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Sociologia Giuridica Appunti scolastici Premium

Appunti di sociologia giuridica basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Fanlo Y Cortes dell’università degli Studi di Genova - Unige, facoltà di Giurisprudenza, Corso di laurea in giurista dell'imprese e dell'amministrazione . Scarica il file in formato PDF!

Esame di Sociologia del diritto e delle professioni legali docente Prof. I. fanlo Cortez

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Sociologia del diritto e delle professioni giuridiche

valori morali e politici, dalla nostre preferenze. La stessa scelta dell'oggetto di studio

dipende dalla relazione al valore dello studio. Se io fossi un giurista e studio solo contratti di

ipoteca e non altri, sarà perché rispondo alle mie preferenze, la scelta stessa dell'oggetto di

studio dipende da presupposti.

La storia non esiste se non ci sono dei fatti oggettivi, per Weber è data dall'insieme dell'agire

sociale, esiste una relazione al valore tra soggetto e oggetto, quindi proprio per questa

sussistenza, la conoscenza di qualsiasi fenomeno sociale non potrà mai essere totalmente

oggettiva e ideologicamente neutrale, e dunque l'interpretazione del mondo sociale è sempre

relativa ad un determinato punto di vista che corrisponde alle lenti di chi l'osserva, non

esiste la verità assoluta, esistono interpretazioni. Il fatto che l'attività della conoscenza dei

fenomeni sociali sia un'attività interpretativa, non significa che sia totalmente libera e in

discrezionale , Ebbero sostiene che le scienze sociali vogliono essere scienze in un senso

avanzano una pretesa di verità oggettiva, non ci dicono ciò che è giusto o sbagliato ma ci

offrono interpretazioni scientificamente utili sul modo in cui viviamo.

Ma come si fa a garantire ce questa attività lascia spazio a interpretazioni arbitrarie ?

Occorre il rispetto di regole deontologiche, regole che disciplinano l'attività scientifica,

regole volte a chi studia e chi fa ricerca. Le scienze sociali devono avere un metodo rigido

come quello delle scienze naturali.

Regola deontologica che presidia l'attività scientifica:

LA REGOLA A-VALUTATIVITÀ: è la principale regola a cui deve sempre tendere l'attività

➢ scientifica, ognuno di noi vive con i propri valori, le proprie convinzioni e preferenze e

questo orientala scelta dell'oggetto di studio, l'agire sociale, ma l' idea è che nonostante

questo bagaglio incorporato in noi, la regola a-valutativa ci prescrive di perseguire la

conoscenza scientifica senza farci influenzare dai nostri valori.

Non devo essere condizionata dai miei pregiudizi etico-politici, non confondere l'essere con

il dover essere, Weber fa l'esempio del professore che utilizza la cattedra per influenzare gli

alunni con le sue idee politiche in maniera subdola.

L'idea di Weber non ha incontrato critiche negli anni 70 con la rinascita di teorie marxiste

della sociologia. A questa idea si contrappone l'idea della sociologia come scienza critica,

un esempio proviene da un grande sociologo francese, Pierre Bourdieu, secondo il quale la

sociologia è la scienza del combattimento, riteneva che la sociologia nello studiare i

fenomeni sociali, potesse essere utile a cambiare le strutture sociali.

Analisi dell'aggettivo “COMPRENDENTE” : questo secondo aggettivo deriva dalla critica al

secondo modello cioè il modello di Dilthey.

Weber elabora un modello di scienza comprendente con l'obbiettivo di superare la distinzione tra

comprensione e spiegazione , il suo modello comprende sia la spiegazione sia la comprensione, per

lui non ci deve essere distinzione tra comprensione e spiegazione, non ha senso per due ragioni:

nonostante sia possibile sul piano teorico-concettuale distinguere l'attività di spiegazione e

• l'attività di comprensione, sul piano della pratica della ricerca questa distinzione non c'è, non

regge = sono due momenti inscindibili sul piano dei fatti

l'attività di conoscenza dei fenomeni sociali è interpretativa, a differenza di quanto avviene

• per le scienze naturali, l'attività di conoscenza dei fenomeni sociali è sempre interpretativa,

non è vero che solo i fenomeni naturali sono suscettibili di spiegazione, anche l'agire sociale

degli individui secondo Weber è suscettibile di essere spiegati in termini di causa e effetto.

Sociologia del diritto e delle professioni giuridiche

Weber elabora la definizione di sociologia, la troviamo nel suo testo “Economia e società”. Per

Weber la sociologia è una scienza volta a comprendere l'agire sociale degli individui, i motivi

soggettivi, in virtù di un procedimento interpretativo. Quindi di spiegare l'agire sociale causalmente

( guardando alle cause) nel corso dei suoi effetti, quindi una scienza che si propone di comprendere

in virtù di un processo interpretativo l'agire sociale degli individui e di spiegarlo causalmente nel

corso dei suoi effetti.

La comprensione è il capire il perché le persone a fronte di diverse opzioni si sono comportate in un

modo piuttosto che in un altro, perché la società ha creato certe norme condotte ecc.. e con quali

effetti, che generalmente sono involontari o imprevisti.

Questo terzo modello è un punto fondamentale, anti-positivista e ciò lo rende interpretativo ma iò

non significa abbandonare la scienza perché ci sono regole deontologiche, ed è anche

comprendente, supera la distinzione tra comprensione e spiegazione .

SOCIOLOGIA DEL DIRITTO COME PARTE INTEGRANTE DELLA SCIENZA GIURIDICA:

Orientamento che tende a vedere la sociologia del diritto come parte integrante della scienza

giuridica. In Italia, questa posizione ha riscosso molto successo per esigenze accademiche, era vista

come disciplina accademica. È una disciplina recente, la prima cattedra fu a Milano nel 1974 con

Renato Treves ( fondatore della prima rivista scientifica italiana “La sociologia del diritto”) .

La sociologia del diritto era alla ricerca della legittimazione, perché a differenza degli altri

insegnamenti la sociologia del diritto privilegia un approccio anti-formalista rispetto alla cultura

giuridica italiana che invece è molto formalista legata alla centralità della norma scritta .

Perché è importante l'insegnamento nella facoltà di giurisprudenza ? Non solo perché è parte di una

scienza giuridica; è in dubbio che la definizione dei rapporti tra scienza giuridica e sociologia è

condizionata dal modello di scienza giuridica che intendiamo, dipende da cosa intendiamo come

scienza giuridica. Se per scienza giuridica intendiamo l'insieme delle attività che sono tipicamente

svolte dalla dottrina giuridica ,come l'attività di interpretazione delle esposizioni giuridiche cioè

propone i significati più adeguati delle disposizioni giuridiche, proposte che sono destinate a

consolidarsi nella misura in cui siano accolte dalla giurisprudenza. La dottrina non fa solo

interpretazione, ma anche attività di sistematizzazione del diritto, mette in ordine le norme

attraverso l'elaborazione di principi generali attraverso un ragionamento induttivo, si parte da norme

particolari a principi generali a particolare.

Se per scienza giuridica si intende l'insieme delle attività svolte dalla dottrina giuridica, quindi

interpretazione in senso stretto e ampio,soluzione delle antinomie, integrazione delle lacune e

attività di sistemazione del diritto, allora la scienza giuridica non ha molto a che fare con la

sociologia del diritto. Diversamente se apriamo altre concezioni di scienza giuridica allora la

distanza tende a ridimensionarsi, si pensi ad una concezione realistica della scienza giuridica: ad

esempio l'idea accolta dai realisti giuridici, che in realtà vedono il diritto come un insieme di fatti

sociali, in particolare quei particolari fatti sociali che consistono nella produzione, interpretazione e

applicazione delle norme giuridiche; di conseguenza per i giusrealisti la scienza giuridica è quella

branca della scienza sociale in cui l'oggetto specifico è la descrizione e spiegazione dei meccanismi

che presiedono le attività di produzione, applicazione e interpretazione delle disposizione

giuridiche.

I giudici creano diritto e per loro la scienza è questa, cioè creare diritto, non è un modello

descrittivo di cosa fanno i giuristi, è un modello prescrittivo indica quello che i giusrealisti

considerano che la sociologia dovrebbe fare. Allora se si intende in questo modo, siamo in un

ambito di attività che ha diversi punti di contatto con un approccio sociologico. La definizione dei

rapporti tra sociologia e scienza giuridica dipende dal modello di scienza giuridica che noi

attribuiamo. Sociologia del diritto e delle professioni giuridiche

La scienza giuridica, la dottrina giuridica e la sociologia del diritto condividono lo stesso oggetto di

studio, e su questo oggetto riflettono da secoli.

Tra i precursori della sociologia del diritto ci sono Durkheim e Weber, però alle origini della

riflessione sociologica giuridica si collocano anche dei giuristi che non hanno formazione

sociologica, appartenenti al movimento anti-formalista: sono giuristi che si oppongono alle

concezioni formalistiche del diritto, tra cui Savigny e i civilisti della scuola dell'esegesi.

Il punto in comune tra loro era l'approccio formalista, questi autori per sostenere i processi di

codificazione sostenevano che il diritto consiste in un sistema coerente e completo di disposizione

giuridiche e di norme, e che dunque in quanto sistema completo non lascia spazio a discrezionalità

giudiziale e dell'interprete, per cui il giudice è la bocca delle legge ( bouche de la loi ) secondo la

concezione meccanicistica, un sistema senza lacune, si dice che il sistema giuridico contiene dei

criteri per risolvere antinomie e lacune per cui il giudice non ha discrezionalità; i dogmi sono la

completezza,coerenza del sistema giuridico, e del giudice bocca della legge.

La scuola dell'esegesi formata da Napoleone, adottò il codè civil, allora una volta che venne

introdotto il codice i giudici dovevano semplicemente applicare, il punto era ridimensionale

l'attività discrezionale della magistratura.

Proprio verso la rivolta del formalismo giuridico nascono nuovi approcci sociologici al fenomeno

giuridico che non hanno formazione sociologica, tra questi Jhering un giurista tedesco che nel 1872

scrisse “La lotta del diritto”, in questo testo critica il formalismo giuridico in quanto responsabile di

condurre il giurista in un luogo distante dalla realtà e dalle esigenze della società; anche Santi

Romano, giurista italiano, teorizza l'identificazione dell'ordinamento giuridico come ordinamento

sociale, sembra scontato ma in Italia non lo era ancora.

