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dei diritti propri di entità non statuali (individui,popoli,organizzazioni nazionali non

governative,minoranze).

Oggi quindi si fa avanti il concetto di (soft sovereignity)

SOVRANITA’ LIMITATA

cioè condizionata ad una seria di precisazioni per il suo esercizio.

, infatti, significa che lo Stato necessariamente

AUTOLIMITAZIONE VOLONTARIA

accetta la presenza di fattori di compressione di carattere etico,politico e

giuridico ed automaticamente rinuncia ad alcuni poteri sia all’interno (nei rapporti

con i cittadini)e sia all’esterno (nei rapporti con gli altri soggetti di diritto

internazionale).

Questo ci fa capire che lo Stato non è ma è sottoposto ad

IURIS GENTIUM SOLUTUM

un sempre crescente numero d’obbligazioni internazionali che delimitano la sua

sovranità ma non l’aboliscono totalmente(Stato sempre più limitato dagli obblighi

internazionali).

Si è detto che i limiti alla sovranità dello Stato possono essere INTERNI od

ESTERNI.

LIMITI ESTERNI: es. partecipazione dello Stato alle organizzazioni internazionali

(art. 11 Cost.) .

Ciò determina rilevanti limitazioni della sovranità.

Questi limiti derivano da atti volontari dello Stato che delega ad altri enti porzioni

del suo potere .

TENDENZIALMENTE ESCLUSIVO

LIMITI INTERNI: sono quei limiti all’imperio dello Stato nei suoi rapporti con i

cittadini e con coloro che risiedono sul suo territorio (es. minoranze). Questo

processo di limitazione interna abbisogna di particolari formalismi.

Il limite maggiore alla sovranità statuale è dato però dalla INTERNAZIONALIZZAZIONE

che sono stati esclusi dalla domestic jurisdiction. La ratio di tal

DEI DIRITTI UMANI

esclusione sta nell’interesse dell’individuo a non vedere soccombere tali valori al

cospetto della sovranità intesa come della

SUPREMAZIA, ESCLUSIVITA’ E PIENEZZA

competenza statuale.

La comunità internazionale (e ciò limita ancora di più la sovranità dei singoli Stati)

ha il dovere ed il diritto di intervenire negli affari interni degli Stati qualora

riscontri casi di violazioni estese e reiterate dei diritti umani.

L’emergere dell’esigenza di tutelare i diritti umani, ha fatto sorgere la difficoltà di

contemperare questa esigenza con il principio di non intervento negli affari interni

del singolo Stato,intendendo per affari interni quelli economici,politici,sociali e

culturali.Tuttavia oggi viene riscontrata la priorità della tutela dei diritti umani, il

che limita la giurisdizione domestica. Lo Stato tende ad assumere nuovi connotati

prendendone alcuni originari e questo accade anche a causa della concorrenza di

altri soggetti di diritto internazionale.

Nell’ambito delle relazioni internazionali si registra un indebitamento dell’autorità

statuale, un indebolimento della concezione statocentrica che consente

l’emergere di identità che vanno oltre quelle dello Stato-nazione. In questo

contesto di crisi dell’idea classica di Stato, trovano ampio spazio i diritti umani,

intesi come valori universali che prescindono dalla singola entità statuale e

diventano valori degli ordinamenti internazionali. Ecco quindi il nuovo valore del

diritto internazionale indirizzato a tutelare quei valori superiori ai singoli stati ma

che li accomunano.

Diritto internazionale, come sempre più volto ad un processo

IUS GENTIUM,

d’ che pone l’uomo al centro di ogni interesse. La massima

UMANIZZAZIONE

espressione di limitazione della sovranità statuale è data dal fenomeno delle

organizzazioni internazionali, ovvero enti le cui funzioni sono ad esse delegate

dagli Stati ai quali però esse non si sostituiscono ma concorrono nella gestione di

interessi collettivi per la tutela della sicurezza umana. Oggi esiste una vasta

gamma di tali organizzazioni le quali offrono, soprattutto sul piano giurisdizionale

forti garanzie di controllo e tutela.

Prima del 1989 la salvaguardia dei diritti umani consisteva nel fare in modo che

ciascuno Stato provvedesse ad inserire la loro tutela nell’ambito del proprio

ordinamento.

Dopo il 1989 lo Stato, insieme con altri attori, con lo scopo di tutelare i diritti

umani, ha dato vita ad un processo di soft sovereignity, limitando la propria

sovranità. Questo ha consentito al cittadino di mantenere e tutelare la sua figura

sia all’interno dell’ordinamento statuale e sia al di fuori di esso, ovvero nella

comunità e quindi superiore. Questo non vuol dire che la tutela

SOPRANAZIONALE

dei diritti umani si sia spostata dal campo nazionale a quello internazionale. Per la

loro tutela lo Stato rimane l’istituzione centrale ma non è più il solo a causa del

sorgere di nuove entità giuridiche dotate di una propria soggettività.

Importante e centro di vivaci discussioni è il ruolo dell’individuo nella comunità

internazionale.

Si discute cioè sulla possibilità di qualificare l’individuo come NUOVO SOGGETTO DI

. Su questo punto nulla quaestio. La persona è un soggetto

DIRITTO INTERNAZIONALE

di diritto internazionale senza dubbio. Quello che suscita maggiori problemi è

constatare se tale ruolo può essere svolto anche dalla collettività. La risposta è

affermativa dato che sempre più, nel XX secolo si è affermata la tutela, accanto ai

diritti individuali, dei diritti sociali.

I diritti sociali sono quelli che intercorrono tra l’individuo e gli altri gruppi

all’interno della società.

In questo modo, quello che era lo Stato di diritto diventa lo Stato sociale di

diritto.

