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Il vissuto dell'esperienza scolastica

A suonare un campanello d'allarme erano stati i risultati della prima indagine PISA (Programme for International Student Assessment). L'indagine, ormai assai nota, si rivolge alla leva dei quindicenni e ha l'obiettivo di valutarne le competenze comunicative, matematiche e scientifiche. A latere della rilevazione sulle competenze vengono anche raccolti alcuni dati sul clima che si respira nelle scuole. Ai ragazzi e alle ragazze intervistate è stato chiesto se erano o meno d'accordo con la seguente affermazione: “La scuola è un luogo dove non ho voglia di andare”. In Italia, più di un intervistato su tre (il 38 %) si è mostrato d'accordo. Non è che negli altri paesi le cose vadano molto meglio, ma il segnale resta comunque preoccupante perché una quota così cospicua di studenti “svogliati” non è un buon presupposto per il buon funzionamento della scuola. Per imparare bisogna prima di tutto “averne voglia”, la motivazione è una pre-condizione di qualsiasi apprendimento.

La nostra ricerca

Nella nostra ricerca abbiamo voluto approfondire questo aspetto soggettivo della vita scolastica: come si sta a scuola? Qual è la qualità dell'esperienza scolastica e dei rapporti che si instaurano tra studenti e tra questi e i docenti e i non-docenti?

Gli indicatori utilizzati

Per esplorare queste dimensioni soggettive abbiamo utilizzato alcune batterie di domande. Prima di tutto abbiamo esplorato la qualità delle relazioni che si instaurano a scuola sia nella dimensione verticale (con dirigenti e insegnanti), sia nella dimensione orizzontale (coi compagni di scuola e di classe). Abbiamo poi approfondito il rapporto con gli insegnanti utilizzando una domanda la cui affidabilità era già stata ripetutamente verificata nelle precedenti indagini IARD sui giovani.

Abbiamo inoltre utilizzato la seguente batteria di domande sulle diverse dimensioni del vissuto dell'esperienza scolastica. Pensi ora alla Sua esperienza scolastica quotidiana. Quanto spesso Le capita di:

  • Avere timore di chiedere spiegazioni
  • Mettere subito in pratica quello che ha imparato
  • Sentirsi soddisfatto/a
  • Sentirsi stressato/a
  • Chiedersi che senso avesse essere lì a scuola
  • Essere molto nervoso/a prima di una prova
  • Sentirsi oppresso/a al pensiero di dover andare a scuola
  • Non riuscire a capire le spiegazioni degli insegnanti
  • Sentirsi aiutato/a ed incoraggiato/a dai docenti
  • Sentirsi isolato/a dagli altri
  • Sentirsi annoiato/a
  • Sentirsi diverso/a dagli altri studenti
  • Sentirsi benvoluto/a dagli altri studenti
  • Avere la sensazione di non farcela
  • Avere paura dei Suoi compagni/compagne
  • Sentirsi trascurato/a dai docenti
  • Desiderare aiuto nelle materie dove incontro delle difficoltà
  • Desiderare stimoli nelle materie in cui riesco meglio

I soggetti interpellati hanno potuto graduare la loro risposta secondo quattro modalità a seconda della frequenza con cui percepivano l'occorrenza dei vari stati d'animo: sempre, spesso, qualche volta, mai. Abbiamo infine utilizzato una serie di domande sul grado di soddisfazione della scuola secondaria frequentata per quanto riguarda capacità degli insegnanti, adeguatezza delle strutture, prestigio della scuola, nonché rispetto alla possibilità di realizzare alcuni obiettivi: entrare in un'attività lavorativa, prepararsi per gli studi superiori, soddisfare interessi culturali personali.

Soddisfazione della scuola media superiore

È soddisfatto della scuola media superiore che ha scelto per quanto riguarda:

  • Le prospettive di lavoro dopo il diploma
  • La preparazione per poter affrontare l'università
  • L'interesse delle materie insegnate
  • La capacità degli insegnanti
  • La qualità delle strutture (laboratori, biblioteche…)
  • Il prestigio della scuola nella Sua zona

Anche in questo caso le risposte potevano variare da: per niente a poco, abbastanza, molto, con la possibilità di scegliere l'opzione: non so.

I rapporti con i compagni

Partiamo proprio dai rapporti tra pari, con i compagni di classe. Questi sono, nel complesso, decisamente positivi e lo sono di più per i ragazzi che non per le ragazze. Molti studenti vanno a scuola perché è il luogo dove si incontrano e stanno coi compagni e dove si costruiscono le amicizie che spesso durano nel tempo. In genere, coi compagni, i rapporti sono molto buoni. Non si può dire però che tutto scorra liscio anche tra compagni. Intanto, sono molti coloro che attenuano il loro entusiasmo dicendo che i rapporti sono “abbastanza buoni” e vi è una minoranza (che negli istituti professionali raggiunge tra le ragazze il 9,4 %) che lamenta rapporti tendenzialmente negativi. Non è poco, vuol dire che in ogni classe vi sono un paio di studentesse che non si trovano a loro agio coi compagni.

Tra i compagni di classe regnano però rapporti migliori che non con i compagni di scuola. La classe resta pur sempre un luogo di rapporti prevalentemente solidaristici, un luogo nel quale si deve stabilire e mantenere un certo equilibrio visto che si sta insieme per tante ore, per tanti mesi e, spesso, per diversi anni. Si devono quindi instaurare dinamiche di gruppo tendenzialmente omeostatiche che invece funzionano molto meno a livello di scuola, tra le classi si possono generare rapporti di rivalità, contrapposizioni “noi-loro” e, infatti, un buon 15 % degli studenti (con una leggera maggiore accentuazione nei istituti professionali) segnalano la presenza di momenti negativi con i compagni della stessa scuola. Se a ciò si aggiunge che il 12 % delle studentesse risponde di avere qualche volta o spesso “paura dei compagni” (rispetto al 7,8 % dei ragazzi maschi), ciò testimonia delle presenza non irrilevante di fenomeni di bullismo di cui le ragazze sono più frequentemente le vittime.

