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Capitolo 2

Nelle società occidentali pre-moderne i sapienti erano definiti e si definivano non in quanto gruppo sociale legato a particolari funzioni, ma in quanto ceto sociale, corpo a sé stante, dotato di alcune caratteristiche distintive riconducibili alla produzione/riproduzione del sapere in chiave eminentemente contemplativa, cioè fine a se stessa.

Categorie di sapienti

La prima categoria utilizzata era quella di letterati; erano definiti così tutti coloro che sapevano leggere, scrivere e utilizzare simboli, in un’epoca in cui erano solo un’esigua minoranza. Nel medioevo questa categoria coincideva con quella di chierico, ma a partire dal XVI secolo si diffuse un tipo di dotto laico.

Il secondo livello di classificazione faceva riferimento al tipo di attività conoscitiva e creativa portata avanti (es. filosofo, letterato ecc.).

L’ultimo criterio riguardava il riconoscimento esterno del prestigio accordato a un certo singolo sapiente. Tutti questi sistemi sovrapposti di classificazione tendevano a qualificare ed identificare il singolo da altri esseri umani privi di sapienza e l’appartenenza a un ceto sociale ben definito.

Evoluzione storica

Dal XIII secolo il sapiente non è più solo colui il quale è magister o dottore in un’Università, incomprensibile e lontano, ma quello che aderisce in pieno al messaggio evangelico rendendolo di nuovo vivo e accessibile a tutti attraverso l’esempio, l’azione e la parola.

Parallelamente a questo, ritroviamo lo sviluppo della sfera pubblica borghese. Un movimento laico di riconfigurazione del rapporto tra potere e gruppi socioeconomici; la nuova modalità comunicativa particolare è basata sulla socialità, la conversazione e l’opinione pubblica.

Identità e ruolo del sapiente

Con tutti questi cambiamenti si affermò la doppia identità del sapiente: da una parte specialista nel suo campo di attività intellettuale, dall’altra possibile attore del mutamento politico e sociale, soggetto generale e generalista.

Quindi da un lato una massa di incolti, privi di mezzi materiali e culturali per promuovere la propria emancipazione, dall’altro un gruppo ristretto, consapevole della propria superiore missione e qualità, che si auto-incaricava di difendere i più deboli.

Dotti tradizionali: sono forti e si sentono forti perché la loro è un’attività per iniziati a contatto diretto con Verità ultra-mondane o metafisiche, un ruolo semi divino.

Rovesciamento completo di questa figura, dovuto anche ai processi di laicizzazione e secolarizzazione della società europea. Il ruolo dominante del sapiente perse la sua tipica caratteristica di auto-legittimazione e la sua separatezza esclusivamente personale, moral.

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

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