Il consumo di droghe
Di Scarscelli Luigi
Introduzione
Gli studi sugli orientamenti e sulle opinioni del pubblico su ciò che è deviante e ciò che non lo è e sul grado di accettazione e condivisione delle norme giuridiche hanno evidenziato come non vi sia un consenso unanime sulla necessità di sanzionare il consumo di tutte le sostanze psicoattive.
Nello studio di un fenomeno etichettato dalla maggioranza dei membri di una società come deviante è importante distinguere il piano morale da quello scientifico: su un piano morale ogni opinione è legittima mentre su un piano scientifico vi sono affermazioni scientificamente fondate e altre scientificamente non fondate.
Nonostante il consumo di droghe illegali sia un fenomeno relativamente diffuso, lo status illegale delle droghe induce spesso una reazione sociale in cui l'attenzione si focalizza unicamente sulle sostanze e/o sul consumatore, considerato un deviante.
Per analizzare e comparare delle situazioni in cui si fa uso di droga adottando una prospettiva sociologica, si devono considerare tre elementi:
- I consumatori: la persona che fa uso di una o più sostanze psicoattive deve essere concettualizzata come un attore sociale che agisce attribuendo alle proprie azioni un significato soggettivo e orientando il proprio corso di azione in base all’atteggiamento di altri individui. Concettualizzare i consumatori di droghe come attori sociali significa ritenere che il loro comportamento non sia soltanto influenzato da fattori sociali che non possono controllare e/o dal potere farmacologico della sostanza, ma anche dal significato che essi attribuiscono alle proprie azioni.
- Il contesto sociale: ogni individuo è inserito nell’ambito di un determinato contesto sociale che influenza sia i suoi comportamenti sia la reazione sociale degli altri a tali comportamenti. Il riferimento al contesto sociale è teoricamente rilevante a due livelli:
- A livello macrosociale si individuano le cause sociali del consumo di droghe cioè quelle forze che influenzano i comportamenti delle persone perché sono dotate di un potere coercitivo attraverso cui si impongono al soggetto con o senza il suo consenso.
- A livello microsociale si analizza la situazione in cui si trova il consumatore e che condiziona il suo processo decisionale in merito all’opportunità di consumare o meno una droga.
- La droga: è importante fare sempre riferimento al tipo di sostanza che i consumatori assumono. Ogni sostanza viene assunta per ottenere determinati effetti: quest’ultimi sono sempre mediati dalle aspettative del consumatore, dal significato che egli attribuisce alla sua esperienza di consumo, dalle sue condizioni psicofisiche, dalle modalità di assunzione adottate, dalle norme e dai valori che regolano il consumo, dalla reazione sociale sperimentata. Una delle convinzioni più diffuse è quella secondo la quale i consumatori di droghe illegali non siano in grado di esercitare un uso controllato che riduca i danni dell’esperienza di consumo. Le conoscenze acquisite sui consumatori di droghe illegali evidenziano, invece, come tale convinzione sia scientificamente infondata.
Definizione, storia e funzioni sociali delle droghe
Che cosa è una droga
Il primo passo che dovrebbe caratterizzare l’analisi scientifica di ogni fenomeno è la definizione delle parole che si usano. Per rispondere a questa domanda si devono identificare le caratteristiche comuni a tutto ciò che viene denominato “droga” e cosa differenzia una “droga” da tutto ciò che non si ritiene essere tale.
La prima definizione, che corrisponde alla spiegazione biochimica, identifica le droghe come le sostanze naturali o artificiali che producono effetti sul sistema nervoso centrale. Per il sociologo, tuttavia, le droghe non possono essere definite unicamente sulla base delle loro proprietà biochimiche, poiché la prospettiva farmacologica cela il processo di costruzione sociale attraverso cui viene definito ciò che è droga e ciò che non lo è. Se si adotta una prospettiva socioculturale, una droga è qualcosa che è stata arbitrariamente definita tale, quindi non è necessario che ciò che viene definito droga abbia un effetto farmacologico. Inoltre, se si ritiene che una droga abbia effetti positivi, è molto probabile che il suo uso non sia stigmatizzato e sanzionato; invece, se l’uso di una droga è considerato immorale o illegale, i consumatori saranno “etichettati” e puniti.
