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Osservazione come ricerca sociale

L'osservazione diventa un atto di ricerca sociale quando l'osservatore, osservando, coglie il punto di vista altrui. L'osservazione ha come oggetto lo studio di un'azione nel suo fluire che riguarda comportamenti tipicamente non verbali.

Limiti dell'osservazione

  • Impossibilità di essere completamente oggettivi
  • Impossibilità di prendere appunti
  • Impossibilità di osservare un campione molto grande di casi
  • Mole molto grande di lavoro da riorganizzare una volta terminata l'osservazione

Tipologie di ambiente

L'ambiente in cui avviene l'osservazione può essere di due tipi:

  • Naturale: l'osservatore entra nell'ambiente vero e proprio dell'osservato ma è nascosto, non instaura relazioni con soggetti osservati
  • Artificiale: il ricercatore osserva nel laboratorio

Fasi del processo di osservazione

  • Esplicitazione degli obiettivi del ricercatore
  • Individuazione dei soggetti da analizzare
  • Accoglienza del soggetto in laboratorio o accesso del ricercatore nel gruppo oggetto di studio
  • Osservazione
  • Registrazione
  • Organizzazione dei dati ottenuti
  • Redazione di un resoconto finale con gli esiti della ricerca

Tipi di osservazione

  • Non partecipante: la presenza del ricercatore è ignorata dai soggetti osservati
  • Partecipante coperta: il soggetto entra nella società oggetto di studio, si fa accettare e viene accolto ma non rivela la sua identità e i suoi obiettivi
  • Partecipazione scoperta: il soggetto si fa accettare e entra nella società rendendo nota la sua identità e i suoi scopi

Etnometodologia e i suoi strumenti

L'etnosociologia ha come obiettivo quello di studiare come i soggetti interpretano ciò che gli accade nella vita di tutti i giorni. L'etnometodologia è un metodo fondato dai sociologi della scuola di Chicago intorno al 1920 quando decisero di studiare i gruppi e le persone immergendosi ed entrando veramente nella società. L'etnometodologia è un insieme di metodi attraverso i quali è possibile delineare le caratteristiche di una cultura vivendo con e come le persone che la condividono. Con essa è possibile comprendere il punto di vista dei soggetti oggetti di indagine.

Strumenti dell'etnometodologia

  • L'osservazione
  • Analisi della comunicazione non verbale
  • Analisi della conversazione

Metodo etnografico

Il metodo etnografico si basa su una serie di fasi:

  • Identificazione e analisi del problema individuando dati da raccogliere, contesti e strumenti
  • Analisi materiali esistenti
  • Formulazione ipotesi
  • Scelta dei metodi e delle tecniche di indagine
  • Accesso
  • Strumenti per raccolta dei dati: osservazione e intervista
  • Resoconto etnografico finale

Vantaggi e svantaggi dell'approccio etnografico

Questo approccio possiede una serie di vantaggi:

  • Può essere utilizzato per ricerche che si protraggono nel tempo
  • Utile per conoscere le azioni abituali
  • Utile per distinguere i comportamenti casuali da quelli abituali
  • Utile perché si riesce a conoscere anche il non verbale

Svantaggi:

  • Necessità di tempi lunghi
  • Ricerca non replicabile
  • Dati da riordinare veramente numerosi e complessi
  • Non è il metodo più adatto
  • Poco adatti per studi su larga scala
  • Scarso controllo su variabili esterne

Le tecniche di gruppo in generale

Le tecniche di gruppo si differenziano dalle interviste normali poiché nelle interviste l'interazione avviene "uno a uno", mentre nelle tecniche di gruppo l'interazione avviene "uno a molti". Questa interazione può essere sia un aspetto facilitante sia negativo. La loro utilità è che permettono di dettagliare in profondità fenomeni sociali, sono strumenti organizzativi veri e propri. La logica di base delle tecniche di gruppo è l'orizzontalità dell'interazione tra i partecipanti.