Ehrlich giurista nato nella seconda metà dell'800, studiò diritto romano, è stato avvocato, è famoso

perché è l'autore della prima grande opera intitolato : “I FONDAMENTI DELLA SOCIOLOGIA

DEL DIRITTO “ in questo libro non solo ritiene che la sociologia del diritto sia parte della scienza

giuridica, sostiene anche che la scienza sociologica del diritto dovrebbe sostituire la scienza

giuridica tradizionale in quanto quest' ultima eccessivamente formalista.

Al diritto di carta “ books in law” contrappose il suo concetto del diritto vivente è il diritto non

solo giurisprudenziale, ma anche il diritto che scaturisce nell'ente sociale, diritto usato delle

persone( contratti testamenti ecc...).

Nella prefazione del suo libro, scrive che un libro dovrebbe identificarsi in questa frase “ Anche nel

tempo presente come in ogni altra epoca, il centro di gravità dello sviluppo del diritto non si trova

nella legislazione né nella scienza giuridica ma nella società stessa” è l'idea di diritto vivente.

La sua idea è che la vera scienza giuridica non sia quella di impronta formalista, che si affanna a

costruire concetti metafisici, completamente lontana dal diritto ma vuole dar vita ad una scienza

sociologica del diritto che sia in grado di catturare il diritto vivente.

Ehrlich è legato al primo modello cioè a un modello positivista, concezione unitaria di scienza,

conoscibile in modo razionale e neutrale come è conoscibile un fenomeno naturale.

Secondo Ehrlich uno scienziato del diritto deve assolvere agli stessi compiti con cui la scienza

studia i fatti naturali, ovvero descrivere scientificamente i fenomeni giuridici, scoprire le loro cause,

e cercare gli effetti.

Ehrlich ritiene che la scienza giuridica deve partire dall'osservazione della realtà concreta del diritto

vivente che scaturisce e proviene dai gruppi sociali, spesso indipendentemente dal diritto statuale, il

diritto vivente non sempre é riconosciuto dallo stato. Si parte osservando il concreto operare della

magistratura e osservare della realtà, e solo dopo risalire al generale per elaborare teorie generali,

quindi dal particolare al generale, dal concreto all'astratto, osservazioni concrete, osservareil diritto

che viene usato effettivamente, in questo modo in un secondo momento si puo in via induttiva dare

una definizione generale. Sociologia del diritto e delle professioni giuridiche

Ehrlich riceve una critica da parte di Hans Kelsen.

Kelsen cresce in un contesto formalista dal quale però se ne distacca.

I formalisti giuridici ritengono che ci sia una sola interpretazione, ritiene che per ogni enunciato

giuridico sia sempre possibile rinvenire l’interpretazione corretta.

Kelsen sostiene una teoria dell'interpretazione giuridica che non è del tutto formalista nonostante sia

cresciuto in quel contesto. Egli non nega che possa esistere la sociologia del diritto, ma nega che la

sociologia del diritto possa sostituirsi alla scienza giuridica . In particolare sostiene che la scienza

giuridica si configura come una scienza normativa, perche la sua funzione è descrivere la norma e

quindi l'oggetto di studio sono le norme valide in un certo ambito. Invece la sociologia del diritto è

la scienza che ha per oggetto i fatti e si occupa dell'origine e effetti delle norme giuridiche

considerate norme sociali e dunque secondo Kelsen non potrà configurarsi come scienza autonoma

perché avrà sempre bisogno della scienza giuridica.

Kelsen abbraccia la tesi della specificità delle scienze sociali, quindi per lui è assurdo che i

fenomeni giuridici possano essere studiati come fenomeni naturali, però Kelsen colloca la scienza

giuridica sotto l'albero della scienza dello spirito, mentre la sociologia sotto le scienze naturali.

Dibattito tra Kelsen e Ehrlich si apre anche in Italia nel 1974 coincide con la prima cattedra di

sociologia. Ci sono due autori Treves e Tarello che si occupano di questo dibattito , hanno due

posizioni diverse, Treves si appassiona alla sociologia del diritto, fautore della ricerca empirica e

ritiene che una cosa sia la sociologia del diritto e un 'altra la scienza giuridica, mentre Tarello ritiene

che il vero scienziato del diritto dovrebbe anche essere sociologo del diritto, quindi ritiene che la

sociologia del diritto possa essere considerata parte integrante della scienza giuridica.

Treves per distinguere la sociologia del diritto dalla scienza giuridica adotta un criterio elaborato dal

filosofo del diritto: Hart autore del “Il concetto di diritto” 1961 , distingue due diversi modi di

occuparsi di diritto: punto di vista interno e punto di vista esterno.

È possibile secondo Hart occuparsi del diritto in maniera interna collocandosi all'interno del

sistema giuridico come attore adottando il punto di vista di quei soggetti come i magistrati e

funzionari che usano le norme giuridiche come criterio di valutazione delle condotte altrui. Ma è

anche possibile adottare un punto di vista esterno, quindi come osservatore, che non

necessariamente condivide il contenuto delle norme giuridiche, non si sente vincolato dalle norme,

ma si limita a descrivere ciò che vede nel sistema giuridico; mettendo in relazione ,per esempio, le

norme giuridiche con il verificarsi di determinati comportamenti regolari in rapporto a certi stimoli.

Utilizzando questa distinzione elaborata da Hart, Treves sostiene che lo sguardo della sociologia del

diritto debba essere esterno, quindi l'osservatore che studia le norme e i compartimenti, senza

utilizzare queste norme come criterio di valutazione delle condotte altrui senza interessarsi della

correttezza delle interpretazioni, in sostanza la sociologia del diritto guarderebbe al diritto come un

fenomeno sociale dipendente da altri fenomeni sociali come un sistema aperto, aperto a

contaminazioni ad altri sottosistemi sociali (politica, cultura...), diversamente Treves dice che il

giurista pratico dovrebbe guardare il diritto dall'interno, cioè come un sistema chiuso.

Per Treves la sociologia del diritto è una branca specialistica della sociologia generale che è

interessata ad analizzare come il diritto trovi attuazione nella società ( law in action ) e a svolgere

ricerche empiriche sugli atteggiamenti che i singoli e gruppi assumono nei confronti di determinate

norme. Treves traduttore di Kelsen in Italia.

Giovanni Tarello critica la distinzione di Treves, considera che questo utilizzo di questa distinzione

di Treves sia politicamente inopportuna e scientificamente in-appurato, perchè secondo Tarello

la distinzione cosi elaborata da Treves si fonda su una visione formalista della scienza giuridica per

cui necessariamente i giuristi pratici si disinteressano della società e guardano il diritto come un

sistema chiuso, ma Tarello sostiene che non tutti i giuristi ragionano cosi e non tutti lo devono

fare , non tutti sono formalisti come sostiene Treves. Sociologia del diritto e delle professioni giuridiche

Tarello è il capostipite del giusrealismo italiano, ha una concezione di scienza giuridica anti-

formalista, l'idea è quella che vede il diritto come un insieme di fatti sociali,

quei particolari fatti sociali che consistono nella produzione, interpretazione e applicazione delle

norme giuridiche.

Conseguentemente la scienza giuridica dovrebbe descrivere questi fatti sociali.

Questa è una concezione giusrealista prescrittiva, Tarello crede che il bravo giurista debba essere

anche un pò sociologo, perche si dovrebbe occupare di fatti sociali, dovrebbe mettere in relazione

gli istituti di cui si occupa in relazione alla società.

La morale è che la linea di demarcazione tra sociologia e scienza giuridica dipende dalla

concezione di scienza che noi abbiamo.

Max Weber nell'opera più importante del 1922 “Economia e società”, sostiene che la sociologia del

diritto e la scienza giuridica hanno uno stretto rapporto tra loro, perché l'oggetto non muta è lo

stessp, ciò che li distingue è il metodo di studio che da luogo a due approcci scientifici diversi che

comunque devono dialogare tra loro.

In particolare Weber dice che mentre la scienza del diritto si colloca sul piano della validità ideale

del diritto cioè del “ dover essere ” , diversamente la sociologia del diritto si colloca sul piano

dell' essere, validità reale del diritto .

Weber scrive che la scienza giuridica si occupa tipicamente di cosa vale idealmente per il diritto,

cioè di quale sia il senso corretto delle disposizioni giuridiche in modo da ricondurre tali norme ad

un sistema coerente e privo di contraddizioni e lacune fin dove possibile. La sociologia invece si

occupa di capire che cosa accade di fatto nell'ambito di una comunità, cioè dei comportamenti reali

tenuti da singoli gruppi e delle motivazioni che li spingono a comportarsi in un certo modo.

Secondo Weber la sociologia si occupa di come il diritto condizioni l'agire sociale degli individui

spingendoli a comportarsi in modo piuttosto che in un altro.

Il criterio di Weber per distinguere scienza del diritto e sociologia del diritto non è molto distante

da quello di Kelsen, per entrambi la scienza giuridica è una scienza normativa, ma la vera distanza

tra i due è la concezione di scienza, perchè Kelsen è indietro (spiegazione versus comprensione).

Durkheim (1858-1917)

Il primo insegnante di sociologia del diritto e fondatore della sociologia, fondatore di uno delle

prime riviste accademiche dedicate alla sociologia del diritto, lui vuole delineare l'oggetto della

sociologia e il metodo con cui si studia l'oggetto, che lui identifica nei fatti sociali = modi di agire

esterni degli individui.

I fatti sociali sono modi di agire, di pensare, credere, sentire radicati nella società e non

dipendono dagli individui ma hanno un origine sociale, sono entità immateriali, ciò nonostante

devono essere studiati come se fossero cose.

Durkheim scrive un'opera “Le regole del metodo sociologico” del 1895 in cui si propone di

spiegare il metodo ovvero il positivismo e osservazione empirica e l'oggetto ovvero i fatti sociali.

Durkheim diventa sociologo del diritto perché tra tutti i fatti sociali che prende in considerazione

c'è un fatto sociale immateriale che è la solidarietà sociale, poiché la solidarietà sociale intesa come

vincolo immateriale che tiene unita la società, è un entità immateriale, a Durkheim serve un

fenomeno materiale che gli consenta di dare conto di come funzionano i legami di solidarietà

sociale e di come questi si siano trasformati nel corso del tempo = questo fenomeno è il diritto

sanzionatorio.