Mentre prima si valorizzava l’individualismo, oggi si tende a valorizzare gli

interessi collettivi, andando al di là di quello che è il semplice rapporto tra Stato e

individuo. Accanto ai valori di libertà ed uguaglianza, spicca oggi il terzo valore

che è quello della solidarietà che si concretizza in quei diritti (alla pace,al disarmo,

allo sviluppo, all’ambiente, all’autodeterminazione) propugnati da quei paesi che

detengono la maggioranza in seno alle N.U. Questi diritti riguardano i settori

e badano alle esigenze non solo dei singoli ma

CIVILE, POLITICO, SOCIALE, CULTURALE

anche delle collettività.

Prima del 1989, la tutela internazionale dei diritti umani era basata

sull’incorporazione di essi, da parte di ciascuno Stato nell’ambito del proprio

ordinamento giuridico.

Dopo il 1989, la protezione dei diritti umani è diventata un al quale

SISTEMA

partecipano non più le singole entità statuali, bensì mediante un

TUTTI GLI STATI

processo di reciproca collaborazione.

Il singolo Stato è infatti dotato della c.d. (sovranità

SOFT SOVEREIGNITY

debole,flessibile) nel senso che esso non viene più in rilievo singolarmente ma è

collocato in una comunità SOPRANAZIONALE,

superiore, dove esso trova comunque una sua appartenenza.

Oggi esiste quindi un nuovo concetto di , evidentemente

SOVRANITA’ NAZIONALE

non più incentrato sulla singola figura dello Stato. Ciò non significa però

sostituzione della centralità statuale nella tutela internazionale dei diritti umani.

Lo Stato rimane un soggetto per la garanzia ma accanto ad esso sorgono nuove

entità giuridiche che travalicano le frontiere dello Stato singolo e spingono

contemporaneamente a quel vivace dibattito relativo alla soggettività

internazionale dell’individuo e di altri soggetti non statuali.

La configurazione della categoria dei diritti umani richiederebbe la necessaria

esistenza di un soggetto di tali diritti e nulla quaestio sorge relativamente alla

soggettività di Stati,organizzazioni internazionali ed individui. La problematica

sorge relativamente all’ammissibilità di potestà non solo individuali ma anche

collettive. Sul piano internazionale si è sviluppato, infatti, accanto al concetto di

quello di basato sulla proiezione dell’uomo in un

DIRITTO INDIVIDUALE, DIRITTO SOCIALE

contesto sociale, ossia quello dei suoi rapporti con gli altri soggetti. La società

contemporanea risulta,pertanto, non solo come una società personalistica, ma

anche pluralistica. In essa cioè vengono tutelati non solo gli individui ma anche

tutte le formazioni sociali. Ciò aggiunge alla comune tutela dei diritti umani, la

tutela di quelle comunità intermedie tra il singolo e lo Stato incentrate su

interessi di natura collettiva.

Accanto ai diritti della tradizione individualistica,possiamo collocare quelli della

tradizione socialistica.

A questi due gruppi, poi, si sono aggiunte delle ma il valore

SUB-CATEGORIE

emergente resta quello della Ecco perché oggi parliamo di

SOLIDARIETA’. DIRITTO

ecc. Si tratta d’interessi misti, interessi che

ALLA PACE, AL DISARMO, ALL’AMBIENTE

tutelano le esigenze dell’individuo ma anche dei popoli; ecco perché si fa spesso

confusione su chi sia il loro titolare. C’è chi li definisce ma c’è

DIRITTI COLLETTIVI

anche, e forse ha ragione, chi li considera DIRITTI INDIVIDUALI CON MODALITA’

D’ESERCIZIO COLLETTIVO.

La possibilità di attribuire all’individuo una personalità giuridica internazionale ha

sempre costituito uno dei problemi maggiori per dottrina e giurisprudenza anche

se c’è stato chi ha sottolineato l’irrilevanza della questione in virtù del fatto che

oggi la dignità dell’essere umano è un da tutto il mondo

BENE GIURIDICO PROTETTO

giuridico, anche dal diritto internazionale.

Attualmente,per questo motivo, si può parlare di tendenze filopersonalistiche o

meglio favorevoli alla personalità internazione dell’individuo ma non è stato

sempre così, infatti, le impostazioni originarie erano prevalentemente

antisoggettivistiche.

Secondo queste teorie, l’uomo, in quanto soggetto di diritto interno, non è

destinatario delle norme di diritto internazionale se non attraverso

l’intermediazione dello Stato.

Lo Stato quindi svolge la funzione di intermediario, di rappresentante del singolo il

quale può essere solo destinatario di norme internazionali non possedendo in tale

contesto una vera e propria capacità di agire. In pratica egli si troverebbe in una

situazione di inferiorità rispetto alle collettività statuali.

Nella dottrina italiana, autori come Morelli,Quadri ecc.. hanno apertamente

sostenuto che le norme internazionali si rivolgono agli Stati e non alle singole

persone fisiche che invece restano assorbite nel concetto stesso di Stato. Allo

stesso modo Conforti,Giuliano,Treves hanno affermato che nella comunità

internazionale l’individuo non gode di soggettività; egli infatti non dispone di

un’autorità effettiva che si possa contrapporre a quella dei governi a cui è

sottoposta.

Tuttavia il problema della personalità internazionale dell’individuo presenta un

carattere fortemente evolutivo che ha fatto emergere per lui una “nuova

soggettività”, una soggettività sui generis.

Nella più recente prassi internazionale è emersa una sempre maggiore attenzione

all’individuo come tale indipendentemente dalla sua appartenenza ad un

determinato Stato.

Quindi, molti degli autori che hanno negato la personalità internazionale

dell’individuo, oggi hanno rivisto tale conclusione in virtù dell’evoluzione del

diritto internazionale. Nulla esclude perciò che l’individuo possa diventare titolare

di situazioni giuridiche rette dal diritto internazionale. Egli pertanto viene

configurato come un e sempre più

EMERGENTE SOGGETTO DI DIRITTO INTERNAZIONALE

numerose sono le norme giuridiche internazionali espressamente e direttamente

applicabili all’individuo. Questo però, non significa decentrare o allontanare gli

individui dalle sedi nazionali che restano comunque e sempre luoghi principali di

esercizio della funzione giurisdizionale.