Tecniche di gruppo principali

  • Focus group: intervista di gruppo rivolta ad un insieme omogeneo di persone su un determinato argomento
  • Delphi: tecnica asincronica poiché i partecipanti trattano lo stesso argomento ma non sono compresenti, l'interazione avviene grazie ad un'équipe di ricercatori
  • NGT (nominal group technique): un'intervista di gruppo dove partecipanti esperti su un determinato argomento si incontrano per decidere su un obiettivo specifico
  • Brainstorming: tecnica dove persone si incontrano per tirare fuori nuove idee

Il Focus Group

Il focus group è un'intervista di gruppo composta da un insieme omogeneo di partecipanti che si riuniscono per trattare di un determinato argomento. Il focus group è gestito da un moderatore che, seguendo una traccia, offre stimoli ai partecipanti. Solitamente un focus group dura una novantina di minuti e per una determinata ricerca sociale c'è bisogno di una batteria di almeno 3 focus group, dato che il primo serve a vedere se le domande che abbiamo pensato per la traccia siano efficaci o meno, gli altri due sono essenziali per un'analisi minima.

Protagonisti del focus group

  • Partecipanti: per ogni focus group il numero dei partecipanti varia, da 6 a 10. C'è bisogno di un numero piccolo affinché tutti possano parlare ma allo stesso tempo deve essere abbastanza grande per offrire una diversità. I partecipanti vengono scelti in base alle loro caratteristiche e la loro partecipazione è volontaria. Spesso vengono informati di questo da intermediari, persone che conoscono i ricercatori di équipe che hanno una sorta di legame e conoscenza con i partecipanti poiché li devono tranquillizzare e spiegare un minimo a cosa andranno incontro. Un problema che sorge spesso è il problema del reclutamento, perché molte persone lavorando non hanno molto tempo libero coincidente da dedicare al focus.
  • Moderatore: è colui che dirige il focus, ne deve controllare i tempi e le relazioni, garantire un clima sereno, e se necessario mantenere pacate le relazioni. Un moderatore deve avere capacità retoriche, dialettiche, essere ben preparato e non essere un protagonista.
  • Osservatori: sono coloro che guardano il focus dall'esterno e ne trascrivono gli atteggiamenti e i comportamenti non verbali.

L'ambiente ideale per un focus group

L'ambiente ideale per un focus group è una stanza arredata con tavolo rotondo.

Fasi del focus group

  • Inizio biografico: il moderatore spiega gli obiettivi di ricerca, le modalità di reclutamento, i ringraziamenti, e le modalità dei futuri lavori.
  • Momento di presentazione
  • Moderatore pone le prime domande e le persone iniziano a condividere le loro opinioni. Tutti sono liberi di dire "la loro" e non si devono sentire soffocati o oppressi. Nel mentre il moderatore si segna le cose che escono dalla discussione su un foglio.
  • Quando la situazione sembra satura, ognuno ha detto la sua opinione, il moderatore prende in mano la situazione e inizia una fase di condivisione e di sintesi. Si cercano di riassumere le idee uscite e si chiede conferma che tutti abbiano ritrovato la loro. Momento di condivisione finale.

Il Brainstorming

Il brainstorming è una tecnica di gruppo che prevede un insieme di persone riunite in una stanza per partorire nuove idee intorno ad una zona specifica di interesse. Il brainstorming è iniziato da un facilitatore che deve proporre degli stimoli affinché le persone si confidino e trovino nuove idee. Il facilitatore tornerà insieme dopo che i lavori di nuove idee sembreranno saturi, ovvero non vi escono nuove idee e si ripetono le stesse cose. In questo modo il facilitatore fa un riassunto di tutto e si arriva ad un'idea nuova condivisa e finale. È caratterizzato da una massima libertà di espressione e una conversazione elastica.

Il Delphi

È una tecnica di gruppo asincronica ovvero i partecipanti non sono fisicamente compresenti ma la loro interazione è gestita da ricercatori di équipe che raccoglie e distilla informazioni attraverso questionari. Si divide in due fasi:

  • Prima fase: l'équipe manda 3 o 4 domande aperte su un certo tema a tutti i partecipanti del gruppo via posta o via email. Dopo un po' di tempo i protagonisti risponderanno personalmente.
  • Seconda fase: i ricercatori cercheranno di leggere, interpretare e unire le varie risposte ricevute e da queste costruiscono un nuovo questionario che rimandano agli stessi partecipanti per maggiori informazioni. Questo scambio di risposte e questionario si può ripetere per varie volte.

