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Sociologia Economica, parte 2

Seconda parte del corso di Sociologia Economica, che tratta i percorsi contemporanei e l'innovazione economica dal punto di vista sociologico. Questo insieme alla parte 1 permette di superare al meglio l'esame. Appunti basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof. Freschi.

Esame di Sociologia economica docente Prof. A. Freschi

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Ascesa e declino dello stato sociale keynesiano

Shonfield: nel 2° dopoguerra l’intervento dello stato nell’economia e nella società serviva per uscire da una situazione

di depressione. Successivamente ci si discosta da questa visione, in 2 direzioni:

1. Keynesismo della crescita: tentativo di usare l’intervento dello stato e la spesa pubblica per sostenere lo sviluppo

economico (non solo nelle depressioni)

2. Programmi di welfare: uso della spesa pubblica per accrescere e consolidare il consenso

Si parla di stato sociale keynesiano = intervento pubblico dello stato, usando la politica della domanda per

o favorire lo sviluppo delle risorse produttive nel tempo.

2 modelli di politica in sostegno della domanda:

a) Keynesismo debole: l’intervento pubblico stabilizza il ciclo economico sostenendo la domanda durante la

recessione, e raffreddandola durante le fasi di espansione (es. USA fino agli anni ’70)

b) Keynesismo forte: lo stato difende la piena occupazione e la crescita economica (es. paesi scandinavi)

+ Altri paesi sperimentano una pianificazione dirigista dell’economia, con lo stato che regola i settori economici ma

non quelli sociali (es. Francia e Giappone)

Sistemi di protezione sociale

Lo stato sociale keynesiano è caratterizzato dalla crescita delle politiche di welfare = fenomeno che cresce nel secondo

dopoguerra a causa della domanda delle classi subalterne, e ha portato al riconoscimento di diritti politici e sociali.

La nascita delle politiche di welfare è dovuta a:

• Rivendicazioni delle classi inferiori per ottenere riconoscimento politico e sociale

• Teoria neomarxista dello stato: lo stato estende il suo ruolo in campo economico e sociale per cercare consenso

L’analisi dell’evoluzione delle politiche di welfare ha consentito di valutare le differenze tra i diversi paesi il processo

à

è diverso tra regimi autoritari e parlamentari, tra paesi in cui vi sono partiti dei lavoratori forti che partecipano al

governo, e paesi dove sono meno forti.

Richard Titmuss e Esping Andersen descrivono l’esistenza di 3 idealtipi di welfare:

1) Modello istituzionale-redistributivo: copre i rischi dell’intera popolazione, riconoscendo diritti sociali come

essenziali. È tipico di paesi del Nord Europa.

2) Modello residuale: programmi selettivi che coprono una fascia limitata della popolazione (in condizioni di indigenza

e bisogno). L’impegno di spesa è modesto. È tipico degli USA, Canada, Australia, GB.

3) Modello remunerativo (o meritocratico-corporativo o conservatore-corporativo): copre i rischi in base

all’appartenenza a una categoria socioprofessionale, con benefici diversi in base alla posizione occupazionale. È

tipico dei paesi europei, con una forte eterogeneità tra modello continentale e meridionale. Oltre che per il

modello di welfare i diversi paesi europei si differenziano anche per la diversa occupazione femminile (minore al

sud); inoltre la carenza di servizi per la famiglia riduce il tasso di natalità e fertilità.

Il welfare ha connotazione familistica = il livello di servizi è basso, perciò i costi ricadono sulla famiglia.

Tensioni economiche degli anni ‘70

Anni ’70:

Il processo di stabilizzazione economica/sociale dei paesi capitalistici sviluppati entra in discussione:

Ø • Ripresa del conflitto industriale

• Crescita dell’inflazione

• La produzione non cresce più

• Crescita della disoccupazione

• Il keynesismo non riesce ad affrontare la stagflazione, e genera 2 effetti:

1. Livello micro: modificazioni che avvengono in seguito al ridursi della disoccupazione

2. Livello macroeconomico: difficoltà di controllo della spesa pubblica a causa dell’espansione dei sistemi

di protezione sociale.

Keynes riteneva che lo stato dovesse intervenire in maniera limitata (solo nelle situazioni di depressione), e

inoltre riteneva che:

La funzione di governo delle politiche della domanda doveva essere svolta dalle élite burocratiche

o competenti, interessate al benessere pubblico

Il mercato avrebbe dovuto continuare a regolare prodotti e lavoro.

o

• Le pratiche di protezione sociale diventano onerose per gli stati, che non riescono a controllare la spesa sociale

e arrivano a situazioni di deficit dei bilanci e all’inflazione.

La crisi dello stato sociale keynesiano provoca effetti, rafforzati anche da fattori: 5

• Di carattere strutturale e di lungo periodo: i mercati nazionali sono saturi, quindi si esporta, sviluppando il

commercio internazionale. Le imprese dei paesi sviluppati incontrano difficoltà alla nascita dei paesi di nuova

industrializzazione (asiatici)

• Di carattere contingente: dopo la crisi petrolifera (1973) crescono i costi dell’energia problema per le

à

economie dipendenti dal petrolio; svalutazione del dollaro; instabilità e incertezza.

Nuova political economy = letteratura sulle origini dell’inflazione. Studia il comportamento di governi, sindacati e

Ø imprese nelle relazioni industriali e il loro effetto sull’inflazione. Si distingue in 2 filoni:

1) Political economy delle teorie neoutilitarie: analisi economica di politica e relazioni industriali per spiegare

l’nflazione. Si concentra sul ciclo politico-elettorale = espansione politicamente indotta dell’economia verificata

in concomitanza delle elezioni tentativo dei politici di essere rieletti aumentando la spesa pubblica e

à

riducendo le tasse.

2) Political economy della sociologia economica: cerca di spiegare istituzionalmente l’inflazione, e cerca di capire

cosa induce i governi a cercare consenso attraverso la spesa pubblica.

Pluralismo e neocorporativismo

Primi anni ’70: si sviluppa un modello di political economy comparata che elabora i concetti di neocorporativismo e

concertazione, contrapposti a pluralismo e politica di pressione le tensioni economiche si possono controllare meglio

à

in sistemi lontani dal pluralismo.

Philippe Schmitter e Gerhard Lehmbruch si sono occupati di neocorporativismo.

Sistema pluralistico Sistema neocorporativo

Organizzazione degli interessi

Piccole associazioni volontarie, che competono per Poche grandi associazioni di appartenenti ad ampi settori

conquistare l’adesione dei soggetti. Le associazioni economici e categorie professionali. Le organizzazioni

esprimono interessi specifici e settoriali; sono poco sono poche (= non c’è concorrenza). Sono più

collegate tra loro; il potere di rappresentanza è poco centralizzate.

centralizzato. Processo di decisione politica

Elevata concorrenza; gli interessi influenzano partiti Decisione e attuazione delle politiche basata sulla

politici, parlamentari, agenzie statali con attività di (= concertazione (= le organizzazioni di rappresentanza

politica di pressione che cerca di incidere su decisioni che interagiscono col governo e con gli attori pubblici, e sono

riguarda i soggetti in questione). coinvolte nella gestione degli interventi/politiche).

Neocorporativismo = modello di regolazione politica dell’economia in cui grandi organizzazioni di rappresentanza degli

interessi partecipano in forma concertata con le autorità pubbliche al processo di decisione e attuazione delle politiche

economiche e sociali.

Organizzazioni dei lavoratori: sono centrali nel neocorporativismo.

Scambio politico = situazione in cui un soggetto ha dei beni da distribuire, e li scambia con il consenso sociale che un

altro soggetto può dare o no.

I sindacati avevano un forte potere di mercato e potevano determinare, con la loro azione, effetti importanti

sull’economia e l’occupazione. Richiedono:

• Maggiore potere politico

• Centralizzazione del potere di rappresentanza (= maggiore autonomia dei rappresentanti)

• Bassa concorrenza

Queste organizzazioni portano vantaggi quali la possibilità di controllare gli effetti della crisi economica.

Nel processo di regolazione neocorporativo intervengono anche:

• Ruolo dei governi: davanti alle domande dei sindacati possono integrare i lavoratori nella decisione politica, in

cambio di consenso e controllo sociale

• Ruolo della cultura politica

• Ruolo delle organizzazioni imprenditoriali: gli imprenditori controllano i mezzi di produzione e hanno forza

contrattuale sia nel mercato del lavoro sia con le autorità pubbliche. Se si rafforzano le organizzazioni sindacali e

cresce l’intervento statale le organizzazioni imprenditoriali devono rafforzarsi per coordinare la loro azione. 6

Le forme di regolazione neocorporativa delle economie sono influenzate da fattori diversi. Il neocorporativismo non si

sviluppa in maniera uguale in tutte le economie capitalistiche, ma ha diversi gradi di intensità e stabilità:

A. Neocorporativismo con organizzazioni dei lavoratori forti (paesi scandinavi e Austria):

Sindacati forti con elevato monopolio della rappresentanza e centralizzazione del potere

o Organizzazioni imprenditoriali forti e centralizzate

o Partiti socialisti a lungo al governo

o Concertazione stabile

o Le condizioni dello scambio politico sono favorevoli alla forza lavoro, senza compromettere lo sviluppo

o economico

Politica salariale solidaristica del movimento sindacale (= incentiva la formazione e la mobilità verso settori più

o produttivi)

B. Neocorporativismo con organizzazioni del lavoro più deboli (Olanda, Belgio, Svizzera, Germania):

Sindacati deboli e frammentati, con basso monopolio della rappresentanza; coordinati tra loro, altamente

o centralizzati

Lo scambio politico centralizzato è sfavorevole

o

C. Neocorporativismo instabile (UK, Italia, Danimarca):

I governi cercano l’accordo con i sindacati

o Sindacati forti, con bassa capacità di coordinamento centrale della rappresentanza e basso livello di

o monopolio, a causa della presenza di molte confederazioni.

