Riassunti di imp.devianza e crimin. Fondamenti di sociologia
3° capitolo: Tipi di società
Le società primordiali: i cacciatori-raccoglitori
Per quasi tutta la durata della propria esistenza, gli uomini hanno vissuto in società di cacciatori-raccoglitori, piccoli gruppi o tribù che si procurano il cibo con la caccia, la pesca e la raccolta. Questo tipo di cultura esiste ancora oggi nelle giungle del Brasile e della Nuova Guinea, ma esse hanno poche possibilità di rimanere intatte ancora nel tempo. Rispetto a società più ampie, nei gruppi di cacciatori-raccoglitori esiste un basso grado di disuguaglianza. I cacciatori-raccoglitori sono poco interessati ad accrescere la ricchezza materiale, poiché la loro preoccupazione primaria è legata ai valori religiosi ed alle attività rituali. I beni materiali di cui hanno bisogno sono le armi per cacciare, gli attrezzi per scavare e costruire e gli utensili da cucina. Le differenze di posizione tendono ad essere limitate all’età ed al sesso. Ovunque i maschi sono i cacciatori, mentre le donne raccolgono le piante selvatiche, cucinano ed allevano i bambini. Gli anziani hanno una grande importanza nelle decisioni principali che riguardano il gruppo.
I pigmei Mbuti. I Mbuti vivono in piccole bande, composte di 4 o 5 famiglie. Nessuno guida la banda, non ci sono capi. I più anziani hanno il potere di far tacere il rumore dovuto a litigi o dispute, che, per i pigmei, disturba gli spiriti della foresta. Se un conflitto si fa troppo aspro, i membri della banda si separano e si uniscono ad altri gruppi.
Le società pastorali e agricole
Le “società pastorali” sono quelle che si affidano per lo più al bestiame domestico, mentre le “società agricole” sono quelle che si dedicano alla coltivazione dei campi.
Le società pastorali
I membri di queste società allevano bovini, pecore, capre, cammelli e cavalli. Esse migrano, di solito, da una zona ad un’altra in base ai cambiamenti stagionali. Inoltre, queste società hanno animali da trasporto; infatti, si spostano anche per distanze molto lunghe, rispetto ai cacciatori-raccoglitori. Ed in questo modo, entrano in contatto con altri gruppi, con cui possono intrattenere scambi commerciali od entrare in conflitto. Dato il loro nomadismo, i membri di queste società non accumulano molte proprietà materiali. E poiché l’allevamento degli animali permette una regolare provvista di cibo, esse sono anche molto più grandi. Le società pastorali hanno maggiori differenze di ricchezza e potere rispetto alle comunità di caccia e raccolta. Specialmente i capi, quelli tribali e militari, hanno un grande potere personale.
Le società agricole
Queste società si dedicano alla coltivazione dei campi. Questa pratica si sviluppò, all’inizio, nella forma che noi chiamiamo orticoltura, cioè la coltivazione di piccoli appezzamenti di terreno. L’orticoltura garantisce un più sicuro approvvigionamento di cibo e può alimentare comunità più ampie. Non essendo nomadi, le culture che affidano il proprio sostentamento all’orticoltura possono avere maggiori proprietà materiali sia rispetto alle comunità pastorali che a quelle dei cacciatori-raccoglitori. Gli agricoltori non sono di regola esperti nelle arti marziali, mentre le tribù pastorali nomadi possono riunirsi e formare un esercito per saccheggiare.
Le civiltà non industriali o stati tradizionali
A partire dal 6000 a.C., si inizia a parlare di società più ampie, fondate sullo sviluppo urbano ed hanno disuguaglianze di ricchezza. Queste società vengono dette “civiltà”, visto che sono accompagnate dallo sviluppo della scrittura, della scienza e dell’arte; esse, però, vengono anche chiamate “stati tradizionali”, visto che hanno assunto forme di governo più strutturate. Oggi, non esistono più stati tradizionali, sono stati distrutti o sono stati dissolti in sistemi più moderni. Nelle comunità di cacciatori-raccoglitori, ed in quelle pastorali ed agricole c’era una divisione del lavoro, la principale era quella tra uomini e donne. Invece, negli stati tradizionali, la distinzione era più accentuata tra i gruppi aristocratici ed il resto della popolazione. Il sovrano stava all’apice di una classe dominante che deteneva il diritto esclusivo di occupare le posizioni sociali più alte. La schiavitù era una caratteristica comune di queste società. Con gli stati tradizionali assistiamo allo sviluppo degli eserciti professionali, che anticipano l’organizzazione militare moderna.
