Capitolo 1: Alla ricerca della solidarietà
La sociologia si è posta il problema di rispondere a un interrogativo: come è possibile la società?
Le condizioni che permettono l’esistenza di un ordine sociale che garantisca la convivenza civile hanno preoccupato i
sociologi sin dalle origini della disciplina facendo dell’integrazione uno dei suoi luoghi classici.
Integrazione come interdipendenza
Durante la prima fase della rivoluzione industriale il pensiero sociologico attinse la propria ispirazione dalla riflessione che
alcuni economisti andavano conducendo e cioè che la divisione del lavoro aveva aumentato la produttività. Per i sociologi
invece questo era l’immagine di una società frammentata e agitata da interessi diversi e contrastanti.
L’economista scozzese Adam Smith descriveva gli effetti impressionanti che la divisione del lavoro aveva sulle capacità
produttive del lavoro. Il meccanismo che presiede a quello che i sociologi chiamano “coordinamento delle azioni” risiede
nell’interdipendenza degli interessi nel gioco armonioso di interessi egoistici. Il soggetto sociale è un attore razionale,
calcolatore, auto interessato motivato quindi da interessi egoistici.
John Elser ha sostenuto la necessità di una revisione del programma di base delle teorie della scelta razionale e il punto
sul quale andava operata una revisione riguardava Smith e l’interesse personale. Elser chiama in causa tre tipi di
motivazioni: l’invidia, l’opportunismo e i codici d’onore che forniscono il cemento della società senza le quali ci sarebbe il
caos e l’anarchia
L’immagine di un mercato di beni internamente autoregolato dall’automatica coincidenza di interessi e bisogni diversi si
estende in Spencer oltre la sfera economica: per Spencer la natura quanto la società passavano nel corso della loro
evoluzione da uno stadio di omogeneità relativamente indefinito e incoerente ad uno di eterogeneità definito e coerente.
Questo passaggio però non segna il venir meno dell’integrazione della società ma è proprio la divisione del lavoro (come
Smith) che crea una rete di interdipendenza tale da rendere necessaria la mutua assistenza.
L’interdipendenza delle parti diventa la forma propria di integrazione nella società ed ha dei caratteri che la rendono
superiore ad altre forme sociali. Spencer mette a confronto due tipi di società:
Militare, che fa delle funzioni di difesa e offesa delle società vicine la sua attività principale; dato il suo carattere
1.
bellicoso avrà bisogno della cooperazione dei membri ma la cooperazione non sarà un fatto volontaristico ma coatto. La
società militare deve respingere la libertà dei suoi membri, avere una struttura centralistica e un carattere dispotico. In
essa l’individuo non esiste solo per sé ma per la salvezza della comunità.
Industriale, che è fortemente pacifica e la sua funzione prioritaria è quella di scambiare merci al suo interno e con le
1.
società vicine. L’individuo viene lasciato libero e la sua iniziativa incentivata. Non è l’individuo ad esistere per lo Stato ma
quest’ultimo che esiste per l’individuo e per la sua protezione. La società industriale è fortemente decentrata con un
potere politico rappresentativo. Come fa allora ad essere integrata una società tale? La risposta riecheggia vicino a quella
di Smith: la conservazione della società avverrà tramite il mantenimento delle sue unità per se stesse e dalla loro
moltiplicazione, se ciascuno provvede al proprio benessere e a quello della prole, il benessere della società è
implicitamente assicurato. Se ogni individuo ottiene dai suoi consociati un pagamento conforme al valore sei vuoi servizi
allora si ha la proporzione giusta fra compenso e merito. Spencer crede che esista un meccanismo automatico
autoregolantesi che opera in modo che il perseguimento degli interessi e degli obiettivi del singolo abbia come risultato la
maggiore soddisfazione possibile delle esigenze di tutti.
Per Lhumann la società è da intendersi come un insieme di sistemi autopoietici, autoreferenziali e via via che la
modernità evolve sempre più autoriflessivi. Lo stesso meccanismo di differenziazione dei sistemi garantisce un ordine
sociale funzionale. Lhumann distingue due tipi di differenziazione sociale:
Segmentale, che riecheggia la durkhemiana solidarietà meccanica, prevede l’esistenza di parti distinte ma che
1.
svolgono funzioni sociali uguali.
