Sociologia generale
Sociologia generale è lo studio della società, ovvero si occupa di dare risposte a problemi allorquando si creano delle determinate condizioni sociali. Quindi guarda i fenomeni, ma guarda anche coloro che sono all'interno della società; o meglio studia gruppi composti da individui, che raggiungono delle formazioni, si pensi ai partiti politici ma anche di nazioni e di popoli, o ancora di più di territorio, in quanto ciò che accade all'interno della società dev' essere comunque circoscritto da un preciso ambito territoriale.
Si può inoltre parlare di quelle che sono le regole, quindi di sistemi politici, sistemi economici, sistemi culturali. L'obiettivo di questa disciplina, è di conferire scientificità alle materie umanistiche; quest'ultime le acquisiscono attraverso metodi di osservazioni empiriche e quindi attraverso dati che poi vengono elaborati.
La sociologia si occupa di vari temi come ad esempio politica, leadership, economia e welfare (stato sociale, globalizzazione, e soprattutto negli ultimi anni ciò che riguarda il sostenibile, il green).
La metodologia della ricerca sociale
La metodologia serve ogni qualvolta un fenomeno sociale debba essere approfondito al fine di pervenire una sintesi teorica. La metodologia della ricerca sociale, secondo la definizione di Piergiorgio Corbetta (sociologo): la possiamo definire quella parte della logica che ha per oggetto le regole, i principi di metodo, le condizioni formali che stanno alla base della ricerca scientifica e che consentono di incrementare accrescere le nostre conoscenze. Quindi ciò che ci dice Corbetta è che per applicare un metodo di ricerca occorre che ci siano delle regole, che siano fissati dei principi. Questo ambiente di ricerca, è quello che consente alle conoscenze di essere validate come scientifiche.
La sociologia nasce con la volontà di applicare un metodo alle scienze umane, un metodo che fosse parametrato a quello utilizzato dalle scienze naturali. L'idea dunque dell'osservazione (metodo con il quale si perviene a una conoscenza) è fondamentale perché riprende esattamente l'azione che fa uno scienziato naturale (ad es. un medico, un biologo) allorquando osserva il mondo. Questo è un tratto importante e diverso dalle materie umanistiche.
Altro elemento molto importante che definisce il metodo della ricerca sociale è la distinzione tra giudizio di fatto e giudizio di valore (in quanto la sociologia osserva fatti, accadimenti, cose che possono essere tradotte sulla base di fatti, e non pregiudizi).
Giudizio di fatto
Il giudizio di fatto significa che la sociologia osserva fenomeni, casi, comportamenti attraverso un'analisi dei fatti; permette di avere alla ricerca continuità, cioè consente di controllare agli osservatori esterni, se la ricerca è rigorosa rispetto a un metodo, se il metodo di osservazione è corretto, o meglio soddisfa la domanda di ricerca, e infine se è possibile sottoporre lo stesso fenomeno ad ulteriori approfondimenti. Caratterizza il cosa osservare e come osservare.
Giudizio di valore
Il giudizio di valore è ciò che la sociologia rigetta (pregiudizi). Ogni ricerca parte da una ipotesi di risposta, quest'ultima scaturita naturalmente da una domanda (il perché accade un determinato evento).
Che cos'è un'ipotesi: è un'affermazione provvisoria (ovvero che attende di essere confermata) sotto forma di relazione tra 2 o più concetti, derivata dalla specificazione di una teoria precedentemente conosciuta ma non sufficientemente soddisfacente e che necessita di controllo empirico per poter essere confermata. Naturalmente questa ipotesi di risposta dev'essere sottoposta ad un iter/percorso di ricerca. Ovvero questa ipotesi dev'essere verificata; per averla è opportuno sottoporla ad alcune condizioni.
Che cos'è una teoria
È un insieme di proposizioni organicamente connesse (coerenti fra loro) che si pongono ad un elevato livello di astrazione e generalizzazione rispetto alla realtà empirica. In pratica, è un insieme di frasi logicamente connesse fra loro, che spiegano ad un livello astratto e generale, e questa stessa spiegazione è derivata da un risultato di controllo empirico, ad esempio quante volte si è verificata una determinata situazione, ed è anche in grado, la teoria, di fare delle previsioni specifiche.
