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Capitolo 1

Marx fa notare come la tradizione delle generazioni scomparse pesi sul cervello dei viventi, così che in epoche di crisi rivoluzionaria gli uomini evocano con angoscia gli spiriti del passato. La rivoluzione del 1848 fece una parodia di quella del 1789, che a sua volta prese i panni della Repubblica Romana e dell’Impero Romano. Tutto quello che si cercò di riconquistare con la rivoluzione del '48 (Costituzione, Assemblea nazionale, partiti dinastici, i repubblicani azzurri e rossi, il diritto civile, penale, ecc.) tutto svanì di fronte al colpo di Stato di Napoleone III il 2 dicembre 1852.

Ricapitoliamo a grandi tratti le fasi percorse dalla rivoluzione francese dal 24 febbraio 1848 sino a dicembre 1851. Tre sono i periodi principali: periodo di febbraio; dal 4 maggio '48 al 28 maggio '49 il periodo di Costituzione della Repubblica o dell'Assemblea nazionale costituente; dal 28 maggio '49 sino al 2 dicembre 1851 il periodo della Repubblica costituzionale o dell'Assemblea nazionale legislativa.

Il periodo di febbraio

Il periodo di febbraio può essere considerato il prologo della rivoluzione. Il governo che fu instaurato fu dichiarato provvisorio e tutto quello che fu tentato in questo periodo fu provvisorio. Tutti gli elementi che avevano preparato la rivoluzione, ovvero opposizione dinastica, borghesia repubblicana, piccola borghesia, borghesia repubblicana democratica, il proletariato socialista trovarono posto provvisoriamente nel governo di febbraio. La rivoluzione mirava a una riforma elettorale e al rovesciamento esclusivo della monarchia finanziaria. Quando il conflitto scoppiò e il popolo si mosse l'esercito non oppose resistenza e la monarchia si dette alla fuga. Si impose così la repubblica ed ogni partito la interpretò a modo suo. Poiché questa era stata conquistata dal proletariato con le armi in pugno, questo le impresse il suo suggello e la proclamò repubblica sociale. Ma mentre il proletariato "faceva festa", le vecchie potenze della società si erano raggruppate e trovarono un appoggio inatteso nella massa della nazione, ovvero contadini e piccoli borghesi.

Il secondo periodo

Nel secondo periodo assistiamo alla formazione dell’Assemblea Costituente tramite suffragio universale. Quindi si rappresentava la nazione. Per Marx essa doveva ridurre i risultati della rivoluzione a misura borghese. Il proletariato parigino comprese immediatamente il carattere di questa assemblea e cercò di scioglierla ma come risultato si ebbe solo l'allontanamento di Blanqui e i suoi compagni dall’assemblea. Con l'assemblea costituente si dichiarò che la repubblica era una repubblica borghese. Si disse che la totalità della borghesia dovesse governare in nome del popolo. A questa dichiarazione il proletariato rispose con la rivoluzione di giugno, l’avvenimento più grandioso delle guerre civili europee per Marx. Fu una vittoria della repubblica borghese che aveva dalla sua aristocrazia finanziaria, borghesia industriale, ceto medio, piccoli borghesi, la guardia mobile, i preti, gli intellettuali e la popolazione rurale. Il proletariato era da solo! Più di 3 mila insorti vennero massacrati dopo la vittoria; 15 mila deportati senza processo. Così il proletariato diventa più debole e si ritira dietro le quinte. Esso soccombe però con gli onori della battaglia storica. La Rivoluzione di giugno aveva dimostrato che repubblica borghese significava dispotismo assoluto di una classe su tutte le altre. Tutte le classi e tutti i partiti si erano uniti durante le giornate di giugno nel partito dell’ordine per fronteggiare la classe proletaria considerata come il partito dell'anarchia, del socialismo e del comunismo. Essi avevano dato alle loro truppe le parole d'ordine della vecchia società: proprietà, famiglia, religione e ordine.