Governi instabili

o

Le tendenze neocorporative si diffondono in maniera variabile a causa di alcuni fattori:

• Forza delle organizzazioni sindacali: per arrivare al neocorporativismo devono essere consistenti, per poter

mettere in discussione il controllo degli imprenditori sul mercato del lavoro e sull’organizzazione del lavoro.

• Monopolio della rappresentanza e centralizzazione del potere di rappresentanza: il neocorporativismo è

ostacolato se vi sono sindacati forti ma incapaci di coordinare le rivendicazioni

• Presenza nei governi di partiti di sinistra: cercano di ottenere benefici politici per facilitare la concertazione.

• Efficienza delle strutture amministrative, che consentono lo scambio neocorporativo grazie alle prestazioni e ai

benefici garantiti

• Grado di radicamento culturale e istituzionale del liberalismo: sono pericolose per il neocorporativismo le forme

di organizzazione degli interessi nel mercato economico, perché gli interessi particolari possono distogliere

l’attenzione dagli interessi collettivi.

Michele Salvati propone il modello idealtipico del decreto:

• Caratterizzato da elevata autonomia dei governi e interessi pluralistici

• Lo stato interviene nell’economia in diversi modi:

Con politiche dirigistiche che usano credito, fisco ed esportazioni

o Orientando le imprese affinché sostengano lo sviluppo economico

o Escludendo i sindacati dal processo di decisione politica

o Risultato: bassa inflazione, alta crescita

è

Altri idealtipi sono accordo e mercato. I 3 idealtipi sono il risultato della combinazione di 3 dimensioni:

1) Forza della classe operaia: tipica dell’accordo, debole in decreto e mercato

2) Sistema politico: neocorporativo nell’accordo; di divisione politica nel decreto; pluralista nel mercato

3) Dimensione ideologica: auspica uno stato sociale nell’accordo; auspica intervento dirigista dello stato in campo

economico nel decreto; centralità della società civile con radicamento liberista nel mercato

3 forme di regolazione:

a. Scambio di mercato: basato su prezzi e mercati regolati

b. Solidarietà: basata su obbligazioni condivise e istituzioni

c. Autorità: basata su coercizione e istituzioni dello stato/imprese

Schmitter e Streeck studiano il neocorporativismo, e propongono di aggiungere un’altra forma di regolazione:

d. Concertazione: basata su istituzioni e associazioni di tipo neocorporativo

Le economie concrete non si basano solo su una di queste 4 forme.

Una distinzione fondamentale è quella tra:

• Principi o forme di regolazione = regole secondo cui le diverse risorse vengono combinate nel processo

produttivo, il reddito viene distribuito, i conflitti tra i soggetti coinvolti nel processo economico vengono

controllati 7

• Sistema di regolazione = combinazione e integrazione tra diverse forme di regolazione che caratterizza una certa

economia

Neoliberismo e nuovi patti sociali

Primi anni ’80: grandi mutamenti, sono necessarie nuove soluzioni a causa di 2 sfide:

1. Necessità di controllare l’inflazione controllando spesa sociale e salari

2. Difendere l’occupazione e sostenere l’innovazione a causa della concorrenza di paesi emergenti

Soluzione 1: per uscire dalle difficoltà economiche e sociale bisogna:

Ridurre il ruolo delle organizzazioni di rappresentanza degli interessi

ü Ridurre il sostegno alle politiche di deregolazione dei mercati

ü Ridurre la liberalizzazione dei servizi pubblici

ü Obiettivo: riduzione del sistema di welfare

è

Soluzione 2 (USA e UK): anni ’80: periodo della svolta liberista portano all’affermazione di una political economy

à

chiamata economia non coordinata di mercato, caratterizzata da:

Reperimento dei capitali sul mercato azionario

ü Ruolo delle imprese

ü Organizzazioni sindacali deboli e radicate a livello d’impresa

ü

Soluzione 3 (Europa continentale): political economy caratterizzata da:

Protezione sociale estesa

ü Partecipazione di grandi organizzazioni di rappresentanza degli interessi a definizione e attuazione delle

ü politiche pubbliche

All’interno di questa soluzione si vedono differenze, in base ai diversi paesi:

• Francia: organizzazioni di rappresentanza deboli e frammentate, relazioni industriali conflittuali

• Spagna e Italia: volontarismo delle relazioni industriali, alternarsi tra concentrazione e conflittualità

• Paesi scandinavi: logiche di concentrazione

In tutti e tre i diversi contesti dell’Europa continentale emergono forme di contrattazione decentrata, e si afferma un

nuovo tipo di patto sociale tentativo di ridurre la disoccupazione:

à

• Aumentando la flessibilità del lavoro

• Riorganizzando i sistemi di welfare per ridurre la spesa sociale ed estendere le protezioni sociali a nuove

occupazioni flessibili

In questo contesto il modello di produzione fordista è sottoposto a pressioni, si avvia una riorganizzazione delle strutture

produttive:

Le imprese vogliono acquisire più flessibilità per affrontare i mercati instabili e variabili

o Le produzioni si spostano verso i paesi in via di sviluppo

o Crescono i servizi

o Si diffonde la contrattazione decentrata il carattere disaggregato può:

à

o 1) Facilitare l’intesa tra le varie parti

2) Creare contraddizioni

Le trasformazioni produttive negli anni ’80 modificano la situazione:

• Diminuzione della classe operaia di grande fabbrica

• Incremento di lavoratori a elevata qualificazione

• Aumento di servizi a imprese e persone

• Indebolimento dei sindacati minore capacità di coordinare la contrattazione e minor potere di condizionare

à

imprenditori e governi

• Maggiore articolazione interna

• Privatizzazione e liberalizzazione hanno aumentato la quota di occupati impiegati in settori competitivi

• Flessibilizzazione del mercato ha aumentato frammentazione e mobilità dei lavoratori

• Tensioni crescenti nelle imprese per la necessità di adattarsi a condizioni differenziate nell’uso e nella

remunerazione della manodopera

• Costi pubblici crescenti, dovuti a:

Invecchiamento della popolazione (si alza la spesa pensionistica e di assistenza sanitaria)

o Miglioramento delle tecniche di cura e prevenzione delle malattie

o Maggiore domanda di ammortizzatori sociali e di protezione dei lavoratori flessibili

o 8

Diminuzione degli anni di lavoro a tempo pieno e minor numero di occupati che deve sopportare spese

o e oneri sociali

È essenziale limitare le spese sociali

è

Nuovi patti sociali

A causa delle nuove condizioni si sviluppano nuovi patti sociali, fondati su due assunti:

1) Per difendere l’occupazione bisogna incoraggiare nuove forme di organizzazione flessibile da parte delle imprese

resistenza sindacale

à

2) I governi devono ridurre le pese sociali

Hanno come obiettivo la promozione della competitività e della coesione sociale attraverso soluzioni che cercano di

aumentare la flessibilità del lavoro e introdurre nuove forme di protezione sociale.

C (C . 4)

RISI DEL FORDISMO E MODELLI PRODUTTIVI FLESSIBILI AP

Novità:

• Impresa: forme ibride basate sulla collaborazione tra imprese (joint ventures, alleanze, accordi di cooperazione)

• Economia: neoistituzionalismo che ridefinisce la teoria dell’azione

• Sociologia: nuova sociologia economica a livello micro che analizza i nuovi modelli di organizzazione produttiva

flessibili e lega le diverse forme istituzionali a fattori culturali e sociali.

Crisi e trasformazione del modello fordista

‘900: si afferma il fordismo o fordismo-taylorismo. Caratteristiche principali:

• Imprese verticalmente integrate: includono diverse fasi produttive; l’integrazione può essere a valle

(distribuzione) o a monte (materie prime)

• Produzione di massa di beni standardizzati con macchine specializzate costi bassi e sfruttamento di nuove

à

tecnologie

• Manodopera scarsamente qualificata e organizzazione del lavoro tayloristica

Questo modello si è sviluppato grazie a diffusione dell’elettricità a basso costo e migliori mezzi di comunicazione e

trasporto.

Questo modello non può essere introdotto in tutti i settori produttivi a causa di alcuni fattori:

a. Persistenza di domanda di beni non standardizzati e di alta qualità domanda variabile, dipende dalla moda

à

b. Le imprese gradi usano quelle minori per coprire la domanda instabile e variabile

c. Decentramento produttivo dovuto al risparmio sul costo del lavoro

Il fordismo nasce in America perché:

Vi è già un grande mercato nazionale

ü La popolazione è in crescita ed è più incline al consumo di beni standardizzati

ü Carenza di manodopoera specializzata

ü

Questi fattori sono assenti/carenti in Europa, dove il fordismo si sviluppa più tardi, e permangono forme di produzione

legate a PMI concentrate territorialmente in distretti industriali.

Quando si diffonde, il fordismo presenta caratteri simili nei diversi paesi:

• Organizzazione dei processi produttivi

• Estensione della contrattazione collettiva, istituzionalizzazione delle relazioni industriali

• Intervento dello stato nella regolazione della domanda

Tensioni e trasformazioni del modello fordista sono dovute a:

1. Saturazione del mercato dei beni di massa riduce lo stimolo alla crescita del fordismo

à

2. Crescita della domanda diversificata di beni di maggiore qualità dovuto all’aumento dei redditi e dalla nascita

à

di nuovi gruppi sociali istruiti che sviluppano nuovi stili di vita e modelli di consumo

3. Concorrenza dei paesi di nuova industrializzazione, con basso costo del lavoro

4. Innalzamento dei prezzi del petrolio e delle materie prime gli input non hanno più basso costo

à

5. Instabilità a causa del crollo del sistema di cambi fissi

6. Conflittualità industriale, rivendicazioni della classe operaia

7. Introduzione di nuove tecnologie elettroniche che abbassano i costi della produzione flessibile

Queste condizioni riducono la stabilità nel controllo del lavoro e del mercato

o Le imprese possono essere più flessibili, diversificare i modelli e la qualità

o 9

La crisi del fordismo è:

Meno grave nei paesi con sistema di rappresentanza più strutturato di tipo neocorporativo e pratiche di

o concertazione

Più grave dove questi caratteri istituzionali mancavano.

o

Per affrontare la crisi vi sono 2 tendenze che possono combinarsi tra loro:

A. Uso di nuove tecnologie per riadattare il modello fordista (strategie neofordiste) – produzione flessibile di massa:

incrementare le varianti di un prodotto mantenendo il modello, attraverso un processo di automazione

programmabile.

