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Appunti sociologia Economica (parte 1)

Parte 1 (il profilo storico con analisi dei sociologi) riassunto ed appunti del corso sociologia economica. Questo, unitamente alla parte 2, permetteranno di superare l'esame della Prof.ssa Freschi. Appunti basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni della prof.

Esame di Sociologia economica docente Prof. A. Freschi

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ESTRATTO DOCUMENTO

- Manifesta una parcellizzazione e dequalificazione del lavoro operaio (M = alienazione dal

processo lavorativo; D = divisione anomica)

Avrebbe aggravato l’alienazione, provocando Disordine sociale e conflitto sono causati

conflitto sociale il problema andava risolto dall’assenza o carenza di regole. La divisione del

à

eliminandola e arrivando al socialismo. lavoro non può essere eliminata perché

altrimenti non si possono soddisfare tutti i

bisogni.

Durkheim distingue tra comunismo e socialismo:

• Comunismo: obiettivo di limitare la divisione del lavoro e mettere in comune i prodotti del

lavoro

• Socialismo: obiettivo di sfruttare al massimo la divisione del lavoro per consentire il maggiore

soddisfacimento dei bisogni, e controllare le disuguaglianze.

Durkheim considera questa prospettiva:

Positiva, perché è necessaria una regolamentazione della divisione del lavoro, per

o sfruttarla di più

Negativa, perché il socialismo trascura la dimensione morale e si concentra solo sulla

o economica infatti Durkheim introduce il ruolo delle corporazioni

à

Durkheim critica il capitalismo liberale, dove il mercato ha un ruolo preminente per la produttività

e la distribuzione del reddito il ruolo del mercato deve essere limitato; e non basta introdurre

à

nuove regole per risolvere i problemi posti dalla divisione del lavoro.

Il mercato dovrebbe consentire:

• L’accesso ai diversi ruoli in base alle capacità e vocazioni dei soggetti

• Remunerazioni adeguate al merito sociale

Perché questo avvenga la società deve essere caratterizzata da istituzioni non economiche

è (famiglia, scuola, politica) che favoriscano la meritocrazia nella distribuzione di ruoli e

ricompense.

T V

HORSTEIN EBLEN

Giudica l’economica tradizionale incapace di fornire strumenti di conoscenza adeguati per

comprendere i cambiamenti economici.

Cerca di rifondare l’analisi economica ispirandosi alla prospettiva evoluzionistica.

Critica alla teoria economica

Riguarda 3 aspetti:

1) Teoria dell’azione economica, cioè la concezione individualistica della natura umana

2) Carattere statico dell’analisi economica tradizionale, che si interessa più all’equilibrio che al

cambiamento

3) Nesso tra interesse individuale e benessere collettivo per Veblen non è garantito

à

automaticamente dal mercato

Veblen assume un orientamento non individualistico l’azione umana è socialmente condizionata.

à

Si ispira all’evoluzionismo, ha una visione evoluzionista delle istituzioni:

• Nascono per regolare i rapporti tra gli uomini,

• Evolvono per far fronte ai problemi di adattamento posti dall’ambiente, selezionando alcuni

comportamenti

Nuove istituzioni possono essere introdotte, ma è necessario che si superino le resistenze delle

istituzioni ereditate dal passato (che sono difese dai gruppi privilegiati che da esse traggono

vantaggio). Alla lunga si verificherà un adeguamento/accettazione delle nuove istituzioni, ma: 9

• I tempi e i modi di questo processo non si possono prevedere

• Non si può prevedere una fase finale di questo processo

• Si verifica un ritardo strutturale nell’adeguamento istituzionale

Dalla teoria evoluzionista delle istituzioni si ricavano 2 conseguenze:

1. Maggiore è il ritardo strutturale nell’adeguamento istituzionale, maggiore è lo spreco di

risorse può portare a conflitti sociali

à

2. Possono esistere percorsi di sviluppo diversi, basati sulla diversa capacità di applicare le

tecnologie moderne al processo industriale, in un contesto caratterizzato da valori tradizionali.

