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Riassunto esame Sociologia Generale, prof. Rosati, libro consigliato Affreschi della Modernità di Ferrara e Rosati Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Sociologia Generale, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del libro Affreschi della Modernità: Crocevia della Teoria Sociale adottato dalla docente Rosati. Come e perché mutano ordini sociali fatti per riprodursi eguali a se stessi generazione dopo generazione? Quale cemento tiene insieme società complesse attraversate dalla pluralità... Vedi di più

Esame di Sociologia generale docente Prof. M. Rosati

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pensiamo/sentiamo e le nostre azioni che mostriamo. Manca però uno spessore che ha almeno due facce: una faccia

critica. La coscienza onesta aderisce alla tradizione di cui fa parte e la prende per buona ma questo essere fedeli

contiene ancora un momento dell’essere per gli altri. È la voglia di appartenenza, di riconoscimento che muove la

coscienza onesta a prendere ottusamente ogni momento per un’essenza esterna.

Il secondo modello parte invece dal presupposto contrario e cioè quasi niente è per come appare, c’è sempre qualcosa di

storto sotto ciò che appare bello, vero, buono, armonioso. Un elemento di bassezza sotto l’apparenza della nobiltà. La

morale non esaurisce ciò che vi è di degno e il valore nella persona umana. Anzi in certe condizioni storiche c’è più

sincerità e individualità nel non essere sincero.

Ogni contenuto diventa un negativo. Il vero momento positivo è la soggettività nel suo puro farsi, la processualità interna

dell’Io del soggetto.

Da una parte il nipote di R. si inserisce nella stagione della soggettività aperta da Usbek ma la sua identità ha una stoffa

diversa. Il nipote di R. non ha alcun vero Sé a cui progettare di restare fedele. La verità del suo sé sta nel suo adattarsi,

nel suo lasciarsi fluttuare nel mare della vita sociale. Un Sé che sa e può essere se stesso solo nella dimensione della

pluralità.

La tesi della fine dell’individuo

È la vera antagonista della tesi dell’accrescimento di individuazione. Il suo artefice e primo sostenitore è Rousseau. La

critica della società moderna è articolata nel Discorso sull’origine della disuguaglianza, società che ha in sé il

meccanismo della concorrenza all’interno della divisione del lavoro per risorse il cui possesso da parte di qualcuno ha

senso solo se altri ne sono privi. La produttività delle attività organizzate crea un surplus e nasce la questione della

proprietà di questo surplus (va a chi lo ha creato con il proprio lavoro). Nasce una prima diseguaglianza dalla diversità di

talenti naturali che ha come conseguenza le diseguaglianze sociali.

Da qui ha inizio l’influenza corruttrice dell’ordine sociale. Sorge competizione per il rango gerarchico, la proprietà o il

potere. Necessità di apparire altro da ciò che si è. L’individuo viene a poco a poco a dipendere talmente dall’opinione

altrui che la sua stessa coesione interna ne viene messa in forse e il suo Sé risulta ridotto a mera esteriorità. Rousseau

vedeva solo una galleria di maschere sotto le quali non c’era più alcun volto.

Se questo è il problema, qual è la soluzione? Disinnescare la portata corruttrice del legame sociale modificandolo,

mantenere la consapevolezza della presenza degli altri nel proprio campo di azione ma rendere l’attore sociale più

indipendente dal giudizio altrui, meno sottomesso alla forza del sociale. Superare la modalità competitiva di assegnazione

delle ricompense e rafforzare l’individuo e renderlo più autonomo, restituire ad esso una parte dell’autosufficienza

dell’uomo naturale.

