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Riassunto esame Sociologia Generale, prof. Di Gennaro, libro consigliato Fondamenti di Sociologia, Giddens Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Sociologia Generale, basato su appunti personali e studio autonomo del testo Fondamenti di Sociologia, Giddens consigliato dal docente Di Gennaro. Gli argomenti che vengono trattati sono i seguenti: le società primordiali: i cacciatori-raccoglitori, le società pastorali e agricole, le civiltà non industriali o stati tradizionali.

Esame di Sociologia generale docente Prof. G. Di Gennaro

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ESTRATTO DOCUMENTO

1. mesomorfi (muscolosi-attivi, più probabili di diventare criminali);

2. ectomorfi (più magri);

3. endomorfi (più grassi).

L’approccio psicologico. Come le interpretazioni biologiche, anche quelle psicologiche della criminalità associano la

delinquenza ad un tipo particolare di personalità. Alcuni hanno suggerito che in una minoranza di persone si sviluppi

una personalità anormale o psicopatica. Gli “psicopatici” sono persone chiuse ed incapaci di emozione che traggono

gusto dalla violenza fine a sé stessa. Non è chiaro però, se la psicopatia comporti tendenze criminali. Una spiegazione

soddisfacente della natura della criminalità deve essere di tipo sociologico, poiché la definizione di criminalità dipende

dalle istituzioni sociali. Il pensiero sociologico evidenzia che c’è connessione tra conformità e devianza nei vari contesti

sociali. Le società moderne hanno molte subculture diverse ed il comportamento conforme alle norme di una

determinata subcultura può essere considerata deviante al di fuori di essa.

La tensione strutturale: l’anomia come causa della criminalità. Merton ha ripreso il concetto di “anomia”, introdotto per

la 1° volta da Durkheim, il quale parlò di anomia riferendosi alla tesi secondo la quale nelle società moderne, i valori e

le norme tradizionali verrebbero a cadere senza essere sostituite da altri. L’anomia si verifica quando non ci sono valori

ben definiti a guidare il comportamento in un dato ambito della vita sociale. Durkheim evidenzia che in tali circostanze,

gli individui si sentono disorientati ed ansiosi. L’anomia, infatti, è uno dei fattori sociali che influenzano ad orientarsi

verso il suicidio. Merton ha modificato il concetto di anomia, e lo riferisce alla tensione a cui è sottoposto il

comportamento individuale, quando le norme accettate dal soggetto entrano in conflitto con la realtà sociale. Per

Merton, la devianza è un prodotto secondario delle disuguaglianze economiche. A tali tensioni, egli attribuisce 5

possibili risposte:

1. conformisti: indipendentemente dal successo, accettano sia i valori socialmente riconosciuti che i modi

convenzionali per realizzarli;

2. innovatori: accettano valori socialmente riconosciuti, però nel perseguirli ricorrono a metodi illegittimi;

3. ritualisti: seguono le regole in quanto tali. Hanno perso di vista i valori che originariamente li ispiravano;

4. rinunciatari: rinunciano alla competitività e rifiutano sia i valori dominanti che i mezzi per realizzarli;

5. ribellione: rifiutano valori e mezzi, cercando di sostituirli con altri.

La teoria dell’etichettamento (“labelling theory”). È uno degli approcci più importanti. L’etichettamento è dovuto a chi

rappresenta la forza delle leggi e dell’ordine e che sono capaci di imporre agli altri definizioni di moralità. (Una volta

che un bambino viene etichettato, egli tende a rispondere al tipo di etichetta che gli viene attribuita). Becker è uno dei

sociologi più rappresentativi di questa teoria. Egli sostiene che le identità devianti vengono prodotte tramite

l’etichettamento, piuttosto che tramite comportamenti devianti. L’abbigliamento, il modo di parlare, il paese d’origine

possono essere fattori che determinano l’applicazione dell’etichetta di deviante. Edwin Lemert definisce l’atto iniziale

di trasgressione come “devianza primaria”. La “devianza secondaria” si ha quando l’individuo arriva ad accettare

l’etichetta che gli è stata imposta, vedendo se stesso come un deviante.

