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La sociologia tra conoscenza e ricerca di Vincenzo Corsi

Indice

Capitolo 1: L'origine della sociologia

  • Trasformazioni sociali e nascita della sociologia (origine, due rivoluzioni, mercante capitalista, legge sulle recinzioni)
  • La società industriali e le scienze sociali (mercantilismo, mercato del lavoro edel denaro, primi studiosi, studiare la società)
  • La sociologia di fronte ai mutamenti sociali (mutamenti sociali, urbanizzazione, ruolo due rivoluzioni)

Capitolo 2: Sociologia e società moderna

  • Sociologia e società moderna (pensiero sociale, secolarizzazione)
  • Verso lo studio scientifico della società (rivoluzione scientifica)
  • Lo sviluppo dei metodi della ricerca sociale (oggetti di studio, paradigmi, fondamenti, metodologia, compito, tecniche)

Capitolo 3: Il metodo Durkheim e Weber

  • La matrice positivista
  • Il metodo Durkheim (fatto sociale, ambiente sociale, regole del fatto sociale, senso oggettivo)
  • La sociologia comprendente di Weber (senso soggettivo, agire sociale, comprensione e spiegazione, senso intenzionato)
  • Weber e i fondamenti dell'agire sociale (agire rispetto allo scopo, al valore, tradizionalmente e affettivamente)
  • Differenze e prospettive di metodo tra Durkheim e Weber

Capitolo 4: Sociologia, scienze sociali e ambiti di applicazione

  • Sociologia e scienze sociali (posizione gerarchica, residuale e analitica, Simmel)
  • L'approccio sociologico alla conoscenza sociale (quadro metodologico, ricerca, nessi causali, paradigmi, autonomia scientifica, complessità)
  • Gli ambiti di applicazione della sociologia (metodo analitico deduttivo, studio dei fenomeni, interazioni micro e macro sociali)
  • Dalla conoscenza sociologica all'intervento (conoscenza sociologica, scienza pura e applicata, sociologia pura, applicata e sociografia)

Capitolo 5: Metodi, vincoli e paradigmi della ricerca sociale

  • Teoria e metodo (metodo deduttivo-scientifico, metodo induttivo-generalizzazione)
  • I vincoli della ricerca sociale (vincoli teorici, vincoli concettuali, vincoli telici)
  • I paradigmi base della ricerca (essenza-questione ontologica, conoscenza-questione epistemologica, metodo-questione metodologica)
  • Paradigma positivista, Durkheim (ontologia - realismo ingenuo, epistemologia - dualismo e oggettività, metodologia-sperimentale e manipolativa)
  • Lazarsfeld e il linguaggio delle sue variabili, neopositivismo (variabili, paradigma operazionale, indicatori)
  • La revisione del paradigma positivista (ontologia - realismo critico, epistemologia - dualismo e oggettività modificati, metodologia - sperimentale e manipolativa modificata)
  • Il paradigma interpretativista, Weber (ontologia - costruttivismo e relativismo, epistemologia - non-dualismo e oggettività, metodologia - empatia e interazione tra studioso e soggetto studiato)

Capitolo 6: Teorie sociologiche nella ricerca sociale

  • Il ruolo delle teorie sociologiche nella ricerca sociale
  • Teorie sociologiche macro, micro e meso (macro - teorie dell'integrazione, del conflitto e evoluzionistiche, micro - teorie fenomenologiche, del micro-conflitto, etnometodologia, della scelta razionale e dello scambio sociale, meso - analisi delle reti e delle organizzazioni)
  • La prospettiva funzionalista, ambito macro (funzionalismo, paradigma di Parsons, Merton - funzione e disfunzione)
  • La prospettiva del conflitto (teoria del conflitto, autorità, Simmel e Cojer, costrizione di legami sociali)
  • Azione sociale e prospettive microsociologiche (fenomenologia, interazionismo simbolico, etnometodologia, teoria della scelta razionale, teoria dello scambio sociale)
  • I metodi della ricerca sociale (ricerca quantitativa, ricerca qualitativa)

Capitolo 1: L'origine della sociologia

Trasformazioni sociali e nascita della sociologia

La sociologia studia la società e il comportamento delle persone nelle diverse manifestazioni macro e micro-sociali. Oggetto di analisi della disciplina sono le istituzioni, le associazioni e i gruppi. La sociologia nasce e si sviluppa nel 19 sec. come risposta ai cambiamenti che investono la società.

