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Riassunto esame Sociologia dei diritti fondamentali, Prof. Verga, libro consigliato il consumo di droghe, Scarscelli

Riassunto per l'esame di Sociologia dei diritti fondamentali, basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente Verga Massimiliano: Il consumo di droghe, Scarscelli Luigi, dell'università degli Studi di Milano Bicocca - Unimib.

Esame di Sociologia dei diritti fondamentali docente Prof. M. Verga

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DEFINIZIONE DI USO, ABUSO E DIPENDENZA: L’Organizzazione

mondiale della sanità definisce l’uso di droga un atto attraverso cui un

soggetto si autosomministra una sostanza psicoattiva senza subire

effetti negativi.

Tale comportamento diventa abuso nel momento in cui l’assunzione di

droghe produce danni fisici, psicologici e/o sociali all’assuntore

stesso: secondo il DSM, l’abuso di sostanze psicoattive è “una

modalità patologica d’uso di una sostanza, dimostrata da ricorrenti e

significative conseguenze avverse correlate all’uso ripetuto della

stessa.”

L’uso regolare e prolungato può indurre nel consumatore uno stato di

dipendenza fisica: il tossicodipendente, nel momento in cui interrompe

bruscamente l’uso della sostanza, sperimenta una particolare condizione

di malessere fisico, quella della sindrome di astinenza. Nel dibattito pubblico

sulle droghe si fa riferimento anche a un’altra forma di dipendenza: quella

psicologica. Il consumatore sarebbe indotto da una pulsione psichica a

usare la sostanza per provare piacere o per evitare il disagio

provocato dall’astinenza.

Ciò che suscita la stigmatizzazione di una condotta non è tanto il suo

potere di indurre piacere (e quindi rendere dipendenti da essa le persone), ma

semmai l’impatto negativo di tale comportamento sulla società e sulla

capacità del soggetto di adempiere in modo adeguato alle aspettative

di ruolo.

La distinzione tra uso e abuso può essere controversa, in quanto, se l’abuso si

configura come una modalità d’uso “patologica”, è evidente che adottando una

prospettiva sociologica occorre capire:

Da un lato, quali sono i criteri che si adottano per definire ciò che

 è patologico da ciò che non è patologico

Dall’altro, chi ha il potere di definire l’uso di droghe da parte di un

 consumatore come patologico o non patologico.

Per definire il confine tra uso e abuso, si possono individuare sostanzialmente

tre criteri:

1. Criterio socioculturale. Attraverso questo criterio, viene definito

abuso ogni comportamento che viola quelle norme sociali,

ritenute vincolanti dalla maggioranza dei membri di una

collettività, che dovrebbero regolare l’uso delle diverse sostanze.

Secondo questa prospettiva vi può essere un uso inadeguato delle

droghe illegali quanto di quelle legali, poiché è problematico soltanto

quel consumo che impatta negativamente sulla società e sui

funzionamenti sociali del singolo consumatore. Un comportamento di

consumo sarà considerato adeguato in relazione alle norme sociali e ai

valori che si adottano per valutare:

in che misura l’uso di una droga influenza la capacità di un

 soggetto di adempiere in modo convenzionale ai propri

ruoli sociali

quale tipo di esperienze (stigmatizzate, tollerate) l’assunzione di

 una droga consente di fare al consumatore

Quando si ricorre al criterio socioculturale per definire ciò che è uso e ciò

che è abuso, qualsiasi attore sociale, interagendo con un consumatore

di droghe, può disporre del potere di definizione della situazione

di tale consumatore.

2. Criterio legale. Adottando questo criterio, l’uso di una sostanza

classificata tra quelle illegali si configura sempre come abuso. In

questo caso lo status del comportamento di consumo è definito dal

sistema giuridico cioè viene etichettato come patologico l’uso di

qualsiasi sostanza illegale, ignorando la dimensione storico-culturale

del fenomeno. Coloro che legiferano e coloro che sono in grado di

condizionare il processo di formazione delle norme hanno il potere di

definire ciò che è abuso da ciò che non lo è.

Non tutti i consumatori di droghe illegali hanno, però, la stessa

probabilità di essere sanzionati poiché l’applicazione delle norme

è selettiva. La probabilità di essere sanzionati solitamente è più

elevata per quelli che adottano stili di consumo maggiormente

visibili o che appartengono a gruppi sociali più esposti al

controllo sociale informale (Becker)

3. Criterio medico-biologico. Secondo questa prospettiva è considerato

abuso ogni comportamento di consumo che si presume determini

un danno psicofisico all’assuntore. In questo caso si possono stabilire

dei parametri biofisici per definire un confine medico-legale tra uso e

abuso.

Gli effetti dannosi sull’organismo non dipendono, però, soltanto dalle

caratteristiche farmacologiche di una sostanza ma da una serie di altri

fattori (quantità, frequenza ecc.)

I soggetti che hanno il potere di definire il consumo patologico di droghe

facendo riferimento al criterio medico-biologico sono ovviamente i

medici.

