Introduzione alla sociologia
2° capitolo: la cultura
Il concetto di cultura rientra nell’ambito problematico della sociologia dove più intensa è la controversia di opinioni, specie a proposito del suo concreto significato. Possiamo definire la cultura come l’insieme delle qualità e delle capacità che l’uomo sviluppa nei rapporti sociali, al fine di dominare la propria condizione esistenziale.
Caratteristiche della cultura
A questo proposito possiamo evidenziare tre caratteristiche:
- La cultura è un prodotto sociale specificamente umano, cioè è il risultato delle sole facoltà umane nel contesto sociale.
- La cultura è un fenomeno universale, e ciò significa che tutti gli uomini ne hanno una: l’esistenza umana è un’esistenza culturale.
- La cultura è in certa misura strutturata, cioè organizzata in una forma di volta in volta socialmente data secondo modelli culturali riconoscibili.
Ecco un’altra definizione di cultura, ovvero l’insieme di tutte le idee, di tutti i progetti e di tutti i parametri che l’uomo sviluppa nei rapporti sociali e mette in pratica per strutturare l’esistenza sociale e naturale.
Funzione della cultura
La funzione della cultura consiste nel rendere possibile un dominio ed un’organizzazione dell’esistenza, in termini umani. La cultura si colloca tra l’uomo e l’ambiente, come lo strumento per eccellenza di un ampio controllo alle condizioni esterne di esistenza. Questa è la ragione dell’universalità della cultura.
Trasformazione della cultura
Le variazioni ambientali e la dinamica autonoma che la cultura tende a sviluppare sono le condizioni di una continua trasformazione culturale, il cui carattere è quello di una processualità costante. Questo processo può essere distinto in esogeno, cioè causato da fattori esterni, ed endogeno, causato da fattori interni. In modo ambiguo, si può definire esogena la trasformazione di una cultura, quando avviene per contatto tra culture, cioè per avvicinamento ed influenza reciproca tra società che hanno diverse culture.
Sviluppo della cultura (evoluzione)
Il problema della trasformazione della cultura richiama l’attenzione sulla dimensione temporale dove ogni singola cultura viene a trovarsi. Basti guardare alle condizioni d’esistenza dell’uomo ed ai suoi cambiamenti durante gli ultimi millenni, e abbiamo chiara l’idea di uno sviluppo che è ancora oggi in corso. In vista di un controllo sempre maggiore sulla propria esistenza materiale, le società sviluppano una cultura sempre più difficile e complicata. L’ambiente esterno, da selvaggio che era, tende così a diventare un ambiente già trasformato dalla cultura, ponendo dei problemi d’altro tipo ed esigendo soluzioni sempre nuove.
Possiamo notare la presenza di un altro fenomeno, che in sociologia viene detto con l’espressione ritardo o arretratezza. È un particolare sviluppo disuguale nel processo di trasformazione della cultura, che avviene ogni volta che i cambiamenti in un settore (es. quello dell’industrializzazione) non sono accompagnati da cambiamenti lunghi in altri settori (es. tutela dell’ambiente e le dovute misure preventive). Questi tipi di difformità sono la causa di un ritardo culturale.
Per White, la cultura, una volta prodottasi come conquista esclusiva dell’uomo nel processo dell’evoluzione biologica, è un’entità dotata di una propria dinamica che evolve da fattori biologici, psicologici e geografici. In questo senso, il processo culturale trova in sé stesso le ragioni della propria determinazione: le sue variazioni e la sua dinamica possono essere spiegate tramite la cultura stessa, cioè tramite l’interazione e la reciproca influenza di elementi culturali presi singolarmente. La concezione della cultura come strumento delle società umane viene, così, respinta a favore di una concezione che trova nella cultura e nella sua evoluzione una finalità intrinseca.