I Maya. La civiltà Maya nacque dal 300 all’800 d.C. Essi costruirono, in pietra, dei complessi religiosi circondati dalle abitazioni. I loro santuari ebbero la forma di grandi piramidi, in cima alle quali c’era un tempio. A Tikal, dove sorge la più grande di queste piramidi, la città circostante contava quasi 40.000 abitanti: era il principale centro amministrativo, cioè la capitale dello stato Maya. La società Maya era governata da un’aristocrazia di sacerdoti-guerrieri, i quali erano anche i capi militari e combattevano continue guerre coi popoli confinanti. La maggior parte della popolazione era formata da contadini, che dovevano consegnare una parte del proprio raccolto agli aristocratici, i quali vivevano con molto lusso. Non si sanno con certezza le ragioni del crollo di questa civiltà, ma forse essa fu conquistata dalle tribù vicine.
Il mondo moderno: le società industrializzate
Gli stati tradizionali sono ormai scomparsi dalla terra. Ciò che ha distrutto le forme di società precedenti è stata l’industrializzazione: essa prende avvio in Inghilterra nel ‘700, in seguito alla Rivoluzione Industriale. I cambiamenti che ha introdotto sono l’invenzione di nuove macchine, il ricorso alla scienza per migliorare i metodi di produzione, la maggioranza della popolazione attiva lavora nelle fabbriche e negli uffici, un sistema politico più sviluppato. Le società industrializzate furono i primi “stati nazionali” della storia. Gli stati nazionali sono comunità separate da confini definiti. In essi, i governi hanno vasti poteri su molti aspetti della vita dei cittadini, poiché emanano leggi vincolanti per tutti coloro che vivono all’interno dei confini nazionali.
La Gran Bretagna come esempio di società industriale
La Gran Bretagna è uno dei più di 200 stati-nazione che esistono nel mondo. Il suo carattere industriale è evidente dal ridotto numero di persone che lavorano nell’agricoltura (meno del 2% della forza lavoro). Essa importa una grande varietà di prodotti alimentari da ogni parte del mondo, ed è una società del “Primo Mondo”, diversa da quella del secondo e del terzo. Col termine “Primo Mondo” si indica le società più industrializzate (Europa, Stati Uniti e Giappone); col termine “Secondo Mondo”, si indica le società che si trovano per lo più ad un livello di sviluppo industriale molto inferiore.
Le società del Primo, del Secondo e del Terzo mondo
Le società del primo tipo, come gli Stati Uniti, si sono industrializzate. Quelle del secondo tipo si trovano ad un livello di sviluppo industriale molto inferiore ed, oggi, spesso vengono dette società del Terzo mondo. Le società di questo mondo comprendono la Cina, l’India e la maggior parte delle nazioni africane e quelle sudamericane (Brasile, Perù).
L’Unione Sovietica come società del Secondo mondo. L’Unione Sovietica aveva una forma di organizzazione sociale, politica ed economica particolare. Era una confederazione composta da molti gruppi nazionali e culturali: la Russia era il più grande di questi. L’Unione Sovietica era dominata dal Partito Comunista, basato su un sistema di governo mono-partitico. Le società dell’Unione Sovietica erano politicamente autoritarie ed economicamente inefficaci e questi limiti le portarono alla rovina. Col crollo del comunismo nel 1989, l’Unione Sovietica scomparve e la Russia ritorna ad essere uno stato separato come era prima della Rivoluzione del 1917.
Le società del Terzo mondo. Col termine “terzo mondo”, ci riferiamo alle società meno sviluppate; queste società sono ormai legate ai paesi industrializzati e viceversa. Esse si sono formate tramite il colonialismo ed i legami commerciali coi paesi occidentali. La maggioranza delle società del Terzo mondo si trova in regioni che hanno subito il dominio coloniale (Asia, Africa, America meridionale). Nelle società del Terzo mondo domina la malnutrizione, la mancanza di istruzione, le donne hanno problemi culturali, sociali ed economici, spesso lavorano più del dovuto e vengono pagate con salari bassi. Molti non hanno una dimora fissa, e nella maggior parte dei casi, non hanno acqua corrente, fognatura e elettricità. Il Terzo mondo, però, non è una realtà unitaria, visto che mentre alcuni hanno intrapreso un processo di industrializzazione, la maggioranza della popolazione vive in uno stato visibile di arretratezza rispetto all’occidente. Questi paesi di nuova industrializzazione sono Brasile, Messico, Corea del Sud, Singapore e Taiwan. L’Asia mostra livelli alti di prosperità economica; la Corea del Sud domina le industrie mondiali siderurgiche e di costruzione navale; il Singapore è il centro finanziario importante del Sud-Est asiatico; Taiwan ha vari tipi di industria manifatturiera.