Si basa sull'osservazione empirica degli effetti/conseguenze dei fatti sociali che influenzano i

soggetti.

Sono osservabili le conseguenze che i fatti producono sul comportamento umano, i fatti sociali

diventano concreti nelle consuetudini, nelle tradizioni, nel costume o nelle norme.

Basilare è il codice penale, perchè ci può far rilevare i veri fatti sociali della società che se violati

Sociologia del diritto e delle professioni giuridiche

portano conseguenze negative.

I due elementi caratterizzanti dei fatti sociali sono: l'esteriorità e la costrizione.

Esteriorità: i fatti sociali che sono esterni agli individui e sono indipendenti dalla volontà

• individuale sebbene vengano fatti propri dagli individui, comunque hanno un'origine

sociale, secondo processi di apprendimento. Su questa idea dell'esteriorità incidono due

concezioni: adesione al determinismo sociale caratteristico del paradigma sociale, l'idea per

cui il comportamento umano è determinato dalla società e che gli individui siano tabule rase,

e i modi di agire preesistano agli individui si tratta di una società preformata.

La seconda concezione è la non adesione ad una visione individualistica della società,

Durkheim non crede che la società sia data dalla sommatoria degli individui, ma ha una

concezione olistica della società, per Durkheim la società è data da una somma degli

individui più una eccedenza che è data dalle relazioni sociali, dalle comunicazioni sociali,

questa eccedenza non è riducibile ai singoli individui.

Durkheim usa la metafore dei composti chimici: “molti composti presentano delle proprietà

emergenti, cioè elementi che sono il prodotto dell'interazione dei singoli componenti del

composto chimico, ma non è riducibile ai singoli elementi, e cosi è la società “.

Quindi un qualcosa prodotto dalla interazione degli individui che però non può essere

ridotto ad essi.

Costrizione: i fatti sociali esercitano una sorta di potere coercitivo sugli individui, una sorta

• di autorità morale. Significa che gli individui che non si adeguano ai fatti sociali rischiano

di andare incontro a conseguenze negative, incorrono a una sanzione sociale, formale o

informale che sia, essa consiste in un gesto di disapprovazione sociale a meccanismi più

complessi.

Esistono le sanzioni istituzionali che sono quelle giuridiche cioè amministrate dalle

istituzioni, cioè organi autorizzati, ci sono sanzioni sociali che sono piu afflittive di quelle

istituzionali, si pensi alla sanzione formale come una multa, è una spia indicativa di come

vengono mantenuti i rapporti di solidarietà sociale.

Durkheim “divisione del lavoro sociale” in cui Dukheim si occupa di un fatto sociale che è la

solidarietà sociale ( fatto sociale particolare ).

I fatti sociali sono modi di agire e di pensare, che si sono consolidati nella struttura sociale.

Hanno queste due caratteristiche che sono l'esteriorità e la costrizione, si tratta di entità

immateriali che Durkheim chiama fatti ma fatti non sono.

Nella divisone del lavoro sociale del 1893 Durkheim è interessato a studiare le trasformazione che

la solidarietà sociale ha subito per effetto di un fenomeno per lui molto rilevante che è la divisione

del lavoro sociale. La divisione del lavoro sociale può essere spiegata a partire dalla divisione del

lavoro tecnico, che consiste nel fatto che ad esempio in una determinata impresa economica le varie

mansioni in cui consiste l'attività produttiva siano divise tra lavoratori diversi.

Si pensi banalmente ad un'officina che produce macchinari, c'è una sorta di catena di montaggio, c'è

chi le progetta e chi si occupa della manutenzione, gli operai specializzati nelle varie fasi di

costruzione,e chi li distribuisce: ugualmente a ciò c'è la divisione del lavoro sociale che interviene

quando individui diversi svolgono attività diverse, a prima vista prive di un rapporto diretto l'uno

con l'altra, oppure adempiono a ruoli sociali e funzioni specifiche, che sembrano scollegate tra loro,

ma in realtà collaborano in un'impresa comune che è la conservazione e la riproduzione della

società.

Individui diversi svolgono attività professionali diverse che sembrano non avere a che fare tra loro,

ma in realtà collaborano ad un'impresa comune. In termini schematici → non c'è un rapporto diretto

Sociologia del diritto e delle professioni giuridiche

e immediato tra l'attività e il ruolo che svolge il contadino, il prete o il soldato, in realtà

inconsapevolmente il prete, il soldato e il contadino collaborano ad un'impresa comune, che è la

conservazione della società in cui vivono, perché il contadino provvede al nutrimento del soldato e

del prete, il soldato provvede alla difesa del contadino e del prete, e il prete provvede al sostegno

spirituale e psicologico del contadino e del soldato.

Secondo Durkheim la divisione del lavoro sociale interviene quando aumenta la densità morale

all'interno di un gruppo sociale, di una popolazione, denota un fenomeno molto semplice, la densità

morale di una popolazione è data dal numero di scambi, di interazioni, di comunicazioni, tra i

membri di un gruppo sociale. L'idea è che quando la popolazione aumenta per crescita demografica,

quindi aumenta la popolazione residente in un territorio, non solo aumenta la densità ma aumenta

anche la densità morale, perché le persone avranno più relazioni tra loro, più scambi e ciò aumenta

la concorrenza tra gli individui, perché con l'aumento della densità di una popolazione, quel tipo di

popolazione non può più vivere come viveva prima.

Durkheim immagina una società primitiva dedita alla cacciagione, ma se la popolazione aumenta

non tutti possono fare i cacciatori perché le risorse non ci sono per tutti e quindi la concorrenza si fa

più forte, e quindi aumenta come correttivo la divisione del lavoro sociale, che interviene

necessariamente per consentire per esempio a individui meno dotati rispetto a certe abilità di

sopravvivere sfruttando altre abilità di cui sono dotati. Con la divisione del lavoro sociale si

organizzano ambiti sociali autonomi, che richiedono abilità specifiche, e sono volti al

raggiungimento di scopi distinti fra i quali non vi è concorrenza, perché il soldato cerca la gloria

militare, mentre al contadino interesserà la produttività delle sue terre, al prete l'autorità morale e il

rispetto della fede, lo scienzato la fama scientifica e così via.

Questo fenomeno della divisione è molto legato all'aumento della densità morale.

Per capire come funzionano i meccanismi di solidarietà sociale nelle società moderne, Durkheim le

contrappone ai meccanismi di solidarietà sociale che operavano nelle società premoderne, quelle

che lui chiama primitive, in particolare le società primitive per lui sono società in cui non è ancora

intervenuta la divisione del lavoro sociale, e dove legami di solidarietà tra le persone sono legami di

solidarietà che lui chiama meccanica.

Diversamente nelle società moderne dove è intervenuta la divisione del lavoro sociale, la solidarietà

da meccanica diventa organica.

Società premoderne → Durkheim le chiama società segmentali, perché si tratta di società

composte da segmenti, cioè da gruppi umani molto coesi e molto omogenee al loro interno,

composti da individui che svolgono le stesse occupazione e tendenzialmente condividono gli stessi

valori e credenze. Ogni segmento occupa una porzione estesa di territorio, ed è tendenzialmente

autosufficiente e gli scambi con altri gruppi sono limitati, perché ogni gruppo basta a se stesso. In

particolare Durkheim aveva fatto degli studi empirici delle società antiche, composte da clan,

formate da gruppi di individui che sono a seconda del contesto geografico e politico, o dediti alla

cacciagione o alla pastorizia, tutti i gruppi che professavano la religione totemica.

Segmentale perché formata da gruppi umani che sono come segmenti sovrapponibili.

In questo tipo di società primitive o segmentali le caratteristiche della solidarietà sociale, cioè la

forza immateriale che tiene uniti gli individui, è una solidarietà che Durkheim chiama meccanica

perché questo tipo di solidarietà deriva meccanicamente dal fatto che ogni individuo è molto simile

all'altro, gli individui sono quasi interscambiabili tra di loro, in quanto sui tratta di individui che

svolgono le stesse occupazioni, condividono gli stessi valori e le stesse credenze, anzi in società

caratterizzate in questo modo non esistono neppure gli individui, nel senso che non c'è la

concezione di individuo come noi.

L'individualismo è un processo della modernità soprattutto occidentale, l'idea di queste società

premoderne non lo usa in termine spregiativo, ma lo utilizza come termine storico, sono società in

cui è il gruppo a prevalere sull'individuo, è la coscienza collettiva che stabilisce le regole sociali,

Sociologia del diritto e delle professioni giuridiche

giuridiche, che prevale sulla coscienza individuale, che anzi non esiste. È per questo, secondo

Durkheim le violazioni dei fatti sociali sono così gravi e la società reagisce in un modo così

violento, perché le società primitive hanno una coscienza collettiva così strabordante, ogni

violazione dell'individuo che viola le regole del gruppo è meritevole di sanzione punitiva molto

forte.

È una solidarietà che è meccanica, che deriva dal fatto che gli individui sono tendenzialmente

interscambiabili. Il tipo di società segmentale del tutto priva di divisione del lavoro sociale,

composta da individui pressoché uguali e interscambiabili è in realtà un esperimento mentale di

Durkheim, storicamente non si hanno società che siano prive di divisione del lavoro sociale, perché

anche le società più semplici, con densità morale bassissima comunque hanno tutte conosciuto una

divisione del lavoro secondo due criteri: in base all'età e in base al genere. È vero che i bambini

come intendiamo noi oggi come soggetti meritevoli di tutela sono un concetto moderno, per molto

tempo c'era l'idea che i bambini si differenziassero dagli adulti per differenze quantitative, non

qualitative, però comunque c'è una divisione del lavoro sociale in base all'età, perché i piccoli

piccoli non lavoravano.

C'è sempre stata una divisione sessista del lavoro, che dedica alle donne l'ambito della riproduzione

sociale e agli uomini il lavoro produttivo, quasi nella totalità delle società. Siccome questa tesi di

lavoro sociale in base al sesso è stata tramandata come una tesi con fondamento naturale, allora c'è

stato tutto il lavoro delle femministe. In realtà l'idea di società segmentale non ha corrispondenza

storicamente ma è solo frutto di un esperimento sociale, che Dukheim consapevolmente fa per

risaltare ancora di più le caratteristiche delle società moderne che a lui stanno particolarmente a

cuore. A lui non interessa uno studio storico ma sociologico delle società moderne.

