L'evoluzione dell'azione sindacale in Europa
La fase conflittuale e il rafforzamento dei sindacati
Negli anni ’70 c’è stata l’esplosione del conflitto industriale e della militanza operaia non solo tramite gli scioperi ma anche attraverso altre azioni di antagonismo (dissenso), soprattutto in Italia, Francia e UK. Le cause delle mobilitazioni:
- A livello microeconomico: c’è la riorganizzazione della produzione (razionalizzazione) attraverso il Fordismo = intensificazione dei ritmi e carichi di lavoro che fanno aumentare la fatica dei lavoratori, ci sono meno opportunità di carriera degli operai e c’è la perdita dell’identità professionale degli operai che provoca insoddisfazione.
- A livello macroeconomico: lo sviluppo economico degli anni ’50 e ’60 ha generato l’immigrazione dei lavoratori da una zona all’altra dello stesso paese o da un paese all’altro per soddisfare in alcune zone il bisogno di lavoratori meno qualificati (precari).
Quindi la situazione era caratterizzata da tanti lavoratori giovani, con lavoro stabile, ma non qualificati, immigrati da piccoli paesi che non erano socializzati alla vita in fabbrica e alla vita urbana in generale. Erano lavoratori che non avevano rivendicazioni collettive, avevano un enorme potenziale di protesta ma non erano sindacalizzati. C’erano poi invece gli studenti politicizzati che hanno fornito agli operai l’ideologia necessaria per unificare le richieste degli operai, dandogli un significato politico. Questa era la situazione in tutta UE ma soprattutto nei paesi dove la protesta fu maggiore (Francia e Italia) in cui c’erano anche altre condizioni favorevoli alle proteste:
- Modelli labour exclusive: l’isolamento politico del lavoro che dagli anni ’40 c’era nella gestione delle relazioni di lavoro e la mancanza di tutele che non erano sfociate in scontri politici.
- Sindacati deboli.
Il ruolo dei sindacati fu quello di incanalare la protesta in rivendicazioni negoziabili con gli imprenditori ed il governo. Dagli anni ’60 i sindacati ottennero un’ondata di militanti.
I tentativi di concertazione
I sindacati avevano il timore che le proteste portassero a conseguenze di tipo macroeconomico gravose, quindi cercarono di moderare le azioni rivendicative per avere dei vantaggi politici (scambio politico) e mantenere il loro potere. Quindi negli anni ’70 la mobilitazione cala ma il potere sindacale rimane. Gli anni ’70 sono il decennio della concertazione per tenere sotto controllo l’inflazione e la disoccupazione, la paura della recessione: per lo Stato e le imprese è una best second solution (accettano i sindacati come interlocutori, è la via meno difficile). Quindi l’attenzione si sposta dalle condizioni di lavoro al rapporto con le istituzioni pubbliche.
Le esperienze di concertazione nei vari paesi UE
- Neocorporativismo stabile a relativa egemonia del movimento operaio: sindacati molto forti impongono lo scambio politico, tipico delle socialdemocrazie scandinave (Svezia, Norvegia).
- Incorporazione stabile della classe operaia nella formazione delle politiche economiche in posizione subalterna: tipica di Svizzera e Olanda, c’è il compromesso di classe degli operai perché i sindacati sono deboli.
- Neocorporativismo instabile: è la conseguenza dello scambio politico bloccato. Tipico di Italia, Danimarca, UK negli anni ’70 e ’80 in cui ci sono stati tanti tentativi di accordi non andati a buon fine.
In generale gli elementi costitutivi della concertazione (che sono anche i motivi del loro fallimento frequente e del loro declino):
- Troppo politicizzati
- Accordi troppo centralizzati a livello nazionale
- Contrattazioni istituzionalizzate che si cerca di far recepire in leggi
- Problemi affrontati in modo onnicomprensivo e aggregato (contenimento salari per contenere l’inflazione in cambio di leggi per l’occupazione giovanile).
I sindacati europei dimostrarono di essere inadeguati come strategie. Ma il vero motivo del declino fu il mutamento delle convenienze degli attori della concertazione negli anni ’80:
- I governi hanno meno bisogno dei sindacati (che si sono indeboliti) per avere il consenso dei cittadini
- Con la flessibilità e la concorrenza internazionale cambia il lavoro che rende più forti gli imprenditori che iniziano a puntare sulla qualità dei prodotti, non hanno più bisogno di dare bassi salari
- I sindacati perdono potere, consenso e iscritti perché si occupano più di questioni politiche che delle condizioni di lavoro.