Capitolo 2

A partire dalle giornate di giugno la storia dell’Assemblea nazionale costituente è la storia del dominio e della disgregazione della frazione della borghesia repubblicana conosciuta anche con il nome di repubblicani puri. Sotto Luigi Filippo questa era stata l'opposizione ufficiale. Essa aveva i suoi rappresentanti nelle camere. Il suo organo parigino era il National. Non si trattava di una frazione della borghesia tenuta assieme da grandi interessi comuni, si trattava piuttosto di una consorteria di scrittori, di borghesi e di avvocati, di ufficiali e di impiegati di convinzioni repubblicane che si fondava sulla antipatia comune di Luigi Filippo, sui ricordi della vecchia repubblica e sul sentimento di nazionalismo francese. Anche la borghesia industriale faceva parte del National perché gli riconosceva una difesa del sistema protezionista francese e la borghesia nel suo insieme gli era riconoscente per le sue denunce contro il socialismo e il comunismo.

Per il resto il partito del National era repubblicano puro, cioè voleva una forma repubblicana anziché monarchica di dominio della borghesia. Al National era chiara inoltre l'impopolarità nei suoi confronti da parte del proletariato rivoluzionario e dei piccoli borghesi democratici. I principali rappresentanti dei repubblicani puri ebbero un posto, dopo la rivoluzione di febbraio in Assemblea costituente. Dalla commissione esecutiva che fu fatta subito in Assemblea furono esclusi inizialmente i rappresentanti del proletariato e, dopo i fatti di giugno, gli esponenti democratici, piccolo borghesi (Ledru-Rollin). Cavaignac, il generale del partito repubblicano borghese prese il posto della Commissione esecutiva con un potere dittatoriale e Marrast (redattore capo del National) fu posto a capo dell’Assemblea. I ministeri furono tutti occupati da repubblicani puri. Questi repubblicani giunsero a dominare quindi non attraverso proprie rivolte ma attraverso una lotta del proletariato contro il capitale. Da un evento rivoluzionario se ne ha uno controrivoluzionario per Marx così. L'esclusivo dominio dei repubblicani borghesi durò soltanto dal 24 giugno sino al 10 dicembre 1848. La sua storia si riassume nella elaborazione di una Costituzione repubblicana e nello stato d'assedio di Parigi.

La nuova Costituzione non fu altro che la rielaborazione della Costituzione del 1830. Rimase immutata la vecchia organizzazione municipale, amministrativa, giudiziaria e militare. Vennero proclamate inoltre alcune libertà assolute dei cittadini francesi: l'unico limite che le veniva posto era la sicurezza pubblica e gli eguali diritti degli altri. La costituzione rinvia pertanto a future leggi organiche che vengono fatte quasi esclusivamente dal partito dell'ordine a favore della borghesia. Talvolta si limitavano queste libertà nel nome della sicurezza pubblica (trappole poliziesche per Marx), i democratici così le potevano reclamare in nome della costituzione. La costituzione però aveva un tallone d'Achille: da una parte l'assemblea poteva deporre il presidente, dall'altra il presidente non poteva liberarsi dall'assemblea se non con la forza. Un altro punto debole stava nel fatto che l'assemblea era una sola, mentre il presidente era da solo ed era eletto a suffragio universale e diretto: aveva una sorta di potere divino e il suo potere doveva durare al massimo 4 anni. Infine, in un paragrafo melodrammatico, la Costituzione affidava se stessa "alla vigilanza e al patriottismo del popolo francese tutto intiero, come di ogni francese in particolare", e ciò dopo aver essa stessa, in un altro paragrafo, affidato i "vigilanti" e i "patrioti" alla tenera e feroce attenzione della Corte suprema da essa inventata, la Haute Cour.

Mentre i repubblicani erano occupati a votare questa costituzione, Cavaignac manteneva lo stato d'assedio a Parigi. Luigi Bonaparte fu eletto presidente il 10 dicembre 1848 e così si pose fine alla dittatura di Cavaignac e alla Costituente. È interessante notare come la costituzione sancisse che il presidente non avrebbe mai dovuto perdere la cittadinanza francese, cosa che invece accadde con Luigi Bonaparte. Inoltre afferma che l'elezione di Bonaparte sia una reazione dei contadini che avevano pagato le spese della rivoluzione di febbraio. Questa elezione fu accolta con simpatia dall'esercito, a cui i repubblicani del National non avevano procurato gioia né vantaggi; dalla grande borghesia che salutò Bonaparte come un ponte verso la monarchia; dai piccoli borghesi che videro in lui il castigo per Cavaignac.