I reati e le statistiche sulla criminalità

La criminalità prevede una varietà di forme di azioni, per questo sono state elaborate più teorie, le quali:

 sottolineano la continuità che c’è tra il comportamento criminale e quello rispettabile;

 concordano sulla presenza di un forte elemento contestuale nello svolgimento delle attività delittuose.

Le statistiche sulla criminalità e sulla delinquenza forniscono dati poco affidabili, poiché includono solo i dati che

vengono registrati dalla polizia, poiché la maggior parte dei reati (specialmente piccoli furti) non vengono segnalati alla

polizia.

Il nuovo realismo di sinistra. Il NRL (Nuovo Realismo di Sinistra) vicino al lavoro di Young, sostiene che c’è stato

realmente un aumento del numero dei reati e che la gente ha ragione di essere preoccupata; inoltre, l’approccio sembra

porre l’attenzione più sulle vittime che interessarsi solo a chi compie i reati.

L’omicidio ed altri reati violenti:

L’Omicidio. Per poter classificare un decesso come omicidio bisogna stabilire che il fatto sia realmente avvenuto. Se,

infatti, il corpo non è disponibile è difficile che si parli di omicidio. Una volta che il corpo è disponibile, si sospetta un

omicidio quando le circostanze indicano una morte non naturale. L’eventuale accusato può essere riconosciuto

colpevole di omicidio preterintenzionale (uccisione senza intenzione) piuttosto che di omicidio premeditato.

I reati violenti negli Stati Uniti. Il livello di reati violenti negli Stati Uniti è maggiore rispetto agli altri paesi

industrializzati, visto che:

 c’è una vasta disponibilità di armi;

 esistenza di subculture violente nelle grandi città.

Gli omicidi avvengono di norma nel contesto della famiglia od altri rapporti interpersonali. Chi compie reati è soggetto

a punizioni. Le prigioni e la punizione

Il cambiamento delle forme di punizione. Prima del 19esimo secolo, sia in Europa che negli Stati Uniti, la prigione

veniva usata raramente per la punizione dei reati. Veniva usato, ad esempio, per far si che gli ubriachi smaltissero la

sbornia, oppure ospitavano criminali in attesa di essere giustiziati. A partire dal 19esimo secolo, nelle prigioni la

disciplina era elastica o inesistente. Le prigioni moderne hanno origine nelle “workhouses” (ospedali), costruite quando

il feudalesimo era in disgregazione, ed i contadini non avevano più lavoro nelle campagne, diventando vagabondi. Nelle

workhouses venivano sfamati, ma facevano anche lavori duri. Queste, inoltre, diventarono anche un luogo di assistenza

per malati, anziani ecc… Durante il 18esimo secolo, le prigioni, i manicomi e gli ospedali diventarono, man mano,

distinti gli uni dagli altri. I riformatori si schierarono contro le prigioni tradizionali, sostenendo che la privazione della

libertà fosse un mezzo più efficace per affrontare le attività criminose.

Prigioni e sviluppo morale. La detenzione è un modo per punire i malviventi e di proteggere la popolazione. In genere, i

detenuti non vengono più maltrattati fisicamente come una volta, ma vengono privati di altro:

 libertà;

 reddito adeguato;

 compagnia familiare;

 rapporti eterosessuali;

 vestiti, oggetti personali.

Ciò comporta una spaccatura tra i detenuti e la società esterna, piuttosto che educarli alle norme sociali. Non sorprende

che i “tassi di recidività”, cioè la ripetizione del reato da parte di chi è già stato in carcere, siano molto alti. In Italia,

come in molti paesi occidentali, le prigioni oggi sono sovraffollate. Dato che c’è una crisi del carcere, visto che esso

non riabilita, vengono poste delle alternative. Una di queste è la “sorveglianza fuori dal carcere”, che include la libertà

su cauzioni, la probativo e la parole.

