Il concetto di modernizzazione
Modernizzazione e modernità
Per modernizzazione intendiamo l’insieme dei processi di cambiamento su larga scala mediante i quali una determinata società tende ad acquisire le caratteristiche economiche, politiche, sociali e culturali considerate proprie della modernità. Il concetto di modernizzazione implica il concetto di modernità.
L'Umanesimo e il Rinascimento introducono il concetto di medioevo, tra l’evo antico e quello moderno, e distinguono gli stati e le società "antiche" da quelle moderne. Il Rinascimento offre un contributo essenziale alla formazione del concetto di modernità, che resta ancora incompleto per la persistente dominanza del modello della classicità.
Secondo Bacone siamo noi moderni "i veri antichi" poiché abbiamo potuto beneficiare di una più lunga storia del mondo e poiché, se la verità è figlia del tempo, dobbiamo essere più vicini alla verità. In virtù della duplice grande trasformazione politica e sociale si afferma compiutamente il concetto di modernità.
Con l’Illuminismo la società moderna non nega la storia, in quanto il confronto con il passato è un termine di confronto necessario, ma non vede nel passato particolari modelli da imitare, né particolari nozioni da apprendere. Nella seconda metà del XVIII secolo si apre la strada alla concezione della modernità con al centro l’idea di progresso elaborata da Kant, Condorcet, Turgot. Il passato non ci offre più esempi di vita, la sua autorità viene negata; ma ci aiuta a comprendere ciò che siamo diventati e per questo viene continuamente reinterpretato alla luce del presente. Tocqueville scrive: "[…] il passato ha cessato di far luce sul futuro".
La modernità è un processo senza fine che implica l’idea dell’innovazione permanente, della continua creazione del nuovo. La rivoluzione francese è la prima rivoluzione moderna e ha modificato radicalmente il concetto stesso di rivoluzione, inteso ora come capovolgimento, ma anche rottura dell’esistente e creazione del nuovo. La rivoluzione francese ha dato alla modernità la sua forma e coscienza caratteristica, ma la rivoluzione industriale le ha conferito la sua sostanza materiale. La modernità, con Habermas, viene intesa anche come affermazione di libertà e diritti.
La modernizzazione è lo specifico insieme dei cambiamenti sociali, economici, politici e culturali su larga scala che hanno caratterizzato la storia mondiale degli ultimi 200 anni e che traggono origine dalla duplice rivoluzione, fino a diventare un processo tendenzialmente globale. La modernizzazione fa quindi riferimento a un processo e va distinta dalla modernità intesa come le specifiche modalità della vita sociale e della cultura che si affermano nel corso di tale processo. La modernizzazione è un tema sociologico per eccellenza, dal momento che i classici della sociologia hanno posto al centro della loro riflessione l’analisi della rottura moderna e delle contraddizioni e dei problemi che da questa nascono.
La modernizzazione delle società occidentali nel pensiero dei classici della scienza sociale
Il tema della modernizzazione non sta a significare qualsiasi tipo di cambiamento ma definisce lo specifico insieme di cambiamenti sociali, economici, politici e culturali su larga scala. Nel XVIII secolo il processo di formazione della società moderna giunge a maturazione e l’idea stessa della modernità riceve la sua formulazione cogente nei discorsi filosofici dell’Illuminismo. Nel XX secolo diversi paesi non occidentali, a cominciare dal Giappone, entrano nella modernità e il processo si generalizza.
Gli aspetti del processo di modernizzazione
Gli aspetti essenziali del processo di modernizzazione che si ritrovano nelle diverse esperienze storiche possono essere sinteticamente riassunti:
- Lo sviluppo della scienza e della tecnologia come fonte primaria della crescita economica e del cambiamento sociale.
- L’industrializzazione che aumenta enormemente la capacità di produrre e scambiare beni e servizi di qualità e valore crescenti.
- Il progressivo formarsi di un mercato capitalistico globale e l’intensificazione dell’interdipendenza economica tra le varie società nazionali e tra le varie regioni del mondo.