L’India come esempio di paese del Terzo mondo. L’India e la Cina sono i 2 più grandi paesi del mondo in termini di popolazione. L’India ha 900 milioni di abitanti, la Cina ne ha 1 miliardo e 200 milioni. Il paese ha conquistato l’indipendenza dopo la 2a guerra mondiale, dividendosi in due: il Pakistan, a maggioranza islamica, e l’India, dominata dall’induismo. L’India rimane un paese molto agricolo: il 33% della forza-lavoro è occupato dall’agricoltura. Le città indiane come Delhi, Calcutta, Bombay sono popolarissime e molte persone dormono per strada e non hanno lavoro. Le città possono essere sovraffollate, ma hanno quartieri eleganti e raffinati come quelli dei paesi del Primo mondo.
La povertà del Terzo mondo. Malnutrizione, mancanza di istruzione ed abitazioni inadatte sono più diffuse nella campagna. Molti poveri si trovano in aree dove la terra coltivabile è scarsa, la produttività agricola bassa. Le donne, di solito, sono più svantaggiate degli uomini. Esse incontrano problemi culturali, sociali ed economici; spesso, lavorano più a lungo, e quando sono pagate, hanno salari più bassi. I poveri nel Terzo mondo vivono in condizioni inimmaginabili per le persone delle società industrializzate. La maggior parte non ha acqua corrente, fognatura o corrente. Quasi la metà della gente che vive in povertà negli USA è originaria dell’emisfero meridionale.
I paesi di nuova industrializzazione. Brasile, Messico, Corea del Sud, Singapore sono definiti i paesi di nuova industrializzazione. I modi di vita cambiano velocemente in queste società; i paesi asiatici più ricchi si stanno lanciando con entusiasmo in un nuovo mondo consumistico. Ora la Corea del Sud domina le industrie mondiali siderurgiche e di costruzioni navali. Singapore sta diventando il centro finanziario e commerciale più importante del sud-est asiatico.
L’odierno cambiamento sociale: la globalizzazione
Il mondo è diventato un unico sistema sociale, in virtù di crescenti vincoli di interdipendenza che coinvolgono tutti noi. Nessuna società vive più in totale isolamento dalle altre, ed anche nei paesi più ricchi tutti dipendono da beni importati dall’estero. I processi di globalizzazione sono tra i più importanti cambiamenti sociali attualmente in corso. I problemi importanti che pesano sulla nostra vita, come fronteggiare il disastro ecologico od evitare scontri militari, sono di portata globale.
6° capitolo: Famiglia, matrimonio e vita individuale
Concetti fondamentali
Nella vita abbiamo a che fare con le relazioni. La “relazione” è qualcosa di attivo, e per essere duratura richiede la conquista della fiducia dell’altra persona. La “famiglia” è un gruppo di persone legate da rapporti di parentela, all’interno del quale i membri adulti hanno la responsabilità di allevare i bambini. La “parentela”: i legami di parentela sono fondati sul matrimonio o linee di discendenza tra consanguinei (nonni, madri, padri, figli). Il “matrimonio” è l’unione sessuale socialmente riconosciuta ed approvata tra 2 individui adulti. Quando 2 persone si sposano, stabiliscono tra loro un legame di parentela. Il vincolo matrimoniale, inoltre, coinvolge i genitori, le sorelle, fratelli e tutti i consanguinei di ciascuno dei 2 coniugi. Ovunque le relazioni familiari presuppongono più ampi gruppi di parentela. Abbiamo la “famiglia nucleare”, dove ci sono 2 adulti che vivono sotto lo stesso tetto con i propri figli naturali od adottivi; e la “famiglia estesa”, che riguarda parenti stretti, diversi da una coppia sposata coi figli, che vivono sotto lo stesso tetto. Essa può comprendere nonni, fratelli con le proprie mogli, zii e nipoti. Nelle società occidentali, il matrimonio, e quindi la famiglia, sono associati alla “monogamia”, che significa che è illegale per gli uomini e per le donne essere sposati con più di un individuo alla volta. La “poligamia”, invece, permette al marito o alla moglie di avere più di un coniuge. Vi sono 2 tipi di poligamia: 1) poliginia, che permette all’uomo di sposarsi con più di una moglie alla volta; 2) poliandria, che permette alla moglie di avere 2 o più mariti.
