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Capitolo primo: la società come relazione

La sociologia è la scienza della società. La definizione che diamo di società è conseguenza del modo di osservarla, descriverla e interpretarla. La nozione di società è complessa e polivalente.

La complessità della società

  • È complessa perché sempre inglobare tutto. Tutto accade dentro la società e i fenomeni che accadono al suo interno cambiano come la società in cui si manifestano. Se si segue questo modo di pensare, la società viene intesa come popolazione su un territorio i cui componenti condividono da tempo una medesima cultura. La versione sociologica più raffinata di questa visione della complessità è il concetto di società espresso da Parsons, secondo il quale la società è un sistema sociale autosufficiente (dandosi un ordine politico e facendo fronte alle funzioni necessarie per la sopravvivenza). Questa visione scompare con la fine della modernità. Oggi la società non coincide più con lo Stato-nazione: la complessità deve essere intesa come un processo di complessificazione dei rapporti fra gli esseri umani nelle loro esigenze di vita.

La polivalenza della società

  • La nozione di società è poi polivalente perché ogni epoca storica l'ha intesa a suo modo. Per gli antichi la società è una visione del mondo in cui si vive, come un tutto che comprende e sovrasta ogni cosa. Il termine societas nasce con la cultura romana e indica l'essere e il farsi socio di altri, dunque il costituirsi di un raggruppamento.

Nel Medioevo con Tommaso d'Aquino riemerge la visione aristotelica. Il termine società viene di nuovo a indicare una totalità organica aventi funzioni ordinate al bene comune. Nel corso del Sei-Settecento si diffonde una nuova visione di tipo contrattualistico della società: a partire da Hobbes si afferma una visione della società come costruzione artificiale. Si suppone che gli individui pre-esistano alla società e vivano in uno stato di natura. La società nasce nel momento in cui essi si mettono d'accordo per cedere ad un terzo il potere di usare la forza per stabilire l'ordine.

A partire dal Settecento si sviluppa la semantica della società civile intesa come l'insieme di coloro che sono impegnati nelle attività economiche come popolazione dei produttori. Qui la società è intesa come mercato, come ambito delle relazioni di produzione, commercio e consumo. Con la modernità la società perde quel carattere di organismo naturale che le era stato conferito dalla tradizione classica. Essa non coincide più con il tutto sociale ma diventa quella specifica sfera di relazioni fra individui e gruppi che operano e contrattano.

Hegel cerca di sintetizzare la concezione organica e contrattualistica della società. Pensa la società come dialettica fra famiglia, società naturale, e il mercato, società artificiale, che da vita ad una sintesi, lo Stato etico, in cui la società ritrova la sua unità organica. Karl Marx pensa la società come realtà puramente materiale cioè economica. Con l'opera di Durkheim, Weber, Simmel e Pareto, si inizia ad usare il termine di società per indicare non tutta la realtà storico-sociale e tantomeno un'idea di società utopica, ma solamente un piano specifico della realtà, quello che Durkheim chiama fatto sociale.

Da allora in poi la nozione di società diventa sempre più complessa perché:

  • Viene ad indicare contingenza essendo la società una costruzione artificiale.
  • La società si sviluppa attraverso continui processi di differenziazione al suo interno.
  • Crescenti sfide di integrazione fra le varie dimensioni e componenti.

In sintesi è complessa perché è un eccesso di possibilità. La relazione sociale deve trovare al proprio interno le forze per darsi una stabilità o capacità evolutiva, mentre in precedenza la stabilizzazione avveniva in buona misura ricorrendo a fattori esterni, ad esempio la religione.

In parallelo si differenziano le semantiche della società ovvero i modi di intendere ciò che fa la società; si distingue fra la società politica, quella economica, fra quella locale e quella globale, fra la società della cultura e quella dell'informazione (produrre e diffondere cultura), fra società della tecnica e società dell'umano.

