DIFFERENZE TRA SOCIOLOGIA ECONOMICA ED ECONOMIA POLITICA
CONCEZIONE DELL'ECONOMIA: per quanto riguarda economia neoclassica, essa prevede
l'allocazione di risorse scarse impiegabili per fini alternativi (economizzare) mentre la sociologia la
concepisce come un'attività volta alla ricerca dei mezzi di sussistenza.
Azione economica: Atomismo e utilitarismo, perseguimento razionale dell'interesse individuale da
parte di individui indipendenti gli uni dagli altri (economia neoclassica)
Azione economica come azione sociale; motivazioni utilitaristiche e non utilitaristiche influenzate
dalle istituzioni (sociologia)
Regole: mercato concorrenziale (economia neoclassica); Mercato, Istituzioni sociali (reciprocità),
Istituzioni politiche( per es redistribuzione) (sociologia)
Metodo di indagine: metodo analitico-deduttivo, teorie a elevata generalizzazione (economia
neoclassica); metodo induttivo, indagini storico empiriche e comparative, Generalizzazioni limitate
nel tempo e nello spazio (sociologia).
La sociologia economia studia le interdipendenze tra fenomeni economici e sociali, considera
l'azione economica come azione sociale e l'economia come radicata, embedded, nella società. I temi
di cui si occupa: sviluppo economico, capitalismo e come esso è influenzato da fattori istituzionali,
socioculturali e politici. Riferimenti a Marx, Durkheim, Weber per quanto riguarda i classici.
Mentre riferimenti più recenti sono Polanyi e Granovetter. La sociologia economica è in
contrapposizione rispetto all'economia politica che in seguito alla svolta marginalista, considera
l'economia separata dal contesto sociale. L'economia marginalista si propone di individuare leggi di
funzionamento dell'economia generali valide sempre, partendo da una prospettiva di individualismo
metodologico, ovvero guardando all'attore sociale. L'economia neoclassica parte da una nuova
concezione del valore a partire dalla domanda e dall'utilitarismo di Bentham, teoria della
popolazione di Malthus fino ad arrivare al neoliberalismo più recente di Friedman e Von Hayek.
CONCEZIONE NEOCLASSICA
L'economia è vista come allocazione razionale delle risorse scarse, impiegabili per fini alternativi.
Questo ha delle implicazioni su tre piani:
dal punto di vista dell'azione sociale: L'azione economica è mossa dal perseguimento razionale
dell'interesse individuale; visione atomistica dell'attore sociale (agisce individualmente per
massimizzare i propri interessi); fine è un aspetto esogeno rispetto all'azione; la razionalità
dell'attore è di scopo (rivolta al raggiungimento del fine) e assoluta (individuo è sempre in grado di
massimizzare la propria utilità personale). Il concetto di razionalità assoluta come presupposto
dell'azione economica verrà messo in crisi anche dall'economia neoistituzionalista e dagli studi di
Herbert Simon sulla razionalità limitata.
Concezione del mercato: esso è sempre concorrenziale; l'informazione è sempre completa, il prezzo
nello scambio da l'informazione completa che permette a venditore e compratore di realizzare lo
scambio stesso (equilibrio tra domanda e offerta); vi è una scarsità di mezzi (nel caso del mercato, il
denaro); presenza di fini alternativi ( denaro può essere usato per acquistare beni alternativi);
ordinabilità delle preferenze e la loro stabilità nel tempo, esiste una piena mobilità dei fattori di
produzione (K e L), elevato numero di acquirenti e compratori (non ci sono posizioni dominanti sul
mercato), lo stato ha un ruolo esogeno, non deve intervenire nel mercato che deve sempre
autoregolarsi, attraverso l'andamento delle curve di D e O.
Il metodo è Analitico-deduttivo e normativo, basato sulla matematica e su un'alta generalizzazione
(individuare leggi di funzionamento dell'economia che siano universalmente valide e abbiano una
capacità predittiva).
CONCEZIONE DELLA SOCIOLOGIA ECONOMICA
Azione sociale: non è strumentale e utilitaristica, essa è condizionata dai fattori istituzionali e dalla
necessità di conformarsi alle aspettative di comportamento che ne derivano. La razionalità dei
soggetti è limitata, ovvero è condizionata dai limiti cognitivi, culturali relazionali, di tempo e
attenzione dell'attore sociale.