L’applicazione di nuove tecnologie a istituzioni tradizionali porta a un duplice vantaggio:

a) Possibilità di sfruttare forme di solidarietà di gruppo e di subordinazione all’autorità

politica

b) Evita di importare nuove istituzioni, adeguando quelle già esistenti

Quindi il contributo di Veblen è rilevante su 2 aspetti:

è I. Denota la presenza di una varietà di percorsi di sviluppo possibili

II. Denota la possibile coesistenza di combinazioni diverse tra tecnologia e istituzioni

Veblen usa la teoria del cambiamento per analizzare i problemi delle istituzioni della società

moderna.

Il ritardo nell’adeguamento delle istituzioni agli sviluppi di conoscenze e tecnologia provoca costi

sociali crescenti nel benessere collettivo.

Il nesso tra perseguimento dell’interesse individuale e benessere collettivo:

• È forte nella fase iniziale dello sviluppo capitalistico

• Si allenta nella fase successiva, il benessere collettivo si perde quando l’organizzazione

economica è basata sul capitalismo di mercato.

Veblen cerca di dimostrare questa tesi guardando ai cambiamenti:

a. Relativi alla produzione. Nella seconda metà del ‘700 si afferma il sistema dell’industria

meccanica la ricerca di profitto avviene migliorando l’efficienza, grazie allo stimolo della

à

concorrenza. L’economia organizzata consente di perseguire gli interessi individuali (che

portano a benessere collettivo) e consente di produrre beni a costi più bassi.

Nell’800 la tecnologia si sviluppa e nasce la produzione di massa sono necessari grandi

à

investimenti; la proprietà e la gestione delle aziende si separano tra capitani d’industria e

manager. La separazione però genera problemi per il benessere collettivo. In questa situazione

la ricerca del profitto può contrastare la ricerca di efficienza nasce la spinta a trasformare

à

il mercato da aperto e concorrenziale a chiuso e monopolistico (cartelli e trusts), che limita la

produzione e alza i prezzi, a danno dei consumatori coscienziosa soppressione

à

dell’efficienza, con spreco di risorse e perdita di benessere collettivo.

b. Relativi al consumo. Nella società moderna il consumo è una fonte di prestigio e onore sociale,

in particolare per le classi inferiori, che cercano attraverso il consumo di costruire il proprio

status. Si verifica una situazione di spreco vistoso che porta alla perdita di benessere collettivo

perché gli individui sono influenzati dagli altri, cercano l’emulazione e il raggiungimento di

status sociali superiori provoca dispendio non necessario di energie lavorative (per avere

à

denaro da spendere) e consumi verso beni futili e superflui.

Secondo Veblen gli ingegneri sono una classe di soggetti in grado di valutare e ridurre lo spreco,

avviando un uso razionale e pianificato delle risorse. 10

Differenze e analogie tra Weber e Sombart – Durkheim e Veblen

Durkheim e Veblen Weber e Sombart

Sono molto influenzati dal positivismo. Sono seguaci della sociologia economica

Si ispirano alle scienze naturali e biologiche per tedesca, che rifiuta l’uso di metodi scientifici

analizzare la società istituzionalismo di per studiare la società, ma crea modelli teorici.

à

ispirazione positivista

La teoria economica non è in grado di cogliere La sociologia deve chiarire il contesto in cui è

le forme di organizzazione dell’economia. possibile applicare gli schemi dell’economia.

Cercano di costruire una teoria generale della

società.

Rifiutano l’individualismo dell’azione economica i soggetti che producono e distribuiscono beni

à

agiscono secondo modelli di comportamento stabiliti dalle istituzioni.

Il capitalismo di mercato crea problemi sociali e L’economia capitalistica si organizza sempre

costi sociali crescenti. più, e di conseguenza il ruolo regolativo del

mercato diminuisce.

Durkheim e Veblen

• Hanno in comune la sfiducia sulla capacità di riequilibrarsi dei mercati senza una regolazione

istituzionale, da cui derivano crisi, disoccupazione, conflitti sociali = costi sociali del capitalismo.

• Cercano di trovare soluzioni, cercando di limitare il ruolo del mercato.

