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Il campo da gioco e il campo del pubblico

Frame: "cornice simbolica" che rende unica una determinata situazione sociale, delimitandola

rispetto ad altre situazioni.

All’interno dello stadio, frame principale o dominante, è possibile identificare altre articolazioni o

frames.

Si può distinguere tra "cornice pubblica" e "cornice nascosta" (spogliatoi, riscaldamento) di uno

stadio. Il passaggio da quella segreta a quella pubblica è regolato in modo minuzioso, anche se

informale (rito di coesione: urlo corale, parola d’ordine ...). Diversamente dal basket, nel calcio

l’espulsione è una circostanza altamente drammatizzata in termini rituali, ha un vero significato di

degradazione pubblica (un giocatore espulso deve raggiungere gli spogliatoi).

La "cornice pubblica" è a sua volta divisa nella cornice "del campo da gioco" e in quella degli

"spettatori".

La violazione diretta o indiretta (lancio di oggetti) del campo ha spesso per gli spettatori il

significato di una giustizia sostanziale, di una vendetta nei confronti dei tifosi nemici oppure dei

giocatori della squadra avversaria.

L’interazione comunicativa tra giocatori e pubblico costituisce un aspetto essenziale della partita.

Non solo il pubblico incita i giocatori, ma i giocatori incitano il pubblico perché li inciti.

Interpretazione ed emozione

La relazione critica tra le due cornici è costante in ogni partita di calcio. Ciò che muta è la soglia

dopo la quale la protesta può dar luogo a comportamenti violenti. La soglia dipende da numerosi

fattori (classifica, importanza dell’incontro, precedenti torti, etc.) ma soprattutto da due fattori: una

sequenza di gioco prolungata che si conclude con una decisione fatidica e la compressione

(isolamento dei tifosi organizzati, solitamente della squadra ospitata) della cornice in cui sono

presenti i tifosi stessi.

Il grado di violenza dipende soprattutto da un conflitto tra sfere di legittimità.

Il carattere indicale (hic et nunc) delle regole a cui l’autorità è supposta riferirsi per interpretare e

decidere, rende il dissenso del pubblico un elemento costante, strutturale di una partita di calcio. Gli

spettatori non vanno allo stadio per "assistere" a un gioco, ma per manifestare, in base alla loro

identificazione in una squadra, il proprio giudizio su ciò che sta avvenendo in campo. Quanto più

uno sport che si svolga in pubblico contiene come suo momento essenziale l’interpretazione, in base

a certe norme, di ciò che sta avvenendo in campo, tanto più quello sport sarà suscettibile di

provocare nel pubblico dissenso sull’interpretazione, contestazione della legittimità delle norme,

proteste, perfino comportamenti violenti.

A differenziare il pubblico del calcio da quello di altri sport contribuiscono particolari condizioni

storiche o culturali (stampa, media) ma soprattutto la struttura formale e la particolare sequenzialità

dei diversi giochi. Nel calcio il grado di fatalità delle singole azioni di gioco è più alto che in ogni

altro sport di squadra. L’arbitro è solo a decidere.

CAPITOLO III - ECOLOGIA E POLITICA DELLO STADIO

Lo stadio e il suo pubblico

Disposizione degli spettatori:

 tribune o distinti: appassionati, disposti a spendere cifre rilevanti, esibiscono bandiere e

striscioni ma la loro partecipazione si limita in genere agli applausi o a qualche grido

isolato; (tribune centrali e d’onore: vip, uomini politici). Impunità in tribuna: attiva e

passiva.

 parterre, spazio recintato che si estende tra il campo e gli spalti: amatori, settore tranquillo,

non organizzato, interessato alla prossimità con i giocatori;

 popolari o gradinate: tifosi in senso lato, fondamentali per la riuscita dello spettacolo

costituito dal pubblico, ma diretto dalla curva. Ruolo di interprete e di giudice di parte.

Le diverse cornici dettano i diversi ruoli, a cui gli attori tendono in linea di massima a conformarsi.

I fenomeni di massa come il panico incontrollato sono l’eccezione in uno stadio. Si possono

verificare quando la distinzione tra le varie cornici sia confusa o trascurata.