Società moderna → società differenziata all'interno, caratterizzata da una significativa

divisione del lavoro sociale in cui la solidarietà che lega gli individui è organica e non

meccanica, perché non origina più meccanicamente dagli individui, ma dal fatto che gli individui

essendosi diversificati devono collaborare per garantire la propria sopravvivenza e la sopravvivenza

della società nel suo complesso. Gli individui devono collaborare per mantenere viva la società.

In questo tipo di società rimane la coscienza collettiva, ma si ritrae per lasciare spazio alle

coscienze individuali. Secondo Dukheim per cogliere empiricamente la differenza tra solidarietà

organica e meccanica occorre guardare al diritto e in particolare alle sanzioni istituzionalizzate.

Durkheim distingue sanzioni formali e informali, è interessato alle sanzioni giuridiche.

Il diritto delle sanzioni è il simbolo visibile della solidarietà sociale.

Durkheim distingue due tipi di sanzioni → da una parte le sanzioni di tipo repressivo e

sanzioni di tipo restitutivo:

le sanzioni repressive consistono nell'infliggere una sofferenza a chi viola una norma

• giuridica, tipico esempio la sanzione penale e criminale, quella prevista dalla violazione di

una norma giuridico penale;

le sanzioni restitutive consistono nel ristabilire la situazione di fatto e di diritto precedente

• alla violazione della norma giuridica, le sanzioni restitutive sono molto diffuse nel campo

del diritto commerciale o civile, in cui la sanzione tipica è l'obbligo di risarcire il danno

arrecato, si cerca quindi di ristabilire la situazione preesistente all'inadempimento

contrattuale.

Esempi di sanzioni restitutive possiamo trovarne anche nell'ambito del diritto amministrativo come

ad esempio l'annullamento dell'atto amministrativo, il quale ristabilisce la situazione prima dell'atto

nullo. Anche nel campo del diritto costituzionale c'è una sanzione nei confronti del legislatore che

adotta una legge incostituzionale, la sanzione tipica è la dichiarazione di incostituzionalità, quindi

la norma è come se non fosse mai stata emanata, ristabilisce la situazione precedente

Sociologia del diritto e delle professioni giuridiche

all'incostituzionalità.

Durkheim si interessa della funzione sociale assolta rispettivamente dalle sanzioni repressive e

restitutive. È una funzione sociale che spiega empiricamente la distinzione tra solidarietà meccanica

e organica.

La funzione sociale delle sanzioni repressive,in particolare quelle penali, secondo Durkheim è

quella di riconfermare la validità dei valori, dei modi di agire e di pensare che sono tutelati

dalla norma penale che è stata violata. Serve a riaffermare nella società e nella coscienza

collettiva quel determinato valore. In tutti i tempi la coscienza collettiva si cristallizza intorno ad un

valore importante. Durkheim fa l'esempio del valore della tradizione religiosa, oggi potremmo

pensare al valore della vita o all'integrità psicofisica dei bambini.

Quando viene accertato un reato di pedofilia? Scatta la sanzione penale sui soggetti ritenuti

responsabili, che serve secondo Durkheim a riconfermare la validità del valore violato.

La cosa importante secondo Durkheim è che il crimine viene concepito come un attentato alla

società, quindi meritevole di una sanzione repressiva.

La funzione sociale delle sanzioni restitutive è quella di annullare i vantaggi ottenuti mediante

la violazione di una norma giuridica in modo che la cooperazione sociale possa continuare

senza intralci, la loro funzione è quella di assicurare la regolarità e l'affidabilità delle relazioni e

delle interazioni che hanno luogo nel gruppo sociale; la finalità è che le persone ,in uno stato di

diritto, possano essere sicure reciprocamente nelle relazioni e evitare la delusione nelle aspettative

sociali.

Durkheim sostiene che osservando la funzione di queste sanzioni si può osservare empiricamente il

passaggio da società segmentali a società più organizzate, da vincoli di solidarietà meccanica a

vincoli di solidarietà organica.

La tesi forte di Durkheim è che le sanzioni repressive siano tipiche delle società segmentali che

sopravvivono nelle società moderne, ma nella previsione di Durkheim sono destinate a diventare

progressivamente meno rilevanti

Tipiche delle società segmentali perché la coscienza del gruppo disciplina pressochè ogni

comportamento individuale, non esistono individui come soggetti autonomi, ogni pensiero dipende

da una prescrizione del gruppo; ciò significa una violazione grave ai nostri occhi come un

inadempimento contrattuale può essere interpretata dal gruppo come un atto di ribellione contro la

società da punire mediante una sanzione repressiva.

Nelle società differenziate o moderne, nasce la coscienza individuale e lo spazio ricoperto dalla

coscienza collettiva si riduce. Nelle società moderne non tutti i modi di agire e pensare sono

prescritti dal gruppo, sono azioni che sono giuridicamente e socialmente indifferenti e non

disciplinate, in cui si affermano gli individui e il libero mercato.

Durkheim sostiene che in queste società in cui esiste uno spazio di anomia cioè assente di regole,

è indispensabile per il progresso nella società, uno spazio di autoregolazione è importante.

Nelle società differenziate la gran parte delle violazioni di regole non dovrebbe incontrare sanzioni

repressive, in realtà la gran parte di violazioni di regole consiste in fatti che rendono più difficoltosa

la cooperazione sociale, che intralciano la solidarietà organica, compromettendo la regolarità delle

relazioni. Sono sufficienti sanzioni restitutive.

Questa tesi forte , secondo Durkheim è confermata da evidenze empiriche.

La reazione sociale del gruppo nei confronti della violazione di regole nelle società moderne si

dovrebbe ridurre ai comportamenti penalmente rilevante, la violazione di queste regolo non sono

piu concepiti come crimini (come avveniva nell'antica Roma per inadempimento), ma come

comportamento disfunzionale ai legami di funzionalità organica. La sanzione penale è uno

strumento primitivo per reagire al comportamento che trasgredisce le norme sociali. C'è un

uso disfunzionale del diritto penale, pensiamo al reato di immigrazione clandestina : c'è un'evidenza

empirica che dimostra che intralcia lo svolgimento della giustizia ed inutile perché quando questi

soggetti arrivano dagli sbarchi hanno paura di testimoniare perché sanno che potrebbero incorrere in

Sociologia del diritto e delle professioni giuridiche

questo reato. Rappresenta l'uso simbolico del diritto penale, inefficace.

Durkheim offre due pensieri alla sociologia, il primo rispetto alla funzione repressiva considerato

uno strumento rozzo, violento e primitivo per reagire alla violazione delle norme.

Pensando a un legislatore razionale, Durkheim aveva previsto che lo spazio ricoperto dal diritto

penale si sarebbe progressivamente assottigliato : visione che non trova riscontro ancora oggi,

poiché in concomitanza con la crisi dello stato sociale si assiste ad un'espansione del diritto penale e

alla tendenza da parte del legislatore di interpretare fenomeni sociali, come il fenomeno migratorio,

meritevoli di risposta sul piano penale. È un diritto penale che viene utilizzato con sopi diversi da

quelli che intendeva Durkheim parlando delle sanzioni repressive, è utilizzato per scopi elettorali o

rassicurazione sociale per cui la politica si dimostra inadeguata non in grado di fornire strumenti per

rassicurare.

Il secondo aspetto importante è la funzione sociale della pena; per Durkheim non è la vendetta da

parte delle vittime del reato, ma quella di prevenire la commissione di altri reati, la quale non è

rivolta al singolo che ha commesso il reato,nemmeno ai potenziali trasgressori, MA è rivolta alle

persone per bene e conformi, che tengono a quei valori violati, la sanzione penale rafforza i

sentimenti del gruppo, questi soggetti vengono incoraggiati per il loro atteggiamento conforme.

Questa funzione sociale che assegna alle sanzioni penali è di grande originalità, appartiene alle

funzioni preventive generali e positive:

preventiva perché previene la commissione dei reati

generale perché riguarda la collettività

positiva perché lo scopo non è scoraggiare i potenziali trasgressori attraverso la minaccia della

sanzione ma incoraggia le persone conformi.

È originale perche al tempo di Durkheim la concezione di sanzione più diffusa non era quella

preventiva ma retributiva

Le concezioni sulla funzione sociale della pena è riconducibile a due grandi teorie:

la famiglia di teorie retribuzionistiche o ASSOLUTE

• la famiglia delle teorie preventive o RELATIVE

Le teorie assolute sono quell'insieme variegato di teorie secondo le quali si punisce tenendo conto

del passato perchè è stato commesso un reato, lo scopo della pena è quella di restituire al

condannato il male e la sofferenza che egli ha inferto alla società per aver commesso un reato.

L'idea della vendetta della parte offesa è l'espiazione del reo (colpevole) = legge del taglione.

Queste teorie ruotano attorno all'idea della vendetta e l'espiazione del reo.

Vengono dette teorie assolute perché la pena trova giustificazione in se stessa.

Nell'elaborazione moderna delle teorie assolute ( Kant ) , poiché le persone sono dotate di

autonomia morale e sono libere di scegliere tra bene e male, devono subire, se scelgono il male

meritano di essere puniti = conseguenze negative.

Si trova per esempio una versione di Cesare Beccaria relativa alla tesi del proporzionalismo penale.

Oggi si sta riscoprendo la teoria retribizionista, l'idea della responsabilità individuale.

Le teorie assolute interessano solo il reo, mentre le teorie relative o preventive hanno un interesse

della funzione sociale superiore rispetto a quella di punire, lo scopo è quello di prevenire ulteriori

reati rispetto allo scopo di punire, la pena deve essere utile socialmente, di prevenire comportamenti

socialmente pericolosi, non a caso le concezioni preventive della pena fondano le loro radici

nell'ambito dell'utilitarismo penale di cui il massimo esponente è BENTHAM.

È inventore della funzione preventiva della pena, ma diversa rispetto a quella di Durkheim.

Bentham è contro l'idea della retribuzione sostiene che punire per punire non è utile socialmente.

Durkheim fa un'analisi descrittiva della pena, Bentham è un filosofo politico e ha un approccio

prescrittivo, cioè a lui interessa come dovrebbe funzionare il diritto penale.