Ha due vantaggi: ovvia i tempi e i costi elevati e assicura eterogeneità tra i partecipanti per evitare leadership.

L'NGT (Nominal Group Technique)

L'NGT è una tecnica di gruppo che viene usata molto nelle aziende spesso per la selezione del personale. Le persone si riuniscono per decidere su un determinato obiettivo conoscitivo o decisionale. I partecipanti sono tutti esperti qualificati e l'interazione è rigidamente strutturata.

Prima fase: ogni partecipante scrive il suo punto di vista e la sua idea su un biglietto in forma anonima.

Seconda fase: i biglietti vengono appesi ad una lavagna e si sviluppa una discussione, dove spesso vengono fuori le persone con le loro idee e preferenze.

I testimoni qualificati

I testimoni qualificati sono persone con caratteristiche particolari che vengono contattate nella fase preliminare della ricerca poiché conoscono molto bene l'oggetto della ricerca. I testimoni qualificati secondo Tremblay devono avere delle caratteristiche necessarie per essere definiti tali:

  • Devono essere persone con un determinato ruolo nella comunità di appartenenza
  • Devono conoscere l'argomento della ricerca
  • Devono avere capacità dialettiche
  • Devono essere imparziali
  • Devono avere disponibilità a cooperare

Un problema si incontra al momento della selezione poiché i ricercatori possono decidere tra due tecniche:

  • Vengono scelti da esperti in materia
  • Vengono scelti con la tecnica "a valanga": i primi nominano altri che sanno essere qualificati

Solitamente queste persone, definite testimoni qualificati, vengono contattate da intermediari che già conoscono, membri della comunità scientifica, perché devono mostrargli il progetto e infondere fiducia nel futuro lavoro che andranno a intraprendere.

Tipi di interviste

I tipi di interviste sono:

  • Questionario, spesso non viene considerato un tipo di intervista perché è altamente strutturalizzato e standardizzato, composto da domande chiuse dove l'intervistato ha pochissima autonomia.
  • Interviste semi-strutturate: sono interviste composte da domande aperte ma ancora altamente strutturate dove l'intervistatore può seguire una traccia, come può divincolarsi da questa.
  • Interviste libere non direttive: sono interviste che prevedono 3 / 4 domande a risposta aperta, principalmente con scopo esplorativo, per poi approfondire successivamente.
  • Interviste in profondità: sono interviste che durano in media due ore, due ore e mezza e possono avvenire in più sedute dove l'intervistatore compenetra la realtà dell'intervistato.
  • Storie di vita: sono interviste narrative con oggetto biografico.

Le storie di vita

Le storie di vita sono le interviste che stanno all'estremo del questionario, sono interviste in profondità che si basano su un racconto narrativo in cui l'oggetto è di tipo biografico. In queste l'intervistato si lascia andare e racconta la sua storia liberamente.

Le storie di vita possono essere:

  • Life Stories: storie raccontate direttamente durante l'intervista
  • Life Histories: storie costruite anche utilizzando altri strumenti per raccontare un evento specifico della sua vita

Tipologie di storie di vita

  • Tecniche autonome: ovvero interviste a sé stanti dove l'intervistatore vuole conoscere tutta l'esperienza del soggetto
  • Tecniche complementari: sono interviste che avvengono in aggiunta a questionari, dal momento che si vogliono approfondire alcuni temi particolari

Nelle storie di vita il rapporto tra intervistato e intervistatore è molto stretto, dove l'intervistato ha una grande libertà nelle modalità di espressione, ma l'intervistatore deve mantenere i confini del suo ruolo e non lasciarsi andare alla soggettività e alla troppa riflessività. Le storie di vita prevedono tempi molto lunghi.

Punti di forza e debolezza delle storie di vita

Punti di forza:

  • Equilibrio del livello micro con il macro
  • Aiutano a spiegare e comprendere contemporaneamente
  • Trovano soluzione comunicativa tra ricercatore e oggetto della ricerca

Punti di debolezza:

  • Lasciare spazi riflessivi per risultati soddisfacenti
  • Definizione dei limiti del racconto
  • Interferenza del ricercatore deve essere controllata

Conclusione di una storia di vita

Una storia di vita si conclude:

  • Per il principio di saturazione: quando la persona racconta sempre le stesse cose
  • A seconda di quanti eventi vuole raccontare, più sono le storie più sarà lunga

Una volta conclusa, i contenuti saranno utilizzati in modi differenti a seconda delle necessità: in storie integrali, in commenti analitici o in analisi del contenuto.