Della tesi della fine dell’individuo rientrano anche Adorno e Horkheimer per i quali i motivi dell’abdicazione all’autonomia

sono da ricercarsi soprattutto nel declino della famiglia, in particolare nell’indebolimento dell’autorità paterna e nel potere

livellante dell’industria culturale. Nell’opera Dialettica dell’illuminismo A. e H. offrono una versione compiuta di questa

teoria. L’idea centrale è che gli attuali effetti di reificazione vanno visti come risultato di un processo di più ampia portata

dei mutamenti della famiglia o della nascita dell’industria culturale. Vanno intesi come prodotto della posizione di privilegio

alla modalità strumentale dell’agire. La dialettica dell’illuminismo è innanzitutto una filosofia della storia che tenta di

identificare i diversi stadi di quest’egemonia dell’azione strumentale e ognuno di essi è analizzato come sviluppo e

conseguenza necessaria del precedente. Il culmine di questo processo è raggiunto nella società del XX secolo, nella sua

triplice versione della società di massa americana, della regressione nazista e della pianificazione globale a sfondo

autoritario dello Stato sovietico.

La tesi di A. e H. è che l’egemonia della ragione strumentale ha come prezzo i fenomeni reificazione della società

contemporanea: “gli uomini pagano l’accrescimento del loro potere con l’estraneazione da ciò su cui lo esercitano,

avendo come conseguenza anche la reificazione dei rapporti interni fra gli uomini e anche quello di ognuno con se

stesso”

Secondo saggio, rilettura dell’Odissea.

La tesi della fine dell’individuo trova un’altra articolazione originale nella teoria della trasformazione della personalità in

senso etero diretto - Riesman - o narcisista - Lasch - .

Per R. La modernizzazione ha comportato la transizione da un tipo di carattere orientato alla tradizione a un individuo

auto diretto capace di darsi obiettivi e standard autonomi rispetto alla tradizione e di assumere un atteggiamento critico

nei confronti della comunità. Oggi c’è stato un nuovo spostamento, dall’autonomia della personalità autodiretta a una

nuova forma di eteronomia che R. chiama etero direzione. L’individuo di oggi è poco capace di distanziarsi da modelli

esterni come lo era il suo predecessore ma invece di orientarsi ai modelli immutabili del passato si orienta verso

atteggiamenti, preferenze e gusti dei contemporanei che costituiscono figure di spicco all’interno del gruppo di riferimento.

Questo è avvenuto sulla base del mutamento dei modelli educativi: l’incertezza riguardo al lavoro, ai valori, alle differenze

di status e al giusto modo di educare i figli rende i genitori tendenzialmente ansiosi e li spinge a cercare consigli da

esperti rendendoli così vulnerabili all’influenza dei mass media. Insicurezza, necessita approvazione altrui.

Per L. l’individuo adulto etero diretto, controllato tramite la manipolazione durante la sua infanzia, cerca di controllare a

sua volta gli altri manipolandoli. Disprezza la vita pubblica e professa una cinica tolleranza, una maschera della sua

mancanza di interesse

Il clima culturale e il tipo di personalità dominante si è trasformato in senso narcisista.

La tesi dello sgravio

Cardine della teoria dell’individuo di Gehlen è l’idea dell’uomo come essere manchevole dotato di una illimitata plasticità,

capace di prendere le distanza dal mondo e soprattutto da se stesso e capace di una percezione di se estraniata.

Biologicamente l’uomo si caratterizza per una serie di carenze ma la singolare mancanza di adattamento ad un ambiente

naturale specifico dà luogo a una modalità adattiva particolare che non trova riscontro nelle altre specie. L’uomo non

possiede come gli altri essere un ambiente ma un mondo, non vive semplicemente la propria vita ma dirige la sua vita,

possiede una plasticità che non trova riscontro in altre specie. Caratteristica principale di questa plasticità è la capacità di

distanziarsi dal qui e ora ossia dal contesto immediato diventando così autocosciente.

Dunque tipico della modernità contemporanea non è tanto il sorgere/affermarsi dell’autonomia individuale quanto il

differenziarsi di nuovi ambiti di azione e il sorgere di nuove istituzioni che regolano ed assumono il controllo dell’azione

sul singolo.

