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Sociologia - la società morale Appunti scolastici Premium

Appunti sul corso avanzato di Sociologia sulla società morale. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: la morale nella teoria di Durkheim: da obbligazione individuale a dimensione sociale, la definizione del sociale, il sociale e l’individuale.

Esame di Sociologia docente Prof. F. Battistelli

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ESTRATTO DOCUMENTO

realtà sociale è nel suo imporsi agli individui in termini di dover essere.

La società morale si definisce nei termini della società morale.

Per D. la società ideale si veste delle spoglie terrene della società

reale. La regolazione morale della società è un’esigenza che nasce

quando le attività economiche assumono carattere industriale. La

società morale è la società della solidarietà organica.

La società morale è nel suo dover essere, un sistema perfettamente

integrato e totalizzante. Tale integrazione è l’esito della

differenziazione ed è per ciò che il dato fondante della società morale

è la solidarietà organica. D. a questo punto ha tre alternative:

1. Trasferire il dover essere nell’essere sociale

I DATI ALTERNATIVI

1.4 2. Trasferire nel dover essere morale tutto l’essere reale della

DELL ESSERE SOCIALE società industriale.

Modello della coesione che non rinuncia a dare conto dei dati

3. alternativi. Gli aspetti di non integrazione sono presi in

considerazione come dati dell’essere sociale, ma vengono

esclusi dal dover essere morale della società.

D. si pone il problema di come liberare la nozione di morale da ogni

connotazione di valore. Per cominciare vuole sottrarre la morale ai

moralisti e dà della morale una nuova definizione. D. oppone un rigido

sistema morale che comprende tutte le regole d’azione che si

impongono imperativamente alla condotta e alle quali è collegata una

sanzione.

R

EALTÀ E IDEALITÀ DELLA

1.5 Il modello da seguir è la società esistente, perpetuata dal sistema di

NOZIONE DI MORALE regolazione della vita sociale.

D. ha presente l’ambivalenza della morale nell’ambito della sua

definizione:

S : da osservare con gli strumenti della scienza

 ISTEMA OGGETTIVO

M : da realizzare con gli strumenti della politica.

 ODELLO SOCIALE

La morale è per un verso sistema di regolazione dell’agire sociale e

dall’altro modello di spiegazione del fatto sociale. Nella regola morale

individua il fatto sociale per eccellenza!

D afferma che I FATTI MORALI CONSISTONO IN REGOLE DI CONDOTTA

L A MORALE COME FATTO . La sanzione è quindi il suo carattere distintivo e il suo

SANZIONATE

1.6 SOCIALE E COME indicatore.

MODELLO ESPLICATIVO Marx spiega il sociale riferendolo alla struttura economica, Weber

spiega il capitalismo con l’etica protestante. D. parte dalla sanzione

che per lui è: LA CONSEGUENZA CHE DERIVA DALLA SUA CONFORMITÀ O MENO

.

AD UNA REGOLA DI CONDOTTA PRESTABILITA

C . 2 – L

AP A DINAMICA SOCIALE COME PROCESSO DI INTEGRAZIONE MORALE

2.1 L’ In D. il processo sociale è definito come processo di differenziazione e

INDIVIDUALITÀ NEL ha un andamento evoluzionistico: dalla massa indistinta alla struttura

PROCESSO DI articolata. Dalla società segmentarla alla società allargata e dalla

DIFFERENZIAZIONE solidarietà meccanica alla solidarietà organica. L’individuo non è nel

SOCIALE processo ma è l’esito del processo.

La divisione del lavoro per D. produce differenziazione e solidarietà.

Per D. vi sono due forze:

O

MOGENEIZZAZIONE E DIFFERENZIAZIONE

La differenziazione fa emergere le individualità, ogni unità è qualcosa

di più della semplice scomposizione dell’universo sociale e questo di

più conquiStato con l’individualizzazione non alimenta la dimensione

individuale, ma quella sociale.

