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Riassunto esame Sociologia, prof. indefinito, libro consigliato Sociologia, Marzano

Riassunto per l'esame di Sociologia, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Sociologia, Marzano. Con particolare attenzione ai seguenti argomenti trattati: le conseguenze dovute alla malattia del cancro, l'inferiorizzazione come perdita di status e di diritti, esperienza personale... Vedi di più

Esame di Sociologia docente Prof. P. Scienze Storiche

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Per parenti e pazienti la malattia mortale è uno shock emotivo e cognitivo che costringe a trovare

una FRAME, una cornice di significato che ne giustifichi l’apparizione improvvisa e lo sviluppo

drammatico. costruzione del significato, sui tentativi individuali o comuni a più persone, di

SENSEMAKING

“strutturare l’ignoto” di estrarre dall’ambiguità caotica dei flussi di esperienza delle strutture

cognitive dotate di senso(Weick).

Varietà di motivazioni per produrre significati:

- difesa della propria identità professionale

- tutela del burn – out emotivo

- protezione genitore morente

- difesa istinti di morte

- volontà di conoscere il proprio destino

Processo sociale: anche quello che” SI FA INTERIORMENTE E’ CONDIZIONATO DAGLI

ALTRI”

Mini racconti emotional recall

- molteplicità di lettura

Intenzione duplice

- ridimensionare ironicamente le pretese di oggettività della descrizione realistica

Appendice metodologico

V cap.: Il caso Di Bella: nuova e rivoluzionaria terapia per curare il cancro.

Bilancio conclusivo + abbozzo di una riforma possibile dell’oncologia italiana.

Cap. I° “Una menzogna a fin di bene”: un racconto autobiografico.

1. Una morte annunciata

4 febbraio 1999: prontosoccorso, ansia, negoziazioni con Dio.

Il SILENZIO: esso precede e accompagna il distacco dalla vita e protegge chi muore dalla

mondanità quotidiana.

Mario inizia il coming out della malattia, l’ingresso nella traiettoria del morire.

CARCINOMA POLMONARE: dolori cerebrali provocati da un tumore di origine polmonare con

metastasi cerebrali: condannato a morte.

I parenti e il personale sanitario controllano la situazione prendendo decisioni, sono delle “truppe di

complemento” che si alleano tra di loro, dall’altra parte troviamo il morente: disinformato, isolato,

dipendente, assistito.

Circa sei mesi di vita alla scoperta della diagnosi.

LUTTO ANTICIPATO: come se fosse già morto.

Cerchi la solidarietà delle persone per condividere la tua pena.

2. Prime giornate in corsia

Nei primi giorni le condizioni generali del paziente migliorano grazie al cortisone, il malato inizia

ad illudersi pensando che può guarire. Ha delle visite quotidiane da amici e parenti, ma tutti gli

nascondono la verità.

3. La prima dimissione

Dopo 1 mese di degenza. Iniziano le bugie: cartella clinica. Il malato presenta gonfiore e crisi

cerebrali(svenimenti) in pubblico, questo rende pubblica la sua situazionecambiamento sociale.

“perchè proprio a me? Cos’ho fatto per meritarmi questo?”

4.”per il suo bene”: la comunicazione della diagnosi

Luca(il medico) suggerisce al figlio la via della “mezza verità” versione della malattia edulcorata

e cautamente benevola: gli dicono che ha un linfoma(tumore del sangue), perchè aveva avuto altri

casi nella sua famiglia e alcuni ne erano usciti bene buon umore, vuole lottare.

La malattia fa avvicinare il figlio al padre senza pudori.

5. verso la fine: un nuovo ospedale e il ritorno a casa.

Aprile: ricoverato: definitiva perdita di autonomia fisica.

“La camera singola aumenta la solitudine ed accresce le ansie quotidiane, il silenzio tombale

ricorda

anticipa il destino futuro, l’alto voltaggio delle lampade ricorda l’obitorio. un cimitero.

- problemi maggiori: personale sanitario trattano le persone: COME SE NON FOSSE

UNA PERSONA (Goffman)

Mario ha delle tentazioni suicide, viene trasferito nel vecchio ospedale, ma nel reparto di

ematologia; diventa rabbioso, le gambe si gonfiano e non riesce a muoversi.

PROCESSO DI SPERSONALIZZAZIONE.

Rimandato a casa assumono una peruviana, Dolores, in più venne assistito da una fondazione per

l’assistenza domiciliare ai malati terminali.

Lucasparito quasi del tutto.

Immobilizzato a letto, esausto fisicamente, momenti di veglia che lasciavano sempre più il posto al

riposo e al sonno, Mario si spense lentamente. Morì dopo un’agonia durata 2 giorni, alle 6 del

mattino del 14 luglio 1999. Ad assisterlo dopo la morte, Marco, il fratello, Dolores e Franca il

medico curante.