La conclusione di G. è che si è tanto più liberi di essere chi si vuole essere quanto più chi noi siamo, come personalità e

carattere, è irrilevante per il mantenimento e la riproduzione del sistema sociale. L’opportunità di un’espressività senza

libertà.

Versioni in chiaroscuro: Marx, Durkheim e Weber

Marx aderisce alla tesi dell’accrescimento di individuazione nel Manifesto del partito comunista, nel descrivere la

borghesia da una parte, ma dall’altra nei Manoscritto economico-filosofici sembra che sia molto più vicino alla fine

dell’individuo in quanto parla di alienazione.

Durkheim sostiene la lettura positiva del rapporto tra individuo e modernità nel modo in cui viene concettualizzata la

trasformazione del rapporto individuo-società nella transizione fra società integrate sulla base della solidarietà meccanica

e organica. Nella società meccanica c’è una somiglianza tra individui, in quella organica ci sono differenze. L’individuo

nella società moderna acquisisce importanti dimensioni di autonomia dalle rappresentazioni sociali.

Nella Divisione del lavoro sociale però troviamo accentuazioni diverse: l’individuo diventa oggetto di una specie di

religione

Più complessa è la lettura di Weber. Da un lato nella tesi dell’Etica protestante e lo spirito del capitalismo Weber afferma

che il principale nemico della modernizzazione è il tradizionalismo di cui sono intrise le etiche religiose non protestanti e

in particolare quella cattolica. Dunque l’evoluzione dell’etica procede in direzione di una sempre maggiore individuazione,

intesa come autonomia dell’individuo da autorità esterne e simboli condivisi.

Dall’altro lato non mancano in Weber tracce consistenti della tesi della fine dell’individuo. Con l’affermazione del

puritanesimo come culturale morale egemone nei paesi più moderni si venne a poco a poco perdendo quella colorazione

etica che il credente conferiva alla sua ricerca del successo professionale. Mentre per il teologo puritano del XVIII secolo

la preoccupazione per la ricchezza, per i beni esteriori, per il consumo oggi doveva essere solo un mantello sottile di cui il

credente poteva liberarsi in ogni momento, nella società industriale questo mantello si è trasformato in una gabbia di

acciaio. Si persegue il successo economico e professionale non come un fine morale ma per i vantaggi materiali che può

dare. “Specialisti senza intelligenza, gaudenti senza cuore”.

Capitolo 3 : Paradigmi del mutamento sociale

Come e perché mutano le società?

Una prima posizione è quella di colore secondo cui il mutamento va concepito sulla falsariga del mutare delle forme

1.

organiche: il mutamento avviene mediante crescita e differenziazione.

Un secondo paradigma è quello per cui il mutamento sociale è in qualche modo figlio del conflitto.

1. Un terzo modello ci invita a intendere il mutamento come frutto del sedimentarsi graduale e progressivo di singoli

1.

scarti individuali nell’esecuzione dei ruoli.

Una quarta famiglia intende il mutamento sociale come un effetto di mutamenti a livello della cultura a loro volta da

1.

spiegarsi in una pluralità di modi.

Il mutamento come crescita e differenziazione

L’avvento della società moderna è visto da Smith come incremento sostanziale della divisione del lavoro che deriva da

alcune caratteristiche dell’essere umano coma la sua tendenza a trasportare, barattare e scambiare un oggetto per l’altro.

Per Smith la divisione del lavoro determina lo sviluppo delle società umane attraverso tre insieme di effetti:

a) aumento di destrezza dei lavoratori, razionalizzazione tempi lavorativi, introduzione delle macchine.

b) sviluppo del mercato e vita metropolitana

c) benessere.

Smith si chiede se alla divisione del lavoro si possano attribuire effetti negativi sull’insieme della società. La risposta è che

un certo torpore mentale può essere ricondotto ad essa (per l’esecuzione di compiti monotoni e ripetitivi) e come rimedio

suggerisce l’istituzione di programmi educativi volti a impartire le nozioni principali del leggere, scrivere e far conto. Altri

aspetti negativi non sono riscontrabili anche per il paradigma della “mano invisibile” di Smith che veicola l’idea di

un’armonia inintenzionale di azioni intenzionali condotte con fini divergenti. La modernità comporta solo acquisizioni

positive nell’ambito economico.