Nel modello liberista la differenziazione produce individualismo, D. non

rinuncia, invece, alla solidarietà all’interno di un processo di

differenziazione. La divisione del lavoro anziché produrre

individualismo, segna il passaggio dalla solidarietà meccanica a quella

2

organica. D. fa derivare l’individuo dalla società e on viceversa.

L’unica direzione accettata da D. è dalla società all’individuo e mai

viceversa. Per D. non c’è processo di costruzione della società, ma la

. La dinamica sociale si definisce come subordinazione

SOCIETÀ È DATA

degli individui all’esistente, come processo di integrazione morale. Di

qui la necessità di un sistema morale, ossia un sistema di vincoli che

leghi il passato degli individui al futuro della società. D. individua due

livelli di esistenza degli individui:

- : coscienza individuale

INDIVIDUI SINGOLI

- I : coscienza collettiva

NDIVIDUI IN QUANTO COLLETTIVITÀ

La dinamica sociale consiste nel processo attraverso il quale gli

I L PROCESSO DI

2.2 individui singoli si uniformano agli individui come collettività.

INTEGRAZIONE MORALE Da una parte D. afferma che la società è fatta di individui e dall’altra

definisce la società come realtà sui generis. Egli crede di poter

conciliare queste 2 affermazioni affermando che l’insieme è sempre

qualcosa di + della somma delle parti. Ci sono per D. aspetti della

realtà sociale che non possono essere fatti risalire a questo o a

quell’individuo, ma alla società nel suo insieme (ossia, il di + rispetto

alla somma delle parti). D. parla ancora di homo duplex: da una parte

l’individualità dall’altra,ciò che è altro da noi stessi. Trattasi, però di

una dualità verticale: una parte sopra all’altra e, la parte individuale

ovviamente sta sotto.

D. criticò il concetto dei moralisti nel 1890, poiché essi si riferivano ad

un individuo astratto. A questo concetto d. oppone una nozione di

individuo tutta incentrata sulla determinazione sociale: l’uomo reale

appartiene ad un tempo storico, non è astratto e ha delle idee che non

nascono da lui, ma da ciò che lo circonda. Però,l’individuo non ha solo

una specificità sociale ma anche una individuale. D. non accetta

L’ questa bipolarità (specificità individuale e sociale) e schiaccia

ELISIONE DEL POLO

2.3 l’individuo sulla società. D. contrappone all’individuo egoista,

INDIVIUDALE DELLA l’individuo solidale (concetto altrettanto astratto).

MORALE D. distingue:

- L’individualismo egoistico

- L’individualismo di Kant: basato su ciò che di impersonale c’è

nell’individuo.

La specificicità individuale viene vista come chiusura egoistica da D.

quindi il polo individuale della morale viene eliso.

La coscienza individuale ha dunque, per D., un ruolo passivo nei

confronti della coscienza collettiva. Per D. la coscienza individuale è

una coscienza inferiore ed è posta al di sotto della coscienza

collettiva. La coesione della società aumenta in misura in cui

L A COSCIENZA diminuisce negli individui la coscienza individuale. Però anche D. ha

INDIVIDUALE COME

2.4 difficoltà a definire la coscienza individuale come passiva rispetto alla

SUBSTRATO DELLA VITA coscienza sociale ed arriva a definire, in altre circostanze, la

SOCIALE coscienza individuale come: fonte di attività spirituale…..

Resta la contraddizione che da una parte fa affermare D. che la

coscienza individuale è sottomessa a quella sociale e dall’altra vede la

stessa coscienza individuale come fonte di attività psichica.

2.5 L C’è per D. uno stadio intermedio, in cui i sentimenti diffusi nella società

A COSCIENZA non sono ancora incorporati in strutture sociali organizzate, ma non

COLLETTIVA COME SEDE sono più espressioni dei singoli individui. Questa ambivalenza è il

DEL CODICE MORALE carattere distintivo della nozione di coscienza collettiva. Questa, per

quanto non si realizzi che negli individui, è qualcosa di diverso dalle

coscienze particolari.