Bentham era contro la pena di morte, sebbene era la pena piu diffusa insieme alla deportazione.

Sociologia del diritto e delle professioni giuridiche

Con l'avvento della rivoluzione industriale il grande problema era la povertà, e non tutti volevano

lavorare in fabbrica quindi ulteriore problema, e quindi povertà e criminalità erano e sono legati.

Bentham inventa una modalità di esecuzione della pena alternativa alla pena di morte e

deportazione, elabora un modello di prigione che non viene attuato,nonostante ai suoi tempi

c'erano le carceri, ma custodivano semplicemente i soggetti in attesa di giudizio,o soggetti che non

pagavano le sanzioni.

Questo modello di carcere prende il nome di Panopticon : questo carcere doveva avere una

struttura architettonica particolare, forma cilindrica, in alto era situata la torre di sorveglianza e

intorno erano state disposte le celle, era strutturata in modo che la torre di controllo potesse

osservare in qualsiasi momento cosa avveniva dentro le celle senza che il detenuto lo venisse a

sapere = PRINCIPIO DELLA SORVEGLIANZA CENTRALIZZATA → non solo preveniva la

fuga, ma anche impediva di fuggire dallo stato di coercizione psicologica, perche vivono un' intera

giornata con la consapevolezza di poter essere controllati in qualsiasi momento.

È importante la polifunzionalità del modello, ovvero l'idea che questo modello potesse servire non

solo per ospitare detenuti ma utile tutte le volte in cui fosse stato necessario sorvegliare un gruppo

di persone, in particolar modo soggetti socialmente a rischio.

L'altro principio è il disciplinamento attraverso il lavoro, si tratta di lavoro produttivo e non un

lavoro afflittivo. Funzione correttiva della pena.

Le concezioni retributive della pena rispecchiano una visione anti-determinista,ovvero individuo

dotato di libero arbitrio. Secondo Kant questa concezione consente di riconosce l'individuo come

soggetto dotato di autodeterminazione. L'idea è che gli individui siano liberi di scegliere, quindi

esseri razionali capaci di scegliere bene e male, e se scelgono il male accettano le conseguenze

negative.

Le concezioni preventive invece, appoggiate da Durkheim, a differenze delle concezioni

retributiviste, implica l'adesione ad un certo determinismo sociale, secondo cui ogni comportamento

individuale sia determinato da fattori ambientali-sociali.

La concezione preventiva che assegna una funzione ulteriore rispetto a quella di punire, ovvero

prevedere la commissione del reato è animata da un atteggiamento di fiducia nelle persone, incidere

sui comportamenti criminali dei soggetti per modificarli e renderli conformi.

Si distingue la prevenzione generale dalla prevenzione speciale a seconda che la funzione

preventiva della pena sia rivolta alla generalità dei consociati, in questo caso si parla di generale,

oppure al singolo reo, alloro si parlerà di prevenzione speciale.

Si distinguono anche la prevenzione positiva e prevenzione negativa: si parla di prevenzione

negativa quando la pena mira a scoraggiare comportamenti criminali, mentre di prevenzione

positiva quando lo scopo della pena è incoraggiare la conformità alle norme.

Otteniamo 4 varianti della pena se li incrociamo :

Prevenzione generale negativa : lo scopo della pena è dissuadere i potenziali trasgressori

• dal commettere i reati, attraverso la minaccia di una sanzione.

Prevenzione generale positiva : lo scopo è rassicurare i soggetti conformi, circa la validità

• del loro atteggiamento di rispetto dei valori sociali.

Prevenzione speciale negativa: lo scopo della pena è neutralizzare il reo per evitare la

• recidiva.

Prevenzione speciale positiva: lo scopo è incoraggiare scelte conformi da parte del reo per

• evitare la recidiva, attraverso percorsi di riinserimento sociale, riabilitazione, correzione. (art

27 comma 3 cost). Sociologia del diritto e delle professioni giuridiche

Bentham inventa la prevenzione speciale ( nei confronti del singolo ), deve essere sia negativa

quindi tendere a scoraggiare ma positiva affinché il soggetto possa essere riinserito nella società.

Elabora la funzione preventiva speciale, non deve solo neutralizzare e condannare, non deve agire

solo sul corpo del reo, ma incidere sulla sua volontà, anima.

Durkheim aderisce alla prevenzione generale positiva.

Durkhaim spiega quale contributo offre alla sociologia del diritto la scuola funzionalista a cui

appartiene. La sua sociologia è spesso indicata come funzionalismo, perchè Durkheim è

particolarmente interessato alle funzioni del fenomeno sociale e alle loro cause.

Secondo lui i fenomeni sociali vanno spiegati con altri fenomeni sociali.

Funzionalisti si interrogano sul carattere normale o patologico dei fenomeni sociali, ossia a cosa

serve la criminalità? Il criterio di distinzioni tra fenomeni normali e patologici, non è affidato a

criteri morali, un fenomeno è normale quando si presenta nella media delle società di un certo tipo,

quando riguarda fenomeni ricorrenti all'interno di certi tipi di società; mentre è patologico quel

fenomeno che non rientra nella normalità statistica, che non fa parte del normale funzionamento

della società. Questo criterio di normalità e patologia può cambiare nel corso del tempo.

LA TESI SULLA NORMALITÀ DEL CRIMINE (Durkheim) punto di vista funzionalista.

La domanda che si pone Durkheim è : qual'è la funzione sociale svolta dalla criminalità, si tratta di

un fenomeno normale? Lui crede che il crimine è un fatto normale, puo essere considerato positivo,

ma diventa patologico quando diventa ingovernabile dalla società, la patologia è un fenomeno di

quantità.

Secondo Durkeim il crimine è un fenomeno sociale non solo in senso statistico, ma nel senso

anche che svolge delle precise funzioni sociali, in particolare la devianza (difficoltà di adattarsi alle

fondamentali norme etiche o comportamentali della società o del gruppo di appartenenza) di

soggetti che trasgrediscono le norme sociale svolgono un ruolo fondamentale e positivo nel

mantenimento dell'ordine sociale( aspetto che sfugge agli occhi del moralista, ma per il sociologo è

diverso ).

Durkheim afferma che la criminalità è parte integrante delle società sane, incorreggibile natura

dell'uomo, dal punto di vista sociologico ha ruolo di salute pubblica.

Le funzioni positive svolte dalla criminalità ( criminalità insieme di comportamenti che violano le

norme):

La reazione sociale che segue alla devianza alla criminalità serve a rafforzare i legami di

• solidarietà sociale. Aggregando l'opinione pubblica nella comune condanna del criminale.

La devianza sociale può essere utile nel riconfermare i confini tra ciò che è lecito e ciò che

• non è lecito, la denuncia del male ci informa su ciò che bene.

La devianza sociale in alcuni casi serve ad anticipare mutamenti sociali indesiderabili.

Il concetto di anomia , cioè assenza di regole letteralmente, è una delle cause di aumento della

devianza sociale. Tra anomia e devianza c'è un rapporto di causa effetto.

Concetto di anomia in senso oggettivo e senso soggettivo:

in senso oggettivo, indica uno stato oggettivo di carenza di norme o regole, capaci di

• contenere le condotte, i desideri, le aspirazione degli individui e di regolare i loro

comportamenti.

il senso soggettivo, in termine di anomia, designa lo stato soggettivo di chi è esposto

• all'anomia in senso negativo, cioè di colui che non accetta le norme sociali che vigono nella

collettiva di cui fai parte. Sociologia del diritto e delle professioni giuridiche

La concezione più risalente nel senso soggettivo è presente nelle opere di filosofi inglesi del 1600,

ma anche nelle opere di Senofonte in cui parla di coloro che non rispettano le leggi delle divinità.

Il termine Anomia è stato recuperato e utilizzato da Durkheim nella sociologia,inteso in senso

oggettivo, per lui anomia significa essenzialmente di carenza o mancanza di regole sociale, valori

condivisi atti a contenere i comportamenti degli individui, desideri aspettative... per Durkheim un

certo grado di anomia è normale, anzi è necessario e funzionale alle esigenze di innovazione e

progresso nelle società moderne, perchè non tutti i comportamenti degli individui devono essere

disciplinati da norme sociali, occorre che gli individui abbiamo spazi in cui si possano autoregolarsi

autonomamente. Il problema si verifica quando l'anomia supera il limite e da fenomeno normale

diventa un fenomeno patologico e ingovernabile dalla società.

Nell'opera “La divisione del lavoro sociale “ Durkheim approfondisce la sua tesi, secondo cui nelle

società moderne rette da vincoli di solidarietà organica, c'è necessariamente uno spazio sottratto

alla coscienza collettiva, in cui mancano valori condivisi, ma se questo spazio di autoregolazione si

allarga troppo, produce effetti disfunzionali di solidarietà organica.

Durkheim prende in considerazioni tre fattori che convertono l'anomia da fenomeno normale a

fenomeno patologico, ingenerando l'aumento di devianza sociale.

Questi tre fattori sono:

1. Rapidi mutamenti sociali : l'anomia cresce notevolmente nei periodi di rapido mutamento

sociale, come è accaduto nella rivoluzione sociale; l'anomia aumenta perché in questi

periodi il ritmo di sviluppo delle nuove strutture sociali e culturali, è cosi rapido che supera

le capacità del gruppo sociale di darsi nuove norme, adeguati alle nuove strutture sociali e

culturali; mentre le vecchie norme riguardando vecchie strutture non sono in grado di

disciplinare le nuove situazioni , e allora si crea un aumento del normale grado di anomia.

Non sempre la società è pronta a darsi delle norme per catturare le nuove strutture sociali,

ma finché non si adegua c'è anomia → aumenta lo spazio di autoregolazione.

2. Andamento dell'economia : osserva che l'economia in un sistema produttivo di tipo

capitalistico si trova in uno stato di costante anomia. L'economia è il settore sociale che si è

sviluppato più velocemente rispetto alle altre sfere sociali; l'imprenditore capitalista è in una

condizione di perenne anomia , da un lato persegue l'obiettivo del profitto, dall'altro la

necessità del progresso e innovazione fanno si che un requisito professionale

dell'imprenditore sia proprio una certa elasticità nei codici di comportamento. Il mercato

capitalista non può essere interamente regolato.