Veblen attribuisce il ruolo di guida agli ingegneri

o Durkheim attribuisce il ruolo di guida alle corporazioni

o

• Evidenziano i fallimenti del mercato dal punto di vista del benessere collettivo, ma non dal

punto di vista dello stato e della pianificazione burocratica non sono quindi in grado di

à

delineare soluzioni per adeguare le istituzioni al cambiamento dell’economia. 11

‘800 secolo del Capitalismo Liberale

à

• Il mercato è il principio regolatore dell’economia; crescono produzione e scambi

• Emergono però tensioni sociali e politiche:

1. La classe operaia aspira al riconoscimento sociale e politico

2. È difficile conciliare crescita economica, integrazione sociale e rapporti pacifici con gli altri

stati

• La 1GM comporta costi alti dal punto di vista economico e sociale. Provoca: mutamento

istituzionale, ripresa lenta, disoccupazione elevata, conflitti sociali e politici, crisi del

commercio, protezionismo doganale (ostacola gli scambi), dipendenza dai prestiti americani à

la Grande Crisi del 1929 colpisce gli USA ma influenza anche l’economia europea e mondiale

Questa situazione spinge:

• I paesi ad allontanarsi dal capitalismo liberale

• Lo stato a intervenire nell’economia per garantire una crescita economica continuata e armonia

sociale

Karl Polanyi e Joseph Schumpeter analizzano la crisi e i processi di cambiamento che hanno luogo

negli anni ’30, e studiano la formazione di un capitalismo più regolato.

K P

ARL OLANYI

Istituzionalista: l’azione economica non si può studiare in termini individualistici, ma è influenzata

dalle istituzioni sociali.

La ricerca del guadagno non è naturale per l’uomo. Diventa un obiettivo quando l’economia viene

influenzata dal mercato, che la favorisce.

Individua 3 forme di integrazione dell’economia: principi di regolazione dell’attività di produzione,

distribuzione e scambio dei beni:

1) Reciprocità. B/S scambiati per ricevere altri B/S secondo modalità e tempi fissati da norme

sociali condivise, fondate su istituzioni che le sostengono e sanzionano chi non le rispetta (es.

famiglia)

2) Redistribuzione. B/S prodotti e allocati seguendo regole che stabiliscono le modalità di lavoro.

Le risorse vengono trasferite a un capo politico che le redistribuisce ai membri della società

secondo regole. La politica è quindi molto importante; si presuppone un’organizzazione

statuale e centralizzazione amministrativa. Polanyi interpreta i cambiamenti causati dal declino

del capitalismo liberale come una ripresa della forma di redistribuzione.

3) Scambio di mercato. Lo scambio dei beni è regolato dal mercato, dove si formano i prezzi grazie

all’incontro tra domanda e offerta. La produzione di B/S e la distribuzione dipendono da mercati

regolatori dei prezzi o mercati autoregolati (che sostituiscono la famiglia nella reciprocità e lo

stato nella redistribuzione). La trasformazione dei presupposti di questa forma economica

portano al superamento del capitalismo liberale.

Fallacia economicistica: stabilire un’uguaglianza tra economia umana e forme di mercato

dell’economia. Per evitare questo errore Polanyi introduce una distinzione tra:

• Economia formale: processo razionale di allocazione di risorse scarse.

• Economia sostanziale: = sussistenza umana, per cui l’uomo dipende dalla natura e dagli altri

uomini

La fallacia economicistica lega la sussistenza all’allocazione razionale delle risorse (e. formale), in

particolare dove si è affermato lo scambio di mercato.

Grande trasformazione

Negli anni ‘30 si verifica una grande trasformazione che investe le società occidentali.

Polanyi si interroga riguardo: 12

• Le origini storiche del mercato autoregolato

• Le conseguenze sociali del mercato autoregolato e gli effetti per l'economia.

Autoregolazione:

= tutto ciò che si produce viene venduto sul mercato, e tutti redditi derivano dalle vendite

ü Nasce grazie a macchinari complessi e costosi, che:

ü Abbassano i costi di produzione

o Portano profitto solo se si vendono molti beni e sono alimentate da materie prime e

o lavoro

Diventano un investimento rischioso se non si verificano tali condizioni.

o

La grande trasformazione porta alla nascita di 2 mercati:

a. Mercato della terra: porta a:

• Eliminazione del controllo feudale

• Secolarizzazione delle proprietà della chiesa

• Riconoscimento giuridico della commerciabilità dei diritti di proprietà

b. Mercato del lavoro: la sua formazione avviene dopo alcuni step:

• Eliminazione delle corporazioni (forme di controllo sociale e giuridico)

• Introduzione del sistema dei sussidi (limita la dipendenza delle condizioni di vita dalla

vendita e dal mercato, ma provoca abbassamento dei salari e crescita dei sussidi)

