Estratto del documento

Lezione 1

Cos'è la sociologia economica?

È l’analisi scientifica delle relazioni tra gli aspetti economici e non economici della vita sociale, il modo con cui questi aspetti si sovrappongono e si influenzano l’un l’altro.

Esempi di effetti della società sull'economia:

  • Il reddito degli individui è influenzato dal loro titolo di studio
  • I rapporti di amicizia tra i lavoratori possono cambiare la performance di un'azienda
  • L'avvicinarsi delle elezioni aumenta la spesa pubblica

Esempi di effetti dell'economia sulla società:

  • Lo sviluppo economico trasforma le aspettative degli individui
  • La crisi economica modifica i consumi
  • Il divario economico Nord-Sud determina emigrazione Sud-Nord

Cos'è l'economia?

“Gli esseri umani, come tutti gli altri esseri viventi, non possono mantenersi in vita senza un ambiente materiale che li sostenga” (Polanyi)

“Si possono distinguere gli uomini dagli animali per la coscienza, per la religione, per tutto ciò che si vuole, ma essi cominciarono a distinguersi dagli animali allorché cominciarono a produrre i loro mezzi di sussistenza… come gli individui esternano la loro vita, così essi sono. Ciò che essi sono coincide dunque con la loro produzione, tanto con ciò che producono quanto col modo come producono” (Marx ed Engels)

“L’economia è un processo di interazione istituzionalizzata, che ha la funzione di provvedere ai mezzi materiali della società” (Polanyi)

Questa interazione, o scambio, è finalizzato al soddisfacimento di bisogni, innanzitutto materiali ma storicamente molto variabili.

La regolazione dell'economia

Dire che l'economia è un processo istituzionalizzato significa dire che essa è regolata. I comportamenti dei singoli individui si coordinano tra loro, normalmente, in modo (relativamente) stabile e non problematico. La vita economica si svolge all’interno di un ordine sociale. L’ordine sociale (o organizzazione sociale, o struttura sociale) non esiste se non attraverso gli individui, ma è indipendente dal singolo individuo, che se lo trova di fronte.

“L'organizzazione sociale e lo stato risultano costantemente dal processo di vita di individui determinati […], come operano e producono materialmente e dunque agiscono fra limiti, presupposti e condizioni materiali determinate e indipendenti dal loro arbitrio” (Marx, Engels, L’ideologia tedesca)

Gli individui possono scegliere, e lo fanno, ma la loro scelta ha sempre luogo all’interno di vincoli strutturali. La sociologia economica studia questi vincoli, che in generale possiamo definire istituzioni. Le istituzioni limitano, vincolano, ma al tempo stesso forniscono opportunità.

Le istituzioni

La concezione sociologica delle istituzioni è più ampia di quella del linguaggio comune (che identifica le istituzioni con lo stato e la sfera politica). Sono istituzioni, o strutture sociali: lo stato, la scuola, la famiglia, il gruppo di amici (“compagnia”, o “gruppo dei pari”), le chiese, le associazioni, le aziende, i mercati, ecc.

Un’istituzione è un comportamento collettivo relativamente stabile nel tempo, dove collettivo non significa uguale, ma che il comportamento di ciascuno tiene presente quello degli altri.

Embededdness

“…l’uomo è un essere sociale, non economico. Più che a salvaguardare il suo interesse individuale per l’acquisizione di possessi materiali, egli mira al consenso sociale, allo status sociale, ai vantaggi sociali… l’economia dell’uomo, di regola è radicata nei rapporti sociali” (Karl Polanyi, 1886-1964).

Radicamento sociale, cioè istituzionale, dell’economia (embeddedness). Inventato da Polanyi, è il concetto centrale della nuova sociologia economica, nata negli anni '80 con i lavori di M. Granovetter (per approfondire, cfr. par. 2 dell’introduzione del manuale).