Se non ci sono regole e valori condivisi in grado di indirizzare l'attività economica,

l'economia capitalista è totalmente anarchica dà luogo a risultati disfunzionali, si pensi ad un

mercato privo di regole condivise, assenza di norme relative alla concorrenza ... ma secondo

Durkheim dice che occorre che ci sia un insieme di regole, almeno regole minime che siano

condivise ed orientino l'attività economica dell'imprenditore, occorrono regole volte a

coordinare, rendendole reciprocamente compatibili, le diverse funzioni che caratterizzano la

divisione del lavoro sociale.

Se l'anomia supera un certo livello si rischia di produrre risultati disfunzionali ( in ambito

economico : fallimenti, lotta di classe, concorrenza sleale ) .

Esistono delle oscillazioni significative dell'anomia che possono produrre un aumento del

normale grado di anomia: in particolare nei periodi di crisi economica o di catastrofi

ambientali si assiste ad un aumento dell'anomia, perché di fronte ai bisogni della

sopravvivenza il rispetto delle regole condivise passa in secondo piano .

Ma anche nei periodi di boom economico il grado di anomia tende a crescere, perchè gli

individui hanno la sensazione che ogni desiderio sia realizzabile, quindi l'anomia cresce =

Sociologia del diritto e delle professioni giuridiche

sono le cosiddette crisi felici, in cui si sente meno il sentimento di solidarietà sociali.

Durkheim sostiene che una delle cause delle crisi felici è l'aumento dei suicidi, l'anomia

cresce oltre il grado normale.

3. Il diritto : è un fattore che incide sul grado normale di anomia, in particolare quando il

diritto modifica la struttura giuridica di un'istituzione sociale, e quindi le norme sociali che

erano parte integrate di questa istituzione vengono messe in crisi. L'istituzione sociale

studiata da Durkheim è il matrimonio: prima di essere istituzione giuridica è un' istituzione

sociale, caratterizzato dal un valore di consenso. Durkheim crede che quando il diritto

interviene per modificare la struttura del matrimonio, introducendo il divorzio, si mettono in

crisi i valori che erano parte integrante del vincolo dell'indissolubilità, accade che i coniugi

siano portati a sentire in modo meno stringente meno le regole della solidarietà reciproca.

Devono esserci valori condivisi, tra questi la credenza condivisa che questa unione sia

indissolubile .

Delle cause dell'anomia Durkheim se ne occupa nell'opera “ La divisione del lavoro sociale “

mentre gli effetti dell'anomia sono trattati nell'opera “Il suicidio”.

Durkheim considera il suicidio come l'indice più importante per valutare il livello di integrazione

dell'individuo all'interno di un gruppo sociale.

Il suicidio rientra tra i comportamenti devianti.

Il suicidio è considerato da Durkheim un fenomeno normale, ciò che è patologico è l'aumento

improvviso del tasso di suicidi che si verificava nella società francese a lui contemporanea, osserva

l'aumento dei tassi di suicidio, e cerca di offrire una spiegazione sociologica alle variazioni di tasso

dei fenomeni di suicidio. Ritiene che sia importante sgombrare il campo dalle teorie psicologiche

che interpretano il suicidio esclusivamente in termini psicologici, cioè come espressione di un

disagio individuale o predisposizione fisica o biologica, ritiene che teorie di stampo

individualistiche non siano in grado di spiegare alcuni fenomeni sociali osservabili empiricamente,

in particolare queste teorie non spiegano:

Il fatto che ad esempio i suicidi siano più diffusi nel contesto di certe comunità religiose,

• tendenzialmente i protestanti tendevano a suicidarsi piu dei cattolici, e i cattolici piu degli

ebrei. Le statistiche del tempo incrostate dal razzismo, testimoniavano che gli ebrei fossero

più propensi alle malattie mentali e quindi piu propensi al suicidio ma le statistiche

dimostrano il contrario .

Le teorie psicologiche non spiegano il fatto che i suicidi tendano ad aumentare non solo in

• periodi di crisi economica, ma anche nei periodi di rapida crescita economica.

Le teorie di stampo individualistico hanno difficoltà a spiegare perchè il tasso di suicidi sia

• piu elevato tra persone non sposate piuttosto che tra persone sposate, e tra coppie senza figli

rispetto a coppie con i figli. Le statistiche del tempo ci dicono che il suicidio sia più raro tra

persone stabilmente integrate in un gruppo familiare soprattutto se c'è la presenza di figli.

Le persone inserite all'interno di contesti familiari sono meno “individui” rispetto alle altre,

perchè sono tenute sempre ad agire tenendo in considerazione i desideri degli altri e le

aspettative che il coniuge e i figli hanno nei loro confronti. La famiglia funziona come un

luogo di contenimento delle aspirazioni individuali. Nel momento di crisi le persone inserite

in contesti familiari sanno a chi rivolgersi, sono più immuni rispetto alle tendenze suicide

delle condizioni individuali.

Secondo Durkheim è suicidio ogni causa di morte che deriva in maniera diretta o indiretta da un

atto volontario dell'individuo, definizione molto ampia.

Durkheim distingue tre tipi di suicidio che servono per dare una spiegazione alle variazioni di tasso

Sociologia del diritto e delle professioni giuridiche

di suicidio :

Suicidio altruistico : è il comportamento del soldato che sacrifica la sua vita per salvare

• altri commilitoni, è il comportamento del kamikaze che usa il suo corpo come arma, sono i

suicidi dei dissidenti politici . Il suicidio altruistico si caratterizza per il fatto di essere

conseguenza di una scelta giusta o sbagliata che sia, che può definirsi eroica. Si parla di

suicidio altruistico in tutti i casi in cui l'individuo è disposto a sacrificarsi per adempiere ad

un dovere sociale che dipende da una convinzione politica- religiosa molto forte o dal fatto

di ricoprire un certo ruolo sociale come quella del soldato. In tutti questi casi gli individui

sono spinti al suicidio perche in loro la coscienza collettiva sovrasta la coscienza

individuale, l'istinto di sopravvivenza. Il suicidio altruistico è determinato da un eccesso di

integrazione sociale; si tratta del suicidio tipico di gruppi fortemente integrati tra loro nei

quali la coscienza collettiva domina = tipico delle società primitive → esempio dei guerrieri

celti, i quali consideravano disdicevole morire per vecchiaia o malattia, perche si sentivano

un peso per la società, e quindi per sfuggire a questo disprezzo sociale si suicidavano .

Questo tipo di suicidio si trovano anche nelle società moderne all'interno di gruppi politici

molto coesi al loro interno = la forza del gruppo prevale sull'individuo tanto da giustificare il

sacrificio della vita di alcuni facenti parte. Coscienza collettiva predominante.

Suicido egoistico : è una conseguenza della mancanza di coesione sociale e

• dell'individualismo che caratterizza le società contemporanee.

Il paradosso delle società moderne : esse rivolgono agli individui delle richieste e aspettative

tra loro difficilmente compatibili. Da un lato la modernità nasce dal culto della credenza

dell'autodeterminazione individuale, quindi le società moderne incoraggiano l'individuo a

massimizzare la propria autonomia, cioè a essere indipendenti dal gruppo.

Espressione di Hart: piccoli sovrani in scala ridotta, ovvero individuo proprietario di se

stesso = ente autosufficiente . Questo comporta ad una minore apertura nei confronti degli

altri, meno capace di interagire con gli altri.

Secondo Durkheim il suicidio egoistico è più diffuso tra soggetti appartenenti a comunità

protestanti rispetto alle comunità cattoliche, perché il protestante è in una posizione di

autonomia, è stato educato secondo il principio del libero esame ( Lutero visione

individualistica ) , il soggetto è davanti a dio, la confessione non esiste se non davanti a dio;

il cattolico invece ha una comunità gerarchia ecclesiastica che dice come comportarsi, i

cattolici sono molto più invasivi nella sfera individuale dell'individuo. Invece nelle comunità

ebraica c'è una forza integrante che non è presente nel mondo cattolico e protestante, il

rispetto di rituali e norme condivise, hanno creato e rafforzato i legami di solidarietà tra i

membri appartenenti a questa comunità.

Suicidio anomico : presenta delle affinità con il suicidio egoistico, perché anche questo è

• tipico delle società moderne dove è intervenuta la divisione del lavoro sociale e sembrano

essere conseguenze della modernità. Il suicidio anomico come il suicidio egoistico può

essere interpretato come una reazione ad alcune pretese contraddittorie che le società

moderne rivolgono agli individui. Le società moderne cercano di massimizzare l'iniziativa

individuale , essere imprenditori di se stessi ha un prezzo, i vincoli di solidarita sociale

tendono ad allentarsi, perche i sogni degli altri perdono importanza, gli individuo perde

l'idea di mettersi nelle mani del gruppo.

Le società moderne chiedo agli individui oltre ad essere indipendenti, di essere aperti al

progresso, all'innovazione e al cambiamento → il prezzo da scontare è l'indebolimento della

Sociologia del diritto e delle professioni giuridiche

sfera di valori condivisi a livello comunitario, quei valori che danno senso alla vita delle

persone. Secondo Durkheim questo da luogo a episodi di suicidi anomici, egli da molta

rilevanza alla mancanza di valori sociali condivisi, perchè questa mancanza si traduce nella

difficoltà di dare valore alla propria esistenza sociale.

Questi valori sono la tenuta dei valori di solidarietà organica, permettono agli individui di

indirizzare e limitare i propri desideri, porre dei limiti alle proprie aspirazioni, sentirsi

orgogliosi di cio che si è riusciti a fare, permetto di sopportare i sacrifici che servono al

raggiungimento di ideali condivisi. Quando mancano questi valori condivisi, si trovano

privi di punti di riferimento e aumentano secondo Durkheim i suicidi anomici.