STILI DI CONSUMO: esistono svariati fattori che influenzano lo stile

di consumo dei consumatori. Essi sono:

1. Quantità. Gli effetti di una droga dipendono in primo luogo dal dosaggio

nonché dalla potenza e dalla purezza della sostanza che si consuma.

Ciò che differenzia il consumo di droghe legali da quello delle sostanze

illegali è il fatto che per quelle legali è possibile verificare, prima

dell’assunzione, la potenza e la purezza mentre lo stesso tipo di

operazioni non è fattibile per il consumo delle seconde

2. Frequenza. Anche la frequenza con cui si usano le droghe e la varietà

delle sostanze assunte contribuiscono a determinare il tipo di effetto e il

tipo di danno

3. Modalità di assunzione. Gli effetti di una droga dipendono anche dalla

sua modalità di assunzione poiché essi possono essere percepiti tanto più

rapidamente quanto più velocemente la sostanza raggiunge il cervello

4. Momento dell’assunzione. Il momento della giornata e il giorno della

settimana in cui avviene il consumo possono condizionare la vita sociale

e relazionale del consumatore

5. Contesto dell’assunzione. Il contesto in cui si assume la droga può

condizionare anch’esso la vita del consumatore e può esporlo ad alcuni

rischi per la sua salute

6. Compagnia. Le persone con cui si usa una droga possono condizionare

lo stile di consumo nella misura in cui sono portatrici di specifiche norme

e rituali d’uso. Tali nome possono favorire stili di consumo più o meno

controllato, più o meno problematico.

7. Motivi dell’assunzione. Gli stili di consumo possono, ovviamente,

variare nel tempo e quindi possono cambiare i significati che si

attribuiscono all’esperienza di consumo in ragione dei motivi

dell’assunzione.

Per classificare gli stili di consumo, si possono adottare due metodi:

In primo luogo, gli stili possono essere collocati lungo un unico

 continuum ai cui estremi vi sono l’uso sperimentale e l’uso dipendente

con la compromissione dei più importanti funzionamenti sociali del

consumatore. Questa modalità di collocazione degli stili consente

di cogliere diverse gradazioni del fenomeno della dipendenza.

Si deve tenere presente che numerose ricerche hanno dimostrato come il

passaggio dall’uso sperimentale o regolare all’uso problematico o alla

dipendenza non sia affatto un passaggio inevitabile della

“carriera” di un consumatore (solo una parte minore di consumatori

diventa dipendente).

Un punto di vista alternativo è quello di concettualizzare l’abuso ed

 in particolare la dipendenza, come qualitativamente differenti

dall’uso di droga di per sé. L’uso non dipendente e l’uso dipendente

non sono quindi i poli estremi di uno stesso continuum attraverso cui si

può scivolare nel tempo in una direzione piuttosto che nell’altra, ma sono

condizioni qualitativamente differenti. Questa prospettiva si fonda su

due modelli interpretativi del consumo problematico di droghe

cioè il determinismo farmacologico e il paradigma della

patologia. Secondo il primo modello determinate sostanze, in virtù

delle loro proprietà farmacologiche, hanno il potere di rendere nel

tempo il consumatore “schiavo della droga”. Secondo il modello

dalla patologia, i consumatori problematici non sono in grado di

modificare il loro stile di consumo poiché possiedono caratteristiche

psicosociali differenti da coloro che non lo sono.

Il punto di vista secondo cui lo stile problematico è qualitativamente

differente dagli altri modelli di consumo è difficilmente conciliabile

con i risultati degli studi che dimostrano come gli individui

entrino ed escano dallo stato di dipendenza senza ricorrere ai

servizi (1° metodo).

I CONSUMATORI E LE LORO CARRIERE DI CONSUMO: i

consumatori di droghe illegali non sono una categoria omogenea. Sono

state elaborate diverse tipologie di consumatori che si basano sui vari fattori

analizzati.

L’attenzione è focalizzata su uno specifico criterio di classificazione qui

ritenuto sociologicamente rilevante: il grado di compromissione della

funzionalità sociale del consumatore e il suo livello di coinvolgimento

della subcultura della droga.

Adottando questo criterio si può immaginare di collocare i consumatori lungo

un ipotetico continuum ai cui estremi vi sono:

i tossicodipendenti di strada la cui vita è dimensionata sulla droga.

 Sono soggetti che interrompono precocemente la loro carriera scolastica,

hanno una vita lavorativa discontinua e commettono vari tipi di reato per

sostenere i costi della loro dipendenza

i consumatori che sono in grado di adempiere ai propri ruoli

 sociali in modo convenzionale

La compromissione della funzionalità sociale di un soggetto e i problemi

connessi all’uso di sostanze psicoattive non risiedono unicamente

nell’individuo e/o nelle proprietà farmacologiche delle sostanze

assunte, ma rimandano all’interazione del consumatore con il proprio

ambiente di vita. Il contesto sociale in cui la persona è collocata, le risorse di

cui dispone ed è in grado di attivare, il tipo di reazione sociale sperimentata

sono fattori che possono aiutare a comprendere le differenti traiettorie dei corsi

di vita dei consumatori di droghe: questi soggetti vanno compresi in termini di

carriere socialmente costruite e storicamente situate.