Concezione dell'economia e del mercato: Il mercato è una costruzione sociale e per funzionare
come strumento di regolazione dei rapporti deve essere socialmente accettato (problema della
legittimità, efficienza non significa equità).
Funzionamento del mercato: le istituzioni non sono frizionali, non esistono mercati perfettamente
concorrenziali, l'informazione non è mai completa, i partecipanti non sono necessariamente
numerosi. Per questo motivo anche nei mercati si definiscono delle regole del gioco, che sono dei
vincoli per l'azione. Sono importanti inoltre le relazioni e la fiducia che passa attraverso queste.
Metodo: a partire dalla costruzione di idealtipi, indagine empirica e storica, attenzione alle variabili
di contesto, metodo induttivo (da particolare a generale).
ECONOMIA COME PROCESSO ISTITUZIONALE (3)
punto di partenza dell'analisi di polanyi è determinare quale significato si debba attribuire nelle
scienze sociali al termine economico, il quale combina due significati che hanno origini diverse:
quello sostanziale e quello formale. Il significato sostanziale di economia deriva dal fatto che
l'uomo dipende per la sua sopravvivenza dalla natura e dai suoi simili. Esso si riferisce a
quell'interscambio tra il soggetto e il suo ambiente naturale e sociale che ha per scopo procurargli i
mezzi materiali per il soddisfacimento dei suoi bisogni. Il significato formale di economia deriva
dal carattere logico del rapporto mezzi-fini, quale traspare dall'impiego di termini come economico
o economizzare. Esso si riferisca ad un caso tipico di scelta, quella tra diversi impieghi cui destinare
dei mezzi, scelta resa necessaria dal fatto che tali mezzi sono scarsi. I 2 significati del termine
economico non hanno nulla in comune. Il primo ha una base fattuale, il secondo una base logica. Il
significato formale implica l'esistenza di un sistema di regole che si riferiscono alla scelta di usi
alternativi cui destinare mezzi scarsi, quello sostanziale non implica né una scelta, né un'idea di
scarsità; il conseguimento delle condizioni materiali dell'esistenza può comportare o meno la
necessità di operare scelte; quando poi questa necessità sussista essa non può avere nulla a che fare
con l'effetto limitativo della scarsità dei mezzi. Solo il significato sostanziale del termine economico
può fornire i concetti di cui le scienze sociali hanno bisogno per analizzare tutti i tipi di economia
effettivamente esistiti nel passato o esistenti nel presente. Il primo ostacolo in questo percorso,
consiste nel concetto di economia in cui vengono messi insieme i 2 significati del termine il che
comporta delle conseguenze restrittive. La nozione corrente di economia mette insieme il concetto
di sussistenza e quello di scarsità. Questa fusione è legata a delle contingenze storiche, negli ultimi
due secoli infatti nell'europa occidentale e nell'america settentrionale si è sviluppata una
organizzazione delle condizioni di sopravvivenza umana alla quale le regole della scelta trovano
applicazione. Questa forma di economia consisteva in un sistema di mercati regolatori dei prezzi.
Poichè gli atti di scambio effettuati in tale sistema coinvolgono i partecipanti in scelte che sono
indotte dalla scarsità dei mezzi, l'intero sistema poteva essere ridotto ad una schema, cui si potevano
applicare i metodi derivanti dal significato formale del termine economico. Finchè l'economia era
regolata da un tale sistema, il significato formale e sostanziale del termine venivano a coincidere,
fornendo un enorme ostacolo allo sviluppo di una metodologia nel campo delle scelte sociali.
