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La società morale

La società morale è un tassello della società astratta. Il sistema morale non può fare a meno di mettere tra parentesi le specificità individuali.

Introduzione a morale nella teoria di Durkheim

La nozione di morale di Durkheim non può essere rinchiusa in un ambito settoriale, bisogna invece parlare di società morale. Egli è interessato allo studio scientifico della morale, così come essa si trova nella società.

Per Durkheim l’uomo è un essere morale solo quando vive in società poiché morale è essere integrati in un gruppo o in una collettività. Per Durkheim ogni società è una società morale. Occorre distinguere la regolazione dalla regolamentazione:

  • Regolamentazione: sistema di regole la cui funzione è quella di regolare gli atteggiamenti e i comportamenti degli individui.

Regolazione morale della vita sociale

Capitolo 1 – La parte morale tra essere e dover essere sociale

Per Durkheim il sociale è il presupposto della vita collettiva. È il sociale che fa stare insieme gli individui, la dimensione sociale preesiste alla dimensione individuale. Il dover essere normativo sovradetermina l’essere sociale. I fatti sociali sono per Durkheim esterni e coercitivi all’individuo.

La definizione del sociale

Durkheim coglie lo specifico del sociale in una sfera extraindividuale e normativa, in cui sedimentano le tre principali funzioni dell’individuo: il sentire, il pensare, l’agire. Durkheim non vuole definire il sociale come un’emanazione della sfera individuale. Egli vuole escludere dalla sfera sociale la soggettività.

Egli definisce sociali:

  • I modi ricorrenti dell’agire
  • L’essere indipendenti dalle forme individuali. Bisogna considerare la genesi della società e Durkheim critica gli utilitaristi i quali affermavano che all’origine vi erano individui isolati. Però questa affermazione fa derivare la società dall’individuo.

A questo proposito Durkheim parla invece di dualità della natura umana: da una parte l’individuo dall’altra, ciò che esprime altro da se stesso (che non è il sociale, ma la parte individuale rivolta verso il sociale). Durkheim vuole arrivare al massimo di distinzione tra individuale e sociale e dopo aver separato le due sfere, vuole metterle in rapporto e l’unico modo è la costrizione del fatto sociale.

Il tutto è qualcosa di diverso dalla somma delle sue parti. Durkheim difende la separazione tra esterno ed interno e intravede come unico modo di indagare il processo sociale il rapporto che va dall’esterno all’interno e mai viceversa.

Essere sociale e dover essere morale

Durkheim assume come oggetto di studio i fatti morali. Egli tratta la morale come un dato oggettivo dell’essere sociale, e come un fatto sociale e, quindi, come un aspetto dell’essere sociale. Durkheim considera alcune costanti della realtà sociale come condizioni dell’essere sociale. Quindi l’essere sociale viene definito sulla base di condizioni esterne. Le condizioni dell’essere sociale si trasformano in prescrizioni del dover essere morale.

Oggetto dell’analisi di Durkheim è il suo dover essere morale. Durkheim vede il sistema di regole morali, non solo come oggetto di studio, ma anche come fine da raggiungere politicamente. Intreccia sociologia e pedagogia perché secondo lui hanno il medesimo compito educativo e politico di rigenerazione morale.

Per Durkheim la morale va cercata nel sociale. La connotazione morale della realtà sociale è nel suo imporsi agli individui in termini di dover essere. La società morale si definisce nei termini della società morale. Per Durkheim la società ideale si veste delle spoglie terrene della società reale. La regolazione morale della società è un’esigenza che nasce quando le attività economiche assumono carattere industriale. La società morale è la società della solidarietà organica.

La società morale è nel suo dover essere, un sistema perfettamente integrato e totalizzante. Tale integrazione è l’esito della differenziazione ed è per ciò che il dato fondante della società morale è la solidarietà organica. Durkheim a questo punto ha tre alternative:

  • Trasferire il dover essere nell’essere sociale
  • Trasferire nel dover essere morale tutto l’essere reale della società industriale.
  • Modello della coesione che non rinuncia a dare conto dei dati alternativi. Gli aspetti di non integrazione sono presi in considerazione come dati dell’essere sociale, ma vengono esclusi dal dover essere morale della società.

Durkheim si pone il problema di come liberare la nozione di morale da ogni connotazione di valore. Per cominciare vuole sottrarre la morale ai moralisti e dà della morale una nuova definizione. Durkheim oppone un rigido sistema morale che comprende tutte le regole d’azione che si impongono imperativamente alla condotta e alle quali è collegata una sanzione.

Realtà e idealità della nozione di morale

Il modello da seguire è la società esistente, perpetuata dal sistema di regolazione della vita sociale. Durkheim ha presente l’ambivalenza della morale nell’ambito della sua definizione:

  • Sistema oggettivo: da osservare con gli strumenti della scienza
  • Modello sociale: da realizzare con gli strumenti della politica

La morale è per un verso sistema di regolazione dell’agire sociale e dall’altro modello di spiegazione del fatto sociale. Nella regola morale individua il fatto sociale per eccellenza! Durkheim afferma che i fatti morali consistono in regole di condotta sanzionate. La sanzione è quindi il suo carattere distintivo e il suo indicatore.

Marx spiega il sociale riferendolo alla struttura economica, Weber spiega il capitalismo con l’etica protestante. Durkheim parte dalla sanzione che per lui è: la conseguenza che deriva dalla sua conformità o meno a una regola di condotta prestabilita.

La dinamica sociale come processo di integrazione morale

In Durkheim il processo sociale è definito come processo di differenziazione e ha un andamento evoluzionistico: dalla massa indistinta alla struttura articolata. Dalla società segmentaria alla società allargata e dalla solidarietà meccanica alla solidarietà organica. L’individuo non è nel processo ma è l’esito del processo.

La divisione del lavoro per Durkheim produce differenziazione e solidarietà. Per Durkheim vi sono due forze: omogeneizzazione e differenziazione. La differenziazione fa emergere le individualità, ogni unità è qualcosa di più della semplice scomposizione dell’universo sociale e questo di più conquistato con l’individualizzazione non alimenta la dimensione individuale, ma quella sociale.

Nel modello liberista la differenziazione produce individualismo, Durkheim non rinuncia, invece, alla solidarietà all’interno di un processo di differenziazione. La divisione del lavoro anziché produrre individualismo, segna il passaggio dalla solidarietà meccanica a quella organica. Durkheim fa derivare l’individuo dalla società e non viceversa. L’unica direzione accettata da lui è quella del sociale verso l'individuo.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Battistelli Fabrizio.
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