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Sociologia economica

Presentazione

Le scienze sociali non possono aspirare a produrre teorie a elevata generalizzazione, ma sviluppano modelli storicamente orientati, con coordinate limitate nello spazio e nel tempo, largamente basati sul metodo comparativo.

Introduzione: che cosa è la sociologia economica

Insieme di studi e ricerche volti ad approfondire i rapporti di interdipendenza tra fenomeni economici e sociali.

Economia

Economia - insieme delle attività stabilmente intraprese dai membri di una società per produrre, distribuire e scambiare beni e servizi (Polanyi77). Riguarda cioè il processo istituzionalizzato di interazione tra gli uomini e la natura per il soddisfacimento dei bisogni di una società. Questa definizione non è da tutti accettata, ma consente di valutare come soddisfacimento dei bisogni e il comportamento economico possano assumere forme diverse, condizionate dal modo in cui è organizzata la società.

Economia - attività che hanno a che fare con la scelta individuale di impiego di risorse scarse, che potrebbero avere usi alternativi; al fine di ottenere il massimo dai propri mezzi. Alle scelte "massimizzanti" dei soggetti in un contesto di mercato vengono dunque ricondotte le modalità di produzione e distribuzione dei beni e servizi. Dall'incontro della domanda dei consumatori e dei produttori sul mercato dipenderà la quantità effettiva di beni che saranno prodotti e il loro prezzo. Lo stesso meccanismo vale per le quote di reddito distribuite tra i vari soggetti economici, per esempio se l'offerta di lavoro cresce rispetto alla domanda, il salario tende a sua volta a scendere.

Le definizioni richiamate non devono essere considerate come alternative Un elemento che può accomunare diversi approcci teorici o discipline come la sociologia, l'antropologia e la storia economica è l'ottica che guarda all'attività economica come processo istituzionalizzato. Non si parte cioè dal singolo individuo isolato cui vengono imputate motivazioni utilitaristiche per poi ricostruirne gli effetti aggregati sul piano della produzione e distribuzione di beni e servizi, ma dalle istituzioni - un complesso di norme sociali che orientano e regolano il comportamento e si basano su sanzioni che tendono a garantirne il rispetto da parte dei singoli soggetti.

Organizzazioni - collettività concrete che coordinano un insieme di risorse umane e materiali per il raggiungimento di un determinato fine.

Sistema economico - diverse modalità nello spazio e nel tempo, attraverso le quali le istituzioni orientano e regolano le attività economiche.

La sociologia economica secondo Schumpeter e Weber

Schumpeter attribuisce alla sociologia economica il compito di spiegare "come le persone sono giunte a comportarsi in un certo modo", specificando che le azioni devono essere messe in rapporto con le istituzioni che sono rilevanti per il comportamento economico. Il sociologo dell'economia non si soffermerà soltanto sull'influenza del contesto istituzionale sull'economia, ma tenderà a prendere in esame anche il condizionamento inverso.

Per Weber una scienza "economico-sociale" è sostanzialmente una scienza dei rapporti di interdipendenza tra fenomeni economici e sociali. Mentre l'economia si concentra soprattutto sulla formazione del mercato e dei prezzi nella moderna economia di scambio (1904), la sociologia dell'economia si preoccupa principalmente di mettere in luce i fenomeni:

  • Economicamente rilevanti, che riguardano l'influenza esercitata da istituzioni non economiche, come per esempio quelle religiose o politiche
  • Economicamente condizionati, aspetti della vita sociale come quelli estetici o religiosi influenzati da fattori economici

Lo studio di questi due fenomeni porta alla ricerca di regolarità e di nessi causali tra i fenomeni stessi.

Sociologia, antropologia e storia economica

Le differenze tra queste discipline sono relative e spesso su determinate tematiche concrete, sfumano fino a lasciare il posto a pratiche di ricerca simili, che a volte si estendono anche agli economisti meno ortodossi.

Antropologia economica - studia le strutture economiche delle società primitive, come strumenti utilizza la osservazione partecipante. Si ricostruiscono i caratteri di una società concreta vista nella sua totalità, le generalizzazioni teoriche hanno origine dall'esperienza della ricerca e servono ad orientarla.

