Teoria dell'organizzazione – Mary Jo Hatch
Cosa è una teoria
La teoria è un’affermazione che offre indicazioni pratiche. Tutte le volte che analizziamo noi stessi o la realtà tendiamo a teorizzare. La differenza principale tra teorizzazione "di senso comune" ed "accademica" è la cura che gli studiosi ripongono nello specificare le loro pratiche, correggere gli errori e connettere le proprie teorie a quelle degli altri, contribuendo ad un corpus complessivo di conoscenze.
Definizione di teoria, fenomeni di interesse, concetti e astrazione
Una teoria è un insieme di concetti le cui relazioni ipotizzate offrono la spiegazione di un fenomeno di interesse. Ad esempio, E=mc2: "E" è il fenomeno di interesse, "m" e "c" sono i concetti utilizzati per spiegarlo.
Gli elementi di base di una teoria sono dunque i concetti e le loro relazioni. I concetti sono categorie mentali sintetiche che permettono di classificare, organizzare e fissare in memoria le idee che si vengono a creare tramite un processo di astrazione. L'astrazione è un processo che comporta la separazione mentale tra un’idea specifica ed i suoi casi particolari (simile ad etichettamento): nel momento in cui creiamo un concetto si ignora la specificità dei singoli esempi e ci si concentra su ciò che essi hanno in comune.
Rimuovere l’esperienza dai concetti è importante per adattarsi rapidamente a nuove situazioni e per spiegarle ad altri come affrontarle. Ad esempio, vedere un cane ricorda che esso può abbaiare o mordere, quindi non lo si accarezza, così come permette di spiegare ai propri figli cosa è un cane e come comportarsi con esso.
Chunking e generalizzabilità
L’astrazione oltre a consentire processazione e comunicazione rapida delle conoscenze, permette l’accorpamento di vaste quantità di conoscenze in un singolo concetto, quindi di processare efficientemente ciò che si conosce già.
Tale processo prende il nome di "chunking" (da "chunk" ossia "pezzo"): esso dà la possibilità di manipolare grossi blocchi di conoscenze distillati in concetti mediante l’astrazione, è particolarmente importante per seguire l’evoluzione di un fenomeno che è incorporato in fenomeni più complessi (ad esempio un’organizzazione). Il chunking dà un contributo significativo alla teorizzazione, consentendo di mettere in relazione enormi masse di conoscenze e manipolarle generandone di nuove.
Quando i concetti su cui si basa una teoria sono definiti ai massimi livelli di astrazione, la teoria acquisisce generalizzabilità, cioè si può applicare a molte situazioni con poche condizioni limitanti. La generalizzabilità ha vantaggi e svantaggi:
- Vantaggi: una teoria generale può essere applicata a molti casi.
- Svantaggi: pensando che la propria teoria sia più generale di quanto non sia si rischia di applicarla alle situazioni sbagliate e a imporre le proprie convinzioni sugli altri in maniera inappropriata. Oltretutto, sacrificando specificità dei casi, la teoria perde applicabilità alla situazione: più generale è la teoria, meno ovvia è la sua applicazione.
Quando si vuole applicare un concetto astratto/teoria è dunque importante invertire il processo di astrazione inserendovi i dettagli della situazione che si ha di fronte (= customizzare la teoria).
Le diverse prospettive
Stabilendo le relazioni tra concetti si costruiscono teorie, correlando teorie si vengono a creare chunk più grandi: le prospettive teoriche. Il libro si occupa di 3 teorie dell’organizzazione nate nell’ultima metà del secolo: moderna, simbolica e postmoderna. Le tre emergono da un’esigenza pratica di conoscenze normative su come arrivare al successo attraverso l’organizzazione.
Adottare una prospettiva normativa significa definire una teoria in base alle sue applicazioni pratiche, ossia valutare un fenomeno sulla base di un’idea di come dovrebbe essere la realtà. Oggi la prospettiva normativa viene esemplificata dalle best practices e dal benchmarking, secondo cui emulando i metodi e le tecniche di maggior successo se ne emulano anche i risultati. Il pericolo di tale approccio sta nell’assumere che il successo di un’organizzazione si possa trasferire a un’altra organizzazione. Pretendere una pratica confermata dalle evidenze è un modo per far accrescere la trasferibilità delle soluzioni normative, ma fornire prove significa radicare i consigli normativi nella teoria attinta da una delle prospettive.