Il periodo che va dal 20 dicembre 1848 sino allo scioglimento della Costituente nel maggio 1849 abbraccia la caduta dei repubblicani borghesi. Dopo essersi sbarazzati della borghesia democratica e del proletariato essi stessi vengono messi in un angolo dalla massa della borghesia, che a buon diritto mette repubblica sotto sequestro come una proprietà. Ma questa massa borghese era monarchica. Una parte di loro, i grandi proprietari fondiari aveva dominato durante il periodo della restaurazione. Gli altri erano orleanisti ed erano la grande aristocrazia finanziaria e avevano dominato nella monarchia di luglio. I preti, i dignitari dell'università, dell'esercito, del foro e della stampa si ripartivano tra queste due correnti, sebbene in proporzioni diseguali. Nella repubblica borghese (che non portava né il nome dei Borboni né quello degli Orleans) essi potevano dominare in comune. Già l'insurrezione di giugno li aveva riuniti tutti nel partito dell'ordine; ora era necessario sbarazzarsi innanzitutto della consorteria dei repubblicani borghesi, e così fu. Il National si convertì al socialismo. Così dal 20 dicembre del '48 sino alla fine dell'assemblea le due potenze, Bonaparte e il partito dei monarchici vissero in buoni rapporti. Ma il 2 dicembre 1851 l'una distrusse l'altra.

Assumendo la presidenza Bonaparte formò immediatamente un ministero del partito dell'ordine alla testa del quale pose Barrot il vecchio capo dell'opposizione parlamentare. Sin dal primo consiglio dei ministri venne decisa la spedizione di Roma e ci si mise d'accordo di intraprenderla all'insaputa dell'Assemblea nazionale. Si cominciò a questo punto con una truffa verso l'Assemblea nazionale e con una cospirazione segreta con le potenze assolutiste dall'estero contro la repubblica romana rivoluzionaria (che capitolò nel luglio '49 sotto gli attacchi di Austria, Francia, Spagna e Regno delle Due Sicilie). Allo stesso modo e con le stesse manovre Bonaparte preparò il suo colpo del 2 dicembre contro l'assemblea legislativa monarchica e contro la sua repubblica costituzionale. Non dimentichiamo che lo stesso partito che il 20 dicembre '48 formava il ministero di Bonaparte, il 2 dicembre 1851 formava la maggioranza dell'assemblea legislativa. La Costituente aveva deciso di non sciogliersi prima di avere promulgato tutta una serie di leggi organiche, destinate a completare la Costituzione. Il 6 gennaio il partito dell'ordine tramite Rateau le fece proporre il suo scioglimento. Il ministero con a capo Barrot e i membri monarchici dell'assemblea nazionale dimostrarono alla Costituente che il suo scioglimento era necessario per il consolidamento dell'ordine. Inoltre Bonaparte aizzò il popolo disorganizzato contro la Costituente. Questo fu da insegnamento a Bonaparte per aizzare le masse contro le assemblee parlamentari. Il 29 gennaio la costituente doveva decidere sul proprio scioglimento e l'aula fu occupata militarmente dal partito dell'ordine. L'Assemblea fu arrendevole. L'assemblea costituente fu costretta ad approvare addirittura delle leggi.