Questi fattori esterni che contribuiscono a rendere più o meno

problematico l’uso di droghe sono:

1. illegalità delle sostanze che le persone assumono. Molti problemi

sperimentati dai consumatori sono attribuibili alle politiche penali.

Ogni analisi delle carriere di consumo che sia fondata

sociologicamente deve distinguere i problemi primari che sono

determinati dagli aspetti tossicologici di ogni particolare droga

dai problemi secondari, che sono causati dalle politiche di

intervento di orientamento proibizionista. Alcuni di questi problemi

secondari sono:

problemi di carattere finanziario, i quali sono causati dai costi

 molto elevati che un consumatore deve sostenere per garantirsi

un adeguato approvvigionamento della droga.

problemi di natura giudiziaria, i quali sono spesso una

 conseguenza della scelta di affrontare le difficoltà

finanziarie intraprendendo attività illegali. Si tenga presente

che il rapporto tra criminalità e consumo di droghe è complesso in

quanto da un lato l’attivazione fisiologica determinata da alcune

sostanze può favorire un comportamento criminale mentre

dall’altro il comportamento criminale può essere determinato dalla

necessità di procurarsi le risorse per acquistare la droga

problemi di carattere sociale e sanitario che sono

 determinati dalle condizioni d’uso della sostanza. Le

intossicazioni acute sono spesso causate da sovradosaggio

dovuto al fatto che il consumatore acquista sul mercato

illegale dosi di cui non può controllare la purezza.

problemi di esclusione sociale e di emarginazione in cui

 vivono molti tossicodipendenti, i quali possono incidere sulla loro

salute

Questi problemi secondari, se non sono adeguatamente affrontati dal

consumatore, possono favorire la compromissione dei più

importanti funzionamenti sociali.

2. tipo della reazione sociale sperimentata. Il consumatore di

droghe illegali deve scegliere adeguate strategie che gli

consentano di nascondere il proprio consumo agli occhi di coloro

che potrebbero stigmatizzarlo o sanzionarlo. Il passaggio da

persona screditabile a persona screditata può avere ripercussioni sulla

carriera morale del consumatore e può condizionare anche le altre

traiettorie del corso di vita.

Non tutti i consumatori di droghe illegali hanno però la stessa

probabilità di essere esposti alla reazione sociale o di subire le

conseguenze negative della stigmatizzazione, poiché tali rischi sono

maggiori per gli individui che appartengono ai gruppi sociali dotati di

minore potere nella società. Gli sviluppi delle carriere di consumo e gli

effetti delle stesse sul corso di vita dei consumatori sono, pertanto,

condizionati dalla capacità dei soggetti di contrastare il processo di

etichettamento. Tale capacità è soprattutto legata

all’appartenenza di classe.

3. capitale sociale di cui dispone un consumatore. Il grado in cui lo

status illegale di una droga avrà conseguenze sul reddito di un

consumatore dipenderà ovviamente dalle risorse di cui egli può disporre.

È evidente che i consumatori che dispongono di maggiori risorse

sono in grado di ridurre l’impatto negativo dei costi del consumo

sulle proprie finanze.

Quei consumatori che hanno una limitata disponibilità di risorse avranno

maggiori difficoltà a sostenere i costi del loro consumo in modo legale o

senza compromettere le proprie finanze. È probabile, quindi, che

quest’ultimo tipo di consumatore debba spendere una certa quantità di

tempo in attività necessarie a procurarsi la sostanza, riducendo o

interrompendo importanti attività sociali convenzionali.

Pertanto, lo sviluppo di una carriera di consumo è condizionato

dalle “relazioni strutturate in cui un attore è radicato” che gli

consentono l’accesso a specifiche strutture di opportunità

(legittime o illegittime). Lo status più alto conferisce, inoltre,

maggiori risorse e opportunità anche per il cambiamento

(passaggio da un uso problematico a uno più controllato).

4. grado di coinvolgimento in attività convenzionali (commitment).

Il coinvolgimento stabile in uno stile di vita convenzionale consente al

consumatore di non compromettere relazioni sociali, di non

distruggere risorse personali e familiari, di non subire un

processo di spoliazione dei ruoli. Il coinvolgimento in attività

convenzionali, rafforzando il controllo sociale informale, può inibire

l’adozione da parte del consumatore di modelli d’uso che violino

determinate norme e aspettative di ruolo.

L’appartenenza di classe, il livello di istruzione, il contesto sociale e

culturale in cui si è inseriti, la reazione sociale che si sperimenta sono

tutti aspetti che influenzano la capacità dei consumatori di adottare

pratiche di consumo che non interferiscano con la loro vita sociale,

lavorativa, familiare né con il loro stato di salute

Dovrebbe essere ormai evidente la ragione per la quale molti consumatori

spendono una grande quantità di tempo in attività necessarie a procurarsi la

sostanza. Esse non sono legate necessariamente alle caratteristiche di

personalità dei soggetti né alle proprietà farmacologiche della droga.

