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Cap. 1 – L'eredità dei classici e i nuovi confini tra economia e sociologia

La sociologia economica è in prima approssimazione “un insieme di studi e ricerche volti ad approfondire i rapporti di interdipendenza tra fenomeni economici e sociali”.

Definizioni di Polanyi sull'economia

  • Un insieme di attività stabilmente intraprese dai membri di una società per produrre, distribuire e scambiare mezzi (definizione molto generale).
  • Si parla di economizzare, con attività che hanno a che fare con la scelta individuale di impiego di risorse scarse, che potrebbero avere usi alternativi, al fine di ottenere il massimo dai propri mezzi. Regole imposte dal mercato, con domanda e offerta (apre allo studio delle interazioni economia-società).

Istituzione e organizzazione

Istituzione: complesso di valori e norme sociali che orientano e regolano il comportamento, con sanzioni (formali, informali, positive come premi e incentivi, o negative) che tendono a garantirne il rispetto. I valori definiscono i fini. Nella sociologia le istituzioni sono quelle politiche, militari e giudiziarie, ma si aggiungono anche imprese, sindacati e imprenditori. Organizzazioni: collettività concrete.

Sistema economico

Sistema economico: diverse modalità, nello spazio e nel tempo, attraverso cui le istituzioni orientano e regolano le attività economiche. Per Sombart 3 aspetti da valutare, che variano nel tempo e nello spazio:

  • Mentalità o spirito economico (valori).
  • Organizzazione economica (norme formali e non).
  • Tecnica (conoscenze e processi usati per soddisfare bisogni).

Forme di integrazione dell'economia

Come il mercato si combina con altri meccanismi? Per Polanyi 3 forme di integrazione dell'economia, che oggi nei diversi sistemi si combinano:

  • Reciprocità: scambio di doni. Si producono e distribuiscono beni in base a obblighi di solidarietà condivisi (spesso religiosi) verso tribù o famiglia. Vedi le società primitive.
  • Redistribuzione: scambio amministrato, transazioni controllate dal potere politico, legittimato in termini religiosi. Divisione del lavoro specializzata, territori più vasti. Un “centro” stabilisce diritti e doveri, ecco la moneta. Vedi grandi imperi burocratici come Egitto, Incas, Roma.
  • Scambio di mercato: si sviluppa in Europa nel Medioevo, il mercato diventa uno strumento di organizzazione dell’attività economica. Scambio: modo pacifico per acquisire con un rapporto bilaterale beni non immediatamente disponibili.

Nell'85 Schmitter e Streeck proporranno di aggiungere la concertazione, con le associazioni di tipo neocorporativo come istituzioni che la sostengono (anche se la concertazione neocorporativa è simile alla redistribuzione).

Mercati autoregolati e rivoluzione marginalista

Nell'800 ecco i mercati autoregolati: prezzi decisi da domanda/offerta, l'ordinamento politico garantisce dall'esterno diritti di proprietà e libera contrattazione, i singoli per vivere devono vendere le risorse di cui dispongono sul mercato. Rivoluzione marginalista: anni ’70 dell’800. (Il valore del prodotto riflette il grado di soddisfazione soggettiva che i consumatori attribuiscono ai diversi prodotti. La soddisfazione, o utilità, tenderà a diminuire con il consumo di ogni unità aggiuntiva dello stesso bene). L’economia si concentra sulle leggi di mercato, il vuoto lo colma la sociologia.

Differenze tra sociologia e nuovo paradigma dell'economia

Concezione dell’economia: Per l'econ: l’economia è un processo razionale di allocazione di risorse scarse, per ottenere un’utilità (economizzare). Per la socio: visione più ampia dell’economia. I sociologi guardano all’economia di mercato come a un fenomeno storico con un certo contesto istituzionale, quindi parlano di capitalismo. Vogliono capire perché il capitalismo liberale (forma "pura" di economia di mercato con interventi statali ridotti al minimo) si sviluppa in modi e tempi diversi in vari luoghi. Sombart parla di economia come di un’attività volta alla ricerca dei mezzi di sussistenza.

Azione economica: Econ: c’è utilitarismo, azione fatta per interesse individuale. Socio: è un’azione sociale, le motivazioni sono influenzate dalle istituzioni. Inoltre si tende a consumare per avere un riconoscimento e soddisfazione (Simmel e Veblen).