Il POPOLO è un gruppo sociale internazionalmente rilevante. Innanzitutto, esso è

elemento costitutivo dello Stato che viene spesso in rilievo quando lo Stato

stesso si trova in relazione ad altri Stati. Normalmente il popolo, inteso come

concetto, si compone di due elementi qualificanti:

1) esistenza di un gruppo etnico legato da un comune passato;

2) presenza attuale di costumi identici e quindi di un’identica posizione

culturale nei confronti della realtà circostante.

Tuttavia non esisteva una chiara e precisa nozione di popolo e ciò è dovuto anche

alle confusioni che spesso possono sorgere dal particolare differente uso

terminologico ed in particolare dalle differenze tra il concetto di popolo e quello

di Stato.

Nell’ambito del diritto internazionale, il popolo viene particolarmente in rilievo

frazie al concetto di .

AUTODETERMINAZIONE

L’autodeterminazione è un diritto del popolo emerso alla luce di due valori

fondamentali che sono ed .

LA LIBERTA’ COLLETTIVA IL PROGRESSO UMANO

In particolare l’autodeterminazione si suddivide in INTERNA ed ESTERNA.

va intesa come obbligo dello Stato di

L’AUTODETERMINAZIONE INTERNA

assicurare ai popoli la possibilità di darsi una costituzione, di modificarla insieme al

proprio regime economico,sociale e culturale.

L’AUTODETERMINAZIONE ESTERNA va intesa come diritto del popolo a

conseguire l’indipendenza. Il diritto all’utodeterminazione è previsto in una serie di

importanti atti internazionali, primo fra tutti lo Statuto delle N.U. che lo configura

come UN FONDAMENTALE DIRITTO UMANO.

In particolare significa

AUTODETERMINAZIONE LIBERA DETERMINAZIONE DELLO STATUS

POLITICO DI UN POPOLO, DEL SUO LIBERO SVILUPPO ECONOMICO, SOCIALE E CULTURALE.

La Corte Internazionale di Giustizia ormai, afferma l’opponibilità erga omnes del

diritto di autodeterminazione.

Da solo lo Stato non è in grado di garantire i diritti sulla sicurezza umana ed il più

delle volte, infatti, è aiutato in questo compito dalle ORGANIZZAZIONI NON

le quali, talora svolgono una funzione complementare a quella

GOVERNATIVE (ONG)

dello Stato, altre volte svolgono una funzione concorrenziale.

Sicuramente la più conosciuta di queste organizzazioni è AMNESTY INTERNATIONAL

ma ce ne sono molte altre che operano nei settori dei servizi sociali internazionali.

In teoria le , non possono essere rilevanti nel diritto internazionale ed i loro

ONG

membri non sono soggetti di detto ordinamento. In pratica, però, è innegabile che

il loro ruolo è fondamentale nella promozione e protezione dei diritti umani. Esse

infatti svolgono funzioni agevolate dallo sviluppo dei

INVESTIGATIVE e PUBBLICITARIE

trasporti, delle tecnologie della comunicazione e diffusione che non si esaurisce al

continente europeo.

Le ONG possono essere considerate come ma è

SOGGETTI DI UTILITA’ INTERNAZIONALE

innegabile che la loro importanza negli atti internazionali è sempre crescente. In

Europa nel 1991 è entrata in vigore una convenzione sul riconoscimento della

personalità giuridica alle ONG. Tale convenzione stabilisce anche quelli che

dovrebbero essere i loro requisiti essenziali:

1) ASSOGGETTAMENTO AL DIRITTO INTERNO DI UNA PARTE;

2) ESPLICAZIONE DELL’ATTIVITA’ IN ALMENO DUE STATI;

3) FINALITA’ NO PROFIT DI UTILITA’ INTERNAZIONALE.

Tutti i compiti di tutela internazionale e protezione dei diritti dell’uomo,

avvicinano sempre più le ONG a quei soggetti idonei a costituire un alter - ego

degli Stati.

Non si può escludere dalla lista dei soggetti interessati alla titolarità di posizioni

soggettive idonee a soddisfare interessi umani, il .

GRUPPO MINORITARIO

Nella complessa attuazione del programma sulla sicurezza umana, vanno

ricompresse anche le minoranze la cui definizione è ancora alla ricerca di una

cristallizzazione.

Prima, la dottrina prevalente, pur non negando la loro meritevolezza di tutela, non

li considerava soggetti di diritto internazionale. Oggi, questo problema è stato

riconsiderato. In particolare viene in rilievo il problema del conflitto di interessi tra

lo Stato ed i gruppi minoritari poiché i primi tendono a resistere alle rivendicazioni

dei secondi, in particolare per conservare l’integrità territoriale.

Ma quello delle minoranze, è certamente un problema di non facile soluzione,

soprattutto quando il gruppo minoritario diventa una potenziale minaccia

all’ordine pubblico e alla pace interna.

Particolare questione si pone relativamente alla NATURA DEI DIRITTI DELLE MINORANZE

e così ci si chiede se questi debbano essere considerati (degli

DIRITTI INDIVIDUALI

appartenenti del gruppo) o (del gruppo complessivamente

DIRITTI COLLETTIVI

inteso).

Normalmente si ritiene che la titolarità dei diritti spetti alle PERSONE APPARTENENTI

e non alle minoranze in senso stretto anche se in effetti il

ALLE MINORANZE

godimento del singolo di questi diritti viene effettuato in comune con gli altri

membri del gruppo.

In ogni caso si parlerà di diritti individuali e non collettivi. Ma quali sono questi

diritti?

In particolare spicca quello di consentire alle minoranze di conservare la propria

cultura, la propria lingua e la propria religione. Le minoranze hanno cioè il DIRITTO

FONDAMENTALE DI CONSERVARE LA LORO IDENTITA’.