La cultura delle "curve"

Nella curva prendono posto i tifosi organizzati. All’interno della curva i ruoli sono distribuiti

secondo una gerarchia di prestigio informale ma rigorosa: capi-coro (capi storici, sincronizzano le

azioni della curva e passano quasi tutta la partita con le spalle rivolte al campo), nuclei militanti

delle tifoserie, ... La curva è vissuta dagli ultra come il proprio territorio, viene frequentata in base

alla fedeltà alla tifoseria ed esistono regole informali ma ferree di inclusione e di esclusione che

permettono l’accesso alla cornice della curva.

Il boom delle formazioni ultra avviene in Italia verso la metà degli anni ‘70, e ciò può spiegare in

parte l’adozione di simbologie parapolitiche che riflettevano la grande diffusione di movimenti

giovanili extraparlamentari. L’etica degli ultra è integrale. La fedeltà ai colori è il principale loro

valore e il contrassegno della loro identità.

Mentre un "amatore" o un "appassionato" può fischiare un giocatore della propria squadra o inveire

contro di lui, un ultra non può accettare quello che ritiene un tradimento della bandiera. Ciò

costituisce un momento di conflitto tra curva e tribune.

Tutto ciò che può contribuire all’identità della tifoseria, in quanto opposta ad altre tifoserie, viene

adottato senza riferimento al significato originario del simbolo (pugni chiusi, teschi, torce, sagome

di Che Guevara, pantere, stelle a 5 punte).

Stratificazione degli emblemi adottati:

 nomi ed emblemi che riprendevano le denominazioni dei movimenti estremisti o clandestini

degli anni ‘70 (brigate rossonere);

 nomi che si richiamano alla cultura inglese e tedesca con insistenza sui significati

dell’eroismo, del combattimento (Vikings, Skins);

 spirito goliardico, disposizione al "casino" (Skonvolts, Cirrosi Epatica).

Non solo emblemi dal referente politico opposto coesistono da anni nelle stesse curve, ma spesso

nelle stesse denominazioni dei gruppi ultra.

L’uso di canti e cori è stato mutuato dai supporters inglesi. I canti e i cori dei tifosi italiani hanno

valore e funzione analoghi a quelli dei soldati in marcia.

La cultura delle curve è uniforme, assolutamente omogenea: avendo senso solo nel conflitto

istituzionale fra i tifosi organizzati, il linguaggio verbale, musicale e gestuale è obbligatorio, cioè

uniforme, in tutti gli stadi. Uniformità significa condivisione dello stesso rito.

Il conflitto tra i vari tifosi ha senso solo all’interno di una cultura (simbolica, gestuale, musicale)

totalmente condivisa. La cornice dello stadio non solo attrae, trasforma e utilizza i simboli esterni,

ma li pone al servizio di riti di opposizione simbolica stabili, uniformi e in certo senso ossessivi.

I conflitti tra tifosi non sono sociali ma rituali.

L’opposizione simbolica primaria

Ogni generico tifoso di calcio che non tifi per la nostra squadra è passibile di inimicizia, mentre gli

ultra delle altre squadre sono passibili di atti di guerra.

Gli amici dei nostri nemici sono nostri nemici, e i nemici dei nostri amici sono nostri nemici: logica

delle alleanze.

Esiste una vera e propria memoria storica che alimenta le inimicizie. I giovani tifosi si abituano a

coltivare, frequentando i loro colleghi più anziani, l’avversione per le squadre e le tifoserie

nemiche.

Mentre le inimicizie possono essere interrotte solo con decisioni vissute come "storiche", i

gemellaggi vanno e vengono.

Se un giocatore particolarmente amato viene trasferito alla fine della carriera ad un’altra squadra

(solitamente meno forte), la curva tenderà ad adottare la nuova squadra del giocatore. Se questi si

trasferisce per motivi "immorali" (soldi, squadra forte) il rancore può giungere all’aggressione

fisica.

