Michel Foucault: La verità e le forme giuridiche
Il testo è una trascrizione di cinque conferenze pronunciate da Michel Foucault tra il 1926 e il 1984 all’Università Cattolica di Rio de Janeiro. Il giuridico come luogo privilegiato della verità: origine o invenzione? Come si formarono i domini del sapere a partire dalle pratiche sociali?
Marxismo accademico
- Indagare come le condizioni economiche dell’esistenza trovino espressione nella coscienza degli uomini.
- Difetto soggetto e conoscenza sono a priori e definitivi.
Lui vuole mostrare che le pratiche sociali generano nuovi soggetti e oggetti di conoscenza.
Principali temi trattati
- Storia dei domini del sapere
- Analisi dei discorsi come gioco strategico e polemico
- Rielaborazione della teoria del soggetto (rielaborata dalla psicoanalisi che ha tolto la posizione assoluta del soggetto)
Costruzione storica di un soggetto di conoscenza attraverso un discorso preso come un insieme di strategie che fanno parte delle pratiche sociali, più precisamente quelle giudiziarie.
Due storie della verità
- Storia interna
- Luoghi alternativi dove si forma la verità: pratiche giudiziarie
Qual è l'origine dell'indagine? Indagine come forma di investigazione della verità in seno all’ordine giuridico. Si parte da Nietzsche poiché egli fa un’analisi storica della formazione del soggetto e della nascita della conoscenza senza ammettere la preesistenza di un soggetto di conoscenza. Egli afferma difatti che la conoscenza è un'invenzione, vista sia come rottura sia con un piccolo inconfessabile e meschino inizio.
Relazioni di potere
Quindi la conoscenza non è nella natura dell’uomo ma è il risultato della lotta tra istinti, un "effetto superficie". La conoscenza messa in relazione sia con l'istinto che con ciò che si vuole conoscere, genera sempre violenza, domini, forza; è una violazione e non una percezione.
Rottura con la tradizione filosofica: nella tradizione era Dio che garantiva la relazione di continuità tra la conoscenza e ciò che si voleva conoscere. Ma dato che per Nietzsche questa relazione non esiste, anche l’esistenza di Dio al centro del sistema di conoscenza non è più indispensabile. Essendo per Nietzsche solo una relazione di potere tra conoscenza e istinti, ciò che sparisce non è Dio ma il soggetto nella sua unità. L’unità del soggetto nella tradizione era garantita dalla continuità tra desiderio e conoscenza, corpo e verità. Ora si può ammettere che il soggetto non esiste.
Nietzsche riprende anche un testo di Spinoza e dice che comprendere non è altro che il risultato di un certo gioco o equilibrio tra ridere, deplorare e detestare. La conoscenza è il gioco, la lotta di questi tre istinti, istinti che tendono ad allontanarsi dall’oggetto fino a distruggerlo con l’odio. Per sapere cos’è realmente la conoscenza bisogna avvicinarsi non come filosofi ma come politici, per capire le relazioni di lotta e potere. La conoscenza è prospettica poiché essa è polemica e strategica, essa porta a termine il suo compito senza nessun fondamento di verità ed è per questo che essa è un’ignoranza.
Tragedia e nascita del diritto
Sacro e vero nella condanna di Edipo: a partire da Freud la storia di Edipo è stata considerata come la narrazione della favola più antica del nostro desiderio e del nostro inconscio. Deleuze e Guattari hanno scritto l’Anti-Edipo in cui hanno cercato di dimostrare che il triangolo edipico Padre-Madre-Figlio serve a garantire che il desiderio rimanga in seno alla famiglia. Edipo per Deleuze e Guattari, non è il contenuto segreto del nostro inconscio, ma è uno strumento di potere medico e psicoanalitico che si esercita sul desiderio e sull’inconscio.
Ora cerchiamo di fare apparire quello che fino ad ora è rimasto occulto e profondamente nascosto nella storia della nostra cultura: le relazioni di potere. La tragedia di Edipo nella lettura di Sofocle è rappresentativa di un determinato tipo di relazione tra potere e sapere, tra potere politico e conoscenza. Foucault crede che vi sia un complesso di Edipo nella nostra civiltà, a livello collettivo, legato al potere e al sapere. La tragedia di Edipo è la storia di una ricerca della verità: un procedimento di ricerca della verità che si rifà esattamente alle pratiche giuridiche greche di quell’epoca.
La prima testimonianza della ricerca della verità del procedimento giudiziario greco risale all’Iliade. La disputa di Antiloco e Menelao durante i giochi organizzati per la morte di Patroclo non si passa attraverso un testimone, ma attraverso una specie di gioco-prova, una sfida lanciata da un avversario ad un altro. I resti della vecchia tradizione si ripresentano più volte nel corso dell’Edipo. Ciò nonostante, tutta la tragedia di Edipo è fondata su un meccanismo completamente differente: la legge della metà. Metà che si accoppiano per fornire la verità.
Questa lettura dell’Edipo di Sofocle, non ha solo una funzione retorica, ma anche religiosa e politica. Il potere si manifesta e mantiene la sua unità grazie a questo gioco di piccoli frammenti, di uno stesso insieme, divisi gli uni dagli altri, la cui configurazione generale è la forma manifesta del potere tecnico giuridico, politico e religioso chiamata dai greci: il Simbolo.
Si può dire che tutta l’opera è una maniera di spostare l’enunciazione della verità da un discorso profetico e prescrittivo (gli dei e l’indovino) ad un altro retrospettivo (il pastore e lo schiavo): non è più una profezia, è una testimonianza. Sono due le linee di fondo della tragedia di Edipo: la comunicazione tra il pastore e gli dei, tra il ricordo degli uomini e le profezie divine. Un mondo simbolico nel quale il ricordo e il discorso degli uomini sono qualcosa come un’immagine empirica della grande profezia degli dei.
Lo stesso titolo della tragedia di Sofocle è interessante: “Edipo Re”. Edipo è un uomo del potere, un uomo che esercita un certo potere. Durante tutta la tragedia ciò che è in questione è essenzialmente il potere di Edipo ed è proprio questo che lo fa sentire minacciato. Nell’“Edipo Re”, non invoca né la sua innocenza né si appella all’incoscienza del suo operato. Solo in “Edipo a Colono” vedremo un Edipo cieco e miserabile che dice in tutta l’opera "Io niente potevo fare, gli dei mi presero in una trappola che non avevo previsto". In “Edipo Re” il suo problema è il potere e come fare per conservarlo. Ad Edipo non fa neppure orrore l’idea che potrebbe aver ucciso suo padre o il re, teme solo di perdere il proprio potere.
Il suo fu un destino alterno, conobbe la miseria e la gloria, caratteristica di due tipi di personaggi: l’eroe leggendario e il tiranno storico greco del secolo V. Edipo era colui che, dopo aver conosciuto la miseria, giunse alla gloria; colui che diventò Re, dopo essere stato eroe uccidendo la Divina Cantora, la sfinge che divorava tutti quelli che...
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Sociologia giuridica
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Riassunto esame Sociologia Giuridica, prof. indefinito, libro consigliato La Verità e le Forme Giuridiche, Foucault
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