La logica dell'azione razionale ha prodotto l'economia formale e quest'ultima ha prodotto l'analisi
economica. L'azione razionale è intesa come scelta di mezzi in vista di un fine; mezzi sono tutto ciò
che può servire per raggiungere un fine. La razionalità non si riferisce ai mezzi o ai fini ma al
rapporto tra questi. Qualunque sia il fine, è razionale scegliere i mezzi che ad esso meglio si
addicono; quanto ai mezzi l'unico criterio razionale di verifica è quello in cui chi opera crede, è
quindi razionale per un suicida scegliere i mezzi che gli permettono di darsi la morte. La logica
dell'azione razionale si applica a qualsiasi genere di mezzi e fini e copre una infinità di interessi
umani. Assunto che la scelta sia provocata dalla insufficienza di mezzi, la logica dell'azione
razionale si trasforma in quella variante della teoria della scelta chiamata economia formale. Tale
economia fa riferimento ad una situazione di scelta originata dalla insufficienza di mezzi, si tratta
del postulato di scarsità. Essa richiede che i mezzi siano insufficienti e che in secondo luogo, tale
insufficienza provochi la scelta. L'insufficienza dei mezzi in rapporto ai fini viene determinata
mediante una semplice operazione di assegnazione che permette di vedere se ci sia o no tutto il
necessario. Affinchè l'insufficienza produca una scelta, dev'essere possibile destinare i mezzi a più
impieghi, dev'esserci una gerarchia di fini o almeno 2 fini disposti in ordine di preferenza. Entrambe
le condizioni si realizzano effettivamente. Nonostante ciò, è facile rendersi conto di come possa
esserci scelta di mezzi anche quando non c'è insufficienza e di come possa esserci insufficienza di
mezzi senza scelta. Inoltre, esistono civiltà in cui sembra che le situazioni di scarsità fossero quasi
un'eccezione mentre ne esistono altre in cui esse sembrano essere generali. In entrambi i casi la
presenza o no della scarsità sarà una questione di fatto: si tratti di insufficienza dovuta alla natura o
alla legge.
L'analisi economica nasce dalla applicazione dell'economia formale ad un determinato tipo di realtà
economica, il sistema di mercato. L'economia si incarna in questo caso in istituzioni grazie alle
quali le scelte individuali danno origine a movimenti interdipendenti che formano il processo
economico. Ciò è dovuto al generalizzarsi di mercati regolatori dei prezzi. Tutti i beni e i servizi,
compreso lavoro, terra e capitale, possono essere acquistati su un mercato e ricevono pertanto un
prezzo; qualsiasi forma di reddito ha origine dalla vendita di un bene o di un servizio, i salari, le
rendite e gli interessi, appaiono come prezzi che si differenziano solo in base all'oggetto che viene
venduto. La generale introduzione del potere d'acquisto come mezzo di appropriazione trasforma il
processo attraverso il quale si fa fronte ai bisogni nello stanziamento di mezzi insufficienti aventi
usi alternativi, in particolare del denaro. Ne risulta che sia le condizioni, sia le conseguenze della
scelta sono quantificabili sotto forma di prezzi. Concentrando la sua attenzione sul prezzo come
fatto economico per eccellenza, l'economia formale ha saputo offrire una descrizione completa
dell'economia come determinata da scelte indotte dall'insufficienza dei mezzi. L'accezione formale
del termine individua nell'economia una serie di atti economizzanti, ossia di scelte dettate da situa
di scarsità. Il rapporto tra l'economia formale e umane è in realtà contingente. Fuori di un sistema
basato su un mercato regolatore dei prezzi, l'analisi economica perde gran parte della sua rilevanza
come strumento per la comprensione del funzionamento dell'economia. Un esempio è fornito da
un'economia a pianificazione centralizzata, fondata su prezzi che non si determinano sul mercato.
All'origine del concetto sostanziale stanno i concreti sistemi economici. Questi possono essere
definiti come un processo istituzionalizzato di interazione tra l'uomo ed il suo ambiente, che da vita
ad un continuo flusso di mezzi materiali per il soddisfacimento dei bisogni. Il soddisfacimento dei
bisogni è materiale quando comporta l'impiego di mezzi materiali per conseguire fini, nel caso di un
certo tipo di bisogni fisiologici (cibo), ciò comprende anche uso dei servizi. L'economia è dunque
un processo istituzionalizzato, ciò esprime due concetti: quello di processo e quello del suo essere
istituzionalizzato. Il termine processo suggerisce un'analisi in termini di movimento, gli elementi
materiali possono mutare la loro posizione, sia spostandosi fisicamente sia cambiando di mano. Si
può dire che entrambi i tipi di movimento comprendano tutti i casi che possono verificarsi nel
processo economico inteso come fenomeno naturale e sociale. I movimenti fisici comprendono sia
la produzione, sia il trasporto, per entrambi è essenziale il movimento degli oggetti nello spazio. I
beni sono di ordine inferiore o superiore, a seconda del modo in cui, agli occhi di chi li consuma
manifestano la loro utilità. Questo ordine dei beni distingue tra beni di consumo e mezzi di
produzione, a seconda che i beni soddisfino direttamente i bisogni o lo facciano solo indirettamente
combinandosi con altri beni. Questo tipo di movimento degli elementi rappresenta un aspetto
essenziale dell'economia nel senso sostanziale del termine: la produzione.