Storia economica - ha un orientamento individualizzante, volto a ricostruire fenomeni concreti del passato, servendosi dell'analisi documentaria. Le generalizzazioni teoriche sono limitate e viste con diffidenza.

Sociologia economica - l'oggetto di indagine prevalente è costituito dalle società contemporanee, attraverso l'analisi documentaria e l'indagine empirica basata su interviste e raccolta diretta di informazioni, trattabili anche quantitativamente. Si cerca di elaborare generalizzazioni teoriche sui rapporti fra fenomeni economici e non-economici, questi modelli teorici sono limitati a particolari contesti spazio-temporali.

Lo status scientifico della disciplina

La socio-econ si colloca in una posizione intermedia tra l'ottica generalizzante dell'economia e quella più individualizzante della storia. L'economia ha una tendenza a prescindere dalle istituzioni e dall'influenza che queste esercitano sulle azioni individuali, ricerca quindi situazioni ideali in cui la scelta è oggettivamente razionale. Da qui una certa tendenza a privilegiare modelli analitico-deduttivi in cui è possibile determinare a priori il comportamento dell'attore. La sociologia risente dell'importanza assegnata alle forme istituzionali dell'economia per la determinazione dei comportamenti individuali, questo porta a un'immagine più complessa e variabile dell'attore, non riconducibile alle semplici motivazioni utilitaristiche. Da qui la tendenza a limitare le generalizzazioni e ad ancorarle a confini spaziali e temporali più definiti. L'orientamento è più induttivo, per cui le connessioni causali, oltre a essere limitate, saranno più empiricamente fondate.

In sociologia se si segue l'individualismo metodologico si sottolinea in genere l'influenza dei fattori sociali (valori, norme, rapporti di potere) sull'azione individuale, mentre in economia prevale di solito una concezione più atomistica dell'attore che prescinde da fattori extraindividuali; si insiste maggiormente sul perseguimento razionale dell'interesse individuale da parte dei singoli soggetti.

Il pluralismo interpretativo: scienza e valori

Esistono in socio-econ diversi modelli interpretativi in concorrenza fra loro. Per gli approcci che si richiamano alla metodologia individualistica, l'obiettivo dello studio scientifico dei fenomeni sociali consiste nel ricostruire l'interazione tra condizioni esterne dell'azione e motivazioni degli attori, al fine di trarne indicazioni sugli effetti aggregati che ne discendono, determinando una particolare fenomeno. Le difficoltà sottendono a due motivi:

  • La complessità dell'oggetto su cui si indaga. Le condizioni che influenzano l'azione sono molteplici e variano nel tempo e nello spazio. Lo stesso vale per le motivazioni. Il risultato di questi vincoli è quindi di ampliare la discrezionalità dell'interprete nel selezionare alcune condizioni e motivazioni e nel metterle in rapporto.
  • Ampliando lo spazio di discrezionalità, assumono uno spazio rilevante i valori del ricercatore, che è egli stesso parte della società in cui studia, e ha a sua volta preferenze e criteri di orientamento che lo guideranno nello studio.

Il pluralismo interpretativo è una caratteristica ineliminabile, intrinsecamente legato alla storicità della società stessa.

Relazione ai valori - nella selezione del tema e nell'individuazione di connessioni causali tra fenomeni il ricercatore non può non essere guidato dai propri valori.

Giudizi di valore - si riferiscono invece alla desiderabilità di determinati fini, e non possono essere giustificati su base scientifica.

Capitolo 1: Economia e istituzioni nella formazione dell'economia classica

Quando nasce l'economia

Solo quando il modo in cui gli uomini producono e distribuiscono beni e servizi si autonomizzano notevolmente da regolamentazioni e vincoli religiosi e politici diventa possibile studiare le "leggi" dell'economia in quanto tali. L'economia può allora essere studiata come fenomeno che si autoregola in base a principi suoi propri, i principi del mercato: produzione e distribuzione dipendono dal gioco della domanda e dell'offerta sul mercato, un gioco in cui sono impegnati soggetti volti a massimizzare le possibilità di guadagno individuale.