B. Multinazionalizzazione: le grandi imprese investono all’estero in paesi in via di sviluppo per cercare condizioni

vantaggiose (mercato in crescita e basso costo del lavoro)

Modelli produttivi flessibili e contesto istituzionale

Michael Piore e Charles Sabel: modello della specializzazione flessibile: produzione di beni non standardizzati con

macchine utilizzabili per modelli diversi, realizzati con manodopera più qualificata; uso di nuove tecnologie elettroniche

che riducono il costo della produzione questo modello coinvolge grandi imprese, ma offre opportunità anche alle più

à

piccole.

Distretti industriali e clusters (sistemi locali di PMI): fenomeno che si riscontra in diversi paesi. Avviene se:

• Il processo produttivo deve poter essere diviso in diverse fasi, per consentire la specializzazione delle imprese

• La produzione deve essere variabile qualitativamente e quantitativamente

Sistemi locali di piccole imprese (clusters) Distretti industriali

PMI specializzate in uno o più settori Specializzazione produttiva in un solo settore

Basso livello di integrazione orizzontale (collaborano Elevata integrazione orizzontale (grande capacità di

poco nel processo produttivo) collaborazione nel processo produttivo)

Italia

Anni ’70: crescono le PMI nelle regioni della Terza Italia (centro e Nord-Est), concentrate in sistemi locali, che si uniscono

in distretti industriali quando vi sono alta specializzazione e integrazione.

Ogni PMI si è specializzata in una particolare fase del processo produttivo.

Le imprese del distretto sanno rispondere in modo flessibile ai cambiamenti del mercato, grazie a:

• Uso di nuove tecnologie

• Rapporti di cooperazione tra le imprese del distretto

• Capacità di innovare e migliorare la qualità dei prodotti grazie a economie esterne alle aziende ma interne all’area

atmosfera industriale: diffusione rapida di conoscenze, informazioni, consulenze.

à

La cooperazione nel distretto prevede la presenza di fattori culturali e istituzionali. Gli istituzionali sono 3:

1. Rete di piccoli e medi centri in cui vi sono tradizioni artigianali e commerciali diffuse

2. Rapporti di produzione in agricoltura preesistenti all’industrializzazione, che hanno sostenuto la nascita di

un’offerta di lavoro flessibile

3. Presenza di subculture politiche territoriali dovute alla presenza di tradizioni e istituzioni politiche locali legate ai

movimenti cattolico, socialista e comunista.

L’attività produttiva dei distretti dipende da:

• Elevata cooperazione tra le imprese, e tra imprenditori e lavoratori

• Capacità di produrre beni collettivi che ogni impresa non può produrre da sola

• Disponibilità a svolgere compiti diversi alta mobilità del lavoro tra le imprese

à

Europa, USA e Giappone

Si diffonde negli anni ’70. Risorse necessarie per la diffusione dei distretti:

1) Aspetti cognitivi: influenzano conoscenze e formazione dell’imprenditorialità. Sono tradizioni artigianali

precedenti, presenza di buone scuole e istituzioni formative, vicinanza di istituzioni di ricerca pubbliche o private,

università

2) Aspetti normativi: capacità di cooperazione e disponibilità di un tessuto fiduciario, di matrice religiosa, politica o

etnica.

3) Esistenza di istituzioni/servizi che permettono la riproduzione di aspetti cognitivi e normativi

4) Regolazione dei rapporti di lavoro: elevata capacità di cooperazione e coinvolgimento dei lavoratori, ottenute in

2 modi:

I. Elevate possibilità di mettersi in proprio 10

II. Relazioni industriali istituzionalizzate e cooperative

Cambiamento dei distretti: avviene quando:

• Si affermano nuove condizioni in mercati, tecnologie, comunicazione

• Emerge la concorrenza di paesi in via di sviluppo incrementano le esportazioni

à

• Emergono difficoltà di regolazione politica dell’economia (avvertite in Italia):

i. Inefficienze dei servizi privati e pubblici

ii. Peso del debito pubblico

iii. Pressione fiscale

Vi sono anche processi di riaggiustamento:

• Affermazione di imprese leader che riorganizzano la produzione

• Riduzione della manifattura e della subfornitura

• Crescita dell’occupazione nelle imprese per creare prodotti innovativi e di qualità

• Esternalizzazione di alcune fasi produttive per ridurre i costi, ma si mantiene il controllo su fasi cruciali

Per l’Italia non si parla di declino ma di trasformazione del modello distrettuale si passa dal distretto come rete di

à

PMI al distretto come sistema localizzato di medie imprese-rete che coordinano subfornitori locali e esterni, si

internazionalizzano ed estendono la loro attività verso la distribuzione.

Sistemi locali di innovazione e distretti high-tech

Localizzati nei paesi avanzati, caratterizzati dalla concentrazione di PMI specializzate in settori ad alta tecnologia

(biotecnologie, produzione di software, telecomunicazioni e media). Caratteristiche:

• Incorporazione di nuove tecnologie

• Elevata spesa per R&S

• Divisibilità del processo produttivo

• Incertezza delle traiettorie tecnologiche e variabilità del mercato richiedono continua ricombinazione flessibile

à

dei fattori produttivi

Si radicano in un certo contesto sociale e territoriale per la presenza di diversi fattori:

a. Accesso alla ricerca e possibilità di collegamento con strutture scientifiche e universitarie: necessaria per

l’aggiornamento tecnologico e la disponibilità di personale qualificato

b. Disponibilità di fornitori specializzati di B/S per le imprese: indispensabile per la produzione, che presuppone

divisione del lavoro, affidato a imprese specializzate, e integrazione orizzontale delle PMI

c. Qualità del contesto: aree adeguate, attrezzate, a basso costo, buone infrastrutture di comunicazione per attrarre

specialisti altamente istruiti e qualificati.

d. Presenza di base scientifica e formativa di alto livello

Differenze tra distretti high-tech e distretti industriali:

Distretti high-tech Distretti industriali

Generazione di nuovi prodotti la produzione di un Riproduzione di vecchi prodotti la produzione di un

à à

nuovo bene è facile e poco costosa nuovo bene è difficile e costosa

Contenuta influenza sull’occupazione Grande influenza sull’occupazione

Identità locale poco rilevante Identità locale molto rilevante

La formazione di distretti high-tech avviene quando:

a) Un soggetto operante in una struttura scientifica e di ricerca decide di fondare un’impresa, per sfruttare le

conoscenze

b) Si chiudono o si spostano centri di ricerca di una o più grandi imprese presenti nell’area

c) Nel mondo della ricerca e dell’università c’è la spinta a costruire un’organizzazione di intermediazione tra i due

ambienti

I processi sono spontanei e incrementali, ma legati a processi istituzionali

è

Trasformazione delle grandi imprese verso modelli di produzione flessibile

I mercati sono instabili e frammentati non è possibile prevedere la domanda, né investire nei macchinari è

à à

necessario riorganizzarsi per fornire più prodotti e produrre più rapidamente. I cambiamenti riguardano:

Decentramento dell’autorità: per avvicinare le unità operative al mercato e metterle in grado di operare

o velocemente

Cambiamento dell’organizzazione del lavoro: si passa dal modello fordista-taylorista al just-in-time; si predilige

o manodopera più attiva, coinvolta, qualificata 11

Potenziamento della collaborazione con subfornitori: le multinazionali si concentrano su tecnologie chiave e

o delicate, e sull’assemblaggio finale del prodotto; il resto viene affidato ad aziende esterne

Dipendenza dall’ambiente: il contesto influisce sulla capacità di adattarsi rapidamente ai modelli produttivi

o flessibili

Potenziamento della capacità di apprendimento: attraverso cooperazione tra le varie strutture e i vari soggetti

o che lavorano nell’impresa. È favorito da risorse normative e regole che incentivano i lavoratori a essere più

cooperativi e a dare importanza alla formazione

Apertura alle collaborazioni esterne

o

I modelli flessibili portano a convergenza tra distretti e grandi imprese.

Un concetto chiave per i modelli flessibili è stato introdotto da Streeck: produzione diversificata di qualità

= Grandi imprese: uso di tecnologie flessibili per produrre grandi quantità di beni non standardizzati di qualità

= Piccole imprese: produzione di beni non standardizzati in minori quantità

I distretti possono essere visti come reti di PMI, e la grande azienda si trasforma in impresa-rete.

è

Le imprese-rete sono sistemi di apprendimento, relazioni che consentono di adeguarsi velocemente al mercato è

à

necessaria capacità di cooperazione che rende le imprese dipendenti dall’ambiente sociale.

Il modello a rete si diffonde per:

• Rapidità di sviluppo di conoscenze in un certo settore di produzione

• Fattori legati ai contesti istituzionali nazionali: governance delle imprese, meccanismi di finanziamento, relazioni

industriali, rapporti tra università, centri di ricerca e imprese, settori basati sull’economia della conoscenza

(dipendenti dai progressi tecnico-scientifici), compattezza istituzionale.

