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Presentazione

La realtà per gli autori è una costruzione sociale e non qualcosa di scontato come, per l’uomo della strada. Il

sociologo sa che ciò che è dato per scontato per un americano non lo è per un monaco tibetano. Gli autori si

chiedono quali sono i processi attraverso cui qualsiasi complesso di conoscenze viene ad essere stabilito come

realtà. Sono stati influenzati da Schutz. Berger e Luckmann cercano di superare la vaghezza di Schutz,

affermando che la realtà sociale sarebbe costruita in un processo dialettico in base al quale essa risulta un

prodotto dell’attività umana. I primi momenti della dialettica in cui l’essere umano si realizza in un mondo di

oggetti è quello della esteriorizzazione e dell’oggettivazione, poi segue l’interiorizzazione.

 L’uomo è un animale non definito dotato però, di un’apertura culturale di fronte al mondo. L’uomo si deve

oggettivare nel mondo, deve auto-porsi dei vincoli normativi per crearsi delle strutture stabili che

biologicamente gli mancano.

 I meccanismi che presiedono alla creazione dell’ordine culturale sono essenzialmente sociali. L’ordine

culturale si stabilisce in base alla consuetudinarietà, ossia azioni ripetute che si sono cristallizzate in

schemi. Ovunque vi sia un’azione reciproca tipizzata siamo in presenza di un’ istituzione

. Le istituzioni

liberano gli individui dal dover decidere su tutto. Processi di deistituzionalizzaizone sono sempre

possibili. La durata e la forza delle istituzioni dipende dalla loro legittimità ossia dal fatto che esistano

strutture capaci di giustificarle.

 I processi di conservazione dell’ordine culturale, sono possibili tramite i processi di legittimazione tra

cui rivestono particolare importanza gli universi simbolici L’universo simbolico trascende la realtà della

vita quotidiana e integra diverse realtà e segmenti istituzionali. Svolgono un ruolo protettivo, la religione

è uno di essi. Solo nel contesto di questo universo, l’identità individuale, fondamentalmente precaria,

riceve una certa coerenza e stabilità. Di grande importanza è l’identità e il suo carattere riflesso, il sé

riflette gli atteggiamenti degli altri nei suoi confronti entro un processo di interazione sociale. L’identità

è una collocazione in un certo mondo, derivante dal riconoscimento che il gruppo sociale accorda agli

individui. PREFAZIONE

Il problema della sociologia della conoscenza

La realtà viene costruita socialmente e il compito della sociologia della conoscenza è quello di analizzare i processi

attraverso cui questo avviene.

La Realtà è una caratteristica propria di quei fenomeni che noi riconosciamo come indipendenti dalla nostra

volontà. La Conoscenza è la certezza che i fenomeni sono reali e possiedono caratteristiche precise.

Mentre l’uomo della strada dà per scontata la realtà che vive, il sociologo non può evitare di domandarsi se le

diverse realtà non possano essere spiegate in relazione alle differenze tra le varie società. L’interesse del

sociologo per il problema della Realtà e della Conoscenza viene così inizialmente giustificato dalla loro relatività

sociale (ciò che è dato per scontato per un americano non lo è per un monaco tibetano).

sociologia della conoscenza venne coniato da M S . e il seguito che ebbe negli anni 20 è

Il termine AX CHELER

dovuto al particolare contesto storico (avvento del nazismo) e filosofico. I sociologi americani, proprio perché

non furono assillati da tali problemi, diedero a questa disciplina un interesse marginale.

sociologia della conoscenza sono: Marx – Nietzche – Pensiero storicista

Gli immediati antecedenti della

M : da lui deriva il pensiero basilare secondo il quale la coscienza dell’uomo è determinata dalla sua

ARX

esistenza sociale. Derivano da lui, inoltre, i concetti di Ideologia (idee che servono come strumenti di costrizione

nella realtà sociale) e di falsa coscienza (pensiero che viene alienato dalla vera condizione sociale

dell’individuo).

N : sviluppò una sua propria teoria di falsa coscienza (analisi del significato sociale dell’inganno e

IETZSCHE

dell’autoinganno e dell’illusione come condizione necessaria della vita). “L’arte della diffidenza”.

S : enorme senso della relatività e dell’inevitabile storicità del pensiero. Inevitabile

TORICISMO WILHELM DILTHEY

storicità del pensiero umano.

