La famiglia, è l’istituzione che ha a che fare con le vicende che toccano le dimensioni più profonde
e apparentemente universali della vicenda umana, e costituisce il materiale privilegiato di cui sono
costruiti gli archetipi sociali, i miti. Non per forza però, questi ultimi sono positivi. Accanto alla
sacra famiglia di tradizione cristiana vi sono le visioni utopiche di un passato, e più spesso di un
futuro, felice perché senza famiglia. Distinguiamo quindi, nelle società contemporanee
un’immagine della famiglia come rifugio, come luogo dell’intimità e dell’affettività, archetipo della
solidarietà, della privatezza e nel contempo, l’immagine di una famiglia come luogo
dell’oppressione, dell’obbligo, dell’egoismo esclusivo. In quest’ultimo caso, è la famiglia stessa a
generare violenza. La famiglia è anche il luogo dove i due sessi si incontrano e convivono,
rappresenta lo spazio storico e simbolico nel quale, si dispiega la divisione del lavoro, degli spazi,
delle competenze, dei valori, dei destini personali di uomini e donne, anche se ciò assume forme
diverse nelle varie società.
CAPITOLO I
LA FAMIGLIA COME UNITA' DI CONVIVENZA
Il vivere insieme, sotto lo stesso tetto, costituisce uno degli indicatori più semplici, per individuare
l’esistenza di una famiglia. Termini:
Household -‐-‐-‐-‐-‐-‐> inglese
• Haushalt -‐-‐-‐-‐-‐-‐-‐> tedesco
• Mènage -‐-‐-‐-‐-‐-‐> francese
•
Tutti utilizzati nell’uso comune per denominare la convivenza familiare. Di conseguenza, il termine
famiglia viene utilizzato per indicare un gruppo di persone legate da un rapporto di parentela, più
ampio di quello dei conviventi, ma più ristretto di quello dei parenti. La coresidenza però non è un
indicatore sufficiente, poiché non tutte le persone che vivono assieme, sono considerate o si
autodefiniscono famiglie. Devono quindi essere chiarite delle regole, che delimitino i confini della
convivenza, lo spazio fisico di essa e che definiscano i rapporti tra le diverse persone, come
familiari. Si parla allora, di funzioni della famiglia (riproduzione, cura, educazione,
regolamentazione della sessualità, etc..) da cui deriverebbero necessariamente sia la condivisione
economica che la divisione del lavoro tra i sessi. Vi è un’altra direzione di ricerca, tesa ad
individuare non le funzioni, ma le strutture della famiglia. La struttura non si riferisce al numero di
membri o alle attività, ma specificatamente al tipo di vincolo che lega i membri di una convivenza
(vincoli di sangue, di affinità, di matrimonio, di discendenza, etc..). Laslett, distingue quattro tipi di
strutture di convivenza familiare, a loro volta articolate in sottotipi:
1. Gruppi domestici “senza struttura”: senza una coppia coniugale né una coppia
generazionale (es. convivenze di fratelli e sorelle, chi vive da solo).
2. I gruppi domestici semplici: composti sia dai genitori con i figli che da un solo genitore con
i figli, che dalla coppia senza figli.
3. I gruppi domestici estesi: composti, oltre che dai membri della famiglia semplice, dai
parenti ascendenti, discendenti o collaterali.
4. I gruppi domestici multipli: ove sono presenti più nuclei coniugali, quindi più coppie,
eventualmente con i loro figli. questo gruppo si articola ulteriormente a seconda dei tipi di
legami che intercorrono tra i diversi nuclei:
1
4.1 Frereches -‐-‐-‐-‐> in cui tutti i fratelli sposati vivono insieme con le proprie famiglie.
4.2 Famiglie a ceppo
-‐-‐-‐-‐> in cui la coppia anziana vive con quella dell’erede.
4.3 Congiunte -‐-‐-‐-‐> in cui tutti i figli maschi sposati portano le loro mogli e poi i figli a vivere
nella casa dei genitori.
Nelle famiglie multiple, vi sono sempre gli uomini tra loro consanguinei, mentre le donne sono
presenti solo come affini, acquisite e in qualche misura estranee: come mogli o nuore.