Nel quadro in cui opera Spencer il quadro di fondo si è modificato: vi fu la rivoluzione industriale e la nascita delle scienze

biologiche.

Spencer prende sul serio l’analogia tra società ed organismo. Come l’organismo ogni società nasce, cresce, raggiunge

una sua maturità, decade e muore. Spencer si interessa particolarmente a due aspetti e cioè alla crescita e alla

ristrutturazione continua del rapporto tra le parti e il tutto che alla crescita si accompagna.

Tutta la realtà è soggetta all’evoluzione che procede su tre assi tra loro paralleli: dal semplice al complesso,

dall’incoerente al coerente, dall’indifferenziato al differenziato.

La società è per Spencer un aggregazione di individui che hanno le stesse capacità e le stesse funzioni: la sola differenza

di funzione è quella che si accompagna alla differenza di sesso.

La prima differenziazione che l’evoluzione introduce nel corpo sociale è quella tra governati e governanti. Da questa

derivano tutte le altre: sono successive l’area religiosa, secolare.

Il progresso anche per Spencer si accompagna a una divisione del lavoro che segue degli stadi discreti:

a) allocazione dei compiti regolata sui talenti naturali

b) cristallizzazione di divisione fra governanti e governati

Spencer si distingue da Smith nel cogliere una divisione del lavoro anche tra organi e istituzioni e non lega questo

fenomeno solo alla sfera produttiva.

Troviamo in spencer un’analogia tra società e organismo biologico in quanto condividono 4 proprietà:

1. Iniziano come aggregazioni piccole per poi gradatamente aumentare di masse;

All’inizio sono di una semplicità tale da sembrare privi di struttura interna, ma nel corso della crescita acquisiscono

1.

una crescente complessità di struttura;

1. Le parti che li compongono, e inizialmente indipendenti, acquisiscono interdipendenza le une dalle altre, fino al

punto che la sopravvivenza della singola parte dipende dal funzionamento di tutte le altre parti:

La vita del tutto, società o organismo, è indipendente e più prolungata della vita delle sue componenti, ovvero gli

1.

individui e le cellule nascono, crescono, si riproducono e muoiono mentre il corpo sociale o naturale sopravvive loro.

Differenze:

Le società non hanno una forma esterna predeterminata

1. Mentre il tessuto di un organismo è continuo, le parti del corpo sociale sono discrete e disperse su un territorio;

1. Mentre le componenti di un organismo rimangono fisse al loro posto, gli individui che compongono la società si

1.

muovono da un luogo all’altro;

Mentre solo alcune fra le parti di un organismo sono in grado di percepire piacere o dolore, tutti gli individui che

1.

compongono una società sono dotati di questa capacità.

L’originalità di Spencer consiste anche nel suo coniugare insieme liberalismo e organicismo.

La differenziazione nelle teorie sistemiche

Rispondere adattivamente alle sfide poste dall’ambiente esterno in cui è immersa che una società si modifica.

Parsons e sistema AGIL: ogni sistema per sopravvivere deve rispondere a quattro esigenze/imperativi funzionali

A: ossia di trarre dal suo ambiente sufficienti risorse per la sua riproduzione e distribuirle al suo interno, l’imperativo del

raggiungimento di scopo

G: ossia lo stabilire priorità fra i vari fini sistemici e il mobilitare le risorse necessarie al loro raggiungimento, l’imperativo

dell’integrazione.

I: ossia del coordinare l’interazione fra le sottounità componenti il sistema stesso e l’imperativo del mantenimento del

modello e gestione delle tensioni

L: ossia di assicurare che gli attori sviluppino le caratteristiche appropriate e di assumere o controllare il conflitto e le

tensioni fra sottounità del sistema.