 La probation, usata come trattamento di reati minori, significa che una persona deve mantenere una buona

condotta per un certo periodo, e presentarsi regolarmente alle autorità. Alla fine di questo periodo il caso è

chiuso;

 La parole (libertà sulla parola) è una riduzione nella durata della pena, data come ricompensa della buona

condotta di un individuo mentre si trova in carcere;

 La sorveglianza su cauzione, tiene le persone fuori dal carcere sotto la supervisione di un responsabile

nell’attesa di un processo, prima che venga determinata la loro consapevolezza o innocenza;

 La diversion, che ricorre a programmi che mantengono l’individuo fuori dal sistema giudiziario. Con l’aiuto di

un addetto alla “diversion”, il colpevole inizia con l’accettare le proprie responsabilità per il reato commesso.

L’idea è di ridurre la stigmatizzazione e di impostare la riabilitazione in modo positivo.

La pena di morte. Dal momento in cui la condanna detentiva è diventata la principale forma di punizione, la questione

sulla pena di morte è diventata sempre più controversa. Gli Stati Uniti sono quasi l’unico paese ad applicare ancora la

pena di morte. Essa fu abolita dalla Corte Suprema nel 1972, ma introdotta di nuovo nel 1976. In alcuni paesi,

l’opinione pubblica vorrebbe che la condanna a morte venisse applicata almeno per alcuni tipi di reati, poiché essa

sostiene che la minaccia di una condanna a morte scoraggerebbe gli assassini. In realtà, non è proprio così, basti pensare

agli Stati Uniti che, nonostante la pena di morte sia in vigore, qui la percentuale degli omicidi è la più alta tra i paesi

industrializzati. Genere e criminalità

Molti testi di criminologia non dicono niente sulle donne, se escludiamo la parte legata allo stupro ed alla prostituzione.

Il tasso di criminalità delle donne è molto basso in caso di omicidi o rapine, è più alto in caso di truffe. È possibile che

la polizia ed altri funzionari considerano le donne meno pericolose degli uomini, e le permettono di cavarsela quando,

invece, un uomo verrebbe arrestato. L’unico reato dove la quota femminile raggiunge quasi quella maschile è il

“taccheggio” (furto di merce esposta per la vendita).

I reati e la crisi della mascolinità

La criminalità è segnata dal genere. I ragazzi spesso sono membri di bande dall’infanzia, una subcultura dove talune

forme di criminalità formano uno stile di vita. Il livello di criminalità dei giovani maschi è legato alla disoccupazione.

L’assenza di una prospettiva di stabile occupazione sta rendendo difficile per un’ampia fascia della generazione più

giovane diventare adulti responsabili. Le vittime di reati

Violenza domestica. Fa parte dell’esperienza di molte donne. Nel Medioevo e nella 1° fase di industrializzazione, la

violenza verso le donne era un aspetto comune del matrimonio. Oggi, le donne godono di maggiore protezione

giuridica, ma questo genere di violenza è lo stesso molto diffuso. Nonostante la protezione giuridica, per molte donne

ricorrere alla legge è difficile. Infatti, le donne legate ad un uomo violento, trovano difficile lasciare la casa per una

serie di ragioni economiche e sociali, oltre che la responsabilità verso i figli.