Globalizzazione, liberalizzazione degli scambi e miglioramento delle comunicazioni portano alla formazione di imprese-

rete transnazionali il processo produttivo si riorganizza a livello transnazionale:

à

Nei paesi più sviluppati si concentrano R&S, ideazione di nuovi prodotti, distribuzione e vendita

ü Nei paesi in via di sviluppo a basso costo del lavoro si concentrano le fasi intermedie

ü

Le reti transnazionali favoriscono la crescita dei paesi in via di sviluppo per 2 motivi:

1. Strategie delle imprese committenti che adottano stili nazionali diversi

2. Capacità dei paesi emergenti di sostenere la crescita tecnologica attraverso politiche economiche

Economia informale = insieme di attività di produzione e distribuzione di B/S che sfuggono in tutto o in parte alla

contabilità nazionale. Si può valutare secondo 3 criteri: metodi di produzione di B/S, tipo di B/S, orientamento al mercato

della produzione. Si distinguono 3 tipi di economia informale:

1) Economia nascosta (o sommersa): produzione di B/S leciti con modalità illecite

2) Economia criminale: produzione di B/S illeciti con modalità illecite

3) Economia domestica o comunitaria: produzione di B/S leciti con modalità lecite ma non rivolti al mercato, bensì

all’autoconsumo familiare o della comunità.

L’economia informale è cresciuta grazie a:

• Difficoltà del fordismo e della produzione di massa: l’economia informale è una forma di adattamento dei lavoratori

alle difficoltà occupazionali

• Disoccupazione e difficoltà dei sistemi di welfare: spinge a incrementare la produzione familiare o comunitaria di

B/S, anche a causa dell’alto costo di servizi finali

Sulla domanda di economia informale incidono:

• Ricerca di flessibilità nell’uso e nel costo del lavoro

• Nuove tecnologie di comunicazione

• Miglioramento dei trasporti

• Frammentazione e variabilità dei mercati

Il contesto istituzionale ha un ruolo per la diffusione dell’economia informale (soprattutto nascosta):

• Risorse cognitive: se esistono conoscenze autoctone è più facile organizzare attività autonome

• Risorse normative che ostacolano la domanda: regolazione delle attività economiche, efficienza delle strutture

pubbliche di controllo, grado di accettazione del fenomeno

• Disoccupazione, carenza di reddito, ridotto welfare, relazioni fiduciarie e legami condivisi possono incoraggiare

imprenditorialità e lavoro nell’economia nascosta

• Radicamento territoriale: consente di sviluppare relazioni e conoscenze necessarie per l’economia informale

Via alta e via bassa

I modelli produttivi flessibili e le forme organizzative a rete accrescono la varietà di forme di organizzazione economica:

12

• Via alta alla flessibilità: dinamismo, innovazione, condizioni di lavoro favorevoli alla produzione diversificata; è

interessante per i paesi sviluppati. È difficile da percorrere perché richiese istituzioni sofisticate, legate alla

tradizione. È favorita da condizioni socioculturali storiche dei territori, ma dipende anche dalle scelte politiche

che creano le condizioni per allargare la fiducia e la cooperazione

• Via bassa alla flessibilità: rafforza la competitività di prezzo producendo prodotti di qualità inferiore, impiegando

lavoro a basso prezzo e in condizioni basse. Queste qualità si ritrovano nell’economia nascosta.

Sono state svolte ricerche sui modelli flessibili, che hanno mostrato una tendenza dell’economia a diventare meno

autonoma rispetto all’ambiente.

Le istituzioni devono compensare i vincoli con più opportunità per produrre beni collettivi, che aumentano le capacità

innovative a medio/lungo termine, e consentono migliori condizioni di lavoro ciò ha successo quando si creano

à

rigidità flessibili.

L (C . 5)

A NUOVA SOCIOLOGIA ECONOMICA AP

Approccio del neoistituzionalismo economico: mercato, impresa o forme di collaborazione tra aziende sono reti di

contratti tra soggetti con l’obiettivo di massimizzare il proprio interesse.

Vi sono però costi di transazione, dovuti a condizioni di incertezza e carenza di informazioni, che possono portare a

comportamenti opportunistici. Le diverse forme di organizzazione cercano di migliorare l’efficienza delle transazioni.

Oliver Williamson studia l’economia dei costi di transazione per comprenderli bisogna analizzare:

à

a) Fattori umani:

• Razionalità limitata: caratterizza le decisioni dei soggetti economici

• Tendenza all’opportunismo: mancanza di sincerità negli scambi, porta al perseguimento del proprio interesse

con l’inganno.

I costi di transazione possono essere ridotti operando in maniera gerarchica, internalizzando le attività.

b) Fattori ambientali:

• Specificità delle risorse: grado di specializzazione degli investimenti che caratterizzano una transazione.

1. Più le risorse sono specializzate, più la transazione rischia di essere uno sfruttamento opportunistico.

2. Più le transazioni si ripetono nel tempo, più aumentano i rischi è importante la frequenza.

à

Transazioni ricorrenti con bassa specificità delle risorse prevale lo scambio di mercato

Ø Transazioni occasionali con alta specificità delle risorse si ricorre allo scambio di mercato, ma si riducono

Ø i costi di transazione mediante l’assistenza di terze parti (mediatori e arbitri)

Transazioni frequenti con alta specificità delle risorse prevale un governo bilaterale

Ø Transazioni con specificità delle risorse in continua crescita, si limitano i costi di transazione con la

Ø gerarchia.

La teoria di Williamson non risolve 2 problemi:

1. Trascura l’influenza di fattori culturali e politici, e delle reti sociali

2. Sottovaluta la persistenza di assetti organizzativi anche meno efficienti.

• Viene quindi criticata da parte della sociologia economica.

La nuova sociologia economica

È formata da approcci diversi:

A. Approccio strutturale centrato sulle reti sociali

B. Neoistituzionalismo sociologico

Caratteristiche:

• Entrambi sostengono che l’azione è socialmente orientata.

1. Dalle reti sociali, in cui i soggetti sono inseriti

2. Dalle componenti cognitive e normative della cultura

• Entrambi criticano la teoria economica istituzionale secondo cui le varie forme di organizzazione economica hanno

un’origine che risente del radicamento sociale dell’azione economica.

B. L’organizzazione economica si può comprendere solo guardando all’influenza esercitata dalle reti in cui i

soggetti sono inseriti

C. L’organizzazione economica si può comprendere facendo riferimento all’embeddedness cognitiva e

normativa dell’azione, e al ruolo della cultura.

A. Approccio strutturale e reti sociali

L’azione non è solo legata a motivazioni individuali, ma è orientata socialmente, dalla collocazione dei soggetti nelle reti

sociali in cui sono coinvolti. 13

La fiducia è fondamentale nelle reti sociali la nozione di embeddedness sottolinea che le relazioni personali hanno un

à

ruolo fondamentale nel generare fiducia e nel limitare la disonestà.

Mark Granovetter mostra l’importanza dei legami deboli i soggetti che hanno relazioni sociali deboli possono

à

accedere a un maggior numero di informazioni rispetto a chi ha legami forti con famiglia, parenti, amici.

Ronald Burt: idea dei buchi strutturali: in un campo di attività possono esistere reti interpersonali non comunicanti; la

separazione tra queste reti configura un buco strutturale.

Sociologia dei mercati: la rete di relazioni tra imprese che operano in un certo mercato è importante per comprendere

il comportamento delle imprese le altre imprese condizionano nel mercato il soggetto in questione, anche nel modo

à

di differenziare i prodotti.

Le imprese tentano di aggirare/controllare la concorrenza sviluppando reti di relazioni (controllo del capitale e

partecipazioni azionarie).

Le reti sociali sono state studiate anche dal punto di vista dell’innovazione si guarda a:

à

i. Come i soggetti innovatori (individuali che lavorano nell’impresa o imprese) agiscono, intrattengono rapporti

con altri soggetti

ii. Le conseguenze che le azioni dei soggetti hanno sul processo innovativo

Il potenziale innovativo è accresciuto dalle caratteristiche delle reti e dal radicamento territoriale

è

Studi condotti in questo ambito:

• Walter Powell: studia le piccole imprese delle biotecnologie, caratterizzate da collaborazioni interrogative e

investono nella capacità di assorbimento di conoscenze e risorse esterne in questo modo possono ricevere

à

finanziamenti, essere leader nel settore.

• Ronald Burt: le imprese hanno al loro interno manager capaci di individuare e colmare buchi strutturali si accresce

à

così l’innovazione.

• Mark Granovetter: le reti costituite da legami forti sono marginali le idee più innovative vengono introdotte da

à

chi non ha legami forti, perché le sue idee sono meno influenzate da quelle prevalenti.

• Brian Uzzi: analizza i diversi modi in cui le imprese combinano i rapporti con gli altri attori del mercato e rapporti

embedded per il rendimento delle imprese sono importanti legami sociali forti, in cui la fiducia è fondamentale.

à

Oltre un certo livello di radicamento in rapporti sociali forti la performance però diminuisce.

• Ricerca sul successo dei musical di Broadway: il successo è legato a creatività + collaborazioni consolidate.

• Ricerca sulle aziende di informatica e telecomunicazioni in Italia: analizza il ruolo di legami forti/deboli nelle attività

delle imprese e nei processi di innovazione l’attività innovativa è legata alla combinazione di legami deboli verso

à

l’esterno e legami forti all’interno.

Le reti sono importanti nell’organizzazione dell’attività economica:

1. Le imprese sono più aperte a collaborazioni esterne

2. Le imprese dipendono dall’ambiente per acquisire risorse importanti

3. La flessibilità delle reti e il loro coordinamento consente di perseguire innovazione e qualità

Legami deboli accrescono risorse ricavate dall’esterno

à

Legami forti consentono la circolazione di conoscenze tacite, la riservatezza e la fiducia

à

Ma le reti hanno anche un lato oscuro possono essere usate per ottenere vantaggi da chi ne fa parte, a discapito

à

degli interessi collettivi. Su questo aspetto sono stati condotti studi:

• Studio delle attività finanziarie (Wayne Baker): la razionalità limitata e l’opportunismo portano alla creazione di

reti in cui i soggetti contrattano tra loro per evitare incertezza e opportunismo si formano altre reti in cui circola

à

fiducia e si monitorano continuamente le situazioni, per garantire affidabilità.