Quindi la teoria crea il cosiddetto circuito della ricerca, che parte dall'ipotesi, e verticalmente sviluppa 4 operazioni:
- Il disegno della ricerca, ovvero prendere un concetto e renderlo operativo dal punto di vista della sua applicazione in una ricerca
- Raccolta dati
- Organizzazione dei dati
- Analisi dei dati
Questo è un prodotto discendente, si sviluppa verticalmente, ma da cosa è innescato? È innescato dalla teoria, oppure dalla domanda del committente (quindi un soggetto che mi chiede questa cosa).
Raccolta dati
Soffermandosi sulla raccolta dati, essa vuol dire acquisire quei fatti che devono essere in seguito analizzati; affinché io possa arrivare ad un’analisi dei fatti, ho bisogno di raccogliere i dati stessi precedentemente. Come faccio a raccoglierli? Solo se utilizzo uno strumento (che fa riferimento nella maggior parte dei casi del circuito della ricerca, ad uno strumento quantitativo, le cosiddette ricerche survey, ovvero attraverso dei questionari). A seconda della scelta dello strumento, questi dati vengono poi organizzati, passaggio cruciale perché sulla base dell'organizzazione di questi dati, io potrò più o meno analizzarli.
Se questi dati, una volta analizzati, non portano ad incrementare i dati che io già avevo acquisito, in questo caso subentra l'aspetto dell’interpretazione (che vuol dire analizzare quei dati rispetto all'ipotesi di partenza, e non interpretarli a proprio piacimento); che porta di conseguenza ad un ulteriore punto cruciale, quella del controllo dell'ipotesi: quindi che l'ipotesi di partenza sia giusta, e questo lo si vede solo e soltanto se ho una risposta soddisfacente alla mia domanda. Soddisfacente non vuol dire che giustifica la teoria, ma produce nuova conoscenza, attraverso quello che è il metodo induttivo (ovvero che mi dà una percezione della realtà verosimile, in quanto non esiste nella ricerca sociale, come in quella scientifica, la verità, ma esiste il verosimile, quindi la condizione per cui la spiegazione di un fenomeno nasce da una lettura dei fatti che soddisfa l'ipotesi di partenza e produce nuova teoria/nuova conoscenza).
Questo è un passo molto importante, in quanto fa capire la costruzione di alcuni termini/pensieri sociologici, che svolgono importante ruolo non solo nella materia sociologica, ma anche nella ricerca sociale in generale.
Il modello funzionalista di Emile Durkheim
Rappresenta uno dei modelli classici della sociologia, erede di ciò che ha fatto Comte. Si deve partire innanzitutto da quale è stata l'intenzione di Durkheim.
La sociologia è una scienza nata nel 1831, quando Henry de Saint-Simon tiene un corso di fisiologia sociale; il suo allievo Auguste Comte ne darà una più compiuta esposizione, allorquando si occuperà, non soltanto di tenere un corso di fisiologia sociale, ma soprattutto con la formulazione della famosa legge dei 3 stadi. Auguste Comte è considerato il fondatore della sociologia; sia Comte che Durkheim (che lo persegue in maniera più sistematica) perseguono un obiettivo: elaborare/fondare una disciplina che sia capace di analizzare in maniera scientifica al pari delle scienze naturali i fatti sociali. (quindi dalla formazione di una disciplina che possa raccontare i fatti sociali in una maniera oggettiva)
Olismo: termine coniato dalla filosofia che vuol dire considerare il tutto, quindi assumere una totalità in quanto organica, ed è proprio quello che Durkheim fa nel suo modello funzionalista. Durkheim dà una teoria più scientifica, più organica rispetto a Comte, e di conseguenza decide di costruire un modello per interpretare, o meglio spiegare i fatti sociali.
