Modernizzazione e sviluppo delle aree arretrate
Dopo la seconda Guerra Mondiale:
- Nasce la sociologia dello sviluppo; la sociologia economica si interessa al ruolo della cultura e dei fattori istituzionali nello sviluppo economico dei paesi delle aree arretrate. Infatti, si formano nuovi stati indipendenti (extra-occidentali) che hanno problemi nella crescita economica e/o nella creazione di istituzioni adeguate. Questi stati sono sostenuti economicamente dagli USA (strategia della Guerra Fredda).
- Economia influenzata dalla rivoluzione keynesiana: il processo di industrializzazione avviene grazie all’intervento dello stato e agli aiuti internazionali. Le politiche economiche a sostegno dello sviluppo hanno successo grazie a fattori culturali e istituzionali.
Teoria della modernizzazione
In questa situazione nasce la teoria della modernizzazione: la modernità occidentale spinge le società meno sviluppate a cambiare socialmente. Diversi approcci di questa teoria sono:
- Teoria della modernizzazione in senso stretto: il cambiamento sociale dei paesi meno sviluppati è influenzato da fattori socioculturali e politici endogeni; il cambiamento consente ai paesi arretrati di avvicinarsi a quelli sviluppati.
- Teoria della dipendenza: si riferisce a: 1) paesi dell’America Latina, 2) influenza economica esercitata dai paesi più sviluppati sul cambiamento di quelli arretrati.
- Political economy comparata: le istituzioni pubbliche hanno un ruolo importante nel processo di modernizzazione (confronta paesi asiatici e America Latina).
Teoria della modernizzazione (anni ‘50 – ‘60)
Idea di fondo: i paesi economicamente arretrati sono caratterizzati da una società tradizionale. La tradizione è il primo ostacolo da superare per giungere allo sviluppo. Bert Hoselitz e Marion Levy sono stati i primi ad affermare che lo sviluppo economico dei paesi arretrati è legato a fattori politici, culturali e sociali. Gli orientamenti culturali che ostacolano lo sviluppo delle società tradizionali sono:
- Dipendenza delle relazioni economiche dall’ascrizione e non dal principio di prestazione (es. le posizioni lavorative sono assegnate in base all’appartenenza a un ceto sociale e non in base alle capacità).
- Società orientate al particolarismo e non all’universalismo (es. non si applicano criteri generali per valutare i soggetti, ma cambiano in base al soggetto).
- Orientamenti culturali che non incoraggiano la specializzazione e non portano a una crescita della produttività.
- Modelli culturali con orientamento tradizionalistico (rispetto delle routine tradizionali) e non razionalistico (influenza di scienza, tecnica, apertura all’innovazione).
La modernizzazione avviene se i modelli culturali tradizionali si avvicinano a quelli moderni (prestazione, universalismo, specificità funzionale e razionalità). Ciò dipende da diversi fattori:
- Formazione di nuove élite intellettuali, politiche ed economiche che introducono innovazioni.
- Crescita dell’imprenditorialità dal basso (Hoselitz richiama la teoria della marginalità sociale di Simmel e Sombart).
- Ruolo dello stato nel processo di sviluppo, per:
- Promuovere attività economiche e industrializzazione.
- Controllare i conflitti dovuti all’indebolimento dei modelli culturali e delle strutture sociali tradizionali.
- Sviluppo politico = processo di differenziazione delle strutture e di secolarizzazione della cultura politica per aumentare le capacità di un sistema politico.
Il sistema politico deve affrontare diverse sfide nel processo di modernizzazione:
- Costruzione dello stato (élite politiche).
- Costruzione della nazione e identità nazionale (élite legittimate).
- Risposta alla domanda di partecipazione politica con processi di democratizzazione.
- Maggiore uguaglianza sociale.
Daniel Lerner: ricerca empirica su alcuni paesi del Medio Oriente, il contatto con le società occidentali stimola il cambiamento. Gli aspetti essenziali del processo di modernizzazione sono:
- Crescita dell’urbanizzazione.
- Stimolo all’alfabetizzazione.
- Diffusione dei mezzi di comunicazione di massa.
- Diffusione di una personalità mobile, caratterizzata da razionalità ed empatia (capacità di identificarsi con gli altri e desiderio di essere simili migliorando la propria posizione).