La riorganizzazione produttiva e l'indebolimento sindacale
Negli anni ’80 la concertazione è in crisi a causa dell’indebolimento dei sindacati e al fatto che le caratteristiche stesse della concertazione erano inadeguate ad affrontare il nuovo scenario caratterizzato da:
- Concorrenza internazionale
- Riorganizzazione produttiva post-fordista (specializzazione flessibile, nuovi concetti di produzione, diversificazione della produzione, specializzazione del lavoro, flessibilità orari).
Non è più possibile cercare di risolvere le problematiche a livello aggregato ma ci vogliono risposte differenziate a seconda della singola situazione (i sindacati non possono più fare delle rivendicazioni omogenee perché il lavoro non è più omogeneo, non c’è più concetto di uguaglianza sul lavoro perché il lavoro è differenziato e anche gli stili di vita, le esigenze dei lavoratori sono diverse: alcuni vogliono la flessibilità). L’attenzione si è spostata dal livello macro a micro, a livello della realtà territoriale, aziendale con la deregulation in alcuni casi e in altri con regolazione unilaterale da parte del datore di lavoro. In altri casi sono nate esperienze di micro-concertazione a livello di singola impresa.
Il sindacalismo europeo degli anni '90
I motivi dell’indebolimento dei sindacati erano la recessione e l’elevata disoccupazione che negli anni ’90 si stabilizza. Il problema è che il lavoro è cambiato: è più flessibile, non più manuale, più atipico, più intellettuale, più nel settore dei servizi. Il lavoro non è più quello tipico degli operai, non ci sono più le rivendicazioni collettive, non c’è più ideologia unitaria, il sindacato viene visto solo come un’agenzia di consulenza. I lavoratori hanno mutato le loro esigenze, vogliono più flessibilità, autonomia. Non ci sono più gli interessi generali di classe. Per questo aumenta la contrattazione individuale, il sindacato è troppo rigido nella contrattazione. Il sindacato rimane forte nella concertazione per aumentare l’occupazione, politiche economiche di redistribuzione dei redditi; posizione dei sindacati rimane forte perché ci sono governi pro-labour.
Il caso italiano in Europa
Oggi in Europa ci sono diversi modelli di rapporto tra sindacati e imprese:
- Modello tedesco: per favorire l’alta competitività dei prodotti con alta qualità si favoriscono alte competenze dei lavoratori con salari elevati, alta partecipazione dei lavoratori a decisioni e sindacati forti.
- Modello inglese: i sindacati sono deboli e divisi, c’è grande flessibilità, contrattazione decentrata, assenza di leggi, è l’opposto della Germania.
- Modelli intermedi: casi di Francia e Italia: sindacati deboli, contrattazione anche decentrata ma ci sono leggi che regolano.
In Italia la situazione intermedia viene rotta dagli accordi di luglio del 1993: si basa su sistema di contrattazione articolata basata su una politica dei redditi che ci fa avvicinare al modello tedesco (manca però una regolamentazione sulla partecipazione sindacale). Negli anni ’80 invece in Italia si sviluppa un sistema di adeguamento alle singole realtà: negoziazione formale a livello nazionale (con concertazione politicizzata e spesso antagonista) e informale a livello di micro impresa (cooperazione pragmatica) per evitare la paralisi del sistema. A livello locale si è cercata la collaborazione con forme di micro-concertazione con, ad esempio, i distretti industriali.
L'evoluzione dell'azione imprenditoriale: il ruolo delle associazioni datoriali
Imprenditori e teoria delle relazioni industriali studiati tardi e poco fino agli anni ’80 quando inizia negli studi delle relazioni industriali a essere centrale la posizione degli imprenditori, politiche e stili management a discapito di quella dei sindacati, centrale negli anni ’60-‘70. Si passa dallo studio delle relazioni industriali come insieme di interazioni tra organizzazioni di rappresentanza (sindacati e associazioni datoriali) a quelle all’interno dell’impresa tra datore e lavoratore (non si parla più di vincoli nei rapporti ma di scelte, strategie, margini di discrezionalità). La contrattazione è vista ora non come isolata ma interna alle scelte aziendali. Si dice che si è superata idea ortodossa (che segue le regole) delle relazioni industriali per vari motivi:
- Perdita peso sindacati
- Sviluppo delle nuove tecnologie, prodotti, flessibilità, fine produzione massa.
La nuova tendenza delle relazioni industriali considera le scelte prese dalle aziende:
- A livello di rappresentanza collettivamente tramite le associazioni imprenditoriali
- Individualmente da datore nell’impresa.
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Riassunto esame Sociologia del Lavoro, prof. Alacevich, libro consigliato Le Relazioni Industriali in Italia
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Riassunto esame Ricerca Sociale prof. Chiesi, libro consigliato L'Analisi dei Reticoli
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Le relazioni industriali (appunti) - D. Carrieri
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Riassunto esame Diritto del Lavoro, prof. Ghera, libro consigliato Diritto Sindacale, Giugni