In questo periodo storico in Europa si hanno due importanti rivoluzioni che trasformano l'assetto strutturale e le condizioni della produzione e della riproduzione materiale. Le due rivoluzioni sono: la rivoluzione industriale inglese e la rivoluzione francese. La prima è soprattutto un processo di trasformazione economica della società, la seconda è politica e riguarda i fatti che si sono verificati tra il 1789 e 1799.

Entrambe si muovono su un comune terreno in quanto segnano il passaggio da un'organizzazione politica ed economica di tipo medioevale ad una moderna: cambiano le istituzioni, le formazioni, le relazioni, le condizioni di vita della gente. La matrice di processo di cambiamento va cercata nel 17 sec; il punto di rottura dal modello medioevale è dato dall'avvento di ciò che è indicata come era del mercantilismo.

Le fondamenta dell'economia feudale (autoproduzione) sono compromesse a vantaggio di un nuovo modo di concepire l'attività economica intesa come produzione di ricchezza individuale e nazionale soggetta alla gestione politica. L'economia diventa sfera di attività di competenza degli stati e oggetto di interesse della politica: nasce l'economia politica come scienza sociale autonoma della filosofia con l'obiettivo di studiare il rapporto tra economia e società.

L'economia feudale ha ereditato la propria organizzazione dall'impero romano; l'organizzazione economica dell'impero è basata sulla relazione padrone-schiavo, il medioevo lo sostituisce con quella del rapporto signore-servitore. Non esiste nel medioevo un lavoro libero e un mercato inteso per lo scambio di beni.

Nel corso del 16 sec in Europa, in piena epoca di scoperte geografiche, si registra un incremento dei commerci, la nascita dei centri commerciali e industriali e la comparsa di una nuova figura, quella del mercante capitalista che entra nell'organizzazione economica della società apportando elementi di cambiamento con effetti economici e politici.

In una prima fase di espansione dei commerci questa figura coincide con quella del mercante (modello di produzione artigianale). La figura del mercante è già presente nel corso del medioevo con ruoli di intermediario nei commerci. L'esigenza di una maggiore disponibilità di manufatti da scambiare concorre alla trasformazione delle funzioni del mercante.

Questo bisogno lo porta progressivamente ad avviarsi sempre più al diretto controllo della produzione manifatturiera di tipo industriale in cui il lavoratore vende al mercante la propria capacità lavorativa in cambio di una retribuzione.

Nel corso delle rivoluzioni industriali oltre al mercante capitalista compaiono altre figure sociali: imprenditori del lavoro a domicilio, borghesia di fabbrica, proletariato di fabbrica.

Scrive Zamagni: “Dapprima è il mercante capitalista a fornire all’artigiano le materie prime e a commissionargliele dietro pagamento per la trasformazione di questi in prodotti finiti, mentre il lavoro continua ad essere svolto in botteghe indipendenti. In una fase successiva del sistema a domicilio il mercante capitalista acquista anche la proprietà degli strumenti e spesso della bottega e assume lavoratori in proprio e il lavoratore non vende più un prodotto finito al mercante bensì la propria capacità lavorativa.”

La situazione non era omogenea ma diversamente articolata per settori di attività e per aree geografiche.

Nelle aree più remote delle campagne inglesi sopravvivevano ancora le tracce di un'economia antica che consentiva a molta gente di vivere più o meno nell'autosufficienza (producevano parte cospicua degli alimenti, si fabbricava abiti e calzature, si procurava il combustibile) un'economia presente tutt’oggi nelle zone già arretrate dell'Asia, Africa ed Europa.

Un altro aspetto caratterizzante il 17 sec. sotto il profilo dell'organizzazione economica è la presenza del lavoro a domicilio che occupava le famiglie in modo complementare al lavoro, che rimaneva la fonte principale di sussistenza o prioritaria di reddito.

Il salario era molto basso ed era diffuso il sistema della precarietà occupazionale. Un altro aspetto era che i mercanti che li facevano lavorare avevano in genere beni pro capite fissi e immobilizzati da cui ricavare un profitto, ciò comportava l'impiego dei lavoratori solo quando le cose andavano bene e si astenevano dalla produzione quando andava male.

In questo periodo si manifesta anche il fenomeno della povertà dei poveri: nell'epoca delle trasformazioni industriali i poveri sono rappresentati dai lavoratori che, separati dal feudo, sono alla ricerca di compratori a cui vendere la propria forza lavoro.