La conduzione delle interviste

La conduzione è una proposta di sollecitazioni verbali sotto forma di domanda, poste in un ordine logico secondo determinate tematiche. Le domande solitamente vengono proposte all'intervistato "a imbuto" ovvero si parte dalle più generali per poi arrivare alle più specifiche. Le domande possono assumere configurazioni diverse: possono esserci domande che si fermano alla semplice risposta, altre che richiedono successive domande o altre ancora che segnano l'inizio e lo sviluppo di un nuovo argomento.

La conduzione si basa su tre componenti principali: la componente emotiva, la componente cognitiva e l'aspetto conativo comportamentale.

Nel processo di conduzione solitamente l'intervistato stipula un atto fiduciario con l'intervistato che pone le basi per il patto fiduciario. In questo atto fiduciario l'intervistato spiega al soggetto le modalità di intervista, gli chiede se è possibile registrare la conversazione e gli dà la sicurezza che le informazioni non violeranno la sua privacy. Successivamente avviene l'intervista vera e propria caratterizzata da rilanci da parte dell'intervistatore, e tramite questi riesce ad approfondire la situazione. Nel mentre il relatore può prendere appunti sulle componenti non verbali. Alla fine dell'intervista è molto importante che il conduttore si ricordi di ringraziare il soggetto intervistato per la sua disponibilità dedicatagli.

La capacità di un buon conduttore consiste proprio nei rilanci che nel corso del suo lavoro riuscirà a portare avanti, per far sì che il soggetto venga fuori completamente.

Dall'interrogazione alla relazione

Il passaggio dall'interrogazione alla relazione può essere rappresentato da uno schema. Questo è posizionato in uno spazio tridimensionale delimitato da strutturazione, standardizzazione e direttività. In questo schema si nota una grande differenza tra i due estremi, ovvero tra il questionario e le storie di vita, mentre le fasi centrali: intervista semi-strutturata, intervista libera non direttiva e intervista in profondità.

Prendiamo in considerazione le differenze tra i due estremi: nei questionari il costo è minore, avviene la redazione anticipata di tutte le domande, varia l'ampiezza del campione, ci sono scarse possibilità di superare l'intervistato e l'intervistatore richiede discrete qualificazioni, mentre per le storie di vita non abbiamo una redazione anticipata di tutte le domande, l'ampiezza del campione è relativamente più piccola, i tempi e i costi aumentano e l'intervistatore deve avere elevate qualificazioni.

I principali difetti nelle domande del questionario

Le domande da evitare poiché creano delle incomprensioni nell'interlocutore sono:

  • Le doppie domande
  • Le domande astratte
  • Le false domande: ovvero le domande che sono impostate con l'intento di far prevalere un'impostazione ideologica particolare
  • Le domande viziate: che sono quelle dove l'intervistatore cerca di convincere l'intervistato ad una posizione specifica
  • Le domande con espressioni negative

Mentre bisogna porre molta attenzione per:

  • Le domande che trattano di questioni personali come il sesso, il credo religioso, o rapporti particolari: queste devono essere formulate con estrema cautela, partendo da un concetto generale per poi arrivare ad uno specifico.
  • Le domande che prevedono risposte con accentuazione sociale. Bisogna stare attenti quando si fanno domande banali
  • Le domande relative al passato perché le persone hanno problemi di memoria e potrebbero ricordare i fatti in modo sfuocato e perché nel passato ci sono sempre forti elementi di affettività che potrebbero condizionare le risposte.

Bisogna fare attenzione anche al linguaggio delle domande, che deve essere alla portata di tutti e alla lunghezza delle domande, che non deve essere eccessiva se no l'intervistato facilmente rischia di perdere il filo del discorso; bisogna evitare definizioni ambigue e

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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher bagliuz di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di metodologia e tecniche della ricerca sociale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Poli Stefano.
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