Per Scheler (concezione moderata della sociologia della conoscenza) l’obiettivo era quello di creare

un’antropologia filosofica che trascendesse la relatività dei vari punti di vista. Per lui la sociologia della

conoscenza è essenzialmente un metodo negativo: la società determina la presenza ma non la natura delle idee.

In questo contesto Scheler analizzò il modo in cui la conoscenza umana viene ordinata dalla società. Per lui, la

conoscenza umana è data nella società come un a priori rispetto all’esperienza individuale, fornendo a

1

quest’ultima un ordine di significato che, benché relativo ad una situazione socio-storica particolare, è visto

dall’individuo come il modo naturale di vedere il mondo. Scheler chiamò questo: “I L MODO DI VEDERE IL MONDO

- ”. In seguito all’invenzione da parte di Scheler della sociologia della conoscenza vi fu un

RELATIVO NATURALE

dibattito ampio in Germania sulla validità di questa disciplina. Ad opera di Karl M (concezione radicale

ANNHEIM

della sociologia della conoscenza) tale disciplina si sganciò dal contesto meramente filosofico e divenne un

metodo positivo per lo studio del pensiero umano. Ideologia: parziale – totale – generale (sociologia della

conoscenza). R - – –

ELAZIONISMO INTELLIGENTIA UTOPIA

In America ha studiato la sociologia della conoscenza R. Merton. Anche T. Parsons si è occupato di tale

disciplina, però solo in critica a Mannheim.

T G diede un valido contributo alla sociologia della conoscenza affermando che L’IDEOLOGIA

HEODOR EIGER

è una concezione più ristretta dell’ideologia come pensiero socialmente distorto e sostenne che era possibile

superarla tramite una scrupolosa fedeltà ai canoni metodologici scientifici.

W S è quello che più si è staccato dalla visione di Mannheim, per questo autore il compito della

ERNER TARK

sociologia della conoscenza non è quello di smascherare, ma di studiare le condizioni sociali della conoscenza in

quanto tale.

L’interesse della sociologia della conoscenza è stato per le questioni epistemologiche su un piano teoretico, e per

quelle di storia culturale, su un piano empirico. Gli autori Berger e Luckmann desiderano escludere dallo studio

di questa disciplina i problemi epistemologici e metodologici. Per loro, la sociologia della conoscenza è una parte

della sociologia intesa come e si deve occupare della storia delle idee di tutto ciò che passa per

SCIENZA EMPIRICA

“conoscenza” nella società. L’interesse centrale, però, non deve essere solo teoretico xchè la sociologia della

conoscenza si deve occupare della costruzione sociale della realtà. Il riferimento è a SCHUTZ. Vedono una

possibile simile visione tra Durkheim e Weber. La società effettivamente possiede una oggettualità e la

società è davvero costruita da un’attività individuale.

C . 1 – I

AP FONDAMENTI DELLA CONOSCENZA NELLA VITA QUOTIDIANA

La realtà della vita La vita quotidiana si presenta come una realtà interpretata dagli uomini e

quotidiana soggettivamente significativa per loro come un mondo coerente.

No all’orientamento filosofico anche, se un minimo va spiegato, poiché tale mondo origina nel pensiero dell’uomo e

nella sua azione. Per accennare al significato filosofico, comunque, l’orientamento è quello fenomenologico: un

metodo descrittivo e in quanto tale empirico ma non scientifico. Tale analisi, si astiene da qualsiasi ipotesi causale

o genetica. Il senso comune comprende varie interpretazione pre e semi scientifiche della realtà quotidiana, che

accetta come ovvie. SE intendiamo descrivere la realtà del senso comune, dobbiamo riferirci a queste

interpretazioni e anche tener conto del carattere di realtà data per scontata. La coscienza è sempre intenzionale.

La mia coscienza può muoversi attraverso sfere differenti di realtà es. lavoro, sogni etc. Fra le varie realtà ve ne

è una per eccellenza L . Io percepisco tale realtà come realtà ordinata, essa appare

A REALTÀ DELLA VITA QUOTIDIANA

già oggettivata. Il L mi fornisce le necessarie oggettivazioni e segna le coordinate della mia vita nella

INGUAGGIO

società e le riempie di significato.

La realtà della vita quotidiana è organizzata attorno al qui e adesso, ma abbraccia anche gradi differenti di

vicinanza e lontananza sia spaziali che temporali. Ho più interesse per ciò che mi coinvolge direttamente (es.

mondo ufficio).

Tale realtà si presenta come M , ossia una realtà che condivido con altri; io no posso

ONDO INTERSOGGETTIVO

esistere senza comunicare con gli altri.

