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La sociologia riflessiva di Alvin W. Gouldner e le trasformazioni degli intellettuali

Perché "di nuovo" Alvin Gouldner

Due buoni motivi per rileggere oggi gli scritti di Gouldner:

  • Riaprire una riflessione più ampia sul rapporto che intercorre tra teoria sociale e metodologia.
  • Esigenza di comprendere in modo più complesso e critico il rapporto tra l’uso dei saperi nel processo produttivo, lo sviluppo tecnologico e la ridefinizione dei suoi attori principali, "intellettuali": soggettività multiformi sempre più definite dal loro essere socialmente lavoratori della conoscenza o di poter essere anche nuovi intellettuali-pubblici.

Il liberal Walzer e il radical Gouldner

Nel 1980, gli Stati Uniti si trovano in una fase complessa della loro storia, caratterizzata dal declino del funzionalismo di Parsons. In questo contesto vi è un'aspra polemica tra il filosofo liberal Walzer e il sociologo radical Gouldner, motivo di discussione: The Future of Intellectuals and the Rise of the New Class (1979).

  • Walzer definiva ottimistica e in fondo poco sostenibile la tesi di Gouldner poiché quest’ultimo dava per scontato che gli intellettuali e i tecnici avrebbero rappresentato la nuova classe dominante del futuro. Un’analisi che considerava membri potenziali di questa "Nuova Classe" tutti coloro i quali condividevano la cultura del discorso critico. Per Walzer, figure così diverse come gli insegnanti, i manager o gli ingegneri fossero portatori di interessi materiali convergenti e di un nuovo mondo sociale, contraddiceva due fatti evidenti:
    • Che essi erano sempre più integrati nel mondo già esistente, quello borghese.
    • Che non tutti quelli che svolgevano una professione intellettuale erano contemporaneamente intellettuali (lo sono quelli che dal margine della società muovono alla sua critica con mezzi intellettuali).
  • Gouldner (si definiva "marxista fuorilegge") replicò respingendo l’accusa di semplicismo, sottolineando, che al contrario, il suo volume aveva come obiettivo quello di offrire una visione realistica e complessa del futuro degli intellettuali, in opposizione alle posizioni neo-conservatrici che li consideravano avversari del libero mercato e a quelle anarchiche che li vedevano come tanti "servi del potere".

Nel suo libro The Coming Crisis of Western Sociology (La crisi della sociologia) Gouldner denominò questo programma critico "sociologia riflessiva".

La sociologia riflessiva di Alvin W. Gouldner

Riflessività è uno dei termini chiave della sociologia contemporanea e, semplificando, si possono rintracciare due grandi usi del termine:

  1. Fa riferimento ad una capacità degli attori sociali, individuali e collettivi, di prendere le distanze da se stessi e dai ruoli ricoperti, per sottoporre ad auto-critica i fondamenti del proprio agire. Questo genere di riflessività è quindi un "oggetto" della ricerca sociale e un concetto chiave sia della teoria dei sistemi di Luhmann sia di una serie di paradigmi teorici (ad es. sociologia del soggetto, l’etnometodologia, la fenomenologia sociale) che mettono al centro dei loro modelli di spiegazione l’attore sociale.
  2. Il secondo uso del termine riflessività di applica alla stessa sociologia, riferendosi a quella capacità e sensibilità epistemologica e metodologica di critica dei propri stessi fondamenti. ("Sociologia della sociologia" - ha una particolarità: la capacità di usare i propri strumenti per fare della scienza un oggetto di studio privilegiato).

La seconda è l’accezione accolta e proposta da Gouldner ne La crisi della sociologia, nel quale il tema dei fondamenti teorici e politici dell’analisi e della professione sociologica viene intesa come la principale sfida che ha di fronte a sé il sociologo; qui comincia l’irrisolvibile dualità del proprio pensiero e della propria pratica professionale, quella relativa alla scientificità delle scienze sociali e quella concernente il loro essere comunque un prodotto politico-culturale relativo, che segnerà l’opere e la vita accademica dell’autore.

Gouldner era su posizioni radicali e di sinistra, il clima post-maccarthysta di quegli anni, spingeva molti intellettuali a una rielaborazione critica delle teorie weberiane. Di Weber, Gouldner recuperava quello "spirito tragico" che la modernità porta con sé. Il riferimento a Weber assume un valore metodologico e teorico più ampio con l’articolo L’Anti-Minotauro. Il mito della sociologia libera da valori dove l’autore opera una separazione tra il riferimento mitizzato all’opera di Weber e il Weber "reale"; Weber è il Minotauro e il suo mito è che le scienze sociali dovrebbero e potrebbero essere libere dai valori.

Negli anni ’60 Gouldner comincia ad evidenziare i limiti del funzionalismo accademico di Parsons accostandosi al neo-marxismo, diventando però critico del materialismo determinista con cui l’opera di Marx era stata recepita dai suoi seguaci, in particolare circa la teoria per cui le idee degli uomini e delle donne (sovra-struttura) sarebbero il semplice riflesso della struttura economica.

Il percorso di Gouldner negli ultimi 15 anni della sua carriera di indirizzò verso tre direttrici:

  1. Riguarda la costruzione di un’analisi anti-positivistica degli indeclinabili fondamenti politico-culturali della teoria sociale.
  2. Concerne il graduale incontro con il "lato oscuro", autoritario e contrario alla libertà intellettuale, della dialettica marxiana o meglio del modo in cui essa era concretamente praticata.
  3. Lo porta a studiare più a fondo sia il processo di ideologizzazione degli intellettuali che quei percorsi di trasformazione del loro ruolo all’interno delle società economicamente e tecnologicamente avanzate.

Tre percorsi che avrebbero dovuto condurre all’elaborazione di una nuova teoria sociale ad un tempo critica, riflessiva e metodologicamente fondata.

I fondamenti politico-culturali della teoria sociale

Inizialmente, Gouldner aveva intenzione di scrivere una trilogia sul tema dei fondamenti politico-culturali della teoria sociale (progetto incompiuto).

  1. Il primo volume di questo programma è Enter Plato (opera di storia critica della sociologia) che segna l’avvio della sua riflessione anti-positivistica; un libro nel quale Gouldner individua nella società e nella cultura della Polis greca le origini stesse dei grandi dilemmi che caratterizzano la teoria sociale nella modernità. Facendo proprio un approccio "caratteriologico" secondo il quale esiste una relazione tra lo sviluppo di personalità tipiche e dati macro-sociali, Gouldner cerca di dimostrare che il passaggio dalla filosofia di Socrate a quella di Platone si spiega con il declino dell’impero ateniese e con il sorgere di un’esigenza, individuale e sociale, di riacquistare un controllo razionale su un mondo minacciato dal caos. Da questo punto di vista, La Repubblica di Platone esprime l’idea che vi siano un metodo e un percorso attraverso i quali non solo si può giungere ad una Verità definitiva ma che questa possa servire per ordinare in modo giusto il mondo. Questo orientamento si contrapponeva a quello della tragedia che aveva dominato il mondo ateniese: la tragedia è irrisolta.
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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

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