Colui che dipende da o usa regolarmente una sostanza illegale, per evitare che

la sua abitudine condizioni le altre traiettorie del corso di vita deve mettere in

atto strategie finalizzate a un uso controllato della sostanza. A tal fine dovrà

garantirsi un adeguato approvvigionamento di essa e avere la capacità di

selezionare i momenti e i luoghi in cui usarla.

Se i consumatori dipendenti o regolari non dispongono di risorse

adeguate (legittime), è probabile che debbano trascorrere una certa

quantità di tempo in attività necessarie per procurarsele. Tali attività

indeboliscono il processo di commitment, favorendo una progressiva

spoliazione dei ruoli e la compromissione dei funzionamenti sociali: da

un lato, dedicando sempre più tempo alle attività illegali, si rischieranno di

perdere progressivamente quelle competenze e capacità che sono necessarie

per esercitare determinati ruoli sociali convenzionali; dall’altro, l’indebolimento

graduale dei legami sociali con le persone non devianti favorirà il

coinvolgimento in una subcultura deviante della droga.

IL CONSUMO DI DROGA TRA NORMALITÀ E DEVIANZA: la

diffusione del consumo ricreativo di droghe legali e illegali nella popolazione

giovanile dei paesi occidentali ha indotto alcuni autori a parlare di

“normalizzazione” dell’uso di droghe. La spiegazione di tale fenomeno è

ricondotta sia a un meccanismo psicosociale sia a fattori socio-culturali:

la sperimentazione di cose nuove è un atteggiamento diffuso

 durante la transizione dall’infanzia alla condizione di adulto.

Nei contesti ricreativi frequentati dai giovani il facile accesso alle

 droghe esporrebbe una quota sempre più numerosa di soggetti

al consumo di esse. Inoltre, l’uso ricreativo delle droghe viene sempre

più percepito come un comportamento normale e socialmente accettato

da un numero consistente di giovani.

Nella misura in cui tale comportamento non compromette la salute e la

capacità dell’adolescente e dei giovani di conformarsi alle aspettative di ruolo

e/o non viene etichettato dagli altri significativi, esso presenta implicazioni

marginali per lo status e per l’identità della persona interessata e ha

un impatto minimo sulle altre traiettorie del corso di vita.

I risultati degli studi longitudinali evidenziano come la precocità del consumo di

droghe possa far aumentare in modo significativo sia il rischio di subire

conseguenze negative a livello scolastico sia il rischio di sviluppare problemi

correlati al consumo di droghe nell’età adulta (la correlazione, in verità, è

spuria dato che i fattori determinanti sono altri). Da un punto di vista

biologico, tale associazione è stata spiegata facendo riferimento agli effetti

della sostanza nel breve, medio e lungo periodo sul sistema nervoso

centrale. Da un punto di vista sociologico, il consumo precoce di droghe

illegali è favorito dall’indebolimento del controllo sociale informale e

tale precocità può facilitare il contatto dei giovani consumatori con

soggetti devianti da cui apprendere stili di vita anticonvenzionali e

stili di consumo problematici (Sutherland).

FONDARE LE POLITICHE SULLE EVIDENZE EMPIRICHE: quando

si opera una distinzione tra i comportamenti di consumo, si riconosce in modo

esplicito che:

1. Non è vero che l’uso di droghe illegali produca sempre danni a

livello individuale e sociale poiché vi sono consumatori che

adottano stili di consumo che non producono danni

2. Non è vero che l’uso di droghe illegali sia sempre sintomo di una

“patologia”. Infatti, la maggioranza dei consumatori utilizza le sostanze

per scopi ricreativi e per procurarsi piacere

3. Non è vero che il consumo di droga sia caratterizzato da un

susseguirsi di fasi predefinite che conducono inevitabilmente il

consumatore a “toccare il fondo”. Le carriere di consumo sono

socialmente costruite

4. Non è vero che “tutte le droghe sono uguali”, cioè che abbiano lo

stesso potere farmacologico

L’acquisizione delle informazioni sui consumatori e sui loro stili di consumo

richiede la predisposizione di un sistema informativo integrato, che dovrebbe

raccogliere i dati utilizzando una pluralità di fonti e differenti strategie di

ricerca:

Indagini su campioni statisticamente rilevanti della popolazione generale

 (utile a stimare la prevalenza del consumo di droghe all’interno della

popolazione generale)

Indagini su campioni di consumatori non registrati dalle statistiche

 ufficiali (utile a studiare la popolazione nascosta)

Dati acquisiti direttamente dalle agenzie deputate al trattamento e al

 controllo sociale (utile a raccogliere informazioni sui consumatori

registrati).

PERCHÈ LE PERSONE ASSUMONO DROGHE?