Durkheim offre due argomenti empirici a supporto di questa tesi

1. In primo luogo il fatto che il tasso dei suicidi tende ad aumentare non solo in tempi di crisi

economica, ma anche nei periodi di boom economico perché molti individui vengono

proiettati in esistenze che non sono in grado di gestire, non sanno più cosa volere, poiché

possono tutto, non c 'è freno ai loro desideri, perché tutto sembra realizzabile, e la società in

periodi di boom economico si trova in uno stato di effervescenza che può compromettere la

tenuta del tessuto normativo (le regole e valori sociali condivisi)

2. In secondo luogo quando il diritto interviene per riformare le strutture giuridiche di

istituzioni sociali rischia di compromettere alcuni valori che caratterizzavano questa

istituzione sociale, fa un discorso di effetti sociali negativi = esempio divorzio

Durkheim è il primo ad utilizzare la nozione di anomia, dopo di lui si sviluppa una corrente

funzionalista che considera l'anomia come possibile elemento causale di comportamenti devianti

della società, questa idea vieni ripresa nell'ambito della sociologia del diritto statunitense, a partire

dagli anni 30/40 da un gruppo di studiosi funzionalisti di Harvard di cui i piu noti sono: Parson e

Robert King Merton.

Mertons autore dell'opera “Struttura sociale e anomia” pubblicata nel 1938. Il merito di Merton è

l'elaborazione di un sistema per comprendere il funzionamento delle società contemporanee.

Merton è interessato alle cause della devianza sociale (criminalità), secondo i dati statistici la

devianza sociale è piu diffusa tra i ceti più bassi della popolazione, la matrice per la spiegazione

della devianza era il determinismo biologico poi si comprenderà che la devianza sociale dipenda da

cause sociali “ criminali non si nasce si diventa”. Tra queste cause è particolarmente interessato al

fattore dell'anomia. Per spiegare perchè il fenomeno della devianza sociale sia piu diffuso tra le

categorie più svantaggiate ricorre al concetto di anomia.

Alla parola anomia Merton attribuisce un diverso significato rispetto a quello sostenuto da

Durkheim.

Per Merton l'anomia consiste nella discrepanza o tensione (strain) tra due elementi:

da una parte gli obiettivi culturali socialmente condivisi dalla maggioranza della società, e dall'altra

i mezzi legittimi per raggiungere queste mete.

Il funzionalismo secondo una classificazione rientrerebbe nell'ambito delle teorie sociologiche del

consenso, cioè gli studiosi del consenso come Merton o Durkheim ritengono che nella società (per

Marton in particolare la società statunitense degli anni 30) le persone condividano dei valori, degli

scopi e degli interessi comuni, per cui credono che valga la pena di lottare e sacrificarsi. I teorici del

consenso sono piu propensi all'idea che esista un consenso a livello sociale sui valori condivisi.

Merton fa riferimento ai valori condivisi negli anni 30 negli Usa tra cui prestigio economico , il

successo, stile di vita consumistico.. il problema è che la società pur enfatizzando l'importanza di

raggiungere questi scopi non è strutturata in maniera tale da offrire a tutti l'opportunità di

raggiungere queste mete, che nonostante ciò tende a proporre come traguardi a cui tutti dovrebbero

Sociologia del diritto e delle professioni giuridiche

aspirare. Società DISEGUALE = si crea un divario di mete culturali socialmente condivise, che

determina una tensione permanente , che sarebbe secondo Merton la maggiore responsabile di

comportamenti non conformi rispetto alle norme e valori sociali condivisi. Osserva come gli

individui reagiscono a questo stato di tensione permanente, e come si adattano e organizzano nel

contesto della condizione anomica prodotta dalla tensione tra mete e mezzi.

Nell'opera “ Struttura sociale e anomia” elabora una tipologia costituita da 5 risposte adattive di

come gli individui reagiscono alla condizione anomica della società. La prima è una risposta

conforme, le altre sono tutte risposte devianti. Merton in questa tipologia considera una sola meta

culturale importante che è il prestigio ed il successo economico

Il modo più consueto di adattamento alla condizione anomica è la conformità, risposta

• tipica degli individui che si conformano alle mete culturali e utilizzano mezzi legittimi per

conseguire queste mete

Il secondo modo di adattamento è la classica devianza chiamata da Merton “innovazione”,

• che consiste nell'adattamento di chi accetta le mete culturali ma utilizza mezzi illegittimi.

È il tipo di adattamento più diffuso tra la popolazione che non ha a disposizione le risorse

per il raggiungimento di mete, è tipico delle persone che avvertono l'obbiettivo del successo

economico. Merton nota che anche nella fascia medio-bassa americana il successo è

valorizzato nonostante le risorse per ottenerlo vengono a mancare. Merton sposta

l'attenzione dalle cause della criminalità alle reazioni , come il sistema penale reagisce al

crimine. Sutherland nota che in molti ordinamenti, compreso il nostro, vige il principio

della obbligatorietà della sanzione penale , in teoria ad ogni notizia di reato il sistema

dovrebbe attivarsi.

Ma il sistema penale nel suo complesso seleziona tipi di reato piuttosto che altri. Sutherland

scrive “ il crimine dei colletti bianchi” criticando Merton il quale riteneva che i reati fossero

compiuti esclusivamente dai ceti inferiore, per dimostrare che in realtà non sono solo i

poveri a essere ripresi dal codice penale, ma anche i colletti bianchi

Il ritualismo comportamento di chi ha abbandonato in gran parte l'aspirazione al

• raggiungimento del successo economico, ma continua a rimanere vincolato al rispetto delle

norme istituzionali, è la sindrome dell'individualista sociale. È un mezzo per mitigare

l'ansietà data dalle aspirazioni troppo alte

La rinuncia sia al perseguimento di mete socialmente condivise, ma anche la rinuncia di chi

• rifiuta il rispetto delle regole sociali istituzionali, è la risposta tipica di chi vive nella società

ma non ne fa parte di questa; rifiutando le regole sociali condivise sono individui estranei

alla società, sono i vagabondi, diseredati sociali, i tossici gravi, i pazzi, gli alcolisti.

É un rifiuto passivo

La ribellione è una rinuncia attiva, c'è la sostituzione con altre mete e altri mezzi , il ribelle

• sostituisce altri obiettivi, altri mezzi, cercando di proporre mete alternative

Merton fa l'esempio di movimenti sociali di protesta che impongono nuove mete culturali,

che potrebbero sfociare in cambiamenti della società, i mezzi possono consistere in mezzi

criminali (Isis), Merton getta le basi per lo studio delle cosiddette subculture, utilizzata per

gli studi sulle bande giovanili, è un concetto che viene utilizzato per studiare dei fenomeni

come quelli mafiosi

Ha avuto grande successo questa opera perche ha il merito di comporre in un unico modello

esplicativo semplice, comportamenti sociali molto diversi, ovviamente ci sono anche delle critiche.

Sociologia del diritto e delle professioni giuridiche

Satherland rivolge una critica alla teoria di Merton, perche in questo schema l'individuo sembra

agire solitariamente, non c'è riferimento al rapporto degli individui con il gruppo. Merton parla di 5

modi di adattamento individuale all'anomia.

Satherland e altri autori pongono l'attenzione sull'importanza dei fattori ambientali e sulle

interazioni, si sottolinea l'idea secondo cui il comportamento criminale è sempre frutto di un

processo di apprendimento di regole devianti, di tecniche e motivazioni devianti. Questo processo

di apprendimento è possibile solo grazie all'interazione dell'autore di reato e di altri individui.

WEBER ( anti-positivista )

Weber è il principale esponente del paradigma dell'azione sociale.

I temi cruciali sono il problema dell'ordine e il rapporto tra struttura sociale e l'agire sociale

dell'individuo.

Per spiegare i fenomeni sociali è necessario partire dall'analisi dell'agire sociale degli individui

( individualismo metodologico ) .

L'agire sociale è l'oggetto della sociologia per Weber. Per spiegare e azioni individuali degli

individui è necessario tenere conto delle loro motivazioni, ciò presuppone che le azioni sociali siano

dotate di un senso intenzionato = gli attori attribuiscono un senso al loro agire.

Weber elabora il modello interpretativo comprendente.

Weber autore di “Economia e società”. In quest'opera parla di rapporti tra religione e etica

economica, rapporti tra norme e sociologia .

TIPI IDEALI: sono definizioni di categorie fondamentali della sociologia del diritto, definizioni di

termini come : agire sociale, potere, burocrazia ..Sono rappresentazioni semplificate rispetto alla

complessità dei fenomeni sociali cui fanno riferimento,

sono delle loro astrazioni perche sono costruzioni concettuali che come vedremo non trovano

riscontro nella realtà sociale, ma non di meno sono utili a decomplessificare e spiegare la realtà

sociale.

RIFLESSIONE SUL POTERE

il contributo di Weber allo studio della nozione del poter è dato dalla concezione del potere inteso

come potere sociale esercitato da un essere umano su altri,in termini di relazione sociale.

POTERE = RELAZIONE SOCIALE

Il potere per Weber è una relazione tra due soggetti in virtù della quale un soggetto incide sul

comportamento di un altro soggetto facendogli fare/pensare qualcosa.

La relazione sociale è l'incontro tra più azioni sociali, si ritorna all'agire sociale oggetto della

sociologia per Weber.

AGIRE SOCIALE:

Weber in “Economia e società” distingue tra due nozioni, l'agire o l'azione senza ulteriori

qualificazioni e l'agire sociale.

Per agire o azione intende un comportamento o atteggiamento umano che può essere un fare,

pensare o credere a cui l'individuo o gruppo di individui che agiscono attribuiscono un senso

soggettivo, il significato intenzionato; per Weber l'azione è tale solo se dotata di senso e quindi se

c'è una motivazione soggettiva.

Per agire sociale intende un agire che sia riferito all'atteggiamento di altri individui e orientato nel

suo corso in base a questo. Un gruppo di individui agisce in un modo piuttosto che in un altro

Sociologia del diritto e delle professioni giuridiche

perchè prende in considerazione la volontà e le aspettative altrui.

Weber elabora la sua nozione di sociologia intesa come scienza che si propone di comprendere in

virtù di un procedimento interpretativo i motivi dell'agire sociale, cause ed effetti. Weber appare

rivoluzionario.

Weber elabora quattro tipi ideali di agire sociale che distingue in base ai diversi motivi soggettivi

dell'agire sociale, o anche fondamenti determinanti dell'agire sociale:

L'agire razionale rispetto allo scopo : è l'agire tipico di chi si prefigge uno scopo e

• individua i mezzi più adeguati per il perseguimento di quello scopo, calcolando le

conseguenze del proprio comportamento. Questo dovrebbe essere il comportamento tipico

del politico di professione che assume l'etica della responsabilità, il politico dovendo

assumere decisioni che hanno effetti su altri, dovrebbe agire in modo razionale rispetto allo

scopo. Il politico di professione è responsabile delle conseguenze delle proprie azioni,

dovrebbe dare conto del suo mandato. Lo applica non solo nel mondo della politica ma

anche nell'agire economico (l'imprenditore capitalista) .