- Spinta a una maggiore partecipazione economica e politica.
David McClelland: sviluppo economico è influenzato dalla presenza di personalità individuali con bisogno di realizzazione, collegato al processo di socializzazione primaria.
Everett Hagen: la socializzazione primaria interviene diversamente:
- Nelle società tradizionali: scoraggia la formazione di personalità innovative e favorisce personalità autoritarie.
- Nelle società moderne un’ansietà creativa, che porta a una personalità aperta all’innovazione e/o all’imprenditorialità.
Aleax Inkeles e Davis Smith: la personalità moderna è influenzata da alcune esperienze:
- Partecipazione scolastica.
- Occupazione dell'industria.
- Esposizione ai mezzi di comunicazione di massa.
- Vita urbana.
Queste esperienze sono presenti nelle società sviluppate.
Walt Rostow: evidenzia 5 stadi di sviluppo:
- Società tradizionale.
- Precondizioni per il decollo → sono necessari:
- Intrusione di società sviluppate in quelle arretrate (che stimola uno shock e un nazionalismo reattivo).
- Ruolo di élite politiche e stato (che trasformano l'agricoltura, formano un mercato nazionale, creano un sistema fiscale, investono in infrastrutture e servizi).
- Decollo economico.
- Spinta verso la maturità.
- Elevati consumi di massa.
Per giungere all'industrializzazione si possono seguire diversi percorsi, ma una volta consolidate le società industriali sono caratterizzate da convergenza istituzionale → idea sviluppata da Clark Kerr, che sostiene la teoria della presenza della logica dell’industrialismo: esiste una tecnologia che assicura risultati efficienti, e tutte le società vogliono acquisirla, giungendo alla convergenza istituzionale.
Teoria della dipendenza
Le critiche alla teoria della modernizzazione (fine anni ‘60) si sono concentrate su:
- Concezione ottimistica dello sviluppo: è un processo che segue un percorso unico, e porta alla convergenza istituzionale.
- Interdipendenza degli elementi che caratterizzano società tradizionale e moderna.
- Connotazione positiva dei rapporti tra paesi arretrati e sviluppati.
- Caratteristica endogena del cambiamento.
Vengono criticati:
- Debolezza empirica: la teoria della modernizzazione viene perseguita in termini teorici, non ha una ricerca su cui basarsi.
- Visione etnocentrica occidentale: si considera l'esperienza occidentale come modello a cui i paesi arretrati devono ispirarsi.
- Valori tradizionali considerati come ostacolo: non necessariamente i valori tradizionali ostacolano le economie moderne.
- Interdipendenza degli elementi costitutivi delle società tradizionali e moderne: può esistere una modernità selettiva (che riguarda solo un aspetto, e non influenza la produzione).
La teoria della dipendenza sottolinea che l'ingresso nell'economia internazionale da parte di paesi arretrati è causa di problemi: sono necessari maggiori investimenti, vengono esportati prodotti a basso costo e importati prodotti ad alto costo si genera sottosviluppo, ovvero una sottrazione di risorse alle aree periferiche, dovuta a:
- Scambio ineguale.
- Penetrazione del capitale straniero, che sfrutta il basso costo del lavoro per produrre beni.
- Ricorso ai prestiti internazionali.
Gli studiosi della teoria della dipendenza effettuano un’analisi integrata per collegare i fattori esterni e interni che portano allo sviluppo.
Sociologia storica della modernizzazione
Analizza il cambiamento basato sul processo di differenziazione strutturale. L'insoddisfazione per il funzionamento di una struttura porta alla ricerca di maggiore efficienza e specializzazione delle strutture. Il cambiamento è una risposta ai problemi dell'ambiente.
Questo approccio viene criticato in 3 modi:
- Problemi di integrazione: la differenziazione non porta necessariamente più efficienza.
- Capacità di adattamento: non si può stabilire il grado di adattamento.
- Rapporti tra la società e l'ambiente esterno: il cambiamento non è dovuto solo a fattori endogeni ma anche al rapporto tra società e ambiente esterno.
Studiando i processi di modernizzazione storica nelle società europee e applicando il processo di modernizzazione alle società del Terzo Mondo è emerso che:
- Il processo di modernizzazione non è unico; si possono però delineare tipi ideali.
- Il percorso di modernizzazione è influenzato da fattori esogeni (come eventi, guerre).