Non sempre però all’interno di una società vi è un consenso generalizzato su cosa sia una droga e su quali siano le droghe il cui uso dovrebbe essere sanzionato. Adottando una prospettiva storica, si può constatare come siano cambiate nel corso dei secoli le valutazioni sugli effetti positivi e negativi delle varie sostanze. Considerando i limiti delle spiegazioni di tipo biochimico, Knipe propone la seguente definizione sociologica di droga: ogni sostanza che la gente ritenga capace di alterare, quando è assunta, le normali funzioni del corpo.
Gli effetti delle droghe
Gli effetti delle droghe, che dipendono dalle loro caratteristiche biochimiche, possono essere diversi da consumatore a consumatore poiché sono influenzati da numerosi fattori. Per comprendere che cosa spinga gli individui a usare sostanze psicoattive e gli effetti delle sostanze sui consumatori, devono essere considerate tre determinanti:
- Il set: quando una persona decide di sperimentare l’uso di una droga, la sua esperienza psicoattiva sarà influenzata da una serie di fattori soggettivi quali lo stato emotivo in cui si trova al momento dell’assunzione, le conoscenze di cui dispone sulla sostanza e le sue aspettative rispetto agli effetti che potrà sperimentare ed il significato attribuito al consumo.
- Il setting: ogni individuo è inserito e agisce nell’ambito di un determinato contesto sociale e culturale che influisce sui suoi comportamenti. Tale contesto influenza, ovviamente, anche il consumo di droghe. Con il termine setting si fa riferimento a più dimensioni quali l’ambiente fisico in cui si assume la droga, il contesto sociale e culturale in cui avviene il consumo. L’ambiente fisico in cui si consuma una droga può avere un influsso sulla natura dell’esperienza. Oltre che dal tipo di situazione in cui avviene l’assunzione di droghe, l’esperienza di consumo è condizionata anche dal modello normativo. Ogni contesto sociale e culturale promuove il consumo di determinate droghe e ne proibisce altre. La natura legale o illegale di una droga è uno dei fattori che può condizionare l’esperienza di consumo.
- Le caratteristiche biochimiche delle droghe: le droghe sono sostanze che agiscono sul sistema nervoso centrale. Facendo riferimento all’azione farmacologica è possibile classificare i diversi tipi di droghe. Le caratteristiche biochimiche di una droga sono un fattore importante per comprendere che cosa spinga una persona a farne uso. Le droghe si consumano per sperimentare determinati effetti e questi sono prodotti dall’azione farmacologica delle sostanze. La classificazione fondata sugli effetti prodotti dalle droghe sul sistema nervoso centrale consente di distinguere quattro classi principali:
- Droghe che deprimono il sistema nervoso centrale come gli alcolici. In dosi elevate inducono sonnolenza, torpore e/o perdita di coscienza.
- Droghe che riducono il dolore come i narcotici. Le droghe che appartengono a questo gruppo riducono il dolore, producono uno stato di euforia e una sensazione di benessere. Dosi elevate producono sonnolenza, perdita di conoscenza e/o torpore. La dipendenza da narcotici costituisce il classico modello della dipendenza da droghe.
- Droghe che stimolano il sistema nervoso centrale come le anfetamine, le metamfetamine, la cocaina e la caffeina. Stimolando il sistema nervoso centrale queste droghe rendono i consumatori più vigili, più energici e meno sensibili alla fatica.
- Droghe che alterano la funzione percettiva come la cannabis. Questa droga produce sensazione di benessere e di euforia, aumento della loquacità, aumento dell’appetito e sonnolenza. Si deve però tenere a mente che gli effetti, provocati dalle caratteristiche biochimiche della sostanza, sono sempre influenzati dal set, dal setting e dallo stile di consumo (dosaggio, frequenza ecc.).