• Abolizione del sistema dei sussidi e passaggio al mercato del lavoro concorrenziale

Conseguenze sociali del fenomeno ed effetti per l’economia:

• Lavoro, terra e moneta vengono trasformati in merci fittizie

• Distruzione delle forme di protezione tradizionale: la trasformazione del lavoro in merce

provoca conseguenze per le condizioni di vita della popolazione gli individui e le famiglie

à

vengono sradicati dal loro ambiente di vita e costretti a spostarsi per cercare lavoro

• Distruzione della società rurale: la crisi riguarda anche l’agricoltura, perché i contadini

lasciarono le campagne per cercare lavoro

• Rischi per l’economia interna, dovuti alla trasformazione della moneta in merce, che

incoraggia scambi internazionali per mantenere la stabilità del cambio.

Si manifestano meccanismi di autodifesa della società: nascono provvedimenti e misure politiche,

istituzioni per controllare l’azione del mercato di lavoro, terra e moneta

• Lavoro: movimento operaio, organizzazioni sindacali, partiti socialisti, nuova legislazione

• Terra: protezione tariffaria, sostegno dell’agricoltura

• Moneta: protezionismo, controllo dell’offerta del credito da parte delle banche centrali

Si tratta di un nuovo protezionismo, che ha diversi effetti su società ed economia di mercato:

è Società: attenua costi e tensioni

o Economia: genera vincoli che intralciano i mercati autoregolati

o In complesso: restringimento del commercio e degli scambi internazionali

o

Tentativi di alleviare e allontanare la crisi sono:

1. Politiche coloniali e imperialismo economico, per procurarsi materie prime a basso costo e

mercati di sbocco protetti dalla concorrenza

2. Diffusione del credito a livello internazionale, per evitare la crisi alimentando le imprese

La Grande Crisi del 1929 segna la fine del sistema economico basato su mercati autoregolati e

capitalismo liberale. Ciò è dovuto a:

• Conflitto tra funzionamento del mercato e esigenze della vita sociale

• Cause sociali e politiche

Dopo la crisi si affermano nuove forme di regolazione dell’economia accomunate da tratti comuni

(reincorporano l’economia nella società). 13

Per Polanyi la fine della società di mercato non significa la fine dei mercati i mercati continuano

à

a funzionare per B/S.

J S

OSEPH CHUMPETER

Definisce i confini tra economia e sociologia economica, distinguendo tra:

a. Teoria economica: caratterizzata da un insieme di proposizioni analitiche di cui si argomenta

la validità in certe condizioni

b. Storia economica: utile per comprendere come i fatti economici e non si combinano

nell’esperienza

c. Sociologia economica: viene presa in considerazione per comprendere come fattori non

economici influenzano le attività economiche nel tempo e nello spazio

Si allontana dalla teoria economica tradizionale, che fornisce una visione statica.

Crescita = fenomeno graduale, fatto di continui aggiustamenti

Sviluppo = implica discontinuità e riguarda 5 dimensioni: 1) Creazione di prodotti, 2) Nuovi metodi

di produzione, 3) Nuovi mercati, 4) Nuove fonti di approvvigionamento di materie prime, 5)

Riorganizzazione dell’industria.

Schumpeter non analizza la crescita, ma lo sviluppo, e rileva che una sua causa endogena

fondamentale è l’azione degli imprenditori, che introducono nuovi mezzi di produzione, tecniche di

lavorazione e prodotti sul mercato è importante:

à

• Legame tra credito e innovazione

• Qualità di leadership dell’imprenditore, indispensabili quando ci si trova di fronte a

un’innovazione e le informazioni sono carenti

Schumpeter distingue tra diversi tipi di imprenditore:

1) Padrone di fabbrica: ha compiti amministrativi, tecnici, commerciali; ha la proprietà dei mezzi

di produzione

2) Capitano d’industria: proprietario del capitale azionario, controlla le aziende dal pdv finanziario

3) Manager di formazione tecnica: non ha interessi capitalistici ma innova per la sua capacità

professionale

4) Fondatore di imprese: imprenditore puro, ha rapporti temporanei con le imprese

L’attenzione che Schumpeter ha posto allo sviluppo ha portato 2 conseguenze:

i. Il profitto viene definito come guadagno dell’imprenditore, legato al successo

dell’innovazione

ii. Spiegazione dei cicli economici: la fase di espansione è collegata a introduzione e diffusione

dell’innovazione, che aumenta la domanda di beni; la fase discendente del ciclo è provocata

dall’uscita dal mercato delle imprese vecchie. Si ristabilisce l’equilibrio, che viene poi alterato

da un altro ciclo di innovazione.