Le molestie sessuali. Nell’ambiente di lavoro, i diritti delle donne sono più tutelati ed il livello di violenza vero e

proprio risulta basso. Nonostante ciò, le molestie sessuali sono molto comuni. Le molestie sul posto di lavoro possono

essere definite come uso di potere del capo di lavoro per imporre richieste di tipi sessuale. (Es: se un dipende non si

presta, può essere licenziato)

Lo stupro. È difficile accertare la diffusione dello stupro. Solo una piccola parte degli stupri viene denunciata alla

polizia e registrata statisticamente. La maggior parte delle donne cerca di dimenticare l’episodio o rifiuta di sottoporsi

agli accertamenti medici, interrogatori della polizia e confronti in sede di giudizio. Il processo richiede tempi lunghi, e

può assumere carattere intimidatorio. Il dibattimento è pubblico e la vittima deve trovarsi faccia a faccia con l’imputato.

La maggior parte degli stupri non è spontanea, ma in parte già programmata. Susan Brownmiller sostiene che il sistema

di intimidazione tiene le donne in uno stato di paura, ed anche quelle che non vengono violentate sono comunque

toccate dall’ansia e dalla necessità di essere prudenti.

I reati dei ricchi e dei potenti

Sebbene gran parte della popolazione in carcere proviene da livelli di povertà della società, i reati vengono commessi

anche da molte persone ricche.

I reati dei colletti bianchi. Quest’espressione è stata introdotta da Sutherland ed indica le attività criminose commesse

da chi appartiene al settore più benestante della società. I reati dei colletti bianchi comportano lo sfruttamento a fini

criminosi di una posizione di classe media o professionale. Invece, i reati dei potenti sono quelli dove l’autorità

conferita da un certo ruolo viene usata in modo illecito.

La criminalità di stato. Gli Stati, in alcuni casi, agiscono in modo criminoso, ad esempio trasgrediscono le leggi che

l’autorità stessa dovrebbe difendere. Anche i poliziotti svolgono reati: intimidazione, pestaggio, uccisione di persone

sospette, appropriazione di denaro, droga. La criminalità organizzata

La definizione di “criminalità organizzata” è quella di attività di affari che presentano molte caratteristiche di regolarità,

ma che di fatto sono illegali. Esse comprendono, tra le attività, il gioco d’azzardo, la prostituzione ed il racket. Negli

Stati Uniti, la criminalità organizzata è molto più solida e tenace che in altre società industrializzate. Nell’Italia

meridionale, l’area dove ha trovato origine lo stereotipo mafioso, le reti di criminalità sono molto potenti. È possibile

che la criminalità organizzata sia diventata talmente importante nella società americana perché è legata alle attività dei

“magnati rapinatori” del tardo 19esimo secolo, che hanno fatto in parte da modello. Questo tipo di criminalità è fiorita

nei ghetti sottoprivilegiati, ricorrendo a quegli stessi metodi per sconfiggere la concorrenza e costruire reti di

corruzione. Il gioco d’azzardo illegale applicato alle corse dei cavalli, alle lotterie ed agli avvenimenti sportivi

rappresenta per la criminalità organizzata la maggior fonte di credito di reddito negli Stati Uniti.

Criminalità, devianza ed ordine sociale

In alcune società che riconoscono un’ampia gamma di libertà individuali e tollerano le attività devianti (come quella

olandese), i tassi di criminalità violenta sono bassi. Quei paesi dove, al contrario, l’ambito della libertà individuale è

ristretto, ci sono livelli alti di violenza. Una società tollerante verso il comportamento deviante non deve andare per

forza incontro alla disgregazione. Questo risultato può essere raggiunto solo se le libertà individuali sono accompagnate

dalla giustizia sociale, cioè nel contesto di un ordine dove le disuguaglianze non siano troppe ampie e l’intera

popolazione abbia la possibilità di condurre una vita piena e soddisfacente. Se la libertà non è bilanciata

dall’uguaglianza, il comportamento deviante ha molte possibilità di orientarsi verso scopi socialmente distruttivi.