INTRODUZIONE: nella spiegazione sociologica del consumo di droghe

illegali si ricorre solitamente alle teorie sociologiche che sono state

elaborate per spiegare il comportamento deviante. In particolare, sono

utilizzate sia le teorie che focalizzano l’attenzione sulla struttura sociale (per

spiegare il consumo di droghe si devono individuare le forze che hanno agito

alle spalle del consumatore influenzando la sua condotta), sia quelle che

analizzano il processo attraverso cui si apprende il comportamento

deviante e si acquisisce un’identità deviante (teorie procedurali). Meno

utilizzata nella spiegazione del consumo di droghe illegali è, invece, la

prospettiva teorica dell’individualismo metodologico, secondo la quale

per spiegare il comportamento umano si devono comprendere le ragioni

individuali.

I modelli interpretativi formulati sono i seguenti:

1. il consumo di droga è un problema sociale che può essere

presente in quelle società all’interno delle quali agiscono

particolari processi che tendono a ridurne la stabilità e

l’integrazione. È una conseguenza della disorganizzazione

sociale o anomia di una società (scuola di Chicago e Shaw & McKay)

2. il consumo di droga è un adattamento individuale di tipo

deviante. Alcuni membri della società diventano consumatori di

droga in seguito alla pressione esercitata su di loro dalla

struttura sociale e culturale (Merton e Cloward & Owlin)

3. il consumo di droga, come qualsiasi altro tipo di comportamento, è

appreso interagendo con altre persone in un processo di

comunicazione (Sutherland e Sykes & Matza)

4. si diventa consumatori di droga attraverso un processo

articolato in fasi, in cui gioca un ruolo importante la reazione

della società a questo particolare tipo di adattamento (Becker)

5. il consumatore di sostanze psicoattive è un attore razionale che

sceglie di mettere in atto uno specifico comportamento (Buodon)

1) UN PROBLEMA SOCIALE: Lo studio dei social problems fu uno degli

aspetti qualificanti l’attività di ricerca di un gruppo di sociologici presso il

dipartimento di Sociologia dell’Università di Chicago.

Secondo questa prospettiva teorica, il consumo di droghe illegali può

essere considerato, come ogni comportamento deviante, come uno

degli indici approssimativi di disorganizzazione sociale. La

disorganizzazione sociale venne definita dalla Scuola di Chicago come una

diminuzione dell’influenza delle regole sociali di comportamento

esistenti sui membri individuali del gruppo.

La disorganizzazione sociale si può riscontrare in tutte le società.

Studiando la città di Chicago, i sociologi si accorsero che i più alti tassi di

criminalità si registravano in una determinata zona urbana, quella di

transizione, dove risiedevano gli immigrati appena giunti in città. Poiché tale

zona era contraddistinta da un elevato ricambio dei residenti, i legami sociali

erano deboli e quindi deboli erano i meccanismi di controllo sociale: è

l’indebolimento dei legami primari che spiega l’origine della devianza.

I giovani, secondo Shaw e McKay, che vivono in aree socialmente

disgregate hanno maggiori possibilità di entrare in contatto con

soggetti devianti: è attraverso i contatti con tali soggetti che le

tradizioni criminali vengono apprese.

La teoria consente di spiegare il consumo di droghe nella misura in cui esso sia

ritenuto il prodotto di un cattivo funzionamento della società: permette, cioè,

di spiegare questo fenomeno in quei contesti sociali in cui vi sia stato

un indebolimento del controllo sociale informale a causa della

disorganizzazione sociale. Tale teoria non può però spiegare il

consumo di droghe in contesti in cui il controllo sociale informale non

sia debole.

2) UNA FORMA DI EVASIONE DALLA SOCIETÀ: Le persone

consumano le droghe perché sono indotte, dalla situazione sociale in cui si

trovano, ad evadere da condizioni di vita che non possono modificare.

Merton ritiene che sia la struttura sociale a spingere gli individui di

certi gruppi sociali ad adottare comportamenti devianti. L’autore

individua due elementi costitutivi del sistema sociale: la struttura

culturale e la struttura sociale.

Il primo fattore rimanda a due tipi di valori istituzionalizzati: le mete a

cui i membri di una determinata società devono aspirare e i mezzi che

essi devono utilizzare per raggiungere tali obiettivi.

La struttura sociale è invece formata dallo status sociale cioè dalla

posizione sociale che ricopre l’individuo. Essa, consentendo l’accesso a

determinati mezzi legittimi, condiziona la realizzazione delle mete.

Facendo riferimento alla società americana, Merton notò come al suo interno

venisse posta un’enfasi maggiore sulle mete piuttosto che sui relativi

mezzi istituzionalizzati per raggiungerle. Questo processo di

deistituzionalizzazione dei mezzi rende instabile la società e

contribuisce a produrre in essa una condizione di anomia (mancanza di

norme causata dal contrasto tra mete e mezzi).

Il comportamento deviante può essere considerato come un sintomo

della dissociazione fra le mete prescritte dalla società e i mezzi che

devono essere utilizzati per raggiungerle.

La rinuncia si colloca tra gli adattamenti devianti dei consumatori di droga. Il

rinunciatario è un soggetto che ha interiorizzato sia le mete culturali che i

procedimenti istituzionali per conseguirle. Egli si ritrova a vivere una situazione

conflittuale nel momento in cui si rende conto di non poter perseguire in modo

legittimo le mete che si era prefissato e di essere incapace di ricorrere ai mezzi

illegali avendo interiorizzato la proibizione ad usarli. Egli risolve il conflitto

abbandonando sia i mezzi sia le mete e diventa asociale.