• Studio dei mercati dei prodotti finanziari (Mitchel Acolafia): le transazioni di obbligazioni, futures e azioni

consentono comportamenti opportunistici. Se la gravità di queste azioni opportunistiche aumenta troppo si

danneggia l’intero mercato finanziario i rapporti faccia a faccia (caratterizzati da regole informali) isolano e

à

regolano i comportamenti opportunistici.

• Studio del mercato elettronico globale (Saskia Sassen): si è formato nel campo della finanza, in cui si spostano

rapidamente capitali in maniera speculativa. Interconnessione, simultaneità, accesso decentrato (grazie

all’elettronica) consentono di aumentare le transazioni e i comportamenti opportunistici si possono limitare

à

attraverso il controllo reciproco tra gli operatori.

Capitale sociale = insieme delle relazioni sociali di cui un soggetto individuale (imprenditorie o lavoratore) o un soggetto

collettivo (privato o pubblico) dispone in un certo momento.

È un bene collettivo (James Coleman):

Appartiene a tutti i soggetti che partecipano alla relazione

ü 14

Non è divisibile

ü I suoi vantaggi devono essere goduti da tutti i partecipanti alla rete

ü

Putnam e Fukuyama: il capitale sociale è una particolare cultura che favorisce la cooperazione; è radicato nella storia

di un territorio questa prospettiva comporta 2 rischi:

à

1) Dà una spiegazione culturalista generica, trascurando il ruolo dei fattori politici

2) Non distingue tra effetti positivi del capitale sociale e conseguenze negative.

Per evitare questi rischi bisogna chiedersi:

è 1. Se vi sono reti di relazioni sociali legate a famiglia, parentela, comunità, religione, etnia, storia

2. In che modo la politica favorisce o meno la trasformazione delle reti sociali

Per consentire lo sviluppo locale attraverso le reti sociali bisogna:

• Sviluppare processi di modernizzazione selettiva: la politica deve essere modernizzata, autonoma, universalistica,

altrimenti si sviluppa il capitalismo politico (uso predatorio delle risorse politiche) le reti sociali favoriscono il

à

funzionamento del mercato, lo allargano

• La concorrenza nel mercato limita le conseguenze negative del particolarismo sanzionando comportamenti poco

efficienti e spingendo all’aggiornamento del capitale sociale.

B. Neoistituzionalismo sociologico

I fattori culturali definiscono gli interessi dei soggetti e le modalità con cui vengono perseguiti viene enfatizzata la

à

dimensione cognitiva e non quella normativa.

I neoistituzionalisti spiegano le omogeneità nelle forme di organizzazione economica, e i meccanismi che le influenzano.

Powell e DiMaggio: concetto di isomorfismo spiega l’omogeneità dei modelli di un campo organizzativo. Secondo la

à

teoria ecologica delle organizzazioni l’omogeneità riflette la selezione delle unità che meglio si adattano alle

caratteristiche dell’ambiente.

L’isomorfismo può essere di vari tipi, che si possono combinare tra loro:

• Istituzionale coercitivo: i vincoli sono imposti dalla regolamentazione pubblica, che obbliga ad assumere modelli

simili

• Normativo: legato al ruolo di università e scuole specialistiche nella formazione dei manager

• Mimetico: si verifica in settori in cui le unità organizzative sono piccole e hanno risorse limitate, quindi per ridurre

l’incertezza seguono i modelli più appropriati.

Frank Dobbin, studio sulla trasformazione delle imprese americane (anni ’80-’90)

• Le imprese si focalizzano su un settore specifico, e il loro valore dipende da quello delle loro azioni

• Corporate governance condizionata dall’apertura al mercato dei diritti di proprietà

• I manager devono dirigere le aziende per massimizzare il valore delle azioni in breve tempo

• Il dirigente d’azienda è molto importante, e affianca l’amministratore delegato

• L’impresa deve orientare l’azione creando valore per gli azionisti è rilevante il ruolo di soggetti esterni = gestori

à

di fondi d’investimento, analisti finanziari, gestori di imprese specializzate in scalate di altre imprese questi

à

soggetti consentono l’introduzione del nuovo modello organizzativo

Ricerca sul mondo finanziario americano

Anni ’70: introduzione nella borsa di Chicago dei primi due mercati per la contrattazione dei derivati finanziari.

Cambiamento non facile perché dopo la crisi del ’29 gli strumenti finanziari non erano visti di buon occhio (paura

Ø della speculazione finanziaria)

Ma questa innovazione avrebbe portato a interessi, e quindi si spinge alla sua introduzione

Ø Intervengono i legami fiduciari tra operatori importanti e autorevoli consentono di regolare il mercato

Ø à

Conseguenze positive, grande diffusione degli investimenti

Ø

Ricerca sul ruolo delle agenzie di revisione contabile e di valutazione del credito nei mercati finanziari

Agenzie di revisione contabile = verificano e certificano i bilanci fornendo a operatori e investitori informazioni per

orientare gli investimenti.

Agenzie di valutazione del credito = giudicano il grado di affidabilità dei soggetti che emettono titoli, per informare gli

investitori riguardo ai rischi di investimento

Queste agenzie:

• Offrono attività di consulenza che riduce la carenza di informazione e l’incertezza per gli investitori

• Diffondono la fiducia che rende possibili gli investimenti

• Possono anche commettere errori di valutazione, evitati da elementi regolativi introdotti dalle istituzioni

pubbliche e accorgimenti introdotti dalle agenzie 15

Confronto:

• Neoistituzionalisti: sottolineano il ruolo dei fattori culturali e politici con una visione ampia

• Strutturalisti: si concentrano sulle reti personali

Entrambi sottolineano il radicamento sociale, culturale e politico dell’azione economica.

è Nuova sociologia economica: maggiore autonomia all’attore, che ha vari comportamenti in base alle risorse di cui

Ø dispone, agli orientamenti culturali, agli interessi e ai rapporti di potere che lo guidano

È orientata alla comparazione e alla creazione di modelli locali che spieghino e rappresentino la varietà dei contesti.

Ha degli svantaggi: 1) troppo legata allo storicismo; 2) confonde la teoria con la spiegazione empirica dei fenomeni.

Consumi influenzati dai fattori culturali.

à

I beni vengono scelti e consumati per il significato che hanno per altri membri della società il consumo consente di

à

identificarsi con gli altri membri della società e col gruppo sociale.

Recentemente si è sviluppata una duplice direzione di pensiero riguardo ai consumi:

a) Ci si distanzia dalla teoria secondo cui il consumo è legato alla competizione per lo status sociale

b) Visione contrapposta a quella che sottolinea la subordinazione passiva dei consumatori alle scelte imposte dalle

imprese e sostenute dalla pubblicità e dai mass media

Diversi approcci ai consumi:

• Approccio neodifferenziazionista (Jean Baudrillard): nella società contemporanea è presente una logica di

differenziazione sociale; i soggetti tendono a differenziarsi attraverso modelli di consumo mediati dai mass media.

Gli individui si identificano mediante gli oggetti di consumo, e cercano di manipolarli per renderli segni, portatori di

un valore simbolico. I soggetti sono condizionati fortemente dai media che impongono stimoli.

• Pierre Bourdieu: i comportamenti di consumo rispondono a una logica di competizione per lo status, che spinge i

soggetti a identificarsi con alcuni stili e a distanziarsi dagli altri. L’influenza avviene per la presenza di gruppi sociali,

che si formano dalla combinazione di 3 dimensioni: stratificazione sociale, capitale economico e capitale culturale

posseduto. Ogni gruppo sociale è caratterizzato da un habitus, = insieme di orientamenti che si manifestano in stili

di vita e consumi.

Bourdieu analizza anche la costruzione sociale della moda: nasce quando l’offerta intuisce possibilità latenti nei

desideri e nei gusti dei gruppi sociali

• Mary Douglas e Baron Isherwood: collegano i consumi al ruolo autonomo dei fattori culturali. Gli oggetti vengono

scelti come segni di identificazione/distacco/contestazione riguardo i valori culturali di un contesto, e servono per

costruire l’identità delle persone

• Daniel Miller: i consumatori possono usare strategie attive per contrapporsi ai condizionamenti esterni

• Viviana Zelizer: le nuove tendenze della sociologia del consumo permettono di allontanarsi dall’idea di una

progressiva diffusione di orientamenti utilitaristici e individualistici.

I fattori culturali hanno un ruolo importante nell’influenzare i consumi; nonostante ciò i consumatori hanno un ruolo

attivo nel definire le proprie scelte e nel contrastare i condizionamenti esterni (del mercato e dei media).

L (C . 6)

A GLOBALIZZAZIONE E LA DIVERSITÀ DEI CAPITALISMI AP

Anni ’70: le economie devono affrontare il problema dell’inflazione

Le economie devono affrontare il problema dell’innovazione

Anni ’80: le economie devono saper competere sul mercato internazionale per crescere e dare occupazione le

à

imprese devono:

- Innovarsi

- Aumentare le esportazioni

- Gestire la concorrenza

- Accrescere le quote del mercato internazionale

Cambiamenti legati al fenomeno della globalizzazione dell’economia.

è

Il contesto è importante: la diversità ambientale e istituzionale porta a modelli di capitalismo nazionale diversi.

Capacità di innovazione

Le imprese possono avere una produzione flessibile, di qualità e innovativa grazie a 5 condizioni:

1) Gestione manageriale orientata a lungo termine

2) Elevate competenze professionali del management e della manodopera

3) Capacità di cooperazione tra management e lavoratori, superamento delle gerarchie e coinvolgimento attivo dei

lavoratori 16

4) Capacità di cooperazione con clienti e subfornitori per scambiare informazioni e costruire reti fiduciarie che

favoriscono l’innovazione

5) Contenimento salariale

+ Concezione relazionale dell’impresa: l’innovazione dipende da come l’impresa risolve i problemi di

coordinamento tra manager e lavoratori e tra impresa e collaboratori/fornitori esterni.