L'economia come disciplina nasce quando le attività economiche si emancipano da controlli e vincoli sociali e sono regolate dal mercato. Nelle società arcaiche e primitive le attività economiche sono incorporate in un sistema di istituzioni non economiche. La produzione e lo scambio possono essere organizzati sulla base del principio di "reciprocità" o di quello di "redistribuzione", ma non dello "scambio di mercato".

Reciprocità - si producono e distribuiscono beni e servizi sulla base di obblighi di solidarietà condivisi nei riguardi degli altri membri del gruppo parentale o della tribù; tali obblighi sono di solito legati alle prescrizioni di una religione, con un flusso di doni e controdoni, dove non è l'incentivo al guadagno individuale che motiva il comportamento economico dei singoli. Neppure la quantità dei beni prodotti e distribuiti è influenzata dal libero gioco della domanda e dell'offerta sul mercato.

Redistribuzione - le norme sociali prevalenti possono prescrivere che al capo del villaggio o della tribù vengano consegnati determinati prodotti, che verranno successivamente redistribuiti in occasioni cerimoniali particolari secondo regole variabili che implicano diversi gradi di disuguaglianza. Tale forma di organizzazione consente una divisione del lavoro specializzata su scala territoriale più vasta. Ma la redistribuzione su vasta scala si accompagna con l'affermarsi di strutture politiche differenziate, di un "centro" che stabilisce diritti e doveri dei sudditi con riferimento all'economia. Si amplia il volume delle attività economiche e si comincia a far uso della moneta. Il comportamento economico non è più definito solo da obblighi sociali condivisi, ma da specifiche regole formali fatte valere dal potere politico, di solito legittimato in termini religiosi.

Scambio - modo relativamente pacifico per acquisire beni non immediatamente disponibili attraverso un rapporto bilaterale, che a seconda del tipo di rapporto tra le parti si distingue in:

  • Scambio di doni tipico di una relazione di reciprocità regolata da norme condivise
  • Scambio amministrato transazioni rigidamente controllate dal potere politico
  • Mercati autoregolati mercati che determinano i prezzi attraverso il gioco della domanda e offerta.

Nel caso dei mercati autoregolati il comportamento economico non è più condizionato da obblighi sociali o politici e risponde alla "speranza di guadagno" o al "timore della fame". L'ordinamento politico si limita a garantire dall'esterno i diritti di proprietà e la libera contrattazione, mentre la possibilità di vita dei singoli dipendono in misura crescente dalla vendita delle risorse di cui dispongono sul mercato. Quindi solo l'emancipazione delle attività economiche dai condizionamenti sociali e politici, rende possibile l'economia come scienza.

La formazione dell'economia politica

"L'economia politica, considerata come ramo della scienza dello statista e del legislatore si propone due fini distinti: primo, quello di provvedere di un abbondante reddito e di abbondanti mezzi di sussistenza la popolazione, quello di fornire allo stato o alla repubblica un reddito sufficiente ai servizi pubblici. Essa si propone di arricchire tanto il popolo che il sovrano." (Adam Smith, 1776)

Mercantilismo (inglesi "Mun", "Petty", "Law") - pratica di economia politica, diffusasi soprattutto nel 1600, cioè di un'analisi dei caratteri e dei problemi delle attività economiche strettamente finalizzata agli obiettivi di rafforzamento dei nascenti stati nazionali. Si fa strada con questo tipo di pensiero ad una valutazione più autonoma e "scientifica" dei fenomeni economici. Dal 1600 i commerci avvengono ormai tra gli stati nazionali e ne condizionano la potenza politica. La ricchezza nazionale veniva identificata con la moneta metallica disponibile (oro e argento). La visione dell'economia dei mercantilisti era poco sistematica e molto pragmatica, raccogliendo dati da esempi concreti per motivare consigli pratici di politica economica.

Fisiocratici (francesi "Quesnay", "Mirabeau") - questa corrente di pensiero si sviluppa attorno alla metà del 1700. Fisiocrazia significa "governo della natura", loro partono dall'assunto che esistono leggi naturali della società simili a quelle che governano il mondo fisico, e quanto più la società si organizzerà seguendo "l'ordine sociale naturale", tanto più potrà aumentare sia il benessere individuale che quello collettivo.