In generale però si può dire che esse godono di un complesso di diritti che

prescinde da qualsiasi collegamento allo Stato.

E’ importantissimo fare in modo che si raggiunga un equilibrio tra il principio di

sovranità dello Stato e la protezione delle minoranze perché solo in questo modo

sarà possibile configurare ulteriori soggettività in campo internazionale.

CAPITOLO II.

LA SICUREZZA UMANA ED IL SUO AMBITO OGGETTIVO

MULTIFUNZIONALE.

Garantire la sicurezza umana è lo scopo di un complesso di soggetti che cercano

di realizzare un insieme di diritti e condizioni per fare in modo che l’esistenza

dell’uomo nella società civile sia, appunto, sicura. Lo sviluppo di questi diritti della

sicurezza umana, oggi si svolge in un contesto dove il concetto di statualità, è

sempre più debole ed i movimenti internazionali a carattere

(SOFT SOVEREIGNITY)

politico-normativo, sono sempre più frequenti. Questo non significa che la

sovranità statuale venga meno ma significa soltanto che il concetto di sicurezza

umana va legato ad una visione e quindi inserito in un contesto

NEO-STATUALISTA

mondiale, democratico e pacifista.

La garanzia della sicurezza umana va oltre la sovranità nazionale e mira a

raggiungere obiettivi di una . I diritti della sicurezza umana,

SOCIETAS MAXIMA

inoltre, dovrebbero essere garantiti non da azioni di piccoli gruppi d’individui ma

da azioni sovra-statuali a carattere internazionale derivanti dalla cooperazione di

più Stati, senza escludere gli apporti delle organizzazioni internazionali e di

soggetti in ogni caso non statuali.

In precedenza i contenuti del diritto alla sicurezza umana erano limitati nel senso

che riguardavano i soli diritti civili e politici.

Con il conseguente ingresso nelle N.U. di Paesi ex-coloniali si sono allargate le

categorie di diritti tutelati e primo fra tutti è stato riconosciuto il diritto dei

popoli all’autodeterminazione e sono stati consacrati i diritti .

ECONOMICI e SOCIALI

Si può dire che, in seno al Nuovo ordine economico internazionale, sono proprio

queste due categorie di diritti ad avere la prevalenza (mentre prima la prevalenza

spettava ai diritti civili e politici).

Tuttavia, la Carta dei diritti e doveri economici degli Stati va ben oltre il settore

economico.

Essa tratta, infatti, anche materie , ad es. politiche o di altro

NON ECONOMICHE

genere. In realtà,però, diritti civili,politici,economici e sociali sono strettamente

collegati tra di loro tanto che rispondono al principio di INDIVISIBILITA’ DEI DIRITTI

UMANI.

Già infatti nella Conferenza di Vienna, si era parlato di diritti umani e

UNIVERSALI

cioè .

INDIVISIBILI,INTERDIPENDENTI,INTRINSECAMENTE CONNESSI

Lo Stato deve necessariamente tutelare tutti questi diritti insieme proprio perché

è dalla loro sintesi che scaturisce la realizzazione della sicurezza internazionale.

Quando si parla di diritto alla sicurezza umana, quindi, ci si riferisce ad un

concetto UNITARIO ED OMNICOMPRENSIVO.

La categoria dei diritti alla sicurezza umana,è senza dubbio cioè

APERTA

costantemente suscettibile di modifiche in riferimento ai nuovi bisogni dell’essere

umano. Si parla infatti di una .

EVOLVINE LIST

Ci si chiede poi,se nell’ambito di questi diritti si possa venire a creare una

, almeno in seno a quelle che sono le

GERARCHIZZAZIONE MACROCATEGORIE: DIRITTI CIVILI,

POLITICI, ECONOMICI , SOCIALI e CULTURALI.

Ma questo è un problema ancora in cerca di risoluzione. Tutto quello che si può

dire è che, i diritti della sicurezza umana sembrano ruotare intorno ad una triade

di valori fondamentali: PACE,DEMOCRAZIA e SVILUPPO.

Tradizionalmente,quando si parlava di Diritto Internazionale, si faceva riferimento

ad uno IUS PACIS AC BELLIS.

Era quindi compreso anche un cd. considerato comprensivo di

IUS AD BELLUM

elementi quali l’autodifesa preventiva, l’intervento, l’attacco armato e la

rappresaglia.

Il nuovo diritto internazionale si è liberato dello e per questo ci si

IUS AD BELLUM

chiede cosa debba intendersi per diritto alla pace nel contesto internazionale.

Non si può negare la forte correlazione tra la pace e i diritti dell’uomo (non ci

possono essere pace e sicurezza collettiva quando si manifestano violazioni

sistematiche dei diritti umani essenziali) come strumenti idonei a garantire la

sicurezza internazionale.

Ma in senso stretto, come si attua questo diritto alla pace? Esso non è altro se

non un insieme dinamico di rapporti di coesistenza e cooperazione tra gli Stati e

all’interno di essi.

La pace si fonda sul rispetto dei diritti umani ed è una componente essenziale

della giustizia.

Alcuni diritti non potrebbero esercitarsi in un contesto che non sia di pace

durevole.

Ed è proprio questo requisito della durevolezza ad essere in assoluto uno dei più

perseguiti, tanto che si è parlato di un obbligo fondamentale di ciascuno Stato.

Pace e sicurezza devono essere considerate da un punto di vista globale e cioè

devono toccare tutti gli ambiti possibili (economico,sociale e culturale) e la loro

salvaguardia contro possibili attentati alla pace è uno degli obblighi principali delle

N.U.

La connessione tra pace,sicurezza internazionale e diritti umani è fornita anche

dalle cd. . Con tale espressione si vuole intendere

PEACEKEEPING OPERATION

un’insieme di attività di natura differente.

Esiste infatti il che ha una natura diplomatica nel senso di essere

PEACEMAKING

finalizzato alla delle crisi internazionali allo scopo di ottenere una

PREVENZIONE

pacifica risoluzione delle controversie.

