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Riassunto per l'esame di sociologia generale

Filosofia sociale, cultura borghese e sviluppo della scienza

Orientamento della riflessione classica e nuove prospettive

L'atteggiamento che prevale nella riflessione classica sulla società è di stampo normativo: gli studiosi, quando si occupano della società, piuttosto che descriverla in ciò che essa è, preferiscono discutere di ciò che dovrebbe essere. In questo modo si creano, sulla base di teorie generali, modelli ideali di società verso i quali tentare di indirizzare le società reali. I modelli ideali misurano le insufficienze delle realtà sociali presenti e indicano il cammino da percorrere in nome della perfezione e della felicità.

Platone disegna lo stato ideale, da tradurre in pratica, fin nei dettagli. Aristotele dedica il settimo libro della Politica alla trattazione dello stato ideale, anche in questo caso delineato con notevole cura di particolari e solo per alcuni aspetti tecnici divergente dal modello del suo maestro. Secondo il cristianesimo, ciò che è sociale, politico, scientifico ed ecclesiastico deriva da una medesima obbedienza universalmente imposta.

Nell’Europa occidentale matura una realtà nuova e vengono alla ribalta nuove classi. La città medievale, essendo una città di mercanti, è libera come pure il lavoro degli artigiani. Nel piccolo mondo medievale, la venuta dei mercanti sconvolge tutte le abitudini e produce in tutti i campi una vera rivoluzione. Con la formazione della borghesia l’Europa cambia volto, la popolazione raddoppia, le città acquistano egemonia sulla campagna e il commercio e l’industria, la circolazione del denaro, il lavoro intellettuale diventano sempre più importanti ed offrono nuove possibilità di sviluppo dello stato e della società. L’uomo diventa soggetto e oggetto della storia e della ricerca. Si colma lentamente la frattura fra scienza e tecnica. Il mondo diventa un grande mondo.

La rivoluzione scientifica

I mutamenti che avvennero dipendono non da nuove osservazioni ma dal sorgere di concezioni diverse dalle precedenti nelle menti degli stessi scienziati. Si assiste dunque a una mescolanza di vecchio e di nuovo che farà dire di quest’epoca sincretica, che ha aperto tutte le vie senza percorrerne fino in fondo nessuna. La rivoluzione scientifica comporta un radicale mutamento in ordine al metodo: non si cercano più le essenze (il che cosa è) ma le leggi, ossia i rapporti causali tra i fenomeni; sottolinea l’importanza dell’osservazione e dell’esperimento e si oppone ad ogni principio di autorità, ribadendo l’inconciliabilità tra fede e scienza.

L’atteggiamento normativo-prescrittivo cede il passo a quello empirico-descrittivo: l’uomo di scienza si specializza. Per Bacone la scienza è potenza, infatti essa acquista una funzione pubblica: il suo fine è di contribuire al benessere dell’uomo. Galileo apre le porte della scienza moderna per la concezione che ne ha, per la chiarezza circa la sua struttura portante, il metodo. La matematica è in veicolo concettuale che permette la transizione dell’esperimento a un codice linguistico in grado di potenziarne la struttura e di comunicarne univocamente i significati.

Dalla ricerca sull’uomo all’oggettivazione della società

L’ormai potente attenzione antropocentrica consente di porre il problema antropologico dell’uomo come individuo-organismo nella serie naturale o dell’uomo come individuo-persona nell’ordine sociale. Caduti i divieti di ispirazione religiosa che impediscono l’osservazione sistematica del corpo umano, la medicina si sviluppa enormemente. Favorisce questo sforzo l’analogia uomo-macchina, che assimilando l’uomo a una macchina, cerca di cogliere e definire gli ingranaggi che ne consentono il funzionamento ed è espressione di un atteggiamento oggettivo nei confronti dell’organismo umano.

Si sviluppano ricerche sulle specie viventi e sulle loro caratteristiche distintive. Una volta che dell’analogia uomo-macchina sia stata accertata l’insufficienza per la comprensione dei più sofisticati processi dell’organismo umano, ecco intervenire la necessità di recuperare, in un ambito empirico, il vecchio concetto di anima. Si costituiscono l’etnologia e l’antropologia. Man mano che il mercato si specializza, si incrementa l’attività finanziaria e nascono nuove istituzioni come le banche, sorge la necessità di uno studio particolare su questi temi, che comporta l’invenzione o il potenziamento di tecniche ragionieristiche e la codificazione di una nuova disciplina, l’economia politica.