Così, il processo dell’evoluzione cultura si può sintetizzare: la cultura si sviluppa a misura dell’aumento della quantità di energia disponibile da parte degli individui e nel tempo, oppure: la cultura si sviluppa nella misura dell’aumento dell’efficienza con cui l’energia viene usata. Tutti i settori istituzionali della cultura contribuiscono a rendere più efficace il tipo di appropriazione e di impiego energetico a cui il sistema procede. Questi settori si dividono in tre sottosistemi:
- Il sottosistema tecnologico, composto dagli strumenti materiali, fisici e chimici per il dominio sull’ambiente.
- Il sottosistema sociale, formato dalle relazioni interpersonali.
- Il sottosistema ideologico, che consiste nel sapere, nelle idee, nelle opinioni, specialmente se espresse in forma simbolica.
Questi tre livelli stanno tra loro in un rapporto di interdipendenza reciproca. Bisogna dire che, a prescindere dalle relazioni di dipendenza ed influenza tra i tre sistemi, il ruolo decisivo spetta al sottosistema tecnologico, visto che in esso sono contenuti meccanismi basilari utili all’approvvigionamento energetico. Il risultato di queste reciproche influenze e condizionamenti è l’evoluzione della cultura. Ogni sviluppo culturale avviene in virtù di un’attitudine umana alla produzione di simboli, che possono essere indicati come oggetti o segni, ed il cui valore o significato è determinato da coloro che se ne servono. Solo questa capacità simbolica permette all’uomo di diventare ciò che è, cioè un portatore di cultura. Quindi, il simbolo è la chiave dell’esistenza umana e della perpetuazione della sue conquiste.
Aspetti mentali della cultura
Per Goodenough, la cultura consiste in vari fattori:
- Il modo in cui si costruisce l’esperienza del mondo reale.
- Il modo in cui questo mondo empirico viene osservato.
- Il modo in cui questo mondo osservato e l’esperienza che, di volta in volta, se ne fa, sono ordinati ed organizzati in vista della formazione di sistemi di valori e sensazioni.
- Il modo in cui vengono organizzate le esperienze passate, allo scopo di raggiungere anche in futuro nuove mete, che riguardino sia le persone che le cose.
Ciò che ci è davanti è una limitazione del concetto di cultura ai soli contenuti mentali e di sapere. Si tratta di un concetto cognitivo di cultura, basato sulle regole della percezione, della previsione, del giudizio e dell’agire. Così, la nostra definizione di cultura può avere una diversa fisionomia: si indica come cultura l’insieme dei progetti e degli standard (criteri) che l’uomo elabora e di cui si serve allo scopo di strutturare l’esistenza sociale e naturale. Ma i criteri individuati non possono essere visti in modo separato dal loro contesto sociale: essi si costituiscono e si orientano in base a quello che ogni individuo suppone essere il criterio dei suoi partner. Il loro insieme è ciò di cui consiste la cultura privata di ogni individuo. Ogni membro di una società o di un gruppo, tenderà a vedere in una singola cultura privata la cultura generalizzata della società o dello stesso gruppo.
La presenza di una costante interazione tra diverse persone è all’origine di un tentativo di adattamento da propri partner di interazione. Così facendo, ogni membro della società modifica, a poco a poco, l’idea che si è fatto di queste culture nel senso di potenziare l’operatività e la capacità di previsione. Su questa strada, si giunge alla nascita di un consenso più o meno vasto sul contenuto delle culture generalizzate. Questo consenso viene indicato come cultura pubblica della società o del gruppo di appartenenza. Questa cultura pubblica può essere chiamata cultura della società di cui è espressione. Le società complesse hanno una cultura pubblica che può adattarsi solo ad un numero basso di attività e situazioni. Detto questo, ci permette di formulare in modo definitivo il concetto di “cultura”: la cultura è la totalità dei progetti e dei criteri che l’uomo elabora nei rapporti sociali e di cui si serve allo scopo di strutturare l’esistenza sociale e naturale.