- Il processo di modernizzazione è influenzato dal tipo di reazione della struttura agli stimoli dell’ambiente.
Political economy comparata
Anni ’70: le esperienze di sviluppo si sono fatte variegate, perché in alcuni paesi le condizioni erano gravi e difficili, mentre in altri si è verificato un processo di sviluppo economico; sono emersi quindi i limiti delle teorie A e B, che non rappresentano adeguatamente la differenziazione.
Anni ’80: nasce la nuova political economy comparata, che cerca di comprendere dinamismo, stagnazione e regressione attraverso comparazioni.
Fino agli anni ’80: si pone attenzione al ruolo dello stato e ai rapporti con l’esterno (= fattori che sono opportunità e vincoli). L’efficacia dell’intervento statale è data da 2 fattori:
- Macchina statale efficiente ed efficace: contratta gli interessi esterni, guida lo sviluppo interno, controlla gli interessi dei settori, potenzia le esportazioni.
- Presenza di una leadership politica orientata allo sviluppo, autonoma da interessi economici e sociali.
La qualità della burocrazia può essere misurata grazie a un indice creato da Evans e Rauch, che fa riferimento a:
- Reclutamento su basi meritocratiche.
- Esistenza di prospettive di carriera stabili.
Dopo gli anni ’80: si pone attenzione al rapporto tra stato e fattori socioculturali nei processi di sviluppo. La ricerca intraprende 3 percorsi diversi:
- Stato e capitale sociale (Peter Evans): lo sviluppo si ottiene grazie alla capacità degli stati di:
- Mantenersi autonomi rispetto ai diversi interessi particolari.
- Connettersi alle élite economiche per creare insieme una strategia di sviluppo. Perché questo avvenga si deve creare capitale sociale (= legami sociali personali), che si forma grazie a:
- Dotazione socioculturale originaria del capitale sociale, che facilita i rapporti di sinergia. Es. famiglia, parentela, comunità locale, appartenenze etnico-linguistiche. Questi legami devono essere trasformati in forme di socializzazione.
- Capacità dei governi di creare sviluppo, grazie a burocrazia competente e orientata all’interesse pubblico.
- Imprenditorialità dal basso nel capitalismo asiatico: vengono individuate alcune caratteristiche specifiche dell’industrializzazione nei paesi dell’Asia.
- Giappone. Le élite politiche guidano l’industrializzazione; vengono studiati i paesi occidentali per copiarne le soluzioni istituzionali; il confucianesimo sottolinea l’obbligo di sottomissione all’autorità. Modello di capitalismo guidato dall’alto dallo stato, consolidato nell’industria pesante dopo la 2GM.
- Cina. L’industrializzazione e l’economia capitalistica nascono grazie a una spinta dal basso, attraverso imprese familiari di imprenditori. Si determina una crescita orizzontale (nascono altre PMI); modello cinese dell’imprenditorialità dal basso, che produce beni di consumo per l’occidente. Il modello può essere attivato grazie alla grande domanda esterna di B/S che viene dalle multinazionali occidentali, che scelgono la Cina perché:
- Il lavoro costa meno.
- Vi sono meno vincoli legislativi sulla garanzia del lavoro e dell’ambiente.
- Si adatta facilmente e velocemente alla domanda, rispondendo velocemente alle richieste.
- Garantisce standard qualitativi adeguati.
- Transizione dei paesi post-comunisti verso l’economia di mercato: Lazslo Bruszt e David Stark analizzano le trasformazioni avvenute dopo la caduta del muro di Berlino. Si innescano molteplici percorsi, e i vari casi vengono confrontati rispetto al modo in cui le economie nazionali riconoscono e valorizzano le risorse:
- Lo stato è centrale.
- Le istituzioni burocratiche hanno una funzione di intermediazione.
- I network di imprese sono fondamentali nella ristrutturazione.
Dalla loro ricerca ne sono nate altre. King e Szelényi: approccio della varietà dei capitalismi presentano diverse traiettorie seguite dai paesi comunisti, raggruppate in 3 idealtipi:
- Capitalismo dall’esterno (Europa dell’est: Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria): l’economia di mercato viene introdotta grazie a investimenti esteri e acquisizione di imprese da parte di multinazionali. La regolazione delle attività economiche avviene grazie al capitalismo liberale: ampio spazio al mercato in produzione e lavoro; l’economia è dinamica, ma è dipendente dal capitale straniero e l’imprenditorialità endogena cresce debolmente.