Non segmentale, che si divide in :
1.
a) gerarchico
b) funzionale, quello maggiormente in grado di offrire alte prestazioni in termini di riduzione della complessità dei sistemi
nei confronti dei rispettivi ambienti.
Lhumann non ritiene che le società moderne necessitino di valori comuni come prerequisito dell’ordine sociale ma che
l’ordine possa prescindere da un integrazione di tipo normativo.
Solidarietà e valori comuni
Comte, Durkheim e Parsons sono legati dalla critica alla concezione utilitaristica della società, cioè la società non può
essere tenuta insieme dalla semplice, spontanea integrazione di interessi e bisogni interconnessi. Per loro il problema
dell’integrazione sociale è risolvibile solo facendo appello a una dimensione simbolica e valoriale.
La reazione all’individualismo e razionalismo della nuova società si manifestava già dopo la Rivoluzione francese con i
pensatori cattolici e realisti come de Bonald, de Maistre, Chateaubriand che insistettero lungamente sull’importanza dei
valori che l’illuminismo razionalista negava: l’importanza della tradizione e della religione. L’ordine sociale era
recuperabile solo mediante un ritorno al mondo prerivoluzionario e premoderno.
Comte venne influenzato da questi autori anche se ordine e progresso furono le sue parole d’ordine: per avere l’ordine
era necessaria la fondazione di un nuovo sistema sociale e politico che superasse lo stato di crisi senza che questo
significasse un ritorno alla situazione prerivoluzionaria. E’ dunque evidente la distanza dai pensatori reazionari.
Comte denuncia l’inadeguatezza della scuola reazionaria e anche di quella critica che attribuiva all’incompleta distruzione
del precedente sistema i guasti del presente.
Comte propone una ricostruzione dell’ordine sociale applicando principi scientifici della filosofia positiva. Lo scienziato
diventa il pianificatore sociale. Il problema della ricostruzione dell’ordine sociale non può esser considerato solo dal punto
di vista logico ma anche da quello morale senza il quale la società non può stare insieme. Comte arriva così ad elaborare
un catechismo positivista che esalta la credenza nei principi della nuova filosofia positiva. La religione è considerata
come forma di consenso sociale fondato sui principi scientifici che svilupperò tutte virtù umane, personali e domestiche e
civiche.
Anche per Durkheim le relazioni contrattuali sono instabili e soggette a revoca ma ancora più importante è il fatto che si
inscrivono in un quadro di norme che precedono il contratto stesso. Tale dimensione è data da una parte dalle norme
giuridiche che non vengono contrattate ogni singola volta ma sono già date all’interno del singolo scambio e dall’altra da
un insieme di norme che hanno un forte carattere vincolante e che sono costituite dalla consuetudine e dalla
convenzione. Il contratto dunque non è autosufficiente. Esso è possibile solo in virtù di una regolamentazione del
contratto di origine sociale. L’individuazione di una zona di origine sociale allae spalle delle relazioni utilitaristiche di
soggetti concepiti razionalmente porta Durkheim a mettere l’accento sull’importanza rivestita dai valori comuni all’interno
di una società che costituiscono una base morale molto salda, la base non-contrattuale del contratto all’interno della
quale si iscrivono le relazioni contrattuali.
La sfida che Durkheim accoglie (estranea invece a Comte) è quella di spiegare come possano esistere e quali siano i
valori comuni di società come quelle moderne in cui l’omogeneità culturale è venuta meno. Durkheim introduce così il
concetto di coscienza collettiva con il quale intende l’insieme delle credenze e sentimenti comuni alla media dei membri
della stessa società : questo forma un sistema determinato che ha una vita propria indipendente dalle condizioni
particolari nelle quali gli individui si trovano. Durkheim distingue così due tipi di solidarietà:
Meccanica: somiglianza individui, personalità individuale assorbita da quella collettiva
1. Organica : diversità individui, divisione del lavoro, ognuno ha un campo d’azione e una personalità
1.