La L viene data per scontata, quando voglio metterla in dubbio devo compiere un

A REALTÀ DELLA VITA QUOTIDIANA

grande sforzo.

Finché continuano senza interruzione le routines della L non sono problematiche,

A REALTÀ DELLA VITA QUOTIDIANA

quando questa routine viene interrotta da un problema, si cerca di integrare il problema e di farlo diventare non

problematico.

La transizione tra un mondo e l’altro può essere rappresentato dalla parola TEATRO quando il sipario si solleva lo

spettatore è introdotto in un altro mondo.

La T è una proprietà intrinseca della coscienza, non vi può mai essere simultaneità tra i vari livelli di

EMPORALITÀ

temporalità. Il tempo c’era prima che io nascessi e ci sarà dopo. Io ho solo una certa quantità di tempo per

realizzare i miei progetti.

-

L’interazione sociale La più importante esperienza con gli altri è quando ci si trova F . Tutti

ACCIA A FACCIA

nella vita quotidiana gli altri casi sono derivazioni di questo. Quando sono di fronte all’altro la sua

2

soggettività mi è direttamente percebile, anche se posso fraintendere alcuni suoi

atteggiamenti es. sorride …penso mi stia prendendo in giro….

- Io percepisco l’altro per mezzo di T anche nell’incontro diretto. Io vedo l’altro come un uomo, un

IPIZZAZIONI

europeo, un collega etc….Le tipizzazioni dell’altro sono suscettibili alla mia interferenza e viceversa.

- Le tipizzazioni dell’interazione sociale diventano man mano più anonime via via che si allontano dalla situazione

dell’incontro diretto. Es. Henry è inglese e gli piacciono gli hamburger etc……( ). Un aspetto

ANONIMIA

importante dell’esperienza che io faccio degli altri nella realtà della vita quotidiana, è il carattere diretto o

indiretto di questa esperienza. L’anonimia dipende anche dalla profondità dei rapporti es. vendo il giornalaio

tutti i giorni, ma con lui non ho lo stesso tipo di intimità che con mio marito…. La struttura sociale è la somma

di tutte le tipizzazioni e tale struttura è un elemento essenziale della L . Io

A REALTÀ DELLA VITA QUOTIDIANA

sono legato anche con i miei predecessori e successori per mezzo di T fortemente anonime es. i

IPIZZAZIONI

miei bisnonni immigranti…

I L’espressività umana è in grado di oggettivarsi. L’ira può essere oggettivata per mezzo di

L LINGUAGGIO E LA un’arma. L’arma è tanto un prodotto umano, quanto un’oggettivazione della soggettività

CONOSCENZA NELLA VITA umana.

QUOTIDIANA

Un caso di oggettivazione speciale ma di importanza cruciale è la significazione, cioè la produzione umana di segni.

I segni sono riuniti in una quantità di sistemi. Vi sono sistemi di gesticolazioni, movimenti corporei, prodotti finiti

etc….Tali segni e sistemi di segni sono accessibili anche dopo l’esperienza del qui ed ora.

Il L è il più importante sistema di segni vocali. La vita quotidiana è soprattutto possibile con e per mezzo

INGUAGGIO

del linguaggio che condivido con il mio prossimo. Il linguaggio ha origine nell’incontro diretto, ma può essere

separato da essa es. telefono….. La Scrittura è un sistema di segni di secondo grado. Nell’interazione io conosco

meglio l’altro che me stesso, il L mi permette, invece, di rendere più reale la mia soggettività non solo

INGUAGGIO

per il mio interlocutore ma anche per me stesso. Questa capacità del linguaggio si mantiene anche dopo l’incontro

diretto. “Gli uomini per conoscere se stessi, devono parlare di se stessi”. Il L ha la qualità

INGUAGGIO

dell’oggettività, è una attualità esterna e coercitiva. Il linguaggio, inoltre, classifica le esperienze (es. litigata con

la suocera, tutti sanno di cosa sto parlando) e, in questo caso, è anonima (chiunque può litigare con la suocera…).

Il L può anche trascendere l’esperienza della vita quotidiana, ad es. posso parlare di un mio sogno…..