La relazione sociale

Il sociale è la relazione che intercorre fra i soggetti in quanto agiscono riferendosi gli uni agli altri in un certo modo. La società è quindi il farsi delle relazioni sociali in determinati contesti. La relazione sociale, non l'individuo o la singola azione, costituisce la cellula del tessuto sociale. Per relazione sociale si deve intendere la realtà immateriale che sta fra i soggetti agenti e che costituisce il loro orientarsi e agire reciproco. La relazione sociale è sia il prodotto delle concrete persone umane, sia ciò che le forgia. La persona umana è sia il generante sia il generato.

La società è una configurazione di relazione in cui possiamo distinguere tre fasi temporali (Archer): le forme socio-culturali e strutturali preesistenti all'ingresso degli individui, le azioni dei soggetti agenti che si muovono condizionati da queste forme, e i risultati di tali inter-azioni. Le categorie conoscitive attraverso cui noi comprendiamo le relazioni sociali non possono essere meramente psicologiche o meccaniche (sul modello delle scienze fisiche), né essere intese come applicazioni di norme etiche a priori, come se la società esistesse di fatto, né possono essere solo razionali. La relazione sociale include tutte queste dimensioni ma non è semplicemente la loro somma. La realtà che emerge è sui generis. La comprensione sociologica è un atto di conferimento di senso, come significato e come intenzionalità, che deve trovare riscontro nella oggettiva realtà dei comportamenti sociali e dei loro esiti.

La spiegazione della società deve tener conto del fatto che i fenomeni sociali sono contingenti, ovvero che dipendono da certi fattori o da certe condizioni che essendo compiute da soggetti sono variabili. Nelle relazioni sociali si gioca la libertà dei soggetti umani seppur condizionata dai vincoli che le forme socio-culturali preesistenti impongono. Studiare la società significa comprenderla come relazione sociale fra soggetti che creano strutture e le modificano nel tempo. La sociologia è scienza nella misura in cui identifica dei fatti sociali che chiedono di essere compresi e spiegati con affermazioni basate su argomenti validi e attendibili.

Metodologie sociologiche

  • L'individualismo metodologico è quella forma di spiegazione che riconduce il fatto sociale ad un prodotto degli individui.
  • L'olismo metodologico spiega invece il fatto sociale come un determinismo che condiziona gli individui.
  • L'approccio relazionale respinge entrambi questi modi di pensare. Egli considera il fatto sociale come "fenomeno emergente". Il fatto sociale non sta né negli individui né nelle strutture, sta nelle loro relazioni; interagendo fra loro, modificano le condizioni di partenza; è un fenomeno emergente dalle loro interazioni.

L'oggetto del contrasto fra le due posizioni può essere espresso dalla seguente domanda: la società è fatta di individui oppure è qualcosa che ha una sua autonomia indipendente dagli individui? Per gli individualisti le relazioni sociali sono concepite come proiezione delle caratteristiche individuali; per gli olisti la realtà relazionale è fatta di strutture che si impongono sugli individui; per la sociologia relazionale si tratta di una realtà che ha le sue proprietà e i suoi poteri, ma solo in quanto è agita ed emerge dalle interazioni tra gli individui. È una configurazione relazionale che va al di là della semplice somma di individui. È qualcosa che già esiste quando gli individui nascono ma essi hanno una loro autonomia nell'esplorarlo. Attraverso questi processi gli individui cambiano la società che essi stessi contribuiscono a fare interagendo costantemente.

Amicizia come fatto sociale

Che cos'è l'amicizia come fatto sociale? L'amicizia sgorga dalla persona umana ma non può essere un fatto individuale. È la condivisione, la relazione che dà senso e forma e contenuto all'amicizia; non può essere certo un fatto spiegabile in termini di individui. Bisogna evitare un altro errore: il relazionismo. Esso consiste nel fondere assieme su un piano orizzontale l'azione e la struttura sociale, cioè definire l'una come prodotto contemporaneo dell'altra. In questo modo si incorre in una visione relativista e pragmatica che vede la relazione come un determinismo fine a se stesso.