Nelle società a solidarietà meccanica il diritto in vigore è quello penale mediante il quale la società reagisce alle offese.
Nelle società a solidarietà organica il diritto penale è sostituito dal diritto civile e ciò indica che a una forza repressiva che
deve sancire la compattezza della coscienza collettiva si sostituisce il criterio del risarcimento che indica invece la
differenziazione sociale.
Da dove trae allora forza la solidarietà organica dal momento che l’interdipendenza delle società moderne non esprime
un carattere propriamente morale ?
Questo problema trova soluzione nel Suicidio: Durkheim riconosce nel culto dell’individuo l’elemento non contrattuale alla
base della solidarietà organica e riafferma il legame tra libertà della persona e la coscienza collettiva. La fede nelle
antiche divinità è stata sostituita a una fede nel valore etico della persona e nella sua individualità, fede che è diventata il
credo comune della società moderna. Questo è l’elemento precontrattuale che è in grado di imbrigliare il contratto.
Anche Parsons si pone lo stesso problema di Durkheim e cioè di cosa tenga insieme la società.
Parsons critica il generico riferimento ai valori comuni che Durkheim opera per definire la coscienza collettiva di una
comunità. I valori comuni sono il livello più generale e astratto di condivisione simbolica all’interno di un sistema sociale,
sono quelli che tutti i membri di un sistema condividono. All’interno del sistema però trovano una maggiore specificazione
nelle norme sociali differenziate per sottosistemi che definiscono modelli di aspettative comportamentali tagliate su misura
per specifici gruppi sociali. Valori, norme, fini collettivi esercitano in diversi modi un controllo sul comportamento dei
singoli individui.
La mancanza di articolazione del concetto di valori comuni crea per Parsons diversi inconvenienti alla teoria di Durkheim:
Viene meno la possibilità di cogliere il rapporto che all’interno della solidarietà meccanica la coscienza collettiva
1.
intrattiene con altri elementi che non siamo soltanto i valori comuni.
Ancora più difficile sarebbe cogliere il rapporto tra integrazione e valori comuni in una solidarietà organica. Qui
1.
meno che mai si può parlare di una relazione diretta.
Parsons contesta il rapporto sequenziale che Durkheim attribuisce tra solidarietà meccanica e organica. Per
1.
Parsons i due tipi coesisterebbero in parti diverse di uno stesso sistema sociale.
Per Parsons una società perfettamente integrata è una società che soddisfa il duplice criterio di possedere un sistema
completamente armonioso di norme istituzionali le quali sono applicate efficacemente sulla base dell’autorità morale.
Cosa significa? Bisogna prima capire a che livello Parsons pone le istituzioni sociali: queste incarnano il sistema di norme
regolative e ricoprono uno spazio intermedio tra i fini di una comunità e quelli immediati degli individui. Esse non indicano
quali siano i valori cui gli individui devono conformarsi ma il campo entro il quale questi possono ritagliarsi i propri spazi
senza urtare i valori ultimi della comunità cui appartengono.
Allora affinchè le istituzioni diano vita a una società ben integrata occorre che queste esprimano un sistema di norme
coerente al suo interno e inoltre devono trarre la loro forza vincolante dal carattere morale che deriva loro dalla
connessione con i valori ultimi della comunità.
In una fase più matura del suo pensiero Parsons indicherà nella comunità societaria il sottosistema integrativo di una
società. Questa è caratterizzata dal pluralismo interno: la comunità societaria moderna è diventata saldamente pluralista
dal punto di vista religioso, etnico e politico.
Solidarietà e conflitto
- Marx
- Axel Honneth ha rielaborato l’idea marxiana del conflitto di classe inserendola in un più generale quadro di analisi dei
conflitti per il riconoscimento. Per Honneth lo svolgimento pratico di un conflitto tra uomini poteva essere ricondotto a
impulsi morali connessi alla ricerca di istituzioni che si facciano garanti della libertà e del reciproco riconoscimento. La vita
sociale in questo senso viene concepita come teatro di conflitti per la conquista della libertà comunicativa, per il
riconoscimento che conferiscono alla nozione di lotta un forte contenuto normativo. Il conflitto per il riconoscimento
prende le mosse dall’esperienza della negazione di aspettative morali alla base dell’integrità psichica degli individuo.