L'agire razionale rispetto al valore : è il comportamento tipico di chi agisce senza

• calcolare le conseguenze delle proprie azioni, ma agisce invece nella convinzione del valore

di una condotta in quanto tale, perchè è convinto del valore di quella condotta, ad esempio è

il comportamento di quei soggetti che assumono l'etica della convinzione, accettando anche

conseguenze gravi perchè è convinto che quell'azione abbia un valore in se.

L'agire affettivo o passionale : si ha quando il comportamento degli individui è

• determinato da stati emotivi e emozionali

L'agire tradizionale : è l'agire di chi si comporta in un modo rispetto che un altro perchè

• sta rispettando un uso o una tradizione.

Raramente un comportamento reale già verificatosi può essere spiegato facendo riferimento

ad uno solo di questi quattro modi di agire.

Un'azione razionale rispetto allo scopo puo essere al contempo un azione rispetto al valore o

un'azione passionale. Pensiamo al gesto esemplare del pacifista ( dissidente politico ) che

decide di incatenarsi davanti al ministero della difesa è un agire rispetto allo scopo ma anche

un agire rispetto al valore.

Bisogna tenere conto della situazione in cui si trovano gli attori dell'agire sociale, non

dipende dai criteri valutativi dell'osservatore.

La necessità di tenere conto della definizione della situazione degli attori, cioè come si

percepiscono in determinate situazioni, ha rilevanza sociologica importante perchè esiste il

TEOREMA DI THOMAS secondo cui una situazione definita dagli attori come reale diventa reale

nelle sue conseguenze. Il teorema è applicato alla Profezia che si auto adempie si basa su quanto

potere hanno le percezioni e credenze dei soggetti nel produrre realtà. Si pensi alla diffusione di

una notizia falsa come può diventare vera.

Per relazione sociale si intende un comportamento sociale di più individui che è instaurato

reciprocamente secondo il suo contenuto di senso e orientato in conformità, nasce da azioni sociali

di individui che sono caratterizzati da reciprocità di entrambi le parti. L'amicizia , l'amore, lo

scambio di mercato, il potere sono relazioni sociali.

Quindi la relazione sociale è un insieme di azioni caratterizzati dalla reciprocità.

LA NOZIONE DI POTERE SOCIALE ossia il potere di un essere umano nei confronti di uno o

piu soggetti. Il potere è una relazione sociale in virtù del quale un soggetto ha, titolare del potere,

Sociologia del diritto e delle professioni giuridiche

induce un altro soggetto, destinatario del potere, lo induce a fare, pensare, credere o non, qualcosa.

È una concezione originale, secondo cui il potere costituisce una relazione sociale tra soggetti,

quella di Weber, è una concezione relazionale.

Weber introduce la differenza tra POTERE e VIOLENZA riconducibili alla macro categoria della

forza e della potenza . Cosa distingue il potere dalla violenza ? Il fatto che il potere denota una

relazione sociale che nel momento iniziale può apparire conflittuale ( soggetto A e soggetto B in

disaccordo ), e affinche la relazione al potere non si cali nella violenza occorre che in un momento

successivo o finale la relazione diventi consensuale ( soggetto B presta obbedienza al soggetto A )

Se nella relazione il soggetto A induce il soggetto B a fare o non fare qualcosa ma non si verifica un

momento di consenso si tratterà di una relazione di violenza.

Il potere indica un fenomeno UBIQUO: condiziona tutte le sfere sociali; tutti i rapporti

interpersonali , sia formali che informali, sono attraversati da relazioni di potere, ma non è

empiricamente osservabile, ma posso osservare gli effetti del potere sulle persone.

Il primo aspetto del potere come relazione sociale: si tratta di una concezione originale

• introdotto nel dibattito da Weber caratterizzato da due concezioni, la concezione più

risalente ovvero la concezione soggettivistica e dall'altra c'era la concezione oggettivistica,

entrambe riguardanti la natura del potere sociale.

Due concezioni elaborate nell'ambito della teoria politica. La concezione soggettivistica

puo farsi risalire a Locke, questa concezione definisce il potere come una qualità o facoltà

originaria o acquisita che inerisce al patrimonio biologico e/o culturale degli individui; il

potere è una caratteristica soggettiva appartenente agli individui in virtù di caratteristiche

naturali o dello status sociale che rivestono.

Esempio relazione formale regolata da norme tra governanti e governati si può leggere in

chiave soggettivistica, e dire che i governati esercitano il loro potere in virtu del loro status;

nel caso della monarchia ereditaria potevi diventare monarca solo se eri figlio del sovrano

( caratteristiche biologiche ).

Anche la relazione informale tra genitori e figli, puo essere spiegaza in maniera

soggettivistica, l'influenza che il genitore esercita sui figli è dovuto dal possesso di una

maggiore saggezza ma anche da uno status di superiorità rispetto ai figli.

Il potere puo essere letto in una chiave diversa ( oggettiva ), non come facoltà soggettivistica

ma come un oggetto, uno strumento che il titolare possiede, e di cui puo disporre a proprio

piacimento.

Il potere del capitalista consiste nel possesso dei mezzi di produzione, il potere dell'ideologo

consiste nel possesso della conoscenza, il potere del rapinatore consiste nel possesso di un

arma, potere inteso anche come possesso di strumenti politici legali per rendere il proprio

comando coattivo.

Queste due concezioni non si escludono ma si integrano, ma non basta solo una di queste

due per dare una definizione esaustiva, nemmeno la loro somma. Perchè a entrambe sfugge

un elemento fondamentale colto da Weber : a entrambe sfugge un elemento essenziale

ovvero che il potere sociale è il potere di un essere umano su altri soggetti = un rapporto

inter soggettivo, di qui il contributo di Weber. Questa concezione relazionale non esclude la

concezione soggettiva e oggettiva, ma le assorbe. Da Weber in poi la concezione di potere

più diffusa è quella che considera il potere una relazione sociale.

La relazione di potere dal punto di vista empirico è una relazione causale, dal momento che

empiricamente il potere consiste nel nesso fattuale che congiunge due comportamenti, il

comportamento del soggetto A che produce o causa il comportamento del soggetto B, ciò

Sociologia del diritto e delle professioni giuridiche

presuppone che A abbia delle caratteristiche per poterlo fare, strumenti e mezzi : capacità soggettive

e mezzi sono fondamentali nella relazione sociale, non è possibili stabilire una relazione di potere

se mancano questi elementi. Tuttavia capacità e strumenti sono condizioni necessarie ma non

sufficienti per l'instaurarsi in una relazione di potere. Ci sono ulteriori elementi, le caratteristiche

delle relazioni di potere sono quattro:

Il potere è una relazione causale asimmetrica : il soggetto A titolare del potere possiede

• delle risorse che di fatto o diritto lo rendono in una posizione di potere rispetto a B ( non

sono in una posizione paritaria ) ,le risorse possono essere il denaro, la forza fisica, la

cultura, lo status giuridico, un ruolo professionale.

Il potere è una relazione triadica, per stabilire se ci si trova in una relazione di potere ci si

• deve domandare chi esercita il potere e su chi, ma anche in relazione a cosa. Occorre che A e

B condividano una sfera comune di valori o interessi, un canale di comunicazione efficace.

Il potere consiste in una relazione intenzionale e volontaria, si presume che sia una relazione

• che intercorre tra due soggetti che siano consapevoli del significato delle loro azioni. In

presenza del requisito di intenzionalità del comportamento di A, e volontarietà nel

comportamento di B. In questi casi si pensa al fenomeno dell'imitazione sociale = quando

sussiste la volontà di B di seguire modelli di comportamento, ma che il soggetto A imitato

non sempre vuole imporre. Nel fenomeno della manipolazione è presente l'intenzione di A di

indurre B a fare o non fare qualcosa, mentre manca la volontà di B il quale è ignaro del

disegno di A di fargli fare qualcosa.

Il potere consiste in una relazione che è conflittuale nel momento iniziale e consensuale nel

• momento finale, non importa che il consenso sia prestato per convinzione o opportunità.

Questo serve a Weber per definire la relazione di potere e di violenza.

Quando il consenso in una relazione di potere è dato a priori siamo nel campo del potere legittimo,

cioè quella forma di potere fondata sull'autorità, basato sul riconoscimento da parte del soggetto B

del diritto di comandare in capo al soggetto A. Deve fondarsi sulla legittimità.

È una delle forme di potere, nell'ambito della teoria sociologica si distinguono tre forme di potere

a seconda dei diversi mezzi adoperati dal soggetto A e dell'atteggiamento psicologico del soggetto B

→ le forme di potere sono l'influenza, il potere coercitivo e il potere legittimo o autoritario.

Il potere formale è il potere che inerisce ad un ruolo ed è regolato da norme giuridiche, è un potere

istituzionalizzato che si esprime attraverso simbologie e presenta i caratteri della regolarità e

continuità. Prescinde dalle persone, riguarda i ruoli rivestiti dalle persone.

Il potere di fatto ( potere informale ) è tutto ciò che non è regolato ma può assumere un carattere di

stabilità, si pensi al fenomeno dell'egemonia studiata da Gramsci, la quale è un'influenza

stabilizzata. Il potere di fatto influenza la vita delle persone.

L'influenza costituisce la forma più blanda di potere e consiste nel persuadere qualcuno a

• comportarsi o atteggiarsi o non, in un certo modo. Nella relazione dell'influenza i mezzi a

cui fa riferimento il soggetto A per indurre il soggetto B a fare qualcosa sono mezzi

persuasivi, si tratta di argomenti , discorsi che non necessariamente sono di tipo razionale,

perché l'influenza può essere esercitata facendo ricorso ad argomenti emotivi o alla forza

suggestiva delle immagini. Ciò che caratterizza l'influenza è che la reazione indotta nel

soggetto destinatario del potere è determinata dal contenuto specifico della direttiva, A


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurista dell'imprese e dell'amministrazione
SSD:
Università: Genova - Unige
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher GiuliaFil di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia del diritto e delle professioni legali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Genova - Unige o del prof fanlo Cortez Isabel.

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