Il cancro: una malattia moderna
Il cancro (cancer: granchio) è visto come la malattia moderna. La morte e il morire sono processi sociali. L'esistenza di una prognosi infausta provoca un cambiamento drammatico e repentino nelle interazioni sociali attorno al malato.
Oggetti
- Decisioni terapeutiche (cure)
- Decisioni informative (informazioni sulla gravità della malattia)
Gli attori definiscono proprie strategie. Racconto autobiografico: morte del padre (gennaio-luglio 1999). Il figlio ha assunto la parte del caregiver di riferimento, il familiare più coinvolto nelle decisioni che riguardano il malato.
- Trauma emotivo
- Morte - provocazione intellettuale
Decide di non dirgli tutta la verità: spoglia il padre della sua autonomia, sia per quanto riguarda le decisioni, sia per un impoverimento della vita sociale. "Non sapere" e "inferiorizzazione" = perdita di status e di diritti. Decisione di non renderlo consapevole della sua morte: “Congiura del silenzio” (Philippe Ariès), smarrimento e frustrazione dei parenti. Ottobre 2000: ricerca sul campo: corsie, day hospital, ambulatori oncologici nell’Italia settentrionale.
Triangolazione e significato del dolore
Figlio di un morente + osservazione sul campo = "triangolazione" continua p.10. Antropologo Renato Rosaldo: scoperta del significato che la popolazione dei cacciatori di teste degli Ilongot attribuiva al dolore e alla rabbia. La morte della moglie in un soggiorno sul campo nelle Filippine, più la rabbia per il lutto, gli fanno capire la rabbia che provano gli Ilongot quando muore un membro del gruppo e cosa li spinge a tagliare le teste dei loro nemici. Il dolore e la rabbia di un cacciatore di teste.
Racconto sociologico e introspezione
Racconto: cordoglio, gesto d'amore per chi non c'è più, introspezione sociologica, sociologia delle emozioni. Wright Mills: usare l’esperienza personale come fonte di lavoro intellettuale.
Luoghi e attività quotidiane
II e III capitolo: descrizione luoghi in cui ha svolto la ricerca e attività quotidiane delle persone incontrate. Narrazione articolata per gruppi sociali: questi hanno tra di loro rapporti intermittenti e casuali, spontanei ed episodici.
Medici e infermieri
Medici e infermieri: gruppo professionale, per loro il contatto con la malattia e la morte è routine. Parenti e pazienti: l'ingresso nel dramma della malattia non è una scelta professionale, ma è un'emergenza che richiede un grande lavoro di costruzione del significato. Mediamente impreparati ad affrontare la morte propria o del proprio congiunto: consapevolezza riflessiva e incertezza. Per parenti e pazienti la malattia mortale è uno shock emotivo e cognitivo che costringe a trovare una frame, una cornice di significato che ne giustifichi l'apparizione improvvisa e lo sviluppo drammatico. Costruzione del significato, sui tentativi individuali o comuni a più persone, di sensemaking “strutturare l'ignoto”, di estrarre dall'ambiguità caotica dei flussi di esperienza delle strutture cognitive dotate di senso (Weick).
Motivazioni per produrre significati
- Difesa della propria identità professionale
- Tutela del burn-out emotivo
- Protezione genitore morente
- Difesa istinti di morte
- Volontà di conoscere il proprio destino
Processo sociale: anche quello che "si fa interiormente è condizionato dagli altri". Mini racconti emotional recall: molteplicità di lettura. Intenzione duplice: ridimensionare ironicamente le pretese di oggettività della descrizione realistica. Appendice metodologica.
Il caso Di Bella
Il caso Di Bella: nuova e rivoluzionaria terapia per curare il cancro. Bilancio conclusivo e abbozzo di una riforma possibile dell’oncologia italiana.
Una menzogna a fin di bene
Capitolo I: "Una menzogna a fin di bene": un racconto autobiografico.
Una morte annunciata
4 febbraio 1999: pronto soccorso, ansia, negoziazioni con Dio. Il silenzio: esso precede e accompagna il distacco dalla vita e protegge chi muore dalla mondanità quotidiana. Mario inizia il coming out della malattia, l'ingresso nella traiettoria del morire.
Carcinoma polmonare
Carcinoma polmonare: dolori cerebrali provocati da un tumore di origine polmonare con metastasi cerebrali, condannato a morte. I parenti e il personale sanitario controllano la situazione prendendo decisioni, sono delle “truppe di complemento” che si alleano tra di loro, dall’altra parte troviamo il morente: disinformato, isolato, dipendente, assistito. Circa sei mesi di vita alla scoperta della diagnosi. Lutto anticipato: come se fosse già morto. Cerchi la solidarietà delle persone per condividere la tua pena.