Trasformazione dei simboli politici

L’identità dell’ultra appare intermittente (si esprime solo la domenica) e transitoria (dalla curva alla

tribuna, con l’età), ma non è labile, non viene rinnegata.

E’ necessario distinguere tra i simboli politici adottati nella curva e le appartenenze politiche che

devono coesistere nella curva. I tifosi subordinano il referente politico a quello dominante nello

stadio.

Un aspetto relativamente nuovo alle relazioni tra tifo organizzato e simbologie politiche è costituito

dalla comparsa di opposizioni di tipo "razzista" o "etnico", che devono essere comprese all’interno

dell’opposizione rituale amico/nemico, e che rientrano nella natura dell’identità del tifoso

l’esasperazione verbale del conflitto e l’uso delle iperboli.

Non è escluso però che le logiche rituali apprese e ossessivamente ripetute nelle curve finiscano per

tracimare oltre la cornice degli stadi.

La cultura dello stadio non favorisce tanto una politicizzazione più o meno perversa, quanto

l’espressione di massa dell’impulso all’esibizione di sé, ad apparire su una scena pubblica.

CAPITOLO IV - ETOLOGIA DEL PUBBLICO

Rituali d’apertura

Una partita di calcio inizia quando i tifosi cominciano ad affluire allo stadio. La partita si situa al

culmine di una sequenza di microeventi sociali che coinvolgono lo stadio, i suoi dintorni e alcuni

luoghi strategici della città, come le stazioni ferroviarie e della metropolitana.

Le persone esibiscono paramenti rituali. I colori della propria squadra sono anche dipinti sul viso

(pellirosse). La presenza dei colori avversari già fuori dello stadio è vissuta come una provocazione

inaccettabile.

La pratica di tendere agguati ai tifosi avversari, prima o dopo la partita, risale alla metà degli anni

‘70.

Nella mezz’ora che precede la gara vengono conclusi i preparativi della disposizione dei tifosi

organizzati. L’arbitro viene sempre fischiato dai tifosi della squadra di casa. La lettura delle

formazioni e i fischi che commentano il nome dell’arbitro costituiscono l’inizio rituale della partita

dal punto di vista dei tifosi.

La sequenza di apertura dello scontro rituale è pressoché fissa:

 rituale di presentazione: soverchiare gli slogan o i canti degli avversari. Si riferisce

unicamente alla bandiera. Tra le offese rituali è compreso anche l’insulto indiretto, che

chiama in causa il nemico di nemici. Schema di "sovrapposizione dei turni". L’intensità

dello scontro rituale è determinata dalle relazioni precedenti, storiche, tra le due tifoserie.

 commento antagonistico (al fischio di inizio dell’arbitro): commento rituale che le due

tifoserie rivali dedicano a quanto sta avvenendo in campo.

Comunicazione e leadership

L’arbitro è oggetto di flussi negativi da parte di tutti i settori dello stadio, nonché, in modo

sporadico, dei giocatori delle due squadre. Il pubblico generico non comunica alcun messaggio alla

curva di casa. La curva di casa esercita una egemonia comunicativa, interagendo con ogni altro

attore o gruppo presente nello stadio.

La curva combatte direttamente il nemico e incita continuamente i propri campioni: per questo

incita sporadicamente il pubblico che potrebbe anche raffreddarsi.

La ola ha un valore di celebrazione: esprime la presenza e l’identità collettiva dei tifosi. Spesso si

spegne nelle tribune centrali; ciò provoca sempre una bordata di fischi, che però non ha alcun valore

sociale o "classista".

Dove gli osservatori esterni vedono una muraglia umana coperta da emblemi di guerra, gran parte

del pubblico tradizionale vede una proiezione giovanile di se stesso; in altri termini lo schema

amico-nemico è condiviso anche dal pubblico vario.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Sociologia, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Descrizione di una Battaglia, Dal Lago. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: sport e razionalizzazione, calcio e ambivalenza emotiva, il calcio come fatto sociale totale, tre ipotesi sulla logica dei tifosi organizzati.


DETTAGLI
Esame: Sociologia
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione (SAVONA)
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Novadelia di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof Scienze Sociali Prof.

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