- La differenziazione strutturale e la specializzazione funzionale delle diverse sfere della vita sociale.
- Declino dei contadini, crescita della borghesia e della classe operaia e l’espansione e diversificazione dei ceti medi.
- Lo sviluppo politico, aumento della mobilitazione.
- La secolarizzazione, intesa come "disincanto del mondo", emancipazione della società civile e della coscienza scientifica dal controllo religioso e come privatizzazione della fede.
- L’affermarsi di valori tipici della modernità: individualismo, razionalismo e utilitarismo.
- Gli sconvolgimenti demografici.
- La privatizzazione della vita familiare.
- La democratizzazione dell’istruzione e lo sviluppo della cultura di massa e del consumo di massa.
- Lo sviluppo dei mezzi di comunicazione materiale e simbolica.
- La compressione del tempo e dello spazio e la loro organizzazione secondo le esigenze della produzione industriale.
Per modernizzazione economica si intende generalmente un sistema di produzione industriale che applica tecnologia a base scientifica, sostituisce il lavoro umano e animale con energia inanimata e macchine. L’organizzazione di un tale sistema economico è imperniata nelle mani dell’imprenditore innovatore, artefice della distruzione creatrice del capitalismo.
La dimensione sociale della modernizzazione si manifesta nei fenomeni correlati del cambiamento demografico, dell’urbanizzazione, della trasformazione della condizione femminile e si esprime come differenziazione sociale e crescita dell’autonomia individuale. Si verificano profonde modificazioni della struttura della popolazione, prima per effetto del forte calo della mortalità infantile e, successivamente, del drastico calo della natalità e del prolungamento della vita media e vasti processi migratori che sradicano milioni di persone dalle residenze rurali e li concentrano in realtà urbane funzionalmente complesse, culturalmente pluralistiche e socialmente eterogenee.
Il lavoro agricolo, assolutamente dominante nelle società tradizionali, diminuisce progressivamente. La condizione femminile in generale si modifica profondamente per l’accesso frequente delle donne all’istruzione e a ruoli lavorativi indipendenti, e per il declino dell’autorità patriarcale del tradizionalismo religioso.
Per Durkheim, l’aumento della popolazione e densità sociale e, per Simmel, l’utilizzo della moneta e lo sviluppo delle grandi città sono i principali processi che favoriscono tali trasformazioni della vita associata, configurando una varietà di forme diverse nei diversi contesti.
La società moderna non offre solo maggiori risorse alla società e maggiore libertà e possibilità di auto-realizzazione, ma produce anche anomia e solitudine e pone il problema cruciale dei fondamenti della solidarietà.
Mentre la modernizzazione classica, dei paesi occidentali, si caratterizza per lo sviluppo parallelo, anche se sovente conflittuale, della liberalizzazione e della democratizzazione sia negli stati comunisti che negli stati fascisti mancano gli elementi essenziali di entrambi questi processi. Questa constatazione induce alcuni autori a connotare l’esperienza dei paesi comunisti dell’URSS e dei paesi dell’Europa orientale come <
Come osserva, con qualche semplificazione Gallner, "in generale, le società umane hanno mantenuto l’ordine grazie alla coercizione e alla superstizione […] ma ad un certo punto qualcosa è cambiato. Alcune società sono diventate più ricche di altre, anche più efficienti militarmente delle società che si fondavano e si dedicavano alla pratica di antiche virtù guerriere. Nazioni di bottegai, come gli olandesi e gli inglesi con dei regimi politici relativamente liberali, hanno potuto battere ripetutamente alcune nazioni nelle quali dominavano aristocrazie guerriere e pompose, votate ai valori dell’aggressione e dell’ostentazione della ricchezza".
Le trasformazioni economiche, sociali e politiche sono influenzate da altre trasformazioni nella sfera della cultura, che configurano una vera e propria cultura della modernità. Un posto centrale in questa cultura lo hanno i valori del razionalismo, dell’individualismo e dell’utilitarismo che orientano l’agire delle istituzioni, dei gruppi e degli individui e che vengono assimilati nel processo di formazione della personalità. Con l’avvento delle società moderne la razionalità diventa un valore dominante. Si afferma che la ragione è il solo sovrano cui ogni essere umano può accettare di sottomettersi.