Per molti secoli, la famiglia è stata considerata oltre che gruppo domestico, anche una vera e
propria impresa: produttiva, finanziaria e politica. -‐-‐-‐-‐> Durkheim: nel passato dell’occidente
europeo, le famiglie erano per lo più a struttura multipla, distinte all’interno dalle nette divisioni di
autorità a livello gerarchico. Durkheim parla del processo di progressiva contrazione, per
descrivere il cambiamento nel tempo dalla famiglia multipla del gruppo di parenti fino alla famiglia
coniugale moderna, ove ogni matrimonio dà origine a una nuova famiglia anche dal punto di vista
della convivenza, costituendo il criterio sia di chi vive con chi, sia di chi si separa da chi.
L’industrializzazione avrebbe avuto un ruolo essenziale, favorendo il nascere della famiglia
coniugale-‐nucleare. Per quanto riguarda l’Italia, Barbagli ha tracciato un profilo delle strutture
familiari nelle regioni del centro-‐nord e delle loro trasformazioni, trovando nel tempo forti
diversificazioni, tra regioni, tra città e campagna, tra ceti. Nonostante l’industrializzazione sia stata
decisiva per l’affermazione della famiglia nucleare, questa in realtà prevaleva già prima in alcune
zone d’Italia. Le strutture multiple prevalevano nelle campagne del centro-‐nord; mentre la famiglia
contemporanea era già presente al nord e nel meridione. Furono soprattutto altri i fattori decisivi
per l’affermarsi della famiglia nucleare in Italia:
Una diminuzione dei tassi di mortalità dovuti a carestie ed epidemie.
• Una riduzione del peso delle famiglie incomplete, cioè senza un genitore.
• Una riduzione delle differenze nel grado di complessità delle famiglie dei diversi ceti
• urbani.
Il ridursi della presenza del personale domestico nelle strutture delle famiglie urbane a
• partire dal XVII secolo.
Il caso italiano mostra così non solo una varietà di strutture familiari in ogni epoca, ma processi
non lineari di trasformazione. Anche se ha finito con il prevalere sotto la spinta
dell’industrializzazione, la struttura di tipo nucleare-‐coniugale, anche nelle campagne. Anche in
Francia le ricerche storiche e demografiche hanno rilevato un’analoga differenziazione delle
strutture familiari nel passato. In particolare, anche in questo paese già nel XVI secolo vi era una
forte presenza di famiglie di tipo nucleare, mentre in molte regioni, specie quelle meridionali i
gruppi domestici estesi o multipli erano maggioritari.
Nelle famiglie multiple l’interesse a mantenere unita la famiglia si scontra con gli interessi dei
singoli nuclei e dei loro particolari assi generazionali e di sesso. In particolare, le famiglie a ceppo si
rivelano fragili nel lungo periodo. Per questo motivo, tendono a frantumarsi e a dar vita a nuove
strutture familiari più o meno complesse. La famiglia contadina infatti è sempre alla ricerca
dell’equilibrio tra forza lavoro disponibile, bocche da sfamare e necessità produttive, stretta tra i
rischi dell’eccedenza di necessità produttive e della manodopera.
Il grado di causalità cui erano esposte le famiglie del passato era molto più elevato di oggi. Ciò
aveva conseguenze non irrilevanti sui destini individuali e spesso anche sulla stessa composizione
della famiglia. Nonostante epidemie e carestie avessero cominciato a ridursi in Europa, a partire
da metà del Seicento, ancora nell’Ottocento, la mortalità era molto diffusa a tutte le età. La
dispersione della famiglia nella parentela o viceversa la sua ricomposizione in una nuova famiglia,
erano fenomeni comuni nel passato. Le donne avevano maggiori possibilità di morire giovani per
cause legate alla gravidanza e al parto. Perciò i figli potevano più facilmente rimanere orfani di
madre da piccoli. Inoltre, vedovi e vedove non erano in uguale posizione rispetto alla possibilità di
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risposarsi; una donna non più giovane poteva risposarsi solo se possedeva una terra appetibile
lasciatale dal marito. La presenza di figli poteva costituire un ostacolo per un nuovo matrimonio di
una vedova, anche se giovane, per motivi ereditari o economici. Un uomo invece trovava più
facilmente moglie anche da vedovo, talvolta nell’ambito della stessa famiglia della moglie defunta.
Per questi motivi, la famiglia &nb
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