In questa prospettiva il mutamento è una risposta adattiva delle società non tanto alla pressione differenziante originatesi

nella crescita quanto alla potenziale destabilizzazione proveniente da mutamenti esogeni dell’ambiente. I sistemi sociali

mutano per conservare integri i propri confini.

Marx il mutamento come conseguenza del conflitto. Verrà a cessare solo con l’avvenire della società comunista.

a) storia come lotta di classe

b) conflitto tra oppressi e oppressori

c) giustizia violata e dominio

d) il conflitto palese/nascosto

e) esito del conflitto

La borghesia:

- ha lacerato senza pietà i variopinti legami che nella società feudale avvincevano l’uomo e i suoi superiori naturali, al

posto di questi vincoli ha posto l’interdipendenza degli interessi.

- al posto dei 1000 privilegi di casta e di ordine personali ha posto la libertà di commercio e di accesso al mercato

- ha reso cosmopolita la produzione e il consumo di tutti i paesi; ha tolto all’industria la base nazionale: le materie prime

vengono dalle parti più remote del mondo, i bisogni per cui si produce sono spesso nuovi e richiedono queste materie

prime non reperibili localmente.

- ha colonizzato il mondo forgiandolo a sua immagine e somiglianza

- il suo dominio è un ordine intrinsecamente basato sul mutamento, ovviamente all’interno di certi confini segnati dalla

proprietà privata dei mezzi di produzione e dall’appropriazione del plus valore, ma pur sempre sul mutamento e non sulla

conservazione o sul tradizionalismo.

Il conflitto:

- la polarizzazione è più completa che in qualunque altra forma di lotta di classe

- una nuova società non più capitalista potrà essere instaurata solo con una rottura rivoluzionaria dell’ordine esistente

- la nuova società non potrà crescere nel seno della vecchia ma dovrà iniziare con la rottura del vecchio ordine

Il mutamento come sedimentazione di deviazioni dal ruolo

Il mutamento procede non tanto dalla differenziazione sociale, non dal conflitto, quanto dal sedimentarsi graduale e

progressivo di singoli scarti individuali nell’esecuzione dei ruoli. Un ordine sociale può infatti essere visto come un

complesso di istituzioni a loro volta costituite da ruoli diversi che possono essere occupati da individui diversi nelle

generazioni che si susseguono.

Mead si propone di spiegare la genesi sociale della soggettività a partire dall’interazione

Goffman e la distanza dal ruolo come veicolo di mutamento sociale

Il mutamento come ricaduta dell’evoluzione culturale

Condorcet. La dinamica attraverso la quale il progresso ha luogo è quella dell’apprendimento cioè la graduale

sostituzione di pregiudizi, superstizioni e credenze tradizionali con asserti che poggiano su risultati e metodi scientifici.

Condorcet si attende un miglioramento morale complessivo della vita sociale e cioè la distruzione della diseguaglianza tra

nazioni, il progresso dell’eguaglianza all’interno delle nazioni, il perfezionamento dell’essere umano.

Comte, mutamento sociale attraverso la legge dei tre stadi.

La razionalizzazione delle culture e i suoi effetti sociali in Weber; è importante ricostruire la concezione che Weber ci offre

dell’evoluzione culturale come razionalizzazione. Per razionalizzazione di una cultura/religione/stile di vita Weber intende

il rendere quanto più esplicite possibile le sue presupposizioni valoriali ed eliminare tensioni e contraddizioni interne.

