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Durkheim (8-900)

Scienza della società: come fanno le persone a stare insieme. Siamo passati da una

solidarietà meccanica a una solidarietà organica. Non c’era una divisione del lavoro,

tutti facevano tutto. Stavano insieme per una coscienza collettiva, non per bisogno.

Nelle società più antiche, la tradizione, gli usi, i costumi, un senso religioso univano le

persone che vivevano in comunità. Col tempo la coscienza collettiva si è indebolita,

ma nel frattempo è subentrata la divisione del lavoro, quindi per questioni di interesse

ci si è riavvicinati. La coscienza collettiva è un insieme di norme, idee e valori di cui è

portatrice la collettività. Queste norme vengono soprattutto dalla tradizione e dalla

religione, mentre oggi dall’economia, quindi si parla di cultura del capitalismo. Non

possiamo vivere senza legge, perché questo crea un peso sconcertante, tensione.

Anomia: sentimento che prova l’individuo che non sa cosa ci si aspetti da lui,

mancanza di norme, un soggetto in balia di sé stesso, non ha riferimenti, non ha scopo

né valore né un sé, porta un disagio tale da suicidarsi, il tasso di suicidi è in aumento,

condizioni di peggioramento della situazione, il suicidio in realtà è un atto sociale

perché è spesso in rapporto con la coscienza collettiva. Suicidio fatalistico: moltissimi

suicidi tra coloro tenuti in schiavitù, la cui condizione provoca dolore e depressione.

Suicidio egoistico: si pensa di poter essere felici per un certo momento, ma in realtà

non trovano il senso della loro esistenza. Suicidio altruistico: es. kamikaze, portare

avanti gli ideali della collettività, a causa delle condizioni sociali in cui le persone si

trovano a vivere, la società esercita un potere su di noi.

Weber (8-900)

Teoria dell’azione

Corrente del comportamentismo: a stimolo corrisponde risposta (esperimento di

Pavlov del cane, stimolo-risposta). Weber sostiene che non basti questo, perché fra

stimolo e risposta l’uomo compie molteplici processi mentali di pensiero, di significato,

un’elaborazione ed è importante comprendere l’interpretazione che il soggetto dà

dell’azione. La sua sociologia è molto individualista e mira all’individuo in quanto

soggetto agente (che fa un’azione), infatti voler studiare l’azione (unità di analisi)

significa dover necessariamente studiare l’individuo. La sua sociologia è dunque

denominata “comprensiva” perché vuole comprendere l’azione sociale, cioè l’azione

rivolta ad altri. Ognuno interpreta le azioni di altri in modo non sempre uguale, x es.

pagare il conto. 4 tipi di azioni: azione affettiva, guidata dallo stato emotivo in cui si

trova la persona, x es. aiutare uno che affoga; azione razionale rispetto allo scopo, si

scelgono i mezzi migliori e ci si adegua al fine, x es. laurea; azione razionale rispetto al

valore, azione che si spiega sulla base di un valore di un sistema di valori, x es. non

mangiare maiale; azione tradizionale: azioni abitudinarie, x es. fare il segno della croce

in chiesa.

L’autorità e la razionalizzazione

Il dominio si esercita con la forza ed è senza legittimazione, mentre l’autorità è un

esercizio legittimo del potere. 3 idealtipi: autorità tradizionale, per successione, in

virtù di una consuetudine, x es. divento re perché sono nato re; autorità carismatica,

che si fonda sul carisma, sulla personalità, su una qualche forma di eccezionalità che

una persona mostra, x es. rivoluzionari e i capi delle sette sono spesso capi

carismatici, non serve essere davvero eccezionale, serve che gli altri lo credano,

Weber qui parla di ambiguità dell’autorità carismatica, perché essa nasce in periodo di

crisi e di paura a cui ci si affida alla personalità di qualcuno, talvolta sbagliando, x es.