Esiste poi il in senso stretto che consiste in un’attività sempre

PEACEKEEPING

rivolta ad ottenere una pacifica risoluzione delle controversie ma senza l’uso della

forza armata.

C’è poi il PEACEENFORCING che consiste nell’uso eccezionale della forza armata

(in deroga al principio pacifista) mediante l’uso di contingenti autorizzati dal’ONU

preposti al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.

Il invece è coevo o successivo allo svolgimento di una crisi

PEACEBUILDING

internazionale e consiste nella creazione di strutture amministrative terriotoriali

finalizzati a garantire i diritti primari delle popolazioni interessate durante le

attività militari o a conclusione delle stesse.

Dopo il 1989 è emersa una nuova nozione di sicurezza internazionale

comprensiva di alcuni valori nuovi di democrazia che hanno creato una nuova

prassi di ricorso alle .

PEACEKEEPING OPERATIONS

In particolare il successivo rilancio dell’ONU ha segnato un potenziamento del

ricorso alle dato anche dall’allargamento progressivo

PEACEKEEPINGS OPERATIONS

della nozione di mantenimento della pace e della sicurezza internazionale.

Oggi, il ricorso a queste operazioni viene effettuato con modalità diverse

rispetto al passato in particolare perché si è verificato un mutamento della

tipologia del conflitto internazionale.

Prima infatti le erano basate sull’internposizione di truppe

PEACEKEEPING OPERATIONS

al confine tra gli Stati in conflitto.

Oggi invece, poiché la maggior parte delle guerre sono intra-statuali i compiti

sono cambiati.

Le operazioni vengono svolte con fini di RICOSTRUZIONE ISTITUZIONALE E

RICONCILIAZIONE NAZIONALE.

In virtù di specifici mandati, le hanno così cominciato ad

PEACEKEEPINGS OPERATIONS

esplicare attività di salvaguardia dei diritti umani non più, come avveniva in

precedenza, come attività accessoria bensì come attività impostata ab origine.

Tipico è il caso della Bosnia dove i mandati per l’attuazione di queste operazioni

hanno riguardato oltre gli aspetti militari dell’accordo, anche aspetti non militari.

La prassi annovera un’altra categoria di ed in particolare

PEACEKEEPINGS OPERATIONS

quelle operazioni che esplicano attività umanitarie e di tutela dei diritti umani

mediante piani predeterminati nel piano di pace.

I compiti multifunzionali che sono svolti oggi dalle peacekeeping operations

comportano anche delle conseguenze relative alla durata delle stesse che,oltre ad

essere maggiore,sarà indeterminata.

Il processo d’umanizzazione della società mondiale degli Stati,comprende al suo

interno un più specifico processo di democratizzazione internazionale finalizzato a

rafforzare la democrazia all’interno degli Stati.

Prima degli eventi del 1989\90 i concetti di democrazia e sicurezza democratica

erano per lo più estranei al diritto internazionale.

Tuttavia non mancavano negli atti internazionali riferimenti indiretti alla

democrazia politica.

La stessa Carta dell’ONU non definiva in senso assoluto il concetto di democrazia.

Si faceva riferimento ai concetti di uguaglianza tra i popoli, al loro diritto di

disporre di se stessi, al principio di non intervento negli affari interni ecc.. Da ciò

derivava anche per gli Stati il loro diritto alla scelta del proprio sistema politico.

A poco a poco, il concetto di democrazia si è fatto sentire sempre maggiormente

tanto che in molti atti internazionali si è più volte sottolineata l’importanza della

democrazia come obiettivo da raggiungere e come condizione indispensabile per

la stabilità, la pace e lo sviluppo.

Soprattutto negli anni ’90 si sono riconsiderati alcuni principi fondamentali del

diritto internazionale in una prospettiva di costituenda democrazia internazionale.

Ad esempio, il principio di non intervento è stato riconsiderato in una prospettiva

diversa e cioè come principio di intervento democratico.

Pertanto,non si tratta di trasferire la nozione di democrazia, per sua natura

appartenente al diritto interno,al diritto internazionale. Si tratta solo di

riconsiderare il diritto internazionale in una chiave diversa. Anche nella prassi

recente l’ONU sembra fondarsi su di un corpus ben definito di criteri liberal -

democratici.

All’interno invece del sistema europeo la nozione di società democratica è una

nozione cardine tanto che in seno al Consiglio d’Europa, è stata istituita

un’apposita commissione per la democrazia con finalità di consulenza giuridico –

costituzionale la quale ha progressivamente rafforzato la sua attività in direzione

della creazione di una struttura sempre più articolata.

In generale oggi si può dire che la democrazia rafforza la realizzazione dei diritti

umani ed il suo contenuto diventa sempre più ampio tanto da consentire di

parlare di democrazia Ed è proprio il diritto alla

CIVILE, POLITICA, ECONOMICA E SOCIALE.

sicurezza umana ad ampliare il contenuto lasciando spazio al pluralismo

democratico in virtù del quale ciascuno Stato individua i caratteri del suo modello

di democrazia.

Il diritto allo sviluppo può essere senza dubbio annoverato tra i diritti di “nuova

generazione” ovvero quei diritti che il movimento internazionale tende a

normativizzare.

Parte della dottrina, invece, considera il diritto allo sviluppo come un diritto

umano e quindi strettamente collegato al diritto alla vita. Il diritto alla sviluppo è

richiamato in diversi atti internazionali in correlazione con i concetti di pace e

sicurezza.

Atti internazionali sia a livello e sia a livello come la

UNIVERSALE REGIONALE

e la

CONVENZIONE INTERAMERICANA CARTA AFRICANA DEI DIRITTI DELL’UOMO.

Questa, in particolare stabilisce l’obbligo per gli Stati individualmente o

collettivamente, di assicurare l’esercizio del diritto allo sviluppo ECONOMICO,

nel rispetto della loro libertà ed identità.