Si comincia a distinguere tra stato e società, il primo inteso come l’insieme dei meccanismi di potere e di controllo sulla società, intesa come organizzazione complessa, dotata di una sua normativa più vasta, differenziata e generale, dei rapporti tra i cittadini. Buone ragioni si danno per lo sviluppo della scienza politica, alla quale, studio dello stato, farà riscontro la sociologia, studio della società. Emerge la società come insieme di interazioni interne ed esterne allo stato, di cui forma lo sfondo reale, sebbene indefinito.

La società borghese che avanza compie un processo di socializzazione della società, abbattendo sia le barriere spazio-temporali tra paesi e territori, sia le pareti divisorie di natura giuridica tra la stratificazione degli stati sociali. L'uomo diventa "essere sociale", come la società la "realtà stessa dell’uomo". La prospettiva che si afferma nell’ambito delle scienze della natura, tendente alla ricerca dei rapporti necessari di causa e di effetto fra fenomeni, viene trasferita nell’ambito sociale. Si ribadisce la possibilità di una relazione da soggetto a oggetto dell’uomo con la sua realtà più diretta, la società.

L’individuo è protagonista della società e nondimeno la società è qualcosa di più della somma degli individui. Vico vuol capire il verso del cammino degli uomini nel tempo e l’evoluzione della società con metodo rigoroso, empirico, scrutando il passato, ricomponendo le tradizioni volgari e collegandole alle circostanze da cui derivano. La scoperta dei principi (leggi) è il momento cruciale per la riduzione della molteplicità ad unità e dunque ad un ordine concettuale definito. Le società umane sono sottoposte a leggi allo stesso modo del mondo fisico-naturale. La legge congiunge il tutto in un medesimo destino: il cosmo è unificato e pacificato attraverso di essa. Le leggi sono i rapporti necessari derivanti dalla natura delle cose.

La rivoluzione industriale

La rivoluzione industriale trasformò l’uomo da un agricoltore-pastore in manipolatore di macchine azionate da energia inanimata. La produzione ebbe un enorme incremento; i capitali si moltiplicarono e si consolidarono; i commerci si estesero oltre ogni limite; i sistemi di comunicazione vennero rivoluzionati; la popolazione crebbe ad un ritmo mai prima verificatosi; le città divennero metropoli e si accentuò il distacco con la campagna; la famiglia cambiò struttura e da allargata si ridusse a nucleare; le divaricazioni di classe si fecero drastiche e la divisione del lavoro si trasformò in frantumazione del lavoro diffondendo l’alienazione. La società industriale è l’ambiente globale in cui si sviluppa e si istituzionalizza la sociologia: che, se da un certo punto di vista, assume come suo naturale laboratorio proprio la società industriale, da un altro lato è da questa internamente condizionata nel suo assetto e nelle sue intenzioni.

La storiografia conosce, in tutto l’Ottocento, una fase particolarmente densa e fruttuosa. All’attenzione diacronica sul presente da essa perseguita, fa riscontro l’attenzione sincronica sul presente propria della sociologia e delle altre scienze sociali, stimolate dalle stesse urgenze di sistemazione concettuale e operativa. I precedenti rivoluzionari obbligano a pensare in modo più vicino alla realtà concreta, non più astrattamente ma in termini di strutture e di istituzioni, così che la riforma sociale non è soltanto un problema di filosofia sociale, ma deve passare attraverso il cammino di una scienza che sia, per quanto possibile, una scienza esatta. L’impegno civile nel lavoro intellettuale è un fatto importante per lo sviluppo delle scienze sociali.

La rivoluzione politica

Per rivoluzione politica dobbiamo intendere quel movimento che si snoda lungo l’arco del tempo e per molto tempo e che culmina in quel passaggio tragico e tuttavia denso di sviluppi che va sotto il nome di Rivoluzione francese, dalla quale peraltro si irradiano molteplici conseguenze sulla questione irrisolta del potere e dell’organizzazione sociale. La Rivoluzione francese porta alla massima evidenza i nuovi bisogni storici. I vecchi involucri vengono rotti e l’epoca moderna completa la sua compagine. L’uomo diventa cittadino con dei diritti (Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino 1789). La sociologia esprimerà bene la ricerca di una società possibile da parte di un individuo che deve ricostruire la sua relazione fondamentale con il mondo.

