Utopia.
In America ha studiato la sociologia della conoscenza R. Merton. Anche T. Parsons si è occupato di tale disciplina, però solo in critica a Mannheim. Theodor Geiger diede un valido contributo alla sociologia della conoscenza affermando che L’IDEA è una concezione più ristretta dell’ideologia come pensiero socialmente distorto e sostenne che era possibile superarla tramite una scrupolosa fedeltà ai canoni metodologici scientifici.
Werner Stark è quello che più si è staccato dalla visione di Mannheim, per questo autore il compito della sociologia della conoscenza non è quello di smascherare, ma di studiare le condizioni sociali della conoscenza in quanto tale.
L’interesse della sociologia della conoscenza è stato per le questioni epistemologiche su un piano teoretico, e per quelle di storia culturale, su un piano empirico. Gli autori Berger e Luckmann desiderano escludere dallo studio di questa disciplina i problemi epistemologici e metodologici. Per loro, la sociologia della conoscenza è una parte della sociologia intesa come scienza empirica e si deve occupare della storia delle idee di tutto ciò che passa per “conoscenza” nella società. L’interesse centrale, però, non deve essere solo teoretico perché la sociologia della conoscenza si deve occupare della costruzione sociale della realtà. Il riferimento è a SCHUTZ. Vedono una possibile simile visione tra Durkheim e Weber. La società effettivamente possiede una oggettualità e la società è davvero costruita da un’attività individuale.
Fondamenti della conoscenza nella vita quotidiana
La realtà della vita quotidiana
La vita quotidiana si presenta come una realtà interpretata dagli uomini e soggettivamente significativa per loro come un mondo coerente. No all’orientamento filosofico anche, se un minimo va spiegato, poiché tale mondo origina nel pensiero dell’uomo e nella sua azione. Per accennare al significato filosofico, comunque, l’orientamento è quello fenomenologico: un metodo descrittivo e in quanto tale empirico ma non scientifico. Tale analisi, si astiene da qualsiasi ipotesi causale o genetica. Il senso comune comprende varie interpretazioni pre e semi scientifiche della realtà quotidiana, che accetta come ovvie. SE intendiamo descrivere la realtà del senso comune, dobbiamo riferirci a queste interpretazioni e anche tener conto del carattere di realtà data per scontata.
La coscienza è sempre intenzionale. La mia coscienza può muoversi attraverso sfere differenti di realtà es. lavoro, sogni etc. Fra le varie realtà ve n’è una per eccellenza: la realtà della vita quotidiana. Io percepisco tale realtà come realtà ordinata, essa appare già oggettivata. Il linguaggio mi fornisce le necessarie oggettivazioni e segna le coordinate della mia vita nella società e le riempie di significato.
La realtà della vita quotidiana è organizzata attorno al qui e adesso, ma abbraccia anche gradi differenti di vicinanza e lontananza sia spaziali che temporali. Ho più interesse per ciò che mi coinvolge direttamente (es. mondo ufficio). Tale realtà si presenta come mondo intersoggettivo, ossia una realtà che condivido con altri; io non posso esistere senza comunicare con gli altri.
La realtà della vita quotidiana viene data per scontata, quando voglio metterla in dubbio devo compiere un grande sforzo. Finché continuano senza interruzione le routines della realtà della vita quotidiana non sono problematiche, quando questa routine viene interrotta da un problema, si cerca di integrare il problema e di farlo diventare non problematico.
La transizione tra un mondo e l’altro può essere rappresentato dalla parola teatro quando il sipario si solleva lo spettatore è introdotto in un altro mondo.
La temporalità è una proprietà intrinseca della coscienza, non vi può mai essere simultaneità tra i vari livelli di temporalità. Il tempo c’era prima che io nascessi e ci sarà dopo. Io ho solo una certa quantità di tempo per realizzare i miei progetti.