Le forme dell'interazione

Dire che l’economia è radicata nella società è generico. Bisogna dire come ha luogo questo radicamento. La sociologia economica distingue, seguendo Polanyi, tre “forme dell’interazione”, ovvero modalità di regolazione sociale dell’economia. Si tratta di tre modi diversi di garantire un ordine sociale. Ovviamente ci sono varie modalità intermedie e mescolanze. A ciascuna forma corrisponde un’istituzione prevalente:

  • Reciprocità: comunità (familiare o più estesa)
  • Redistribuzione: stato (e altre forme di gerarchia)
  • Scambio: mercato (non solo monetario)

Forme di interazione

Le forme dell’interazione sono modelli analitici, che possono essere applicati a tutte le società. Nelle società premoderne è più forte il ruolo della reciprocità, in quelle moderne capitaliste quello del mercato, in quelle moderne socialiste quello dello stato, ma in ogni società si trovano tutte le tre forme, in proporzione variabile e in rapporti variabili tra loro.

Nella società contemporanea, la famiglia funziona secondo meccanismi di reciprocità, lo stato secondo meccanismi di redistribuzione, mentre l’economia in gran parte si basa su meccanismi di mercato.

Reciprocità

Nella reciprocità, l’economia è regolata dai rapporti sociali di tipo comunitario. Beni e servizi vengono prodotti e scambiati con l’aspettativa di ricevere altri beni o servizi in modi e tempi stabiliti da norme sociali. Esse sono tipicamente tradizionali: ci si comporta in un certo modo perché si è sempre fatto così!

Molto spesso, inoltre, queste norme hanno un contenuto affettivo-emozionale, che si produce e rinforza con i rituali (Durkheim, Collins). I rituali definiscono chi fa parte della comunità, creando il legame affettivo.

Esistono diversi tipi di reciprocità, a seconda di quanto pesa la norma sociale rispetto alle scelte dell’individuo. Più pesa l’individuo, più ci si sposta verso il mercato.

  • Reciprocità generalizzata: si dà senza che in alcun modo sia previsto un ritorno, ma si è certi che qualcosa tornerà (rapporti tra membri della famiglia).
  • Reciprocità bilanciata: si dà nella sicurezza che tornerà qualcosa di equivalente (rapporti tra non familiari, o relazioni tra gruppi comunitari).

Secondo la sociologia classica (Marx-Engels, Weber, Durkheim), il peso della reciprocità tende inevitabilmente a diminuire nel tempo, a vantaggio del mercato (modernizzazione=mercatizzazione).

Redistribuzione: la gerarchia

Comprende un trasferimento di risorse verso un centro, che le rialloca verso i membri, in base a norme. Di solito chiamiamo politiche queste norme, mentre quelle della reciprocità sono norme sociali.

Il centro è la sede del potere politico (clan, tribù, stato nel mondo moderno). La forma moderna della redistribuzione politica è lo stato. Si parla quindi di regolazione politica (o governo) dell’economia. Ma anche le aziende moderne funzionano, in parte, in questo modo.

In ultima analisi, il potere dello stato si basa sul monopolio della violenza legittima (Weber): la regolazione politica è stata a lungo basata solo su questo, e nei regimi totalitari contemporanei è ancora così.

Nelle sue forme premoderne o socialiste, la redistribuzione coincide con forme di pianificazione economica: il gruppo politico decide cosa viene prodotto e come. È limitato, quindi, il peso del mercato e dello scambio. Nella società moderna a economia capitalistica (o di mercato), la redistribuzione si articola:

  • Nel sistema fiscale (dai cittadini e dalle imprese allo stato)
  • Nella politica economica, l’intervento dello stato nell’economia (dallo stato alle imprese e alle altre organizzazioni economiche)
  • Nel welfare state (dallo stato ai cittadini)

Il mercato

Il mercato si basa sullo scambio tra individui, che scelgono se e cosa scambiare, e con chi. Esso non è necessariamente monetario o materiale: baratto, scambio di favori (al confine con la reciprocità).

Nel mercato gli scambi non sono regolati da norme sociali, ma dai prezzi, che si formano con il gioco di domanda e offerta.

Nella sua forma perfetta (modello microeconomico) il mercato è una forma di organizzazione sociale dell’economia auto-regolata: non sono necessarie norme sociali per coordinare le attività economiche.

Metaforicamente, si parla di mano invisibile (Smith), o di “un grande calcolatore, che fornisce informazioni agli operatori economici per mezzo dei prezzi che si formano” (Bagnasco).