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11° CAPITOLO: IL LAVORO E LA VITA DOMESTICA

Per la maggior parte di noi, il lavoro occupa un’attività importante nella nostra vita. Il lavoro è qualcosa di più che

semplice fatica, indispensabile anche per mantenere la stima di sé. Il lavoro garantisce:

 Denaro;

 Frequentare luoghi diversi da quello domestico;

 Identità Sociale;

 Competenze e capacità;

 Creare nuove amicizie. Il lavoro retribuito e lavoro non retribuito

Il lavoro, retribuito e non retribuito, può essere definito come lo svolgimento di compiti che richiedono l’esercizio di

uno sforzo mentale e fisico e che hanno l’obiettivo di produrre beni e servizi con lo scopo di soddisfare i bisogni umani.

L’occupazione è una prestazione di lavoro regolarmente retribuita con un salario od uno stipendio. Il “lavoro non

retribuito” (Es: attività domestiche) è comunque lavoro, spesso molto duro e stancante, che occupa uno spazio

importante nella vita di ognuno di noi. Il “lavoro di volontariato” svolge un importante ruolo sociale.

La divisione del lavoro

Il lavoro è la base del sistema economico, formato dalle istituzioni che provvedono alla produzione ed alla distribuzione

di merci e servizi, e nelle società moderne tale sistema si basa sulla produzione industriale. L’industria moderna si

differenzia dai sistemi pre-moderni di produzione, poiché basati sull’agricoltura. Uno degli elementi principali

dell’industria moderna è la “tecnologia”, cioè il contributo della scienza per la costruzione di macchine in modo da

ottenere maggior efficienza produttiva. Il sistema economico moderno ha una “divisione del lavoro” complessa e

diversificata. Il lavoro, cioè ha tante occupazioni diverse dove gli individui si specializzano. La differenza tra la

divisione del lavoro nelle società tradizionali ed in quelle moderne è evidente. Anche nelle società tradizionali di

dimensioni maggiori non c’erano molti mestieri diversi; invece, nel sistema moderno ci sono migliaia di occupazioni

diverse. Nelle società tradizionali, inoltre, la popolazione era economicamente autosufficiente; nelle società moderne

prevale il principio dell’interdipendenza economica.

Taylorismo e fordismo. Adam Smith è uno dei fondatori della scienza economica, ed indica i vantaggi offerti dalla

divisione del lavoro. La sua opera più famosa è “La ricchezza delle nazioni”, la quale si apre con una descrizione della

divisione del lavoro in una fabbrica di spilli. Una persona che lavora sola può fabbricare, magari, 20 spilli in un giorno,

se, invece, i lavoratori cooperano tra loro, accade che ciascun lavoratore può produrre una quantità di merce molto

superiore a quella di un solo operaio. Un secolo dopo, queste idee trovarono una propria realizzazione con Winslow

Taylor, il cui approccio prevedeva la studio dettagliato dei processi industriali. Il “taylorismo” si preoccupava di

migliorare l’efficienza industriale, però prestò scarsa attenzione alla vendita dei prodotti. La produzione di massa

richiede mercati di massa e fu Henry Ford a rendersi conto di ciò. Il “fordismo”, infatti, indica proprio il sistema di

produzione di massa collegata allo sfruttamento dei mercati di massa. Ford aprì la sua fabbrica nel 1913 a Highland

Park, dove venne costruito un solo prodotto, la Ford modello T, ciò consentì l’introduzione delle macchine. Col

fordismo, c’è stata l’introduzione della catena di montaggio mobile, per la quale ogni operaio aveva un compito

specifico. Il fordismo ed il taylorismo sono stati chiamati da alcuni sociologi “Sistemi a basso affidamento”, nel senso

che le persone che svolgono il lavoro sono molto sorvegliate e dotate di poca autonomia d’azione. In questo modo, il

livello di insoddisfazione del lavoratore è alto. Invece, nel “sistema ad alto affidamento” gli individui vengono lasciati

abbastanza liberi di controllare l’andamento.