  • Leggi naturali nell'economia
  • Comportamento economico motivato sulla base del guadagno
  • Conseguenze positive eco-socialmente del perseguimento dell'interesse individuale nel mercato
  • Ruolo delle istituzioni politiche limitato a garantire il diritto di proprietà e la sicurezza dei traffici

La grande sintesi di Adam Smith

Smith critica l'idea che il libero perseguimento dell'interesse individuale sia in grado di conciliare "naturalmente", per mezzo del mercato, benessere individuale e collettivo. Infatti il benessere collettivo è favorito solo se il mercato e la ricerca dell'interesse sono controllati da precise regole istituzionali.

I fondamenti sociali dell'azione economica

L'azione umana è influenzata dalle norme sociali, e il guadagno individuale non deve essere considerato un fine in sé, come un obiettivo naturale dell'uomo, ma è piuttosto uno strumento per ottenere approvazione sociale. Il desiderio di migliorare le proprie condizioni appare come un dato permanente del comportamento umano, ma non sempre questo si esprimerà nella ricerca della ricchezza, che avviene tipicamente in una "società commerciale". In altre situazioni il desiderio di affermazione individuale si esprime in forme diverse, definite dai valori dominanti (forza fisica, potere politico, capacità militare ecc.).

Vi sono quattro stadi dello sviluppo storico che si succedono nel tempo, ciascuno caratterizzato da un tipo di organizzazione economica prevalente, istituzioni e costumi diversi: caccia, pastorizia, agricoltura e commercio. Le istituzioni che governano la società cambiano storicamente, come l'azione economica che viene da queste variata e socialmente determinata.

Statica economica - si suppone che non si crei nuova ricchezza, ma che si usi quella esistente per soddisfare i bisogni. Le istituzioni capitalistiche sono considerate come date.

Dinamica dell'economia - ha a che fare con la creazione di nuova ricchezza, con il problema dello sviluppo. Le istituzioni capitalistiche sono considerate delle variabili.

Produzione di beni e distribuzione dei redditi in una "società commerciale"

  • Prezzo di mercato riflette le oscillazioni di breve periodo della domanda e dell'offerta
  • Prezzo naturale si afferma nel lungo periodo e riflette il costo della produzione. Il prezzo naturale di una merce è ciò che è sufficiente a pagare la rendita della terra, i salari del lavoro e i profitti dei fondi impiegati per: coltivare, preparare e portare sul mercato la merce stessa

Nel lungo periodo la quantità di beni prodotti sarà pari al livello della domanda che rende possibile remunerare il costo di produzione. La quantità di beni prodotti è strettamente collegata ai meccanismi di distribuzione del reddito tra coloro che partecipano all'attività economica.

Anche per la distribuzione del reddito si suppone l'esistenza di un prezzo definito dal mercato per salari, profitti e rendite. Il salario si forma nel mercato del lavoro, con dei meccanismi che spingono verso il prezzo naturale, che è quel minimo necessario perché i lavoratori possano riprodursi:

  • Capacità di organizzazione dei lavoratori e dei datori di lavoro, i primi si coalizzano per elevare il salario, i secondi per diminuirlo e sono favoriti perché in numero minore; sono favoriti dalla legge che non proibisce le loro coalizioni; possono resistere più a lungo.
  • Movimenti demografici, se i salari diminuiscono troppo, si innesca una reazione che porta, attraverso il calo delle nascite, alla riduzione quantitativa della forza lavoro e quindi al ristabilimento dell'equilibrio.

In generale Smith ritiene che i salari siano destinati a crescere per effetto dello sviluppo economico, che fa aumentare la domanda di lavoro. Quindi anche i lavoratori sono interessati oggettivamente all'aumento della ricchezza della società. Il profitto invece non cresce con la prosperità e non diminuisce con il declino della società, come avviene per la rendita e per i salari. Al contrario esso è naturalmente basato su... (il testo originale sembra troncare qui, quindi non ho aggiunto ulteriori contenuti).

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Scienze politiche e sociali SPS/09 Sociologia dei processi economici e del lavoro

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