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Capitolo 1: Chi vive con chi: famiglia come unità di convivenza
Il vivere insieme, sotto lo stesso tetto, costituisce uno degli indicatori dell'esistenza di una famiglia in cui si designa la convivenza familiare. Si tratta però di un semplice indicatore, poiché non tutte le persone che vivono assieme si autodefiniscono come famiglia. Per farlo si richiede che vengano chiarite le regole o i criteri che presiedono sia alla delimitazione dei confini della convivenza familiare, sia alla definizione dei rapporti tra le diverse persone come rapporti familiari. Sono queste regole che consentono di distinguere vari tipi di famiglia e poter effettuare confronti nel tempo o tra diverse culture. L'esistenza di una varietà di forme familiari, di regole per la definizione ha spinto gli antropologi alla ricerca di funzioni e caratteristiche che fossero essenziali e universali. Malinowski (1913) la considerava un’istituzione per la cura e l'allevamento dei piccoli. I sociologi parlavano di “funzioni della famiglia”: riproduzione, cura, educazione, regolamentazione della sessualità, da cui derivano la condivisione economica e del lavoro tra i sessi. Una seconda direzione è tesa ad individuare “strutture della famiglia”. Questo non si riferisce ad es. al numero dei membri ma al tipo di vincolo che lega i membri di una convivenza. La sua struttura viene definita dal modo in cui i membri si collocano lungo i 2 assi, orizzontali/verticale, dei rapporti di sesso e di generazione.
Gli storici e demografi del Gruppo di Cambridge (Laslett) distinguono 4 categorie di strutture di convivenza familiare articolate in sottotipi:
- Gruppi domestici “semplici”: genitori con figli, un solo genitore con figli, o della coppia senza figli;
- “Estesi”: i membri della famiglia semplice + parenti ascendenti (nonno/a), discendenti (nipote) o collaterali (fratello/sorella del marito/della moglie);
- “Senza struttura”: convivenze di fratelli e sorelle, o consanguinei senza vincoli di generazione;
- “Multipli”: + nuclei coniugali, + coppie con i loro figli.
Da qui la distinzione di Barbagli tra struttura, che designa le regole con cui una convivenza si forma e trasforma la sua composizione e ampiezza, e relazioni familiari, che riguarda i rapporti di autorità e di affetto esistenti all'interno del gruppo di persone. Sia i componenti di una famiglia, sia i rapporti che li legano e ne definiscono la posizione mutano con l'andar del tempo, da una fase all'altra del ciclo di vita. Per Berkner si può parlare di struttura della famiglia solo nel senso di regole che presiedono al definire chi vive con chi. Segalen parla di "famiglie tacite" (Francia): ossia quelle che vivono sotto tetti diversi e si scambiano lavoro e risorse.
2.1. Economia familiare e struttura della famiglia in varie regioni europee
La struttura e l'ampiezza della famiglia dipendevano dalle risorse materiali, legali, culturali che nelle diverse epoche e ceti esistevano per far fronte a questi compiti: disponibilità di terra, ampiezza del patrimonio, risorse politiche. Secondo Durkheim le famiglie hanno attraversato un processo di contrazione: le famiglie a struttura multipla sono state soppiantate dal sorgere di famiglie semplici. Qui l'industrializzazione avrebbe avuto un ruolo essenziale favorendo il nascere della famiglia coniugale-nucleare. Ma le ricerche del Gruppo di Cambridge contrastano questa tesi. Accanto a una famiglia definita occidentale (Laslett), le cui caratteristiche erano: un'età al matrimonio alta; differenze di età tra i coniugi bassa e quindi matrimoni tra adulti coetanei; fecondità ridotta; presenza di servi per talune fasi del ciclo di vita famigliare; se ne contrappose una “orientale” a struttura multipla discendente, con età al matrimonio bassa, alta fecondità; ed uno “meridionale”, in cui prevalevano famiglie multiple. La coniugalità-nuclearità di quella occidentale era una circostanza favorevole alla industrializzazione.
La famiglia europea ci si presenta diversificata nelle sue strutture: segnata nei confini, distinzioni e destini diversi, tra città e campagna, tra ceti sociali. Il caso italiano mostra, che se è vero che per l'Italia urbanizzazione e industrializzazione sono state decisive per l'affermazione della famiglia coniugale-nucleare nel XIX e il XX sec., non è affatto vero che nella società tradizionale italiana precedente l'industrializzazione prevalesse la famiglia multipla a 3 generazioni. Non prevaleva nel Meridione né nelle città del Centro-Nord; mentre in campagna prevalevano strutture di tipo multiplo. Tra il XIV e il XX sec. la struttura delle famiglie urbane italiane ha attraversato 4 grandi mutamenti:
- Una stabilizzazione dovuta alla diminuzione delle crisi di mortalità dovuta a carestie ed epidemie;
- Riduzione del peso delle famiglie incomplete, cioè senza un genitore;
- Riduzione delle diversificazioni nel grado di complessità delle famiglie dei diversi ceti nobiliari;
- Il ridursi della presenza del personale domestico nelle strutture delle famiglie urbane a partire dal XVII sec., implicando una più lunga presenza dei figli in famiglia.
Nel XV e il XVI sec. nell'Italia centro-settentrionale si consuma la frattura tra città e campagna: a livello politico-culturale e della organizzazione domestica. In tempi diversi si estende, l'organizzazione produttiva poderale famigliare, le terre vengono a costituire un podere di dimensioni tali da poter essere lavorate da un certo numero di braccia maschili e femminili, adulte o minori. Nella seconda metà del '700 e la prima dell'800, in cui in città si afferma presso tutti i ceti la famiglia nucleare, la campagna conosce la massima diffusione di famiglie multiple. La loro struttura tende a corrispondere alle esigenze della produzione agricola, e da questa derivano le stesse differenza di struttura famigliare nei diversi ceti agricoli. In Italia ha finito comunque con l'affermarsi la struttura di tipo nucleare-coniugale, anche nelle campagne. In Francia i gruppi estesi o multipli erano maggioritari. Nelle regioni centrali e meridionali del regno francese nel periodo dell'Ancien Régime vi era la famiglia a ceppo. Berkner mostra le tensioni di questi tipi di famiglie: ove l'interesse a mantenere unita la proprietà si scontra con gli interessi di vita. Nella famiglia contadina vi era una interdipendenza tra struttura e dimensione, ciclo di vita e risorse. Essa è alla ricerca dell'equilibrio tra forza lavoro disponibile, bocche da sfamare e necessità produttive. Per questo mette in opera una strategia di flessibilizzazione della manodopera assumendo servi quando i figli sono piccoli, mandando a servizio i propri figli quando crescono. Analoga situazione si trova nelle famiglie artigiane urbane e in tutte le famiglie che costituiscono unità produttive. Attività economica della famiglia e fase del ciclo di vita ne disegnano e ridefiniscono ampiezza, struttura e relazioni, nella misura in cui ne definiscono componenti e compiti, in modo certo non casuale, neppure omogeneo, né univoco.
2.2. L'instabilità delle strutture familiari nel passato
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