Per l’Illuminismo la ragione consente di liberare gli uomini dall’errore, dalla superstizione e dalla sottomissione ai poteri tradizionali della chiesa e dell’aristocrazia. La ragione, e non più la fede rivelata, è lo strumento per la ricerca della verità e il fondamento della libertà di scelta dell’individuo. La libertà e l’uguaglianza diventano diritti universali, come sanciscono le costituzioni della Francia rivoluzionaria.
Il processo di razionalizzazione è al centro dell’analisi di Weber. Per lui la specificità della storia dell’occidente risiede nella intensità e pervasività del processo di razionalizzazione che ha interessato tutti gli aspetti principali della vita associata. È solo con l’avvento della società moderna che la libera scelta e il diritto di auto-realizzazione dell’individuo diventano valori fondamentali. Si afferma l’idea che l’individuo è libero di scegliere il proprio destino. Lo status sociale viene generalmente acquisito alla nascita e non muta nel corso della vita, cioè la mobilità sociale è limitata.
L’utilitarismo: il concetto di utilità informa l’agire economico, la produzione, la distribuzione, lo scambio e il consumo di beni e servizi. Per Smith e Bentham l’utile individuale può realizzare il bene comune.
I valori razionalistici e individualistici della cultura della modernizzazione esprimono lo sforzo di controllare la natura per soddisfare i bisogni umani, e di accrescere la libertà di scelta e il benessere per il maggior numero di individui. I valori tipici della cultura della modernità interagiscono con le diverse eredità culturali e con le premesse ideologiche delle élite e dei movimenti collettivi che guidano le varie esperienze di modernizzazione.
La modernizzazione comporta processi radicali di cambiamento, generalmente traumatici, che suscitano contraddizioni, tensioni e conflitti di particolare intensità. Così la rivoluzione industriale comporta lo sfruttamento sistematico dei salariati e l’alienazione del lavoro (Marx), sia l’asservimento della natura agli imperativi del mercato autoregolato e al satanismo delle macchine (Polanyi). Anche i due maggiori teorici del capitalismo moderno, Marx e Weber, condividono la concezione di modernizzazione.
Marx, infatti, pur considerando la società borghese sul modo di produzione capitalistico come radicalmente diversa da quella che l’aveva preceduta, non condivide il carattere graduale della prospettiva evoluzionistica. Weber non è affatto convinto dell’inevitabilità del progresso ma è, al contrario, molto preoccupato del destino della democrazia e della libertà in società dominate dalle grandi burocrazie pubbliche e private.
La versone più radicale della critica della società moderna si ha nella tesi di Nietzsche della disintegrazione di ogni forma di totalità in un conglomerato di singole componenti disgiunte, in un flusso incessante, in un eterno ritorno all’uguale. La formulazione sociologica più interessante è quella di Simmel, per il quale l’esperienza del presente nella società moderna appare differenziata, discontinua e frammentata.
La modernizzazione come processo tendenzialmente globale
Le variabili rilevanti per spiegare i problemi del processo di modernizzazione di un dato paese sono ad esempio:
- I rapporti di classe della società premoderna e il grado di centralizzazione del potere (endogene).
- La natura del sistema internazionale (esogene).
Data l’interdipendenza del sistema mondiale, la modernizzazione riguarda, in primo luogo, la società europea e nord americana, ma investe progressivamente il resto del mondo, viene in un certo senso esportata negli altri continenti. Si definisce in tal modo un secondo significato del concetto di modernizzazione che attiene all’insieme di processi mediante i quali le società arretrate cercano di ridurre o annullare il loro divario che le separa dai paesi sviluppati. In realtà la modernizzazione, in questa seconda accezione, consiste nell’interazione tra strutture sociali e culture differenti.