Regole: Econ: mercato concorrenziale. Si suppone che i soggetti siano pienamente informati, che ci siano molti acquirenti e venditori e che non ci siano restrizioni agli scambi. Socio: oltre al mercato ci sono istituzioni sociali (come la reciprocità) e politiche (come la redistribuzione e i gruppi regolativi e amministrativi di Weber).

Metodo di indagine: Econ: metodo analitico-deduttivo. Teorie ad alta generalizzazione. Si parte da atomismo e utilitarismo. Socio: metodo induttivo, indagini storico-empiriche e comparate. Generalizzazioni limitate nello spazio e nel tempo. Oltre al mercato si valuta l’impatto di altre istituzioni sull’azione.

Origini del capitalismo e sviluppo

Diverse ipotesi. Tre temi:

  • Mercato: riguardo al processo di costruzione del mercato capitalistico i sociologi hanno al centro legittimità ed equità del mercato e non l’efficienza come gli economisti, che pensano che un mercato pienamente concorrenziale risolverebbe anche l’equità perché si avrebbero ricompense proporzionali al contributo. Per i sociologi i benefici riguardano anche la libertà di scelta nel lavoro e nel consumo, e inoltre quando il mercato si afferma tende a ridurre lo spazio delle altre istituzioni. Riguardo alle condizioni del funzionamento del mercato capitalistico, i sociologi non sono certi degli assunti a priori della teoria economica, Weber infatti parla di “sfruttamento monopolistico della libertà formale di mercato”. In realtà il mercato funziona meglio se ci sono istituzioni (che generano fiducia come le famiglie o che riequilibrano i rapporti di potere) che vincolano il perseguimento dell’interesse individuale. Quindi i mercati devono essere “ben costruiti socialmente”, ma comunque non ci devono essere troppi vincoli. Non c’è una best way, ogni via dipende dal contesto sociale.

Sviluppo economico

Oltre alla legittimità serve l’innovazione. Per i classici conta l’imprenditorialità (come dice Schumpeter “la capacità di realizzare cose nuove”), e l’imprenditore ha qualità come determinazione, voglia di affermarsi, impegno. Bisogna anche guardare al modo in cui i soggetti percepiscono i loro interessi: le regole istituzioni hanno un ruolo costitutivo (religione per Weber, accesso alle conoscenze tecnologiche in Veblen), le istituzioni un ruolo regolativo.

Dubbi: per i classici alla lunga c’è spersonalizzazione dell’impresa, che sposta la capacità d’innovazione alla capacità organizzativa; per i sociologi una volta affermato il mercato erode le regole costitutive, e ci possono essere problemi di accettazione sociale. Servono nuove regole regolative, con rischio di contraddizione istituzioni-efficienza (troppe regole portano meno capacità innovativa).

Consumo

Non interessava molto gli economisti classici (che osservavano la produzione), invece i neoclassici ritengono che la domanda dei consumatori fondi il valore dei beni attraverso la teoria dell’utilità marginale. I bisogni dei singoli non sono influenzati da fattori extraindividuali. Per la sociologia è diverso, si guarda subito ai fattori socioculturali che condizionano le preferenze, in una società con consumi di massa e miglioramento dei redditi. I beni sono desiderati anche per il loro valore simbolico. Autori: Simmel parla della moda, che serve per identificarsi e al contempo distinguersi. Weber parla di ricerca di status come Veblen, che parla anche di spreco di risorse produttive. Viene messo in discussione il modello neoclassico, perché c’è una “rigidità sociale del comportamento di consumo” (un aumento del prezzo non per forza fa calare la domanda). Sombart parla di “uniformazione dei bisogni” (diventano di massa, grazie anche alla pubblicità). Quindi l’efficienza è costruita socialmente: i consumatori possono scegliere meglio solo se intervengono le istituzioni condizionando le imprese ed educando i consumatori.

Specializzazione tematica nel secondo dopoguerra

Due direzioni:

  • Il tema dello sviluppo economico perde rilevanza per i paesi più avanzati, e continua a vivere per le aree più arretrate.
  • Le tematiche microeconomiche diventano autonome (vedi sociologia industriale e del lavoro).