Un ruolo importante in questo processo è assunto dalle leggi sulle recinzioni emanate dal parlamento inglese tra 1700 e il 1810. Queste leggi danno l'obbligo ai proprietari terrieri di recintare i campi. Ad essere colpiti dai provvedimenti furono sia i piccoli proprietari terrieri che non erano in grado di recintare i campi, sia coloro che li utilizzavano come fonte aggiuntiva di sussistenza.

Alle origini delle trasformazioni sociali e alla base delle rivoluzioni industriali ci sono altri eventi come l'incremento demografico, la nascita delle città e lo sviluppo del commercio.

La società industriali e le scienze sociali

Il mercantilismo come corrente di pensiero economico svolge un ruolo importante nella gestione di questa dinamica di mutamento. Il termine mercantilista indica innanzitutto l'epoca in cui avvengono trasformazioni sociali che segnano il declino del sistema feudale e l'avvento del capitalismo.

Il mercantilismo è legato alla crescente espansione del capitalismo industriale interessato allo sviluppo del commercio ma, mentre il capitalismo industriale riteneva l'intervento dello stato in economia come un'interferenza con il suo sviluppo, il capitalismo mercantile richiedeva uno stato e una politica di intervento statale in grado di proteggere gli interessi commerciali e spazzare le barriere medioevali che ostacolavano l'espansione dei traffici.

La ricchezza per i mercantilisti dipende dallo sviluppo delle esportazioni e delle industrie. Per ottenere questo risultato si richiede un mercato del lavoro con abbondanza di manodopera e un mercato del denaro che agevoli il reddito necessario a finanziare le attività di tipo industriale e commerciali.

Per queste ragioni il mercantilismo è un periodo di transizione sociale ma anche una fase della storia della politica economica. Al centro viene posta l'opera di formazione degli stati nazionali: le misure monetarie, i vincoli protezionistici; l'intervento dello stato è un aspetto essenziale della dottrina mercantilista.

L'economia entra a far parte delle attività degli stati e diventa un aspetto fondamentale dell'azione politica delle nazioni. Il riferimento a entrambe le rivoluzioni è importante per capire quali fatti sono alla base dello sviluppo delle scienze sociali e della sociologia in particolare.

La Rivoluzione industriale introduce elementi di mutamento nell'ambito dell'economia e del lavoro, mentre la Rivoluzione francese introduce elementi nuovi sul piano della riproduzione politica: entrambi determinano nuovi assetti strutturali e istituzionali; questi non sono eventi che esplodono improvvisamente ma rappresentano un'accelerazione nella storia.

Tra il 19 e 20 sec sulla base delle condizioni venutesi a creare tra il 16 e 18 sec, e come conseguenze delle due rivoluzioni, le scienze sociali iniziano a svilupparsi sul piano dello studio teorico e della ricerca empirica (pratico).

Il pensiero sociologico inizia a muovere i primi passi nel momento in cui l'Europa è sconvolta dagli effetti sociali delle rivoluzioni economiche e politiche della fine del 19 sec e la società è investita da rapidi mutamenti. I primi studiosi sono Karl Marx, Emile Durkheim e Marx Weber.

Il desiderio di studiare le forme della vita sociale trae dalla percezione del mutamento una spinta formidabile: di fatto, si comincia a studiare la società quando essa non può più essere data per scontata.

Essa cambia in modo rapido e apparentemente inarrestabile, e pone così il problema di comprendere le ragioni e le direzioni di questo mutamento per controllarlo, criticarlo o per provarlo a dirigere.

Secondo Nisbet “Il modo migliore per capire i concetti fondamentali della sociologia europea è di considerarli come risposta al problema dell'ordine venutosi a dimostrare a partire dal 19 sec. con la caduta del vecchio regime sotto i colpi dell'industrialismo e della democrazia rivoluzionaria.”

La sociologia di fronte ai mutamenti sociali

I primi sociologi si confrontano con i temi del mutamento, s'interrogano sulle conseguenze per l'individuo, per la società; riflettono sulle situazioni del conflitto; si preoccupano di individuare le nuove forme di integrazione che vanno emergendo nella società.

Gli eventi economici e politici di fine Settecento incidono profondamente nel tessuto sociale e creano discontinuità nei processi di cambiamento della società. In questa condizione di instabilità la sociologia inizia a percorrere le proprie teorie interpretative, a cercare nuove leggi di sviluppo e possibili forme di integrazione sociale.