L’automazione. Questo concetto risale al 1800 quando Spencer inventò l’Automat, un tornio programmabile che

fabbricava viti, dadi ed ingranaggi. L’automazione ha interessato finora poche industrie, ma coi progressi che sono stati

fatti finora per la progettazione dei robot industriali, la sua influenza diventerà sempre più grande. Un robot è un

dispositivo automatico di pertinenza dell’uomo.

La produzione di gruppo. Permette di aumentare la motivazione del lavoratore, permettendo ad alcuni gruppi di

collaborare nella produzione, invece di far si che ogni lavoratore passi le giornate a fare sempre lo stesso compito.

La produzione flessibile. Mentre il taylorismo ed il fordismo producevano prodotti di massa, con Stanley Davis si parla

di individualizzazione di massa, nel senso che le nuove tecnologie permettono la produzione di elementi progettati per

clienti particolari. Prima che si sviluppasse la progettazione computerizzata, i giapponesi hanno inventato ciò che hanno

chiamato “produzione flessibile”. I giapponesi hanno privilegiato la creazione di forza lavoro competente e lo sviluppo

di modi per aumentare la velocità di introduzione di nuovi modelli di prodotto e di commercializzazione di nuovi

problemi. Sindacati e conflitto industriale

Da sempre esiste un conflitto tra lavoratori e datori di lavoro. Nella prima metà dell’800 quando c’era tale conflitto,

spesso gli operai scendevano per strada, per protestare e spesso commettevano atti di violenza contro le autorità. Nel

19esimo secolo, l’attività dei sindacati fu legalizzata, infatti il “sindacalismo” divenne un movimento di massa. Lo

sviluppo del movimento sindacale era diverso da paese a paese. Le organizzazioni sindacali si sono sviluppate per

proteggere gli interessi materiali dei lavoratori, e per bilanciare lo squilibrio di potere tra operai e datori di lavoro.

Lo sviluppo dei sindacati. Durante gli anni, gli stessi sindacati sono cambiati; alcuni si sono burocratizzati, altri hanno

cercato di accrescere tramite campagne la presenza femminile, invece in passato ci sono state organizzazioni che hanno

scoraggiato l’adesione delle donne.

Gli scioperi. Lo sciopero è la temporanea astensione dal lavoro da parte di dipendenti che intendono esprimere una

lagnanza od una richiesta. Lo sciopero è:

 Temporaneo, visto che gli operai intendono ritornare alla stessa occupazione e dallo stesso datore di lavoro;

 Prevede una lagnanza, visto che gli operai che si assentano per assistere ad una manifestazione sportiva, non

sono in sciopero.

Altre forme di conflitto industriale collegate allo sciopero sono le “serrate”, dove i datori di lavoro e non gli operai a

decidere l’interruzione dell’attività lavorativa). Donne e lavoro

Donne e luoghi di lavoro: la prospettiva storica. Per la maggior parte di chi visse nelle società preindustriali, le attività

produttive e domestiche non erano separate. La produzione aveva luogo in casa. Spesso, mogli e bambini lavoravano

insieme agli uomini nelle loro attività. Le donne avevano molta influenza all’interno della famiglia visto che erano

escluse dal monopolio maschile della politica e della guerra. Gran parte di questa situazione venne modificata quando

ci fu la separazione del luogo di lavoro dalla casa, dovuta allo sviluppo dell’industria moderna. Quindi, si iniziò a

produrre nelle fabbriche ed il lavoro veniva svolto da operai; infatti, iniziarono ad ingaggiare individui singoli con le

loro specifiche attività e non famiglie. Negli ultimi vent’anni, è aumentata la percentuale di donne che svolgono lavori

extradomestici. Le donne, che oggi lavorano, sono concentrate in occupazioni scarsamente retribuite rispetto agli

uomini. Uno dei fattori che principalmente influenza la carriera delle donne è l’idea maschile che per esse il lavoro

venga dopo la maternità. È possibile che le donne con figli chiedono maggior disponibilità di tempo libero. La

responsabilità di cura dei figli viene vista come un problema della madre più che di entrambi i genitori. Inoltre, la

condizione di povertà tende ad essere più acuta per le donne con figli piccoli, che hanno un bisogno costante di cure.

