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Introduzione all'Islam in Tunisia

L'Islam si impose in Tunisia tra il 695 e il 698 senza determinare la scomparsa delle altre culture preesistenti, come i Berberi e i nomadi del deserto. Questo fatto ha posto le basi per una vera e propria convivenza culturale, caratteristica peculiare tunisina.

Dalla transculturalità alla dittatura

La Tunisia è contraddistinta da una transculturalità che ha origini secolari. Nei secoli, vi fu la presenza di abitanti fenici, berberi, italiani, francesi e arabi, che portarono a un'abitudine al confronto e a una tolleranza di fondo.

Le radici della Tunisia non sono arabo-islamiche, dato che originariamente era abitata dai Berberi. L'islamizzazione e l'arabizzazione si radicarono tra la fine VII secolo e il XV secolo. Vi è una convivenza tra Islam istituzionalizzato e Islam popolare, in cui si pratica la venerazione dei santi.

Esempio di transculturalità

  • Patto fondamentale del 1857: libertà religiosa e civile, garanzia della libertà di commercio, lavoro e proprietà agli stranieri.
  • Costituzione della II metà del XIX secolo: il ministro adotta una politica di modernizzazione economica, culturale e istituzionale, ispirandosi alla Francia, che impose il protettorato nel 1881 per 75 anni.

Vi era la necessità di conciliazione tra modernità e religione.

Bourguiba e la modernizzazione della Tunisia

Bourguiba applicò l'Ijtihad, uno sforzo interpretativo, promuovendo una politica di modernizzazione ed emancipazione sociale, in particolare femminile, con l'abolizione della poligamia. La Costituzione del 1959 introdusse il pluralismo politico, la libertà di coscienza e di culto.

Bourguiba: il padre della patria

Nel 1934, Bourguiba formò un partito nazionalista, il Néo-Destur, diventandone il leader, con l'obiettivo di ottenere l'indipendenza dalla Francia. Attraverso un compromesso con la Francia, stilò un accordo nel 1955 che conferì autonomia alla Tunisia, ma non l'indipendenza completa.

Nel 1956, Bourguiba ottenne l'indipendenza dalla Francia e nel 1957 divenne Presidente della Repubblica Tunisina, definito come "despota illuminato modernizzatore del paese".

Nel 1956, promulgò il Codice di Statuto Personale, un codice moderno che non contrasta l'Islam. L'emancipazione femminile includeva l'abolizione della poligamia, basata su motivi pratici, dato che la Tunisia era in pieno processo di sviluppo e non sarebbe stato possibile mantenere più mogli. Furono soppresse la pratica del ripudio, la figura del tutore per la realizzazione di accordi matrimoniali, e fu imposta un'età minima per il matrimonio con l'introduzione del libero consenso tra le parti.

Il codice fu criticato dai settori tradizionalisti, che citarono esempi di paesi occidentali con principi simili che presentano caratteristiche deleterie. Bourguiba evitò la lacerazione con i tradizionalisti ricorrendo allo Ijtihad, uno sforzo per trovare soluzioni giuridiche in linea con i precetti religiosi, cercando di adattare la modernità alla tradizione.

Emancipazione femminile

Per quanto riguarda l'emancipazione femminile, lo Stato sembrava garantire la condizione delle donne ma allo stesso tempo le strumentalizzava per i propri fini. Le donne vivevano ancora in un paese a dominanza maschile; dopo gli anni '70 riuscirono a farsi spazio e iniziarono a svilupparsi sempre più critiche.

Esempio: in una circolare del 1971, una musulmana non poteva sposarsi con un non-musulmano. In caso di divorzio, il marito aveva diritto al domicilio, mentre nell'eredità, le donne ricevevano metà di quanto spettava agli uomini.

Bourguiba intraprese un'intensa opera di modernizzazione anche a livello lavorativo e della legislazione sociale. La scolarizzazione diventava obbligatoria, con l'obiettivo di democratizzare, decolonizzare e arabizzare il sistema scolastico. Sosteneva la sua laicità, talvolta rompendo con la tradizione, come nel caso della non osservanza del Ramadan, poiché riteneva che la sfera politica dovesse prevalere su quella religiosa.

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