SOCIALE e CULTURALE

Da qui si deduce la componente plurima del diritto allo sviluppo (

ECONOMICO,

e ciò lo rende collegato al diritto alla sicurezza

SOCIALE, CULTURALE e POLITICA)

internazionale facendone una sorta di calendario del diritto all’autodeterminazione

interna. E’ chiaro che per poter assicurare lo sviluppo ed evitare gli ostacoli alla

sua realizzazione,gli Stati devono cooperare tra di loro e, proprio perché l’essere

umano è il soggetto centrale dello sviluppo, è proprio allo Stato che spetta la

responsabilità nella creazione delle condizioni favorevoli alla sua realizzazione.

L’assenza di una norma consuetudinaria, che obblighi gli Stati più avanzati a

prestare la propria cooperazione allo sviluppo per favorire gli Stati meno avanzati

ha portato alla creazione di molte risoluzioni ONU in materia di sviluppo. Ci si

chiede poi se questo diritto debba essere considerato individuale o collettivo.

La maggiore dottrina lo considera un diritto “misto” ovvero un diritto dell’uomo

ma allo stesso tempo della collettività. Riguardo la sua materia vanno considerate

positivamente le affermazioni di chi sostiene che il diritto umano inalienabile e che

abbia una natura strumentale ossia risulti essere un diritto – condizione per

consentire la realizzazione di altri diritti.

Sempre in tema di sviluppo emerge un problema: quello del debito estero che si

pone come fattore di limitazione e restrizione dello sviluppo. In realtà la

problematica del debito estero va a toccare un raggio molto più ampio di

situazioni e cioè non si limita al fattore sviluppo ma va a toccare molti altri campi,

primo fra tutti quelli delle Da questo punto di vista,

POLITICHE INTERNAZIONALI.

infatti, il debito estero riduce il tasso di crescita dei paesi in via di sviluppo e

condiziona la loro direzione di crescita.

Non è impossibile, infatti, che l’esistenza di contratti di finanziamento da parte

dei paesi industrializzati, rappresenti un serio pericolo alla sovranità e

all’indipendenza dei paesi debitori minandone la stabilità politica e legittimando

anche, molto spesso, forme di governo anti-democratiche.

E’ evidente che spesso si vengano a creare fattori di squilibrio che intaccano i

principi di equità e di giustizia in seno alle relazioni internazionali, ponendo seri

ostacoli al dialogo tra i Paesi e compromettendo il complessivo diritto allo

sviluppo e ostacolando la creazione di un sano ambiente economico e finanziario.

Ma la comunità internazionale e le istituzioni finanziarie internazionali non si sono

mantenute passive rispetto a questo fenomeno. E’ stato infatti creato un insieme

di norme che ha consentito di creare un insieme di soluzioni alternative capaci di

dilazionare e ridurre il debito dei Paesi in via di sviluppo. Invece, l’estinzione totale

del debito o la sua cancellazione, in ragione della valutazione, da parte degli Stati

creditor,i della sua totale inesigibilità, è stata adottata quale soluzione estrema

solo per 40 paesi. Sono proprio queste misure alternative a simboleggiare come il

diritto internazionale allo sviluppo cerchi di impostarsi sempre più su un regime di

cooperazione nel rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali. La

predisposizione delle clausole per dilazionare, ridurre od estinguere il debito,

determinando la cancellazione di probabili iniquità contrattuali determinano ampie

possibilità di sviluppo nel settore economico e finanziario ed inoltre sussiste un

vivo controllo affinché i fondi ricevuti non siano destinati a fini diversi da quelli di

carattere economico e finanziario(quali ad esempio, conflitti armati o

finanziamento di gruppi terroristici).

A questo proposito, sono state disposte una serie di misure sanzionatorie per i

Paesi beneficiari dei finanziamenti così da assicurare ai loro popoli il godimento dei

diritti sociali fondamentali.

Nell’ultimo decennio si è verificato nel nostro ordinamento un processo

d’accelerazione normativa tendente al rafforzamento della sicurezza umana

basato non solo sull’adeguamento alla normativa internazionale ma anche

l’attuazione di misure spesso anche più avanzate degli stessi atti giuridici

internazionali. Attraverso il suo inserimento nel sistema internazionale dei diritti

umani, il Governo italiano ha elaborato modalità adeguate sulle giuste forme di

tutela dei diritti umani e corrette forme di garanzia integrativa o suppletiva nei

casi in cui i diritti umani risultino insicuri in ragione della loro riconduzione ad

ordinamenti giuridici caratterizzati da regimi non democratici o non idonei a

garantire il diritto dei popoli allo sviluppo. E’ proprio in questo contesto che

hanno assunto rilievo due indirizzi legislativi:

1) PARTECIPAZIONE DELL’ITALIA AD AZIONI INTERNAZIONALI DI GARANZIA UMANITARIA

, sono stati adottati

POSTE ALLA BASE DELLA RICOSTRUZIONE EUROPEA POST ’89

quindi dei provvedimenti (sotto forma di decreti legge poi convertiti in

legge) relativi all’intervento in alcune crisi in regioni vicine all’Italia

(Bosnia,Albania, Kossovo) nelle quali le operazioni di pace operate dal

nostro paese sono state particolarmente attive.

2) L. 209/00

ADOZIONE DELLA RECANTE “MISURE PER LA RIDUZIONE DEL DEBITO ESTERO

Tale normativa

AI PAESI A PIU’ BASSO REDDITO E MAGGIORMENTE INDEBITATI”.

condiziona l’annullamento dei debiti alla circostanza che “il paese

interessato si impegni a rispettare i diritti umani e le libertà fondamentali, a

rinunciare alla guerra come mezzo di risoluzione delle controversie e a

perseguire il benessere ed il pieno sviluppo sociale ed umano favorendo la

riduzione della povertà”. In questo modo, il legislatore italiano appare

allineato al riconoscimento ed alla tutela dei nuovi e dei vecchi diritti della

sicurezza umana. Oltre al rispetto dei diritti umani e delle libertà

fondamentali, egli persegue il diritto alla pace, alla sicurezza democratica,

allo sviluppo ecc… CAPITOLO III.