Hitler; autorità legale-razionale, qualcuno eletto tramite procedura di elezione

regolare, stabilito secondo la legge, x es. rettore, formalmente la sua autorità è

razionale e legale, anche se è possibile che ci sia arrivato grazie al carisma,

caratterizzato dalla burocrazia (procedure elettorali), dove c’è uno sviluppo più intenso

del capitalismo ci sono più esempi di questa autorità, perché il capitalismo porta la

razionalizzazione (teoria della razionalizzazione) alle estreme conseguenze, qui Weber

lancia un monito d’allarme, cioè l’eccesso di razionalizzazione potrebbe diventare una

trappola per l’uomo, una gabbia d’acciaio, piano piano l’uomo potrebbe prendere una

piega rigida e inumana, meccanica. Qual è l’origine del Capitalismo? La religione

protestante. Da “etica protestante e ... liberalismo” Weber mostra come essa fosse

causa del crescente capitalismo dei luoghi nordici (Germania e Paesi Bassi a quei

tempi erano molto fiorenti). Questo perché il protestantesimo condivide norme con il

capitalismo. Le massime della religione calvinista sono “il tempo è denaro”, “accresci

la tua ricchezza”, “ogni soldo risparmiato è un soldo guadagnato”. La contro-prova la

troviamo nell’Induismo. Perché non si crea il sistema economico europeo? Perché in

quella cultura non c’entra tanto il denaro, quanto la bontà. Non c’erano stimoli al

guadagno. Nel Confucianesimo puoi fare piccoli movimenti nell’ascesa sociale, ma lo si

fa con l’intelligenza. Entrare negli affari significava contaminarsi. Nel protestantesimo

non si parla di godimento di denaro, ma di norme religiose. Loro rinvestono il proprio

denaro senza usufruirne. Come si è creata la cultura del capitalismo? Essa cambia in

ogni epoca storica. Ha avuto un primo cambiamento dopo gli anni 70 (i 68ini della

Cattolica contro il capitalismo). Prima di quegli anni l’eroe era colui che accresceva la

propria azienda. Dopo viene odiata questa figura, e il nuovo eroe diventa quello

flessibile, che si adatta, che sia elastico, autonomo, perché era la figura che serviva in

quei tempi. Dopo il 2008 abbiamo una nuova crisi, cambia ancora il capitalismo. Entra

la parola sostenibilità, ossia creare valore condiviso.

Marx

Struttura e sovrastruttura

Potere come fenomeno sociale in vari modi. Elemento per distribuire in maniera

diseguale alcune risorse della vita sociale. Stratificazione sociale: non siamo tutti sullo

stesso piano. Nei vari contesti della vita sociale, c’è un’evidente distribuzione di potere

che costruisce una differenza di ciò che posso, devo fare (legittimazione del potere:

solo i poteri che vengono legittimati, cioè che noi accettiamo, vengono riconosciuti

come poteri legittimi, prospettiva consensuale a contrario della prospettiva conflittuale

di Marx). Il potere viene distribuito in maniera diseguale e ci permette di accedere ad

alcune risorse che costruiscono le differenze sociali e la vita sociale. I ruoli si possono

giocare in modo differente. Ci sono degli elementi di potere intrinseco, cioè di

caratteristiche, capacità individuali di giocare più o meno in maniera creativa e

personale la dimensione dei ruoli. Ciò nonostante, la relazione è strutturata: per

quanto qualcuno possa avere un alto potere intrinseco, il potere estrinseco, cioè il

potere che struttura la vita sociale, sarà sempre più forte di ogni individuo. La

dinamica, la struttura di potere ha una capacità di conservazione molto elevata. Su

questa dimensione della forza del potere del potere, spinge in particolare Marx, che fa

una differenza tra struttura e sovrastruttura. Anche la dimensione statuale (dello

stato), cioè delle leggi, della costituzione, dei capi e delle forze dell’ordine, che sono

tutti quegli elementi che esercitano la forza, quindi il potere, per Marx dipende in

ultima istanza dalla dimensione economica della vita sociale, cioè dai rapporti di

produzione che si instaurano in determinate epoche sociali, adeguati allo sviluppo in

quel dato momento delle forze produttive (macchinari, tecnologie, capitale, capannoni,

la forza lavoro). Oggi lo spread a 328 ha segnalato che la politica deve rimettersi al

suo posto, altrimenti lo spread sale. L’analisi di Marx ha ancora una validità. La

sovrastruttura è tutta quella dimensione della vita sociale, incarnata in oggetti

materiali e immateriali, che fornisce il supporto ideologico, permette alla vera

relazione di potere di mantenersi uguale a se stessa. L’ideologia della società

contemporanea, del capitalismo contemporaneo: c’è chi cavalca e chi subisce la

mobilità. Materialismo storico: avviene qualcosa nella dimensione strutturale che fa sì

che i rapporti di produzione non siano più adeguati allo stadio di sviluppo delle forze