L’ambiente istituzionale può favorire o ostacolare tali condizioni.

Nei diversi ambienti si nota una complementarità istituzionale = presenza di determinate istituzioni collegate ad atre,

porta alla nascita di un certo capitalismo.

Diversi settori in uno stesso paese mostrano somiglianze organizzative, influenzate dal contesto istituzionale nazionale.

Nei paesi sviluppati si possono ritrovare 2 idealtipi:

1. Economie coordinate d mercato: il ruolo del mercato è più limitato rispetto a quello di stato, associazioni, forme

di solidarietà a base comunitaria (modello germano-nipponico)

2. Economie non coordinate di mercato: ruolo di regolazione del mercato più ampio (modello anglosassone)

Gli studi sulla varietà dei capitalismi studiano questi idealtipi sotto punti di vista che rispecchiano le condizioni necessarie

per la capacità di innovazione:

Economie coordinate di mercato Economie non coordinate di mercato

Finanza e assetto proprietario delle imprese

Mercato borsistico meno sviluppato; le banche Esigenze soddisfatte attraverso il reperimento del

soddisfano le esigenze di finanziamento a lungo termine. capitale sul mercato azionario.

La proprietà appartiene ad azionisti che hanno rapporti Imprese quotate in borsa, che vendono o no azioni in

di lungo termine con le imprese. base a valutazioni riguardo alla redditività

ostacolata la gestione a lungo termine e l’innovazione.

à

Regolazione della formazione professionale

Lo stato è impegnato nella formazione professionale, Addestramento specifico affidato alle imprese;

cooperando con le imprese e le organizzazioni. professionalità di base affidata all’investimento del

lavoratore.

Le istituzioni finanziarie forniscono prestiti solo se viene

garantito l’obiettivo di formazione.

Relazioni industriali a livello di impresa

Contrattazione tra sindacati e organizzazioni Debolezza dei sindacati e di norme giuridiche che

imprenditoriali garantisce regolazione dei rapporti di pongono vincoli alla licenziabilità dei lavoratori scarso

à

lavoro. Il lavoro è stabile e i lavoratori coinvolti. coinvolgimento dei lavoratori.

Reti sociali informali e formali legate all’associazionismo imprenditoriale

Lo stato svolge un intervento di regolazione esteso; Povere. Ci si affida al mercato e alle gerarchie di

presenza di reti di cooperazione basate su rapporti regolazione.

informali e associazionismo imprenditoriale. Contenimento salariale

Contrattazione centralizzata tra sindacati, organizzazioni L’elemento di pressione per la rivendicazione salariale

imprenditoriali e governi. dei lavoratori è la disoccupazione.

Fine anni ’80: entra in discussione il quadro appena tracciato, per 2 motivi:

i. Arresto del successo economico di Germania e Giappone; dinamismo dei capitalismi anglosassoni si

à

ridimensiona l’idea per cui il capitalismo renano-nipponico fosse il modello vincente.

I modelli anglosassoni si basano su:

Ruolo importante della finanza

o Indebolimento della produzione manifatturiera

o

ii. Interrogativi sulla capacità di resistenza delle economie coordinate

L’industria americana mostra punti di forza perché:

Crea molti posti di lavoro

ü Riduce il tasso di disoccupazione

ü L’impegno in campo militare alimenta la spesa per R&S nel campo dell’alta tecnologia

ü Sono diffuse strutture universitarie e di ricerca di alto livello

ü Il capitalismo americano (e britannico) sono un ambiente istituzionale più adatto alle innovazioni.

è

È caratterizzata anche da debolezze:

Diminuzione dei salari

û 17

Disuguaglianza dei redditi e aumento della polarizzazione sociale (ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più

û poveri)

Varietà dei capitalismi

Negli anni 2000 si riapre il dibattito: sono i sistemi istituzionali più integrati o quelli più eterogenei a ottenere i risultati

migliori? Diverse opinioni:

Hall e Soskice: Francia, Italia, Spagna, Portogallo e Grecia sono accomunate dal capitalismo mediterraneo, caratterizzato

da:

• Interventismo statale nell’economia

• Forme di coordinamento non di mercato nel finanziamento delle imprese

• Meccanismi di controllo della proprietà delle aziende poco aperti al mercato

• Settore d’occupazione fortemente protetto

• Ampia quota di rapporti di lavoro regolata dal mercato e influenzata da processi di liberalizzazione

• Livelli di protezione sociale ridotti, e forte ruolo di cura affidato a donne e famiglie

Robert Hancké, Martin Rhodes e Mark Thatcher: propongono l’idea dei tipi misti guardando ai paesi dell’Europa

centrale e orientale. Considerano rapporto tra stato e arena economica e il livello di frammentazione nelle

organizzazioni di rappresentanza degli interessi, e individuano 4 modelli di capitalismo:

1) Dirigismo (Francia anni ’90): lo stato ha un ruolo importante nella promozione dell’economia e nelle scelte delle

imprese; le organizzazioni di rappresentanza degli interessi sono deboli e frammentate

2) Stato che compensa (Italia recente): stato molto interventista ma poco dirigista; le istituzioni compensano gli

interessi, spingono per ottenere benefici, ma non si coordinano efficacemente col governo

3) Stato non interventista: economie liberali con organizzazioni degli interessi frammentate

4) Stato che concerta (Germania): stato non interventista nell’economia, ma organizza un intervento nel welfare.

Bruno Amable: considera mercato dei prodotti e governo delle imprese, lavoro e relazioni industriali, sistema

finanziario, welfare e protezione sociale, sistema educativo. Individua 5 tipi di capitalismo contemporaneo:

1) Incentrato sul mercato (paesi anglosassoni)

2) Socialdemocratico (paesi scandinavi)

3) Europeo continentale (Germania, Belgio, Francia, Austria)

4) Europeo mediterraneo (Spagna, Portogallo, Italia, Grecia)

5) Asiatico (Giappone e Corea)

Questi tipi sono eterogenei, non rispondono a una sola logica istituzionale.

Inoltre distingue tra 2 concetti:

• Complementarità: due istituzioni cono complementari quando l’esistenza e il funzionamento di una migliora il

funzionamento dell’altra. Si trova nei casi misti.

• Isomorfismo: non si verificano le condizioni precedenti. È elevato nei tipi puri.

Non necessariamente i tipi puri ad elevato isomorfismo funzionano meglio dei casi misti.

è

Hall e Gingerich: i modelli più vicini ai due idealtipi sono più competitivi; i modelli misti sono meno competitivi.

L’analisi di Hall e Soskice è stata criticata: trascura il mutamento dei vari tipi di capitalismo nel tempo. I due autori

sostengono che pressioni esterne rafforzino i due idealtipi. In particolare sostengono che:

a. La complementarità istituzionale dà vantaggi competitivi ai paesi più vicini agli idealtipi

b. I fattori esterni possono portare al peggioramento di conti, ricavi e investimenti delle imprese

c. Chi ha risorse mobili cerca di recuperare guadagno altrove, investendo in paesi a basso costo

d. Esito opposto si nota per le imprese con economie coordinate

Questo approccio è stato criticato in 2 modi:

1) Le strategie competitive delle imprese manifatturiere sono influenzate da contesto istituzionale, scelte possibili

e capacità di innovarsi. Le strade da poter seguire sono molte, ogni impresa ne sceglie una anche in base alla sua

storia individuale.

2) Le strategie competitive dei detentori di capitale sono diverse in base ai fattori esterni. Questa ipotesi è però

contrastata da segni di mutamento: crescendo l’internazionalizzazione non si rafforzano le economie coordinate

per il ruolo di finanza. Questo cambiamento è alimentato da 2 fattori:

A) Apertura e crescente liberalizzazione dei mercati finanziari internazionali

B) Ricerca di finanziamenti più favorevoli nel mercato finanziario internazionale. 18

Risultato: indebolimento del rapporto tra banche e imprese che garantiva l’orientamento a lungo

è termine del management.

Le nuove condizioni di competizione internazionali determinano un’erosione delle istituzioni regolative delle economie

coordinate può portare a una convergenza verso il modello del capitalismo anglosassone.

à

Fasi della globalizzazione:

1. Bassi tassi di crescita nei paesi sviluppati (anni ’70) e aumento del commercio internazionale cambia la geografia

à

della produzione mondiale, concentrata in Asia

2. Integrazione internazionale dell’economia data da investimenti all’estero

3. Interdipendenza tra le diverse economie data da integrazione dei mercati finanziari si rompe il sistema

à

monetario internazionale dei cambi fissi, migliorano le comunicazioni e si abbassano i costi di transizione

Questi 3 fattori congiuntamente portano alla globalizzazione economica = crescita del livello di apertura e di

interdipendenza delle economie nazionali.

Futuro dei capitalismi

Il commercio internazionale e gli investimenti all’estero sono in crescita MA la produzione nei paesi più sviluppati è

rivolta al mercato interno E nelle economie coordinate i paesi più sviluppati che puntano a produzione flessibile e di

qualità controllano i processi di innovazione e le fasi produttive più di valore (così dovrebbero temere meno la

concorrenza).

Alcuni studiosi sostengono la teoria della convergenza istituzionale = conta la tendenza complessiva.