Quando Mario muore, Marco non c’è: “avveniva spesso che un malato morisse quando il familiare,

l’amico, la persona che gli era più vicina si assentava per qualche istante. Quasi come in un gesto

estremo di libertà, in una finale riappropriazione di se e del proprio cammino.

Con la decisione di non rivelargli la verità, gli avevano in realtà precluso la possibilità di convertirsi

o di pregare o di fare ciò che avesse ritenuto più opportuno per la sua anima.

RITI DELLA MORTE QUANDO NON E’ANCORA MORTO(scegliere il vestito, preparare la

camera ardente,..) MARIO ERA SOCIALMENTE MORTO DA MOLTO TEMPO.

6.Studiare il morire

Carolyn Ellis: dimostrazione di come si potesse fare sociologia partendo dalla propria esperienza

personale.

Inizialmente Marzano decide di studiare un laboratorio di ricerca biomedica. L’introspettiva da sola

non bastava, volev saperne di più sulla malattia e sulle sue conseguenze sulle interazioni sociali, sul

processo sociale del morire di cancro.-->ospedale nel reparto di oncologia nel Nord Italia: ottobre

2000. Capitolo II°: Professionisti del morire: medici e infermieri al San Michele

Unità operativa di oncologia e quella di cure palliative. Descrizione narrativa

1. Luoghi.

dell’ospedale.

1.1 Un’equipe d’eccellenza: l’oncologia medica del San Michele:

1. Ambulatori(per visite di follow up, controlli periodici dei malati)

2. day hospital:una volta terminata la chemio tornano a casa, la vita nel day hospital si anima nelle

prime ore della mattinata e si spegne progressivamente nel pomeriggio. I prelievi indicano se si

possono fare o meno le che mio.

3. reparto di degenza: ricoverati i malati che devono ricevere trattamenti terapeutici di particolare

intensità o che sono in condizioni pessime, è il luogo peggiore dell’unità operativa. I pazienti

ricoverati sono in condizioni gravi o terminali e sarebbe considerata una crudeltà dal personale

infermieristico impedire ai parenti di far loro visita. Creazione della “camera della morte”: luogo

dedicato esclusivamente ai morenti.

1.2 L’unità di cure palliative e terapia del dolore

Unità operativa di piccole dimensioni, qui vengono trattati, oltre ai tumori benigni, i casi di malati

di cancro in fase avanzata, la maggior parte dei quali non fa più nessun tipo di terapia attiva. L’

unità è sorta di recente sul modello dell’analoga istituzione britannica, il cui scopo è quello di

offrire un’alternativa al modello medico tradizionale, centrata sull’attenzione alla pluralità dei

bisogni del paziente(fisici, spirituali,..) e su di un modello di cura “solistico” in cui la persona viene

trattata guardando all’insieme delle sue esigenzeridurre il dolore e l’intensità.

I pazienti sono malati dal performance status( è un indicatore dello stadio di avanzamento del male,

che include la determinazione del livello di autonomia residua del paziente e dei trattamenti più

appropriati a cui sottoporlo) già basso, con ridotte capacità di eseguire azioni elementari. L’equipe

si avvale di psicologi, che però sono solo dei collaboratori.

2. gruppi

2.1 i medici

Si riuniscono alla mattina per un briefing. Discutono se fare un trapianto di midollo o meno. Gli

oncologi accompagnano molto spesso verso la morte.

Un lavoro difficile per uno scienziato: comunicare col paziente

Di fronte ad un paziente affetto da una qualche forma incurabile di tumore, gli oncologi

dell’ospedale San Michele scelgono in genere di mentire riguardo alla prognosi menzogna

“moralmente legittimata”: destinata alla protezione del paziente. Principio di beneficenza, operano

per quello che ritengono essere il bene del paziente “assenza di consapevolezza” closed

awareness (Glaser e Strauss), per poter durare nel tempo, essa richiede il mantenimento del segreto,

l’attivazione della “congiura del silenzio”(Ariès) dove i primi ad essere ingaggiati sono i parenti e

gli amici.

Per denaro o per amore: quando la verità può essere detta

Gli oncologi prendono delle “decisioni ad hoc”: differenziate da caso a caso. La verità può essere

facilmente rivelata quando i pazienti dimostrano che questa ha una “rilevanza pratica”, es. Gestione

dell’impresa da parte dei figli.

Altri 2 elementi che intervengono a favorire la comunicazione della verità:

a). Garanzie di mantenimento dell’ordine sociale all’interno dell’organizzazione sanitaria

b). Franchezza della comunicazione facilitata se il paziente appartiene alla stessa classe sociale del

medico. Si crea un’intimità con il paziente.

Verità, mezze verità, menzogne:quante misure di consapevolezza

Più in generale, la rivelazione, integrale o parziale, della diagnosi serve principalmente a conseguire

3 obiettivi:

a) far accettare al paziente che almeno per un periodo non potrà fare la solita vita;

b) farlo cooperare;

c) dargli la sensazione che l’organizzazione stia facendo qualcosa per lui.