La legislazione sulle pari opportunità. Nel 1970 in Gran Bretagna è stata adottata una legge sulle pari opportunità, anche

se nel 1975 c’è stata una legge ancora più severa, introdotta dalla Comunità Europea, detta “Principio della parità

retributiva”, in base al quale deve essere pagato allo stesso modo non tanto lo stesso lavoro, ma il lavoro a cui si

attribuisce lo stesso valore.

Il caso della Svezia. La Svezia è il paese più avanzato del mondo occidentale a promuovere l’uguaglianza tra i sessi a

livello legislativo. Lo stato concede a chiunque un sussidio pari al 90% del normale stipendio per il periodo che va da 1

mese prima a 6 mesi dopo la nascita di un figlio. Questi 6 mesi possono essere suddivisi tra i genitori al momento di

decidere chi dei 2 si assenterà dal lavoro per prendersi cura del bambino. Successivamente, la madre od il padre

possono ottenere un sussidio per un’ulteriore periodo di 180 giorni. Poi, ci sono molti centri che prendono in custodia i

bambini dopo la scuola e durante le vacanze fino all’età di 12 anni.

Il lavoro domestico. È nato con la separazione del luogo di lavoro dalla casa. Con questa separazione, la casa è

diventata luogo di consumo più che di produzione. Grazie alla costruzione degli impianti elettrici e la distribuzione del

gas sono stati soppressi compiti gravosi come spaccare la legna, pulire la stufa ecc… L’acqua calda e fredda hanno

alleviato il lavoro pesante ed hanno fatto guadagnare tempo anche se il tempo medio dedicato alle attività non è

diminuito. Ovviamente, le donne con un’occupazione retribuita dedicano minor tempo ai lavori domestici e nelle prime

ore della sera ed il fine settimana. La disoccupazione

Disoccupazione vuol dire essere senza lavoro, ed in questo caso ci riferiamo al lavoro retribuito nel contesto di

un’occupazione riconosciuta. Keynes sostiene che la disoccupazione deriva dalla mancanza di un sufficiente potere

d’acquisto sul mercato delle merci. In questa situazione, i governi possono intervenire aumentando il livello della

domanda, creando così nuovi posti di lavoro. L’impegno per la piena occupazione è entrato a far parte della politica

governativa nei paesi occidentali, anche se durante l’ultimo ventennio, i tassi di disoccupazione sono aumentati ed il

keneysismo è stato abbandonato.

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15° CAPITOLO: LA RELIGIONE

In una forma od in un’altra, la religione si trova in tutte le società umane riconosciute.

Che cosa non è la religione. La religione:

 Non dovrebbe essere identificata col monoteismo (fede in un unico Dio). La maggior parte delle religioni

afferma l’esistenza di molti dei;

 Non dovrebbe essere identificata con le prescrizioni morali che orientano il comportamento dei credenti;

 Non si preoccupa di spiegare l’origine del mondo;

 Non può essere identificata col soprannaturale.

Che cos’è la religione. La religione ricopre una serie di simboli per ispirare sentimenti di riverenza o timore ed è

collegata a riti o cerimonie praticate dalla comunità dei credenti. I riti religiosi sono molto diversi tra loro, possono

consistere sia nel pregare, cantare, digiunare certi giorni ecc… Questi riti, spesso, vengono eseguiti in solitudine, però

prevedono anche cerimonie collettive ed i sociologi considerano questo fattore per distinguere la religione dalla magia.

La “magia” consiste nel tentativo di influenzare gli eventi con l’uso di pozioni, formule o pratiche rituali; di solito,

viene praticata da individui, non da una comunità di credenti.