INGUAGGIO

Ogni tema che getta un ponte tra diverse sfere di realtà, può essere definito un simbolo, e il modo linguistico

attraverso il quale avviene questo trascendimento può essere chiamato linguaggio simbolico. Al livello del

simbolismo, la significazione linguistica si distacca dal qui ed ora della vita quotidiana e si libra in regioni

inaccessibili all’esperienza quotidiana. Il L costruisce schemi di classificazione per differenziare gli

INGUAGGIO

oggetti. Noi accumuliamo un bagaglio di conoscenze che trasmetteremo di generazione in generazione. Io vivo nel

mondo del senso comune della vita quotidiana fruendo di specifici bagagli di conoscenza. L’interazione con altri è

influenzata dal bagaglio di conoscenze socialmente disponibile.

Ognuno di noi dispone di una C su alcune cose della vita quotidiana. Es. Telefono, so come

ONOSCENZA NORMATIVA

utilizzarlo, so che esiste un elenco telefonico etc….Non mi interessa sapere come si costruisce un telefono etc….La

cultura sociale distingue nella realtà vari grdi di familiarità e fornisce un’informazione complessa e dettagliata su

quei settori della vita con cui ho frequentemente a che fare, mentre fornisce informazioni più generiche sui

settori più remoti.

I . La validità della mia conoscenza della vita quotidiana è data per scontata

L MIO MONDO È STRUTTURATO IN ROUTINES

da me e da altri fino a nuovo avviso, fino a quando non compare problema.

L appare come una zona chiara dietro la quale si nascondono zone d’ombra. Come un

A REALTÀ DELLA VITA QUOTIDIANA

sentiero sul quale proiettiamo una luce ristretta, tale sentiero però, ai suoi lati e nell’oscurità. La conoscenza,

inoltre, è socialmente distribuita es. condivido la mia competenza professionale con i miei colleghi.

C 2 – L

AP A SOCIETÀ COME REALTÀ OGGETTIVA

1) L’ ISTITUZIONALIZZAZIONE

Organismo e L’uomo occupa una posizione peculiare nel regno animale. A differenza degli animali, la relazione

attività dell’uomo con il suo ambiente è caratterizzata da un’apertura di fronte al mondo. Il processo

attraverso cui l’uomo si forma si realizza in una interrelazione con un ambiente che è sia naturale

che umano. L’uomo non interagisce solo con un particolare ambiente naturale, ma anche con uno

specifico ordine culturale e sociale, mediato dalle persone per lui importanti che lo condizionano

(Mead).

Dal momento della nascita, lo sviluppo dell’organismo dell’uomo è soggetto ad una continua

3

interferenza socialmente determinata.

L’uomo produce se stesso. Plasticità dell’organismo umano, ad esempio nella sessualità. Quella

umana, può essere rivolta ad oggetti, altri esseri umani, in modi diversi. Comunque ogni cultura ha

una sua configurazione sessuale.

L’organismo sociale e l’IO non possono essere compresi indipendentemente dal contesto sociale in cui sono stati

conformati. L’esperienza che l’uomo ha di sé oscilla sempre in equilibrio tra l’essere e l’avere un corpo.

L’autoproduzione dell’uomo, è sempre un’esperienza sociale. E’ impossibile per l’uomo solitario produrre un

ambiente umano (esistenza solitaria è esistenza al livello animale). L’ordine sociale è un prodotto umano.

L’esistenza umana è impossibile in una sfera chiusa di interiorità, essa deve incessantemente esteriorizzarsi.

O Tutta l’attività umana è soggetta alla consuetudinarietà, ogni azione che venga ripetuta

RIGINI

’ frequentemente viene cristallizzata secondo uno schema fisso. La routine comporta il

DELL ISTITUZIONALIZZ grande vantaggio di ridurre le scelte. L’istituzionalizzazione ha luogo dovunque vi sia una

AZIONE tipizzazione reciproca di azioni consuetudinarie da parte di gruppi esecutori: OGNI SIMILE

TIPIZZAZIONE UN’ISTITUZIONE.

È 4

Le istituzioni devono sottostare a due condizioni:

1) avere uno sviluppo storico

2) fornire uno schema di condotta a coloro che ne fanno parte.

Le istituzioni hanno sempre una storia della quale sono il prodotto.

Le istituzioni hanno un carattere di controllo inerente l’istituzione stessa. La somma dei meccanismi di controllo

danno vita al controllo sociale. Il controllo sociale primario è dato dall’esistenza dell’istituzione in quanto tale.

Quando A e B interagiscono, cominceranno a ricoprire un ruolo l’uno di fronte all’altro. Il principale vantaggio

consiste nella possibilità di prevedere le azioni dell’altro. Questo libera ambedue da una grande tensione emotiva.