Per comprendere il cambiamento sociale occorre una teoria che sia adeguata al carattere relazionale della realtà sociale, come realtà sui generis fatta di relazioni sociali. La realtà della relazione è di ordine diverso rispetto alla realtà degli individui e a quelle delle strutture sociali e culturali. Per cogliere questo ordine si deve adottare un paradigma detto relazionale, secondo il quale il cambiamento sociale consiste nella emergenza di realtà sociali agite da soggetti che stanno in relazione fra loro in un determinato contesto.

La sociologia nasce come scienza proprio nel momento in cui la relazione sociale non è più vista come qualcosa di dato, ma qualcosa di storicamente costruito e variabile. Nel pensiero greco classico, non essendovi il concetto specifico di sociale (assorbito in quello di politico) è improprio parlare di relazione sociale. Il pensiero aristotelico suppone che le relazioni sociali derivino dalla natura stessa degli esseri viventi. Neppure la cultura romana possiede un concetto specifico di relazione sociale, per quanto essa offra la radice etimologica di relatio (da referre). È a cavallo fra i secoli XII e XIII che inizia a svilupparsi una dottrina delle relazioni per opera di Tommaso d'Aquino. L'interesse per il concetto di relazione proviene dalla teologia, ma si nota un forte spostamento nell'uso della relazione come strumento di conoscenza e come oggetto di conoscenza in sé.

Nella filosofia moderna troviamo di nuovo diversi modi di intendere la relazione (Hume, Kant, Hegel). Nel campo delle scienze sociali in senso stretto, una specifica dottrina delle relazioni sociali fiorisce a cavallo tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento. È soprattutto in Germania, con Weber e Simmel, che viene compiuta quella che può essere chiamata la svolta relazionale nelle scienze sociali. Ciò che esiste, per la sociologia, esiste in relazione a qualcos'altro ed è in questa relazione che si specifica ed evolve.

Nel codice simbolico classico, l'identità è intesa come sostanza e dunque come una realtà che non ha bisogno di relazionarsi ad altro da sé. Il pensiero sociale è dunque monistico. Nel codice simbolico moderno l'identità si stabilisce come negazione del proprio opposto o del diverso, per relazione come negazione di ciò che l'entità di riferimento non è. Qui il codice simbolico è dualistico. Nel codice simbolico post-moderno, l'identità è definita attraverso e con la relazione con un'alterità. L'identità di A è la relazione che intercorre fra A e ciò che A non è (semantica relazionale).

L'emancipazione del concetto di relazione si può osservare nel fatto che la relazione sia considerata come costitutiva del concetto di identità. L'identità non si costituisce per negazione di tutto ciò che essa non è (come nei codici della dialettica hegeliana), ma attraverso il relazionamento ad un'alterità. Il relazionismo può essere definito come una riduzione della relazione a mero vissuto e processo. Le sociologie relazioniste sono caratterizzate dal fatto di vedere la realtà sociale come uno svolgimento circolare e indefinito nel tempo della relazione sociale come fine a se stessa, mentre secondo la sociologia relazionale dicendo che la realtà sociale è relativa si intende dire che essa esiste in relazione a, ossia indica una relazione fra entità. Il concetto di relazione sociale emerge e si sviluppa di pari passo con il differenziarsi della società. Senza una teoria della relazione sociale non è possibile comprendere il passaggio dalla società tradizionale a quella moderna e post-moderna.

Ogni operazione di distinzione comporta il problema del relazionamento, ossia di nuove relazioni, fra i termini distinti. La conoscenza è un'incessante attività di distinzioni e quindi è un'incessante creazione di relazioni. Il concetto moderno di relazione sociale nasce quando le scienze sociali assumono il punto di vista secondo cui le operazioni di distinzione sono sempre socialmente prodotte. Distinguere tra moderno e post-moderno significa instaurare una relazione sociale fra l'uno e l'altro, in una maniera tale che il moderno rifiuta tutto ciò che non è moderno e genera un altro ordine.

Per la modernità la relazione sociale è la referenza di un soggetto ad un altro mediata dalla società a cui appartengono, la quale offre ciò che è necessario per operare la mediazione (valori, simboli, regole). La relazione sociale implica anche uno scambiare qualcosa. Lo scambio è il nucleo generatore e il motore propulsivo delle relazioni sociali. Questo scambio crea una nuova entità o situazione che ha i caratteri della relazione, che appunto emerge dello scambio.