Ci si può aspettare che in futuro la convergenza comunque si realizzerà? Suzanne Berger ha individuato argomentazioni:

Per chi risponde positivamente alla domanda:

• La pressione dei mercati e della concorrenza internazionale aumenta i costi economici della protezione sociale

esercitata dagli stati si riduce l’autonomia degli stati nel definire la politica economica

à

• I processi di imitazione di regole istituzionali spinge all’ibridazione tra forme istituzionali diverse e favorisce la

convergenza

• Gli accordi internazionali introducono forme di regolazione simili che abbattono le barriere, promuovono la

liberalizzazione dei mercati e introducono standard tecnici comuni

Per chi risponde negativamente alla domanda:

• La crescita di concorrenza segnala che è necessario aggiustare la politica economica o le relazioni industriali, ma

non è in grado di imporre soluzioni standard ai problemi

• I problemi competitivi possono portare a risposte diverse dal punto di vista istituzionale

• Ogni realtà nazionale presenta forme di interdipendenza diverse tra le diverse istituzioni, determinate dalla

cultura o dalla storia.

Globalizzazione porta conseguenze destabilizzanti per il capitalismo organizzato si ridefiniscono le economie

à à

coordinate di mercato e persistono equilibri multipli.

La liberalizzazione e l’integrazione dei mercati vincolano l’autonomia degli stati nella determinazione di politiche

economiche.

Crouch e Streeck: la perdita di autonomia si traduce in indebolimento complessivo dello stato e del capitalismo

organizzato, che converge verso quello anglosassone.

Il capitale finanziario spinge sulla corporate governance = assetto proprietario e meccanismi di governo delle imprese.

Il capitale finanziario ha più possibilità di libertà, e si destabilizza il rapporto di lungo periodo tra banche e imprese tipico

del capitalismo renano-nipponico si sviluppa un isomorfismo normativo = pratiche regolative che rafforzano il ruolo

à

del capitale azionario nell’orientare le strategie delle imprese.

Nel 2008 si è verificata una crisi finanziaria che ha effetti sull’economia. cresce il flusso di capitali stranieri in USA alla

à

ricerca di rendimenti vantaggiosi.

Le cause della crisi sono (Ronald Dore):

- Errori tecnici nelle politiche di regolazione dei mercati finanziari

- Egemonia culturale del modello della creazione di valore per gli azionisti

- Crescita delle attività finanziarie superiore a quella del commercio internazionale gli investimenti speculativi

à

hanno un peso crescente

La globalizzazione porta a mutamenti istituzionali significativi e alla ridefinizione dei confini tra i diversi modelli di

organizzazione dell’economia. si creano vincoli che vengono interpretati dai diversi paesi in base ai contesti storici

à

ereditati. 19

C . 1 – I

AP NNOVAZIONE E CAMBIAMENTO SOCIALE

La sociologia:

• Nasce nel corso dell’800 occupandosi del cambiamento sociale e della società capitalistica

• È dovuta a una grande rottura storica, che ha visto sorgere la società industriale moderna Weber sottolinea la

à

frattura impressa dal capitalismo nei confronti del tradizionalismo economico

• Negli ultimi decenni il tema dell’innovazione viene elaborato nella sociologia economica.

Adam Smith e la divisione del lavoro

Ricchezza di una nazione (per Adam Smith) = lavoro svolto in un anno, quantità dei beni prodotti all’interno di uno stato

o acquisiti all’esterno mediante gli scambi; è maggiore o minore a seconda del rapporto tra il prodotto e numero di

persone che lo devono consumare.

La quantità di beni prodotti dipende da 2 parametri:

1) Quota di persone che svolgono un lavoro utile sul totale della popolazione

2) Produttività dei lavoratori dipende dalla divisione del lavoro, che genera 3 vantaggi:

à

i. Aumenta la destrezza dei lavoratori

ii. Fa risparmiare tempo

iii. Facilita l’invenzione di nuove macchine Secondo Smith vi sono 2 meccanismi generativi delle innovazioni:

à

1. Processo incrementale basato sulla divisione del lavoro: le innovazioni derivano da miglioramenti

graduali introdotti dalle persone occupate nelle attività produttive i lavoratori inventano macchine

à

per alleviare le proprie fatiche innovazioni introdotte attraverso un processo di learning by doing

(apprendere facendo).

2. Processo discontinuo e radicale basato sull’uso di conoscenze teoriche: le innovazioni provengono da

lavoratori intellettuali che combinano saperi ampi e diversi (inventori di professione).

• L’innovazione dipende da una complessa costruzione sociale, che si realizza nelle società commerciali,

dove si ha un assetto capitalistico, basato sulla concorrenza e la piena mobilità di tutti i fattori produttivi.

La divisone del lavoro si afferma con l’evoluzione sociale e l’ampliamento del mercato. Sviluppo legato a fattori socio-

istituzionali:

• Trasformazione in senso capitalistico degli assetti sociali ed economici delle varie nazioni

• Efficienza della regolazione statale.

• Per Smith crea ricchezza che, nelle società evolute, si estende anche ai ceti inferiori

• Produce innovazione, sviluppo economico e consenso sociale (grazie alla ricchezza distribuita)

Marx e Durkheim contestano l’idea di Smith per cui la divisione del lavoro qualifica il lavoro e a crea maggior

à

benessere.

Karl Marx

Sembra che ritenga che le invenzioni e i cambiamenti tecnologi determinino il mutamento sociale ed economico. In

realtà si nota che non esiste questo determinismo tecnologico nel suo pensiero, perché:

a) Le forze produttive non coincidono solo con gli strumenti tecnici impiegati nel processo produttivo, ma includono

anche la forza lavoro

b) Nell’origine e nelle fasi iniziali del capitalismo il cambiamento tecnologico non gioca alcun ruolo.

c)

Lavoro = forza produttiva che crea valori d’uso; serve a produrre beni utili per soddisfare bisogni. È un processo che si

svolge tra l’uomo e la natura e si compone di 3 elementi:

1. Attività cosciente finalizzata allo scopo (il lavoro)

2. Oggetto del lavoro

3. Mezzi del lavoro.

Il processo lavorativo assume forme diverse a seconda delle epoche stoiche, e con l’avvento del capitalismo questo

nuovo modi produrre impiega un numero esteso di operai. Diverse fasi:

1) Fase della manifattura = estensione quantitativa dell’industria artigiana: la base tecnica del lavoro è la stessa della

fase precedente allo sviluppo industriale.

• Innovazione organizzativa porta a incremento della capacità produttiva la produzione ha forma cooperativa.

à

• Limitato impiego delle macchine; la produttività cresce grazie alla concentrazione e al coordinamento degli operai

e alla loro specializzazione.

• Inizia un processo di valorizzazione della forza lavoro e del capitale.

• Finisce con l’introduzione delle macchine e con l’applicazione della scienza al processo produttivo

2) Fase della grande fabbrica

• Impiego di nuove tecnologie: si innovano i processi produttivi, cambia l’organizzazione del lavoro

• La scienza diventa una forza produttiva importante. È necessaria l’azione congiunta di 3 elementi: 1

1. Incentivi forniti dalle istituzioni capitalistiche

2. Sviluppo di un corpo di conoscenze scientifiche

3. Base tecnica adeguata.

• I proletari sono contrari al processo di meccanizzazione lotte operaie, conflitto indirizzato contro i mezzi di

à

produzione (= incarnazione del mondo capitalistico della produzione).

• La borghesia fa un uso strategico delle invenzioni Marx leggere l’innovazione tecnologica come parte del

à

conflitto di classe:

Le nuove macchine aumentano l’estrazione del plusvalore dagli operai e di battere la concorrenza degli altri

o capitalisti

La meccanizzazione crea disoccupazione, alimentando povertà, conflitto di classe, e riducendo la quota di

o capitale variabile da cui i capitalisti estraggono il plusvalore.

Innovazione tecnologica e meccanizzazione del processo produttivo creano le condizioni che portano

o all’avvento del socialismo.

Per Marx:

• L’innovazione economica non coincide e non si esaurisce nel cambiamento tecnologico;

• Le origini del capitalismo non sono determinate da innovazioni tecniche, ma da una trasformazione complessiva

dei rapporti di produzione;

• Le invenzioni e le innovazioni sono processi sociali complessi da inquadrare all’interno di uno specifico contesto

storico-sociale

• Tra economia e tecnologia vi sono un processo di interazione reciproca e molteplici effetti di retroazione;

• L’innovazione tecnologica ed economica si inquadra all’interno di relazioni di potere che possono innescare

dinamiche di conflitto

• La divisione del lavoro nella società e quella tecnica dell’industria provocano un processo di dequalificazione degli

artigiani/operai che genera alienazione e ostacola lo sviluppo della loro capacità creativa.

Émile Durkheim

La divisione del lavoro è positiva per la coesione sociale nelle società in cui si afferma si ha una solidarietà organica

à

basata sulla differenziazione degli individui che, specializzandosi in attività diverse, sono indispensabili gli uni agli altri.

Durkheim delinea 2 forme di coesione sociale:

1) L’uniformità delle coscienze

2) La divisione del lavoro sociale genera cooperazione basata sugli scambi e su norme di reciprocità, che si

à

esprimono attraverso i contratti.

Idee convergenti sulla divisione del lavoro:

• Economisti: è originata dal desiderio degli uomini di aumentare il benessere materiale e la felicità.

• Durkheim: la divisione del lavoro non coincide sempre con il progresso, e l’aumento dei piaceri non comporta

necessariamente maggiore felicità. Perciò è necessaria una coesione morale e una regolazione collettiva, carente

nelle società industriali.

La divisione del lavoro per produrre effetti positivi deve essere associata a:

• Solidarietà e giustizia sociale. I lavoratori non devono svolgere attività al di sotto delle loro capacità

• Adeguata qualificazione, coordinamento e motivazione dei lavoratori. Le mansioni non devono essere troppo

impoverite.

La divisione del lavoro alimenta la collaborazione e la capacità innovativa dei lavoratori se:

a) Il lavoro non viene impoverito, altrimenti si genera dequalificazione;

b) C’è un coinvolgimento soggettivo verso le finalità del lavoro e nel gruppo di lavoro.