- Prospettiva moderna: focalizzata sulla spiegazione causale, che prevede la definizione delle cause e dei futuri effetti di un fenomeno di interesse. I suoi metodi si fondano spesso sul ragionamento matematico, ma i metodi utilizzati sono spesso troppo confusi per la sua realizzazione. L’ampia variabilità del comportamento organizzativo rispetto al comportamento della materia matematica comporta il ricorso a probabilità statistiche e a correlazioni per trovare le relazioni causali. Un grave pericolo di questo approccio è confondere correlazione (variabili che cambiano assieme) con causalità (la prima variabile causa l’altra).
- Prospettiva simbolica: nasce dai limiti degli approcci conoscitivi dei modernisti nello studio di fenomeni soggettivi (es. cultura, simboli). L’interesse per l’esperienza soggettiva produce comprensione piuttosto che spiegazione. Adottare una prospettiva simbolica significa immedesimarsi nelle situazioni in cui si trovano coloro che si vogliono studiare e capire come essi le interpretano. I metodi qualitativi impiegati, di cui il più comune è etnografia, sono preferiti a quelli della spiegazione causale perché sono in grado di comunicare l’esperienza soggettiva, difficile da rappresentare obiettivamente. Il pericolo è che i ricercatori generalizzino eccessivamente assumendo che le interpretazioni di un fenomeno studiato in un determinato gruppo siano applicabili per persone che non l’hanno studiato o confondendo la propria esperienza soggettiva con quella di altri.
- Prospettiva postmoderna: non cerca di spiegare o comprendere, ma offre la critica e altre forme di apprezzamento. È interessata alle pratiche manageriali di ultima generazione. I metodi preferiti sono la revisione delle teorie moderniste, attraverso un approccio critico o estetico nei loro confronti (es. i modernisti si immedesimano acriticamente nella prospettiva del manager a discapito dei dipendenti, della società e dell’ambiente). I postmodernisti esprimono un apprezzamento sia come alternativa alla spiegazione e alla comprensione, sia per stimolare la riflessione che una maggiore consapevolezza nei confronti di implicazioni etiche e morali della gestione. Attraverso l’apprezzamento del potere, dei suoi usi e abusi, sperano di promuovere l’emancipazione dal predominio di pratiche organizzative moderniste come la gerarchia. Il loro lavoro fa leva sull’empatia emotiva e l’apprezzamento estetico per accrescere la resistenza a tutte le restrizioni che limitano la libertà umana.
Teorie ispirate alle scienze e alle arti
| Teorico | Prospettiva moderna | Prospettiva simbolica |
|---|---|---|
| Teoria come | Spiegazione causale | Comprensione profonda |
| Teorico | Prospettiva normativa | Prospettiva postmoderna |
| Teoria come | Pratica | Apprezzamento critico |
Scienze vs. Arti: La prima dimensione identifica ciò che ispira gli studiosi delle diverse prospettive. Le teorie ispirate alla scienza (moderna e normativa) sono in contrasto con quelle ispirate alle arti (simbolica e postmoderna), perché quelle fondate sulle scienze si fondano sulla capacità di prevedere e controllare i risultati, mentre quelle artistiche si fondano sulla creatività, l’autocoscienza e la liberazione.
Osservatore vs. Influenzatore: modo per differenziare le prospettive a seconda del ruolo adottato dallo studioso. La prospettiva moderna e simbolica enfatizzano l’importanza dell’osservazione dei fenomeni senza l’inutile interferenza del ricercatore, mentre l’obiettivo della prospettiva normativa e postmoderna è quello di indurre gli altri a cambiare. La differenza tra prospettiva normativa e postmoderna è che i primi influenzano in base alla propria idea di successo, mentre la postmoderna punta al cambiamento di considerazioni etiche, morali ed estetiche.
La base filosofica delle prospettive: ontologia e epistemologia
Altre differenze tra le prospettive sono dettate da:
- Ontologia: branca della filosofia che studia gli assunti sull’esistenza e le definizioni di realtà (ciò che si considera reale).