I movimenti di appropriazione regolano sia quella che viene chiamata circolazione dei beni, sia la
loro amministrazione. Nel primo caso i movimenti di appropriazione derivano da transazioni, nel
secondo da disposizioni. Ne risulta che la transazione è un movimento appropriativo che avviene tra
una mano e l'altra, la disposizione è un atto unilaterale di una mano al quale, in forza della legge o
costume, fanno seguito determinati effetti di appropriazione. Per mano intendiamo qui organismi
pubblici, come persone private o imprese. Nella scelta di questi termini sono implicite varie
definizioni. Le attività sociali nella misura in cui fanno parte del processo, possono essere
considerate economiche: altrettanto si può dire delle istituzioni in quanto rappresentano un
concentrato di tali attività; tutti i diversi componenti del processo possono essere ritenuti economici.
Tali elementi possono essere classificati in ecologici, tecnologici e sociali a seconda che essi siano
particolarmente legati all'ambiente, alla dotazione di strumenti o al contesto umano. Qualora il
processo economico venisse ridotto ad una interazione meccanica, esso non potrebbe essere
considerato come realtà compiuta. Da ciò discende la fondamentale importanza dell'aspetto
istituzionale del processo economico. Quello che avviene a livello di processo tra uomo e il terreno
che lavora o alla catena di montaggi nella costruzione di un prodotto, è un semplice intersecarsi di
movimenti umani e non umani. Da un punto di vista istituzionale, tale processo fa riferimento a
termini come K e L, sindacato e mestiere e altre unità del contesto sociale. La scelta tra capitalismo
e socialismo per esempio, si riferisce a due modi diversi di istituzionalizzare la tecnologia moderna
nel processo produttivo. Il fatto di essere istituzionalizzato conferisce al processo economico la sua
unità e stabilità, ciò da vita ad una struttura che ha una specifica funzione nella società: trasferisce
il processo nel mezzo della società conferendo un significato alla storia. Unità e stabilità, struttura e
funzione, esprimono in termini operativi il contenuto della affermazione che l'economia umana è un
processo istituzionalizzato. L'economia umana è quindi inserita e coinvolta in istituzioni di natura
economica e non economica. La presenza di quelle non economiche è estremamente importante, la
religione o il governo posso essere importanti tanto quanto le istituzioni monetarie. Studiare il
mutamento del posto occupato dall'economia nella storia vuol dire studiare i modi in cui nelle
diverse epoche e realtà, il processo economico è stato istituzionalizzato.
Lo studio dei modi in cui i concreti sistemi economici sono istituzionalizzati dovrebbe cominciare
dalla spiegazione di come essi abbiano acquisito unità e stabilità, ossia dalla interdipendenza delle
parti che li compongono. Ciò può essere fatto combinando un insieme di concetti che potremmo
chiamare forme di integrazione. Distinguendo i diversi settori e livelli dell'economia, tali forme ci
permettono di descrivere i processi economici in termini relativamente semplici. Queste forme
fondamentali sono la reciprocità, la redistribuzione e lo scambio. La reciprocità indica i movimenti
tra punti correlati di gruppi simmetrici; la redistribuzione indica movimenti appropriativi in
direzione di un centro e successivamente provenienti da esso; lo scambio si riferisce a quei
movimenti bilaterali che si svolgono tra due mani in un sistema di mercato. La reciprocità ha sullo
sfondo gruppi organizzati in forma simmetrica; la redistribuzione dipende dalla presenza nel gruppo
di un certo grado di centralizzazione; lo scambio per potere produrre integrazione, richiede la
presenza di mercati regolatori dei prezzi. Ogni forma di integrazione ha una sua base istituzionale. I
termini di reciprocità, redistribuzione e scambio sono in genere impiegati per indicare rapporti tra
persone; i comportamenti di reciprocità tra individui integrano l'economia solo se esistono strutture
organizzate simmetricamente, come i sistemi simmetrici formati da un gruppo di parenti. Ma poiché
si affermi un sistema di parentela non basta che a livello personale gli individui mantengano un
comportamento di reciprocità. Lo stesso vale per la ridistribuzione, essa presuppone l'esistenza nella
comunità di un centro che stanzia le risorse, ma perchè tale centro si organizzi e ottenga una
convalida non basta che vi siano freque
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