Teoria sociologica della cultura
Le considerazioni dette finora ci portano ad occuparci della cultura dal punto di vista sociologico. Il nucleo della cultura è formato da un sistema di interpretazioni simboliche, riguardanti i processi e le azioni che avvengono entro il sistema sociale. Le azioni, proprio perché fatte dai membri di un sistema sociale, devono rientrare nel campo semantico descritto dal sistema simbolico della cultura, mentre la società acquista un senso proprio, definito in rapporto ai concetti simbolici della cultura che si pratica. Entro il sistema della cultura, l’integrazione tra queste categorie deve avvenire, anche se non in misura totale: spesso possono verificarsi delle integrazioni parziali, accompagnate dal nascere di divergenze. Ma è fondamentale che il senso dei sistemi simbolico-culturali abbia in parte un carattere normativo. La connessione tra il sistema della cultura e quello della società è assicurata dalla presenza di norme, la cui funzione rispetto ai valori, è da intendersi come complementare ed integrativa.
Subcultura ed inculturazione
- Subcultura: cultura specifica di un gruppo sociale.
- Inculturazione: processo tramite il quale un individuo si appropria dei criteri e delle misure in vigore entro una società o un gruppo sociale.
Il concetto di “inculturazione” si riferisce solo agli individui che si appropriano dei criteri di una società o di un gruppo. Nel momento in cui un individuo diventa membro di nuovi gruppi entrando in nuovi rapporti d’interazione, il processo di inculturazione dura tutta la vita.
Etnocentrismo
- L’approccio etnocentrico analizza le regole di comportamento di altre culture secondo i propri parametri culturali. L’etnocentrismo portato all’estremo può indurre al razzismo.
Relativismo culturale
- Consiste nello studio di altre culture senza avere il pregiudizio che la propria sia migliore, ma con l’intento della comprensione. Un estremo relativismo potrebbe portare ad un disconoscimento di quelli che dovrebbero essere i diritti umani universali.
3° capitolo: diseguaglianze sociali
Fra i tanti problemi della sociologia, quello delle disuguaglianze sociali occupa una posizione di primo piano.
Strati
La posizione di un individuo nella società può essere stabilità in base a diversi criteri: l’istruzione, il reddito, il possesso o l’appartenenza ad una razza o una religione. Uno strato consiste di una quantità di individui che abbiano in comune un qualche carattere socialmente riconosciuto. Tale carattere, a seconda della valutazione sociale che riceve, determina poi la posizione di questo strato in rapporto a quella di altri. Ogni società è divisa in almeno due strati ma solitamente ne possiede di più. Nelle società avanzate industriali, il più importante fattore di partecipazione al benessere generale è costituito dalla professione, cioè dalla collocazione che la singola professione acquista nell’ambito di una gerarchia. Ma una molteplicità di fattori possono influenzare la posizione di un individuo nella società industrializzata.
L’appartenenza ad un certo strato decide, prima di tutto, della disponibilità di beni materiali, dell’assimilazione dei contenuti culturali trasmessi dall’istruzione, dalla capacità individuale di comunicazione ecc.
Società di caste
In questo tipo di società, ogni individuo appartiene ad una casta ed a quella soltanto. Questa appartenenza è determinata dalla nascita e rimane invariata per tutta la vita. L’esistenza del sistema castale è ulteriormente assicurata da una prassi matrimoniale di tipo endogamico, cioè dal fatto che le uniche unioni legittime sono quelle all’interno della casta di appartenenza. I suoi membri sono distinti dal possesso di un nome comune e di altri simboli di appartenenza. Le caste, in base al valore che gli viene riconosciuto, sono inserite in una gerarchia. In un sistema di strati, la posizione individuale è determinata dalle qualità della persona e dai suoi modi di comportarsi. In un sistema di caste, la mobilità individuale oltre i confini della casta di appartenenza è esclusa, mentre in un sistema stratificato è possibile, anche se certe volte soggetta a limitazioni.