- Epistemologia: branca della filosofia che studia il processo cognitivo ed il contenuto della conoscenza (come si conosce la realtà).
Sono due materie interconnesse perché l’epistemologia definisce il tipo di conoscenze usate per affrontare il mondo reale definito dagli assunti ontologici. L’ontologia è importante per la teoria dell’organizzazione perché le diverse prospettive che si fondano su diversi assunti ontologici si focalizzano su diversi fenomeni d’interesse (aspetti della realtà). Poiché le diverse prospettive adottano criteri diversi per valutare la verità, ciò che è vero per uno potrebbe non esserlo per un altro, generando dissensi.
Le differenze ontologiche ed epistemologiche tra prospettiva moderna e postmoderna sono state le prime a venire alla luce nella teoria dell’organizzazione.
- Ontologia obiettiva vs. ontologia soggettiva:
- Obiettiva: modernisti seguono l’ontologia obiettiva, ossia credono in una realtà incontrollabile dall’influenza umana: la realtà esiste indipendentemente dalla conoscenza che abbiamo, dunque la conoscenza può essere obiettiva e l’osservazione indipendente (possibilità che diverse persone facciano osservazioni analoghe su uno stesso fenomeno). I fenomeni vengono trattati come oggetti. Esprimere dei propri giudizi sarebbe inappropriato come un pregiudizio.
- Soggettiva: Per i fautori di un’ontologia soggettiva invece credono che molti fenomeni sarebbero inconoscibili se si usasse solo l'ontologia oggettiva (ad esempio la cultura), i soggettivisti si concentrano deliberatamente su ciò che emerge dai pensieri in relazione al contesto. I fenomeni studiati dai soggettivisti richiedono i "pregiudizi osservazionali" accusati dagli oggettivisti come empatia ed intuito. Ciò solleva interrogativi epistemologici.
- Epistemologia positivista vs. interpretativista:
- L’epistemologia positivista rigetta l’interpretazione per il pregiudizio soggettivo che introduce, mentre l’approccio interpretativista è l’unico modo di conoscere e comunicare l’esperienza soggettiva.
- Epistemologia positivista: si può scoprire la verità sui fenomeni tramite l’applicazione del metodo scientifico, una conoscenza accettabile si genera sviluppando ipotesi e proposizioni sulla base della teoria, per poi metterle alla prova raccogliendo e analizzando dati che permettono di confrontare le implicazioni della teoria con la realtà esterna (es. interviste “hard”).
- Epistemologia intepretativista: le conoscenze si possono creare e comprendere solo all’interno dei contesti specifici: ognuno di noi interpreta ciò che accade in base al momento, ai ricordi ed alle aspettative, dunque nello stesso tempo e luogo possono coesistere diverse interpretazioni della realtà a seconda di chi è coinvolto (es. interviste “soft”).
Alcuni oggettivisti poi riconoscono che è impossibile rimuovere completamente il pregiudizio dall’osservazione, dunque accettano in parte la tesi soggettivista secondo cui non possiamo conoscere niente separandola dalla sua interpretazione, per poi usare questa ontologia rivisitata per negare l’esistenza dell’epistemologia intepretativista ed il suo contributo specifico alla conoscenza (ce l’abbiamo fatta finora nonostante esista l’interpretazione, allora perché cambiare?). I postmodernisti affermano che tale revisione dell’oggettivismo dei modernisti rivela le loro intenzioni egemoniche e l’ammorbidimento delle proprie posizioni per giustificare il proprio predominio.
Per capire come il modernismo giustifica la propria posizione bisogna fare riferimento alla svolta postmoderna nelle arti e negli studi umanistici.
La svolta (linguistica) postmoderna
I postmodernisti negano che le parole rappresentino le cose, pensano che il linguaggio coincida con la realtà: ciò che si dice è reale, le parole sono la realtà (finché sovvertita da un nuovo discorso).
Dal punto di vista epistemologico i postmodernisti sono convinti che non si possa veramente conoscere nulla, ciò non nega l’epistemologia, ma si tratta piuttosto di un assunto epistemologico in sé. Analogamente, la negazione postmoderna dell’esistenza della realtà al di fuori del linguaggio è una posizione ontologica (per alcuni nichilista).