Il tutto per due aspetti:

  • Trasformazioni economiche e sociali dopo la seconda guerra mondiale: grande crescita economica, gli Usa cancellano parte del debito europeo e col Piano Marshall aiutano finanziariamente. Inoltre ci sono liberalizzazione scambi, più commercio internazionale, stabilizzazione cambi, nascita organismi come Fmi, produzione di massa, ampia offerta di lavoro nei settori a bassa produttività, con bassi costi (agricoltura e industrie tayloriste). Cambia anche la regolazione istituzionale delle economie, si consolida la trasformazione post anni ’30. Il capitalismo moderno è più regolato, per Shonfield ci sono recessioni più corte e minori di numero, crescita rapida produzione e reddito, aumento salari e forme di protezione sociale, non si riduce il flusso di risparmi utile a sostenere un alto tasso di investimenti. C’è anche integrazione tra stato interventista (“stato sociale keynesiano”, più influente, con controllo credito, sostegno occupazione, politiche sociali) e grandi imprese poi dette fordiste (sfruttano nuove tecnologie, separano proprietà e gestione, si burocratizzano le “corporation”, stabilizzano profitti a lungo termine).
  • Compromesso storico: crescita economica + stabilità sociale. I movimenti dei lavoratori sospesero le richieste in cambio del welfare state, che le imprese accettarono in cambio però di moneta forte, primato del profitto e libero scambio.

Indagine economica

Si tenta di ridurre lo scarto tra modelli analitici e realtà storico-empirica (“ponti verso la realtà”). Vedi Keynes ma non solo. A livello micro nei classici c’erano solo due strutture ideali di mercato: concorrenza perfetta e monopolio. La Robinson introduce la concorrenza imperfetta, Chamberlin la concorrenza monopolistica. Vengono poi messi in discussione i principi della sovranità del consumatore e dell’efficienza dei mercati concorrenziali, si apre la strada a strumenti di regolazione come Antitrust.

Keynes e la rivoluzione keynesiana

La rivoluzione keynesiana è stata anticipata da stati (Usa, Germania, Svezia) che hanno rotto con l’ortodossia economica e hanno sperimentato rimedi contro la disoccupazione, come spesa statale per opere pubbliche e sussidi di disoccupazione. Stato più attivo in campo economico. Nel ’26 conferenza “La fine del laissez-faire”: disse che molti dei mali economici sono frutto di rischio, incertezza e ignoranza”. Quindi serve stato. Nel ’36 esce “La TEORIA GENERALE DELL’OCCUPAZIONE, DELL’INTERESSE E DELLA MONETA”, Keynes sposta il focus al livello macro, sui fattori che influiscono sui livelli di produzione e occupazione dato un certo stock di risorse di capitale, di lavoro e tecnologia. Keynes si muove in quadro statico e di breve periodo (più avanti altri penseranno in termini dinamici, vedi modello Harrod-Domar), prende le distanze dalla Legge di Say, per cui l’offerta crea sempre la sua domanda, e sottolinea che l’uguaglianza risparmi-investimenti non è scontata a causa di tassi d’interesse e aspettative. Per Keynes i rimedi classici per la depressione (calo salari e tassi interesse) potevano creare un equilibrio di sotto occupazione. Lo stato deve colmare con spesa pubblica la non piena uguaglianza risparmi-investimenti, quindi c’è fondamento all’interventismo (la teoria tradizionale giustificava il liberismo).

Parsons e la teoria volontaristica dell'azione

Tra gli aspetti delle nuove politiche economiche: Deficit spending, (spesa pubblica in disavanzo), che è tanto più efficace quanto più tende a stimolare una domanda aggiuntiva (esempio buche). Serve debito pubblico. Inoltre al crescere del reddito si consuma meno, servono interventi distributivi dello stato a favore dei più poveri (politica fiscale).

Parsons: nel ’37 scrive “La struttura dell’azione sociale”, in cui presenta la teoria volontaristica dell’azione. Per lui il limite dell’economia è l’esclusione dei fini dell’attore, si sfocia in individualismo atomico. Servono invece fini e valori condivisi. Le leggi economiche hanno carattere normativo, ma certi criteri sono poco probabili nella realtà. Parsons difende l’economia per la sua validità scientifica come disciplina analitica, e lo fa in un saggio in cui raggruppa in due filoni i tentativi di spiegazione teorica delle attività economiche. Sono due forme di empiricismo:

  • Positivista: anglosassone. Si lavora su condizionamenti biologici o psicologici. Nascerà il comportamentismo.
  • Storicista: attenzione a fattori ideali e normativi, come lo spirito del popolo.

Parsons respinge le due tesi, che riducono l’economica a una branca di una sorta di sociologia enciclopedica, e sposa autori come Durkheim, Pareto e Weber. Che condividono una fondazione su basi analitiche e astratte di economia (che punta sul perseguimento razionale dell’interesse individuale) di sociologia (più legata ai valori ultimi condivisi, come la coscienza collettiva di Durkheim). Parsons lavorerà per spostare la sociologia verso una teoria più generale, e si ebbe l’effetto non voluto di allontanare la sociologia dalle tematiche non economiche.