“mancata guarigione” convivenza continua con la malattia: cambiamento irreversibile di stili di

vita e aspettative per il futuro, costanti controlli medici.

“contenimento della malattia” o “recessione del male” convivenza pacifica con la malattia, più

una lenta scomparsa.

DISCIPLINA, CONTROLLO E SPERANZA.

L’obiettivo implicito è persuadere il paziente della gravità del suo male convincendolo al tempo

stesso delle possibilità della vittoria finale, e dunque della necessità di cooperare e di accettare con

docilità le istruzioni ricevute dagli specialisti.

Continuare la terapia significa speranza, smetterla vuol dire che non si può fare più nulla.

“La prima mossa è quella che conta”: l’imprinting della comunicazione

Le decisioni comunicative adottate nella prima fase della malattia condizionano pesantemente tutti

gli eventi successivi, secondo una sorta di effetto “imprinting” per cui la “prima mossa è quella che

conta”.

2 dimensioni principali di fiducia:

1. sistemica o impersonale: produzione e stabilità dell’ordine sociale

2. personale: rappresentato da altri attori sociali: relazioni interpersonali.

Il medico deve tenere alta la “ fiducia sistemica” del paziente verso il sistema sanitario.

Le interazioni tra medico e paziente molte volte cominciano con la domanda:”cosa sa della sua

malattia?”

Un medico è costretto a continuare a mentire al paziente anche quando constata la presenza di

numerose conseguenze negative di quella strategia comunicativa per la salute psichica del malato.

Strutturazione organizzativa del sistema di cura, consistono nel:

a) riduzione dei rischi di burn-out a cui sarebbero esposti i medici chiamati ad accompagnare il

malato fino alla morte. Morte del malato= sconfitta personale del medico ed evento

emotivamente doloroso

b) dividere la responsabilità tra più medici

c) evitare che sorgano conflitti intorno al numero di informazioni da fornire al paziente

d) rendere omogenei i criteri di scelta che vengono appresi dai nuovi arrivati, ridurre la

complessità dei processi decisionali.

Il fatto che i medici sappiano che non devono informare i malati delle prognosi infauste consente

loro di evitare di decidere da caso a caso.

Il punto è che il medico conosce troppo poco il paziente, per potere davvero decidere da caso a

caso. L’unica alternativa è quella di scegliere tra diverse “politiche della comunicazione”: dire la

verità a tutti i malati o non dirla a nessuno per:

- evitare che sia consapevole del suo destino con la comparazione ad altri malati;

- indicare nel corpo del paziente, la fonte della malattia e della resistenza alle terapie di

cura.

Psicologia medica

La reazione del malato è imprevedibile, la condizione psichica coinvolge anche il medico, che deve

proteggersi ed evitare il burn-out. Il medico si trova in una condizione di “dissonanza cognitiva”

quando il malato è un congiunto o quando è giovane.

La seconda ragione psicologica per evitare di dire la verità risiede nella particolare natura affettiva

del rapporto medico-paziente.

La malattia come devianza

I luoghi ospedalieri sono molte volte per il trattamento di comportamenti devianti autorità medica

sui malati.

L’organizzazione sanitaria assimila il corpo del paziente ad un oggetto da riparare e restaurare a

dovere.

Ai confini della modernità: linguaggio della vita e realtà della morte.

2.2 gli infermieri

Professione subordinata e ancillare, questa subordinanza è una delle manifestazioni più chiare di

quella dominanza medica di cui ha parlato Eliot Friedson, i suoi elementi costitutivi sono:

a) controllo dei medici sul contenuto del lavoro: l’autonomia professionale;

b) posizione dei medici di dominio sulle altre professioni sanitarie;

c) potere dei medici sui clienti, sugli utenti dei servizi sanitari.

Tousjin parla di dominanza:

- funzionale(diagnosi e terapia)

- gerarchica, scientifica(definizione stessa di salute e di malattia e agli ambiti della

medicina in quanto scienza)

- istituzionale(esercitata nei luoghi di formazione delle professioni sanitarie)

L’infermieristica è soprattutto una professione femminile.

Un infermiere ospedaliero è contemporaneamente un professionista, una persona che si prende cura

dei malati(caring: interagire faccia a faccia col paziente, occuparsi di lui in modo solistico, struttura

di compiti aperta e flessibile), un membro dell’organizzazione con funzioni relativamente

subordinate.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Sociologia, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Sociologia, Marzano. Con particolare attenzione ai seguenti argomenti trattati: le conseguenze dovute alla malattia del cancro, l'inferiorizzazione come perdita di status e di diritti, esperienza personale come lavoro intellettuale.


DETTAGLI
Esame: Sociologia
Corso di laurea: Corso di laurea in sociologia
SSD:
A.A.: 2007-2008

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Scienze Storiche Prof.

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