Prime giornate in corsia
Nei primi giorni le condizioni generali del paziente migliorano grazie al cortisone, il malato inizia ad illudersi pensando che può guarire. Ha delle visite quotidiane da amici e parenti, ma tutti gli nascondono la verità.
La prima dimissione
Dopo 1 mese di degenza. Iniziano le bugie: cartella clinica. Il malato presenta gonfiore e crisi cerebrali (svenimenti) in pubblico, questo rende pubblica la sua situazione e cambiamento sociale. "Perché proprio a me? Cos'ho fatto per meritarmi questo?"
Per il suo bene: la comunicazione della diagnosi
Luca (il medico) suggerisce al figlio la via della "mezza verità", versione della malattia edulcorata e cautamente benevola: gli dicono che ha un linfoma (tumore del sangue), perché aveva avuto altri casi nella sua famiglia e alcuni ne erano usciti bene buon umore, vuole lottare. La malattia fa avvicinare il figlio al padre senza pudori.
Verso la fine: un nuovo ospedale e il ritorno a casa
Aprile: ricoverato: definitiva perdita di autonomia fisica. "La camera singola aumenta la solitudine ed accresce le ansie quotidiane, il silenzio tombale ricorda e anticipa il destino futuro, l'alto voltaggio delle lampade ricorda l'obitorio, un cimitero." Problemi maggiori: personale sanitario tratta le persone come se non fossero una persona (Goffman). Mario ha delle tentazioni suicide, viene trasferito nel vecchio ospedale, ma nel reparto di ematologia; diventa rabbioso, le gambe si gonfiano e non riesce a muoversi. Processo di spersonalizzazione. Rimandato a casa, assumono una peruviana, Dolores, in più venne assistito da una fondazione per l’assistenza domiciliare ai malati terminali. Luca sparito quasi del tutto. Immobilizzato a letto, esausto fisicamente, momenti di veglia che lasciavano sempre più il posto al riposo e al sonno, Mario si spense lentamente. Morì dopo un’agonia durata 2 giorni, alle 6 del mattino del 14 luglio 1999. Ad assisterlo dopo la morte, Marco, il fratello, Dolores e Franca il medico curante. Quando Mario muore, Marco non c’è: "avveniva spesso che un malato morisse quando il familiare, l’amico, la persona che gli era più vicina si assentava per qualche istante. Quasi come in un gesto estremo di libertà, in una finale riappropriazione di sé e del proprio cammino." Con la decisione di non rivelargli la verità, gli avevano in realtà precluso la possibilità di convertirsi o di pregare o di fare ciò che avesse ritenuto più opportuno per la sua anima. Riti della morte quando non è ancora morto (scegliere il vestito, preparare la camera ardente, ...). Mario era socialmente morto da molto tempo.
Studiare il morire
Carolyn Ellis: dimostrazione di come si potesse fare sociologia partendo dalla propria esperienza personale. Inizialmente Marzano decide di studiare un laboratorio di ricerca biomedica. L’introspezione da sola non bastava, voleva saperne di più sulla malattia e sulle sue conseguenze sulle interazioni sociali, sul processo sociale del morire di cancro. → ospedale nel reparto di oncologia nel Nord Italia: ottobre 2000.
Professionisti del morire: medici e infermieri al San Michele
Capitolo II: professionisti del morire: medici e infermieri al San Michele. Unità operativa di oncologia e quella di cure palliative. Descrizione narrativa.
Luoghi dell'ospedale
- Ambulatori (per visite di follow up, controlli periodici dei malati)
- Day hospital: una volta terminata la chemio tornano a casa, la vita nel day hospital si anima nelle prime ore della mattinata e si spegne progressivamente nel pomeriggio. I prelievi indicano se si possono fare o meno le chemio.
- Reparto di degenza: ricoverati i malati che devono ricevere trattamenti terapeutici di particolare intensità o che sono in condizioni pessime, è il luogo peggiore.
-
Riassunto esame Sociologia generale, prof. Marzano, libro consigliato Fuori dal recinto, Castegnaro
-
Riassunto esame Sociologia, prof. Marzano, libro consigliato Il pellegrino e il convertito, Lèger
-
Riassunto esame Sociologia dell'organizzazione, Prof. Marzano, libro consigliato "Teoria dell'organizzazione" di Ma…
-
Riassunto esame Sociologia della Famiglia, prof. indefinito, libro consigliato La Realtà Come Costruzione Sociale, …