Politica e società: introduzione alla sociologia politica
Capitolo 1: Che cos'è la sociologia politica
Concetto di sociologia
La sociologia è lo studio dei comportamenti umani all'interno di un contesto sociale. Dunque, l'unità base d'analisi è la società ossia un raggruppamento distinto e coerente di esseri umani, che vivono entro certi margini di contiguità, il cui comportamento è caratterizzato dalla condivisione di pratiche, norme e valori, che lo differenziano dagli altri raggruppamenti.
Padri fondatori della sociologia ve ne sono diversi e le scuole di pensiero si trovano spesso in disaccordo nell'individuarli, tuttavia, il termine sociologia fu coniato dal francese Auguste Comte (1798-1857) che, come Herbert Spencer (1820-1903) posero l'accento sulla società come unità di base dell'analisi sociologica. Altri autori “fondatori” della disciplina sono stati Emile Durkheim (1858-1917) e, particolarmente importanti per la sociologia politica, Karl Marx (1818-1883) e Max Weber (1864-1920). Molti furono gli autori che, nell'arco del '900 hanno caratterizzato e contribuito a formare la disciplina. Ma, non essendo una scienza esatta, le scuole di pensiero possono divergere, anche di molto, nell'interpretare uno stesso fenomeno.
Concetto di politica
Non esiste una definizione univoca di politica. Per definirla, viene utilizzato il criterio etimologico, elaborato da Bobbio: la parola “politica” deriva da “polis”, per cui la politica si riferisce a tutto ciò che riguarda la città, il cittadino, il civile, il pubblico, il socievole ed il sociale. Il termine e il suo uso tramandati per l'influenza dell'opera di Platone, intitolata appunto Politica, primo trattato sulle varie forme di governo (intese come arte e scienza del governo) della città. Con l'evoluzione, è cambiato il campo sociale a cui il termine si riferiva: da “città” si passa a “Stato”. In epoca moderna, si è andata perdendo la relazione tra politica e Stato. Oggi, la politica riguarda, più precisamente, le attività di gestione ed amministrazione dello Stato: governare, comandare, proibire, l'esercizio del dominio su un determinato territorio, il legiferare, l'estrazione e la distribuzione delle risorse, la conquista, il mantenimento o il rovesciamento del potere.
Gli specifici oggetti di analisi della disciplina
La sociologia politica ha studiato e studia:
- Il potere (le sue forme che cambiano nel tempo, le sue modalità di accesso e di esercizio, la sua distribuzione, da più concentrata a più diffusa)
- Lo stato
- Gli interessi (legittimi o talora illegittimi che muovono e influenzano la politica)
- Le classi sociali (rappresentate, sottorappresentate o al potere, in conflitto oppure no)
- Le istituzioni
- I conflitti
- L'ideologia (di cui ogni potere ha bisogno per legittimarsi)
Altri aspetti esaminati dalla disciplina rimandano alle definizioni classiche di politica come strumento per la risoluzione dei conflitti fra gli esseri umani (non più le bande che si fanno la guerra, ma, man mano che si sviluppa la società e la modernità con essa, è sempre più lo Stato a fungere da mediatore degli interessi legittimi tra i cittadini, stabilendo diritti, doveri e sanzioni) o come mezzo attraverso cui la società stabilisce, in maniera autoritativa, l'allocazione di risorse e valori o, ancora, come processo attraverso cui si prendono decisioni o si modificano i programmi politici e le strategie di azione.
In sintesi, praticamente ogni definizione di politica ha a che fare con il modo con cui gli esseri umani risolvono i problemi che sorgono nei rapporti con i propri simili e con l'ambiente circostante.