Tutte le azioni ripetute una o più volte tendono a divenire abituali, tuttavia affinché vi sia un certo genere di

tipizzazione reciproca è necessario che la situazione sociale sia duratura nella quale le azioni abitualizzate si

congiungano. Se oltre A e B compaiono dei bambini, le tipizzazioni diventano istituzioni storiche. Insieme al

carattere di storicità queste formazioni acquisiscono anche un altro carattere cruciale, quello di oggettività. Ora

le istituzioni si manifestano come dotate di una realtà propria che si trova di fronte all’individuo con carattere di

coercitività ed esteriorità (Durkheim). Solo a questo punto si può parlare di un mondo sociale.

Un mondo istituzionale appare come una realtà oggettiva.

Il processo attraverso il quale i prodotti esteriorizzati dell’attività umana attingono il carattere dell’oggettività è

l’oggettivazione. Il mondo istituzionale è attività umana oggettivata. L’esteriorizzazione e l’oggettivazione sono

momenti di un continuo processo dialettico, il terzo momento è l’interiorizzazione.

1) Esteriorizzazione

2) Oggettivazione

3) Interiorizzazione

La società è un prodotto umano. Solo con la trasmissione del mondo sociale ad una nuova generazione la dialettica

sociale appare nella sua totalità. Solo con la comparsa di una nuova generazione si può parlare di un mondo

sociale.

Il mondo istituzionale richiede poi una legittimazione affinché tale mondo sia giustificato. Inoltre il mondo

istituzionale richiede una legittimazione, cioè degli strumenti attraverso cui possa essere spiegato e giustificato.

A e B, possono sempre ricostruire le circostanze nelle quali il loro mondo fu creato. I figli di A e B sono in una

situazione del tutto diversa. La loro conoscenza del mondo si fonda sul sentito dire. Le giustificazioni che vengono

loro date dovranno essere, quindi, coerenti ed esaurienti per risultare loro convincenti. Ne consegue che l’ordine

istituzionale via via che si espande si crea le proprie giustificazioni, le quali vengono apprese dalla nuova

generazione.

Inoltre, le istituzioni, tendono ad associarsi, si può dire che alcune relazioni saranno comuni a tutti i membri di

una collettività, altre saranno relative solo a certi tipi. Questo implica una differenziazione, che può essere

fondata su differenze come il sesso o su quelle generate dalla divisione del lavoro. Per esempio, solo le donne

possono interessarsi delle pratiche magiche per la fertilità, e solo i cacciatori possono dedicarsi alla pittura delle

grotte.

Ogni istituzione ha un corpo di conoscenze che tutti i suoi membri devono avere: la conoscenza primaria, è la

somma totale di “ciò che tutti sanno” su un mondo sociale. Questa è un corpo di verità generalmente valide,

intorno alla realtà, ogni deviazione radicale dall’ordine istituzionale appare come un distacco. Una tale deviazione

può essere designata come depravazione morale, malattia mentale, o pura e semplice ignoranza.

S Solo una piccola parte della totalità delle esperienze umane viene trattenuta dalla coscienza

EDIMENTAZIONE E e così sedimentata. Una sedimentazione intersoggettiva può essere definita sociale solo

TRADIZIONE quando è stata oggettivata in un sistema di simboli. Normalmente il sistema di simboli usati

è il linguaggio che rende oggettive e accessibili a tutti le esperienze comuni. Normalmente il

sistema di simboli usati, è il linguaggio, che è alla base della cultura collettiva, nel senso che

rende accessibili a tutti le esperienze comuni. Per esempio, solo alcuni membri di una

società fondata sulla caccia hanno fatto l’esperienza di perdere le armi e di essere

costretti ad affrontare a mani nude una belva. Quando tuttavia, questa esperienza

viene designata e trasmessa linguisticamente, essa diviene accessibile e molto

importante, per individui che non l’hanno condivisa.

Ogni trasmissione richiede una sorta di apparato sociale: alcuni gruppi, cioè, vengono

designati come trasmettitori, altri come ricevitori della conoscenza tradizionale. Vi saranno

anche procedimenti tipizzati per il passaggio della tradizione dai conoscitori ai non

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conoscitori.

Il soggetto agente si identifica con le tipizzazioni socialmente oggettivate della

I condotta in atto, ma ristabilisce le distanze da esse quando riflette più tardi sulla

RUOLI propria condotta.

Questa distanza tra il soggetto e la propria azione può essere ritenuta nella coscienza e proiettata sulle

ripetizioni future delle azioni. In questo modo sia il proprio io, che agisce, che gli altri vengono percepiti non come

individui unici, ma come tipi, i quali per definizione sono intercambiabili.