Oltre all'obiettivo di trovare una scienza che spieghi i fatti sociali in maniera oggettiva, il problema con il quale Durkheim si trova a far fronte è che gli viene chiesto di dare una spiegazione ad un fatto sociale avvenuto nella 2° metà dell'800, ovvero la transizione di un modello proto-industriale (quindi un modello economico basato su un sistema feudale, mercantile), a un’attività produttiva in cui la produzione industriale (il vapore) inizia a far muovere le macchine, che portano alla nascita delle industrie. Questo crea da un lato un ceto sociale nuovo, quello di proletari, quindi non solo più contadini, ma operai (quindi non più esclusivamente agricolo o artigianale), e dall'altro lato quella che è l'azione della borghesia, quindi la modernità, che nasce da un nuovo contatto tra quelle che erano le classi nobiliari e tra questo nuovo ceto nobiliare che è la borghesia. Trovare questo vuol dire aver trovato una risposta a quelli che erano gli sconvolgimenti politici ed economici che la Francia, e in gran parte/l’Europa, vivevano nella 2° metà dell'800.
Quindi Durkheim si occupa di trovare una risposta a questo fenomeno/problema sociale, e in questo senso avere un modello è ancor più una necessità, legata sia all'obiettivo di carattere scientifico ma anche di carattere pratico/sociale.
Il problema di Durkheim non è legato solo al modello Comtiano di evoluzione, quindi della legge dei 3 stadi, ma anche quello del modello evoluzionista di Darwin e anche a quello di Herbert Spencer (ovvero l'idea di un evoluzionismo che va ad analizzare quei modelli economici, il liberalismo, e quindi l'equilibrio tra Stati Europei potesse incidervi).
A fronte di ciò Durkheim si pone questa domanda: Quale modello per consentire alla società di avere una rappresentazione organica, oggettiva e che possa allo stesso tempo garantire un equilibrio (ovvero quella condizione per il quale tutte le forze all'interno della società trovano un assetto stabile, che ne determina una condizione quindi di benessere.) Inoltre, la razionalità, ovvero il problema della oggettività dell'osservazione, al pari di quella scientifica, che fa un medico ad es., porta a creare un rapporto funzionale fra una causa e un certo numero di effetti.
Durkheim innanzitutto stabilisce che ogni fatto sociale, quindi ogni cosa che appartiene alla società, ha la sua ragion d'essere nella società e non nello stato di incoscienza degli individui. Questo è l'aspetto cardine che distingue la sociologia dalle altre scienze umane, in quanto non mette al centro dei suoi studi la singola persona, ma di individui all'interno di una società, che Durkheim stesso definisce come parti della società.
A questo punto, se ogni fatto ha la sua ragion d'essere nella società, bisogna capire la funzione del fatto sociale. Per Durkheim la funzione del fatto sociale dev'essere ricercata nel rapporto del fatto sociale, con qualche finalità sociale. Dunque, ogni cosa che accade all’interno della società dev'essere riportata alla società stessa.
Perché questo? Perché la definizione di Durkheim di società è che non è la semplice somma di individui, ma una realtà specifica dotata di caratteri propri. Per dirlo con le parole di Durkheim, la società è organizzata sui generis, cosicché il concetto di funzione, indica quell’attività necessaria per la soddisfazione di un bisogno dell'organismo sui generis. E questo il motivo per il quale, nel modello di Durkheim, gli individui sono rilevanti dal punto di vista dell'osservazione, in quanto esercitano ruoli sociali, ovvero i compiti che la società stessa assegna all’individuo, e che ogni individuo stesso svolge per soddisfare i bisogni sociali, quel benessere sociale, che già oggi assume un significato differente, ma che nell'ottica di Durkheim significa equilibrio, cioè raggiungere quello stadio positivo di cui parlava precedentemente Comte.
Stabilito che la società è organizzata sui generis dotata di caratteri propri, occorre immaginare che ogni singola azione dei ruoli sociali, debba rispondere a delle regole che la società stabilisce. Per questo il modello funzionalista di Durkheim viene definito coercitivo: ovvero un bisogno espresso dalla società e che i singoli individui accettano se vogliono vivere all'interno di una determinata società.
Ritornando ai fatti sociali, precedentemente detto che devono avere la propria ragion d'essere nella società e che esplicano una funzione solo in rapporto con qualche finalità sociale; il che vuol dire che il fatto sociale è qualcosa che sta all'interno della società che esprime quindi una forza coercitiva, quindi una regola.