Le principali esperienze di negazione delle aspettative morali sono tre:
Esperienza dello spregio dell’integrità fisica di una persona che priva un soggetto della facoltà di disporre del
1.
proprio corpo (tortura, stupro, maltrattamenti fisici)
Comprensione normativa che una persona ha di sé mediante l’esclusione sistematica e strutturale dal godimento di
1.
un sistema di diritti che lede il senso della pari dignità morale.
L’esperienza del misconoscimento che si ha mediante la svalutazione di forme e stili di vita individuali o collettivi
1.
abbracciati da un determinato soggetto, negano così il diritto individuale all’autorealizzazione.
A queste tre forme di misconoscimento, umiliazione e negazione corrispondono per Honneth tre forme di riconoscimento
riuscito che indica con i concetti di amore, riconoscimento giuridico e autostima.
Per Honneth la solidarietà si configura come risultato del riconoscimento di forme di vita, di attribuzione di egual rispetto a
determinati stili di vita, (livello tre del processo di riconoscimento). Può darsi solo in comunità etiche pronte a lottare per la
propria pubblica affermazione.
Tuttavia la solidarietà è interpretabile anche in modo meno particolaristico e può esser fatta coincidere con il rispetto e la
cura collettiva delle dimensioni proprie dei processi di riconoscimento.
Solidarietà ed ethos democratico
Pensiero repubblicano Montesquieu e Tocqueville
- Montesqueiu fa della virtù politica il principio proprio del governo democratico, ossia la molla che lo fa muovere, la
passione che anima i cittadini e il loro rapporto con la repubblica. La definisce come l’amore delle leggi e della patria. La
patria non è altro che la repubblica e le sue leggi. Ma chi è il cittadino virtuoso? Come dimostra il suo amore per la
repubblica? Anteponendo l’interesse generale della repubblica al proprio, anteponendo il bene comune a quello privato.
La virtù politica implica una rinuncia a sé che richiede una sana educazione e la presenza di modelli che possano essere
imitati.
La virtù deve però essere innata nei cittadini.
- Tocqueville si chiese quali fossero le cause che contribuivano alla conservazione della repubblica democratica negli
USA. Queste erano di tre tipi: accidentali, come per esempio il fatto che gli USA non avevano vicini che potevano
minacciarli, le leggi, ossia la forma federale attuata dagli USA, le istituzioni comunali che facilitano la partecipazione del
cittadino alla vita politica, e infine i costumi propri degli americani (lo spirito generale di una nazione, la coscienza
collettiva)
- Habermas anche abbraccia la prospettiva repubblicana.
La teoria dell’agire comunicativo fa della partecipazione a una complessa rete di discorsi pubblici lo strumento per la
ricerca di un consenso che non faccia torto alla pluralità delle visioni di bene di ciascuno. L’esercizio dei propri diritti
comunicativi, politici è condizione della difesa dei diritti liberali. Habermas però rivede la tradizione repubblicana in quanto
non concepisce la formazione democratica della volontà collettiva come forma di chiarificazione da parte della repubblica
della propria identità particolare. Abbandona l’enfasi di M. e T. sui costumi della repubblica, sul sostrato di valori comuni e
affida al moderno diritto il compito di integrare delle società altamente complesse e pluraliste come quelle
contemporanee.
Per Habermas nel conteso pluralista delle società contemporanee la politica deve dar voce alla complessa articolazioni
delle concezioni della vita buona presenti nell’arena pubblica. Il legame che mantiene con la tradizione repubblicana è il
fatto di rifiutare una concezione elitaria o aggregazioni sta della politica (concezione secondo la quale la politica altro non
è che il luogo in cui preferenze e interessi personali trovano composizione. Un modus vivendi anziché un bene comune. ).
Per Habermas lo spazio pubblico è il luogo in cui le preferenze degli individui si plasmano e ricompongono costantemente
all’interno di una complessa rete di circuiti e fori comunicativi.
La sfera pubblica dunque
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