Diverse convinzioni che derivano dalla svolta epistemologica:
- I discorsi che facciamo plasmano la nostra realtà influenzando il modo in cui usiamo il linguaggio e ciò di cui parliamo.
- L’oratore, le parole dette e il discorso si integrano nel linguaggio.
- Il significato, come la realtà, non può essere cristallizzato o indipendente da tutto: si evolvono nel tempo e con i diversi oratori.
- L’emancipazione dal linguaggio dallo sfruttamento linguisticamente indotto può avvenire solo attraverso la consapevolezza di come esso produce la realtà, il linguaggio è oppressione ma anche liberazione (es. se le pratiche organizzative sono degradanti, siamo noi a dover dare voce alle preoccupazioni e cambiare la realtà, come nella primavera araba). Il postmodernismo è pervaso da un forte spirito democratico, etico-morale.
Prospettive moderne, simboliche e postmoderne
| Prospettiva | Oggettività | Soggettivismo | Postmodernismo |
|---|---|---|---|
| Ontologia | Esiste una realtà esterna e oggettiva, la cui esistenza è indipendente dalla soggettiva, ciò che esiste è ciò che noi crediamo esista. | Non è possibile conoscere la realtà senza averne una consapevolezza. | La realtà nasce dal discorso; ciò di cui si parla esiste e quindi ogni cosa che esiste è un testo che deve essere letto e rappresentato. |
| Epistemologia | Positivismo: la verità può essere conosciuta attraverso una corretta concettualizzazione e misurazione affidabile che ci consentano di testare la conoscenza che abbiamo di un mondo oggettivo; la conoscenza si accumula, consentendo all’umanità di progredire ed evolversi nel tempo. | Interpretativismo: la conoscenza dipende dal soggetto e può essere compresa solo dal punto di vista degli individui che ne sono direttamente toccati. La verità è una costruzione sociale, frutto della molteplicità di interpretazioni. È mutevole nel tempo. | Postmodernismo: La conoscenza non può costituire una rappresentazione fedele della verità, in quanto i significati non possono essere definiti stabilmente. Non esiste una realtà indipendente ma solo interpretazioni. La conoscenza è una questione di potere. |
| Le organizzazioni sono | Delle entità reali oggettive che operano in un mondo reale. Se sono ben progettate e gestite, sono sistemi di decisione e azione con criteri razionali ed efficienti e obiettivi ben definiti. | Continuamente costruite dai loro membri, attraverso le interazioni mediate simbolicamente. Le organizzazioni sono delle realtà costruite socialmente, nelle quali i significati emergono dalla comprensione di sé e gli altri all’interno dei contesti organizzativi. | Siti prodotti nel linguaggio in cui si sviluppano i rapporti di potere che si manifestano in fenomeni di oppressione, irrazionalità o in alternativa arene di divertimento e ironia. Essendo prodotti dal linguaggio, è possibile riscriverli per emanciparci dalla follia umana. |
| Obiettivi | Trovare delle leggi universali per il controllo e l’organizzazione. Promuovere le strutture razionali, regole, standardizzazione delle procedure e la routine delle pratiche organizzative comprensive. | Descrivere il modo in cui le persone attribuiscono un significato e ordinano le proprie esperienze in contesti specifici, attraverso delle azioni e dei processi simbolici di interpretazione. | Decostruire i testi organizzativi, destabilizzare le ideologie manageriali e i modelli modernisti di organizzazione, dare voce a punti di vista marginali e soffocati, incoraggiare forme di teorizzazione e organizzazioni riflessive. |
Uno schema concettuale
Cultura, Struttura Sociale, Struttura fisica e tecnologia sono strettamente legate.
In sintesi
Il libro illustra la teoria dell’organizzazione, che è in realtà una serie di teorie. Una teoria è costituita da un insieme di concetti le cui relazioni consentono apprezzamento, descrizione o spiegazione del fenomeno d’interesse. Il fenomeno di interesse principale per la teoria dell’organizzazione è l’organizzazione, che ne include di diversi tipi. Astrazione e teorizzazione aiutano a processare...
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