produttive, quindi il cambiamento sociale non avviene come invece vediamo con

Weber, per trasformazioni socio-culturali, ma per trasformazioni della dimensione

strutturale, economica, materiale delle relazioni sociali. Lo sviluppo economico arriva a

un punto tale per cui non c’è più equilibrio tra i rapporti di produzione e le forze

produttive in quel dato momento storico. Come per Marx va in crisi il capitalismo (in

realtà non è vero)?. La storia si fa per trasformazioni materiali, non per cambiamento

di idee. Fa un’analisi di tutti i modi di produzione, cioè di tutti i sistemi economico-

sociali che hanno preceduto il capitalismo, spiegando come tutti vanno in crisi, perché

lo sviluppo all’interno di quel modo di produzione produce un disequilibrio tra i rapporti

di produzione e le forze produttive. Viene introdotta la moneta come conto unità di

debito (M merce, D denaro, M merce). Ha un valore universale di scambio (il denaro è

una prostituta universale). Slega lo scambio dalla relazione personale. La dimensione

del denaro elimina la necessità di mettere in campo tutte le altre dimensioni (col

baratto servivano la conoscenza e la fiducia). Struttura: sostituisce il baratto (M M). Si

inverte la finalità dello scambio: uso le merci per ottenere più denaro (D M D). La

profonda irrazionalità del capitalismo: c’è gente che vive per lavorare, per guadagnare

sempre più denaro. C’è qualcuno disposto a comprare la mia m prodotta a un costo

superiore rispetto a un prezzo superiore a quello che è servito per produrla perché non

può produrla da sé? Divisione sociale del lavoro: tutti dipendiamo dagli altri per la

realizzazione dei nostri fini. Nessuno è capace a vendere la sua merce a un costo

superiore al costo di produzione. Nel passaggio da D1 a merce a D2 (D2>D1), si

genera il plus valore, perché c’è una specificità dei rapporti di produzione capitalistici,

cioè c’è nella società capitalistica qualcuno che possiede i mezzi di produzione (classe

dominante) e qualcuno no (classe dominata), che possiede solo la forza lavoro. Non

potendo incidere sul capitale fisso (cf), si incide sui costi variabili (cv), cioè sulla forza

lavoro. La distribuzione diseguale del potere permette al capitalista di abbassare i

costi di produzione attraverso l’attribuzione di un plus valore, cioè a unità di costo di

forza lavoro per produrre n, io pago fino a n-1, quindi il +1 genera il plus valore. Per

produrre 10 ti devo pagare 5, però ti faccio produrre 11. Per fare ciò, ti faccio sentire

più ingaggiato, dare importanza al lavoro, tempo per andare in bagno. Dimensioni

microfisiche del potere per produrre degli effetti macro. Siccome i mezzi di produzione

sono limitati e sono a disposizione dei pochi, ribellarsi a questa condizione di

generazione di plus valore non serve perché esiste il cosiddetto esercito della

manodopera di riserva. Caduta tendenziale del saldo di profitto: siccome il plus valore

si genera dal rapporto tra cf e cv, lo sviluppo tecnologico/economico fa sì che il cv

aumenti sempre. Bisogna continuamente investire. Il cf è fisso o progredisce in

maniera più leggera, quindi il plus valore diminuisce perché il profitto è sempre più

limitato dall’aumento dei costi fissi. Si cercano di diminuire i costi variabili, creando

condizioni vessatorie (oppressive) nei confronti degli operai tali per cui questo

rapporto di produzione va in crisi, la rivoluzione. Per Marx il cambiamento storico

avviene attraverso rivoluzioni che si producono per delle condizioni inique che non

sono più sopportabili né produttive per via materiale e non culturale. La dimensione

strutturale riguarda i rapporti economico-materiali della società, quindi il rapporto tra

le relazioni produttive e i mezzi di produzione, che dà vita a dei modi di produzione

capitalistico, feudale. La sovrastruttura è tutto il resto della vita sociale, inteso come i

diversi ambiti dell’organizzazione sociale (cultura, religione, politica, diritto). Tutto

questo incarna la ideologia dominante, ma è derivato dalla struttura. Qui si instaura il

completamento di Weber: una volta che si vive dentro al meccanismo del capitalismo,

si è selezionati naturalmente da quel meccanismo stesso. Siamo educati a viverci

dentro, come soggetti che costruiscono il loro bagaglio professionale per spendersi nel

mercato del lavoro. Se la dimensione materiale incide sulle nostre vite, dobbiamo