Uno dei più antichi e più complessi sistemi di stratificazione sociale è costituito dal sistema castale indiano. In esso si distinguono quattro gruppi principali: i sacerdoti, i guerrieri, i mercanti ed i contadini. Nei primi tempi, i membri maschi delle tre classi superiori potevano anche sposarsi con donne della classe inferiore, cosa che invece era severamente proibito alle donne delle caste superiori. Da questi matrimoni si formarono nuove caste. I figli nati dall’unione di donne appartenenti alle caste superiori con uomini appartenenti alle caste inferiori erano, invece, considerati sacrilegi ed estranei al sistema. La stabilità di un sistema non sarebbe nemmeno ipotizzabile senza l’afflusso determinante delle concezioni religiose. L’origine mitica delle caste è descritta nei Veda, ove la si fa risalire alla creazione del mondo per opera di Brahma (reincarnazione).
Il ceto
La divisione in ceti è tipica delle società preindustriali. In campo economico-sociale assistiamo al nascere della signoria feudale, dove il contadino viene inserito in un sistema di prestazioni e servizi che gravano sulle sue spalle come oneri fondiari. Il signore terriero, spesso, è un nobile che ha ricevuto in concessione un determinato bene dal suo re o da un altro grande signore. Il modo di produzione agricolo-signorile forma l’aspetto economico del feudalesimo e si conserverà fino allo scoppio della Rivoluzione francese. Sul piano della stratificazione sociale, questo sviluppo ha dato origine ad una suddivisione in 3-4 ceti: i contadini, l’aristocrazia feudal-militare e l’alta nobiltà. Un ceto ulteriore, di pari importanza, è formato dall’alto clero, che per i privilegi che possiede, non si distingue in nulla dalla nobiltà. Nel corso del tempo, le città si liberano dalla pressione delle signorie territoriali, dando origine a proprie strutture economiche, sociali e politiche. Nonostante ciò, la suddivisione sociale mantiene una certa affinità con la parte agricola e feudale della società. Una società si dice di “ceto” quando consta di gruppi socialmente distinti, e provvisti ciascuno, oltre che di una propria base economica, di uno stile di vita particolare, che si manifesta nel linguaggio, nell’abbigliamento, nelle regole di comportamento, ecc.
L’individuo di regola appartiene per nascita al proprio ceto, ma non sussistono ostacoli di principio contro una sua promozione o regressione.
Le classi
Le nuove tecniche di produzione portano un grande cambiamento delle strutture socioeconomiche, favorendo una continua urbanizzazione. L’artefice di questo sviluppo fu un gruppo di imprenditori e capitalisti borghesi da un lato, ed un numero elevato di persone dall’altro, che erano affluite nei centri industriali per vendere la propria forza lavoro. L’espansione dinamica della produzione industriale ha condotto, un po’ alla volta, anche ad una ridefinizione di posizioni e valori. Se prima il potere e l’influenza dell’élite di ceto si basavano soprattutto sul controllo delle terre, l’avvento del sistema industriale ha modificato di molto l’importanza relativa del suolo a vantaggio degli imprenditori, dei fabbricanti e della proprietà privata dei mezzi di produzione, ed ha attribuito alla ricchezza un valore sociale sempre più indipendente dal ceto, dalle origini nobiliari. In questo modo, al posto della stratificazione per ceti, sono subentrate la borghesia ed il proletariato, i cui contrasti formano la condizione dinamica della nuova società.
Il concetto di classe
Il concetto di classe acquisisce un proprio contenuto tramite le opere di Marx ed Engels. La società industriale e borghese è caratterizzata dal contrasto fra proletariato e borghesia. Nel corso di questa lotta, la borghesia riesce, in un primo tempo, a garantirsi il dominio attraverso sia le istituzioni politiche, che le religioni o altre ideologie, capaci di legittimare l’ordinamento esistente. Ma nel momento in cui la classe sfruttata prende coscienza della propria condizione, anche la rivoluzione socialista diventa più prossima, e con essa il superamento dell’ordine sociale esistente.
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