Scienza politica e sociologia dei fenomeni politici
Mentre gli studi politologici tendono a concentrarsi sull'analisi delle istituzioni politiche (governi, parlamenti, burocrazie, amministrazioni centrali e locali), più recentemente si sono concentrati di più su:
- Processi elettorali e legislativi, sulla formazione delle scelte politiche, sul decision-making sia a livello politico nazionale che amministrativo e locale
- Comunicazione politica, le campagne elettorali, la leadership, la cultura politica e i valori soggiacenti
- Sistemi e attori politici: chi detiene il potere, come, in virtù di quale meccanismo
- Accesso alla politica, le forme di partecipazione, il grado di influenza dei vari soggetti
Le origini della sociologia politica
Due fattori hanno contribuito allo sviluppo della sociologia politica moderna:
- Teoria behaviorista/comportamentista: Tale approccio ha avuto origine negli USA dagli studi behavioristi in psicologia. Si concentra sull'osservazione e l'analisi dei comportamenti individuali e di gruppo, spesso utilizzando animali in esperimenti di laboratorio, nel tentativo di stabilire l'esistenza di quadri comportamentali che potessero formare le basi di quelle che si ipotizzavano essere le leggi di comportamento. Altri scienziati sociali, specialmente sociologi e politologi, hanno cominciato ad utilizzare metodi simili, sottolineando l'importanza del rigore intellettuale, della misurazione esatta, dello sviluppo di generalizzazioni empiricamente fondate.
- Studio della politica nel terzo mondo e nei paesi in via di sviluppo: Gli scienziati politici americani si sono concentrati sullo studio della politica di quelle aree che hanno avuto un dominio coloniale o, come la Cina, hanno subito una massiccia influenza dell'Occidente. I primi studi comparativi hanno cercato di seguire il modello tradizionale dell'analisi istituzionale, dando poca importanza al contesto socio-culturale in cui quelle istituzioni operavano. Tale approccio è stato, poi, fortemente criticato. I politologi che hanno interpretato questi due filoni si sono avvalsi di metodi di ricerca e approcci tipici della sociologia, sviluppando poi gli studi di Sociologia politica propriamente detta, tra cui troviamo innanzitutto le teorie sistematiche.
Il funzionalismo e le teorie sistematiche nella sociologia dei fenomeni politici
Teorie sistematiche o struttural-funzionalismo sono tratte da Talcott Parsons la cui opera principale è “Il sistema sociale” (1951) e che elabora la teoria struttural-funzionalista sostiene che tutte le società sono dei sistemi sociali e all'interno di ciascun sistema opera un certo numero di sottosistemi. Un sistema sociale si autoregola e procede per aggiustamenti automatici adattandosi alle circostanze ma, sostanzialmente il suo stato normale è l'equilibrio, al quale sempre tenderà e questo è il suo obiettivo principale. Tale stato viene conseguito e mantenuto dall'adempimento di un certo numero di funzioni, ciascuna delle quali viene assolta da un sottosistema:
- Funzione di mantenimento dello schema latente (lo statu quo, dunque l'equilibrio): Sottosistema culturale che concorrerà alla gestione (e all'attenuazione) delle tensioni interne del sistema
- Funzione di adattamento: Sottosistema economico
- Funzione di integrazione (ad es coordinare le interrelazioni tra membri del sistema): Sottosistema giuridico e regolatorio
- Funzione di conseguimento dello scopo (come ad es. la mobilitazione delle risorse o delle persone per raggiungere mete collettive): Sottosistema politico
L'applicazione delle teorie sistemiche alla scienza politica non è stata effettuata utilizzando esclusivamente il modello del sistema sociale di Parsons. David Easton, uno dei maggiori scienziati politici nel campo delle teorie sistemiche, ha proposto un modello denominato di analisi input-output. Easton conferisce molta importanza alle relazioni tra sistema politico ed ambiente: l'ambiente indirizza degli input al sistema politico sotto forma di domande, azioni e atteggiamenti da parte degli individui e dei gruppi. Il sistema politico risponde a tali domande producendo output, i quali, essendo inseriti in un contesto di feedback, producono nuove domande.
In seguito, Gabriel Almond ha adattato l'analisi input-output allo struttural-funzionalismo, definendo un certo numero di funzioni come input ed altre come output, con l'obiettivo di fornire una base per l'analisi politica comparata, da utilizzare soprattutto per i Paesi in via di sviluppo. Almond e Verba, un altro scienziato politico, hanno pubblicato un libro, intitolato "Civic Culture", il quale, basandosi sullo studio dettagliato di 5 nazioni, sviluppava il concetto di cultura politica, intesa come il complesso di idee ed atteggiamenti che sono alla base di un dato sistema politico.