stare dentro le regole del capitalismo. Quello che mette in discussione Weber è che

questa trasformazione da D1 a D2 ha bisogno di un cambiamento sulla base culturale

della società. La struttura decide le vite degli individui e la sovrastruttura costruisce

un’ideologia tale per cui le persone sono mansuete. Siamo stati socializzati a una

visione delle reazioni sociali e dell’organizzazione sociale, tramite la quale pensiamo di

poter risolvere individualmente un problema della collettività. Ai problemi di ordine

sociale si risponde nei termini collettivi, mentre noi siamo stati educati all’autonomia,

all’indipendenza, alla capacità personale. Siamo abituati a pensare che questa

condizione sia naturale, come la legittimità del potere, secondo la quale riteniamo che

questa modalità sia legittima, giusta. Trasformazione culturale: la logica

dell’accumulazione del denaro emerge in contrapposizione alle altre due modalità

classiche dell’organizzazione e della vita economica, che sono eudemonismo

(godimento spensierato) e tradizionalismo economico (la vita lavorativa è definita dai

precetti culturali e religiosi). Nelle prime imprese capitalistiche, si pensa di aumentare

la produttività degli operai attraverso il meccanismo del salario a cottimo (so che hai

sempre preso 5 per produrre 10, ma se tu lavori di più, io ti pago di più), che però non

funziona. Infatti, prodotta l’unità richiesta, gli operai tornano a casa o vanno a bere

(eudemonismo). Il denaro è quindi al servizio del godimento della vita o di altre

dimensioni dell’esistenza.

Simmel (8-900)

C’è una sproporzione enorme tra la cultura oggettiva (prodotti culturali messi in

commercio) e soggettiva (quello che il singolo può comprendere, afferrare, produrre).

Oggi siamo in un’enorme tragedia della cultura, la sproporzione tra ciò che troviamo in

internet (musica, libri, immagini) supera moltissimo ciò che il nostro cervello può

padroneggiare, quindi c’è un sentimento di impotenza, perdita in un mare di cultura

prodotta. Sono prodotti così tanti prodotti culturali di cui non riusciamo ad appropriarci

e ai quali non possiamo contribuire in modo significativo. Relazione alla metropoli:

dalle campagne le persone vanno in città, si sentono quasi annichilite. Il rischio

opposto è che tutta questa produzione di stimoli renda le persone disincantate, come

se percepissero che nulla ha valore perché tutto è equivalente (blasé, indifferente,

disincantato). Non c’è nulla che davvero attira la mia attenzione. Non si riesce a

vedere tutto, ma non importa. Si passa dall’insufficienza alla passività. Sono anche

cambiate le nostre interazioni (oggetto di studio della sociologia), cioè come si creano

le relazioni tra due o più persone. L’interazione non è da studiare in senso troppo

soggettivo, bisogna coglierne la forma, cioè la struttura, la configurazione, x es. tra

sovraordinato e subordinato, tra capo e dipendente, imprenditore e operaio. Diade e

triade: forma di interazione tra due/tre persone. Questo crea dei tipi, cioè delle

categorizzazioni e idee che noi abbiamo, x es. lo straniero è una figura tipica, perché è

qualcuno che interagisce col gruppo ma non è dentro. Non è detto che la struttura

dell’interazione sia uguale nello spazio e nel tempo, anche se i caratteri dominante e

dominato, straniero e autoctono sono rilevanti in queste interazioni. La dinamica

dell’interazione è diversa dalla forma. Simmel ha scritto un saggio sulla filosofia del

denaro, in cui spiega come l’introduzione del denaro abbia cambiato le interazioni

sociali, perché il denaro è un mezzo universale: tramite il denaro posso interagire con

chi non conosco. La smaterializzazione del denaro ha velocizzato il processo, x es.

acquisti online. Ci disancora dalla relazione. Il sistema universitario non lo ha mai

riconosciuto, a cavallo tra sociologia, filosofia, economia. Ambivalenza: qualsiasi

relazione sociale è costellata dall’ambivalenza, x es. invidia e ammirazione. Il desiderio

a livello sociale si realizza con chi non ci è troppo vicino né troppo lontano, x es. nel

consumo noi percepiamo delle distanza sociali, culturali o economiche. Il desiderio

mimetico si esercita guardando tra simili, altrimenti si entra in un’altra dimensione. La

dinamica del desiderio non è esattamente q

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Michi1313 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Gherardi Laura.
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