Quello farmacologico non è l’unico criterio che si può adottare per classificare le droghe. Lo statuto legale e illegale delle sostanze è uno dei modi in cui le droghe vengono classificate. Esso è influenzato da fattori sociali, culturali e politici: il sociologo sarà interessato ad analizzare come e perché si arrivi a criminalizzare, in un certo momento storico e in un determinato contesto sociale, l’uso di determinate sostanze e le conseguenze di tale scelta politica sui consumatori. Un altro criterio utilizzato per classificare le sostanze psicoattive fa riferimento alla loro utilità terapeutica. Anche il dibattito sulla natura cosiddetta pesante o leggera di determinate droghe non si fonda unicamente sulle loro proprietà farmacologiche, ma è condizionato da fattori sociali, politici e culturali. In ogni caso, quando si adotta tale distinzione, gli aggettivi “pesante” e “leggero” si riferiscono al grado di pericolosità della droga e in particolare alla propensione di una sostanza a causare un danno fisico.
Storia delle droghe
Il consumo di sostanze naturali psicoattive è praticato fin dall’età preistorica. Dobbiamo prendere atto che il consumo di droghe non può essere considerato un fenomeno patologico in sé, né tantomeno tipico delle società contemporanee.
Negli ultimi 500 anni la diffusione e il consumo di droghe nelle società occidentali sono stati limitati alle seguenti sostanze:
- Alcol: il consumo di alcol è molto antico. L’uso di alcolici, nella forma della birra e del vino, era già presente nell’antico Egitto e in Mesopotamia circa 6000 anni fa. Il vino aveva funzioni sociali importanti sia per i greci sia per i romani in quanto era utilizzato sia come alimento sia per scopi ricreativi e terapeutici. I danni del vino non erano sconosciuti ai greci e ai romani e infatti l’abuso era disapprovato. Nel 12° secolo gli alchimisti arabi scoprirono la distillazione dell’alcol puro che consentì di utilizzare l’alcol per preparare bevande alcoliche a forte gradazione. Nel Medioevo e nel Rinascimento si diffuse il consumo di bevande alcoliche. Nel 1919 fu approvato il 18° emendamento alla costituzione degli Stati Uniti che prevedeva la proibizione delle bevande alcoliche a partire dall’anno successivo. Tale norma venne abrogata nel 1933, rivelatasi inefficace a contrastare il fenomeno. Il proibizionismo creò nuove categorie di criminali e favorì la corruzione di coloro che erano incaricati di far rispettare la norma. Esso fece crescere il contrabbando di alcolici e fece proliferare numerose organizzazioni criminali che ne gestivano la produzione e il commercio. Permise, inoltre, la diffusione di stili di consumo molto dannosi perché non esisteva un controllo sulla qualità delle bevande che venivano prodotte e vendute.
- Canapa: è una pianta che cresce spontaneamente in zone con un clima temperato. Tra i preparati più conosciuti vi sono la marijuana e l’hashish. In India l’uso della canapa come pianta psicoattiva risale ad almeno 4000 anni fa. Nella medicina araba era considerata un farmaco con cui si potevano curare alcune malattie, tra le quali l’epilessia. Agli inizi del '900 la canapa si poteva acquistare in farmacia, drogheria oppure ordinare per posta. Poco alla volta divenne dominante la posizione proibizionista rispetto al consumo di droghe. Nel 1937 fu promulgato il Marijuana Tax Act, con cui di fatto si proibì il consumo di canapa. Nel 1941 una commissione scientifica non trovò evidenze scientifiche all’ipotesi che tale droga favorisse comportamenti antisociali e criminali. Tra la fine del 1960 e il 1970 l’uso di marijuana si diffuse in molti paesi occidentali: oggi è la sostanza psicoattiva illegale più consumata nel mondo.