Sulle origini della sociologia

La sociologia, che si propone come disciplina interessata allo studio della realtà sociale in quanto tale, è il risultato di un complesso processo storico, che ha prodotto quel radicale e generale mutamento che designiamo come modernità. L’impossibilità di attribuire in toto a questa o a quella vicenda il fatto delle origini della sociologia ci porta a considerare che essa si fa a poco a poco nel corso di tempi lunghi e non di tempi brevi, benché poi si riveli con tratti pressoché compiuti e sempre più distinti in pochi decenni. La società avanza come idea e sensazione ben prima che venga realizzata nelle sue strutture istituzionali. Le origini della sociologia vengono fatte rientrare nei grandi tracciati ricostruttivi dell’avvento del moderno su tutti i piani.

La fondazione della tradizione sociologica

A. Comte: fede positivista e ordine sociale

L'accento verte sul metodo attraverso il quale la sociologia tenta di inaugurare un’epoca nuova della riflessione sociale e di ribadire la sua autonomia come disciplina propriamente moderna. Comte è discepolo di Saint-Simon, che fu il primo a individuare i caratteri della nuova sociologia industriale, a percepire l’importanza dell’economia, a stabilire il ruolo fondamentale che in essa hanno i produttori e in particolare i lavoratori proletari, a cogliere le crescenti tensioni tra le classi parassitarie che dispongono delle leve del potere e le classi effettivamente impegnate sul piano delle attività socialmente utili, a sottolineare le contraddizioni immanenti al regime della proprietà e della rendita, a intuire il peso sempre più rilevante che avrà la burocrazia.

Comte è anche colui che ribadisce la possibilità di una considerazione autonoma della società, "vero essere", indipendente dagli individui che la compongono e predice l’estinzione graduale dello stato e la prevalenza della società economica nella quale l’amministrazione delle cose sostituisce il governo delle persone. Le tematiche su cui si esercita il pensiero comtiano rimangono grosso modo le stesse, salvo le diverse impostazioni e i diversi sviluppi e gli esiti suppostamente meno avanzati. Comte scrive che la fisica sociale è parte della filosofia naturale che si riferisce allo studio positivo dell’insieme delle leggi fondamentali proprie ai fenomeni sociali. Il metodo positivo collega le varie discipline in una sola efficace filosofia naturale intesa a scoprire le leggi in tutti i campi.

La sociologia, nella tavola epistemologica delle scienze preparata da Comte, è giunta per ultima allo stadio di scienza perché il suo oggetto è particolarmente complesso: essa deve raccogliere e coordinare tutte le conoscenze sul sociale ed assumere un compito di superscienza, di scientia scientiarum. Essa sarà l’ispiratrice di una politica sociale risolutiva dei problemi del nostro tempo. Comte crede nella ragione come prerogativa essenziale degli uomini. In particolare la sociologia farà uso, nelle sue indagini, di tre criteri: quello dell’osservazione, della comparazione, dell’esperimento.

La sociologia comtiana è parte integrante di un disegno globale che è teorico e pratico e comunque un disegno di salvezza dei sistemi sociali moderni, minacciati, per le gravi tensioni cui sono sottoposti. È un disegno che si attua nel riconoscimento delle leggi sociali. Comte vede nella volontà divina o umana una totale mancanza di legge. Egli è alla ricerca di un’autorità super partes: la legge è impersonale, oggettiva, universale, eterna, necessaria. I sistemi sociali obbediscono a leggi come altri sistemi naturali. L’impegno della scienza è nella spiegazione causale degli eventi così come si sono verificati. La scienza è la fonte della persuasione: una volta individuate le leggi, non resta che rassegnarsi ad esse. L’intervento umano può intervenire su aspetti non fondamentali.