Non sembra comunque che nella scuola italiana, salvo che per istituti localizzati in contesti sociali particolarmente difficili, la violenza tra pari sia “il problema” assolutamente prioritario. Così come non lo è l'integrazione sociale nei gruppi di coetanei. La scuola svolge la funzione di integrazione in modo nel complesso assai adeguato. L'esperienza dell'isolamento e dell'emarginazione riguarda un modesto 3,6 % (pur sempre, però, in media quasi un alunno per ogni classe) e coloro che sperimentano il sentimento di isolamento “qualche volta” raggiungono appena il 19 %. Sentirsi “isolato” e sentirsi “diverso” non sono però la stessa cosa. La percezione di “sentirsi – spesso o sempre - diverso dagli altri studenti” riguarda una quota maggiore (l'11,1 %), e coloro che sperimentano questa sensazione almeno “qualche volta” è abbastanza alta (24,2 %). Coloro che si sentono frequentemente sia isolati sia diversi sono assai pochi (1,6 %). Nel complesso, si può dire che, almeno nei rapporti tra pari, non ci sono nella scuola italiana diffusi fenomeni di “esclusione sociale”, forse anche perché a livello di istruzione secondaria la presenza di minoranze etniche o religiose è ancora piuttosto modesta. Vale la pena notare che il sentimento di isolamento e la percezione di diversità non sono legati a nessun indicatore di condizione sociale (genere, classe sociale, background culturale della famiglia, area geografica di residenza, tipo di scuola secondaria frequentata) e neppure agli indicatori di rendimento scolastico (media dei voti, ritardi, bocciature e ripetenze). Ciò vuol dire che non vi sono barriere sociali all'integrazione nella cultura dei pari e che quando questa incontra degli ostacoli, questi sono probabilmente dovuti a tratti individuali della personalità.

Esperienza scolastica: sentirsi isolato dagli altri Non indica Mai Qualche volta Spesso Sempre
Esperienza scolastica: sentirsi diverso dagli altri studenti 9 4 3 16
Non indica 1.7% Mai 713 5.7% 7.3% .3% .1% 63.3%
Qualche volta 272 15.1% 7.4% 1.5% .2% 24.2%
Spesso 91 4.2% 3.1% .8% 8.1%
Sempre 34 1.3% .9% .6% .2% 3.0%
Total 9 863 213 36 5 112 6.8% 76.6% 18.9% 3.2% .4% 100.0%

I rapporti con gli insegnanti

I rapporti con gli insegnanti lasciano insoddisfatti 2 studenti su 10, con andamento leggermente decrescente passando dai licei agli istituti tecnici e ai professionali. Il 20 % non è certamente poco e che la quota sia massima nei licei lascia supporre che qui le aspettative degli studenti siano particolarmente elevate e quindi più accentuata la percezione che gli insegnanti non siano all'altezza del loro compito. È inoltre assai ridotta la quota degli studenti che dichiarano rapporti “molto positivi” con gli insegnanti (meno del 20 %), mentre la grande maggioranza degli intervistati sceglie la modalità intermedia (potremmo chiamarlo il popolo dell' “abbastanza positivo”). Come dire, non ci si può lamentare, senza infamia e senza lode. A lamentare rapporti poco soddisfacenti con gli insegnanti sono, ovviamente, coloro che hanno problemi di rendimento scolastico: il 33 % dei maschi e il 35 % delle femmine, contro l'11 % dei maschi e il 13 % delle femmine che hanno buoni risultati. Gli insegnanti incontrano evidentemente maggiori difficoltà a stabilire un buon rapporto con chi mostra scarso rendimento e scarso interesse.

Quali sono i modi di essere che gli studenti rilevano come particolarmente disturbanti il rapporto con gli insegnanti? Prima di tutto, la loro incapacità di tener conto delle esigenze e del punto di vista degli studenti. Lo dichiara il 60 % degli intervistati, senza significative differenze tra tipi di scuole e solo con una leggera accentuazione nel caso degli studenti con rendimento più basso (ma anche il 55 % dei “più bravi” segnala questa ragione di incomprensione). Questo dato non cambia sostanzialmente da più di vent'anni ed è la spia dell'esistenza di uno scarto tra le generazioni, dovuto probabilmente anche all'età media degli insegnanti che è cresciuta costantemente nel tempo. Questo scarto, tuttavia, è in certa misura connaturato alla struttura stessa dell'istituzione scuola, che mette l'una accanto all'altra, in un'epoca di rapidi cambiamenti culturali, due generazioni, per definizione, distanti.

Tener conto delle esigenze e del punto di vista degli studenti è diverso che non stabilire con essi una relazione. Coloro che esprimono dubbi sulla capacità degli insegnanti di costruire una relazione sono molto meno (il 30 %, quindi circa la metà) di coloro che segnalano l'incapacità di mettersi in sintonia coi loro bisogni e punti di vista. Anche in questo caso non conta il tipo di scuola frequentata o il rendimento scolastico. Il fatto che nessuna caratteristica socio-culturale degli studenti spieghi questa variabile (la capacità o meno degli insegnanti di “relazionarsi” con gli studenti), fa presumere che questo indicatore misuri effettivamente la presenza nel corpo docente di una quota di soggetti che non dispongono in misura adeguata di questa capacità.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Sara F di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof losito gianni.
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