Le teorie sistemiche sono state oggetto di numerose critiche, soprattutto perché si ritiene che siano di difficile applicazione nel corso della ricerca e perché non sono in grado di fornire una spiegazione teorica adeguata dei più importanti cambiamenti delle società. Anche lo struttural-funzionalismo ha subito critiche simili, con particolare riferimento alle spiegazioni del mutamento sociale e all'inadeguata concettualizzazione dei concetti di struttura e di funzione.
I padri fondatori della sociologia politica sono Karl Marx e Max Weber, che sono accomunati dall'aver considerato la politica come inestricabilmente incorporata nella società.
Marx
Il contributo di Marx riguarda tre aree:
- La teoria generale
- Le teorie specifiche
- La metodologia
1. Marx ha sviluppato la teoria dell'ineluttabilità storica, basata sul conflitto materiale di forze economiche contrapposte, che hanno origine dalla proprietà dei mezzi di produzione. Tale conflitto, secondo Marx, sfocerà nel crollo del capitalismo e nella creazione di una società senza classi. In virtù di ciò, Marx sostiene che la natura delle società è definita dal modo di produzione dominante, che determina le relazioni tra gli individui e i gruppi, le idee e i valori dominanti. Conseguentemente, i cambiamenti fondamentali di una società dipendono dai cambiamenti che si verificano nel modo di produzione.
2. L'interpretazione marxiana della storia si basa su due teorie:
- Teoria economica: Marx elabora la teoria del plusvalore e dello sfruttamento del lavoro.
- Teoria sociologica: La principale teoria sociologica è la lotta di classe.
Inoltre, sviluppa la teoria dell'alienazione, in base alla quale la classe o le classi subalterne nella società finiscono per rifiutare le idee e i valori della classe dominante ed elaborano idee e valori alternativi che finiscono per diventare rivoluzionari, e che sono alla base della lotta di classe. Il conflitto di classe è il motore della storia.
3. Lo sviluppo del socialismo scientifico marxista ha fornito gli elementi di elaborazione dei modelli e dei metodi della disciplina, che hanno costituito un esempio per gli scienziati sociali successivi. Marx ha tentato di dare una solida base fattuale alle sue teorie, accumulando una grande quantità di dati empirici. Quindi, il contributo di Marx è molto ampio: spiega il mutamento storico, politico e sociale con il conflitto di classe. Per questo autore la natura di tutte le società è definita dal modo di produzione dominante che determina le relazioni tra gli individui e i gruppi, le idee e i valori dominanti. Per lui data una certa struttura economica, vi sarà sempre una classe dominante e una classe dominata. Il potere, la religione, la cultura e certamente le strutture politiche e giuridiche saranno grosso modo conformi agli interessi della classe dominante. I cambiamenti derivano quindi dai cambiamenti nel modo di produzione e dal conflitto di classe (visto come motore della storia).
Weber
Contrariamente a Marx, Weber non ritiene che la struttura economica (o il modo di produzione) siano alla base delle società tanto da determinarne le forme politiche, culturali, religiose ed economiche ma, al contrario, ritiene che la cultura possa influenzare in modo preponderante anche gli aspetti economici. Inoltre, nell'esaminare le stratificazioni sociali, egli sostiene che gli strati sociali possono essere basati non solo su una posizione individuale di classe o economica, ma anche sullo status o sulla posizione sociale, nonché sul ruolo di un individuo nella struttura di potere. Dunque, classe, potere e status si possono sovrapporre, ma non sono la stessa cosa.
Inoltre, Weber ha richiamato l'attenzione su temi quali il potere come concetto politico, l'esercizio autoritativo del potere e la legittimazione. In particolare, egli definisce tre tipologie di legittimazione:
- Tradizionale
- Carismatica
- Legale-razionale
Weber ha anche elaborato il concetto di comprensione simpatetica, ovvero Verstehen. Weber era convinto che il comportamento umano potesse essere compreso più facilmente tenendo conto dei motivi e delle intenzioni di coloro che ne erano direttamente coinvolti. Tra i numerosi concetti fondamentali dell'analisi Weberiana importante è quello di idealtipo, costruzione di fatti storicamente osservabili in un modello o quadro di riferimento, con cui si possono confrontare altri fenomeni simili.