- Capitalismo dall’alto (Russia, Ucraina, Romania, Serbia): debole società civile, alleanza tra la vecchia nomenclatura e la tecnocrazia dei manager statali. L’economia viene liberalizzata (causando un calo della domanda interna) e privatizzata (mettendo le imprese nelle mani di manager-proprietari senza capitali e conoscenze, quindi non in grado di avviare la ristrutturazione); economia stagnante, lavoratori poveri, criminalità. Non nasce l’economia di mercato ma si sviluppa il capitalismo politico: le imprese sono dipendenti dagli aiuti pubblici; si formano reti collusive, si diffondono corruzione e uso privato della forza pubblica.
- Capitalismo dal basso (Cina): nasce un capitalismo ibrido, in cui molte PMI assumono un ruolo sempre più importante, accanto a imprese con proprietà mista. L’economia è molto dinamica e lo stato svolge un ruolo importante nella produzione di infrastrutture e capitale umano, guidando in maniera salda e strategica.
La political economy comparata:
- È caratterizzata da elementi che la distinguono dagli approcci precedenti, come l’importanza dei condizionamenti/fattori esterni, che ha conseguenze diverse in base ai contesti (mediate dalla capacità dello stato, che dipende da:
- Nascita di coalizioni di interessi economici e sociali che favoriscono o no l’autonomia delle élite politiche.
- Tradizioni culturali che garantiscono la legittimazione della leadership.
- Tradizioni istituzionali che influiscono sull’efficienza dello stato.
- Conferma che i processi di modernizzazione sono vari; sono più consistenti dove lo stato è più efficace e autoritario.
- Inizialmente (anno ’80-’90) si focalizza sul ruolo dello stato; successivamente si focalizza sui rapporti tra stato e società.
Il dibattito sul capitalismo asiatico consente di analizzare i collegamenti tra stato, organizzazione dell’economia e tradizione culturale. Gary Hamilton: i modelli di legittimazione del potere rinviano a visioni del mondo influenzate dalle grandi religioni; è quindi necessaria un’analisi comparata delle civiltà. In Cina i principi organizzativi della società sono sociali e relazionali piuttosto che giuridici e individuali; si può quindi comprendere l’importanza dell’obbedienza all’autorità, l’organizzazione basata su networks e su relazioni familiari/parentali/comunitarie. Le imprese sono deboli, ma inserite in networks forti. I rapporti sono caratterizzati da identificazione comunitaria nell’impresa.
Il capitalismo non si diffonde allo stesso modo in tutti i paesi; lo sviluppo dell’economia globale è accompagnato dalla differenziazione dei processi di modernizzazione nelle diverse civiltà. Samuel Eisenstadt: il concetto di modernizzazione va ridefinito. Secondo lui, le élite intellettuali e politiche devono diventare imprenditori istituzionali, con il compito di ridefinire l’organizzazione di una società sulla base della cultura della civiltà in questione.
Stato sociale keynesiano e political economy comparata
Anni ’70:
- Riprendono gli studi sociologici dei paesi più sviluppati; si vogliono comprendere i problemi (difficoltà, inflazione, disoccupazione, differenze tra i paesi industrializzati) e cercare soluzioni.
- Crisi o declino dello stato sociale keynesiano.
- Problemi di ricerca:
- Origine dell’inflazione e grado di controllo nell’Occidente industrializzato (livello macro).
- Competitività e dinamismo dei diversi capitalismi (livello macro + micro).
Ascesa e declino dello stato sociale keynesiano
Shonfield: nel 2º dopoguerra l’intervento dello stato nell’economia e nella società serviva per uscire da una situazione di depressione. Successivamente ci si discosta da questa visione, in 2 direzioni:
- Keynesismo della crescita: tentativo di usare l’intervento dello stato e la spesa pubblica per sostenere lo sviluppo economico (non solo nelle depressioni).
- Programmi di welfare: uso della spesa pubblica per accrescere e consolidare il consenso.
Si parla di stato sociale keynesiano = intervento pubblico dello stato, usando politiche economiche e sociali per migliorare il benessere della popolazione.
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