Il primato spetta alla scienza e agli scienziati, depositari della conoscenza delle leggi: nel sistema normale della società moderna l’autorità speculativa diverrà naturalmente il principale arbitro dei vari conflitti pratici. Per Comte, dunque, la sociologia è una scienza (filosofia positiva della società) che scopre le leggi naturali che presiedono alla struttura e allo sviluppo della società, si costruisce metodologicamente in base all’osservazione, alla comparazione e all’esperimento, si presenta come potente veicolo di una riforma generale, morale, della civiltà contemporanea e fattore d’ordine nel quadro di sicurezze imposte dalla natura sistemica della realtà umana e cosmica.

H. Spencer: la dottrina evoluzionista

Distinto analiticamente il mondo in inorganico, organico, superorganico; la sociologia si occupa del mondo superorganico: ossia del mondo sociale, dotato di una sua autonomia rispetto agli altri due, benché collegato ad essi sia strutturalmente che dinamicamente. Di questo mondo superorganico si studieranno i modi del divenire a partire dai primi aggregati umani. La legge universale per Spencer è quella evolutiva. Precisamente la sociologia è lo studio dell’evoluzione nelle sue forme più complesse. Riconoscere la legge dell’evoluzione è riconoscere l’adattamento necessario e continuo degli organismi all’ambiente: nel campo sociale, dal momento che, per la sopravvivenza della vita sociale, occorre che il vecchio perduri fin tanto che non sia pronto il nuovo, questo perpetuo compromesso costituisce un completamento indispensabile per un completo sviluppo.

Comte vede l’evoluzione nei termini di un percorso unilineare definito in stadi (teologico, metafisico, positivo) e dedica allo stadio positivo una considerazione particolare, visto che rappresenta il momento dell’autocoscienza di tutto l’itinerario e la possibilità di ulteriore crescita e miglioramento. Spencer, invece, vede l’evoluzione come un processo indefinito verso un adattamento dell’uomo come individuo a condizione che però mutano e perciò provocano sempre nuovi aggiustamenti. Per quanto riguarda la società, poiché la sua struttura è determinata dalle proprietà delle sue unità e l’organismo sociale non può essere mutato senza che lo siano i suoi elementi, è facile comprendere, secondo Spencer, che non possono avvenire grandi alterazioni.

Resta fermo per Spencer che, supponendo le circostanze immutabili, il cammino delle società non può essere deviato in alcun modo dal suo corso. I pensieri e le azioni degli uomini vanno tuttavia considerati come elementi attivi in funzione dell’evoluzione, che possono ritardarne o accelerarne il corso.

E. Durkheim: il metodo sociologico

Riducendo il campo di osservazione ad unità teoricamente più limitate rispetto alla società, Durkheim pone come oggetto di studio della sociologia i “fatti sociali”, i quali hanno la fondamentale caratteristica di essere esteriori e costrittivi rispetto all’individuo. L’individuo, infatti, li trova completamente costituiti, e non può far sì che non siano e che siano diversamente dal modo in cui sono. Si tratta di modi collettivi di agire e di pensare che hanno al di fuori dell’individuo una realtà a cui essi si conformano in ogni istante, poiché sono cose dotate di un’esperienza propria. Fatti sociali sono la morale, la religione, il diritto, la famiglia, la moda, e tutte le istituzioni.

Durkheim inaugura inoltre la fase della specializzazione in sociologia: nascono le varie branche sociologiche a seconda dei fatti sociali esaminati. Molti autori fanno risalire a lui le origini della sociologia giuridica, industriale, del lavoro, urbana, della conoscenza, religiosa e dell’educazione. Egli compie ricerche monografiche sulla divisione del lavoro, sul suicidio, sulle forme elementari della vita religiosa. Di pari passo con la specializzazione sostanziale procede quella metodologica. Durkheim dedica un volume (“Le regole del metodo sociologico”) alla precisazione sistematica dei criteri da seguire per le indagini sociologiche. Nelle Regole, dopo aver stabilito che la peculiarità dei fatti sociali sta nell’esteriorità e nella costrizione, elenca i principi fondamentali per esplorarli convenientemente.

La prima regola impone di considerare i fatti sociali come cose, ossia di evitare di adottare concetti che si sono formati al di fuori della scienza e per bisogni che non hanno nulla di scientifico. Esprime inoltre la necessità di definire in maniera rigorosa il fenomeno su cui è portata l’indagine.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher videlbra91@yahoo.it di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Firenze o del prof Barrucci Paolo.
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