Lezione 2

Adam Smith (La ricchezza delle nazioni, 1776)

La distinzione tra le diverse scienze sociali è relativamente recente, risale alla fine dell’800 (cfr. Regini-Ballarino 2007, figura 1). Per gli studiosi precedenti, è difficile dire se si tratti di economisti, sociologi, scienziati politici.

Adam Smith è ritenuto il padre dell’economia politica moderna. La sua domanda è: da dove deriva la ricchezza delle nazioni? (oggi diremmo: lo sviluppo economico).

È una domanda tipicamente moderna. Il mondo premoderno non conosce l’idea di sviluppo economico, l’economia è stabile, salvo fattori esogeni (carestie, guerre, catastrofi naturali ecc.)

La risposta di Smith è che la ricchezza deriva dalla divisione del lavoro (non da un disegno divino, o da risorse naturali, o capacità commerciali…). La divisione del lavoro genera competenze specializzate – skills – (se si fa a lungo una cosa si impara a farla bene), e lo rende più efficiente.

Se il lavoro è socialmente diviso, il problema del coordinamento, o dell'ordine sociale, diventa centrale. Secondo Smith, sono due le fonti di coordinamento: il mercato e le norme sociali. In termini “polanyani”, abbiamo da una parte il mercato e dall’altra reciprocità e redistribuzione (entrambe implicano norme, anche se di diverso genere).

Il mercato diventa quindi una serie di scambi a due, relativamente stabile nel suo insieme, tra diversi attori. Il mercato ideale prevede infine molti venditori e compratori (concorrenza); libera circolazione delle informazioni; libera mobilità delle risorse (proprietà privata).

Tuttavia, se fosse così, il coordinamento delle azioni deriva dal gioco di domanda e offerta di individui razionali ed egoisti, senza bisogno di norme. Da qui la sua idea della «mano invisibile».

Smith infatti aggiunge che un mercato ideale, con concorrenza, circolazione di informazioni e appropriabilità delle risorse può esistere solo a partire da precise norme sociali.

  • Tutela della proprietà: esiste un potere politico che garantisce il diritto di ciascuno a disporre liberamente delle proprie risorse (“istituzioni economiche inclusive”), e che crea le condizioni per lo sviluppo (per esempio creando la scuola).
  • Motivazione socialmente diffusa al successo economico: esiste una cultura diffusa che riconosce il diritto ad arricchirsi e valuta positivamente chi diventa tale.

L'economia neoclassica (anni '70 dell'800)

Con l’avvento del positivismo il paradigma economico cambia: la scuola c.d. neoclassica trasforma la teoria della domanda e dell’offerta in un modello matematico. Cambia anche il nome della disciplina: da political economy si passa a economics. (NB distinzione tra economy, la cosa che si studia, ed economics, lo studio della cosa).

Il modello si basa sul concetto di utilità marginale: la soddisfazione che si trae da ogni unità addizionale consumata. L'utilità marginale per gli individui è decrescente. Gli imprenditori scelgono i fattori di produzione da impiegare in base alla loro produttività marginale. Ad es., assumono lavoratori solo finché il nuovo lavoratore assunto costa meno del guadagno che ne ricavano.

Il coordinamento delle attività economiche dipende dalle scelte degli attori economici, attraverso i prezzi. Questi trasmettono informazioni, e gli attori si regolano di conseguenza. Neoclassici non si preoccupano delle norme e delle istituzioni che garantiscono il funzionamento del mercato, li danno per scontati. Produzione, il reddito derivante dalla produzione si divide secondo domanda e offerta e a sua volta rimette in moto la domanda.

La microeconomia contemporanea (anni '70 dell'800)

Dall’economia neoclassica derivano gli approcci economici alle istituzioni (si parla di economia “neoistituzionalista”). Il modello microeconomico viene applicato non solo ai mercati, ma anche ad altre istituzioni (scuola, famiglia, stato) per spiegarle in base alle scelte di utilità di individui razionali e all’idea di equilibrio di mercato.

Si ha quindi una concezione formale e sostanziale dell’economia: con i neoclassici si sviluppa quella formale, diversa da quella sostanziale. La concezione sostanziale: l’economia è la produzione storica e istituzionale della propria vita materiale da parte del collettivo umano (v. citazioni di Polanyi e Marx-Engels nella lez.1). La concezione formale afferma invece che l’economia è prodotto del mercato, ovvero di scelte utilitarie di individui in un gioco di domanda e offerta, che tende ad andare in equilibrio. Questa concezione (“imperialismo economico”), ogni istituzione può essere spiegata in base al mercato.

