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La verità e le forme giuridiche

Il testo è una trascrizione di cinque conferenze pronunciate da Michel Foucault nel 1973 all'Università Cattolica di Rio de Janeiro.

Il giuridico come luogo privilegiato della verità: origine o invenzione?

Come si formarono i domini del sapere a partire dalle pratiche sociali? Indagare come le condizioni economiche dell’esistenza trovino espressione nel marxismo accademico nella coscienza degli uomini. Difetto soggetto e conoscenza sono a priori e definitivi. Lui vuole mostrare che le pratiche sociali generano nuovi soggetti e oggetti di conoscenza.

  • Storia dei domini del sapere
  • Analisi dei discorsi come gioco strategico e polemico
  • Rielaborazione della teoria del soggetto (rielaborata dalla psicoanalisi che ha tolto la posizione assoluta del soggetto)

Costruzione storica di un soggetto di conoscenza attraverso un discorso preso come un insieme di strategie che fanno parte delle pratiche sociali (più precisamente quelle giudiziarie). Ci sono due storie della verità: storia interna e luoghi alternativi dove si forma la verità, come le pratiche giudiziarie.

Origine dell'indagine

Qual è l'origine dell'indagine? Indagine come forma di investigazione della verità in seno all’ordine giuridico. Si parte da un’analisi storica della formazione del soggetto e della nascita della conoscenza senza ammettere la preesistenza di un soggetto di conoscenza.

Egli afferma difatti che la conoscenza è un'invenzione, vista sia come rottura sia con un piccolo inconfessabile e meschino inizio relazioni di potere. Quindi la conoscenza non è nella natura dell’uomo ma è il risultato della lotta tra istinti un ‘effetto superficie.

Rottura con la tradizione filosofica

Nella tradizione era Dio che garantiva la relazione di continuità tra la conoscenza e ciò che si voleva conoscere. Ma dato che per Nietzsche questa relazione non esiste, anche l’esistenza di Dio al centro del sistema di conoscenza non è più indispensabile. Essendo per Nietzsche solo una relazione di potere tra conoscenza e istinti, ciò che sparisce non è Dio ma il soggetto nella sua unità.

L'unità del soggetto nella tradizione era garantita dalla continuità tra desiderio e conoscenza, corpo e verità. Ora si può ammettere che il soggetto non esiste.

Nietzsche riprende anche un testo di Spinoza e dice che comprendere non è altro che il risultato di un certo gioco o equilibrio tra ridere, deplorare, detestare. La conoscenza è il gioco, la lotta di questi tre istinti, istinti che tendono ad allontanarsi dall’oggetto fino a distruggerlo con l’odio.

Conoscenza e politica

Per sapere cos’è realmente la conoscenza bisogna avvicinarsi non come filosofi ma come politici, per capire le relazioni di lotta e potere. La conoscenza è prospettica poiché essa è polemica e strategica, essa porta a termine il suo compito senza nessun fondamento di verità ed è per questo che essa è un’ignoranza.

Tragedia e nascita del diritto

Sacro e vero nella condanna di Edipo

A partire da Freud la storia di Edipo è stata considerata come la narrazione della favola più antica del nostro desiderio e del nostro inconscio. Deluze e Guattari hanno scritto l’Anti-Edipo in cui hanno cercato di dimostrare che il triangolo edipico Padre-Madre-Figlio serve a garantire che il desiderio rimanga in seno alla famiglia.

Edipo per Deluze e Guattari, non è il contenuto segreto del nostro inconscio, ma è uno strumento di potere medico e psicoanalitico che si esercita sul desiderio e sull’inconscio. Ora cerchiamo di fare apparire quello che fino ad ora è rimasto occulto e profondamente nascosto nella storia della nostra cultura: le relazioni di potere.

La tragedia di Edipo

La tragedia di Edipo nella lettura di Sofocle è rappresentativa di un determinato tipo di relazione tra potere e sapere, tra potere politico e conoscenza. Foucault crede che vi sia un complesso di Edipo nella nostra civiltà, a livello collettivo, legato al potere e al sapere.

La tragedia di Edipo è la storia di una ricerca della verità: un procedimento di ricerca della verità che si rifà esattamente alle pratiche giuridiche greche di quell’epoca. La prima testimonianza della ricerca della verità del procedimento giudiziario greco risale all’Iliade: la disputa di Antiloco e Menelao durante i giochi organizzati per la morte di Patroclo.

Non si passa attraverso un testimone, ma attraverso una specie di gioco-prova, una sfida lanciata da un avversario a un altro. I resti della vecchia tradizione si ripresentano più volte nel corso dell’Edipo. Ciò nonostante tutta la tragedia di Edipo è fondata su un meccanismo completamente differente: legge della metà. Metà che si accoppiano per fornire la verità.

Interpretazione del simbolismo

Questa lettura dell’Edipo di Sofocle, non ha solo una funzione retorica, ma anche religiosa e politica. Il potere si manifesta e mantiene la sua unità grazie a questo gioco di piccoli frammenti, di uno stesso insieme, divisi gli uni dagli altri, la cui configurazione generale è la forma manifesta del potere tecnico, giuridico, politico e religioso chiamata dai greci: il Simbolo.

Si può dire che tutta l’opera è una maniera di spostare l’enunciazione della verità da un discorso profetico e prescrittivo (gli dei e l’indovino) a un altro retrospettivo (il pastore e lo schiavo): non è più una profezia, è una testimonianza. Sono due le linee di fondo della tragedia di Edipo: la comunicazione tra i pastori e gli dei, tra ricordo degli uomini e profezie divine. Un mondo simbolico nel quale il ricordo e il discorso degli uomini sono qualcosa come un’immagine empirica della grande profezia degli dei.

Il potere di Edipo

Lo stesso titolo della tragedia di Sofocle è interessante: “Edipo Re”. Edipo è un uomo del potere, un uomo che esercita un certo potere. Durante tutta la tragedia ciò che è in questione è essenzialmente il potere di Edipo ed è proprio questo che lo fa sentire minacciato.

Nell’“Edipo Re”, non invoca né la sua innocenza né si appella all’incoscienza del suo operato. Solo in “Edipo a Colono” vedremo un Edipo cieco e miserabile che dice in tutta l’opera "Io niente potevo fare, gli dei mi presero in una trappola che non avevo previsto". In “Edipo Re” il suo problema è il potere e come fare per conservarlo. Ad Edipo non fa neppure orrore l’idea che potrebbe aver ucciso o suo padre o il re, teme solo di perdere il proprio potere.

Il destino di Edipo

Il suo fu un destino alterno, conobbe la miseria e la gloria, caratteristica di due tipi di personaggi: l’eroe leggendario e il tiranno. Edipo era colui che, dopo aver conosciuto la miseria, giunse alla gloria; colui che diventò Re, dopo essere stato eroe uccidendo la divina cantora, la sfinge che divorava tutti quelli che non riuscivano a decifrare.

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Scienze politiche e sociali SPS/12 Sociologia giuridica, della devianza e mutamento sociale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia giuridica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Roma La Sapienza o del prof Scienze Sociali Prof.
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