L’interazione sociale
La più importante esperienza con gli altri è quando ci si trova faccia a faccia. Tutti nella vita quotidiana gli altri casi sono derivazioni di questo. Quando sono di fronte all’altro la sua soggettività mi è direttamente percepibile, anche se posso fraintendere alcuni suoi atteggiamenti es. sorride… penso mi stia prendendo in giro…
Io percepisco l’altro per mezzo di tipizzazioni anche nell’incontro diretto. Io vedo l’altro come un uomo, un europeo, un collega etc… Le tipizzazioni dell’altro sono suscettibili alla mia interferenza e viceversa.
Le tipizzazioni dell’interazione sociale diventano man mano più anonime via via che si allontano dalla situazione dell’incontro diretto. Es. Henry è inglese e gli piacciono gli hamburger etc… Un aspetto importante dell’esperienza che io faccio degli altri nella realtà della vita quotidiana, è il carattere diretto o indiretto di questa esperienza. L’anonimia dipende anche dalla profondità dei rapporti es. vendo il giornalaio tutti i giorni, ma con lui non ho lo stesso tipo di intimità che con mio marito… La struttura sociale è la somma di tutte le tipizzazioni e tale struttura è un elemento essenziale della realtà della vita quotidiana. Io sono legato anche con i miei predecessori e successori per mezzo di tipizzazioni fortemente anonime es. i miei bisnonni immigranti…
Il linguaggio e la conoscenza nella vita quotidiana
L’espressività umana è in grado di oggettivarsi. L’ira può essere oggettivata per mezzo di un’arma. L’arma è tanto un prodotto umano, quanto un’oggettivazione della soggettività umana. Un caso di oggettivazione speciale ma di importanza cruciale è la significazione, cioè la produzione umana di segni. I segni sono riuniti in una quantità di sistemi. Vi sono sistemi di gesticolazioni, movimenti corporei, prodotti finiti etc… Tali segni e sistemi di segni sono accessibili anche dopo l’esperienza del qui ed ora.
Il linguaggio è il più importante sistema di segni vocali. La vita quotidiana è soprattutto possibile con e per mezzo del linguaggio che condivido con il mio prossimo. Il linguaggio ha origine nell’incontro diretto, ma può essere separato da essa es. telefono… La Scrittura è un sistema di segni di secondo grado. Nell’interazione io conosco meglio l’altro che me stesso, il linguaggio mi permette, invece, di rendere più reale la mia soggettività non solo per il mio interlocutore ma anche per me stesso. Questa capacità del linguaggio si mantiene anche dopo l’incontro diretto. “Gli uomini per conoscere se stessi, devono parlare di se stessi”.
Il linguaggio ha la qualità dell’oggettività, è una attualità esterna e coercitiva. Il linguaggio, inoltre, classifica le esperienze (es. litigata con la suocera, tutti sanno di cosa sto parlando) e, in questo caso, è anonima (chiunque può litigare con la suocera…). Il linguaggio può anche trascendere l’esperienza della vita quotidiana, ad es. posso parlare di un mio sogno… Ogni tema che getta un ponte tra diverse sfere di realtà, può essere definito un simbolo, e il modo linguistico attraverso il quale avviene questo trascendimento può essere chiamato linguaggio simbolico. Al livello del simbolismo, la significazione linguistica si distacca dal qui ed ora della vita quotidiana e si libra in regioni inaccessibili all’esperienza quotidiana. Il linguaggio costruisce schemi di classificazione per differenziare gli oggetti. Noi accumuliamo un bagaglio di conoscenze che trasmetteremo di generazione in generazione. Io vivo nel mondo del senso comune della vita quotidiana fruendo di specifici bagagli di conoscenza. L’interazione con altri è influenzata dal bagaglio di conoscenze socialmente disponibile.
Ognuno di noi dispone di una conoscenza normativa su alcune cose della vita quotidiana. Es. Telefono, so come utilizzarlo, so che esiste un elenco telefonico etc… Non mi interessa sapere come si costruisce un telefono etc… La cultura sociale distingue nella realtà vari gradi di familiarità e fornisce un’informazione.
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