L'organizzazione dell'economia e del lavoro risulta cambiata: sono introdotte nuove forme più efficaci di impiego dei fattori della produzione, aumenta la produttività del lavoro e il prodotto pro-capite incrementa la produzione dei beni.

Nasce il lavoro di fabbrica, si trasformano le condizioni del lavoro agricolo e prende avvio il processo di urbanizzazione della popolazione. Con la rivoluzione industriale si ha la fine di una società in cui i poteri e le risorse economiche erano basate esclusivamente sulla proprietà terriera ed erano monopolizzate da gruppi sociali i cui ideali erano la guerra, la caccia e la preghiera.

Emerge una società basata sull'attività mercantile e manifatturiera ispirata ai ideali di praticità e di guadagno. Il posto del cavaliere e del monaco furono presi dal mercante, professionista e artigiano.

Mentre con la Rivoluzione francese si delegittima il potere feudale aristocratico terriero e militare e si stabilisce un “nuovo tipo di legittimità del potere fondato: sul consenso della società civile e leggi razionalmente stabilite, sull'obbedienza e su governanti liberamente eletti.”

Le due rivoluzioni vanno considerate in modo complementare per l'individuazione delle cause ed effetti sociali che hanno portato all'affermarsi alla società moderna.

Capitolo 2: Sociologia e società moderna

Sociologia e società moderna

La sociologia nasce nel 19 sec.; le matrici sociali sono rinvenibili negli eventi economici politici e scientifici dei secoli precedenti espressi dalla rivoluzione industriale, francese e scientifica; Tocqueville, Comte, Marx, Weber e Durkheim hanno posto le fondamenta del pensiero sociologico contemporaneo.

Il pensiero sociale non è nuovo nella storia umana: trova le proprie radici nella riflessione sulle società di Platone e Aristotele ma non è ancora studio scientifico della società, occorre che si verifichino alcuni eventi sociali individuabili nelle profonde trasformazioni delle strutture politiche sociali ed economiche delle società europee a partire dal 16 sec.

La rivoluzione industriale e la Rivoluzione francese rappresentano la prosecuzione del processo di secolarizzazione, che a partire dalla riforma protestante nel 1520 investe il pensiero politico e giuridico europeo.

Con il termine secolarizzazione si intende definire la perdita della centralità del pensiero teologico religioso attraverso un movimento di pensiero che involge progressivamente anche la riflessione sulla società e sui modelli di organizzazione della vita sociale.

La società è l'oggetto di studio della sociologia e nello stesso tempo è la condizione necessaria affinché questa disciplina possa crescere in termini teorici, concettuali e di produzione di ricerca politica.

Verso lo studio scientifico della società

La rivoluzione scientifica è “quel mutamento radicale che conduce la scienza ad acquisire una sua autonomia da una più generale concezione antropologica dell'uomo in cui gli sviluppi scientifici erano strettamente intrecciati alle argomentazioni filosofiche e teologiche.”

La rivoluzione scientifica inizia nella metà del 16 sec e concorre ad accelerare il mutamento della società in modo consequenziale alle rivoluzioni del'700. Gli oggetti di interesse della disciplina sono dati dalla struttura e della dinamica della società, mentre i temi maggiormente trattati riguardano:

  • La transazione dalla società agricola a quella industriale
  • Il progresso, la stabilità, l'ordine e l'integrazione sociale
  • Le forme e le dimensioni della politica, dell'economia e della cultura in relazione alle strutture e alle dinamiche del divenire sociale

Nello specifico sono oggetto di approfondimento: la formazione delle nuove classi sociali, l'urbanizzazione, la divisione del lavoro, la nascita dei sindacati e dei partiti politici, lo sviluppo della produzione e del consumo di massa, la stratificazione e il conflitto sociale, la solidarietà, la cultura e i valori che possono garantire l'integrazione della società industriale.

Si sviluppa l'esigenza di un nuovo studio sistematico della natura delle società moderne in rapporto ai temi cruciali dell'ordine e del mutamento.

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Scienze politiche e sociali SPS/09 Sociologia dei processi economici e del lavoro

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher crissness00 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Sociologia dello sviluppo economico e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Gabriele D'Annunzio di Chieti e Pescara o del prof Corsi Vincenzo.
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