Durkheim intende per regola: sono tutti i modi di pensare, sentire, agire esterni all’individuo, in quanto i fatti sociali devono essere trovati all'interno di una società e non negli stati di coscienza dell’individuo (quindi non si deve parlare di persona, ma di individuo in quanto ruolo sociale, e in quanto tale definito da modi di pensare, agire esterni, dettati dalla società).
È proprio questo aspetto coercitivo che ne è l'innovazione, è nuovo. Questo Durkheim lo spiega molto bene in una delle sue ricerche sociali, Il suicidio, pubblicazione nel 1897. Precedentemente questo libro, egli pubblica nel 1893 La divisione del lavoro sociale, ove sono espresse le definizioni di solidarietà meccanica, e di solidarietà organica.
Il suicidio, 1897, di Durkheim
Perché era importante per Durkheim scrivere questo saggio? Lui si impegna a trovare le cause di suicidio di un determinato periodo, di un determinato territorio della Francia per provare fondamentalmente che: la scienza medica soffrisse di pregiudizio; si pensava che i suicidi fossero determinati o da cause di fattore genetico, o fossero determinate da condizioni climatiche. Questo aveva un tono sfidante quasi, perché Durkheim intendeva che ci dovesse essere un carattere più rigoroso da parte della scienza naturali.
Da dove prende le fonti? La ricerca sociale dell'epoca non possiamo vederla come una sottoscrizione di un questionario, anche perché non era possibile fare un questionario sui morti, ma viene fatta su fonti d’archivio, che ovviamente rappresenta per i sociologi un pozzo da cui attingere, o meglio delle relazioni di medici su morti violente, o anzi senza spiegazione.
A seguito di questa ricerca cosa teorizza? Teorizza che esistono 3 tipologie di suicidio, che servono a definire 3 tipi di società, e sono:
- Egoistico: è colui che si suicida e si toglie la vita, pur se questa in realtà non gli appartiene, quindi priva la società di un ruolo che essa stessa ne necessita;
- Altruistico: è quello di una società per il quale l'individuo è talmente all'interno della società, che allorquando deve morire, rappresentando un peso per la società stessa, decide di lasciarsi suicida in quanto non si sente più utile alla società;
- Anomico: la condizione di anomia è quando il suicidio è una conseguenza di un'assenza di regole, in cui il principio di coercizione non dispone di ruoli sociali, ed è quindi una situazione indeterminata, indefinita.
Claude-Henry de Saint-Simon e il positivismo in sociologia
Il tema di positivismo all'interno della sociologia è assolutamente centrale, che riguarda non solo il modello di Durkheim, ma il metodo all'interno della sociologia e anche alle sue finalità. Quindi a cosa serve la sociologia, qual è lo scopo. Per dare queste risposte è importante sapere la teoria di Saint-Simon.
È stato maestro di Auguste Comte; è importante perché il tema del positivismo, e quindi di teorie che devono avere determinate caratteristiche, il carattere cosiddetto olistico, che accomuna la maggior parte di sociologi. Parlare di Saint-Simon significa avere attenzione su quelli che sono i presupposti fondativi del modello di Comte. 1780-1825 è questo il periodo che prendiamo in considerazione; è il maestro di Comte perché nelle sue tesi, Saint-Simon si ritrovano i presupposti della filosofia positiva, che pongono le basi anche in futuro per un modello socialista (ad esempio quello di Marx).
I presupposti della filosofia positiva sono: il rifiuto dell'ozio e una difesa generica del proletariato. È importante sottolineare come la filosofia positiva rifiuti il concetto di rivoluzione, cioè accenni/prepari il terreno per quel concetto di equilibrio che è fondamentale per il modello funzionalista di Durkheim, ed è anche importante per una serie di tradizione che dall'economia trae materia d’analisi, e anche concetti, e in un certo senso il liberismo come materia sociale, e non soltanto come teoria economica. Si tratta di un autore molto discusso, che intende la società come un tutto organico, dunque vediamo in Saint-Simon quel modello organico che vediamo anche nel modello di Comte.
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