Economia e società

Economia e società: opera del ’56 di Parsons e Smelser. Si illustra la teoria dei sistemi sociali: la società è un sistema di strutture interdipendenti che per riprodursi devono assolvere quattro funzioni:

  • Adattamento: procurarsi risorse
  • Conseguimento dei fini: strutture politiche
  • Latenza: rinforzano valori e norme
  • Integrazione: stratificazione sociale, distribuzione ricompense e prevenzione conflitti.

Si cerca di illustrare gli scambi complessi tra economia e altre strutture. L’analisi però resta molto astratta.

Cap. 2 – La modernizzazione e lo sviluppo delle aree arretrate

Nasce sociologia dello sviluppo, in virtù della nascita di stati indipendenti dopo la decolonizzazione e del sostegno delle nuove organizzazioni internazionali. Si punta a integrare il punto di vista degli economisti, sottolineando l’importanza di fattori culturali e istituzionali come elementi che condizionano la possibilità di successo di politiche economiche a sostegno dello sviluppo. Ecco la teoria della modernizzazione (il volersi avvicinare alla modernità occidentale). Diversi approcci:

  • In senso stretto: anni ’50-’60. Si evidenzia l’importanza dei fattori socioculturali e politici endogeni. Ottimismo disatteso.
  • Dipendenza: vedi America Latina. Accento sui condizionamenti economici esercitati dai paesi ricchi. Non rende conto della crescente diversità nei processi di modernizzazione dei paesi del terzo mondo.
  • Political economy comparata: al centro il ruolo delle istituzioni politiche nella modernizzazione.

Tra gli studi nucleo comune: i paesi arretrati avevano un modello di società tradizionale, primo passo da superare per lo sviluppo, delineato attraverso le variabili modello di Parsons. Studi di Hoselitz e Levy: anni ’60. Per loro in queste società c’erano: particolarismo e non universalismo, relazioni stabili, orientamento tradizionalistico e non razionalistico, ascrizione e non prestazione. Da cosa dipende l’avvio della modernizzazione? In genere si parla di nuove elite che introducono l’innovazione. Hoselitz insiste sull’imprenditorialità dal basso (per es. gli immigrati sono più propensi a innovare). Per altri conta il formarsi di elite istruite, per Eisenstadt e Smelser conta la differenziazione strutturale: se si differenziano le classi aumenta il principio di prestazione necessario. Si passa alla famiglia nucleare. Rischio: conflitti. Lo stato deve trovare legittimazione con politiche nazionalistiche che sostituiscano soprattutto la religione.

Sviluppo politico: processo di differenziazione delle strutture e secolarizzazione della cultura politica che porta ad aumentare la capacità (efficienza ed efficacia) di un sistema politico. Ci sono sfide da affrontare nella modernizzazione, come costruzione stato, creazione identità nazionale, legittimazione nuove elite politiche, partecipazione popolo e uguaglianza sociale. Nel terzo mondo tali sfide si sono sovrapposte creando conflitti, in Europa processo più lento.

Studi sulla psicologia sociale

Come si forma una personalità moderna? Lerner nel ’58 studia il Medio Oriente. Per lui il contatto con le società occidentali stimola il cambiamento; la formazione di una personalità moderna è vista come un processo di socializzazione secondaria, in cui contano istruzione e mezzi di comunicazione di massa. Inkeles e Smith nel ’74 sono vicini a Lerner. McClelland parla di socializzazione primaria, cercando di dimostrare che conta il bisogno di realizzazione (laddove i genitori stimolano i figli, si crea maggiore bisogno di realizzazione). Per Hagen nel contesto tradizionale la socializzazione primaria crea una personalità autoritaria (il bambino vede troppa gerarchia), nei contesti moderni invece i genitori stimolano un’ansietà creativa, cioè una spinta a controllare razionalmente la realtà.

Rostow ha sviluppato l’importante teoria degli stadi dello sviluppo economico: sostiene che la modernizzazione economica avvenga principalmente tramite 5 stadi: società tradizionale, precondizioni per il decollo industriale, decollo industriale, maturità e società dei consumi di massa. Interessante lo stadio di preparazione al decollo industriale...

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Scienze politiche e sociali SPS/09 Sociologia dei processi economici e del lavoro

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