- Oppio e i suoi derivati: l’oppio è una sostanza che si ricava dal papavero. L’oppio ha un ruolo importante nella medicina greca e si diffuse successivamente al mondo romano. Nel 1803 fu isolato l’alcaloide principale dell’oppio, la morfina. Nel 1914 gli Stati Uniti approvarono l’Harrison Narcotics Act che rese illegale l’uso di oppiacei per scopi non terapeutici. La storia dell’oppio e dei suoi derivati evidenzia come la criminalizzazione del consumo di una droga ne condizioni i modelli d’uso, favorendo lo sviluppo di subculture devianti. Prima dell’Harrison Narcotics Act negli Stati Uniti il tossicodipendente tipico da oppiacei era donna, bianca, appartenente alla classe media che probabilmente aveva maturato la dipendenza per un utilizzo medico della sostanza. Nel secondo dopoguerra la maggior parte dei tossicodipendenti da oppiacei erano maschi, giovani, bianchi e appartenenti alle classi inferiori.
- Coca: l’arbusto della coca è originario delle Ande ed esistono evidenze archeologiche che dimostrano come essa sia utilizzata in varie regioni del Sud America da oltre 2000 anni. Fu, però, soltanto nel 19° secolo che essa divenne molto popolare in Europa sotto forma di tonici e bevande. La cocaina è stata la prima droga a essere proibita in molti stati degli USA poiché si riteneva che buona parte dei crimini e delle violenze sessuali avvenissero sotto il suo effetto. Nel 1914 l’Harrison Narcotics Act proibì la libera vendita di coca e dei prodotti derivati.
- Tabacco: il tabacco è una pianta erbacea originaria di Nord e Sud America, Australia e Sud Pacifico. Il tabacco si diffuse rapidamente nel mondo durante il 16° e il 17° secolo dove veniva utilizzato per scopi medici. L’aumento della sua produzione ne fece crollare il prezzo e il suo consumo si diffuse in tutte le classi. Il consumo di tabacco fornì un'importante fonte di reddito agli stati attraverso la tassazione. A partire dal 19° secolo il tabacco fu sempre meno usato a scopi terapeutici mentre divenne sempre più popolare l’uso ricreazionale e sociale, favorito dall’introduzione delle sigarette.
- Caffè e tè: la pianta del caffè è nativa dell’Etiopia. Nel 19° secolo l’incremento della produzione di caffè ne fece calare il prezzo e di conseguenza ne aumentò il consumo. La dipendenza da caffè è molto comune nella società occidentale. Il tè è probabilmente una pianta nativa della Cina dove lo si usa da 4 o 5 millenni.
Le funzioni del consumo di droghe nella società
Dal punto di vista dell’individuo, le droghe possono essere assunte per soddisfare svariati bisogni. Il consumo di droghe può essere osservato anche dal punto di vista della società attraverso l’individuazione delle funzioni di tale comportamento: ci si chiede quali funzioni assolva il consumo di droga nell’ambito di una determinata società. Questo studio rappresenta il metodo funzionalista che, applicato allo studio del consumo di droghe, induce a considerare i contributi al sistema sociale di pratiche etichettate come devianti e immorali. La storia sociale del consumo di droghe evidenzia come i modelli d’uso siano influenzati da caratteristiche sociali, culturali e politiche delle diverse società in cui sono praticati. Nonostante tali differenze, è però possibile individuare alcune funzioni ricorrenti del consumo di droghe nelle società umane:
- La funzione terapeutica: l’uomo scoprì molto presto che determinate sostanze potevano essere utilizzate per curare le malattie.
- La funzione sociale: le droghe rappresentano un “lubrificante sociale” poiché la loro assunzione facilita le relazioni sociali. Tale funzione può essere perseguita sia in modo manifesto sia in modo latente. Il primo di questi due casi si verifica quando in determinati contesti sociali vengono favorite pratiche di consumo di droghe (assunte per sentirsi meno inibiti). Viene perseguita in modo latente, invece, quando il rituale del consumo contribuisce a rafforzare la coesione dei membri del gruppo.
- La funzione ricreazionale: le droghe sono state e sono tuttora usate per la loro capacità di procurare piacere e divertimento. Tale funzione è spesso collegata a quella sociale.
- La funzione strumentale: le droghe sono state usate e sono tuttora usate per la loro capacità di favorire l’adozione di determinati stati mentali e comportamenti.
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