La famiglia nella storia
Un tempo i sociologi pensavano che prima dell’età moderna, la forma predominante di famiglia fosse quella estesa, ma questa visione era sbagliata. Infatti, sembra che la famiglia nucleare sia sempre stata la più diffusa. Le famiglie pre-moderne erano più grandi di quelle attuali, i bambini iniziavano a lavorare all’età di 6-7 anni, spesso alcuni di essi lasciavano la casa paterna per andare a lavorare come servi presso altre famiglie, e difficilmente avrebbero rivisto i propri genitori. I gruppi familiari erano più instabili anche perché i tassi di mortalità erano molto più alti di quelli odierni, quasi ¼ dei neonati non sopravviveva al 1 anno di età, e le donne morivano di frequente al momento del parto.
Lo sviluppo della vita familiare. Il sociologo Lawrence Stone ha evidenziato quali sono stati i cambiamenti che hanno segnato il passaggio dalle forme medievali di vita familiare a quella moderna in Europa. Nei secoli compresi tra il 1500 ed il 1800, Stone ha distinto 3 fasi principali dello sviluppo della famiglia:
- La forma dominante è la famiglia nucleare, inserita nei rapporti comunitari, tra cui quelli con la parentela. Questa struttura non risultava del tutto separata dalla comunità. Per Stone, la famiglia non era per i suoi membri il principale luogo di attaccamento; infatti, gli individui non trovavano nell’ambiente familiare quell’intimità che noi oggi associamo ad esso. Il sesso non era una fonte di piacere, ma una necessità ai fini della procreazione. Quindi, la famiglia era un’istituzione aperta, senza calore, emozioni e molto autoritaria.
- Dall’inizio del XVI secolo, la famiglia nucleare è diventata un’identità separata e distinta dai legami con la parentela e la comunità. In questa fase, è importante l’amore tra i coniugi ed i figli, nonostante ci fosse un aumento dell’autorità paterna.
- La terza fase porta al tipo di famiglia per noi occidentali più nota. Questa famiglia non è formata da un gruppo legato da forti vincoli emotivi, con un alto grado di privacy domestica e molto attenta all’educazione dei figli. In questa fase, domina l’individualismo affettivo.
Le trasformazioni dei modelli familiari nel mondo
Nelle varie società del mondo odierno rimane una grande varietà di modelli familiari. In alcune aree, come certe regioni remote dell’Asia, dell’Africa, i tradizionali sistemi familiari hanno subito pochi cambiamenti. Ma nella maggior parte dei paesi, sono in corso molte trasformazioni.
Direzioni dei cambiamenti. I principali cambiamenti a livello mondiale sono:
- Le famiglie estese e gli altri gruppi di parentela stanno perdendo la propria importanza;
- Libera scelta del coniuge;
- Riconoscimento dei diritti delle donne;
- Allargare i diritti del bambino.
La famiglia italiana
In Italia, le strutture familiari hanno presentato grandi cambiamenti nel tempo e nello spazio. Ancora a metà del nostro secolo, c’erano differenze tra le regioni italiane.
- Umbria, Marche, Toscana, Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia: famiglie multiple o estese;
- Nelle regioni meridionali, invece, dominava la famiglia nucleare. Ancora maggiori sono le differenze se si va indietro nel tempo.
Dal ‘600 in poi, nelle città italiane ed in Sardegna, la popolazione si sposava ad un’età molto avanzata (26 anni gli uomini/28 anni le donne), e dopo le nozze, seguiva il modello di “residenza neolocale”, cioè metteva su casa per conto proprio, andando a vivere in famiglie nucleari. Anche in Puglia, in Sicilia dominava la regola della residenza neolocale e la famiglia nucleare. Però, le donne si sposavano molto giovani, prima dei 19 anni ed anche a 18 anni. Nelle campagne d’Italia, invece, nell’800, le popolazioni si sposavano ad un’età adulta, però seguivano la “regola della residenza patriarcale”, cioè andavano a vivere...
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