LA SICUREZZA “UMANA” NEI SISTEMI REGIONAL - CONTINENTALI.

E’ ormai confermata la tendenza dello Stato ad indebolirsi come esclusivo garante

dei diritti umani e allo stesso tempo è confermata la concessione di spazi sempre

più ampi di autonomia a “soggetti” concorrenti. Per questo motivo oggi,

prescindendo dalle singole entità statuali vengono in rilievo le REGIONI

che rappresentano uno spazio di osmosi tra il sistema giuridico

INTERNAZIONALI

internazionale ed i sistemi giuridici nazionali. Con la regione internazionale ci

troviamo di fronte ad un gruppo di stati limitato che presenta delle affinità

caratteriali ma anche politiche.

Queste affinità si riscontrano in particolare dal punto di vista costituzionale,

infatti, le singole costituzioni nazionali tendono ad omologarsi nella catalogazione

dei diritti fondamentali e nella predisposizione delle forme di garanzia per la loro

tutela. La particolarità è che questo fenomeno di tende in misura

REGIONALISMO

sempre maggiore a sovrapporsi a quello dell’ tanto che oggi si parla

UNIVERSALISMO

appunto di una crescente regionalizzazione della sicurezza umana. In precedenza,

la Dichiarazione di Teheran e la più recente Dichiarazione di Vienna, avevano

sottolineato il carattere dei diritti fondamentali nel senso che questi

UNIVERSALE

devono essere intesi come un’

OBBLIGAZIONE PER TUTTI I MEMBRI DELLA COMUNITA’

Ma è proprio nella dichiarazione di Vienna che si evidenzia una

INTERNAZIONALE. che tende a sovrapporsi al carattere universale dei diritti

SPECIFICITA’ REGIONALE

umani. Qui, infatti, è sottolineato che la natura universale dei diritti e delle libertà

fondamentali, è fuori questione; tuttavia è affiancata dall’affermazione dei

particolarismi regionali. Tuttavia a questo punto va sottolineato un fenomeno:

spesso si possono riscontrare delle anche nell’ambito di una stessa

DISOMOGENEITA’

regione e questo ha fatto sorgere l’esigenza di proteggere i diritti umani a livello

universale nel senso che destinatari della tutela non sono i cittadini di questo o

di quello Stato ma Resta comunque difficile, tuttavia, applicare i

TUTTI GLI UOMINI.

principi della Dichiarazione universale ai sistemi regionali ma ciò nonostante è

ancora possibile sostenere che la regionalizzazione dei diritti umani è un

fenomeno ancorato all’universalismo degli stessi. Dal punto di vista

giurisdizionale, la protezione dei diritti umani è affidata innanzitutto al giudice

statale e soltanto in via sussidiaria al giudice superiore di livello regionale. In

realtà, questo meccanismo della sussidiarietà ha la funzione principale di

proteggere l’ordinamento interno e fare in modo che la sovranità statuale riesca a

contemperarsi con quella sovra – statuale.

Quindi, normalmente, si fa ricorso alla giurisdizione interna.

Sul versante opposto della sussidiarietà, si pone l’effetto diretto o self –

executing, inteso come possibilità per i cittadini di uno stato che abbia ratificato

la convenzione che lo preveda, di invocare le sue disposizioni davanti al giudice

nazionale. Questo presuppone la necessità dell’incorporazione nel senso di

trasformazione delle norme in diritto interno. Solo così si potrà affermare che il

diritto dell’individuo deriva non immediatamente dal trattato ma dalle disposizioni

interne riproduttive delle norme internazionali. E’ chiaro che sono i singoli

ordinamenti a definire a le modalità di incorporazione ed il rango che lo strumento

convenzionale riveste nella gerarchia delle fonti del diritto.

Sul piano regionale esistono due forme di garanzia e di controllo sul rispetto, da

parte degli Stati,degli obblighi da questi assunti. La prima forma di garanzia è

quella giurisdizionale. Essa si propone come obiettivo principale di fornire un

rimedio all’individuo rispetto alla violazione sofferta e consente allo Stato di

esercitare la violazione mediante i propri organi interni nei confronti della persona

danneggiata. Nell’offrire all’ individuo un foro alternativo a quello domestico lo

vuole un .

ATTORE RICONOSCIBILE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE

Il secondo tipo di garanzia è detta e si fonda principalmente

POLITICO – DIPLOMATICA

sull’istituto del Quest’ultimo può avere una duplice funzione:

RAPPORTO.

1) il rapporto agisce come strumento di ricognizione, da parte

PREVENTIVA:

degli Stati, alle misure adottate per attuare i diritti garantiti negli accordi

regionali;

2) il rapporto servirà ad accertare la violazione dei diritti umani

SUCCESSIVA:

(che sono sprovviste di tutela giurisdizionale).

Il rapporto svolge una fondamentale funzione d’accertamento riguardo alle

obbligazioni SOFT ovvero quelle sottratte ad immediata applicabilità.

Al contrario riveste una funzione residuale per le obbligazioni di tipo HARD ossia

assistite da sistemi di garanzia di tipo giudiziario. E’ bene precisare che funzione

residuale non è sinonimo di funzione inutile poiché se il rapporto risulta completo

e veritiero, mostrerà notevoli potenzialità nella garanzia della sicurezza umana e

tali potenzialità saranno complementari e non alternative a quelle svolte

attraverso i sistemi di garanzia di tipo giudiziario.