L’effervescenza collettiva è indispensabile per l’innovazione: è richiesto coinvolgimento soggettivo, esplorazione e

combinazione di elementi diversi, coordinamento e lavoro di gruppo. I momenti di effervescenza collettiva sono

caratterizzati dall’intensificazione delle relazioni sociali che rafforzano le capacità degli individui, mettendoli in grado di

produrre nuove religioni, valori collettivi o di potenziare la loro azione.

Marx Durkheim

Nella società capitalistica la divisione del lavoro non determina un aumento del benessere individuale e collettivo,

perché:

Non tutte le classi sociali ne beneficiano nella stessa La ricchezza materiale non coincide con la felicità

misura. individuale.

La divisione del lavoro ha un lato oscuro che genera conflitto anziché consenso.

L’eccessiva specializzazione del lavoro impoverisce la qualificazione professionale, riducendo la disponibilità

soggettiva e la capacità innovativa dei lavoratori. 2

La divisione capitalistica del lavoro non è riformabile e va La divisone del lavoro crea solidarietà ed è un tratto

superata nella società comunista del futuro. insopprimibile della modernità.

Simmel, Sombart e Weber

Georg Simmel, Werner Sombart e Max Weber esaminano le origini stoiche e sociali dell’imprenditore.

Simmel e Sombart analizzano:

• Un meccanismo di innovazione economica basato sulla marginalità sociale

• Le condizioni storico-istituzionali che facilitano l’avvento del capitalismo

• I gruppi sociali che promuovono l’uso della moneta, l’accumulazione dei capitali, la diffusione del commercio e

degli scambi

• Sono portatori dello spirito del capitalismo (nuova mentalità economica) = gruppi sociali, etnici e religiosi declassati

e oppressi, relegati ai margini della società ed esclusi dai diritti di cittadinanza, si dedicano ad attività considerate

dubbie (affari, commercio estero, prestiti a interesse) questa figura sociale è rappresentata da ebrei e stranieri,

à

che devono trovare una loro posizione specifica perché esclusi dalla società favoriscono la diffusione

à

dell’economia monetaria.

Lo straniero non è un viandante (perché decide di insediarsi nella comunità), ma non appartiene completamente

alla comunità ha quindi particolari attitudini: maggior libertà dalle norme del gruppo, meno vincoli nelle azioni.

à

Sombart: chi decide di migrare è il più capace, volitivo e audace. L’emigrazione rende meno prescrittive e vincolanti le

norme sociali e culturali delle comunità d’origine e di arrivo.

Esistono 2 meccanismi d’innovazione economica:

1) Basato sulla marginalità: le opportunità d’innovazione vengono colte da nuove imprese marginali

2) Basato sull’intermediazione: si combinano le idee provenienti da mondi diversi, collocandosi al confine di cerchie

sociali ed economiche distinte.

Weber: vi è capitalismo dove la copertura dei bisogni di un gruppo umano avviene attraverso un’impresa. Il capitalismo

ha presentano diverse forme nei diversi periodi storici.

In Occidente vi è una piena soddisfazione dei bisogni quotidiani grazie a imprese razionali che producono per il mercato

forma moderna di capitalismo, che si fonda su presupposti socio-istituzionali:

à • Calcolo razionale del capitale, grazie all’organizzazione razionale del lavoro libero e orientamento dell’industria

secondo le congiunture di mercato

• Ordinamento istituzionale prevedibile

• Rinnovamento della tecnica

• Impiego della scienza come fattore produttivo.

Questa forma moderna di capitalismo è fiorita grazie a:

a. Disincantamento del mondo (= razionalizzazione religiosa e culturale dell’Occidente)

b. Ruolo della città occidentale: ha consentito la crescita della borghesia imprenditoriale e della scienza moderna.

L’applicazione della scienza e della tecnica alla sfera economica ha avuto un duplice effetto:

1) Emancipazione della produzione di beni dai vincoli con la tradizione; la produzione si collega con il libero

pensiero razionale

2) Abbassamento dei costi di produzione promuovendo una caccia alle invenzioni, che porta alla legge

razionale sui brevetti.

Il capitalismo occidentale è caratterizzato da etica economica razionale orientata all’innovazione nasce una borghesia

à

imprenditoriale che ha il dovere professionale di cercare il profitto e accumulare capitale.

Weber approfondisce il fondamento religioso della condotta razionale di vita basata sulla religione, ed esplora il nesso

tra etica protestante e spirito del capitalismo.

La religione prevede che i fedeli siano predestinati a svolgere qualche compito sulla terra. I fedeli quindi hanno la

necessità di comprovare la propria fede nella vita professionale si crea un’aristocrazia di predestinati da Dio, espressa

à

anche attraverso la creazione di sette. Ciò impregna la vita profana la trasforma in una vita razionale nel mondo à

Weber individua le origini religiose dello spirito del capitalismo = senso del dovere professionale verso l’accumulazione

del capitale.

Tradizionalismo: per Weber si trova all’inizio di ogni etica economica. Due fattori si oppongono alla rottura del

tradizionalismo:

1. Interessi materiali dei ceti che traggono beneficio dallo status quo

2. Elementi magici presenti nelle visioni del mondo e negli orientamenti pratici di azione il dominio della magia è

à

stato uno degli impedimenti più gravi alla razionalizzazione della vita economica. La rottura della magia è avvenuta

grazie a un processo di razionalizzazione innescato dalle religioni universali e dalle grandi profezie etiche a opera

di leader religiosi carismatici. 3

La vocazione professionale deve essere vissuta come impegno razionale nel lavoro, e l’attività capitalistica

acquisitiva è l’adempimento di un compito voluto da Dio.

L’innovatore doveva avere carattere e motivazioni tali da sottrarsi alle tradizioni.

Weber teme che la razionalizzazione occidentale, laicizzandosi e radicalizzandosi, porti al prevalere di una mentalità

burocratica contraria al rischio e all’innovazione, che riduce lo spazio per l’azione individuale e il carisma personale. La

formazione di un’imprenditorialità capitalistica orientata all’innovazione è dovuta a:

• Fattori istituzionali, sociali e culturali per la creazione di un ethos professionale-razionale che spinge verso

comportamenti innovativi che rompono con il tradizionalismo economico

• Qualità etico-personali degli imprenditori che devono esercitare una funzione di leadership dai tratti carismatici.

Schumpeter e l’economia dell’innovazione

Studia i fattori non economici dello sviluppo = elementi socio-istituzionali.

Vita economica: flusso circolare caratterizzato da equilibrio di mercato che determina quantità e prezzo delle merci

prodotte, sulla base di routine e consuetudini consolidate; la crescita è continua, marginale e incrementale, e non

modifica le condizioni date.

La teoria della vita economica così concepita riesce a spiegare i fenomeni di sviluppo si realizzano se ci sono

à

innovazioni nei modi di combinare materiali e forze produttive, che possono comportare:

• Produzione di un nuovo bene

• Nuovo metodo di produzione o commercializzazione

• Apertura di nuovi mercati

• Acquisizione di nuove fonti di approvvigionamento di materie prime e semilavorati

• Riorganizzazione di un’industria.

Innovazione (per Schumpeter): fenomeno sociale che modella lo sviluppo economico.

Il capitalismo quindi ha un carattere dinamico che si basa su una competizione tecnologica e organizzativa. Lo sviluppo

avviene se c’è un cambiamento industriale che rivoluziona la struttura economica, distruggendo quella vecchia à

processo di distruzione creatrice che caratterizza il capitalismo.

Le innovazioni assicurano agli imprenditori un profitto economico transitorio, poiché le novità vengono presto imitate

dai concorrenti. Le innovazioni:

• Non si presentano ovunque nell’economia, ma solo in particolari settori

• Tendono ad apparire a grappoli, alimentando innovazioni collegate tra loro

• Hanno un carattere ciclico

• Sono legate alla nascita di nuove imprese o all’avvento di uomini nuovi alla guida di vecchie imprese

• Nel capitalismo concorrenziale vengono introdotte da imprenditori individuali

• Nel capitalismo trustificato sono il frutto dei laboratori di R&S delle grandi aziende oligopolistiche che dominano

il capitalismo del ‘900.

Gli imprenditori:

• Non sono proprietari dei mezzi di produzione o del capitale finanziario si assicurano le risorse necessarie grazie

à

al sistema creditizio che crea potere d’acquisto per finanziare le innovazioni

• Sono capaci di guidare gli altri e sono energici, determinati e intuitivi

• Sono motivati dal desiderio di fondare una dinastia, di vincere, lottare e ottenere successo

• Non costituiscono una classe sociale specifica (non sono da confondere con la borghesia).

• Hanno però un rapporto con la borghesia, perché ne entrano a far parte con le proprie famiglie. La borghesia in

cambio acquisisce prestigio e legittimazione sociale.

Contraddizioni socioculturali che (secondo Schumpeter) possono condurre alla crisi del capitalismo

• Routinizzazione dell’innovazione

• Spersonalizzazione e automazione del progresso economico, minore spazio alla figura dell’imprenditore la

à

classe dominante perde legittimazione sociale

I modelli di capitalismo

Political economy comparata: filone di studi che analizza i rapporti di influenza tra fenomeni economici, sociali e politici,

e i loro modi di regolazione in differenti contesti istituzionali.

Mette in luce l’esistenza di diversi modelli di capitalismo che si differenziano per il modo in cui regolano le attività

economicamente rilevanti le differenze dipendono dagli assetti istituzionali, politici e sociali che si sono formati

à

storicamente nei vari paesi e che ne condizionano le prestazioni economiche.

Sono stati elaborati 2 modelli idealtipici di capitalismo contemporaneo (Hall e Soskice):

A. Il modello anglosassone, cioè le economie di mercato liberali: maggior spazio al mercato nella regolazione

dell’economia 4


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione d'impresa
SSD:
Università: Bergamo - Unibg
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher filipix95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bergamo - Unibg o del prof Freschi Anna Carola.

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