Schumpeter analizza anche le trasformazioni del capitalismo liberale e gli effetti della Grande Crisi

evidenzia come l’economia capitalistica cambia la cultura e le istituzioni si passa da capitalismo

à à

non regolato a regolato, che apre la strada al socialismo.

Schumpeter analizza le trasformazioni del capitalismo, cercando di mostrare che dal pdv economico

il capitalismo liberale potrebbe continuare a portare dinamismo e sviluppo. Ritiene che i fattori

principali che portano al declino dell’economia di mercato sono fattori culturali e istituzionali Il

à

declino quindi non ha cause economiche. 14

Disoccupazione: non è causata dall’evoluzione del capitalismo. Negli anni ’30 è aumentato il tasso

di disoccupazione, ma il fenomeno è stato temporaneo; la disoccupazione (e quindi la carenza di

sviluppo) è causata da fattori istituzionali, come le politiche anticapitalistiche irrigidiscono i

à

meccanismi di autoregolazione dei mercati.

La disoccupazione non su può completamente eliminare, perché è inscindibilmente legata al

meccanismo dell’innovazione e ai cicli economici.

Schumpeter analizza la nascita delle grandi imprese oligopolisitche/monopolistiche, sostenendo

che non è vero che la loro presenza implica minore efficienza e minore possibilità di investimento.

• Quando sono nate è aumentata la produzione e il livello di vita della popolazione.

• Si verifica il fenomeno della distruzione creatrice, cioè la rivoluzione del sistema produttivo con

cicli di innovazione le imprese più grandi soppiantano quelle piccole, e si crea una concorrenza

à

di tipo oligopolistico/monopolistico.

• La loro presenza garantisce che l’innovazione si diffonda a tutti i consumatori.

• Declino delle opportunità di investimento: le politiche governative dovrebbero sostenere la

domanda e gli investimenti per contrastare il ristagno, ma invece lo aggravano, aumentando la

pressione fiscale sulle imprese, frenando così i profitti e indebolendo gli investimenti quindi il

à

ristagno non ha motivi economici, bensì politici e socioculturali

Cause culturali e sociali del declino del capitalismo liberale

A. Indebolimento della borghesia: processo causato da:

i. Decadenza della funzione imprenditoriale: le grandi imprese burocratizzate soppiantano

le PMI, e l’imprenditore individuale perde la sua funzione sociale

ii. Disintegrazione della famiglia borghese: si diffonde uno spirito utilitaristico (es. si fanno

meno figli), che influenza il comportamento economico e politico la borghesia non

à

combatte più per i suoi ideali, ed è influenzata dalle idee degli avversari

B. Distruzione degli strati sociali che sostenevano la borghesia (aristocrazia): crea problemi sul

piano politico, perché la borghesia non ha più la sua risorsa per affrontare problemi politici

C. Diffondersi di un’atmosfera sociale ostile al capitalismo liberale: gli intellettuali criticano il

capitalismo, e hanno molti seguaci. Ciò è favorito da:

i. Crescita del livello di istruzione e di disoccupazione

ii. Le istituzioni capitalistiche non possono limitare le libertà di espressione e

organizzazione

D. Politiche anticapitalistiche: misure legislative e amministrative che si diffondono in vari paesi;

pongono vincoli al funzionamento delle imprese private e spostano la capacità di regolazione

dell’economia dai mercati autoregolati alla pianificazione socialista.

In questa situazione Schumpeter vede la possibilità di imporsi della soluzione socialista. Socialismo

= forma di organizzazione della società in cui i mezzi di produzione sono controllati dall’autorità

pubblica, che è responsabile delle scelte relative alla produzione e alla distribuzione dei redditi.

Secondo Schumpeter il socialismo non è necessariamente in contrasto con la democrazia politica,

ma in realtà i fatti successivi mostrano il contrario. 15


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della comunicazione d'impresa
SSD:
Università: Bergamo - Unibg
A.A.: 2017-2018

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher filipix95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bergamo - Unibg o del prof Freschi Anna Carola.

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