La teoria dell’anomia venne criticata perché, secondo Cloward e Ohlin, non

teneva conto del fatto che la devianza è una forma di adattamento

collettivo in quanto il suo consolidamento è determinato dalla

pressione di subculture che esprimono orientamenti culturali

alternativi a quelli della cultura dominante. L’azione deviante è

influenzata non soltanto dal grado di accesso ai mezzi legittimi, ma

anche da quello alla struttura illegittima delle opportunità.

La subcultura delinquenziale caratterizzata dal consumo di droghe è quella

astensionista. Secondo questa teoria i giovani farebbero uso di droghe

avendo fallito nel tentativo di crearsi uno status sia con i mezzi

legittimi sia con quelli illegittimi (doppio fallimento)

Entrambe le teorie consentono di spiegare soltanto una parte del fenomeno

poiché il tossicodipendente rinunciatario è quello di strada.

Secondo questo schema interpretativo il consumo di droga costituisce un

sintomo di marginalizzazione sociale: le condizioni di malessere, che derivano

dall’impossibilità di perseguire le mete culturalmente prescritte, possono

essere temporaneamente mitigate dall’uso di sostanze psicotrope.

In realtà vi è un altro adattamento deviante che potrebbe essere utilizzato per

spiegare un certo tipo di consumo di droghe illegali anche tra i membri delle

classi sociali medie e alte: quello dell’innovazione. L’innovatore è colui

che ricorre ai mezzi illegittimi per perseguire le mete culturali da

raggiungere, ma non la proibizione a usare mezzi illegittimi. L’uso

strumentale di droghe illegali per ottenere determinate prestazioni potrebbe

essere spiegato ricorrendo al meccanismo dell’innovazione.

3) UN COMPORTAMENTO APPRESO: Una delle critiche che fu

avanzata a Merton è che le società contemporanee non sono

caratterizzate dalla presenza di sistemi normativi omogenei. Poiché le

norme sociali variano da cultura a cultura, uno stesso comportamento sociale

può essere definito deviante sulla base di un determinato sistema normativo e

non deviante sulla base di un altro. Per questa ragione, il comportamento

deviante non può essere considerato un sintomo di disorganizzazione

sociale ma il prodotto di “organizzazione sociali differenziali”, poiché

nella maggior parte delle comunità vi sono sia gruppi che abbracciano sistemi

normativi devianti sia gruppi che fanno riferimento a sistemi normativi

convenzionali. In questo senso il tasso dei reati è funzione dell’organizzazione

differenziale dei diversi gruppi che vi risiedono.

Sutherland rifiuta ogni spiegazione della devianza incentrata sulla povertà o

sulla disorganizzazione sociale. Per lui, il comportamento deviante è

appreso in associazione con altri nell’ambito di gruppi sociali in cui la

comunicazione è caratterizzata da relazioni faccia a faccia. È soltanto

con un processo di apprendimento simile a quello che caratterizza ogni

comportamento sociale che si possono acquisire le tecniche per commettere

l’atto deviante e le definizioni favorevoli al comportamento criminale.

Il consumo di droghe illegali è, quindi, un comportamento sociale

appreso. Nel corso di questo processo di apprendimento il

consumatore impara non soltanto le tecniche per assumere la droga

ma anche i moventi e le razionalizzazioni dell’azione stessa. Infatti, se

un consumatore di droghe illegali non fosse in grado di giustificare la violazione

delle norme, non adotterebbe tale condotta deviante.

Sykes e Matza hanno sviluppato questo aspetto dell’associazione

differenziale. Secondo i due autori le persone sono in grado di violare

le norme, senza rifiutare radicalmente quest’ultime e i valori della

cultura dominante, quando neutralizzano il loro legame morale con la

società ricorrendo a giustificazioni.

La teoria dell’associazione differenziale rappresenta un precursore importante

di tutte quelle prospettive che spiegano il consumo di droghe focalizzando

l’attenzione sul suo carattere processuale. Facendo riferimento a questa

prospettiva è possibile ricostruire le carriere di consumo sia di un

tossicodipendente sia di un “colletto bianco”.

Secondo questa prospettiva teorica ciò che differenzia i consumatori di droga

dai non consumatori non sono le caratteristiche personali, l’appartenenza di

classe o le caratteristiche familiari ma l’esposizione differenziale a modelli

normativi che legittimano o meno il consumo di droghe. Le condizioni

strutturali possono favorire determinate associazioni differenziali

piuttosto che altre.

4) USO DI DROGA E REAZIONE SOCIALE: la prospettiva teorica della

reazione sociale dell’etichettamento spiega il consumo di droghe

adottando un modello sequenziale della devianza, che tiene conto sia dei

cambiamenti che avvengono nel tempo (carriera di consumo) sia dei

meccanismi di interazione sociale che il soggetto sperimenta e che influenzano

tali cambiamenti. Non è tanto il consumo di droga in sé a costituire

oggetto di studio, quanto i processi attraverso cui certi consumatori

finiscono con l’essere etichettati come devianti.