E’ la fissazione dei sentimenti in un , che si rende

SISTEMA MORALE

indipendente rispetto agli individui. E’ il tipo psichico della società

3

dotato di proprietà che gli sono propri.

La coscienza collettiva agisce su due fronti:

1. I S ’ I

NDISTINTO TATO D ANIMO IN CUI CONFLUISCONO GLI STINTI

INDIVIDUALI : che reagisce nei confronti dei singoli

2. CODICE MORALE

atteggiamenti e comportamenti. Ha carattere attivo, anzi…

reattivo.

La coscienza collettiva viene assunta come quadro di riferimento per

la definizione della devianza, è il quadro di riferimento di tutte le

istituzioni sociali e del . La società si evolve in

CODICE MORALE

corrispondenza dell’evolversi della coscienza collettiva.

Via via che la società si differenzia, sorge la necessità di

regolamentazione per evitare che la società si disgreghi. La

specificazione sociale è, in tal senso, un presupposto della società

morale.

C . 3 – L

AP A REGOLAZIONE MORALE DELLA CONDOTTA SOCIALE

Per D. la vita sociale è indipendente dalla vita individuale, ma quella

individuale non è indipendente dalla vita sociale.

A

TTRAVERSO LA REGOLAZIONE MORALE DELLA VITA SOCIALE È DUNQUE

L .

A REGOLAZIONE POSSIBILE IL CONTROLLO SOCIALE DELLA VITA INDIVIDUALE

3.1 Durkheim fonda la desiderabilità della regola morale in rapporto

MORALE DEI BISOGNI all’infinitezza dei bisogni che necessitano una regolamentazione. La

INDIVIDUALI motivazione a tale regolazione deve però essere individuale e

Durkheim la trova nella sofferenza che procura la sfrenatezza. La

società morale come porto di felicità.

L’ ’ L’obbedienza alla norma è alla base della disciplina morale essa,

APPETITO DELL INFINITO

3.2 salva l’individuo dalla sete di infinito. Per D., l’individuo, trovando

COME FATTORE DI fuori di sé un limite al suo appetito di infinito, si realizza.

DISGREGAZIONE SOCIALE

La funzione della morale è per D. quella di determinare la condotta,

fissarla e sottrarla all’arbitrio individuale. E’ così che la condotta

dell’individuo viene fissata entro certe regole. Chi non si sottomette

alle regole della condotta, viene definito un irregolare. Chi non accetta

di sottostare a tali regole viene definito indeterminato.

Il sistema di regolazione, per poter funzionare ha bisogno di

meccanismi di reiterazione, in grado di poter diffondere modelli di

comportamento nella società. D. dedica particolare attenzione agli

istituti di regolazione della condotta sociale diritto, la morale, la

religione che hanno il compito di assicurare l’equilibrio nella società.

G LI ISTITUTI DI C’è inoltre un meccanismo di regolazione: l’abitudine. L’agire sociale,

3.3 REGOLAZIONE DELLA infatti, è anche abitudinario: un insieme di modi di agire fissati dall’uso.

CONDOTTA SOCIALE L’abitudine rende possibile la trasmissione dei pregiudizi che, per D.,

sono convincimenti acquisiti come reali da altre persone che hanno

già fatto determinate esperienze e le trasmettono ad altri individui. Più

si espande la società e più aumentano le conoscenze da “credere

d’autorità”.

La Religione è per D. una forma del costume, come il diritto e le

usanze però essa domina sia sulla condotta che sulla coscienza, di

conseguenza regola sia l’agire che il sentire.

Per D. la morale regola anche la sfera economica tramite la

solidarietà e la simpatia (attrazione naturale tra individui).

3.4 I Una norma è per D. qualcosa di più di un semplice agire abituale, è

L RAPPORTO FRA anche qualcosa che non possiamo modificare poiché è sottratta alla

INDIVUO E NORMA nostra volontà. Distingue ra:

Norma: che non segue le nostre abitudini né i nostri stati

 interiori.

Progetto: è una programmazione dell’azione

 4


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8

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AUTORE

Sara F

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Esame: Sociologia
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Battistelli Fabrizio.

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