Secondo la sociologia economica, i modelli neoclassici colgono solo alcuni degli scambi che caratterizzano l’economia. Molti mercati dei prodotti funzionano in questo modo, ma i mercati del lavoro ad esempio no. L’economia neoclassica è liberista: l’individuo deve poter fare quello che vuole. Quella classica (come la sociologia) è liberale: solo istituzioni solide possono garantire la scelta individuale.

Secondo i neoclassici, la regolazione sociale e politica dell’economia crea solo problemi, perché limita la concorrenza. L’economia neoclassica è di solito favorevole alla de-regolazione dell’economia. Lo strumento analitico-matematico dell’equilibrio viene trasformato in teoria prescrittiva: se si lascia operare il mercato, eliminando le influenze istituzionali, si otterrà la situazione migliore per tutti.

La sociologia economica, invece, lascia fuori gli argomenti prescrittivi e studia non tanto l’equilibrio quanto il mutamento della società e dell’economia. Ci sono circostanze in cui la regolazione aumenta il benessere collettivo, ci sono circostanze in cui è vero il contrario. Mentre l’economia neoclassica si concentra sull’equilibrio, quindi sulla statica e sul presente, la sociologia economica ha una forte dimensione storica: essa spiega “come le persone sono giunte a comportarsi in un determinato modo” (Schumpeter).

Mentre il modello neoclassico si concentra sull’individuo e sulla razionalità delle sue scelte, i modelli socio-economici si concentrano sui vincoli alla scelta: vincoli di informazione, vincoli culturali (criteri di scelta), vincoli politici (opportunità rese disponibili dal rapporto con lo stato), vincoli strutturali (posizione nella struttura sociale).

Lezione 3

Economia neoclassica e sociologia economica

Secondo la sociologia economica, i modelli neoclassici colgono solo alcuni degli scambi che caratterizzano l’economia. Molti mercati dei prodotti funzionano in questo modo, ma i mercati del lavoro, ad esempio, no.

L’economia neoclassica è liberista: l’individuo deve poter fare quello che vuole. Quella classica (come la sociologia) è liberale: solo istituzioni solide possono garantire la scelta individuale. Secondo i neoclassici, la regolazione sociale e politica dell’economia crea solo problemi, perché limita la concorrenza. L’economia neoclassica è di solito favorevole alla de-regolazione dell’economia.

Lo strumento analitico-matematico dell’equilibrio viene trasformato in teoria prescrittiva: se si lascia operare il mercato, eliminando le influenze istituzionali, si otterrà la situazione migliore per tutti. La sociologia economica, invece, lascia fuori gli argomenti prescrittivi e studia non tanto l’equilibrio quanto il mutamento della società e dell’economia. Ci sono circostanze in cui la regolazione aumenta il benessere collettivo, ci sono circostanze in cui è vero il contrario. Mentre l’economia neoclassica si concentra sull’equilibrio, quindi sulla statica e sul presente, la sociologia economica ha una forte dimensione storica: essa spiega “come le persone sono giunte a comportarsi in un determinato modo” (Schumpeter).

Mentre il modello neoclassico si concentra sull’individuo e sulla razionalità delle sue scelte, i modelli socio-economici si concentrano sui vincoli alla scelta: vincoli di informazione, vincoli culturali (criteri di scelta), vincoli politici (opportunità rese disponibili dal rapporto con lo stato), vincoli strutturali (posizione nella struttura sociale).

Il mercato del lavoro come ambito di studio della sociologia economica

Nasce l’esigenza di spiegare gli aspetti del mercato del lavoro (MDL) difficilmente riconducibili alle categorie dell’economia neoclassica: attore razionale (e sue preferenze) astratto dal contesto socio-culturale; calcoli basati sul guadagno pecuniario; MDL tendenzialmente in concorrenza perfetta; relazioni di scambio.

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Scienze politiche e sociali SPS/09 Sociologia dei processi economici e del lavoro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher mirko.galante di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia economica e dell'organizzazione e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Colombo Sabrina.
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