Capitolo 3

Il periodo della repubblica costituzionale o parlamentare va dal 28 maggio 1849 al 2 dicembre 1851. Queste date coincidono con la riunione dell’Assemblea Legislativa e con il suo scioglimento. Nella rivoluzione francese al dominio dei costituzionali segue il dominio dei girondini e poi quello dei giacobini. Ognuno di questi partiti si appoggia su quello che è più avanzato di lui. Il partito proletario si presenta come appendice della democrazia piccolo borghese, che lo tradisce e lo abbandona nelle giornate di giugno. Il partito democratico a sua volta si appoggia alle spalle della borghesia repubblicana, e questa non si sente sicura se non quando, sbarazzata dei suoi modesti alleati, si appoggia alle spalle del partito dell'ordine. Ma questo scrolla le spalle, manda a gambe all’aria i repubblicani borghesi si appoggia alle spalle delle Forze armate e crede ancora di appoggiarsi ad esse quando un bel mattino si accorge che le spalle si sono mutate in baionette. È inevitabile che in questo gioco di equilibri tutti i partiti prima o poi cadano. In questa rivoluzione si agisce secondo una linea retrograda, qui i deputati di Luigi Filippo s'imbatterono in una sacra falange di legittimisti votati dal popolo. I deputati bonapartisti erano troppo pochi per formare un gruppo indipendente ed apparivano come una brutta appendice del partito dell'ordine. In questo modo il partito dell'ordine si trovava in possesso del potere governativo, dell’esercito e del corpo legislativo. In assemblea i repubblicani puri si trovarono ridotti a un cricca di una cinquantina di uomini con a capo i generali africani. Il grande partito dell’opposizione era costituito dalla Montagna (coalizione democratico-socialista) e i suoi deputati erano pari alle tre fazioni del partito dell'ordine (bonapartisti, orleanisti e legittimisti?). Tuttavia le elezioni dipartimentali avevano dimostrato che esso si era conquistato una considerevole influenza tra la popolazione delle campagne e aveva quasi tutti i deputati di Parigi. Sembrava dunque che il 28 maggio 1849, dati anche i conflitti in seno ai monarchici, la Montagna avesse davanti a sé tutti gli elementi del successo. Così però non fu.

Prima di procedere alle vicende parlamentari sono necessarie alcune osservazioni: secondo il modo di vedere dei democratici, nel periodo dell'Assemblea Legislativa si trattava della sola lotta tra repubblicani e monarchici. Essi riassumono il loro movimento in reazione: il partito monarchico voleva il ritorno alla monarchia, chi con Enrico V (legittimisti), chi con Luigi Filippo (orleanisti). Questa reazione è quindi dei monarchici che si rivolge contro la stampa, contro il diritto di associazione o simili. Questa reazione si traduce in brutali operazioni di polizia e burocratiche. La Montagna invece appare come la rappresentante della Repubblica e vuole respingere questi attacchi per difendere i diritti eterni dell'uomo come hanno fatto i partiti popolari da circa un secolo. Ma se consideriamo la situazione più da vicino, questa apparenza superficiale che nasconde la lotta di classe scompare. Legittimisti e orleanisti costituivano le due grandi fazioni del partito dell'ordine: i legittimisti erano espressione della grande proprietà terriera, gli orleanisti dell'alta finanza e dell'industria. Dunque ciò che opponeva queste due frazioni erano gli interessi materiali. Proprietà terriera (preti ad es.) contro capitale (alta finanza, industria, commercio, avvocati, professori e rettori). Questi erano interessi della borghesia perché la grande proprietà fondiaria si era imborghesita. Quindi le pretese di restaurazione della monarchia erano pretesti. Questi dunque svolsero il loro compito come partito dell'ordine ma a titolo sociale e non politico: come borghesi contro le altre classi piuttosto che come monarchici contro repubblicani. Il loro dominio era possibile nella forma della repubblica parlamentare perché solo in questa forma le due grandi fazioni potevano riunirsi e quindi porre all'ordine del giorno il dominio della loro classe. Ma dall'altra parte la repubblica minava la loro base sociale perché ora erano costretti a lottare contro le classi oppresse senza lo schermo della corona. Questi vedevano minacciata la loro onnipotenza parlamentare dal potere esecutivo (bonapartista perché Bonaparte era stato eletto presidente). In questa occasione essi facevano riferimento alla repubblica per "arringare" il popolo. Di fronte alla borghesia coalizzata si era formata una coalizione di piccolo borghesi e di operai, il cosiddetto partito democratico-socialista. I piccoli borghesi si erano visti mal ricompensati dopo le giornate del giugno del '48. Inoltre si sentirono minacciati dalla controrivoluzione e si avvicinarono agli operai. Nel febbraio 1849 si organizzarono dei banchetti di riconciliazione, venne abbozzato un programma comune e presentati candidati comuni.

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Scienze giuridiche IUS/20 Filosofia del diritto

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher S2748056 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia del diritto e delle professioni legali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Genova o del prof Rebuffa Giorgio.
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