I teorici dell’etichettamento evidenziarono la natura relativa della devianza:

essa è una qualità che viene conferita a determinati atti dalla reazione

sociale delle persone che interagiscono con gli autori di tali atti.

Adottando questa prospettiva teorica il focus dell’analisi si sposta dalle cause

che hanno prodotto oggettive condizioni sociali ai processi tramite cui i membri

di una società definiscono quelle condizioni come problemi.

Per diventare un consumatore di droghe bisogna imparare le tecniche

per usare la droga, riconoscere tali effetti e attribuirli alla droga e

trarre piacere dalle sensazioni che si prova.

Nel corso di questo processo il consumatore che intenda fare un uso

regolare di droghe illegali dovrà imparare a “neutralizzare” quelle

norme che ne proibiscono il consumo.

La carriera di consumo di un soggetto è influenzata, però, anche dalla

natura delle sue interazioni sociali. Secondo la prospettiva teorica

dell’interazionismo simbolico, i significati che le persone attribuiscono

alla loro esperienza di consumo si producono nell’interazione sociale

con altri significativi.

La reazione sociale darà il via ad un processo psicologico attraverso il

quale il soggetto provvederà ad una riorganizzazione della propria

identità giungendo ad immedesimarsi nel ruolo attribuitogli.

L’acquisizione dell’identità di drogato è il risultato di un processo di interazione

sociale, poiché la definizione che il soggetto dà di sé e della propria situazione

è influenzata dalla percezione che gli altri hanno del soggetto stesso: a questo

proposito è cruciale il passaggio dalla devianza primaria alla devianza

secondaria.

In molti casi il passaggio da un tipo di devianza all’altro può

compromettere l’immagine del soggetto e lo status di consumatore di

droga può diventare egemone: gli altri incominceranno a osservare

l’individuo con occhi diversi e ad etichettarlo come drogato. A causa di questo

processo di etichettamento e dell’effetto della “profezia che si autodetermina”,

il soggetto può acquisire progressivamente un’identità deviante e

compromettere le normali opportunità di vita.

Per devianza primaria si intende l’iniziale atto deviante collegabile ad

una serie di fattori (sociali, culturali, psicologici). Esso, anche se socialmente

può risultare sgradito, in assenza di una reazione sociale, presenterebbe

implicazioni marginali per lo status e per la struttura psichica della

persona.

Per devianza secondaria si intende la reazione che consegue

all’etichettamento di una persona come deviante, compiuto da

agenzie di controllo sociale. Essa comporta peculiari effetti psicologici

in quanto l’attore si percepisce come deviante.

Secondo la prospettiva interazionista, i consumatori regolari di droga non sono

soggetti che hanno caratteristiche sociali e psicologiche differenti dai non

consumatori: ciò che rende stabile il comportamento deviante di molti

consumatori sono le modalità di controllo sociale e di etichettamento

sperimentate.

L’approccio interazionista, essendo una teoria di tipo procedurale, non spiega

come si origina la devianza primaria, ma focalizza la propria attenzione sul

processo attraverso cui si diventa devianti e sulle conseguenze del processo di

etichettamento. Esso può essere utile per analizzare:

la formazione delle norme che regolano il consumo di droghe in

 una determinata società

l’applicazione delle norme e spiegare perché la reazione sociale

 ai consumatori di droghe è selettiva

le conseguenze della reazione sociale sui consumatori

5) UNA SCELTA RAZIONALE: si deve considerare il consumatore

come un attore razionale, cioè un soggetto che, connotato da bisogni

e desideri, si adopera per scegliere i mezzi migliori per il

conseguimento dei propri fini. Ogni teoria dell’azione deve considerare i

seguenti elementi:

un attore

 un fine che egli persegue

 una situazione nella quale egli agisce, in cui è vincolato da

 condizione che non può modificare e da cui può ricavare determinati

mezzi per l’azione

il criterio che l’attore adotta per scegliere i mezzi adeguati a

 realizzare il proprio fine. Tale criterio, secondo Boudon, potrà

essere di tipo strumentale (calcolo costi/benefici), cognitivo (il

soggetto ha buone ragioni per credere che potrà ottenere un certo scopo

agendo in un determinato modo) e/o normativo (il soggetto agisce sulla

base di un valore in cui crede e a cui ritiene di dover aderire

incondizionatamente.

Tra le azioni a lui possibili dati i vincoli giuridici, materiali ed economici egli

sceglierà quell’azione che, sulla base delle sue credenze, ritiene

migliore.

Il modello della teoria dell’azione, che può offrire una cornice teorica

interessante per la comprensione delle ragioni che inducono un soggetto ad

assumere una droga, è il modello cognitivo della razionalità di Buodon.

Secondo tale modello, gli attori sociali devono essere ritenuti dei

soggetti razionali in quanto, considerando il contesto sociale e culturale in

cui sono collocati, hanno quasi sempre buone ragioni per credere in ciò in cui

credono e per fare ciò che fanno.