Le scuole socio-politiche
Gli élitisti
I principali esponenti sono:
- Vilfredo Pareto (1848-1923) ha elaborato la teoria della circolazione delle élites: una élite è tale, perché presenta caratteristiche funzionali in un determinato momento storico. Le élite cambiano nelle varie epoche. In periodi di pace, ad esempio, si tenderà a selezionare una élite dotata di capacità diplomatiche, di mediazione e di gestione, mentre in una fase di grandi conflitti si tenderanno a ricercare élite con capacità strategiche.
- Gaetano Mosca (1858-1941) ha introdotto nel dibattito socio-politico il concetto di minoranza organizzata.
- Roberto Michels (1876-1936) ha elaborato la legge ferrea dell'oligarchia.
Altri contributi e autori cruciali nella storia della disciplina sono i seguenti:
- Gli studi sul ruolo della personalità in politica (Harold Lasswell 1936 e Theodor Adorno 1950)
- Seymour Lipset e “L’uomo e la politica” (1956) che studia le relazioni tra sviluppo economico e democrazia e tra ideologia e politica
- La Scuola di Francoforte (Adorno, Horkheimer Marcuse, Habermas)
- I neomarxisti intorno agli anni '70 riprendono quelle che erano le origini dello studio della politica, ampliandole: recuperano lo studio e il ruolo dello stato nella società. (ad esempio, Althusser 1970 e Miliband 1973). Oggi, infatti, è lo Stato l'unità politica fondamentale e costituisce il contesto per l'esercizio del potere, soprattutto nella sua forma legittima. Altro tema affrontato da questa scuola di pensiero: l'ideologia.
Il compito della sociologia politica
Il compito della sociologia politica è quello di analizzare e spiegare le relazioni esistenti tra politica e società, tra istituzioni sociali e istituzioni politiche e tra comportamenti sociali e comportamenti politici. Dunque, il punto focale della sociologia politica consiste in quegli aspetti della struttura sociale e dei comportamenti che contribuiscono alla politica e che possono spiegarla. Ciò comporta l'approfondimento di 4 temi principali:
- Il ruolo dello Stato e l'esercizio del potere
- Le relazioni esistenti tra comportamento politico e comportamento sociale
- Il rapporto tra i valori e la politica
- Come cambiano le società
Capitolo 2: Lo stato e la società
Aspetti definitori
Lo stato, le istituzioni multinazionali e sovranazionali, la dimensione amministrativa locale. In particolare, in epoca contemporanea il ruolo, la funzione, il potere e il senso dello stato e della dimensione nazionale mutano considerevolmente rispetto al passato in corrispondenza dello sviluppo della dimensione globale e di quella locale, nonché di organizzazioni multinazionali e sovranazionali che tendono a coprire una gamma sempre più ampia di politiche e di questioni che caratterizzano ciascuna di esse. La stessa unità di misura della politica è cambiata nel tempo e nell'età moderna per analizzare i fenomeni politici si parte dallo stato.
Caratteristiche strutturali dello stato
Per Stato si intende di un territorio dotato di determinate caratteristiche, alcune delle quali possono cambiare nel tempo, mentre altre sono di base e fondamentali e sono:
- Territorio definito: Tracciatura dei confini, con aree che nella maggior parte dei casi sono contigue
- Organizzazione: Nello stato moderno consiste in un'ampia struttura burocratica
- Autosufficienza economica: Può evolvere in produzione di surplus ed è quest'ultimo che rappresenta la base della specializzazione e della divisione sociale del lavoro, consentendo di ottimizzare il mantenimento delle risorse
Si tratta di elementi che sono strettamente correlati e si rafforzano o si indeboliscono a vicenda. Ovviamente, se parliamo di nascita dello stato parliamo anche dell'evoluzione delle società e delle comunità umane. Sia nel dare una definizione allo stato che nello spiegare la società troviamo una divisione nelle due più importanti scuole di pensiero, tra loro completamente opposte, ossia quella weberiana, che fa capo a Weber e quella marxista che fa capo a Marx.
Weber: l'accezione weberiana di stato
Si tratta di un'accezione importante e riconosciuta tutt'oggi. Secondo Weber «Per stato si deve intendere un'impresa istituzionale di carattere politico... (continua)».
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