Razionalizzare per una religione storica significa rendere esplicita e coerente la sua dottrina riguardo alle costanti

antropologiche della sofferenza, della morte e della discrepanza tra merito e fortuna. In particolare la razionalizzazione

dell’etica è vista da Weber come un processo evolutivo che mette capo a una crescente autonomia dell’individuo da

autorità esterne e simboli condivisi a una crescente astrattezza delle prescrizioni morali, a una crescente importanze delle

intenzioni nel giudizio su un’azione, a una crescente complessità dell’oggetto del giudizio morale e infine a una

universalizzazione delle prescrizioni morali. Questa evoluzione è segnata da tre grandi svolte:

La transizione da un’etica magica a una religiosa delle norme. All’interno dell’etica magica non esiste il concetto di

1.

una legge divina ma con il passaggio a quella religiosa i demoni diventano dei la cui volontà non può più essere

controllata attraverso la magia. Infrangere la volontà divina diventa un’azione immorale. A questo stadio sorge una

concezione di bontà come orientamento verso il sacro. I dieci comandamenti costituiscono uno degli insiemi di queste

norme la cui osservanza assicura la salvezza

La transizione da un etica religiosa delle norme a un’etica di principio. Incarna la forma moderna della moralità.

1.

L’agire è considerato giusto non più sulla base di agire secondo i 10 comandamenti ma sulla base di soddisfare un

principio generale (puritanesimo, contribuire al disegno divino attraverso la dedizione al lavoro)

La transizione da un’etica di principio all’ethos puritano.

1.

Nello scritto Considerazioni intermedie Weber mette in evidenza le tensioni che si produssero all’inizio dell’età moderna

tra le tendenze evolutive di cinque sfere dell’agire sociale ( economia, politica, arte, sfera erotica, sfera intellettuale) e

l’ethos della fratellanza o della solidarietà immediata che prevaleva nella religiosità cristiana pre-moderna. Il motivo

costante dell’etica della fratellanza era l’obbligo dell’aiuto fraterno a chi era in difficoltà.

Sfera economica: quest’etica della solidarietà con il prossimo non poteva non entrare in tensione con gli imperativi di

un’economia in via di modernizzazione. Il desiderio di guadagno e di arricchimento sono sempre esistiti, ma finchè hanno

preso la forma o dell’appropriazione violenta o del sfruttamento economico non sono mai entrati in contrasto con la

spiritualità religiosa cattolico medievale. Secondo Weber due strade solo rimanevano aperte alla cultura occidentale per

ricomporre questa contraddizione in una visione del mondo coerente. Una era la fuga mistica dal mondo verso

un’anarchia dell’amore per l’altro, l’altra consentiva nella rinuncia al comandamento “ ama il prossimo tuo come te stesso”

e questa fu la soluzione contenuta nella teologia calvinista.

Sfera politica: il consolidamento dello stato portò con sé un consolidamento di prassi e atteggiamenti strategici, assieme

al riconoscimento di questa modalità dell’agire come costituiva del politico. La politica sarà tanto più estranea alla

fratellanza quanto più è oggettiva e calcolatrice, quanto più è libera da sentimenti appassionati, dall’ira e dall’amore.

Rimanevano solo due vie per la razionalizzazione coerente della cultura. O l’atteggiamento radicalmente anti politico del

mistico, o l’accettazione calvinista della necessità di imporre a un mondo depravato ciò che è giusto anche con la

violenza.

Sfera estetica: appena l’arte comincia ad essere vista come attività orientata a valori autonomi, coltivati e affinati,

consapevolmente, comincia a emergere la tensione tra questa e la religione. Entrambe condividono il fine di fornire senso

alle persone, un senso situato al di là dei significati ordinari della vita quotidiana. Nel moderno l’arte comincia a svolgere

una funzione in qualche modo vicina a quella della religione nel suo offrire una salvezza sui generis, dalla routine del

quotidiano e dalla pressione crescente che viene dal razionalismo teorico e pratico. Nel caso di questa sfera, il

deprezzamento dell’arte implicito nel puritanesimo non costituì però né un’innovazione né un impulso alla modernità

culturale.