Si è soliti raffigurare la nascita della società moderna come emergere delle relazioni contrattuali di mercato, intese come espressione di volontà arbitraria e di interessi finalizzati a scopi strumentali, di contro alle relazioni tradizionali di comunità, espressione di legami ascrittivi. Nuovi sistemi economici sono resi possibili solo se cambiano le relazioni sociali fra i soggetti. Anche un nuovo ordine politico diventa possibile solo se cambiano le relazioni fra i soggetti che fanno politica.

La relazione sociale emerge come realtà e tema specifico di indagine con la società moderna grazie a due fenomeni:

  • Le relazioni fra soggetti (individuali e collettivi) non sono più viste come date per natura, ma sono considerate mutevoli, producibili e riproducibili.
  • La relazione viene rappresentata come una nozione complessa e articolabile secondo diverse modalità culturali. La nozione di relazione sociale diventa ambivalente.

Il mondo moderno si caratterizza per un processo di differenziazione sociale che in continuazione genera, distrugge, riorganizza relazioni sociali. La relazione è autopoietica in quanto si genera da sé. La relazione è anche generazione di novità attraverso il riferimento ad altre relazioni e la connessioni con esse. La finalizzazione interna porta a cercare altre relazioni esterne (eteropoietiche). La relazione contiene delle finalità, ma questo non sono sempre esplicite e inoltre sono dinamiche, possono evolvere in direzioni diverse. Tutto esiste in relazione a. Sul piano sociologico noi osserviamo che nella realtà sociale ci sono dei finalismi ma questi non sono deterministici.

I diversi approcci nello studio della relazione sociale

  • L'approccio marxista adotta una prospettiva relazionale sulla società che risulta tuttavia riduttiva. L'uomo è un essere puramente sociale in quanto determinato dalle relazioni sociali materiali in cui viene a trovarsi storicamente. La società non è composta da individui ma esprime l'insieme dei legami e relazioni entro cui si trovano inseriti gli individui. Le relazioni sociali sono intese secondo un realismo di tipo materialistico, a sfondo economico, che le concepisce a livello micro come condizionamenti concreti, a livello macro come rapporti fra le classi. Per Marx il capitale è una relazione sociale, precisamente la relazione di espropriazione dei mezzi di produzione operata da parte del capitalista nei confronti dei produttori. Egli comunque non perviene ad una teoria vera e propria delle relazioni sociali concrete. L'approccio marxista rimane legato alla sua intrinseca connotazione materialistica e strutturalistica. Ciò si può verificare anche in autori più recenti come Bourdieu secondo cui la società è una nozione vuota, a cui bisogna sostituire quello di uno spazio socialmente strutturato in cui gli agenti lottano in funzione della posizione che occupano, costretti a ciò dalla configurazione di un sistema strutturato di forze oggettive che impone determinate relazioni, in genere di conflitto e concorrenza.
  • L'approccio positivista considera la società una realtà materialmente emergente dalle relazioni tra individui singoli che danno vita ad una forza collettiva. Durkheim inizialmente considera la relazione sociale come scaturente dalla divisione sociale del lavoro, la solidarietà meccanica che si costituisce tramite relazioni sociali fra oggetti uniformi, e invece la solidarietà organica che scaturisce da relazioni fra soggetti sempre più individualizzati e differenziati. Successivamente egli approfondisce il contenuto e i caratteri simbolici della relazioni sociale come espressione della coscienze collettive. Sociale è tutto ciò che si configura come legame. Durkheim concepisce la relazione essenzialmente come un vincolo e un condizionamento, ossia una realtà esterna e coercitiva nei confronti degli individui. Da egli nasce la scuola francese (che comprende autori come Mauss e Lévi-Strauss) che concepisce le relazioni sociali come strutture essenziali connotative della società intesa come ordine collettivo di scambi, diversamente dagli approcci
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Scienze politiche e sociali SPS/07 Sociologia generale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher sara.tresoldi01 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Rovati Giancarlo.
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