La creazione di meccanismi di controllo del rispetto degli obblighi o impegni

assunti dagli Stati rimane una forma di tutela ancora minoritaria poiché la

garanzia dei diritti della sicurezza umana è orientata il più delle volte verso forme

soft di protezione dei diritti umani. Ci si riferisce a quelle forme di tutela

costituite da risoluzioni,dichiarazioni o atti convenzionali conclusi dagli Stati che

seppur caratterizzati da effetti obbligatori, risultano sprovvisti di caratteri

sanzionatori.

Tuttavia esistono tre sistemi di protezione (europeo, interamericano e africano)

dei diritti umani, basati su forme di tutela hard. Accanto al SISTEMA DI PROTEZIONE

si sono sviluppati dei sistemi paralleli: quello e

EUROPEO INTERAMERICANO AFRICANO

che, secondo parte della dottrina provocherebbero il rischio di frammentare

troppo l’intero sistema di tutela dei diritti dell’uomo.

trova nella l’organo che ha una competenza di

IL SISTEMA INTERAMERICANO CORTE

natura consultiva e una di carattere giurisdizionale mentre la

NEL SISTEMA AFRICANO

ha una duplice funzione di garanzia: quella legata al ricevimento dei

COMMISSIONE

(resoconti biennali degli Stati delle misure di attuazione della carta) e

RAPPORTI

quella legata all’esperimento di statuali o individuali. Non c’è nel sistema

RICORSI

africano un organo e questo fa la differenza con gli altri due

GIURISDIZIONALE

sistemi paralleli. Quindi neo sistema africano si registra una prevalenza delle

garanzie politico – diplomatiche su quelle giurisdizionali.

Senza assumere un approccio eurocentrico, oggi si può affermare che quello

europeo costituisce l’espressione regionale più perfezionata in materia di

Questa è garantita attraverso uno specifico gruppo

SICUREZZA UMANA.

d’organizzazioni:

1) : deputato alla salvaguardia del rispetto dei diritti

CONSIGLIO D’EUROPA

dell’uomo e delle libertà fondamentali;

2) ORGANIZZAZIONE PER LA SICUREZZA E LA COOPERAZIONE IN EUROPA (OSCE):

impegnata, in particolare, sul piano politico ad omologare valori giuridici e

standards di tutela dei diritti dell’uomo;

protezione dei diritti dell’uomo.

3) UNIONE EUROPEA: PARTE SECONDA:

I DIRITTI UMANI COME CARATTERE DELL’IDENTITA’ REGIONALE DELLE

ORGANIZZAZIONI EUROPEE E DELL’UNIONE EUROPEA.

CAPITOLO I.

LA DIMENSIONE UMANA E LA SICUREZZA GLOBALE

NELL’ORGANIZZAZIONE PER LA SICUREZZA E LA COOPERAZIONE IN

EUROPA (OSCE).

Il discorso sul sistema regionale di sicurezza in Europa non può essere effettuato

trascurando l’importante ruolo dell’ ovvero l’Organizzazione per la Sicurezza

OSCE

e la Cooperazione in Europa.

Ad un primo impatto, ci troviamo di fronte ad un’organizzazione avente natura

giuridico istituzionale debole ma un’operatività ed un’effettività molto forti.

Attraverso l’ si è oggi avuto uno spazio di sicurezza comune ed indivisibile

OSCE

privo di linee e zone di demarcazione. In tale spazio di sicurezza il rispetto dei

diritti dell’uomo e delle libertò fondamentali e la democrazia, rappresentano il

nucleo centrale. La difficile sintesi tra le volontà dei 35 Stati, si è realizzata

ricorrendo ad un modello debole di organizzazione internazionale ossia privo di un

accordo istitutivo e di strutture fisse, manchevole di personalità giuridica

internazionale e fondato su due regole principali: il consenso e la

UNANIME

ROTAZIONE DELLA PRESIDENZA.

Fondamentale per l’ è stato il richiamo al principio VII della Dichiarazione di

OSCE

Helsinki fondato sul rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali

(inclusa la libertà di pensiero, di coscienza,religione e credo).

Il principio VII costituiva la base normativa dell’intero sistema dei diritti umani.

Esso inoltre prevedeva che “gli Stati partecipanti, nel cui territorio esistono

minoranze nazionali, rispettano il diritto delle persone appartenenti a tali

minoranze e offrono loro la piena possibilità di godere dei diritti dell’uomo e delle

libertà fondamentali proteggendo così i loro legittimi interessi.

La tutela delle minoranze costituisce in questo modo uno strumento di

rafforzamento non solo del concetto di ma anche

DEMOCRAZIA DELL’INTEGRITÀ’

Inoltre nell’atto di Helsinki il terzo è dedicato alla

TERRITORIALE. CESTO COOPERAZIONE

ed in particolare, questo avveniva nel capitolo dedicato ai

IN CAMPO UMANITARIO

In particolare il III cesto conteneva la difficile sintesi tra la

CONTATTI UMANI.

concezione occidentale dei diritti umani (concepiti come strumento idoneo a

scardinare i regimi socialisti)e quella orientale (che evidenziava il mancato

rispetto dei diritti economici sociali).

Da questo contenuti emergeva il rapporto tra sicurezza internazionale e diritti

umani e ne nasceva un concetto di intesa come

SICUREZZA GLOBALE

contemperamento di sicurezza, giustizia e collaborazione fondate sul fattore

essenziale del rispetto dei diritti dell’uomo. Solo in questo modo sarà possibile

conseguire un certo livello di e tra i popoli.

PACE, GIUSTIZIA RELAZIONI AMICHEVOLI


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Exxodus

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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Diritto dell'Unione Europea, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato Diritti umani e sicurezza regionale, Di Stasicon i seguenti argomenti trattati: caratteri della sicurezza internazionale, la sicurezza umana a partire dal 1989, soggetti internazionali ed interni, la sicurezza umana e il suo ambito oggettivo multifunzionale.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in giurisprudenza
SSD:
Università: Salerno - Unisa
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Diritto dell'Unione Europea e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Salerno - Unisa o del prof Di Stasi Anglea.

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