Possiamo parlare di ruoli quando questo genere di tipizzazioni si verifica a livello di una cultura di gruppo.

Le istituzioni sono incorporate nell’esperienza individuale per mezzo dei ruoli. Ogni condotta istituzionalizza

implica dei ruoli. Ricoprendo dei ruoli, l’individuo partecipa a un mondo sociale, interiorizzandoli fa sì che lo stesso

mondo diventi soggettivamente reale per lui. I ruoli appaiono non appena comincia a formarsi un comune bagaglio di

conoscenze che contengono tipizzazioni reciproche della condotta e questo processo precede

l’istituzionalizzazione propriamente detta. Ogni condotta istituzionalizzata implica dei ruoli i quali, partecipano

del carattere di controllo dell’istituzionalizzazione.

I ’ e questa rappresentatitivà ha luogo a due livelli:

RUOLI RAPPRESENTANO L ORDINE ISTITUZIONALE

1. L’atto di ricoprire un ruolo rappresenta se stesso per esempio, dedicarsi a giudicare è “giocare la

parte” del giudice, l’individuo che giudica non sta agendo per proprio conto, ma in quanto giudice;

2. Il ruolo rappresenta un intero nesso istituzionale di condotta il ruolo del giudice è in relazione con

gli altri ruoli, la totalità dei quali comprende l’istituzione della legge, il giudice agisce in veste di rappresentante di

essa.

Dire allora, che i ruoli rappresentano le istituzioni equivale a dire che i ruoli fanno si che le istituzioni possano

esistere, continuamente, come reale presenza nell’esperienza degli individui viventi.

Le istituzioni sono rappresentate anche in altri modi: le loro oggettivazioni linguistiche, per esempio, le ricreano,

cioè le rendono presenti, nell’esperienza. Ed esse possono essere simbolicamente rappresentate da oggetti fisici,

sia naturali che artificiali. Tutte queste rappresentazioni, però, diventano morte, spogliate cioè di realtà

soggettiva, se non vengono senza sosta vivificate nell’effettiva condotta umana.

Importante è il carattere dei ruoli come mediatori di settori specifici della cultura comune. In virtù dei ruoli

che ricopre, l’individuo viene introdotto in aree specifiche di conoscenza socialmente oggettivata: essere un

giudice implica la conoscenza della legge. Distribuzione sociale della conoscenza (specialisti). Per accumulare la

conoscenza specifica dei ruoli, una società deve essere organizzata in modo tale che certi individui possano

concentrarsi sulle loro specializzazioni.

 Secondo l’ordine istituzionale, i ruoli rappresentano l’oggettivazione pratica della struttura della società; (la

società esiste solo in quanto gli individui ne sono consapevoli).

- Secondo la propria specificità, ciascun ruolo porta con sé un annesso di conoscenza socialmente definito, (la

coscienza individuale è socialmente determinata).

La portata dell’istituzionalizzazione dipende dal grado di diffusione delle strutture

P ORTATA E MODI di pertinenza. Se molte o gran parte delle strutture sono condivise da tutti, la

DELL ISTITUZIONALIZZAZIONE porta

ta dell’istituzionalizzazione sarà ampia; se poche strutture di pertinenza sono condivise da tutti, la portata

dell’istituzionalizzazione, sarà ristretta. Nel secondo caso, c’è anche la possibilità che l’ordine istituzionale sia

fortemente frammentario, dal momento che certe strutture sono condivise da alcuni gruppi entro la società, ma

non dalla società nel suo complesso.

Si può verificare una segmentazione dell’ordine istituzionale (solo certi tipi compiono certe azioni) e una

distribuzione sociale della conoscenza (la conoscenza legata ai ruoli viene a essere riservata a erti tipi).

I - devono essere sorretti da una particolare collettività, cioè dal gruppo che produce

SUB UNIVERSI

incessantemente i significati in questione e per cui questi significati hanno una realtà oggettiva.

maggior difficoltà al problema di creare un sistema di simboli che soddisfi l’intera società. Il rapporto tra società

e la sua base sociale è un rapporto dialettico. La conoscenza è un prodotto sociale e un fattore di cambiamenti

sociali. 6


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Sociologia, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente La realtà come costruzione sociale, Berger. In cui nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: il problema della sociologia della conoscenza, la società come realtà oggettiva, la società come realtà soggettiva, sociologia della conoscenza e la teoria sociologica.


DETTAGLI
Esame: Sociologia
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Martinelli Franco.

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