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non-musulmano/ in caso di divorzio il marito aveva diritto al domicilio/eredità: donne metà degli

uomini)

Bourguiba: opera di modernizzazione molto intensa, anche a livello lavorativo e della legislazione

sociale. La scolarizzazione diventava obbligatoria (si doveva democratizzare, decolonizzare e

arabizzare il sistema scolastico).

Sosteneva la sua Laicità, talvolta lo portava a rompere con la tradizione (es: non ha rispettato il

Ramadam) → LA SFERA POLITICA DEVE PREVALERE SU QUELLA RELIGIOSA (successo

di Bourguiba sia all'interno che all'esterno del paese grazie a Laicità, biculturalità, riformismo in

campo sociale)

Metà anni '60 – fine anni '70 → tentativo di reprimere i dissensi politici. (partito comunista posto

fuori legge) Per il Presidente il partito-stato era l'unica forma ammessa di organizzazione politica

per garantire l'ordine e la stabilità.

Modifica Costituzione per garantire al Presidente la carica a vita.

1980: nomina a Primo Ministro di Mzali → timido pluralismo politico.

Al contempo → ascesa correnti islamiste (per Bourguiba ciò portava ancora una volta ad un

processo di oscurantismo contro il quale egli aveva sempre lottato). Questo tradizionalismo

islamico voleva riproporre il ruolo della religione nella vita sociale e criticava l'emancipazione

femminile, il turismo europeo che apportava delle influenze negative. Critica alla visione laica della

società: la modernità bourguibista avrebbe fatto rompere le radici arabo-islamiche della Tunisia e le

avrebbe negato la propria identità.

Alla metà degli anni '80 il governo Mzali in crisi per rincaro dei generi alimentari → ascesa Ben

Ali, che nel 1987 diventa presidente della repubblica perchè Bourguiba non era più capace di

adempiere alle sue funzioni.

ZINE AL ABIDINE BEN ALI

Bel Ali → presente slogan di "cambiamento", voleva innovare il Paese.

-liberalizzazione economica (anche se lo Stato rimaneva legato ad un'ottica centralista, si

privatizzano grandi imprese, il clan Bel Ali si appropria delle società)

-apparente accostamento del Presidente ad organizzazioni per i diritti umani

-apertura al versante religioso: Islam componente essenziale Tunisia.

Sembrava cessare l'ostilità nei confronti del movimento islamista capeggiato da Ghannushi: Bel Ali

lo salva dalla pena di morte → crescenti consensi.

Declino verso la dittatura

Dopo la Guerra del Golfo del 1991 → minaccia integralismo islamico che inquieta l'Occidente,

specialmente l'UE, partner economica della Tunisia. A tal proposito Ben Ali dice, per rassicurare i

partner, che la Tunisia si sarebbe appoggiata ai valori arabo-musulmani, rispettando le altre

credenze ma contrastando gli integralismi. Rigorosi controlli per "motivi di sicurezza".

Esclusione dalla scena politica degli islamisti e di coloro che davano una immagine negativa della

nazione; intolleranza nei confronti degli oppositori, di coloro che andavano contro le ideologie del

governo. Ennhada: natura pericolosa e violenta. (vittime donne legate ai movimenti)

Violazione diritti umani, no libertà di opinione, torture, processi senza regole.

Manifesto 21 Marzo 2001 → denuncia la deriva autoritaria della Tunisia. La politica era ormai

vietata, limitazione pluralismo politico, si bloccava l'evoluzione democratica del Paese. Controllo

su ogni tipo di organizzazione. Dopo l'11 settembre si ottiene il pretesto per legittimare la politica

repressiva. BATTAGLIA CONTRO IL FONDAMENTALISMO ISLAMICO, in nome della lotta

contro il terrorismo. Si eliminavano raffigurazioni alternative della realtà. Controllo assoluto delle

attività commerciali.

No al velo: significa involuzione e isolamento delle donne → hijabofobia (velofobia). "la donna

deve essere libera". Il velo è antislamico e antipatriottico. Era legato, secondo loro, ad

un'interpretazione radicale della religione.

Crisi economica moderna: giovani laureati senza lavoro, si emigra verso l'occidente. Agli occhi del

mondo la Tunisia era un paese democratico e all'avanguardia, tutto ciò veniva permesso tramite la

manipolazione dei media tunisini DEMOCRAZIA DI FACCIATA.

All'interno l'accentramento del potere veniva presentato come uno strumento necessario al

rafforzamento delle strutture economiche, per salvaguardare l'indipendenza rispetto all'influenza dei

paesi industrializzati.

Riforme per potenziare la capacità di attirare capitali esteri, la Tunisia era considerata come un

paese stabile dall'ONDD. Ciò era apprezzato dai partner commerciali. In realtà il sistema

economico tunisino era fondato su un alto debito pubblico abilmente mascherato.

CRISI MONDIALE: tocca anche la Tunisia. Il malcontento diventa pubblico (rivolta nel bacino

minerario di Gafsa). Nuove generazioni frustrate, senza lavoro, no redistribuzione ricchezze.

PRIMAVERA ARABA

Nel gennaio 2011 migliaia di giovani tunisini esprimono il loro dissenso: circa il 50% dei laureati

era disoccupato e non poteva fuggire. Bouazizi, il martire della rivoluzione, per reagire alla polizia

che gli aveva confiscato un banchetto di frutta, unica sua fonte di sostentamento, si cosparge di

benzina e si da fuoco, muore pochi giorni dopo. Questo sacrificio ha spinto i giovani alla

rivoluzione.

I giovani scesi in piazza non appartenevano ad organizzazioni sindacali o politiche.

Attraverso i social network reclamavano i loro diritti. Il governo non convinceva più, non poteva

più concedere compensi salariali in un contesto di crisi economica mondiale.

I social network hanno giocato un ruolo fondamentale nella rivoluzione, condizionavano il modo in

cui i cittadino si relazionano. Servivano a pianificare la contestazione e per testimoniare ciò che

accadeva. Si rompe ISOLAMENTO (il punto debole di ogni rivoluzione). Il governo cercava di

oscurare questi siti, ma grazie alla collaborazione con gli internauti, che nel resto del mondo

riuscivano ad aggirare la censura fornendo i proxy necessari per accedere, i tunisini sono riusciti ad

accedere a questi social network. Il regime era concentrato a controllare i vettori di espressione

tradizionali, quali stampa o televisioni, era incapace di interpretare questo nuovo flusso di

informazioni. Dopo aver vinto la censura → la contestazioni passano dal mondo virtuale a quello

reale.

Libertà e dignità → parole chiave della rivolta. Non si tratta di rivendicazioni religiose, ma di

libertà e dignità, di giustizia sociale. Si è trattato di una rivoluzione senza testa → non è presente

un leader.

Si è trattato di una rivolta della libertà contro il principio di autorità, non di una rivoluzione

perchè all'inizio mancava una connotazione ideologica. Solo in un secondo momento il

malcontento dei giovani è stato affiancato dai sindacati dei lavoratori.

Rivendicazione della dignità → emersa a livello individuale piuttosto che collettivo. Una delle

parole più scandite → dignità, che si contrappone ad onore.

ONORE → riguarda la comunità

DIGNITA'→ riguarda l'individuo.

Scomparsa di una delle matrici dell'Islam classico, l'olismo, nel quale l'identità dell'essere è data

dall'appartenenza al proprio gruppo.


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enn00

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze politiche, relazioni internazionali, diritti umani
SSD:
Università: Padova - Unipd
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher enn00 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei diritti umani e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Padova - Unipd o del prof el Houssi Leila.

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