Il processo di modernizzazione, ormai consolidato nei paesi che l’hanno iniziato prima, estendendosi sempre più su scala mondiale, crea vincoli e opportunità per gli altri paesi late comers.
La teoria classica della modernizzazione: la modernizzazione delle società tradizionali del terzo mondo
Evoluzionismo e struttural-funzionalismo
La teoria classica della modernizzazione si sviluppa negli Stati Uniti nel periodo postbellico e propone strategie di crescita economica e stabilità politica. La teoria è influenzata da: decolonizzazione e contrapposizione tra le super potenze (USA + URSS). La fine degli imperi coloniali europei fa sorgere decine di nuovi stati nazione. Tutti questi nuovi paesi devono affrontare complessi problemi di crescita economica, trasformazione sociale e legittimazione politica.
Gli USA e l’URSS cercarono entrambi di attirare nella propria sfera di influenza gli stati neoindipendenti dell’Asia e dell’Africa con aiuti economici, assistenza tecnica e propaganda politica. I paradigmi fondamentali entro cui si collocano gli studi sociologici e politologi sono l’evoluzionismo e lo struttural-funzionalismo.
- L’evoluzionismo era fortemente radicato nella tradizione delle scienze sociali, dalle formulazioni sociologiche classiche di Comte, Spencer, Durkheim e quelle antropologiche di Morgan e Kroeber e il concetto di evoluzione è presente nella maggior parte degli studi sulla modernizzazione. Prevale la concezione di un percorso verso la modernizzazione che si svolge secondo una sequenza prefissata di stadi, caratterizzati da crescente complessità e capacità di adattamento all’ambiente esterno.
- Lo struttural-funzionalismo di Parsons costituiva in quegli anni il paradigma dominante in sociologia ed estendeva la sua influenza anche alle altre scienze sociali, in particolare agli studi politologici dell’approccio sistematico agli studi psicologici della personalità.
I criteri per l’analisi della modernizzazione
- L’unità di analisi (nazionale, sovranazionale, regionale e locale).
- Le caratteristiche fondamentali dei tipi di società che iniziano a modernizzarsi.
- I fattori, i meccanismi e i processi che spiegano la trasformazione di un tipo di entità sociale in un’altra o la transizione da una fase all’altra.
- La forma, la sequenza e la direzione che assume il processo di cambiamento.
- Il carattere intenzionale e previsto o non intenzionale e non previsto dal processo di modernizzazione, e il numero e le caratteristiche dei diversi attori.
- La durata, le conseguenze e gli esiti del processo.
L’unità di analisi
L’unità di analisi degli studi politologici e sociologici è costituita dallo stato nazionale. Si tratta di una scelta metodologica giustificata dalla centralità dello stato nella realtà sociale moderna. Ciò che è criticabile è la tendenza di molti studi della modernizzazione a considerare gli stati nazionali come sistemi naturali e chiusi e non come sistemi artificiali e aperti.
La società tradizionale e la società moderna come modelli contrapposti
Il fenomeno della modernizzazione viene generalmente descritto e interpretato con riferimento a un elenco di caratteristiche analitiche, culturali e strutturali, tra loro interdipendenti, che caratterizzano le società tradizionali e le società moderne o il processo di modernizzazione in quanto tale.
L’identificazione delle caratteristiche analitiche fondamentali della modernizzazione e la determinazione delle loro relazioni specifiche, portano in molti studi alla costruzione di tipi ideali (concetti sintetici) costruiti collegando alcuni elementi essenziali estratti e selezionati dalla molteplicità dei fenomeni empirici. Esistono due categorie:
- Tipi ideali di sistema sociale o di personalità caratteristica che contrappongono la società o la personalità moderna alla società o alla personalità tradizionale.
- Tipi ideali di processo che individuano un elenco determinato di stadi o fasi critiche del processo di modernizzazione.
Alcuni autori, come Lerner, Back, Flora ecc., si sono anche cimentati nel tentativo di misurare empiricamente la posizione delle diverse società lungo il continuum tradizionale-moderno, o in una delle diverse fasi del processo, mediante appropriati indicatori di crescita.
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