L’osservatore che volesse comprendere il comportamento di un consumatore in

una determinata situazione dovrebbe fare riferimento non tanto a criteri

astratti quanto a quelli che hanno orientato l’agire del soggetto stesso in quella

specifica situazione.

La prospettiva teorica dell’attore razionale consente di studiare i consumatori

di droghe come attori sociali che attribuiscono alla loro azione un significato

soggettivo.

Il consumo di droghe è un’azione sociale dotato di senso con cui le

persone ricercano determinati effetti attraverso l’alterazione del

proprio stato psicofisico. Tale comportamento è sempre un atto a cui il

soggetto attribuisce uno o più significati funzionali che possono

cambiare nel corso della carriera di consumo.

LE RAGIONI DELL’USO DI DROGHE: si possono individuare

differenti ragioni per le quali le persone decidono di assumere sostante

psicoattive. Le ragioni principali sono:

1. Sperimentazione. Una delle ragioni più comuni dell’uso di droga

è la curiosità. La curiosità verso nuove esperienze (atteggiamento che

caratterizza gli esseri umani, soprattutto i più giovani) può spingere le

persone a provare la droga una o poche volte nella vita. Quando un

consumatore “sperimentatore” decide di continuare a usare

droghe, attribuisce un significato funzionale al suo consumo in

quanto non sarà più la curiosità a spingerlo all’uso, ma il desiderio di

sperimentare un determinato effetto

2. Facilitare le relazioni sociali. L’uso di sostanze psicoattive può

agevolare le relazioni sociali sia come pratica rituale in sé sia per gli

effetti farmacologici delle sostanze stesse. L’uso rituale di droghe

costituisce una pratica sociale che agevola e rafforza la coesione

tra i membri di un gruppo. Alcune droghe possono essere usate per

facilitare le interazioni sociali nella misura in cui le persone sotto l’effetto

della droga si sentono meno inibite

3. Appartenenza ad un gruppo. L’uso di droga può consentire esperienze

di similarità nei confronti del proprio gruppo di amici consumatori e può

altresì permettere al consumatore di dimostrare la propria diversità dai

membri di altri gruppi che non fanno tale esperienza.

Quando i consumatori assumono una sostanza per soddisfare bisogni di

similarità/differenziazione nei confronti di altri significativi, non

ricercano necessariamente uno stato di attivazione al fine di migliorare la

capacità di interazione sociale, ma desiderano soprattutto fare

un’esperienza che consenta loro di sentirsi simili ad alcuni e

diversi da altri (è nell’adolescenza che il gruppo dei pari esercita un

ruolo rilevante come agente di socializzazione). Vi sono consumatori

che continuano a usare droghe per sentirsi accettati sebbene

non apprezzino particolarmente gli effetti delle sostanze che

usano

4. Migliorare le prestazioni. Le persone possono assumere sostanze

psicoattive per migliorare le proprie prestazioni dato che esiste un

“obbligo di prestazione” che caratterizza numerosi ambiti sociali. Il

consumatore può essere considerato simile all’innovatore descritto da

Merton

5. Attività di Loisir. Secondo Elias, la funzione di ogni attività di loisir

è l’allentamento delle tensioni da stress attraverso la ricerca di

eccitamento. Non è corretto considerare il tempo libero dalle

attività professionali simile al tempo dedicato alle attività di

loisir.

Con l’uso di droghe le persone cercano di raggiungere,

attraverso l’inibizione dei meccanismi di controllo delle

emozioni, determinati stati di eccitazione nell’ambito dell’attività

di loisir. Ed è proprio l’esperienza del rischio in sé che diventa eccitante

e piacevole

Se il rischio collegato all’esperienza di consumo fa parte del gioco, è

evidente che le campagne di prevenzione, che mirino a ridurre la

domanda di droga unicamente evidenziando i rischi associati all’uso, non

raggiungeranno quelle persone che attribuiscono al rischio un valore e un

significato. A questo proposito numerosi studi evidenziano come i

consumatori di droghe abbiano una maggiore propensione ad

assumere comportamenti a rischio in vari ambiti della vita

sociale

6. Ridurre stati di disagio. Le persone possono usare le droghe come

mezzo per alleviare stati di malessere quali l’ansia, la depressione,

l’angoscia e l’insonnia (le ragioni d’animo possono essere le più

disparate)

Questo significato funzionale è compatibile con la rappresentazione

dell’uso di droghe come sintomo di una patologia sociale, familiare e/o

individuale.

Il punto di vista che stati di malessere e di disagio debbano

essere trattati assumendo sostanze psicoattive è molto diffuso

nella nostra società. In questo caso la legittimità sociale di

questo valore d’uso è determinata dalla presenza o meno

dell’unico soggetto che può autorizzare l’uso di droghe per


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fpigna94

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in giurisprudenza
SSD:
A.A.: 2018-2019

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fpigna94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dei diritti fondamentali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Milano Bicocca - Unimib o del prof Verga Massimiliano.

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