Sfera erotica: la sfera erotica ad un certo punto comincia ad autonominarsi, a diventare un’area di condotta con una

propria dinamica propri valori, propri rituali, propri codici simbolici, etc. quanto più si sviluppa una cultura in grado di

sublimare l’eros in amore e di staccarlo dall’ingenuo naturalismo del sesso, tanto più diventa inevitabile la collisione tra

questa cultura e l’etica della fratellanza. Una cultura erotica pone esigenze che contrastano spesso con quelle

dell’esistenza quotidiana e promette un surrogato di salvezza nella forma socialmente esclusiva della funzione totale con

l’identità di un altro. L’etica del protestantesimo, il suo accettare un eros addomesticato nella forma del matrimonio

finalizzata alla procreazione, non fece che seguire l’unico cammino praticabile per una coerente razionalizzazione.

Sfera intellettuale: laddove la conoscenza empirica perseguita con meteodologie razionali mette capo a una visione

“disincantata del mondo” che non può che apparire minacciosa alla coscienza religiosa premoderna, la quale ha sempre

dato per scontato che il corso del mondo dovesse in qualche modo aver senso. Venivano così a contrasto due immagini

del mondo, quella scientifica che vedeva il mondo come un universo della causalità naturale, quella religiosa che vedeva

il mondo come un cosmo della compensazione etica dove vengono distribuiti premi e punizioni e dove gli eventi

assumono senso rispetto a questo punto di vista. Esisteva però un’altra area di frizione tra sfera intellettuale e religione,

legata al concetto di “bildung”.

Altrettanto essenziali sono tre processi non totalmente riducibili a queste dinamiche della razionalizzazione e pur tuttavia

di inequivocabile valenza culturale.

- disincantamento

- processo di autonomizzazione e istituzionalizzazione dell’azione razionale rispetto allo scopo

- la modernità è connaturata a un processo di differenziazione culturale.

Capitolo 4 : religione e modernità

La religione è un oggetto di studio fondamentale per il passaggio dalle società tradizionali a quelle moderne.

Religione e coesione sociale

Uno dei livelli su cui la sociologia ha affrontato il tema della religione riguarda la funzione che quest’ultima ha svolto nel

passato e può ancora svolgere nel presente e nel futuro della modernità in relazione al problema della coesione sociale.

Se un tempo la religione rappresentava una cosmologia, una morale, uno strumento di potere, una via verso il riscatto

sociale, la modernità sembra averla esautorata da molte di queste funzioni.

- Comte: con gli sviluppi del pensiero comtiano alla religione verrà attribuito un ruolo sempre meno transitorio e sempre

più legato a una funzione permanente di integrazione sociale. Comte attribuisce alla religione un fondamentale compito di

coordinamento di tre aspetti che non possono rimanere scissi ossia il pensiero, l’amore e l’azione. Comte individua nel

culto del “Grande essere” la forma di religione appropriata alla modernità, laddove il “Grande essere” si identifica con le

migliori realizzazioni dell’umanità nel suo insieme. La religione deve poter sviluppare un ethos filantropico compatibile con

il razionalismo scientifico dell’età positiva e della società industriale.

- Durkheim: aveva indicato nelle credenze religiose il contenuto proprio della coscienza collettiva delle società a

solidarietà meccanica. Aveva individuato un potenziale fatto integrativo così come pure una ragione di debolezza


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Riassunto per l'esame di Sociologia Generale, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del libro Affreschi della Modernità: Crocevia della Teoria Sociale adottato dalla docente Rosati. Come e perché mutano ordini sociali fatti per riprodursi eguali a se stessi generazione dopo generazione? Quale cemento tiene insieme società complesse attraversate dalla pluralità delle fedi, delle culture, degli stili di vita, degli interessi? Religione, mutamento, integrazione, individuo, critica, metodo sono i crocevia che ogni teoria della società è destinata a dover attraversare. Questi appunti esplorano ciascuno di questi crocevia, ricostruiscono il filo della conversazione della teoria o filosofia sociale e ci restituiscono quegli affreschi della modernità in base ai quali ancora comprendiamo che cosa significhi per noi essere moderni.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alexmary91 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Tor Vergata - Uniroma2 o del prof Rosati Massimo.

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