Tipi di religione

Nelle società tradizionali, la religione ha un ruolo centrale nelle vita sociale. Nelle culture di piccole dimensioni, ci

sono, spesso, individui che si specializzano nelle pratiche religiose, ad esempio lo sciamano (un individuo considerato

capace di influenzare gli spiriti o le forze soprannaturali tramite i riti. Ma non è detto che gli sciamani sono capi

religiosi, molte volte sono stregoni).

Totemismo e animismo. Due forme di religione che troviamo di frequente presso le società di piccole dimensioni sono

il “totemismo” e “l’animismo”.

 Totemismo. Il termine “totem” ha origine presso le tribù indiane dell’America settentrionale, però è stato

ampiamente usato per designare specie animali e vegetali considerate in possesso di poteri soprannaturali.

All’interno delle società in questione, ciascun gruppo di parentela ha un suo particolare totem, a cui sono

collegate attività rituali.

 Animismo. È la credenza negli spiriti o nei fantasmi. Gli spiriti possono essere considerati sia benigni che

maligni e sono capaci di influenzare il comportamento umano in molti modi. Nell’Europa medioevale, le

persone che erano considerate possedute dagli spiriti venivano perseguitate come stregoni o streghe.

Giudaismo, cristianesimo e Islam. Le 3 religioni monoteistiche più influenti al mondo sono il “giudaismo”, il

“cristianesimo” e “l’Islam”. Tutte e 3 ebbero origine nel Medio Oriente e ciascuna di esse ha influenzato le altre.

Il giudaismo. È la più antica tra le 3 religioni: risale a circa 1000 anni prima di Cristo. I primi ebrei erano nomadi che

vivevano in Egitto ed avevano fede in un unico Dio onnipotente. Fino alla creazione di Israele, avvenuta poco dopo la

fine della 2° guerra mondiale, non c’era uno stato dove il giudaismo fosse religione ufficiale. Infatti, comunità ebraiche

sopravvivevano tra Europa, Asia e Africa, anche se erano oggetto di persecuzione, che raggiunse il culmine quando, con

la 2° guerra mondiale, ci fu l’assassinio di milioni di ebrei da parte dei nazisti nei campi di concentramento.

Il cristianesimo. Esso ebbe origine come setta del giudaismo. Gesù era un ebreo ed i suoi discepoli lo accolsero come il

Messia (colui che è unto, che si traduce con “Cristo). All’inizio, i cristiani furono perseguitati, ma alla fine l’imperatore

Costantino adottò il cristianesimo come religione ufficiale dell’impero romano. Oggi, la religione cristiana ha il numero

più alto di fedeli ed è diffusa in tutto il mondo. Le principali ramificazioni del cristianesimo sono: il “cattolicesimo”, il

“protestantesimo” e “l’ortodossia orientale”.

L’Islam. Essa deriva dagli insegnamenti del profeta Maometto, ed è la credenza in un unico Dio, Allah. La religione

islamica prevede 5 pilastri, che sono i 5 principi fondamentali dei musulmani:

1. Ripetizione del credo islamico: “Non esiste altro Dio che Allah e Maometto è il suo apostolo”;

2. Recitare 5 volte al giorno le preghiere prescritte, preceduta dall’abluzione cerimoniale;

3. Osservanza del Ramadan: un mese di digiuno durante il quale è vietato mangiare e bere prima del tramonto;

4. Dare l’elemosina (dare denaro ai poveri);

5. Ogni credente deve intraprendere il pellegrinaggio alla Mecca.

Le religioni dell’Estremo Oriente:

L’Induismo. Essa è una religione politeistica. La maggior parte degli induisti accetta la dottrina della reincarnazione,

cioè che tutti gli esseri viventi sono parte di un eterno processo di nascita, morte e rinascita. Inoltre, l’induismo è


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze e tecniche psicologiche
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Unina2 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Di Gennaro Giacomo.

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